MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

martedì 30 giugno 2009

Adsl sempre meno conveniente a meno di essere cliente fedele


BANDA LARGA

La fascia minima di prezzo per la connessione veloce è aumentata. Ma si può risparmiare con le offerte "bundle", che includono anche le telefonate. Come districarsi nella giungla delle offerte

L'ADSL tradizionale, quella semplice e senza fronzoli (solo accesso a internet), diventa sempre meno conveniente: la fascia di prezzo minima, tra i principali operatori, si è alzata dai 17 ai 20 euro circa. Di contro ora il palco è tutto per offerte "bundle", che includono telefonate e permettono di abbandonare il canone Telecom. Lo dicono mosse recenti della stessa Telecom Italia e di Tele2, tra gli altri.

È appena arrivata, infatti, un'offerta per la quale c'era grande attesa sul web: Alice Casa Internet, con cui Telecom attacca per la prima volta i concorrenti esattamente sul loro stesso piano, quello appunto delle offerte "bundle". Alice Casa Internet sostituisce la vecchia Alice Casa migliorandola nel prezzo e nelle caratteristiche, a dimostrazione che Telecom sta andando all'attacco frontale con la concorrenza. Ci sono due profili. A 37 euro al mese si ha un'Adsl 7 megabit e illimitate chiamate (a numeri di rete fissa nazionali) al solo scatto alla risposta (15 cent). A 45 euro al mese, l'offerta è come sopra ma in più le telefonate sono senza scatto. Questo secondo profilo ha l'opzione per avere l'Adsl 20 megabit, con un canone totale di 48,50 euro. Tutti i canoni sono ora scontati per i primi quattro mesi e non c'è un costo di attivazione, nemmeno nelle case prive di una linea telefonica.

La mossa è notevole perché ora per la prima volta Telecom ha un'offerta analoga a quelle che sono da anni i cavalli di battaglia della concorrenza e le più popolari al momento. La stessa Alice Casa ha avuto successo, anche con la vecchia formula: a marzo aveva raddoppiato gli utenti, dai 118 mila di dicembre 2008. Prima era però nettamente più cara delle offerte dei concorrenti; adesso la differenza è piccola. Certo, le analoghe offerte Wind, Tele2 e Tiscali (Adsl+chiamate illimitate con o senza scatto) restano meno care di quella Telecom (la più economica è Libero Absolute, 29,95 euro al mese con scatto di 12 cent).

Fastweb gareggia solo sul profilo più alto (Adsl 20 Megabit e telefonate senza scatto) ed è comunque più economica di Alice Casa Internet (44,80 euro al mese, al netto della promozione). In più Fastweb da poco sta includendo anche mille minuti di chiamate internazionali (verso i principali Paesi) al mese.

Telecom ribatte includendo telefonate gratuite verso gli altri utenti Alice. Alice casa Internet è inoltre la sola offerta del tutto priva di costi di attivazione (che con Tele2, Wind e Tiscali si paga in abitazioni prive di linea; con Fastweb, in ogni caso). Un'altra differenza è che con Fastweb e Telecom le chiamate sono tramite banda larga internet dell'utente (in VoIP); con Tiscali, Wind e Tele2 sono sulla normale rete.

La concorrenza su questo tipo di offerte è quindi accesa. Cosicché, sono ora il modo più economico per navigare in banda larga e telefonare. Meno brillante il mercato delle Adsl singole, da attivare sulla linea telefonica Telecom Italia: quelle che un tempo erano le sole Adsl disponibili. Tanto che Tele2, in una mossa che non ha precedenti, qualche giorno fa ha rincarato la sua offerta 7 Megabit: da 16,90 a 19,90 euro al mese. Muore così quello che era il canone Adsl 7 megabit più economico in Italia (tra i principali operatori).

Tele2 non è un caso isolato. Tutti i principali concorrenti di Telecom ora spingono in particolar modo (con promozioni e marketing) sulle offerte "bundle", cioè con Adsl e telefonate incluse, senza canone Telecom. Tiscali ha fatto sparire dal proprio sito quella che era l'Adsl più economica (Mini, 10 euro al mese, a 640 Kbps). Anche se l'operatore dice che è ancora disponibile (se la si ordina via call center), alcuni utenti ci hanno provato senza riuscirci.

Adesso l'Adsl singola è interessante solo per una nicchia di utenti: coloro che vogliono restare con Telecom Italia e attivare l'Adsl di un altro operatore di cui si fidano in particolar modo. Per esempio, un provider che offre banda minima garantita, dà prestazioni ottimizzate per il VoIP e il gioco online, e ha una buona fama in rete per servizi di qualità, anche se più costosi della media: come Ngi o MC-link.

Il punto è che le strategie degli operatori principali sono dirette altrove. Il loro scopo è diventare operatori unici dell'utente, conquistarne la fedeltà assoluta e strapparlo completamente alla concorrenza. Non solo per la banda larga ma anche per la linea telefonica (e la tv via Adsl, nel caso di Telecom, Wind e Fastweb). La nuova Adsl di Tele2 (rincarata) obbliga l'utente ad attivare la preselezione delle chiamate con questo operatore. Tutte le offerte Fastweb obbligano ad abbandonare Telecom Italia. Idem per tutte le offerte Wind che includono una flat di telefonate.

È una questione di calcolo economico: i principali gestori si fanno guerra di prezzi, ma le offerte molto economiche si reggono in piedi solo a fronte di clienti fedeli che fanno tutto con quell'operatore. Per gli utenti è un'occasione di risparmio. Il rovescio della medaglia è che devono rinunciare a diversificare i servizi, ma a questo sono interessati solo coloro che hanno esigenze molto particolari.

GUARDA LA TABELLA DELLE OFFERTE

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.confronta-adsl.com

lunedì 29 giugno 2009

Giudici a cena col premier e Alfano: Bufera su due membri della Consulta




Sono membri del collegio che dovrà giudicare la costituzionalità del "Lodo"
Mazzella: è un mio amico, invito chi voglio. L'Idv: dimissioni

Bufera su due membri della Consulta


ROMA - Il 6 ottobre dovranno cominciare a decidere sulla costituzionalità del lodo Alfano, ma nel frattempo vanno a cena, "privatamente" a sentire il padrone di casa, con l'autore e insieme destinatario del medesimo scudo anti-processi. Seduti allo stesso tavolo due giudizi della Consulta, Luigi Mazzella (l'ospite) e Paolo Maria Napolitano, Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano, il sottosegretario Gianni Letta, i presidenti delle commissioni Affari costituzionali della Camera Donato Bruno e del Senato Carlo Vizzini. Per parlare anche di una bozza di riforma costituzionale della giustizia, scritta dallo stesso Mazzella, che separa le carriere, sostituisce i pm con gli "avvocati dello Stato", cambia il Csm e la Consulta.

LEGGI SULL'ESPRESSO

Lo rivela L'Espresso e scoppia il pandemonio. Antonio Di Pietro è drastico: "Ci sono due giudici della Corte che fanno i "consigliori" del principe e si mettono al suo servizio per dargli le migliori indicazioni per fare leggi che gli facciano mantenere l'impunità". Ancora: "C'è una grave incompatibilità e un conflitto d'interessi. La Corte non si pronunci sul lodo Alfano fino a quando i due giudici non si saranno dimessi".

Tutta l'Idv è con lui. Ecco l'ex pm Luigi De Magistris: "È l'ennesima confusione tra interessi istituzionali o interessi privati. Non è opportuno che alcuni giudici banchettino con il principale interessato di una così importante decisione". Rincara la dose il senatore Luigi Li Gotti: "Berlusconi ha messo in grave imbarazzo due componenti della Corte pregiudicandone la terzietà". A destra la musica è tutt'altra e la cena, che si è svolta a maggio in via Cortina d'Ampezzo, non scandalizza. Per il capogruppo Pdl al Senato Gaetano Quagliariello le accuse dell'Idv sono "ridicole" e si risolvono "in una pressione obliqua e indebita sulla Consulta".

Il responsabile giustizia del Pdl Niccolò Ghedini non vede nella cena "nulla di strano perché i giudici non vivono sul monte Athos ed è normale che frequentino le alte cariche. Se passasse il principio, Napolitano non dovrebbe più incontrare Berlusconi se deve firmare una legge importante, o il presidente della Corte dei conti o della Cassazione se devono prendere decisioni contabili, penali o civili. Spero che il Quirinale intervenga perché questa è un'aggressione alla Corte".

La Consulta è in subbuglio. Giusto nel giorno in cui il presidente Francesco Amirante (nella foto) rende noto, dopo aver firmato la convocazione d'udienza, che la discussione sul lodo Alfano partirà il 6 ottobre, relatore il tributarista Franco Gallo (nominato nel 2004 dall'ex presidente Ciampi). La cena è oggetto di riservati capannelli mentre gli alti giudici incontrano dei colleghi russi. Nessun commento, neppure degli ex della Corte. Ma, off the records, prevale lo sconcerto per un incontro che ne pregiudica l'imparzialità in un momento delicatissimo. Napolitano tace. E Mazzella definisce Berlusconi "un vecchio amico" (fu suo ministro della Funzione pubblica nel 2003) e s'infuria.

Scrive all'Espresso e con l'Ansa rivendica il diritto di cenare con chi gli pare: "Stiamo scherzando? Allora dovrei astenermi da tutti i lavori della Corte. A cena invito chi voglio. A casa mia vengono tutti, dall'estrema sinistra alla destra, sono amico personale di Bertinotti e di tante altre persone che vivono nel mondo della politica".

Ma non è scorretto che chi deve decidere sul lodo Alfano vada a cena con lo stesso Alfano e con Berlusconi? Replica secca: "Non credo che io, da individuo privato, debba dar conto delle cene che faccio". Neppure se in ballo c'è una decisione delicata? "In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio".

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www3.bp.blogspot.com

domenica 28 giugno 2009


Comunicato stampa


Dall’ateneo bolognese la prima guida italiana destinata alle Pubbliche Amministrazioni e ai progettisti di infrastrutture stradali

LA SICUREZZA DEI MOTOCICLISTI:
UNA GUIDA PER CHI PROGETTA E COSTRUISCE
LE INFRASTRUTTURE STRADALI

L’opera è mirata alla realizzazione di strade più sicure per l’utenza debole

Bologna, giugno 2009 – Per la prima volta in Italia un gruppo di ricercatori universitari ha pubblicato uno studio mirato a migliorare, in termini di sicurezza, la circolazione dei veicoli a due ruote. Edito nel volume Una guida per chi progetta e costruisce le infrastrutture stradali, lo studio è il risultato di anni di impegno, a favore della sicurezza stradale, dei ricercatori del Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento e del Territorio (DISTART), settore Strade, della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, diretti dal professor Giulio Dondi.

Realizzata in collaborazione con l’Associazione Motociclisti Incolumi (AMI) e l’Amministrazione provinciale di Forlì-Cesena, la guida tratta l’aspetto normativo della progettazione, le metodologie di analisi della sicurezza delle infrastrutture già esistenti o in fase di progettazione, le tecniche di rilievo per la valutazione delle caratteristiche geometriche e strutturali, l’identificazione dei tratti e/o dei punti singolari a minor sicurezza. Illustra la dinamica del veicolo a due ruote ed esamina quella di alcuni incidenti motociclistici al fine di stabilire le cause più probabili che li hanno determinati, l’importanza del punto di contatto tra lo pneumatico e il piano viabile quale condizione di sicurezza imprescindibile per un controllo sicuro del veicolo, gli eventi successivi alla perdita di controllo del veicolo a due ruote e le conseguenze derivanti dall’impatto del pilota contro le barriere di protezione o gli altri elementi lungo la carreggiata.
È arricchita di una vasta bibliografia che permette di approfondire alcune tematiche specifiche e di reperire i riferimenti utilizzati per la trattazione dei vari argomenti.

“L’idea di realizzare questo volume è nata dalla constatazione che i motociclisti - a tutti gli effetti ‘utenti deboli’ della strada - non sono sufficientemente tutelati dalle attuali Normative” afferma Giulio Dondi, professore Ordinario di Costruzioni Stradali all’Università di Bologna e direttore DISTART. “In questo studio abbiamo individuato alcuni accorgimenti progettuali e costruttivi che consentono di ridurre l’incidentalità stradale e le conseguenze di un incidente”.

Il volume sarà presentato alle autorità, ai media e al pubblico nel prossimo autunno.

Per ulteriori informazioni prendere contatto con:
Giulio Dondi
Professor Ordinario di Costruzioni Stradali
Università di Bologna
Tel.: 051-2093523
E-mail: giulio.dondi@mail.ing.unibo.it

Edgardo Valpiani
Dirigente servizio Infrastrutture Viarie, Mobilità, Trasporti e Gestione Strade
Provincia di Forlì
Tel.: 0543-714323
E-mail: valpiani.edgardo@provincia.fc.it





A.M.I. è onorata della collaborazione di un centro prestigioso come il centro ricerche DISTART. Per apportare un contributo ulteriore alla sicurezza stradale per un obiettivo europeo: 25 mila vite da salvare, propone una nuova terminologia che meglio spiega tecnicamente le cause, le dinamiche e le conseguenze degli incidenti (spazzando via una cultura fatalista) analogamente a quanto fa la Medicina nello studio di “patogenesi” ed “eziologia”. Sulle strade vanno analizzatele “le Cause di incidenti” e le “Cause di lesioni” che portano a delle dinamiche conosciute e prevedibili (catene di eventi) ma verso di esse le amministrazioni spesso non agiscono né preventivamente né dopo gravi incidenti (il motociclista deve essere previdente indossando le protezioni…ma molti amministratori non sono neppure post-vedenti e lasciano black-points anche dopo drammatici incidenti. Da questo AMI propone di chiamare: C.I.I.N. (conseguenze di imprudenza, imperizia, negligenza) il danno alla salute da incidenti prevedibili che sono oltre il 90% (anche con responsabilità infrastrutturali) e C.I.I. (conseguenze di Incidenti realmente Imprevedibili (meno del 10%).

Marco Guidarini (presidente A.M.I.)

articolo tratto da www.motociclisti-incolumi.com
immagine tratta da www.img22.imageshack.us

sabato 27 giugno 2009

Il mare italiano affonda tra gli abusi: uno ogni due chilometri di costa


Nuovo dossier di Legambiente

Solo nel 2009 ci sono state 3.674 infrazioni e sono scattati 1.569 sequestri e 4.697 denunce



Le coste italiane si stanno trasformando, nemmeno troppo lentamente, in un grande blocco di cemento: quasi sempre illegale oppure “legalizzato”. Nel cantiere Italia si impasta senza sosta ai danni del mare: tra villette per le vacanze, grande alberghi a strapiombo sul mare o porti turistici con ristoranti e shopping center sono migliaia i nuovi edifici che ogni estate spuntano lungo le coste italiane. Solo nel 2009 intorno al ciclo del mattone selvaggio si sono registrate esattamente 3.674 infrazioni, sono scattati 1.569 sequestri e 4.697 denunce. Una situazione che non accenna a migliorare perché gli abbattimenti rimangono ancora episodi isolati e sporadici, e non riuscono a scoraggiare la piaga dell’abusivismo edilizio. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel nuovo dossier di Legambiente.

UN ABUSO OGNI DUE KM - Ma il mare italiano non soffre solo il mal di cemento, è afflitto anche da tanti altri guai: scarichi illegali, cattiva depurazione, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione sembrano, infatti, non passare mai di moda. Crescono, quindi, le infrazioni accertate che passano da 14.315 nel 2007 a 14.544 (+1,6), quasi 2 reati a chilometro lungo i 7.400 di costa del Belpaese. Aumentano anche le persone denunciate che da 15.756 arrivano a 16.012 (+1.6%) mentre, parallelamente, diminuiscono i sequestri che da 4.101 scendono a quota 4.049.

LA CLASSIFICA - A guidare la classifica dell’illegalità costiera è la Campania, con 2.776 infrazioni accertate dalle Forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, seguita da Sicilia (2.286), Puglia (1.577) e Calabria (1.435). È questo in sintesi il quadro che emerge Mare Monstrum 2009, il dossier di Legambiente presentato questa mattina a Roma, nel corso di una conferenza stampa indetta per salutare la partenza della ventiquattresima Goletta Verde, erano presenti Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente e Giorgio Zampetti, coordinatore scientifico di Legambiente.

«FONDAMENTALI LE DEMOLIZIONI» - «Abbattere diviene la parola d’ordine per vincere la guerra contro il cemento abusivo che devasta le nostre coste e che nelle regioni del sud è diventato, negli ultimi decenni, una vera e propria piaga – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare di Legambiente –. Scalfire questa situazione, spesso incentivata proprio dalle amministrazioni comunali compiacenti, in un quadro caratterizzato da assenza di regole, dominio della criminalità organizzata, condoni e sanatorie nazionali diviene difficile senza un vero e proprio scatto di reni degli amministratori locali, a cominciare da quei sindaci che dovrebbero trovare la determinazione e il coraggio per dare il via alle demolizioni. Eliminare concretamente gli ecomostri è infatti l’unico modo per disincentivare nuove illegalità ed è per questo che Legambiente ha deciso di scrivere ad alcuni sindaci, chiedendo ragione della mancate demolizioni».

I 5 ECOMOSTRI PEGGIORI - Legambiente ha stilato una Top Five degli ecomostri di cui chiede l’abbattimento in via preferenziale: l’hotel di Alimuri a Vico Equense (Na), le palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Ag), Palafitta a Falerna (Cz), il villaggio abusivo di Torre Mileto (Fg) e la “collina del disonore” a Pizzo Sella alle porte di Palermo, un centinaio di ville abusive costruite dalla mafia negli anni ’70. Ma la cementificazione della costa si concretizza anche in moltissimi altri modi: ci sono gli accessi negati dagli stabilimenti balneari, che appena comincia la bella stagione “blindano” i lidi e non consentono di arrivare al mare senza l’acquisto del biglietto d’ingresso. E c’è poi l’assalto ai nuovi porti, il nuovo escamotage per urbanizzare la costa, derogando e aggirando i piani urbanistici. Un business da milioni di euro che ruota intorno alla costruzione di una miriade di posti barca inutili e ingiustificati con relative strade, bar, negozi, parcheggi e centri commerciali.

articolo tratto da www.coriere.it
immagine tratta da www.napoligold.com

venerdì 26 giugno 2009

Jacko, il giallo del farmaco



LA SCOMPARSA DEL CANTANTE


Diverse le ipotesi sulla morte. Sott'accusa un’iniezione di Demerol, potente antidolorifico

MILANO - Che cosa ha ucciso Michael Jackson? La domanda è da girare ai moderni Thomas Noghuci, ai medici legali che sostituiranno il famoso «coroner delle star», il giapponese che aveva sezionato Marilyn Monroe, Sharon Tate e Robert Kennedy. Ma intanto nel web circolano le ipotesi più diverse. La più accreditata al momento: un’iniezione di Demerol, un potente antidolorifico, derivato della morfina, capace di provocare arresti respiratori e cardiaci: la cronaca racconta che uno degli assistenti di Jackson ha parlato delle sue difficoltà di respiro e i medici hanno poi accertato la morte per arresto cardiaco. Si sa che Michael Jackson soffriva di mal di schiena cronici, tanto che qualche tempo fa era stato addirittura fotografato mentre usciva dalla sua casa di Las Vegas su una sedia a rotelle. E non era un mistero che prendesse farmaci di vario tipo: antidolorifici, ma anche tranquillanti, antidepressivi, sonniferi e , secondo molti, droghe, compresa la cocaina. Che può provocare danni al cuore.

L’ULTIMA INIEZIONE - Il Demerol allora, a patto che l’ipotesi sia confermata, sarebbe soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Michael Jackson non soltanto abusava di farmaci, ma abusava anche di interventi chirurgici. Operazioni di chirurgia plastica, che lo hanno trasformato da un ragazzo con la pelle colorata in un bianco macchiato dalla vitiligine, quasi senza orecchie perché da lì gli avevano appena prelevato pezzi di cartilagine per ritoccargli il naso. Proprio l’anno scorso i giornali avevano riferito che «la sua pelle si stava squamando come quella di un serpente».

LA VITILIGINE - Anche le continue anestesie hanno contribuito a danneggiargli il cuore. Ma il Re del pop aveva altri problemi di salute, forse veri, forse no, ma i giornali ne hanno sempre parlato. Un deficit genetico di una sostanza, chiamata alfa 1 anti-tripsina, che gli danneggiava i polmoni e addirittura gli avrebbe fatto correre il rischio di un trapianto. Un lupus, una malattia autoimmune in cui gli anticorpi aggrediscono l’organismo stesso, che doveva giustificare certi arrossamenti e certe alterazioni della pelle del cantante (sospettato però di usare creme schiarenti in quantità). Arrossamenti che qualcun altro ha, a un certo punto, attribuito a un’infezione di un germe particolarmente cattivo, lo stafilococco chiamato in sigla MRSA (stafilococco resistente a un antibiotico chiamato meticillina), il batterio mangia-carne, capace di provocare la necrosi della pelle e dei muscoli.

NON CE LA FARÀ» - Circa un anno fa, quando la star americana si era trasferita dal ranch di Neverland, vicino a Santa Barbara, in un hotel di Las Vegas, un suo amico aveva detto ai giornali «Michael è fisicamente e psicologicamente troppo debole: non ce la farà». A uccidere Michael Jackson sarà anche stata l’ultima iniezione di Demerol, ma c’è anche un’altra ipotesi: il cantante non è mai guarito da quella sindrome di Peter Pan che colpisce le persone immature, incapaci di crescere, di diventare adulti e di assumersi le proprie responsabilità. E alla fine ha ceduto alla sua insicurezza e quel suo desiderio irrefrenabile di apparire un eterno ragazzo.

articolo e immagine tratta da www.corriere.it

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giovedì 25 giugno 2009

Fisco, a Padova falsi poveri in case popolari ma con Porsche e Jaguar


Tenore di vita da vip e redditi effettivi non dichiarati

Operazione delle Fiamme Gialle che ha indagato gli assegnatari delle vecchie «case popolari»

PADOVA - Una serie di falsi poveri sono finiti nel mirino delle Fiamme Gialle padovane, che hanno scandagliato le situazioni reddituali e patrimoniali di assegnatari delle vecchie «case popolari», che presentano indici di capacità contributiva non in linea con i redditi dichiarati. Scoperti tre padovani assegnatari di case popolari che nei parcheggi degli alloggi tenevano una Porsche Cayenne, una Porsche Carrera 911, una Volkswagen Tuareg ed una Jaguar, veicoli dal valore complessivo di circa 300.000 euro. A Cittadella scoperti invece tre «poveri» imprenditori , proprietari rispettivamente di una BMW M3, una Porsche Carrera S911 ed una Porsche Carrera 911. Dalla successiva attività investigativa è emerso un tenore di vita da vip e redditi effettivi non dichiarati pari a oltre 1 milione di euro.


GLI ESEMPI - Un quarantanovenne, titolare di una ditta di abbigliamento, oltre alla Porsche «Carrera 911» del valore di 76.000 euro, risulta essere proprietario di una villa in città e di una casa in Sardegna, per un reddito complessivo ricostruito dalle fiamme gialle di quasi 250.000 euro. A fronte di tale ricchezza, negli ultimi quattro anni aveva dichiarato in media un reddito annuale pari a 2.500 euro. Un trentaduenne, titolare di una ditta immobiliare, oltre alla BMW «M3» del valore di 66.000 euro, risulta proprietario di una moto Ducati «Supersport», di un autocaravan Mercedes «Viano», di una barca a vela di 13 metri «Bavaria 42» del valore di 120.000 euro, di 5 immobili tra ville ed appartamenti in città e in una nota località montana, per un reddito complessivo ricostruito dalla Guardia di Finanza pari a circa 500.000 euro. Negli ultimi quattro anni aveva dichiarato mediamente un reddito annuale di 12.750 euro. Caso analogo per un trentottenne, socio di una azienda dedita al commercio di legname, oltre alla Porsche Carrera S911 del valore di 68.000 euro, risulta essere proprietario di una moto BMW, per un reddito complessivo ricostruito di quasi 200.000,00 euro, mentre negli ultimi quattro anni aveva dichiarato in media un reddito annuale di 7.000 euro. Complessivamente l'attività di controllo nei confronti dei soli sei «falsi poveri» ha permesso ai finanzieri del Comando Provinciale di Padova di accertare l'occultamento all'Erario di redditi effettivi pari a oltre 2 milioni di euro.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.mirabella1.files.wordpress.com

mercoledì 24 giugno 2009

il Patrizia-gate cancellato dai tg



L'ANALISI / Dalla Rai a Mediaset: così un caso diventa "fantasma"
Nelle edizioni di sabato una vera pietra tombale seppellisce l'inchiesta di Bari
Silenzi, omissioni, mezze notizie

Il Tg1 di Minzolini ha evitato di collegare Berlusconi alla D'Addario
Solo "feste a Palazzo Grazioli", aggiungendo: "Potrebbe trattarsi di millanterie"


È davvero possibile insabbiare uno scandalo che domina le prime pagine dei quotidiani nazionali, è al centro di un'inchiesta giudiziaria ed è finito immediatamente nei titoli della stampa internazionale? Sì, è possibile. In questa Italia dove il presidente del Consiglio ha anche l'ultima parola sulle nomine dei direttori di cinque dei sei maggiori telegiornali, ormai non c'è più bisogno di contestare i fatti, i sospetti e le accuse: basta nasconderli, e oplà, la notizia non c'è più.

Quei quindici milioni di italiani che ogni sera si affidano ai telegiornali per sapere quello che è successo in Italia e nel mondo, quell'80 per cento di telespettatori che non leggono i giornali - dunque non leggeranno neanche questo articolo - e hanno la tv come unica fonte d'informazione, non hanno la più pallida idea di quello che è successo la settimana scorsa.

Già, cos'è successo? Proviamo a mettere in ordine i fatti, e confrontiamoli con quello che il Tg1 e il Tg5 hanno riferito ai loro fiduciosi telespettatori.
Mercoledì 17. Il "Corriere della Sera" pubblica in prima pagina un'intervista a una signora di Bari, Patrizia D'Addario, che racconta di essere stata pagata 2000 euro per partecipare a due feste a Palazzo Grazioli (residenza romana di Silvio Berlusconi), e dichiara di avere le prove di aver passato una notte in compagnia del presidente del Consiglio. E poiché chi l'ha pagata è un imprenditore della sanità, oggetto a Bari di un'inchiesta per presunte tangenti, il magistrato ipotizza un reato preciso: "induzione alla prostituzione". Su Berlusconi, dunque, aleggia il bruciante sospetto di essersi intrattenuto con una donna pagata per fare sesso con lui.

All'ora di pranzo, accendiamo il televisore. Il Tg5 delle 13, riferendo di "presunte irregolarità negli appalti della sanità privata", dà la notizia con queste parole: "Uno degli imprenditori si vantava di essere stato invitato a partecipare con delle ragazze a feste a Palazzo Grazioli". E vabbè, pensa il telespettatore, che male c'è a vantarsene? Dopodiché il cronista riferisce di "indagini per induzione alla prostituzione", ma evita accuratamente di dire chi avrebbe indotto chi, e soprattutto con chi la donna sarebbe stata indotta a prostituirsi. Mezz'ora dopo, il Tg1 entra in argomento con le parole di Berlusconi, che un conduttore compunto scandisce con tono severo: "Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità". E mentre uno si domanda di cosa stia parlando, il conduttore precisa: "Si parla di feste con la partecipazione di alcune ragazze". Tutto qui? Sì, tutto qui.

Il telespettatore non capisce come mai Berlusconi sia così infuriato, ma aspetta l'ora di cena per saperne di più. Attesa vana, perché i due telegiornali ripetono le formule criptiche dell'ora di pranzo: "Si parla di feste...". Il Tg1, preoccupato di aver detto già troppo, aggiunge premuroso: "Tutto da verificare: potrebbe trattarsi di millanterie o altro". Dopodiché entrambi i tg rivelano che la faccenda ha un risvolto politico. Che non riguarda però il premier, ma D'Alema: colpevole di aver ipotizzato "una scossa" capace di destabilizzare il governo. Invece di spiegarci il nuovo "caso Berlusconi", dunque, entrambi apparecchiano un inesistente "caso D'Alema" sul quale concentrano la dose quotidiana di dichiarazioni in politichese stretto.

Giovedì 18 i magistrati di Bari interrogano cinque ragazze, i giornali inglesi titolano sulle "donne pagate alle feste di Berlusconi", ma il Tg1 delle 20 riesce a confondere ancora di più le idee al suo pubblico, spiegando che si indaga "sul presunto ingaggio di ragazze per avvicinare i potenti". Quali ragazze, e soprattutto quali potenti, non si sa. Il Tg5 della sera, invece, fa finalmente il nome di Patrizia D'Addario, e anche quello dell'imprenditore coinvolto, Gianpaolo Tarantini, spiegando che quest'ultimo potrebbe aver "tentato di ingraziarsi persone influenti". Il telespettatore immagina che queste "persone influenti" siano gli stessi "potenti" evocati dal Tg1, ma non gli viene dato neanche un indizio per capire chi siano.

Venerdì 19 Gianpaolo Tarantini - l'imprenditore indagato per "induzione alla prostituzione" - dà all'Ansa la sua versione dei fatti, l'opposizione chiede al premier di riferire in Parlamento e il quotidiano dei vescovi, "Avvenire", lo invita apertamente a discolparsi: "Occorre un chiarimento con l'opinione pubblica". Le notizie non mancano, ma il Tg1 di Minzolini comincia con un Berlusconi furioso: "Le trame giudiziarie e gli attacchi mediatici non mi butteranno giù!". Il nostro telespettatore è sempre più curioso di capire cosa diavolo stia succedendo, ma deve accontentarsi di quello che gli passa il convento di Mimun, ovvero il Tg5 delle 20: "Il premier ha commentato così le voci che per vari rivoli sono emerse in questi giorni". Quali voci? E dove sono emerse? Certo non al Tg5 (e neppure al Tg1).

Sabato 20 una delle ragazze coinvolte, Barbara Montereale, racconta a "Repubblica" cosa accadeva nelle feste di Palazzo Grazioli ("Tutte lo chiamavano papi"), mentre si apprende che dalle registrazioni consegnate da Patrizia D'Addario ai magistrati si sentirebbe la voce di Berlusconi che dice: "Vai ad aspettarmi nel letto grande". Con questi tasselli il puzzle è quasi completo, e infatti l'indomani i giornali stranieri racconteranno la storia con dovizia di particolari. Per il Tg1 e il Tg5, invece, il caso è chiuso. Non un titolo, non un servizio, non una parola. Una pietra tombale ha seppellito l'inchiesta di Bari, i sospetti dei magistrati, l'imbarazzo del premier e le domande dell'opposizione.

Cosa sia successo nelle misteriosissime feste di Palazzo Grazioli, il telespettatore italiano non è riuscito a saperlo. E forse non lo saprà mai, se aspetterà che glielo rivelino i tg di Berlusconia.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.img2.libreriauniversitaria.it

martedì 23 giugno 2009

Fiat, sciopero a Termini Imerese


Stop alle catene di montaggio contro la chiusura dello stabilimento siciliano
Previsto per domani un piano alternativo della Regione da sottoporre al Lingotto

le tute blu bloccano la stazione
I sindacati: "Impediremo i piani di quanti vogliono ancora una volta penalizzarci"

PALERMO - Era stato annunciato 3 giorni fa, e stamattina le tute blu hanno mantenuto la promessa. Comincia con uno scipero di due ore la settimana lavorativa allo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Gli operai protestano contro la decisione del Lingotto di eliminare la produzione di automobili nella fabbrica palermitana. Ma non è tutto.

La protesta continua in stazione. In questo momento gli operai si sono recati sotto la pioggia e inzuppati d'acqua alla vicina stazione ferroviaria di Fiumetorto per stoppare il traffico dei treni. Un presidio sui binari che vuole subito alzare il livello dello scontro.

Nessuno futuro senza l'auto. C'è molta tensione tra i circa 2 mila lavoratori che non credono alla possibilità di un futuro sganciato dalle auto. Tra grida e rabbia, così, inizia la nuova fase di dura protesta che ricorda, nei toni e nei metodi, quella che sette anni fa impedì la chiusura, che sembrava ormai scritta e inevitabile, dello stabilimento. "Come allora anche oggi - dice Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil - impediremo i piani di quanti vogliono ancora una volta penalizzare Termini Imerese. Iniziamo con lo sciopero e l'occupazione dei binari della stazione, ma non ci fermeremo". E domani è atteso il vertice alla Regione, con Raffaele Lombardo e i sindacati, che dovrà definire una posizione e un documento unitari da sottoporre a Sergio Marchionne.

Il piano alternativo. L'assessore regionale all'Industria Marco Venturi ha annunciato per domani, martedì, un tavolo di confronto con i sindacati regionali e di categoria, alla presenza del governatore. Nella riunione sarà varato un documento unitario da sottoporre alla Fiat, alternativo rispetto alle previsioni del Lingotto che conta di tagliare la produzione di automobili nello stabilimento siciliano dal 2011.

articolo tratto da www.repubblica.it
articolo tratto da www.allaguida.it

lunedì 22 giugno 2009

La Cia recluta i manager falliti


Spot nelle radio di New York: "La vostra intelligenza al servizio della nazione"

NEW YORK
Usate la vostra intelligenza per lavorare al servizio della nazione». Lo spot ha debuttato su Radio Bloomberg, poi è passato in altre stazioni locali seguite dai pendolari del mattino e ora è l’argomento di cui si parla a Manhattan: da lunedì in una «località segreta» nella Grande Mela inizieranno le interviste a centinaia di ex manager di Wall Street intenzionati a entrare nella Cia.

In tempi di recessione, con almeno 36 mila dipendenti di banche e società finanziarie che hanno perso il lavoro negli ultimi mesi, l’offerta che arriva dal quartier generale di Langley si presenta come molto allettante: stipendi annuali fra i 60 mila e i 100 mila dollari, con punte di 160 mila in casi di «eccezionali capacità», per aiutare lo Zio Sam a dare la caccia a narcos, mafiosi, terroristi e trafficanti di armi di distruzione di massa per impedirgli di commettere reati sfruttando i punti deboli del sistema finanziario, americano e non.

Per avere un’idea della missione che li aspetta basta guardare alle indagini di Robert Morgenthau, il procuratore di Manhattan che ha scoperto il tentativo iraniano di sfruttare filiali di banche straniere per acquistare componenti di armi proibite in America con fondi in arrivo dalla Cina. «Economisti, esperti di finanza e professionisti del business - recita un altro spot - se non amate accontentarvi la Central Intelligence Agency ha per voi una missione come nessun altra ». L’offerta è di «entrare a far parte dell’impegno globale dell’intelligence come analista economico e finanziario » e secondo Ron Patrick, portavoce della Cia, sono stati finora «in diverse centinaia » a rispondere all’appello compilando online gli appositi moduli per candidarsi ad entrare nei ranghi dell’intelligence. In gran parte si tratta di ex bancari ed ex manager disoccupati a seguito della crisi dei mercati ma non mancano anche giovani studenti appena laureati dalle migliori Business School della nazione e senza prospettive di rapido impiego.

I colloqui che iniziano lunedì includono interviste approfondite sui temi finanziari per saggiare la preparazione reale dei singoli, esami del passato professionale dei candidati per scongiurare rischi di infiltrazioni di spie straniere e verifiche dei dati medici in quanto molti reduci di crack finanziari soffrono di disturbi psichici - come la depressione - che poco si adattano alle tensioni quotidiane di agente segreto. Ma il test decisivo per tutti sarà la macchina della verità perché le domande preparate dagli esaminatori puntano a verificare in primo luogo se «i candidati sono pronti ad usare le proprie conoscenze per fini diversi da quelli abituali». Ovvero, non per arricchirsi ma per proteggere la sicurezza nazionale.

Il tallone d’Achille del reclutamento a Wall Street sta infatti nel rischio di aprire le porte di Langley a personaggi abituati a navigare nell’oro, vissuti nel lusso sfrenato e ingordi dei bonus milionari che hanno affondato molte società finanziarie. Solo riuscendo a dimostrare di essere in grado di tenere a bada la propria avidità di denaro ex manager e bancari di Wall Street riusciranno a entrare nel team dei 20 mila 007 agli ordini di Leon Panetta, il mastino clintoniano voluto da Barack Obama alla guida dell’Agency. «Dovranno dimostrarci di aver cambiato i loro desideri e di amare più la nazione che il danaro» riassume Patrick, facendo capire che questa rinascita personale dovrà essere molto convincente per essere considerata credibile. Ciò non toglie comunque che i dollari messi sul piatto dalla Cia non sono pochi: oltre agli stipendi infatti c’è la promessa di «generosi benefits», un’espressione spesso ricorrente proprio a Wall Street per suggerire premi a molti zeri in cambio di successi sul campo.

Dietro l’iniziativa della Cia c’è la realtà della moltiplicazione di posti di lavoro nella «intelligence community» in un momento in cui la disoccupazione avanza: è proprio per questo che i genitori degli alunni di un liceo di Ft Mead, in Maryland, hanno chiesto al presidente di aggiungere alla lezioni la materia «sicurezza nazionale» guardando alle «future opportunità di impiego


articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.oneworldnews.files.wordpress.com

domenica 21 giugno 2009

"Persi 10 anni di crescita"


In calo i consumi nel 2009

Il Rapporto sul Terziario di Confcommercio contiene previsioni fosche
per l'anno in corso. Solo nel 2010 ci sarà una reazione di segno positivo


ROMA - "Perdura e si approfondisce la tendenza negativa della spesa reale per consumi durante il 2009". E' quanto si legge nel Rapporto sul Terziario di Confcommercio, presentato oggi.

Le previsioni. Il documento prevede una contrazione della spesa delle famiglie dell'1,4% per l'anno in corso, dopo il calo dello 0,9% del 2008. Solo nel 2010 ci sarà "una reazione relativamente vivace, per gli standard italiani (+0,4%), cui sarebbe assegnata la concreta possibilità di uscita dalla recessione".

"Persi dieci anni di crescita". E non basta. Secondo gli esperti di Confcommercio, la richhezza degli italiani farà un salto all'indietro di dieci anni, per effetto della crisi economica. Se non si considerano le variazioni di popolazione residente, si legge, "nel 2010 avremo un prodotto lordo pro-capite inferiore a quello del 2001: in breve, avremo perso dieci anni di crescita economica".

2009, lieve flessione del pil. Per il 2009, Confcommercio prevede una flessione del Pil del 3,9%, migliore di quelle formulate da governo e altri istituti di ricerca. Ma, avverte l'organizzazione, se la produttività dovesse tenere la media degli ultimi otto anni, "le nostre previsioni potrebbero ulteriormente peggiorare e avvicinarsi a quelle dei principali centri di ricerca". L'effetto di trascinamento sul 2010 sarà comunque "nullo, che potrebbe chiudere a +0,1% con gli ultimi due trimestri lievemente positivi".

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.media.panorama.it

sabato 20 giugno 2009

Usa: multata per 1,9 milioni di dollari per aver scaricato 24 canzoni dal web


SCARICARE LEGALMENTE I BRANI LE SAREBBE COSTATO 23,76 DOLLARI

Per la prima volta una donna è stata condannata per violazione del copyright



NEW YORK (USA) - Un tribunale americano ha condannato una donna del Minnesota a pagare un risarcimento di 1,9 milioni di dollari (circa 1.366.000 euro) per aver illegalmente scaricato 24 canzoni da Internet. Il processo contro Jammie Thomas Rassett, una madre di quattro figli che lavora per una tribù indiana, è il primo negli Stati uniti per violazione del copyright, ha detto il suo avvocato alla tv satellitare Cnn. La donna, che ha 32 anni, è rimasta stupita per la sentenza, anche perchè scaricare legalmente le canzoni le sarebbe costato solo 99 centesimi di dollaro a brano (in tutto 23,76 dollari), e intende ricorrere in appello.

LA SENTENZA - Il tribunale ha stabilito un risarcimento di circa 80.000 dollari per ogni violazione del copyright, con gran soddisfazione della Record Industry association of America (Riaa), l'associazione dei produttori discografici. La Thomas-Rasset era stata condannata a pagare un risarcimento di 220mila dollari alla Riaa in un primo processo nel 2007, ma il procedimento era stato annullato per un vizio di forma. Le canzoni scaricate sono di No Doubt, Sheryl Crow, Gloria Estefan e Linkin Park.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.bloginfo360.net

venerdì 19 giugno 2009

Perù, revocate le leggi sulla terra


Dopo giorni di duri scontri, il Congresso elimina le disposizioni
che, secondo i nativi, favorivano lo sfruttamento dei terreni gli indigeni fermano la protesta
Spuntano immagini shock sulla "Tiananmen dell'Amazzonia"

"Polizia contro indigeni, almeno 60 morti". Si chiede un'inchiesta

LIMA - Dopo le proteste e gli scontri durissimi delle scorse settimane, gli indigeni dell'Amazzonia l'hanno spuntata. Il Parlamento peruviano ha revocato i due controversi decreti presidenziali sullo sfruttamento della terra che secondo gli amerindi, favorivano lo sfruttamento di gas, petrolio e delle foreste amazzoniche. Una vittoria per le comunità indigene che hanno infatti immediatamente posto fine alla protesta iniziata ormai più di due mesi fa, segnata in diversi momenti da una violentissima repressione. Il Congresso di Lima ha spazzato via le leggi contestate avvenuta con un'ampia maggioranza, 82 voti contro 12, al termine di cinque ore di dibattito.

L'Associazione interetnica di sviluppo della foresta peruviana (Aidesep), che riunisce 1.350 comunità indigene dell'Amazzonia, ha accolto il voto ordinando la fine dei blocchi stradali e dell'occupazione dei giacimenti petroliferi. Durante la protesta, che ha coinvolto cinque dipartimenti dell'Amazzonia, vi sono stati violenti scontri vicino alla città di Bagua Grande con 24 poliziotti e dieci civili uccisi, secondo il bilancio ufficiale. Il governo di Lima ha accettato questa settimana di aprire un tavolo di dialogo con le associazioni indigene.

Le leggi, che permettevano investimenti stranieri per lo sfruttamento di miniere e foreste in Amazzonia, erano state approvate nel 2007 e nel 2008 nell'ambito dei poteri concessi dal Congresso al presidente Alan Garcia per permettere l'applicazione dell'accordo di libero commercio con gli Stati Uniti.

Il bilancio ufficiale degli scontri è già grave, ma il numero delle vittime è molto probabilmente ancora più alto. E ora emergono inquietanti testimonianze fotografich della repressione. Due operatori umanitari belgi hanno spezzato il silenzio che circondava la "Tiananmen dell'Amazzonia" e hanno documentato il massacro avvenuto il 5 giugno a Bagua Grande. Le immagini, alcune delle quali sono state anticipate dal britannico Independent, verranno mostrate lunedì alla Camera dei Comuni, a Londra, per far luce su cosa sia veramente successo. Secondo diverse organizzazioni umanitarie, i morti sarebbero una sessantina, molti dei quali disarmati, e centinaia di persone risultano ancora disperse. L'organizzazione Survival International chiede che venga aperta un'inchiesta indipendente per far luce su cosa sia realmente successo.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.portametronia.it

giovedì 18 giugno 2009

intervista a Luigi de Magistris


Riporto il video ed il testo dell'intervista rilasciata ad Affaritaliani.it in tema di intercettazioni.

Testo dell'intervento

Affaritaliani: Napolitano potrebbe respingere il Ddl sulle intercettazioni perché ravvisa profili di incostituzionalità.
Luigi de Magistris: Ci sono alcuni profili di incostituzionalità a mio avviso indiscutibili. Il disegno di legge sulle intercettazioni intacca un fondamentale mezzo di ricerca della prova. Mina l'indipendenza della Magistatura e il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, principi previsti dalla Costituzione. Infine, entra in contrasto con l'art. 21 della Carta repubblicana, quello che garantisce la libertà di pensiero e il diritto di cronaca dei giornalisti.

Affaritaliani: Un ddl che sembra creare più grattacapi al centrosinistra che al Pdl. Il voto segreto alla Camera, più che la maggioranza, ha spaccato l'opposizione, che ora deve fare i conti con 17 franchi tiratori. Pd e Italia dei Valori si presentano con la stesso tipo di opposizione a questo disegno di legge?
Luigi de Magistris: Italia dei Valori si presenta in maniera assolutamente ferma e compatta. Non mi meraviglia che parte dell'opposizione abbiano votato a favore della legge. Non dimentichiamoci che il disegno di legge Alfano è in continuità con il ddl Mastella, la riforma sull'uso delle intercettazioni approvata nel 2007 dal governo di centrosinistra, molto simile a quella che ora è all'esame in Parlamento. C'è una spinta trasversale che non vuol far lavorare la magistratura e che non vuole una libera informazione.

Affaritaliani: Più di qualcuno ti indica come il successore di Antonio Di Pietro alla segreteria di Italia dei Valori. Se dovesse arrivarti domani la proposta che faresti? Resti in Europa o accetti?
Luigi de Magistris: E' una cosa che non sta proprio sul tappeto. Il leader è Antonio Di Pietro. Con lui e con altri personaggi del partito stiamo portando avanti questo progetto. C'è grande entusiasmo, siamo una grande squadra. Non si pone proprio il problema, e questa è una grande vittoria di Antonio Di Pietro.

GUARDA IL VIDEO

articolo tratto da www.italiadeivalori.antoniodipietro.com
immagine tratta da www.rockpoliticaepessimismo.files.wordpress.com

mercoledì 17 giugno 2009

Mediaset, affari d'oro con gli spot


La Rai vince sugli ascolti ma perde rispetto alle reti del Biscione
investimenti ridotti solo sui canali Rai e sulla carta stampata

la pubblicità va sulle tv del premier

MILANO - L'effetto Palazzo Chigi regala per la seconda volta un paracadute anticrisi a Mediaset. Era già successo a fine 2001, nei primi mesi del governo Berlusconi bis, quando il Biscione aveva visto le sue entrate pubblicitarie rimanere stabili mentre quelle Rai (13,6%) erano andate a picco.

L'attrazione fatale dei grandi investitori per le tv del premier è andata in onda in fotocopia nel 2009: la recessione, come ovvio, ha falcidiato i conti del settore. Ma Publitalia (-10,53% nei primi quattro mesi dell'anno secondo Nielsen) ha retto molto meglio della Sipra, la concessionaria della tv pubblica, che ha archiviato il quadrimestre con un pesantissimo -20,4% rispetto a inizio 2008, quando primo ministro era ancora Romano Prodi. La forbice non si spiega con l'audience. Anzi. La Rai nel periodo si è cavata qualche soddisfazione in più di Mediaset. Non solo: dove il traino "politico" del Cavaliere non funziona, come in Spagna, le cose vanno peggio per Cologno: i ricavi pubblicitari di Telecinco sono calati nei primi tre mesi 2009 del 37%, a fronte del -28% delle tv iberiche.

I dati non sono una sorpresa. E non solo per il precedente di otto anni fa. La linea l'aveva dettata lo stesso premier lo scorso ottobre, quando in un incontro a Villa Madama con gli imprenditori - secondo i resoconti - aveva tuonato contro i programmi Rai, rei di diffondere "panico e sfiducia", domandandosi che senso avesse per un industriale comprare spot in queste trasmissioni. Le aziende hanno preso buona nota dei consigli per gli acquisti del premier-editore. E molte di loro, pur tagliando drasticamente i propri investimenti promozionali, hanno provveduto a premiare l'ottimismo delle reti Mediaset.

I grandi gruppi delle tlc, ad esempio, hanno sforbiciato di diversi milioni di euro le proprie spese promozionali. Ma la bolletta è andata tutta a carico della Rai (che ha visto i loro investimenti calare di 7 milioni in tre mesi) e della carta stampata (-2,5, malgrado i segni positivi di Wind e Fastweb) mentre Publitalia ha incassato dai re dei telefonini oltre 5 milioni in più. Stesso discorso per le case automobilistiche - attivissime in tv dopo gli incentivi alla rottamazione del governo - che hanno dirottato in maggioranza i loro budget verso le reti del Biscione, dando un bel colpo di forbice (altri 7 milioni in meno) agli stanziamenti per Viale Mazzini. Salvo Fiat che ha equamente distribuito un aumento di oltre 2 milioni tra pubblico e privato.

La Rai - in un paese dove i confini tra interessi privati e interessi pubblici sono molto labili - non può contare nemmeno sui parenti più stretti. Non solo il governo ha aumentato vertiginosamente gli spot "istituzionali" sui network controllati dal premier. Ma ci sono pure aziende pubbliche che hanno garantito a Cologno ritocchi dei propri investimenti pubblicitari superiori a quelli girati ai "cugini" della tv statale.

Tutte scelte aziendali perfettamente lecite, va da sé. Ma che lasciano la sgradevole impressione che nessuno voglia mettersi contro un premier che - come ha fatto quattro giorni fa dal palco dei giovani di Confindustria - brandisce gli spot come un'arma politica. Anche questa, volendo, non è una novità in assoluto. "Quando è stata fondata Forza Italia sono stato chiamato da Silvio Berlusconi ad Arcore e concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare in maniera occulta il partito - ha detto durante gli interrogatori ai magistrati Calisto Tanzi dopo il fallimento della Parmalat - in sostanza trasferimmo quote di pubblicità da Rai a Publitalia". Forse i tempi non sono troppo cambiati.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.dimenticatoio.it

martedì 16 giugno 2009

Scuola, il ministro Gelmini contestato da docenti e genitori: salta l'incontro



Slogan, striscioni e finte pagelle di bocciatura contro la riforma durante la presentazione di un libro


MILANO - Contestazione di docenti e genitori per Maria Stella Gelmini. Il ministro dell'Istruzione doveva partecipare alla presentazione del libro del direttore de Il Giornale, Mario Giordano, "Cinque in condotta". Ma un gruppo di manifestanti di Rete Scuola e delle Assemblee delle scuole del milanese all'ingresso di Giordano, Gelmini e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, si è alzato in piedi mostrando bandiere con scritto «Vogliono distruggere la scuola pubblica, io non ci sto», e urlando di voler consegnare al ministro la pagella che le è stata data da insegnanti e studenti di tutta Italia. Il volantino che riproduce la pagella della Gelmini attesta che «non è stata ammessa alla seconda classe primaria» e le attribuisce un voto pari a zero in ogni disciplina; pertanto la valutazione dei contestatori recita: «Nonostante ripetuti interventi delle strutture di supporto psicologico, l'alunna mantiene un atteggiamento di assoluta chiusura nei confronti dell'intero Paese».

CONTESTAZIONE - La finta pagella è firmata dai «docenti dell'equipe pedagogica, le maestre e i maestri, le professoresse e i professori, le mamme e i papà dell'intera Italia». Durante la contestazione ci sono stati momenti di confusione e anche di liti fra i presenti: scambi di battute animati sono avvenuti tra chi protestava al grido di «vergogna» e chi voleva assistere alla presentazione del libro che ha risposto con «viva la Gelmini», «brava». Il direttore del Giornale, Giordano, ha tentato di riportare la calma, ma è stata la stessa Gelmini ad intervenire: «Complimenti - ha detto - siete veramente democratici e avete veramente a cuore la scuola pubblica». A questo punto la Gelmini, Confalonieri e lo stesso direttore del Giornale hanno abbandonato la sala con Giordano che ha ringraziato quelli che ha definito «fascisti presenti che sono il male pubblico».

BATTAGLIE STRUMENTALI - La Gelmini, dal canto suo, assicura: «Nessuno mi impedirà di raccontare all'Italia com'è questa scuola. La scuola non è proprietà privata di un gruppo organizzato e rumoroso di sinistra, ma appartiene al Paese». «Impedire, in un Paese democratico, che si svolga la presentazione di un libro dà il senso dell'intolleranza e della prepotenza di chi vuole lasciare la scuola così com`è, opponendosi al cambiamento», prosegue. «E "5 in condotta" di Mario Giordano - afferma il ministro - contiene scomode verità su una scuola agli ultimi posti nelle classifiche internazionali, diventata nel tempo un ammortizzatore sociale dove si è badato ad aumentare il numero dei dipendenti invece che alla qualità». Le persone che contestano «difendono una scuola indifendibile. Queste proteste sono solo battaglie strumentali di chi non ha a cuore la qualità dell'istruzione». In serata arriva anche la nota di Mondadori, che «denuncia il pesante clima di intimidazione, causato da un ristretto gruppo di facinorosi contestatori, che ha impedito la presentazione del libro».

CONTRO LA RIFORMA - Ma gli esponenti dell'assemblea delle scuole del milanese sono pronti a contestare il ministro dell'Istruzione ogni volta che verrà a Milano in futuro. «Ci facciamo un punto d'onore - ha detto uno degli insegnanti presenti - di accogliere la Gelmini ogni volta che viene a Milano per dire che non ci stancheremo di protestare. Faremo di tutto per sventare la riforma e fare in modo che non sia applicata. Saremo dappertutto».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.archivi.diariodelweb.it

lunedì 15 giugno 2009

Il regno delle bufale in autogestione



"Il loro benessere è la mia fortuna"

La storia sentimentale tra l'allevatore Antonio Palmieri e le sue bufale ha inizio qualche decennio fa quando gli toccano, in eredità, duecento ettari di terreno acquitrinoso nella piana del Sele sui quali si adagiano questi bestioni neri, parecchio selvatici e parecchio puzzolenti. Dagli occhi pieni di sangue, scriveva Goethe. "Pensai invece che sarebbe stato un ottimo affare voler bene alle bufale". Palmieri voleva fare la migliore mozzarella col latte della sua mandria e trovò la radice quadrata della sua fortuna: "Il loro benessere garantisce la qualità del latte e, per proprietà transitiva, la mia mozzarella... Capii presto che le bufale non amano lo sporco e nella palude ci sguazzano se non ne possono fare a meno. Sono invece piuttosto educate, democratiche nella gestione della vita di mandria, delicate nell'utilizzo degli attrezzi che le fanno star bene. Non legano con chi è scorbutico: i mungitori per esempio hanno spesso fretta e le indispongono. L'uomo sa essere cattivo e quindi loro restituiscono pan per focaccia". Da qui, con un occhio al sentimento e l'altro al portafoglio, la nascita del primo gruppo di bufale autogestite.

Fanno tutto da sole. Si lavano, si spazzolano, si mungono, si dividono i pasti. Entrano ed escono (da sole) dall'infermeria quando qualcosa non va e, in caso di gravidanza, godono di un permesso sindacale di tre mesi di astensione dal lavoro prima del parto: al pascolo allo stato brado, su e giù senza far nulla fino all'arrivo della figliolanza.

Il computer è stato l'amico di Palmieri e un sistema robotizzato lo strumento col quale far girare a meraviglia la società animale, distesa proprio dietro i Templi di Paestum. "Il robot me l'hanno venduto gli svedesi, ma che fatica! Dicevano che le bufale erano meno intelligenti delle vacche e il loro sistema, adatto alla gestione della sola comunità di vacche, avrebbe fallito. Io a ripetergli: "La bufala è molto intelligente, e non c'è paragone tra lei e una mucca. Ma scherziamo?"".

La spuntò Palmieri. Gli svedesi sistemarono i microchip alle orecchie dei suoi quattrocentocinquanta animali, fecero a ciascuna uno screening elettronico sintonizzando nome e dimensione corporea con i bracci robotici delle mungitoie e poi ancora con un sistema complesso di gestione totale. "La mia bufala sa che può disfarsi del suo latte ogni otto ore. Si avvia verso il recinto e il cancello le si apre solo se la precedente mungitura è avvenuta a sufficiente distanza. La bufala entra e si posiziona da sola all'altezza del braccetto per farsi mungere. Comodo, anche elegante e piuttosto discreto. La quantità di latte che rilascerà modula anche la quantità di cibo di cui avrà bisogno. Quindi munge: le nostre macchine riescono a valutare la qualità del latte. Se ci sono problemi, per esempio una mastite, malattia piuttosto comune e ricorrente, il suo latte sarà deviato in altri recipienti e l'animale vedrà aprirsi il cancello alla sua sinistra, quello dell'infermeria. Se tutto fila liscio dopo la mungitura fa i suoi bisogni, poi un piccolo spuntino e infine esce dal paddock. Se ritiene, la bufala decide per una seduta rilassante di massaggio e si fa spazzolare da enormi rulli che - in ragione di questi benedetti chip - si mettono in movimento al suo arrivo. La bufala decide dove e come e quanto spazzolarsi. Dopo la seduta, se è sera, va nel suo spazio privato, sono venticinque metri quadrati, e si distende. Ho pensato che un materassino di gomma le facesse comodo. Infatti tutte hanno molto gradito. Non lo rovinano, lo custodiscono con gelosia, hanno rispetto e tutela per il loro benessere".

Anche le luci, che col passare delle ore impallidiscono e trascolorano dal rosso fuoco al blu night, rendono il sonno tranquillo e profondo.

Al mattino c'è il pascolo in quindici ettari disponibili. D'estate, col caldo, la bufala sceglie di muoversi meno: "Sa che a ogni ora può farsi una doccia rinfrescante".
Anche le bufale di Palmieri alla fine della loro carriera fanno la fine di tutte le loro compagne di corso: diventano carne da macello. "Però hanno avuto una vita da nababbi. E di questi tempi...".

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.zootec.it

domenica 14 giugno 2009

Il Fatto Quotidiano - Notte bianca "No Bavaglio"


E’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più.

Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”.

Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.

Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa.

Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione.

Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini.

I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.

Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa.
Più siamo, più il bavaglio si allontana.

Antonio Padellaro e Marco Travaglio

articolo tratto da www.voglioscendere.ilcannocchiale.it
immagine tratta da www.4.bp.blogspot.com

sabato 13 giugno 2009


L'acqua fai da te
Liscia, gassata o artificiale?
È la rivincita dell'acqua del rubinetto. In molte mense scolastiche ricomparsa la caraffa. Mineracqua ammette: con la crisi abbiamo avuto l'1,7% di vendite in meno
MILANO - "Mille litri, un euro". Un sorriso sotto i baffi, i soliti capelli un po' ribelli e una caraffa in mano, Massimo Cacciari - primo cittadino di Venezia - si è messo in affari. Siamo in recessione, gli italiani (e i Comuni) hanno in tasca pochi soldi. E lui ha fiutato il business: vende acqua. "Acqua Veritas, l'acqua del sindaco - dice riempiendosi un bicchierone nella pubblicità finita persino sulle pagine del New York Times. Buona, sicura e controllata ogni giorno". Oro blu che parte da sorgenti vicine ai pozzi della concorrente San Benedetto (butta lì il quotidiano Usa) e sgorga nei rubinetti di tutte le case della laguna.
Dopo una sbornia di minerale lunga quasi vent'anni, con i consumi di gasata e naturale cresciuti da 65 a 192 litri pro capite, l'Italia - Cacciari in testa - è tornata all'acqua fai-da-te. Basta bottiglie di plastica (smaltirle a Venezia costa quasi 250 euro a tonnellata).

Basta spese inutili. Il Belpaese ha rispolverato le brocche, scoperto le caraffe filtranti - "le vendite sono decollate", dicono alla Laica, numero uno del settore - ed è riapprodato all'autarchia idrica. Venezia - dove la campagna di Veritas (la municipalizzata locale) ha fatto aumentare del 4% il numero dei cittadini che bevono acqua di rubinetto - non è sola. L'Acea a Roma, l'Acquedotto Pugliese e quello lucano hanno "etichettato" il loro prodotto come fosse una "griffe" da ristorante due stelle Michelin.

Presentando sui propri siti le analisi organolettiche e il contenuto in minerali garantito da migliaia (350mila nella capitale) controlli l'anno. L'acqua naturale è riapparsa dopo un decennio sui tavoli delle mense scolastiche di Roma, Milano, Firenze e Bologna. Perugia, Abbiategrasso, Monterotondo, Cusano Milanino e tanti altri piccoli centri d'Italia hanno installato fontanelle pubbliche d'acqua gasata per placare la sete dei loro cittadini. A Torino e in Piemonte è partita la campagna Tvb. Non il melenso e abusato "ti voglio bene" da sms, ma "ti voglio bere", lo slogan che ha portato in centinaia di asili ed elementari della regione le borracce griffate e gli opuscoli che hanno accompagnato il ritorno della bevanda più vecchia del mondo a pranzo, evitando di riempire le discariche sabaude di 22 mila bottiglie di plastica al giorno.
Economia ed ecologia, in effetti, in questo ritorno al passato della tavola nazionale, vanno a braccetto. "L'acqua del rubinetto costa 500 volte in meno della concorrente industriale - dice Luca Martinelli di Altraeconomia, autore della fortunatissima "Piccola guida al consumo critico dell'acqua" - . Ma come ha capito bene Cacciari garantisce anche un enorme risparmio ambientale". L'Italia produce 12,4 miliardi di bottiglie l'anno consumando 655 mila tonnellate di petrolio, scaricando in aria 910 mila tonnellate di CO2 e in pattumiera 200 mila tonnellate di polietilene, il cui smaltimento (solo un terzo viene riciclato) "è a carico di cittadini ed enti locali". Non solo. Otto litri di minerale su 10 percorrono in camion centinaia di chilometri per arrivare dalla sorgente agli scaffali dei supermercati e sui tavoli dei ristoranti. Bruciando ettolitri di gasolio.

La qualità? "L'acqua del rubinetto non ha niente da invidiare a quella industriale - assicura Martinelli - . Ogni pozzo che garantisce da 100 a 10 mila litri, il fabbisogno di un piccolo capoluogo, è sottoposto a 70 controlli l'anno. Nelle grandi città le verifiche sono decine di migliaia. E una recente sentenza del Tar, ma non ce n'era bisogno, obbliga gli acquedotti pubblici alla trasparenza, pubblicando i risultati di tutti gli esami". I limiti di legge sono rigidi e valgono per tutti.

E non a caso oltre 1.500 ristoranti nel Belpaese hanno aderito senza alcuna remora alla campagna "Imbrocchiamola" di Legambiente, offrendo esplicitamente in menù l'acqua del rubinetto. Liscia e gasata. A garantire le bolle d'anidride carbonica fai-da-te del terzo millennio non sono più Idriz e Frizzina - le magiche polverine degli anni '60 - ma i nuovi gasificatori, diabolici marchingegni che stanno iniziando a conquistare a ritmi vertiginosi le cucine degli italiani.

"Noi abbiamo iniziato a proporli un anno fa - conferma Claudio Tagliapietra, direttore commerciale di Sodastream, uno dei leader sul mercato nazionale -. Ci eravamo posti un obiettivo di vendite che credevano molto ambizioso per il 2009 e l'abbiamo già raggiunto a maggio, viaggiando a 15 mila pezzi al mese". Merito di un mercato immaturo (in Svezia ci sono gasificatori nel 30% delle famiglie, da noi siamo a percentuali da prefisso telefonico) ma anche di una serie di accordi con le amministrazioni locali che si stanno tuffando nel business dell'acqua del sindaco. "A Venezia la Veritas vende a sconto i nostri modelli - conclude Tagliapietra - imputando a rate il costo in bolletta".

L'industria della minerale, 321 marchi, 3,5 miliardi di giro d'affari e 8 mila addetti, ha accusato - com'era inevitabile - l'uno-due della crisi e del revival del rubinetto. "Le nostre vendite sono calate l'anno scorso (-1,7%) per la prima volta in dieci anni - ammette Ettore Fortuna, numero uno di Mineracqua, l'organizzazione di settore - anche perché la gente al supermercato privilegia le etichette meno care, snobbando quelle di fascia alta".

La concorrenza degli acquedotti? "L'acqua di rubinetto e la nostra sono due cose completamente diverse - dice - : noi la recuperiamo in un giacimento sotterraneo profondo, protetto e incontaminato e la imbottigliamo alla fonte. Quella delle municipalizzate ha le provenienze più disparate. Torino la prende in parte dal Po, Firenze dall'Arno, poi la devono trattare, disinfettare e potabilizzare". Uno studio (ancora non pubblicato) commissionato dall'industria e contestato da Legambiente, sostiene Fortuna, "conferma che da un rubinetto su quattro esce acqua con tracce batteriologiche e "contaminanti di origine antropica"".

Tutti in valori ben sotto i limiti massimi previsti dalla legge, però. E nella maggior parte dei casi - dice Martinelli - per colpa della mancata manutenzione degli impianti condominiali: "Le municipalizzate garantiscono un'acqua pura fino al contatore, poi troppo spesso gli amministratori si dimenticano di trattare le cisterne e le autoclavi".

La riscossa del rubinetto non è un fenomeno solo italiano. Michael Bloomberg, sindaco di New York (forte di un acquedotto che attinge a 13 riserve e 3 laghi cristallini), ha impostato buona parte della sua campagna elettorale vincente proprio sull'addio alle minerali (negli Usa se ne beve un po' meno che da noi, anche per la concorrenza delle micidiali bevande zuccherate). Anche se nella patria di Wall Street e del business sono riusciti a mettere in commercio un'etichetta, "Tap'd NY" che vende a 2 dollari a bottiglia l'acqua del rubinetto imbottigliata (e c'è gente che la compra!).

Parigi, che aveva ceduto ai privati i suoi acquedotti, ha fatto marcia indietro pochi mesi fa. La gestione di Veolia e Suez - per il primo cittadino Bertrand Delanoe - aveva peggiorato la qualità idrica e fatto decollare i prezzi. E così il Comune ha ripreso il controllo del servizio.

Tutto il mondo è paese, insomma. L'autarchia idrica, complice la recessione, dilaga. Dalla Tour Eiffel all'Empire State Building, dalle case scandinave alla provincia italiana. Ultimo caso: l'apertura poche settimane fa di un distributore di H20 (si chiama proprio così) sulla strada Regina, due passi dalla villa di George Clooney sul lago di Como. Eroga, gratis, acqua limpida e purissima, liscia o gasata. Tutta prodotta della municipalizzata locale. Quella del comune di Acquaseria. Più di così...

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.rotex.net

venerdì 12 giugno 2009



Beppe Grillo ha discusso la legge di iniziativa popolare in Commissione affari costituzionali di cui è presidente il senatore Carlo Vizzini (Pdl), lo stesso senatore che oggi compare sulle prime pagine di tutti i giornali al fianco di Cuffaro, Cintola e Romano (Udc) per aver ricevuto mazzette da parte di Ciancimino.

Beppe ha utilizzato un linguaggio semplice, ruvido ma comune, nulla di scandaloso, magari alcuni passi meno condivisibili di altri. Il suo discorso ed il video sono sul suo blog, potete leggerlo ed ascoltarlo senza intermediari parziali. Nel suo discorso ha rivolto appellativi ai politici e ai Parlamentari dicendo che “sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e senatore, hanno scelto 993 amici, avvocati e scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti.” e per questo le “donne di Palazzo Madama, compatte”, scrivono i giornali, lo hanno querelato.

Le parlamentari dell’Italia dei Valori non aderiranno a questa querela, primo perché condividono larga parte del discorso di Grillo, secondo perché non sappiamo se ci sia “qualche zoccola” in Parlamento, terzo perché ci riteniamo fuori da quel “qualche” che molto onestamente lascia spazio ad un distinguo.

Auguri Beppe per la proposta di legge popolare di cui ci faremo garanti dell’iter sia in Commissione che in Parlamento.

Patrizia Bugnano

"Delinquenti in libertà, blogger in galera"

Il Ddl intercettazioni è un regalo alla mafia ed alla criminalità. Assassini, ladri, corruttori, violentatori, e delinquenti in genere ringraziano sentitamente il Pdl. Mentre i delinquenti resteranno impuniti, i blogger finiranno in galera ed ogni sito internet sarà equiparato ad una testata giornalistica. In un colpo solo si mette il bavaglio alla stampa ed alla rete. Siamo di fronte ad una norma vergognosa che premia i delinquenti, diminuisce la sicurezza, mette il bavaglio all’informazione e limita la libertà d’espressione. Abbiamo presentato un ordine del giorno per evitare il bavaglio alla rete, ma chiaramente il centrodestra lo ha bocciato. Non ci daremo per vinti ed offriremo tutto il supporto ai blogger ed agli utenti di internet attraverso i nostri siti perché non accettiamo limitazioni alla libertà di espressione".

Massimo Donadi

articoli tratti da www.italiadeivalori.antoniodipietro.com
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giovedì 11 giugno 2009

COMUNICATO POLITICO NUMERO 13



Gli obiettivi politici sono stati raggiunti. Primo obiettivo: Luigi De Magistris e Sonia Alfano sono stati eletti al Parlamento Europeo. De Magistris con quasi mezzo milione di preferenze è secondo. Tallona lo psiconano. Un magistrato all'inseguimento di un corruttore. Sonia Alfano eletta con 165.000 preferenze. Tutte dalla Rete, tutte da voi. Non ha avuto spazi in televisione o sui giornali. Secondo obiettivo: le Liste Civiche a Cinque Stelle sono entrate in almeno 30 Comuni, tra questi Bologna, Ancona, Ferrara, Forlì, Cesena, Reggio Emilia, Livorno, Rivoli... E' solo l'inizio. I consiglieri comunali a Cinque Stelle faranno informazione verso i cittadini attraverso questo blog. Sosterremo le loro proposte per tutta la durata del mandato. In alcuni Comuni si va al ballottaggio tra PDL e PDmenoelle, per me sono uguali. Nessun apparentamento o sostegno. Nessun mercimonio per i voti a Cinque Stelle. Il blog pubblicherà foto e profili di tutti gli eletti tra qualche giorno. Terzo obiettivo: ho illustrato la proposta di legge popolare Parlamento Pulito alla Commissione affari costituzionali. Dopo la raccolta di 350.000 firme l'otto settembre di due anni fa, dopo la consegna delle firme all'allora presidente del Senato Franco Marini e la loro validazione, mi hanno dovuto ascoltare. La proposta di legge dovrebbe essere discussa ora in Senato, non mi è stata fornita alcuna data, forse non ci sarà alcuna data. Io non mi arrendo, voi non vi arrendete, e questo Parlamento cloaca sarà, prima o poi, disinfestato, dovessi recarmi all'ONU. Ho deciso di lanciare il terzo Vday. Sarà un referendum per impedire la costruzione di centrali nucleari in Italia. Un'energia anti economica e pericolosa che vive solo di sussidi statali. Senza l'aiuto dello Stato il nucleare francese non esisterebbe. Negli Stati Uniti non vengono costruite nuove centrali da più di un decennio. Nessuna compagnia di assicurazione si impegna a coprire i richi di una centrale. Una Chernobyl in Italia renderebbe la penisola inabitabile per migliaia di anni. Chi vuole le centrali vuole in realtà i nostri soldi per far quadrare i bilanci. Come la Marcegaglia degli inceneritori. Il petrolio sta finendo? L'uranio, necessario per le centrali, finirà prima, entro il 2050. E di uranio in Italia non c'è traccia. Invece abbiamo il vento, il sole, l'acqua, le energie alternative e la possibilità di ridurre gli sprechi enormi delle nostre abitazioni e dei trasporti. Insieme a Greenpeace sto producendo un film per settembre con alcune tra le voci più importanti del pianeta, tra questi Brown, Stiglitz, Rifkin, Pollan.Tutti, da diversi punti di osservazione contro il nucleare e per le rinnovabili. Non lascerò a miei figli un Paese con una pistola nucleare carica alla tempia. Lo psiconano se ne deve andare insieme ai suoi deliri e al piazzista Sarkozy. Vday, Vday, Vday. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
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mercoledì 10 giugno 2009

Cali in vista per luce (-2,1%) e gas (-9,5%)


LE STIME DI NOMISMA ENERGIA

Risparmio di 107 euro l'anno per famiglia
Dopo gli aumenti del 2008, le tariffe continuano a diminuire anche nel secondo trimestre del 2009

ROMA - Nuovo calo in vista per le bollette della luce e del gas. Dopo la lunga corsa nel 2008 che aveva portato - sulla scia del caro greggio - i prezzi alle stelle, le tariffe elettriche e del metano dovrebbero registrare anche per il prossimo trimestre aprile-giugno un forte ribasso: -9,5% per il gas e -2,1% per la luce. Con un risparmio di quasi 107 euro a famiglia, su base annua. Una flessione, quella preannunciata dalle stime di Nomisma Energia, che se fosse confermata dall'Authority per l'Energia, vedrebbe la spesa delle famiglie registrare, solo dal primo gennaio scorso, un calo di oltre 230 euro l'anno rispetto alle tariffe in vigore a fine 2008.

TRIMESTRE DOPO TRIMESTRE - La flessione prevista per il prossimo trimestre si andrebbe ad aggiungere infatti al calo del 5,1% per l'elettricità e dell'1% per il gas, scattato dal primo gennaio scorso che aveva portato ad un risparmio di 36 euro a famiglia l'anno. E, ancora, alla riduzione del 7,5% del gas e del 2% della luce, in vigore dal primo aprile scorso (pari a 92 euro in meno l'anno a famiglia). Gli italiani, alle prese con la crisi, potranno contare così su un consistente risparmio. E dimenticare, per ora, un anno - il 2008 - scandito da vere e proprie stangate sul fronte della spesa per luce e gas. Sulla scia delle fiammate del greggio i costi energetici iniziarono a correre a fine 2007, mettendo a segno, trimestre dopo trimestre, un rincaro complessivo che nel solo 2008 ha pesato sui bilanci delle famiglie per oltre 220 euro su base annua.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.media.panorama.it

martedì 9 giugno 2009

Nichel nel cellulare, dermatite per 10mila italiani



SE NE DISCUTERÀ A FIRENZE DURANTE UN CONGRESSO

I sintomi: arrossamento, prurito, vescicole. Più a rischio i giovanissimi che usano a lungo il telefonino

ROMA - Sono ormai oltre diecimila gli italiani che soffrono di dermatite da cellulare per colpa del nichel contenuto nelle parti metalliche dei telefonini che con la sudorazione si scioglie. Le normative europee infatti impongono limiti massimi di nichel consentiti in alcuni prodotti come la bigiotteria, ma per i cellulari non ci sono regolamentazioni, spiegano i dermatologi che si riuniranno a Firenze questa settimana per l'84esimo congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST).

COLPITI I GIOVANISSIMI - Ad essere colpiti sono in particolare i giovanissimi che usano il cellulare più di un'ora e mezza al giorno. Torello Lotti, presidente del Congresso e neoeletto presidente dell'International Society of Dermatology, riferisce che i segni sono quelli di una dermatite da contatto classica: arrossamento, prurito, vescicole. La causa è appunto la presenza di nichel o, meno spesso, cromo nelle parti metalliche del telefonino a contatto con la pelle di viso e orecchio. I due metalli sono spesso impiegati nei cellulari: secondo un'indagine recente condotta da un gruppo di ricercatori della Brown University del Rhode Island, negli Stati Uniti, un telefonino su due contiene nichel nel metallo attorno allo schermo, nella tastiera, nel logo.

articolo tratto da www.corriere.it
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lunedì 8 giugno 2009

Intervista con Max Biaggi


Quando Max Biaggi ha firmato con l'Aprilia Racing per il ritorno della casa di Noale nel Mondiale Superbike sembrava l'ideale matrimonio per il nuovo progetto tutto italiano. Con la sua esperienza vincente e con il bagaglio tecnico, Aprilia aveva dimostrato in passato di essere in grado di sfidare e battere chiunque nel Mondiale Superbike; inoltre Biaggi, con tre vittorie all'attivo, ha abbracciato il progetto con facilità e sconfinato entusiasmo. A meta strada della loro prima stagione insieme, WorldSBK.com ha intervistato Max Biaggi, attualmente al quinto posto in classifica con 126 punti.

A meta campionato, come giudichi la tua stagione finora?
"Sono onestamente contento di essere già a questi livelli con una moto totalmente nuova e, considerando i primissimi test in gennaio 2009, sono doppiamente soddisfatto del lavoro fatto."

Quanto vicino ad essere 100% competitiva è la RSV4 e cosa manca per essere allo stesso livello delle altre moto?
"E' importante che la mia RSV4 arrivi almeno al 90% delle sue possibilità. Oggi siamo competitivi ma per lottare per la vittoria c'è ancora un po' di lavoro da fare. Ma sono convinto che arriveremo presto a questo risultato."

Com'è il family feeling all'interno la squadra? E' come tornare a casa?
"Il Team è great! C'è un buon feeling e si lavora proprio bene."

La RSV4 è una moto ispirata a una filosofia diversa delle altre moto, con motore a "V". Cos'è che la rende diversa?
"Aprilia ha scelto un motore a "V" ed è l'unica casa che adotta questa soluzione tecnica. Inoltre ci sono molto innovazioni tecnologiche che fanno della RSV4 un vero gioiello."

Tre case diverse in tre anni nella Superbike. E' facile fare il salto da una all'altra?
"Non è mai semplice passare da una moto molto diversa all'altra. Il mio passato è il presente e si chiama: Aprilia."

Cosa costituirebbe un vero successo quest'anno?
"Sarebbe un risultato grandioso poter vincere anche una sola gara nel 2009 ma sappiamo che è tutt'altro che semplice. Il target all' inizio stagione era essere nei Top 10 nella classifica finale ma visti i risultati ora puntiamo ancora più in alto."

Delle tre stagioni nel Mondiale, secondo te è questa quella più competitiva in termini di altri piloti e per arrivare sul podio? Qual è la tua opinione della Superbike?
"Il 2009 è l'anno dove ci sono molte squadre con piloti e moto competitivi. Il podio però è un discorso sempre aperto a 4-5 squadre non di più. La SBK è molto spettacolare e mi auguro che possa migliorare ancora."

Quali sono le tue aspettative per la prossima gara di Misano?
"La prossima gara a Misano sarà fondamentale per me e la mia squadra. E' una delle tre gare italiane dunque strategica anche per il marchio Aprilia. E' fondamentale portare a casa un buon risultato soprattutto per i tanti tifosi che verranno a vederci."

articolo tratto da www.worldsbk.com
immagine tratta da www.max-biaggi.com

domenica 7 giugno 2009

Wi-fi gratis nei McDonald's d'Italia


MILANO
Oltre al classico hamburger, i ristoranti McDonald’s di tutta Italia offrono ora anche una rete wi-fi illimitata e gratuita per navigare in Internet con il proprio computer portatile o col cellulare.

Il servizio è già attivo su 320 ristoranti e presto lo sarà in tutti i 390 presenti nel Paese, offrendo un’opportunità in più di avvicinarsi al web ovunque ci si trovi, rivolta a internauti incalliti e non.

Per connettersi è necessario effettuare una procedura di login inserendo i propri dati, fra cui il numero di un documento e del cellulare. L’utente riceve poi la password via sms e può utilizzarla in tutti i McDonald’s d’Italia. Già testata in alcuni ristoranti, l’iniziativa è stata apprezzata soprattutto da turisti stranieri, «cioè chi non aveva altri mezzi per connettersi» ha spiegato Roberto Masi, managing director di McDonald’s Italia, presentando le novità questa mattina a Milano.

Il wi-fi gratuito era già arrivato nei McDonald’s francesi, tedeschi piuttosto che inglesi e costituisce una sfida per l’Italia, per avvicinare alla tecnologia anche località meno connesse, come le città del centro-sud.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.zeusnews.it

sabato 6 giugno 2009

Toscana senza sangue, la Regione lancia un appello




Manca il sangue in Toscana. Questa volta non si tratta di un falso allarme. L´appello ai donatori arriva dalla Regione e dalle Pubbliche assistenze. La carenza di sangue è autentica e generalizzata in tutta Italia. Il livello di rischio viene definito «piuttosto grave» dalla dottoressa Simona Carli, che dirige il Centro sangue regionale. L´appello, perciò, è rivolto non solo ai donatori abituali. C´è bisogno di nuovi donatori.

Per diventarlo basta avere fra i 18 e i 65 anni, godere di un normale stato di salute e pesare almeno 50 kg. La raccolta di sangue è necessaria - spiega la Regione - «per colmare le carenze e consentire il reintegro delle scorte necessarie a garantire il regolare proseguimento delle forniture alle strutture sanitarie».

«Recatevi presso i centri trasfusionali e donate per garantire il fabbisogno in Toscana», esortano le Pubbliche assistenze. In provincia di Firenze i centri trasfusionali si trovano negli ospedali di Careggi, Meyer, Torre Galli, Ponte a Niccheri, Iot, Figline. Il volontariato si sta mobilitando con raccolte straordinarie. La prima sarà stamani alla Croce Azzurra di Pontassieve.
La carenza di sangue è grave perché le Asl non sono in grado di mettere a disposizione il sangue che raccolgono, e che eccede le loro esigenze, per gli ospedali che ne hanno maggiore bisogno, come Careggi e l´ospedale pediatrico apuano di Massa. «In questo momento - spiega la dottoressa Carli - non c´è sangue a sufficienza per i centri ospedalieri che ne consumano di più». Il problema è complicato dal fatto che tutta Italia è in sofferenza e quindi è in affanno il sistema delle compensazioni fra regione e regione.

Le difficoltà vengono attribuite a vari fattori. In aprile sull´onda del terremoto in Abruzzo c´è stata una forte spinta a donare il sangue. I donatori abituali si sono fatti avanti in massa e ora non possono donare sangue. Inoltre da aprile in poi è stato tutto un susseguirsi di ponti festivi, che hanno rallentato il flusso delle donazioni, scoraggiate anche dal caldo. Preoccupa infine - spiegano le associazioni e concordano in Regione - una norma del decreto anti-assenteismo di Brunetta.

Dal ´90 i donatori di sangue avevano diritto al giorno libero retribuito al 100%. Il decreto Brunetta ha lasciato la giornata libera, decurtando però dalla busta paga la retribuzione aggiuntiva (circa il 30%). Sia Brunetta che il ministro Sacconi hanno assicurato che si tratta di una svista e che la norma sarà corretta, ma nonostante le sollecitazioni dell´assessore toscano alla salute Enrico Rossi la modifica non è ancora arrivata.

articolo tratto da www.firenze.repubblica.it
immagine tratta da www.campibisenzio.files.wordpress.com

venerdì 5 giugno 2009

Dodici boschi speciali per "mangiare" i gas serra



In tutta Italia aree verdi creato ad hoc per compensare le emissioni di CO2 prodotte da eventi, istituzioni, aziende. Oltre 100 ettari che elimineranno 63 mila tonnellate di anidride carbonica

E' COME in una favola. Dodici boschi mangia CO2 creati con la bacchetta magica per catturare l'anidride carbonica, per intercettare i gas serra prima che arrivino a far danno. Certo, si potrebbe dire che inglobare il carbonio è il lavoro naturale degli alberi che crescendo lo incorporano. Ma questi sono boschi speciali, creati su misura per cancellare, dal punto di vista dell'impatto serra, un peccato ecologico, sia pure involontario. Sono boschi legati a un desiderio di redenzione (e di immagine).

Nel parco del Gargano c'è il bosco nato per compensare le emissioni serra prodotte dagli inviti della regina Elisabetta che ha voluto festeggiare il suo compleanno senza il rimorso di aver accelerato, sia pure di poco, il riscaldamento planetario. A Ferrara c'è il bosco ordinato dalla Fiera di Rimini per annullare le emissioni serra prodotte dagli ambientalisti che sono andati a Ecomondo. Sul Vesuvio c'è il bosco che azzera le emissioni del Teatro festival di Napoli. A Campagnano Romano c'è il parco pagato dalla LeasePlan, l'azienda di noleggio auto sul lungo periodo, per azzerare le emissioni prodotte dalla sua flotta aziendale. Sul Po c'è il parco commissionato dalla Nikon per compensare la campagna pubblicitaria del 2008.

In tutto sono 116 ettari di boschi piantati in 12 parchi e aree verdi italiane. Elimineranno 63 mila tonnellate di anidride carbonica, pari all'inquinamento prodotto da una centrale elettrica da 43 megawatt per sette mesi. Una cifra ancora piccola ma in fortissima crescita: nei prossimi sei mesi si pianteranno 10 volte più alberi dei due anni precedenti. Sono i dati che AzzeroCO2, una società che assiste aziende ed enti pubblici a conteggiare e ridurre le emissioni di gas serra, presenta in occasione della Giornata mondiale dell'ambiente.

"I grandi tagli delle emissioni serra sono previsti dagli accordi sottoscritti dai governi", spiega Andrea Seminara, direttore marketing di AzzeroC02. "Questa è un'iniziativa molto più piccola ma che si aggiunge alle azioni dovute. Sono contributi volontari pagati da singoli cittadini, da associazioni, da aziende, da enti. E dimostrano che ognuno può fare la sua parte. Tra l'altro noi abbiamo fatto la scelta di piantare tutti gli alberi in Italia: così ognuno può controllare quello che succede e i benefici restano in casa".

LA MAPPA DEI BOSCHI

Parco Nord Milano (Lombardia, 12 ettari, 9 aziende)

Parco fluviale del Po e dell'Orba (Piemonte, 10 ettari, Nikon, per compensare la campagna pubblicitaria del 2008, "Nikon is different")

Parco regionale Boschi di Carrega (Emilia Romagna, 9 ettari, progetto in fase di definizione)

Buccinasco (Lombardia, 6 ettari, Ecogas per compensare le operazioni di conversione delle auto da tradizionale a GPL)

Parco del Molgora (Lombardia, 0,5 finora + altri 3 nei prossimi sei mesi per compensare il tour 2008 di Jovanotti, "Safari")

Parco nazionale del Gargano (Puglia, 30 ettari, l'Ambasciata Britannica per compensare il festeggiamento del compleanno della regina Elisabetta)

Ferrara (Emilia Romagna, 10 ettari, Rimini Fiera per compensare Ecomondo)

Parco delle Madonie (Sicilia, 10 ettari, Banca Mediolanum come omaggio ai clienti che sono passati dal cartaceo all'online)

Parco fluviale del Po torinese (Piemonte, 9 ettari, Slow Food per Terra madre e Salone del Gusto 2008)

Campagnano Romano (Lazio, 7 ettari, LeasePlan, noleggio autovetture lungo periodo, per azzerare le emissioni prodotte dalla sua flotta aziendale)

Parco regionale Porto Venere (Liguria, 5 ettari, progetto in fase di definizione)

Parco nazionale del Vesuvio (Campania, 5 ettari, Napoli Teatro Festival, uno dei maggiori festival teatrali italiani, per azzerare le emissioni residue)

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.parcobrughiera.it

giovedì 4 giugno 2009

"Ecco l'Onu dei formaggi di qualità"




A Cheese i big in campo per il cibo
La kermesse a Bra dal 18 settembre

TORINO

Dal 18 al 21 settembre, a Bra, appuntamento con i formaggi. Oggi è stato presentato il programma ufficiale di Cheese 2009, la manifestazione organizzata da Slow Food e dal Comune. «Nella sua storia ultradecennale Cheese ha contribuito a salvare le piccole produzioni di formaggi di qualità e i loro produttori. Culture e identità che chiedono di non essere travolte e spazzate via da un’omologazione spesso portata avanti dalle lobby industriali. A Cheese si parla dei problemi del settore caseario in ragione del prezzo del latte, dell’etichettatura, della pastorizia, delle razze animali, della biodiversità. E questa politica si fa a livello internazionale. Cheese è l’Onu dei formaggi di qualità. Però sono da sottolineare anche le ricadute sul territorio, straordinarie e forse ancora sottovalutate. Una ricerca dell’Università di Torino, Dipartimento di Scienze dell’Educazione e della Formazione, realizzata durante l’edizione 2007, ci dice che: oltre il 60% dei visitatori viene da fuori Provincia; il 42% però addirittura da fuori Regione e il 10% dall’estero; oltre il 45% dei visitatori ha soggiornato almeno una notte» ha detto il presidente di Slow Food Burdese.

Piero Sardo, Presidente Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus: «L’Unione Europea sta legiferando nel settore agroalimentare basandosi su uno strano concetto di qualità. Fatto accaduto pochi gorni fa e che riguarda il mondo caseario, il tribunale di Monza ha assolto un’azienda che aveva utilizzato latte in polvere per produrre mozzarella. I giudici hanno recepito una normativa europea ignorando la legge italiana che proibisce l’utilizzo di latte in polvere nei formaggi. Questo testimonia quanto sia forte la pressione che l’industria alimentare esercita sul nostro organismo di governo continentale. Cheese ha una missione importantissima: educare il consumatore e fornirgli informazioni per potersi muovere consapevolmente nel mercato alimentare e dargli la possibilità di distinguere un prodotto di qualità da uno industriale. Dobbiamo armarci per non rimanere prigionieri del sistema del mercato industriale».

Andrea Bairati, Assessore Regionale all’Università, Ricerca e Politiche per l’innovazione ha sottolineato come in questo periodo di crisi economica globale il settore della produzione alimentare di qualità sia in controtendenza e goda di buona salute. Ciò significa che chi pone al centro qualità e attenzione per le esigenze del consumatore, e non solo il profitto, adotta una politica vincente. Bairati ha concluso mettendo in evidenza l’impegno della Regione Piemonte, anche in termini di importanti investimenti (20 milioni di euro), verso l’educazione alimentare, la cultura gastronomica, i saperi locali, l’informazione e la trasparenza e affermando come Cheese sia un modello intelligente di politiche turistiche.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.mangibene.net

mercoledì 3 giugno 2009

Duvall sfida Wal-Mart



l'interprete di «apocalypse now» capeggia una coalizione di conservazionisti

Virginia: riesplode la battaglia del Wilderness

L'attore non vuole la nascita di un mega-store là dove si tenne uno dei più noti scontri della guerra di Secessione

WASHINGTON – Quella del Wilderness, in Virginia, fu una delle battaglie più sanguinose e decisive della Guerra Civile. Per due giorni, il 5 e il 6 maggio 1864, oltre centomila soldati dell’Unione nordista, al comando di Ulysses S. Grant, combatterono contro 61 mila confederati, agli ordini di Robert E. Lee . Fu il primo scontro tra i due generali, così intenso che il sottobosco prese fuoco, bruciando vivi migliaia di uomini. Fu un massacro spaventoso: migliaia di morti e feriti. E fu anche l’inizio della fine per la Confederazione sudista, che da quel momento non ebbe più in mano l’iniziativa.

NUOVA BATTAGLIA - Centoquarantacinque anni dopo, la battaglia del Wilderness non è ancora finita. Il terreno che vide Grant e Lee affrontarsi in un duello da titani è nuovamente teatro di una tenzone tra forze potenti, fortunatamente meno sanguinosa, ma non meno appassionata. Da un lato è Wal-Mart, gigante della distribuzione, decisa a costruire uno dei suoi mega-store proprio all’ingresso della zona protetta, che copre solo il 21% del sito originario della battaglia. Da quello opposto, determinati a difendere il genius loci dell’area e costringere la catena a spostare il progetto di qualche miglio, i cosiddetti “preservationist”, inflessibili custodi della memoria storica del Paese. A guidarli, in un ruolo che richiama molte delle sue esperienze cinematografiche, l’attore Robert Duvall. Quasi un affare di famiglia, per l’indimenticabile protagonista di film come «Il Padrino» o «Apocalypse Now»: Duvall, uno dei pochi divi di Hollywood repubblicano militante, è infatti discendente di Robert E. Lee, che nel 2003 ha anche impersonato in «Gods and Generals» di Ronald Maxwell. «Con le loro tasche piene di soldi – ha detto l’artista in una conferenza stampa -, possono anche permettersi di costruire il centro commerciale un po’ più lontano. Credo nel capitalismo, purché sia combinato con un po’ di sensibilità. Faremo tutto ciò che possiamo per dare una mano, ma la prima cosa è cacciare graziosamente Wal-Mart».

COALIZIONE CONSERVAZIONISTA - A dargli manforte, è una coalizione conservazionista locale e nazionale, che ha visto anche 250 storici da tutte le principali università americane scrivere una lettera al gruppo distributivo, appoggiando l’idea di rilocalizzare il progetto: «Il campo di battaglia del Wilderness è parte indelebile della nostra Storia, il suo terreno è consacrato dal sangue americano versato, non si può semplicemente coprirlo di cemento». Wal-Mart prova a difendere il suo mega-store, che secondo Keith Morris, direttore delle relazioni con il pubblico, «non sarà visibile da nessun punto del campo di battaglia». Morris fa anche notare che esistono già alcuni shopping center, un McDonald’s e un “Seven-11”, «molto più vicini del nostro progetto alla zona protetta». Le dimensioni del mega-store, per ora solo sulla carta, sovrasterebbero però di gran lunga tutte le cose esistenti messe insieme. Robert Duvall guida la carica: «Wal-Mart ha il potere di salvare il campo di battaglia del Wilderness: con una semplice decisione può proteggere questo pezzo fondamentale di storia americana». Non potendo fare «offerte che non possono essere rifiutate», come il consigliori dei Corleone, Tom Hagen, Duvall e i conservazionisti hanno fatto appello alle autorità di Orange County perché blocchino il progetto e dispongano lo spostamento. La decisione è attesa in giugno.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.readthehook.com

martedì 2 giugno 2009

1999-2009: i dieci anni che hanno sconvolto la Terra


I LUOGHI DOVE GLI INTERVENTI DELL'UOMO HANNO MODIFICATO L'AMBIENTE FOTOGRAFATI DALLA NASA


Il lago d'Aral, la foresta amazzonica in Brasile e l'isola artificiale a Dubai: il Mondo non è più lo stesso

Un'isola si forma, un lago si prosciuga, foreste scompaiono: la Nasa documenta sul Web com'è cambiata la nostra Terra nell'ultimo decennio. Con una serie di foto satellitari, incredibili e terribili allo stesso tempo.

DIECI ANNI DI CAMBIAMENTI - In occasione del decimo anniversario del Nasa Earth Observatory, l'organizzazione che cura la pubblicazioni online per la Nasa, il sito rende pubbliche le immagini degli ultimi dieci anni di attività di EOS, il sistema dell'agenzia spaziale americana di satelliti eliosincronici che controllano la superficie del globo. La pagina web documenta nuovi risultati della ricerca sul clima e mostra gli effetti delle catastrofi naturali. Per questa ricorrenza gli scienziati hanno pubblicato uno speciale progetto, denominato "World of Change", "Terra del cambiamento". Divise anno per anno, dal 1999 ad oggi, le immagini satellitari documentano come gli interventi dell'uomo abbiano radicalmente modificato la natura e di conseguenza la faccia del nostro pianeta.

IL LAVORO DELLA NASA - Il Nasa Earth Observatory è la fonte principale di immagini satellitari gratuite e altre informazioni scientifiche riguardo la Terra consultabile dal pubblico. La sua attività si focalizza soprattutto sul clima e l'ambiente. Che possa esistere una pagina online accessibile a tutti come quella dell' "Earth-Observatory", è merito soprattutto degli scienziati della Nasa, Yoram Kaufman e David Herring. Il portale web è un'incredibile biblioteca che contiene una serie di altrettanto eccezionali immagini scattate dall'alto. Una di queste, una spettacolare visuale della Terra a colori, è diventata particolarmente famosa: quella conosciuta come "Blue Marble" è, infatti, anche l'immagine che appare sullo schermo quando si accende l'iPhone della Apple.

LAGO PROSCIUGATO - Visitare il sito della NASA Earth Observatory, è in ogni caso un'esperienza interessante e suggestiva. Oltre a mostrare fotografie della Terra realizzate con tecnologie avanzatissime, il sito propone anche delle gallerie in cui sono raccolte immagini che raccontano eventi climatici e cataclismi di vario genere: dalle tempeste di sabbia agli uragani, dalle banchine di ghiaccio che si staccano agli incendi più devastanti. Uno degli esempi più drastici proposti dalla Nasa è quello che documenta il ritiro delle acque del Lago d'Aral, tra il Kazakhstan e l'Uzbekistan, un tempo considerato il quarto lago più grande del mondo con i suoi 68.000 chilometri quadrati di superficie. Oggi, di questo lago è rimasto ben poco. Da quando negli anni '60 l'allora Unione Sovietica cominciò a deviare gli affluenti più importanti, per irrigare tra l'atro le vaste piantagioni di cotone, il livello del gigantesco specchio d'acqua è in continua discesa.

AMAZZONIA SCOMPARSA - Quanto velocemente l'uomo possa cambiare la faccia della Terra è ben visibile negli scatti satellitari sulle foreste pluviali della provincia brasiliana di Rondônia, in Amazzonia. Il processo di disboscamento sembra inarrestabile, spinto in buona parte dai grandi allevatori di bestiame e dalle multinazionali dell'agroalimentare. Negli ultimi trent'anni, hanno riferito i ricercatori Nasa, sono stati abbattuti in totale 67.764 chilometri quadrati di foresta.

DIGA A LAS VEGAS - A metà degli anni '60 il Colorado River, a nord di Las Vegas, fu sbarrato. Il risultato è stato il Lake Powell: un immenso bacino di raccolta che rifornisce acqua potabile a parti dello Utah, dell'Arizona e persino della lontana California. Inoltre, è diventato famoso per i suoi stabilimenti turistici e sportivi. Sulle foto del satellite della Nasa "Landsat 5", è ancora visibile un lago profondo con rigogliosi affluenti nel 1999. Appena sei anni più tardi la situazione è decisamente cambiata: a causa dei prelievi, il livello dell'acqua è drammaticamente sceso.

PALME A DUBAI - Un'ulteriore esempio di come l'uomo ha deformato il pianeta nel corso dell'ultimo decennio arriva con le immagini scattate su Dubai. Infatti, da qualche anno è in atto la costruzione dell'oramai celebre isola a forma di palma: Jumeira Palm Island, la prima delle tre previste dal progetto. La sequenza proposta dalle foto satellitari svela, dal 2000 ad oggi, come nasce l'isola artificiale dell'extralusso - la più grande isola del mondo mai costruita dall'uomo.

articolo e immagine tratti da www.corriere.it

lunedì 1 giugno 2009

Rifiuti a Palermo, sfiorata rissa in aula



In 400 protestano in piazza Pretoria
Non passa la delibera della giunta sull'aumento del 35% della tarsu. Fuori presidio dei lavoratori dell'Amia

PALERMO - Momenti di tensione tra maggioranza e opposizione nell'aula del consiglio comunale a Palermo dove è in corso la seduta straordinaria con all'ordine del giorno la delibera della giunta di Diego Cammarata sull'aumento del 35% della tassa per i rifiuti (tarsu).

QUASI RISSA - Tra alcuni consiglieri si è sfiorata la rissa dopo che la maggioranza ha proposto di far svolgere la seduta a porte aperte. Davanti al palazzo, in piazza Pretoria, ci sono circa 400 persone, tra operatori dell'Amia (azienda per i rifiuti), dipendenti di società collegate e raccoglitori di ferro e cartone. In piazza è stata sistemata una bancarella che vende aranciate e limoncello. Il municipio è blindato. Ci sono presidi di polizia in tenuta antisommossa, carabinieri e guardia di finanza. Uomini della Digos sono mischiati ai manifestanti per evitare che la tensione aumenti.

NIENTE AUMENTO - Ma alla ripresa dei lavori, è stato scongiurato l'aumento della tarsu. Di fronte all'ostruzionismo dell'opposizione, che non ha accolto la richiesta della maggioranza di centrodestra di ritirare i circa 1.200 emendamenti alla delibera della giunta di Diego Cammarata, il presidente del consiglio comunale, Alberto Campagna, ha chiuso i lavori, in seduta straordinaria, in accordo con i capigruppo. La delibera doveva essere approvata entro domenica, in quanto a mezzanotte scadono i termini per l'approvazione del bilancio di previsione, per cui non non c'è più tempo per una modifica del regolamento sulla tarsu

articolo e immagine tratti da www.corriere.it

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