MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

giovedì 30 aprile 2009



IMMAGINI DAL SATELLITE DELL'AGENZIA SPAZIALE EUROPEA


Il riscaldamento globale ha provocato profonde fratture nel ghiaccio, grossi iceberg alla deriva

MILANO - Le immagini dell' Esa -l' agenzia spaziale europea -mostrano grossi iceberg staccarsi dal «Wilkins ice shelf » (GUARDA), una piattaforma di ghiaccio che si trova nella penisola Antartica. I ricercatori hanno affermato che il «Wilkins ice shelf» -grande quanto la Giamaica- è ha rischio di disgregarsi completamente nelle prossime settimane. La piattaforma è rimasta perlopiù stabile nel corso dell'ultimo secolo, ma ha cominciato a ritrarsi negli anni '90. Il «Wikins ice shelf» era tenuto insieme da un «ponte» di ghiaccio che legava l'isola di Charcot alla terra ferma Antartica. Ma in seguito al crollo del ponte avvenuto nelle scorse settimane, le fratture nel lato nord della piattaforma si sono ampliate e altre si sono formate per l'assestamento del ghiaccio. Secondo i dati del satellite, i primi iceberg si sono staccati venerdì scorso e da allora circa 700 km quadrati di ghiaccio sono caduti in mare.

RISCALDAMENTO GLOBALE - « Ci sono pochi dubbi sul fatto che questi cambiamenti sono il risultato del riscaldamento dell'atmosfera nella penisola Antartica, che è stato più rapido nell'emisfero sud», ha affermato David Vaughan, ricercatore del British Antarctic Survey. « Otto piattaforme di ghiaccio lungo la penisola Antartica hanno mostrato segni di rottura negli ultimi decenni e il distaccamento del «Wilkins ice shelf» è l'ultimo e il più grande della serie» spiega lo scienziato. La piattaforma ha perso il 14 % della sua massa nel corso dello scorso anno. Secondo i dati, negli ultimi 50 anni le temperature medie nella penisola Antartica sono aumentate di due gradi e mezzo, un aumento superiore alla media globale. Nelle prossime settimane gli scienziati ritengono che il «Wikins ice shelf» perderà circa 3,3370 km quadrati di ghiaccio, un'area grande quasi quanto il Lussemburgo. La rottura delle piattaforme antartiche non provoca in sé l'aumento del livello degli oceani, perché il ghiaccio non si scioglie ma continua a galleggiare, ma insieme all'aumento della temperatura dell'acqua è un importante indicatore del cambiamento climatico in atto nel pianeta.

immagine e testo tratti da www.corriere.it

mercoledì 29 aprile 2009

Enti locali, scatta l'allarme derivati


Procure attive anche in Toscana. Corte dei conti, faro su Roma e Napoli
L'ipotesi di reato è truffa aggravata ai danni del Comune lombardo. Avviate altre indagini

inchieste da Milano a Taranto
Sequestrati beni e conti per 470 milioni di euro, 10 banchieri indagati, 4 istituti coinvolti

MILANO - Oltre 470 milioni di euro sequestrati, quattro banche coinvolte per responsabilità oggettiva, 10 banchieri indagati, tra i quali Tommaso Zibordi (Deustche Bank), Gaetano Bassolino (Ubs), Marco Santarcangelo (Depfa Bank), Simone Rondelli e Creanza Antonia (entrambi di Jp Morgan) e due funzionari del Comune di Milano, Giorgio Porta (ex city manager) e Mauro Mauri (consulente esterno), accusati di aver "parteggiato" per le banche. Sono questi i numeri dell'inchiesta condotta dal pm Alfredo Robledo, che promette di far da scuola guida per le altre storiacce di derivati disseminate qua e là per l'Italia.


L'ipotesi di reato è la truffa aggravata. Le banche avrebbero trattato il Comune di Milano come un investitore esperto e non, come vuole la legislazione inglese (quella dei contratti), alla stregua di uno sprovveduto cittadino. E lo avrebbero truffato nascondendo le loro commissioni all'interno dei prodotti derivati stipulati a margine di una emissione obbligazionaria da 1,7 miliardi. Da qui il sequestro di denaro, azioni e immobili corrispondenti al valore dei contratti indebitamente ottenuti: 84,6 milioni a Deutsche Bank, 75,8 milioni a Ubs, 92,3 milioni a Jp Morgan, ma anche 81,6 milioni a Porta e 52,6 milioni a Mauri.

L'inchiesta era nata su iniziativa della Procura di Milano e aveva trovato eco in un esposto del vicepresidente del consiglio comunale, Davide Corritore (Pd). Ora tutti i Comuni, le Province e le Regioni, con in pancia un derivato, guardano con estremo interesse all'evolversi della situazione milanese.

La procura di Torino ha aperto un'inchiesta sui derivati del Comune e della Regione dopo un esposto dell'europarlamentare della Lega, Mario Borghezio. Il Comune di Torino ha firmato derivati fino all'inizio del 2006, e su un debito di 1,14 miliardi, il buco è di circa 100 milioni. L'emissione della Regione è di 1,8 miliardi, ma non ha derivati connessi.

A Firenze, il pm Gabriele Mazzotta sta verificando la presenza di commissioni occulte nelle frequenti rinegoziazioni di oltre 130 contratti per 1,6 miliardi stipulati dalla Regione Toscana e da undici Comuni (tra cui Firenze) con otto banche italiane e sei straniere (Carifi, Monte dei Paschi e Banca Toscana, Unicredit, Rolo Banca, Bnl, Dexia e Banca Opi, Merril Lynch, Deutsche Bank, Bnp Paribas, Società Generale, JpMorgan Chase Bank e Abn Amro Bank).

In Puglia, la procura di Taranto (pm Remo Epifani) ha aperto un fascicolo sui derivati stipulati dal Comune con Bnl e ha preso di mira alcuni dirigenti che hanno autorizzato gli swap. L'indagine è nata da uno stralcio dell'inchiesta madre sull'emissione dei Boc, i Buoni ordinari comunali, collegata al prestito di 250 milioni di euro che il comune ionico, sprofondato nel baratro del dissesto nel 2006, stipulò con banca Opi.

Fin qui le inchieste penali, ma sono numerosi i fronti aperti dalla Corte dei Conti. A Napoli, i magistrati contabili hanno acceso un faro sui Boc del Comune, contratti nel 2004 per 400 milioni e rinegoziati un anno dopo con quattro operazioni di swap per un totale di oltre 538 milioni, e hanno evidenziato irregolarità nell'uso dei derivati in alcuni Comuni: Pozzuoli, Benevento, Piedimonte Matese, Orta di Atella, Alvignano.

Nel Lazio, la Corte dei conti ha avviato accertamenti preventivi sul Comune di Roma e una vera e propria istruttoria sulla Regione, in particolare sull'operato prima, del governatore di centrosinistra Piero Badaloni (1995-2000) e, poi, sotto il governo di centrodestra di Francesco Storace (2000-2005). Anche in Puglia non mancano i comuni monitorati dai magistrati contabili: Foggia, Brindisi, Lecce, ma anche realtà più piccole come Fasano e Francavilla Fontana.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.politinistri.it

martedì 28 aprile 2009

Castel Volturno, via il sindaco anticamorra


Getta la spugna il pm Francesco Nuzzo, primo cittadino del paese
che nel 2008 è stato teatro della strage in cui furono uccisi sei immigrati

"Lasciato solo, ora i clan brinderanno"


CASTEL VOLTURNO (CASERTA) - Getta la spugna il sindaco di Castel Volturno, terra di frontiera e roccaforte della camorra più spietata. Francesco Nuzzo, magistrato, pm in servizio alla procura di Brescia, abbandona, logorato dalla solitudine di fronte ai rischi patiti nella lotta ai clan, e dai "litigi continui" nella maggioranza di centrosinistra, costituita da Pd e due liste civiche che lo sostenevano. La coalizione si è sfaldata proprio alla vigilia dell'approvazione di tre fondamentali provvedimenti: il piano urbanistico territoriale, il piano per il commercio e il piano spiaggia. "Provvedimenti" ha detto Nuzzo, "che la città attende da decenni, e ora mi vengono a chiedere posti per figli, mogli e mariti".

Le "dimissioni sono irrevocabili" fa sapere Nuzzo, "e non penso di continuare l'attività politica". Aggiunge: "Sono profondamente amareggiato, adesso la camorra potrà stappare bottiglie di champagne. Continuerò in altre forme il mio impegno civile" dice il sindaco dimissionario che annuncia un libro-dossier: "Sarà un atto d'accusa".

Il magistrato prestato alla politica se ne va sbattendo la porta. Era stato eletto nell'aprile 2005 alla testa di una maggioranza composta da Ds, Margherita e due liste civiche. Anni difficili alla guida del Comune del litorale domiziano, territorio strategico per gli affari dei Casalesi e assediato da un'emergenza sociale: a fronte di 20 mila abitanti, vivono circa 15 mila immigrati, per lo più irregolari tra i quali è infiltrata la mafia nigeriana che controlla prostituzione e traffico di droga. La tensione è scoppiata nel settembre dell'anno scorso in una mattanza di cui rimasero vittime sei immigrati del Ghana.

"Mi hanno lasciato quasi sempre solo nei momenti difficili di questi anni". Nuzzo fa intendere che ai suoi danni c'è stata una congiura ordita con la complicità della sua stessa maggioranza. "Ho solo un rammarico. Ed è per i cittadini di Castel Volturno che mi hanno onorato della loro fiducia. Non ho mai confuso la funzione esercitata con interessi personali". Nuzzo ha ricevuto la telefonata dal governatore Bassolino e incassato la solidarietà di Claudio Fava. Fra venti giorni l'arrivo del commissario prefettizio.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www5.asmenet.it

lunedì 27 aprile 2009

Dipendente in malattia «beccata» mentre usa Facebook: licenziata


LA DENUNCIA: «L'AZIENDA CI SPIAVA TRAMITE UNA FALSA RICHIESTA D'AMICIZIA SUL SITO»

Una 31enne di Basilea ha perso il posto: «Chi è in grado di navigare in Rete, può anche lavorare»

Una dipendente della nota compagnia di assicurazioni svizzera Nationale Suisse si è data malata per un giorno. La causa, una forte emicrania. Tuttavia, il datore di lavoro ha scoperto che la donna navigava su Facebook, e l'ha licenziata in tronco. La motivazione: «Chi è in grado di navigare in Rete, può anche lavorare». Ma allora, che cosa può o non può fare un dipendente mentre si trova a casa in malattia? Deve evitare tutte le attività e restare tassativamente a riposo a letto? Anzi, nemmeno stando a letto con il computer sulle ginocchia può sentirsi al sicuro? Il caso svizzero mostra a quali difficoltà può andare incontro un dipendente assente per malattia che però è attivo sul web ed è visibile dai colleghi di lavoro.

IL LICENZIAMENTO - Il fatto risale allo scorso novembre, ed è stato reso noto in questi giorni dal giornale elvetico online «20 Minuten». La 31enne di Basilea era rimasta a casa per un giorno. Aveva detto di non poter stare davanti allo schermo al computer per via di una forte emicrania, e di aver bisogno di stare al buio. Ma qualcuno, dalla ditta, l'ha vista attiva su Facebook. Una settimana dopo, il datore di lavoro l'ha convocata nel suo ufficio: «Deve lasciare la società. Ha cinque minuti di tempo per prendere le sue cose e uscire». Alle rimostranze della donna, la risposta del capo e del responsabile dell'ufficio personale è stata: «Chi naviga in Rete, può anche venire al lavoro». «L'abuso di fiducia, più che l'attività su Facebook, ha portato all'interruzione del contratto di lavoro», ha poi precisato la società in un comunicato. Questo fatto, ha aggiunto la compagnia Nationale Suisse, ha distrutto la sua credibilità come dipendente.

LA RICHIESTA DI AMICIZIA - La donna, di cui non è stato rivelato il nome, ha detto a «20 Minuten» online che a causa dell'emicrania non riusciva neppure a camminare avanti e indietro per casa, e che si è messa navigare su Facebook stando sdraiata sul letto, col suo telefonino iPhone. Inoltre, ha accusato il datore di lavoro di aver spiato per un lungo periodo sia lei che altri dipendenti: due settimane prima avrebbe ricevuto una richiesta d'amicizia da una fantomatica «Hannelore Müller». Anche ad altri suoi colleghi sarebbe arrivata la richiesta di questa misteriosa donna che non aveva foto online, ed è improvvisamente sparita poco dopo il licenziamento. Nationale Suisse ha respinto l'accusa di spionaggio, dicendo che l'attività della dipendente su Facebook mentre era a casa in malattia era stata intercettata da un collega «per caso». Ora l'accesso al social network è stato completamente bloccato in azienda. La donna, che in ogni caso non vuole più far ritorno dal suo ex datore di lavoro, ha ammesso infine: «Facebook per me oramai è morto».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.blogs.zdnet.com

domenica 26 aprile 2009

I consumi tradiscono le famiglie povere


I poveri non vivono né nel passato né altrove. In Toscana sono povere 34.500 famiglie su 1.534.740, il 2,2% del totale. Non stanno sotto i ponti, sono i vicini di casa di cui non indoviniamo la fatica di vivere e mantenere un´apparenza dignitosa. Quelli che non raggiungono un reddito tale da garantire a sé e ai propri figli una vita dentro gli standard comuni e che si arrabattano non per andare in pizzeria ma per mettere insieme il pranzo con la cena e assicurare le cure ai figli. Una lotta al millimetro perché non hanno abbastanza per impossessarsi del paniere dei beni ritenuti indispensabili. L´unica consolazione è che se, secondo il calcolo Istat di fine 2007, la media dei poveri in Italia è del 4,1%, in Toscana, secondo l´Irpet, alla stessa data i poveri si fermano al 2,2% del totale. Ma non c´erano i licenziamenti. «Adesso va molto peggio», avverte il ricercatore Irpet Nicola Sciclone.
Fino alla crisi, spiega il ricercatore, «in Toscana troviamo una distribuzione del reddito più equilibrata, il sistema delle piccole e medie imprese garantisce più entrate in una sola famiglia». Se i dati peggiori arrivano dal sud (il 5,8% di poveri), il nord si attesta sul 3,5% e il centro al 2,9%, la Toscana scende al 2,2%. Comunque 35 mila famiglie che fanno una fatica cane a vivere sono tante, troppe. Di chi si tratta? «Non necessariamente dei più vecchi», sfata il mito Sciclone spiegando che tra gli over 65 i single costituiscono il 3,3% dei nuovi poveri, quelli in coppia senza figli il 2,3%, ma che le coppie con tre figli o più sono il 4,2% e i single tra i 35 e i 64 addirittura il 5,4%.

«Ciò dimostra - dice - che tutte le politiche adottate dal governo sono sbagliate perchè rivolte soprattutto a favore degli anziani, dalla social card all´abolizione dell´Ici, essendo gli anziani più numerosi tra i proprietari di case». Adesso la schiera dei giovani in difficoltà aumenta, l´Irpet prevede 35.000 posti di lavoro in meno entro il 2009. Mario Romei è un esempio: ha 36 anni e il lavoro lo ha perso già. Fa parte di chi non c´era abituato e, anzi, non stava male, ora deve fare una bella capriola per cambiare prospettiva.

Diplomato e fino a poco tempo fa sicurissimo del suo lavoro di progettista per il Pignone alla Inseco, la ditta di Scandicci che è fallita licenziando 50 ingegneri e tecnici, Romei pensava di comprarsi casa, ora è senza una lira di stipendio o ammortizzatori da gennaio, dilapida i pochi risparmi e fa i conti: «500 euro l´affitto della casa divisa con un´amica, con le bollette sono 6 o 700 euro di spese fisse al mese. Non trovo nessun altro lavoro. Niente auto, mi faccio la frittata con tre uova e un po´ di zucchine invece della carne, la spesa è una gimkana tra offerte Coop e discount. Ho avuto bisogno degli esame del sangue e sono andato a offrirlo. Così non ho speso, ho avuto gli esami base e ho fatto un´azione buona. Mi arrangio».

E´ prevedibile che le famiglie povere aumentino, avverte Sciclone. Quella di Giuseppe Rinato è già dentro la spirale. Giuseppe ha 43 anni moglie e figli a carico: «Lavoravo alla ditta di marmi Lastri di Ponte a Niccheri, ci hanno licenziato. Credevo di trovare subito un altro posto, sono operaio specializzato. Mi sbattezzo, vado a cercare dappertutto, anche dal fornaio. Mi dicono che non è il momento. Il resto della giornata lo passo con la bimba di sei anni e a leggere i giornalini Coop, Esselunga, Penny market per scovare le offerte e fare la spesa di conseguenza. Comincio a essere terrorizzato. Ho chiesto il sussidio di disoccupazione, per ora non arriva, sono però 700 euro al mese e ci dobbiamo vivere in tre».
Brutta situazione anche perché si parte da una base già bassa. I redditi in Toscana, racconta l´Irpet, sono aumentati tra il 2001 e il 2006 dello 0,3% l´anno, quelli da lavoro dipendente sono al palo del più 0,5% l´anno negli ultimi sei anni. Lo sa bene quanto siano bassi i salari Elisabetta Stacchini. Fa l´assistente domiciliare a Prato, da sola con una figlia di 15 a un figlio di 11 anni che vanno a scuola, 950 euro di salario, più 200 di assegni familiari e 250 di mutuo. «Spesso non ci dormo la notte, a volte ho perfino chiesto aiuto ai servizi sociali, ma mi vergogno. Vorrei andare avanti da me. I ragazzi sono bravi, mangiano di tutto, ma crescono e chiedono le cose degli altri: si sentono rispondere più no che sì. Per fortuna ci piace la verdura, ma è cara anche quella. Non ci si piange addosso, ci si abitua ma è veramente faticoso».

I contributi della Regione per chi ha perso il lavoro


articolo tratto da www.firenze.repubblica.it
immagine tratta da www.risodegliangeli.corriere.it

sabato 25 aprile 2009



Non lasciare che il Parlamento Europeo blocchi Internet! Non ci sarà modo di tornare indietro! Agisci ora!

L’accesso a Internet non dev’essere condizionato

…e non è solo per la possibilità di praticare P2P, è per la vita in generale!

Ogni persona che ha un proprio sito Internet ha interesse a difendere il libero utilizzo di Internet… così ogni persona che usa Google o Skype… ognuno che esprime liberamente le proprie opinioni così come chi esegue ricerche di qualsiasi tipo, per problemi di salute o per studio, per fare shopping online… per fare nuove conoscenze online… ascoltare la musica… guardare video…

Noi crediamo in un Internet libero – e tu?

L’Internet che noi conosciamo è a rischio per una proposta di legge che il Parlamento Europeo voterà a fine aprile. In base alla nuova proposta di legge, infatti, i provider saranno legalmente autorizzati a limitare il numero dei siti che tu potrai guardare, e a dirti se ti sarà permesso o meno di utilizzare particolari servizi. Questa verrà presentata come “una nuova opzione per il consumatore” all’interno della quale la gente potrà scegliere. Alle persone verranno offerti dei pacchetti simili a quelli per la pay-tv all’interno dei quali scegliere, ognuno di essi ti offrirà un limitato numero di opzioni a cui potrai avere accesso.

Vuol dire che Internet verrà diviso in tante piccole parti e la tua possibilità di accedervi e pubblicare dei contenuti potrebbe essere seriamente limitata. Questo sicuramente segnerà la fine del libero sharing online. Saranno create vere e proprie porzioni di Internet che non ci consentiranno mai di utilizzarlo nello stesso modo in cui è possibile oggi. Tutto questo perché Internet ora sta permettendo scambi tra le persone che non possono essere controllati o “facilitati” da nessun intermediario (ne dagli stati, ne dalle multinazionali) e mentre questo migliora la vita dei cittadini allo stesso tempo comporta una perdita di potere e di controllo per le grandi industrie. Ecco il motivo per cui queste stanno facendo pressione sui politici affinchè attuino questi cambiamenti.

La scusa è di controllare il flusso della musica, dei film e del materiale di intrattenimento che viene liberamente condiviso attraverso la pirateria e il downloading gratis, usando per esempio P2P file-sharing. In ogni caso, le reali vittime di questo piano saranno tutte le persone che usano Internet e l'accesso democrativo e indipendente alle informazioni, alla cultura e ai vantaggi che la rete offre.

Pensa a come usi Internet! Cosa comporterebbe per te se il libero accesso al web venisse tolto?

Internet è ormai fondamentale per vivere e per scegliere liberamente. E’ importante per acquistare prodotti a prezzi vantaggiosi, prenotare biglietti per concerti ed eventi, vacanze, sbrigare commissioni bancarie, seguire i propri affari, reperire materiale utile per gli studi, trovare un lavoro, un appartamento ecc… è anche importante per il tempo libero e il divertimento, ti permette di metterti d’accordo coi tuoi amici senza usare il telefono, chattare e fare nuove conoscenze, organizzare eventi, ascoltare musica, vedere video di intrattenimento, giocare in società ed avere una seconda vita. E’ un mezzo per esprimere te stesso, collaborare, condividere, innovare, stimolare nuove idee per gli affari, cercare nuovi mercati, crear la tua fortuna.

E’ l’economia – stupido!
Milioni di europei ora dipendono da Internet, direttamente o indirettamente, per le loro condizioni di vita. Togliendolo, sminuzzandolo, limitandolo e ponendo delle condizioni per il suo utilizzo, si avrà un impatto notevole sui redditi delle persone. E viste le attuali condizioni economiche questo sarebbe da evitare.

Se i tuoi affari dipendono da Internet è necessario che tu agisca subito!
Prova solo a pensare – come funziona il tuo indirizzo Internet ora? A meno che le persone non avranno il tuo indirizzo nel loro “pacchettino” web a disposizione non potranno trovarti!

Questo significa che non potranno comprare, o prenotare, o registrarsi sul tuo sito, non potranno nemmeno vedere che sei sul web. La tua attività non potrà più trovare fornitori di nicchia e confrontare i prezzi. Sì, Amazon e una selezionata minoranza saranno a posto, saranno “i prescelti” del pacchetto. Ma la tua pubblicità su Google o su qualunque altro sito web perderà incredibilmente di efficacia. Skype potrebbe essere bloccato. In Germania è già stato bloccato. Piccole società potrebbero letteralmente sparire, in particolare i liberi professionisti, gli specialisti di alcuni settori, gli operatori di nicchia e di artigianato.

Questo sta accadendo perché i grandi imperi dei media stanno combattendo contro Internet, ci stanno provando di nuovo! Pensano che se riescono a limitare l’accesso a Internet riusciranno a portarci indietro ad un’epoca in cui l’intrattenimento di massa derivava solo da loro e solo a loro andavano i grandi incassi della pubblicità. Il mondo tornerà un posto formato da comunità locali – e non più un mercato globale connesso, dove non solo le grandi multinazionali hanno possibilità.

Se non facciamo qualcosa ora potremmo perdere la libertà e il libero uso del web. La nostra libertà di scelta (scelta di informazioni, mercato, cultura e divertimento) sarà mutilata.

La proposta dell’Unione Europea rappresenta un enorme rischio per il nostro futuro. Hanno intenzione di farla diventare legge a tutti gli effetti e una volta che questo avverrà non potremo più tornare indietro. Le persone (e perfino i membri del Parlamento Europeo che la stanno votando) non sembrano rendersi conto di tutte le implicazioni che questa legge comporterà – forse perché è veramente complesso da capire – e i cambiamenti legali che son mascherati nel “Pacchetto Telecom” che vorrebbe lasciar tranquille le persone convincendole si tratti solo di cambiamenti per le industrie.

In ogni caso, in realtà, ciò che viene nascosto alle persone è che il pacchetto cambierà profondamente tutto il web in futuro! Il testo che riguarda i tuoi diritti di accedere e distribuire contenuti, servizi e applicazioni è stato eliminato. E il testo che lo sta sostituendo dice che il provider dovrà informarti delle limitazioni, o restrizioni che saranno applicate alla tua connessione. Versioni alternative della legge parlano di “condizioni” – ed è stato proposto che tu venga informato delle condizioni di utilizzo del web.

Questo viene affermato in modo che suoni bene – viene presentato per dare l’idea di trasparenza – se non fosse che, a pensarci attentamente, significa che il tuo provider avrà legalmente diritto di scegliere quali restrizioni imporre al tuo accesso e quali condizioni, altrimenti perché avrebbero bisogno di informarti? Se gli emendamenti del “Pachetto Telecom” verranno votati il cambiamento sarà irreversibile.

La posta in gioco è alta per tutti noi! Dobbiamo agire per salvare Internet!

articolo tratto da www.blackouteurope.eu
immagine e video tratto da www.youtube.com

venerdì 24 aprile 2009

Fannulloni, la Toscana sfida Brunetta



La Regione pensa a una legge per opporsi alle norme "anti-fannulloni" del ministro Renato Brunetta. Almeno nella parte in cui vengono tagliati ai dipendenti pubblici i permessi per andare a donare il sangue, per maternità e assemblee sindacali.

FIRENZE. La Regione farà una legge anti-Brunetta. Lo ha promesso il vicepresidente Federico Gelli ad una delegazione di dipendenti regionali. Giù le mani dalla Casta? «Macché Casta, sarà una legge per cancellare le norme di Brunetta che violano sacrosanti diritti dei lavoratori», spiega Gelli.

«Un conto è colpire i fannulloni e tutt’altra cosa è buttare via con l’acqua sporca anche il bambino», si accalora Gelli. Entro la fine del mese la proposta di legge verrà presentata ai sindacati. Che esultano: «Si tratta sicuramente di un fatto positivo. Ora speriamo che la legge venga approvata e che non ci siano ricorsi e contese con il governo centrale», spiega Andrea Brachi, responsabile della Cgil toscana per la funzione pubblica.

Gelli sa bene di rischiare di sentirsi dire: «Ma cosa fai, difendi i fannulloni?». Lui, però, incalza: «In Regione i fannulloni li abbiamo sempre combattuti, motivando i dipendenti. La cura Brunetta consiste invece nel combattere l’assenteismo tagliando stipendio e diritti, anche di chi, ed è la stragrande maggioranza, fa il suo dovere».

Diktat di Brunetta. Quella di Brunetta - la cosidetta legge 133 - è in effetti una cura da cavallo: nei primi dieci giorni di assenza per malattia ai dipendenti pubblici (in Toscana sono 100mila circa, di cui 3.400 quelli regionali) viene decurtata una parte dello stipendio. Decurtazione che viene applicata anche a chi intende usufruire di diritti e permessi come quelli politici e sindacali, il congedo per maternità, la donazione di sangue, l’assistenza dei figli piccoli.

Malattia e permessi. La cura Brunetta è racchiusa in due commi: l’1 riguarda la malattia e il 5 le assenze per permessi, diritti e congedi di maternità. «Il comma 5 si presta a varie interpretazioni e insiste su ambiti di competenza della Regione, che pertanto può legiferare in materia. Cosa che non può fare per il comma 1», spiega Massimo Rasile, responsabile autonomie locali della Cgil toscana. Cerchiamo di capirci qualcosa. Partendo dal primo comma della legge Brunetta.

E’ vero che sono diminuite le assenze per malattia (vedi articolo a parte). Ma la ragione non è l’effetto annuncio di Brunetta, ma il timore di perdere un bel gruzzolo di euro a fine mese. Se un dipendente infatti si ammala, nei primi dieci giorni gli viene decurtata la parte variabile dello stipendio. «Una decurtazione che per una giornata di malattia può oscillare dai 20 ai 120 euro, a seconda se uno fa il commesso o il dirigente», spiega Gelli.

Mezzo stipendio perso. Esempi? Luisa Forni (nome di comodo) è una dirigente che in busta paga guadagna 3400 euro e si vede decurtati 140 euro al giorno. Per dieci giorni sono mezzo stipendio. Si racconta anche di un dirigente che si è fatto male ad una gamba in servizio, ha avuto 20 giorni di malattia e alla fine del mese in busta paga si è ritrovato con la brutta sorpresa di 900 euro in meno. «Basta prendere un’influenza e si vede la busta paga ridotta. In tempi di crisi economica è un colpo inaccettabile al livello salariale dei pubblici dipendenti», spiega Brachi. Che riferisce di una dipendente che doveva stare a casa due giorni per una scintilligrafia ossea: «E’ andata a lavorare lo stesso perché guadagna 1200 euro e non poteva perderne 80».

Permessi decurtati. Poi c’è il comma cinque. Quello delle assenze giustificate. Per ragioni politiche: un dipendente che ad esempio è consigliere comunale. Per ragioni sindacali: la partecipazione ad assemblee. Per congedo maternità. Per assistere bimbi piccoli. Per donare il sangue. Brunetta non cancella i permessi e i diritti, ma lo stipendio. O meglio la parte variabile (indennità eccetera). Un esempio? Andrea Orlandi, autista di Gelli: «Sono andato due volte a donare il sangue e mi sono visto lo stipendio decurtato di 40 euro».

Su cosa si basa la legge. E’ su questa parte della legge Brunetta, che si presta peraltro a diverse interpretazioni (c’è chi fa il duro e chi meno), che la Regione intende intervenire. «Pensiamo di poterlo fare in nome del principio dell’autonomia dell’organizzazione del personale. Che è competenza della Regione», assicura Gelli.
Ora la parola è ai giuristi regionali. Dovranno elaborare un testo per «depotenziare gli effetti della legge Brunetta» che non presti il fianco a possibili ricorsi da parte del governo nell’e nnesimo braccio di ferro tra Roma e Firenze...

articolo tratto da www.iltirreno.gelocal.it
immagine tratta da www.po-net.prato.it

giovedì 23 aprile 2009

Il manager dei mutui si impicca in cantina


Era a capo di Freddie Mac: la Sec indagava su di lui
FRANCESCO SEMPRINI
NEW YORK
David Kellerman, direttore finanziario del colosso paragovernativo dei mutui Freddie Mac, è morto. L’hanno trovato impiccato nel sottoscala della sua abitazione di Reston, cittadina della Virginia non lontana dalla capitale Washington D.C. L’ipotesi più accreditata è quella del suicidio, ha riferito alla polizia la moglie del manager, Donna: le forze dell’ordine non hanno riscontrato segni di scasso o indizi che avvalorino l’ipotesi di un delitto. Gli inquirenti, dopo aver indagato su possibili problemi personali di Kellerman, battono ora la pista professionale. David aveva 41 anni, da sedici lavorava in Freddie Mac. Importante è stato il suo contributo nella ricostruzione dell’impianto contabile nel 2003, dopo i gravi scandali finanziari di Wall Street. E a settembre 2008, quando l’agenzia venne salvata dal fallimento con un’iniezione diretta di capitali del governo, per Kellerman arrivò la nomina a direttore finanziario. Come per la gemella Fannie Mae, l’acquisizione del controllo da parte delle autorità federali per evitare il collasso dovuto alla crisi del mercato immobiliare e dei mutui, provocò in Freddie Mac un terremoto ai vertici. Sulla crisi della società definita in gergo tecnico «Government sponsored enterprise (Gse)» e sullo scampato crollo costato 30,8 miliardi di dollari ai contribuenti americani (oltre ai 15,2 di Fannie Mae), hanno aperto un’inchiesta la Sec (Consob Usa) e il dipartimento di Giustizia. Gli inquirenti hanno interrogato molti dipendenti del colosso paragovernativo per accertare eventuali violazioni.

Di recente la stessa società ha reso noto di aver ricevuto un’ingiunzione dalla procura newyorkese per la trasmissione di bilanci e informative sulla governance aziendale. L’ingiunzione è stata poi ritirata e gli atti trasferiti alla procura della Virginia, per questioni di competenza territoriale, visto che Freddie Mac ha sede a McLean. Secondo fonti vicine alla vicenda sembra che una parte dei conti sui quali Sec e Giustizia stanno investigando fossero sottoposti al controllo di Kellerman, ma sino ad oggi non «non ci sono prove di frodi». Il ministro della Giustizia, Eric Holder, ha detto di «non avere idea» se si tratti di un gesto legato in qualche modo alle inchieste. In una nota divulgata dalla società invece, l’amministratore delegato ad interim, John Koskinen, spiega che «la famiglia Freddie Mac è profondamente rattristata per la scomparsa di un uomo di grande integrità etica e devozione professionale». «Rattristato» si è detto anche il ministro del Tesoro, Timothy Geitner. Qualsiasi sia la motivazione, l’estremo gesto di Kellerman ha colto tutti di sorpresa: nessuno aveva mai notato segni di ansia o depressione nel manager.

Il fatto è avvenuto nella notte: alle 4 e 48 del mattino la polizia rispnde a una chiamata che proviene dacasa Kellerman. Al loro arrivo, gli agenti sono scesi nel seminterrato dove hanno trovato il corpo senza vita dell’uomo che oltre alla moglie lascia una figlia di cinque anni di nome Grace. È lunga lista dei manager che si sono tolti la vita a causa della crisi finanziaria: dal re del cemento di Chicago, Stephen Good, al miliardario tedesco Adolf Merkle, che si è buttato sotto un treno dopo una maxiperdita di 750 milioni di dollari in borsa, il money manager francese Thierry de la Villehuchet, saltato dalla finestra del suo ufficio su Madison Avenue a New York dopo aver visto bruciati i soldi dei suoi clienti affidati a Bernie Madoff. Ma c’è anche gente comune: la scorsa settimana un uomo del Maryland ha ucciso moglie e tre figli e si é tolto la vita schiacciato dal peso dei debiti. Ieri in un albergo di Baltimora un avvocato immobiliare di New York ha ucciso la famiglia e si è tolto la vita: il suo nome potrebbe essere legato a un’inchiesta della procura newyorkese su una truffa gestita col famigerato schema Ponzi.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.hacu.net

mercoledì 22 aprile 2009

BASTA!!!




Capita di rado che le classi subalterne riescano a imporre una legge a propria tutela. Di solito le leggi le ispirano e le votano le classi dirigenti. Su misura per se stesse. Poi però, nello Stato liberale di diritto, le osservano. Perché sono le «loro leggi». E, se qualcuno le infrange, lo puniscono severamente. Nel regimetto italiota, le classi dirigenti non rispettano nemmeno le loro leggi. E, quando vengono sorprese a infrangerle, le cambiano. Il governo Al Tappone-3, in un anno, è riuscito a rinviare sine die la class action. A tentare una legge salva-bancarottieri. A proporre un condono preventivo («piano casa») per i futuri abusivisti edilizi. A depenalizzare la colpa medica. Intanto il premier va in Abruzzo e assolve preventivamente i costruttori che usano sabbia e merda al posto del calcestruzzo perché «un costruttore che in zona sismica risparmi su ferro e cemento è inimmaginabile, dovrebbe essere un pazzo e un delinquente», dunque inutile fare inchieste sulle case crollate perché «penso che possano stabilire che non ci sono responsabilità» e comunque «ritardano la ricostruzione». Poi, con la scusa del terremoto, medita un altro scudo fiscale per sanare evasioni fiscali e capitali sporchi all’estero. E, già che c’è, infila un codicillo che salva gli imprenditori che ammazzano i lavoratori in fabbrica e in cantiere. Il perché lo spiega, sempre dall’Aquila, con disarmante franchezza: «Mio padre mi diceva sempre che, se vuoi fare del male, hai tre scelte: puoi fare il dentista, il pm o il delinquente». Lui infatti ha scelto di non fare né il dentista né il pm.

Sto leggendo tre libri, “ Basta” di Naish, Lynas “Sei Gradi”, ve lo consiglio, e poi l’ultimo di Stiglitz, per tirarci su un po’ il morale. Li leggo tutti e tre contemporaneamente, un po’ di confusione, scusate!
Stiglitz mi manda il suo libro, 3.000 miliardi di dollari è costata la guerra agli americani, perché sono entrati in guerra in Iraq e, contemporaneamente, hanno abbassato le tasse e quindi il debito è andato a mille. Ci spiega come mai, cosa c’è sotto, quando devono ancora pagare, la crisi e tutto. E’ interessante che un Nobel mi mandi un suo libro e poi ci mandi un post da leggere sul nostro blog, è fantastico, un premio Nobel per l’economia, consulente di Obama, quindi è un uomo straordinario che condivide tutto quello che facciamo. E’ pazzesco, ora comincio un po’ a montarmi la testa, perché condivide le liste civiche dal basso, il cambiamento, l’efficienza energetica, le rinnovabili, i rifiuti zero, lui ha calcolato che negli Stati Uniti, se mettessero a posto gli edifici a efficienza energetica, creerebbero 100 /200.000 posti di lavoro in poco tempo, dei redditi entro il 2012 fino a 3 o 4 miliardi di dollari, posti nuovi. Qui non è crisi: bisogna cambiare, la parola crisi è sbagliata, è il cambiamento, stiamo in mezzo a un cambiamento epocale straordinario, bisogna pensare un po’ alla grande, io penso alla grande però poi vado un in crisi perché mi tocca battagliare, sto sui coglioni a tutti, mando a fare in culo tutti: lo so, insomma sono diventato con un caratteraccio, ma dovete anche capire che siamo in un momento in cui non si riesce più a sapere la verità, te la puoi solo immaginare. Sono tentato di lasciarmi un po’ andare a questa deriva da fogna e leggere - non so - il Giornale, Libero, Il Foglio, questa fogna, lasciarmi galleggiare lì in questa merda informatica così, perché sarebbe bello, potrei anche rilassarmi, i miei valori della bile entrerebbero nella norma, mi potrebbero anche sorridere in casa. Non vedete che qua sono in casa mia e non c’è nessuno, mi lasciano anche da solo, anche Ciro ha dei momenti in cui mi guarda così, come dire.. e allora sarebbe bello lasciarsi un po’ andare alla deriva, ballare sul Titanic, che bello ballare sul Titanic! Emotivamente sarebbe straordinario! Ma comincio a vederli in un altro modo questi: i delinquenti in Parlamento, in delinquenti nella Borsa, i delinquenti nelle banche se ci sono ci sarà un motivo! Comincio un po’ a affezionarmici a questa gente qua, che bello sarebbe essere un po’ ebeti, un po’ così come Giordano, come questi titolari dell’informazione che dovrebbero farla loro l’informazione e io dovrei fare così, ogni tanto controllare, ma l’informazione è quella che vediamo: sono i Grandi Fratelli, sono queste cose qui straordinarie, per l’amor del cielo! E poi vedere questi minimi tentativi ogni tanto subito bloccati, anche il povero Silvan non faceva una battuta dal 1951, ne ha fatta una nella sua vita e una specie di suora gliel'ha cassata lì, giustificando tutta la struttura che non era d’accordo sulla battuta.. siamo a dei livelli per cui la RAI è diventata a dei livelli vergognosi! Questo monumento di 11.000 persone messe lì che sono parenti, amici degli amici, fratelli, sorelle, figli di, l’abbiamo pubblicato sul blog, andatevela a vedere la conigliera RAI! E allora abbiamo ormai questo delirio su qualsiasi cosa. La RAI, se vuole fare la RAI, che faccia la RAI: tolga la pubblicità e tolga i partiti se vuole il mio canone, perché se vuoi il mio canone devi fare un altro tipo di televisione e, se non fai un altro tipo di televisione, non vi do più il mio canone, cari amici! Abbiamo fatto un gruppo su Facebook, siamo già 165.000, se arriviamo alla fine dell’anno - e vi esorto a farlo - di evitare di pagare e farvi piombare il televisore, fatevelo piombare, è semplicissimo: seguite le istruzioni sul blog, date 5,60 Euro, mettete il numero del libretto, raccomandata con ricevuta di ritorno, è semplice: verranno due funzionari a piombarvi il vostro televisore, è una meraviglia, li filmate e poi li mettiamo su YouTube, sarà il filmato più visto del mondo! Ma questa RAI qui, vergognosa, che non fa assolutamente nulla: blocca e devia tutte le informazioni, sull’ospedale abruzzese Menduni, che era il direttore generale dell’ospedale, quello che ha aperto l’ospedale e non aveva l’agibilità e non era a norma, beh, questo qui invece di metterlo in galera - e metterlo in galera è poco! - stato promosso dal governatore dell’Abruzzo, quello messo lì dal nano malefico, è stato promosso a - aspetta, non vorrei sbagliare, ma è stato promosso a ... era il direttore generale dell’ospedale e è stato nominato - consulente dell’Agenzia Regionale Sanitaria dell’Abruzzo! Noi siamo qui, abbiamo i Menduni e ogni tanto ci succedono delle cose ... e le persone meravigliose che fanno cose straordinarie non le caghiamo neanche! Per esempio ho fatto un’intervista con Pierantonio Costa, il quale è un signore, è un imprenditore anziano, che è stato Console Onorario in Rwanda nell’epoca del '94 quando è successo il casino: bene, questo signore senza dire niente a nessuno, senza che si sia saputo niente, ha salvato 2.000 persone dal massacro, tra cui 375 bambini! Sono quelli che dovrebbero essere promossi, non i Menduni, quella gente lì! Siamo un Paese strano, stranissimo: abbiamo cose che non si riescono a capire, la Lega Nord che vuole fare il federalismo. Io ho letto il federalismo fiscale della Lega Nord, sono riuscito a leggere dodici pagine e non sono riuscito a leggere altro, ho chiamato degli specialisti, uno è riuscito a leggere 18 pagine e l’hanno ricoverato per esaurimento nervoso. Ma chi l’ha scritta questa legge qua? Ma siete scemi?! E’ una legge che cambia la vita di 60 milioni di persone e non si riesce a capire ... l’avrà scritta il figlio di Bossi! Ormai quelli della Lega Nord stanno andando fuori di testa: state boicottando il referendum per i cazzi vostri, perché altrimenti scomparite, sennò se vince il sì scomparite, ma non me ne frega un cazzo se scomparite! Il referendum è una questione di democrazia di cittadini, non potete fare i cazzi vostri e i cittadini votano e poi chissà, spostate, non date le informazioni: parlate con i cittadini!
Cazzo, ma alla Lega Nord siete andati fuori di testa, forse allora comincio a vedere che certi episodi, che non vengono né trasmessi né detti sui giornali come l’arresto della segretaria della Lega Nord con otto chili di cocaina in Svizzera, aveva otto chili di cocaina messa in certi vasetti! Con otto chili fai 200.000 dosi: per chi erano queste dosi? Per le ronde? Allora ditelo, “ erano per le ronde”, perché volete avere le ronde più veloci d’Europa e allora vi capirei. E’ tutto un gioco al massacro, vorrei capire: se abbiamo un’informazione così, allora è il momento di dire basta, proprio basta! Ci sono dei libri per dichiarare basta, cambiamo rotta, cambiamo modo di pensare, cambiamo il modo di vedere il mondo: basta, per l’amor del cielo! Loro non molleranno mai? Noi neppure, vediamo chi vince. Andiamo avanti

articoli tratti da www.unita.it e www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.wildgretapolitics.files.wordpress.com

martedì 21 aprile 2009

Stop al regno delle credit card


Dopo anni di rincorsa, nel 2002 l'uso del denaro di plastica
negli Stati Uniti scavalcò ogni altra forma di pagamento

Così gli Usa si scoprono europei
Nell'ultimo anno il numero di debitori che negli Stati Uniti
non riescono a saldare le rate è cresciuto del 260 per cento

WASHINGTON - Deve finire il regno dell'oro di plastica, del tesserino di 8 cm. per 5 che, dalla prima "carta" emessa dal Diners Club nel 1949 per cenare a credito, era divenuta l'arma di distruzione di massa dell'economia domestica e poi nazionale. I consumatori devono disintossicarsi e riscoprire le virtù delle nonne italiane: mai fare il passo più lungo della gamba.
Basta con l'orgia delle cartine, ha ordinato la Casa Bianca e ha spiegato Larry Summers, il cardinale della finanza più ascoltato da Obama. Basta con gli acquisti al grido di "charge it!", me lo carichi sulla carta, che hanno sostenuto la falsa prosperità e divorato il risparmio, ridotto a zero dal luglio del 2004. Sono state "the fool's gold", la ricchezza dei folli e quella follia sta costando troppo cara.

Ma staccare i 250 milioni di americani che portano in tasca e in borsetta un miliardo e mezzo di carte di credito - almeno cinque a testa in media - sarà come svezzare un neonato dal biberon. Da quasi sessant'anni, appunto dalla prima carta della Diners, due generazioni sono cresciute aggrappate a quel rettangolino plastificato, sprofondando nell'illusione di essere più ricchi di quel che in realtà erano. Vittime della praticità, e della tentazione, fino all'apoteosi del 2002 quando i pagamenti con l'oro di plastica scavalcarono ogni altra forma di pagamento.

Quella che la presidenza Obama e il suo cardinale Summers vogliono fare è dunque più di una riforma, è una rivoluzione del "modo di consumare", dunque di essere, americano. Non ci sarebbero shopping centers sparsi in ogni sobborgo, cattedrali dell'acquisto come quel mostro nato nel Minnesota, il "Mall America", per due decenni il più vasto del pianeta, e non ci sarebbe stato il boom cinese alimentato dalle esportazioni a credito, senza quelle carte che sono il mattone sul quale è stata costruita l'impressione di prosperità. Ma che hanno divorato ogni forma di risparmio e hanno arricchito le società di emissione fino a corrodere anche loro. Come l'American Express, che offre soldi, 300 dollari, ai clienti perché chiudano i loro conti, quegli stessi consumatori ai quali venivano aperti crediti sempre più alti e proposti ghiotti incentivi per sprofondare nei debiti.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.mytechnology.eu

lunedì 20 aprile 2009


Ataf, Cobas in salsa francese il manager resta chiuso dentro
Presidio davanti alla sede: ingresso "murato" per inscenare una sorta di sequestro. Il 30 sciopero

Presidio giovedì scorso, verso mezzogiorno, degli autisti dei Cobas davanti all´Ataf di viale dei Mille. In una trentina hanno simbolicamente sbarrato l´uscita ai dirigenti. Un grande cartone con i mattoni dipinti a simulare un muro è stato steso a chiudere il portone. Sopra, lo striscione: «La Francia ci ha insegnato, chiudere i dirigenti non è reato». Contro l´azienda che ha cancellato gli accordi aziendali fatti finora su orario e organizzazione del lavoro i Cobas hanno inscenato il «sequestro». Simbolico ma arrabbiato: «Non pagheremo noi i danni della peggiore amministrazione Ataf che abbiamo mai visto».

Avevano promesso una manifestazione «folcloristica». Il «sequestro» di ieri resta nell´area della simulazione ma denuncia un´atmosfera di fuoco dentro l´azienda. Gli autisti sparano mortaretti rossi, verdi, viola. Davanti al portone sbarrato dal muro di cartone con posato accanto un autista in croce si alzano nuvole di fumo. Dal microfono la protesta è gridata: «Non pagheremo noi i danni delle vostre incapacità. Non lavoreremo né un´ora né un minuto di più. Non ci faremo intimidire dalle lettere, dalle sanzioni, dalle sospensioni. Non cederemo ai ricatti della malagestione».

Le lettere sanzionatorie e le sospensioni di dieci giorni cui alludono sono le due già arrivate, e le altre trenta che loro sono convinti stiano per seguire, in cui l´azienda accusa i Cobas di aver fatto irruzione negli uffici durante il presidio del febbraio scorso. Loro rispondono: «Noi non possiamo entrare e voi non potrete uscire». Lo sciopero Cobas è già annunciato: di 24 ore il 30 aprile prossimo. Ieri sera in assemblea, tutti i sindacati insieme, Cgil, Cisl, Uil, Faisa, Ugl e Cobas, hanno chiesto agli autisti di pronunciarsi: quante ore di sciopero, come e quando, volevano fare. Al momento del voto il giornale era già chiuso, ma i sindacalisti delle altre sigle all´infuori dei Cobas hanno detto in anticipo che si sarebbero attenuti alla volontà dei lavoratori. «D´altra parte - dice Americo Leoni della Faisa - è semmai sulle forme di lotta che possiamo avere idee diverse. Sul contenuto della protesta siamo tutti concordi».
La disdetta dei contratti fatti in quarant´anni di storia aziendale infiamma gli animi. Gli autisti Cobas polemizzano anche con l´annuncio dell´azienda che ci saranno alcuni bus il 1° maggio, promettono resistenza a oltranza. Leonardo Bolognesi tiene legata con le catene sulle spalle una trave di legno: ha già ricevuto la lettera e la sospensione. «Ricorrerò e vincerò la causa - dice polemico - Non possono far pagare a noi debiti e il buco in bilancio fatti da loro. Guardatemi sono l´unico responsabile del dissesto, siamo noi lavoratori, non i 29 quadri e dirigenti che certo non si tagliano lo stipendio, i responsabili dell´inefficienza Ataf».

articolo tratto da www.firenze.repubblica.it
immagine tratta da www.ilfirenze.it

domenica 19 aprile 2009


Gli edifici pubblici abruzzesi erano delle trappole per topi. Chi li ha costruiti, chi li ha autorizzati, chi non è intervenuto sapendo la verità, chi non ha fatto prevenzione deve essere arrestato per procurata strage. Quali sono i nomi dei politici coinvolti? Chi era alla guida di Comuni, Province e della Regione Abruzzo? Quali erano i ministri competenti?
Questa strage è differente da quelle che l'hanno preceduta. Ora c'è la Rete e giorno dopo giorno si sapranno nomi, cognomi e responsabilità. Il terremoto per loro è appena iniziato.

Telegramma inviato dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente il primo aprile 2009, cinque giorni prima del terremoto a:
- Presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile)
- Governatore della Regione Gianni Chiodi
- Assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati
- Prefettura dell'Aquila
"In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell'effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni".

Dall'articolo di Ferruccio Sansa da La Stampa:
"Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille..
Un'università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage..."

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.ricercainnovazione.files.wordpress.com

sabato 18 aprile 2009

Rifiuti hi-tech, Greenpeace contro la Prestigiacomo: deve intervenire




Solo il 20 per cento dei centri di raccolta e smaltimento
di materiale tecnologico in Italia è a norma di regola

«Se la Prestigiacomo non va dai rifiuti, i rifiuti vanno alla Prestigiacomo. Visto che sulla questione della raccolta di rifiuti elettronici la ministra fa la bella addormentata, abbiamo deciso di portare davanti al suo ufficio un esempio dei tanti centri di raccolta irregolari che avvelenano l’Italia e il futuro dei nostri figli». Così Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace, ha motivato l'azione che questa mattina attivisti di Greenpeace hanno messo in atto davanti l’ingresso del ministero dell’Ambiente di via Cristoforo Colombo: la creazione di un centro di raccolta di rifiuti elettronici che riproduce lo stato dell’ottanta per cento dei siti italiani che, secondo l’inchiesta di Greenpeace, non rispetta tutti i requisiti di legge.

BELLA ADDORMENTATA - Computer distrutti, accatastati a terra, stampanti, monitor che rilasciano le sostanze pericolose nel terreno, zone incendiate o razziate da sciacalli che cercano di ricavarne rame o argento. Al centro un’attivista vestita da bella addormentata simboleggia la ministra Prestigiacomo che, sostiene Greenpeace, nonostante denunce e sollecitazioni, finge di non vedere e rimane inerte. «Chiediamo al ministro dell’Ambiente di fare il proprio lavoro e provvedere subito ad attuare gli anelli mancanti del sistema di gestione dei rifiuti elettronici» spiega Polidori «è da febbraio che sollecitiamo il ministro a emanare il decreto che impone ai negozianti di ritirare gratuitamente un prodotto vecchio in caso di acquisto di un nuovo articolo di consumo. Ma ancora siamo in attesa nonostante questo provvedimento fosse previsto nel febbraio 2008».

SOLO IL 20% DEI CENTRI IN REGOLA - In base all'inchiesta «Hi-Tox! Un'indagine sulla raccolta dei rifiuti elettronici» di Greenpeace solo il 20% dei centri di raccolta dei rifiuti elettronici rispetta le norme. Molte invece, sarebbero le irregolarità riscontrate in questa fase di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (o RAEE) in Italia. Oltre il 40 per cento dei centri di raccolta visitati da Greenpeace non rispetta assolutamente i requisiti di legge. Un altro 40 per cento circa ha avuto una valutazione mediocre.

I CDR PROMOSSI - Tra i centri che hanno ottenuto il giudizio positivo tre centri su otto schedati in Lombardia, tre aree di raccolta su sei della Toscana, due su cinque in Sardegna, uno su dodici in Sicilia e un CdR su otto in Campania. «Se un cittadino volesse smaltire ad esempio un PC rotto (senza acquistarne uno nuovo) lo dovrebbe consegnare al centro di raccolta comunale o privato. Ma questo non sempre è possibile. I centri sono difficili da raggiungere, o addirittura inesistenti, molti sono stati trovati abbandonati, o in condizioni di gestione pessima, tali da mettere a rischio il territorio che li ospita»

articolo e immagine tratta da www.roma.corriere.it

venerdì 17 aprile 2009

Sanità in rosso per colpa di chi non si cura




"Dopo il ricovero i pazienti non seguono le prescrizioni. Il 30% della spesa ospedaliera va in nuovi esami"

MILANO
E pensare che basterebbe curarsi. Smettere di fare i medici generici o addirittura gli specialisti di se stessi, di prescriversi rimedi da soli o di interrompere le cure nel momento meno opportuno. Invece gli italiani, la stragrande maggioranza, anche nei frangenti più difficili non ascoltano il parere dei medici, nemmeno di quelli ai quali si sono rivolti. Non seguono terapie e prescrizioni, preferiscono il «fai da te». Perché non appena si sentono meglio dicono basta a pillole e sciroppi, oppure perché preferiscono non imbottirsi di farmaci. O anche per distrazione, per pigrizia. Diagnosi frettolose E neppure i medici e gli infermieri, a ben guardare, ci sanno fare con i pazienti. Molto spesso sono frettolosi, non persuasivi: e quando consigliano un trattamento, troppo spesso sembra lo facciano più per dovere che non per interesse verso l’ammalato. Risultato: la malattia, non curata in modo adeguato, peggiora. Il medico è costretto a richiedere al paziente esami sempre più specifici e invasivi, aumentano i ricoveri e la spesa sanitaria lievita. In casi specifici come le patologie cardiovascolari, prime in Italia per causa di morte, il numero di ricoveri che si sarebbero potuti evitare raggiunge il 30% dei casi. Così come si sarebbe potuto evitare il conseguente costo per posto letto, esami e farmaci.

Difficile quantificare l’incidenza in euro perché la cifra dipende dal tipo di patologia, dalla durata della degenza, dal numero di esami, ma gli specialisti del settore spiegano che il 30% di «ospedalizzazioni» in più corrisponda almeno a un 30% di spesa aggiuntiva. Negli Stati Uniti, dove si sta affrontando la questione già da diversi anni, si stima che il surplus di spesa annuale si aggiri intorno ai 100 miliardi di dollari. Se si tratta di una cura che si può seguire a casa, la situazione non migliora: nel nostro Paese trenta pazienti su cento, per metà sofferenti di patologie croniche, non seguono le indicazioni dello specialista. Il 15-20% non acquista neppure i farmaci prescritti dal medico di famiglia. Si tratta in gran parte, spiegano gli stessi medici, di mancanza di fiducia. Ii costi che ne derivano, investono tutte le specialità mediche e riguardano ogni addetto ai lavori dai dirigenti agli infermieri, fino a coinvolgere il contesto familiare e sociale del paziente. Se l’ammalato deve seguire le terapie prescritte, il medico, dice Porta, «deve essere più umile e avere un atteggiamento più attento, meno freddo e statistico».

Nei reparti
I dati non lasciano scampo: le giornate annue di degenza ordinaria sono circa 53 milioni e gli italiani trascorrono in ospedale mediamente un giorno all’anno. Le fasce d’età che trascorrono più tempo nei reparti vanno dai 45 ai 64 anni e dai 65 ai 74. Tra i motivi dei perché si ricorra al medico, in cima alla lista ci sono le malattie croniche e le patologie cardiovascolari. Per il Sefap, il servizio di epidemiologia e farmacologia preventiva, dell’Università degli studi di Milano, soprattutto in presenza di patologie legate al cuore e alla circolazione del sangue, cura e prevenzione farebbero fare un salto in avanti alla spesa sanitaria pubblica oltre che alle condizioni generali di salute degli italiani: se si cominciasse da oggi con cure appropriate, fatte di dosi e tempi corretti, nel giro di vent’anni il risparmio complessivo sarebbe di 60 miliardi di euro. E il risparmio, di tipo «trasversale», sarebbe applicabile a tutte le specialità. Ermanno Leo è il direttore della chirurgia colon-rettale della fondazione Istituto nazionale dei tumori di Milano, una specialità in cui la «compliance» è, più che necessaria, cruciale: «Per instaurare un rapporto che sia di fiducia reciproca - dice - è necessario che il medico sia disposto a dare spazio al paziente, alle sue paure, ai dubbi. E questo in modo particolare quando le patologie sono gravi. Incominciare a curare qualcuno è prima di tutto la disponibilità ad intraprendere, con la persona malata, un vero e proprio viaggio».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.arianuova.eu

giovedì 16 aprile 2009

Ora Michele prepara la resistenza


La puntata di Annozero dopo i provvedimenti dei vertici di viale Mazzini
Vauro sarà citato spesso. Travaglio: "Bertolaso è come Garibaldi, non si tocca"

stasera in tv la risposta alla "censura"


ROMA - Vauro e la censura nel prologo di Marco Travaglio. Vauro nell'apertura di Michele Santoro, Vauro nelle conclusioni di Sabina Guzzanti che prenderà il posto del vignettista nello spazio finale del programma e promette di essere ancora più corrosiva del censurato. Alla fine, nella puntata di Annozero in onda stasera, Vauro Senesi sarà "sospeso" solo per i regolamenti interni, per il direttore generale Mauro Masi, ma non per i telespettatori del giovedì di Raidue. E i contestati collegamenti esterni andranno regolarmente in onda dall'Aquila in una nuova trasmissione dedicata al terremoto in Abruzzo. Condotti come sempre da Sandro Ruotolo, arricchiti dai servizi degli inviati di Annozero che sono tornati già tre giorni fa sui luoghi del disastro e in queste ore stanno montando il materiale girato. La vera risposta ai provvedimenti disciplinari della Rai Santoro la affida ancora una volta al suo spazio televisivo, quello riconquistato a forza di sentenze giudiziarie dopo l'editto bulgaro.

Il fortino di Annozero è abituato alle battaglie, agli attacchi della politica, al corpo a corpo con il centrodestra e il mondo berlusconiano, alla freddezza del centrosinistra (quando non si trasforma in manifesta ostilità). Santoro ormai ha una certa consuetudine con le lettere di risposta alle disposizioni dei vertici, anche ieri ha preso carta e penna per ribattere a Masi punto per punto. "La sospensione di Vauro rappresenta una grave ferita per il nostro pubblico e per l'immagine della Rai. La invito a soprassedervi". Il vignettista è a San Pietroburgo (che da comunista non pentito lui chiama Leningrado). Si limita a rispondere dal suo sito, dove ieri sera campeggiava la vignetta sotto accusa insieme alla scritta "No alla censura, la satira è libertà"

La resistenza della "squadra" santoriana intanto sta dando i suoi frutti, dicono i componenti. Masi, raccontano, sta già frenando e avrebbe fatto sapere che l'oscuramento di Vauro vale solo per la puntata di oggi. "È così", conferma il consigliere di amministrazione del Pd Nino Rizzo Nervo, tra i più critici verso il direttore generale. Raccontano però che Santoro sia "deluso" per il silenzio del presidente Paolo Garimberti. Il quale a sua volta attende il prossimo cda (mercoledì, giorno delle nomine, Tg1 in testa) per prendere posizione. "Ma non condivido la scelta di Masi", ha fatto sapere in maniera informale.

Santoro ha trascorso buona parte della giornata al telefono per studiare le contromosse. Ha risposto all'azienda per iscritto, si è permesso solo una breve incursione nel campo della polemica per replicare a Bruno Vespa che lo ha accusato di essere un privilegiato. La loro è una rivalità a tutto tondo: idee, stili, rapporti molto, troppo diversi. Ma soprattutto c'è la puntata di stasera. "Noi andiamo avanti per la nostra strada, questa è la risposta che vogliamo dare", ha detto il conduttore ai suoi collaboratori. Con gli ospiti previsti tutti confermati, a cominciare da Antonio Di Pietro, uno dei più assidui, per alcuni transfer politico della visione santoriana. Marco Travaglio è come al solito di buonumore e in giro per l'Italia a presentare i suoi libri, a tenere i suoi incontri pubblici. "Bertolaso dev'essere diventato come Garibaldi e non ce n'eravamo accorti: non si tocca", dice scherzando al telefono. "Sospendere un vignettista è veramente il colmo", aggiunge. Stamattina piomba a Roma "per calibrare con Michele l'intervento".

La "squadra" di Annozero pensa di aver già vinto la partita. "Mi sembra ci sia la possibilità che la cosa rientri", si sbilancia persino Sabina Guzzanti. Dalla direzione generale confermano che la "squalifica" di Vauro potrebbe essere di una sola giornata. Anche l'ipotesi di una puntata riparatoria è tramontata velocemente. Già ieri mattina da Viale Mazzini precisavano: "Certo non potrà essere quella di stasera, non c'è tempo". Ma Santoro parla chiaramente di "censura" nella sua lettera al direttore generale e non farà finta di niente. I suoi redattori parlano di una "sorpresa, basta aspettare poche ore". I vignettisti si schierano con Vauro. Dice Vincino: "Questo è un comportamento delinquenziale. Vauro viene pagato pochissimo per il lavoro straordinario che fa. Quelle vignette le sottoscrivo, potevo farle anch'io". Ma la vera difesa Annozero la cerca nel suo lavoro, spiegano nella redazione, e nel pubblico. Come sempre, gli amici e i nemici di Santoro attendono il giovedì mattina per conoscere l'auditel della trasmissione. Che finora ha dato sempre ragione al conduttore.

articolo tratto da www.repubblica.it
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mercoledì 15 aprile 2009


ROMA - La notizia, qualche anno fa, fece il giro del mondo. Finendo dritta dritta sulle pagine dei quotidiani stranieri, dal New York Times a Liberation. Attratti da una storia in cui il localismo vince sulla globalizzazione, la bravura di un artigiano sul potere di una multinazionale, l'unicità dei sapori sulla riproducibilità dei menù. Grande protagonista della vicenda, un panettiere di Altamura, in Puglia, che sconfisse, umiliò e costrinse alla fuga nientemeno che... il colosso dei colossi, ovvero McDonald's.
E poiché si tratta di una storia realmente accaduta, è diventata un film, Focaccia Blues, diretto dal pugliese Nico Cirasola, nelle sale dal 17 aprile (in dieci copie distribuito da Bunkerlab). Una lunga gestazione ha segnato le sorti di questo lungometraggio "made in Puglia" che mescola i fatti reali con i veri protagonisti di Altamura a una parte di fiction in cui appaiono anche Michele Placido, Nichi Vendola, Lino Banfi e Renzo Arbore, che ha presentato il film a Roma insieme al regista e agli ispiratori, tra cui il produttore e distributore Alessandro Contessa.

Tutto è accaduto qualche anno fa nel piccolo centro della Murgia, che il colosso McDonald's ha aperto uno dei suoi ristoranti. Rispettando quegli stessi criteri di marketing che hanno imposto e diffuso il marchio in tutto il mondo. E quindi ignorando del tutto quel piccolo negozio, con una sola vetrina, di cui non acquisisce la proprietà. Quel locale è in mano a Luca Di Gesù che, armato di pane, focacce, pomodori e olio d'oliva, lentamente ma inesorabilmente è riuscito ad avere la meglio sul colosso costringendolo a chiudere.

Alla vicenda narrata dagli abitanti del paese si affianca la favola d'amore tra il fruttivendolo Dante (Dante Marmone) e Rosa (Tiziana Schiavarelli), sua cliente abituale, affascinata dal direttore del fast food, Manuel (Luca Cirasola). Ci sono poi le incursioni di Renzo Arbore e Lino Banfi, protagonisti di un divertente duello di "telecucina" a colpi di specialità pugliesi come i funghi cardoncelli e il "lampascione", di Michele Placido nei panni di un proiezionista cinematografico e di Nichi Vendola, combattivo esercente di una piccola monosala.

Frutto di due anni di lavoro la docufiction "vuole raccontare il rispetto per la diversità, un ritmo diverso di vita" ha detto il regista. "Con Focaccia Blues e la sua filosofia - spiega Onofrio Pepe, uno degli ispiratori del film - vogliamo arrivare alla Casa Bianca. D'altronde Obama l'abbiamo già sentito parlare a un congresso negli Stati Uniti, durante un nostro viaggio per promuovere i prodotti pugliesi, e ci ha conquistato. Dalla sua amministrazione ci hanno chiesto anche dei semi per l'orto di Michelle".

Per Arbore la storia di Focaccia blues è una riprova che "non saremo divorati dal cibo di cellophane". Lo showman comunque dice di non avere nulla "contro i fast food, anche a me capita di mangiarci, soprattutto all'estero, come vado nei ristoranti etnici, e ho pusher di cibi pugliesi che mi riforniscono regolarmente". Arbore, impegnato in un tour con la sua Orchestra italiana, azzarda un paragone tra cibo e tv: "Oggi in tutto il mondo, la televisione è fatta in serie, dominata da format e reality. E' un po' come il cibo da McDonald's. Mi piacerebbe invece che l'Italia - ha aggiunto - il paese del gusto e della fantasia, fosse in grado di mostrare queste sue qualità anche attraverso la sua tv".

La promozione del film andrà avanti nelle prossime settimane in diverse città dove sono stati organizzati e si organizzeranno eventi gratuiti e aperti al pubblico: degustazione di focaccia, esibizione di gruppi musicali e presentazione del trailer alla presenza del regista Nico Cirasola, del produttore Alessandro Contessa e della sceneggiatrice Alessia Lepore. Si comincia da Roma e si prosegue il 15 aprile a Torino, il 20 aprile a Firenze, il 27 a Bologna e poi Perugia, Caserta e tutte le città che vorranno aderire. Per saperne di più su feste e luoghi, basta andare sul sito FocacciaBlues.

articolo tratto da www.repubblica.it
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martedì 14 aprile 2009


I consumatori: «Benzina troppo cara
Speculazione di 14 centesimi al litro»
Rincari ingiustificati che comportano un esborso annuo supplementare di 168 euro

ROMA - Sui prezzi della benzina c’è una speculazione di 14 centesimi al litro, pari a un esborso annuo supplementare di 168 euro in più. La denuncia è di Adusbef e Federconsumatori che spiegano come «il costo del petrolio, come si evince dai dati ufficiali, si è posizionato stabilmente attorno ai 50 dollari al barile. L’anno scorso, la media annuale del costo di tale prodotto si è attestata a 96,03 dollari al barile, determinando un prezzo medio della benzina a 1,40 euro al litro (di cui 60 centesimi di prezzo industriale 23 centesimi di Iva, 56 centesimi di accisa). Da tutto ciò scaturisce, anche tenendo conto delle variazioni dollaro/euro, che la benzina attualmente dovrebbe costare 1,07-1,08 al litro».
«POMPE BIANCHE» - «In tutti i distributori, invece, fatta eccezione per qualche lodevolissima e rara ’pompa bianca’- spiegano le associazioni - il prezzo di vendita della benzina si aggira da 1,20-1,23 euro al litro, determinando così una speculazione di 14 centesimi al litro, pari a un maggiore esborso annuo di 168 euro in più». Le pompe bianche sono distributori indipendenti, non correlati alle marche tradizionali delle compagnie petrolifere. Per le due associazioni occorre perciò «intervenire presso la filiera di produzione e distribuzione, per ristabilire la correttezza nella determinazione dei prezzi; dare il via, finalmente, come promesso da anni, al processo di liberalizzazione della distribuzione dei carburanti; allargare ad almeno il 10% la distribuzione tramite ’pompe bianche’, che permettono notevoli risparmi».

articolo tratto da www.corriere.it
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lunedì 13 aprile 2009

Città in ginocchio per colpa di una buca sul viadotto




Città in tilt per la buca sul viadotto dell'Indiano. Rabbia degli automobilisti costretti a lunghe code.
Tecnicamente si tratta di un lavoro facile. In un punto tanto delicato da far collassare il traffico, non solo della città, ma anche delle autostrade A1 e A11 e della superstrada Fi-Pi-Li, per due intere giornate. E’ successo. A chi è andata bene ci sono volute due ore e dieci minuti di paziente coda per coprire la distanza di 15 chilometri fra Prato e Firenze. Una quantità di tempo insopportabile per le migliaia di automobilisti intrappolati. Senza contare gli appuntamenti saltati. Come i nervi, messi a dura prova. Attraversare Firenze è stato un incubo. Autostrada del Sole bloccata tra Firenze Nord e Firenze Sud e viali completamente intasati. Con tempi di percorrenza da lumaca. Ma cos’è accaduto per disastrare il traffico fiorentino fino a tal punto? Nulla, o quasi. Un avvallamento sul selciato del ponte all’Indiano, può succedere, le strade fiorentine sono piene di buche.

Lo sprofondamento dell’asfalto si è creato mercoledì pomeriggio: giustamente, per evitare pericoli soprattutto ai motociclisti e agli scooteristi, è stato deciso di far transennare un tratto della corsia Sud del viadotto, in direzione Ponte a Greve. Sbagliata la decisione di rimandare i lavori di bitumazione a dopo Pasqua. Il Comune, però se n’è accorto quando la frittata era già stata fatta. In certe zone i lavori non possono rispettare il calendario delle festività. Eppure la direzione dei servizi tecnici e l’ufficio mobilità del Comune sanno bene che anche solo un sassolino in mezzo a una strada può far saltare l’equilibrio precario della viabilità fiorentina. Cosa può succedere con una strozzatura sul ponte all’Indiano, gli automobilisti lo hanno provato loro malgrado sulla propria pelle. Al primo errore, ne ha fatto seguito un altro.
Perché dopo una giornata di traffico infernale, con una ripercussione di incolonnamenti fino a 15 chilometri sulla Firenze-Mare in direzione Firenze, e con un groviglio inestricabile in città, si doveva prendere una decisione drastica: anticipare i lavori alla notte stessa. Se di notte non si può, si poteva rimandare al limite l’inizio all’alba. Invece, gli operai sono stati inviati sul posto, nel tratto immediatamente prima dell’uscita dell’Argingrosso in direzione dell’Isolotto, in mattinata. Hanno lavorato fino a sera per riempire l’avvallamento con nuovo bitume. Si spera che oggi il problema sarà finalmente risolto e che la viabilità torni al caos di sempre, quello 'normale'.
L’intervento più ampio, che consiste nel rifacimento complessivo, con fresatura e riasfaltatura della carreggiata, la direzione servizi tecnici conta di realizzarlo nel periodo estivo quando il traffico è alleggerito dalle vacanze.
Resta la rabbia e un presagio poco rassicurante: cosa succederà quando apriranno i nuovi cantieri della tramvia e dell’Alta velocità? Se basta così poco per far collassare la circolazione viaria in tutta la città con pesanti ripercussioni anche sulle superstrade e autostrade.

invia i tuoi commenti a robbino1981@gmail.com, li pubblichero' appena posibile:

10/04/2009 16:11
Madrid
Quando abitavo in california, il DMV aveva delle regole molto semplici per i lavori stradali. I lavori che si possono fare "a blocchi", montando e rismontando il cantiere, si facevano di notte: il cantiere si apriva alle 11 di sera e si smontava alle 5 di mattina. Quando questo non era possibile, ed il tratto di strada era importante, il cantiere stava aperto 24 ore, sabato e domenica compresi. I cantieri non "sensitive" (per esempio la costruzione di una nuova strada) erano aperti durante le normali ore di lavoro (costa meno, chiaramente). Dovrebbe essere una cosa ovvia, però a quanto pare in Italia ancora non si è riusciti a capirla.

10/04/2009 16:21
Giuseppe Nocita
Il problema è sempre lo stesso. La qualità del lavoro svolto sia dal livello politico che da quello "immediatamente sotto" e la totale mancanza di responasbilità diretta di chi effettua scelte sbagliate. Così chi si trova il venerdì di Pasqua in giro per l'Italia si trova costretto a far saltare lavori pianificati con fatica e vede sfumare soldi così difficili da trovare...

11/04/2009 00:20
Azu
Chissà quando si decideranno a fare un altro ponte sull'arno....tra ponte a signa e il viadotto....mah....

11/04/2009 17:31
Chiara
Assolutamente d'accordo con Azu: fra Ponte a Signa e l'Indiano non ci sono altri modi per passare l'arno, a parte armarsi di canoa...o i ponticelli pedonali...non è possibile che una sciocchezza come un semplice lavoro di ripristino stradale costringa una città intera a ore e ore di fila!!! Invece di questa cavolo di tramvia, fate un ponticello!

12/04/2009 00:10
wxyz45
Questi sono i risultati di una cricca di amministratori che per decenni ha pensato solo a impedire la circolazione dei cittadini: con la ztl sono stati messi "off limits" la maggior parte dei ponti e si è creato un enorme bubbone al centro della città, ma nel contempo ci si è guardati bene dal costruire ponti più all'esterno e una circonvallazione esterna ai "viali" e interna all'autostrada. Quanto alle buche, pensate che se restano questi ceffi probabilmente le ditte che oggi si occupano coì bene dell'asfaltatura saranno quelle che scaveranno sotto le nostre case per l'inutile attraversamento sotterraneo della TAV. A Colonia è bastato molto meno per far crollare un palazzo...

12/04/2009 09:18
anselmo
IL PROBLEMA PIù grosso secondo me e la poltrona del politico raggiunta quella non si pensa più ai problemi dei cittadini .FIRENZE è diventata come NAPOLI 10 ANNI Fà UNA citta impraticabile sia con i mezzi publici che a piedi sia di giorno che di notte(peggio che mai,guadate il centro storico una volta era definito l'OMBELICO del mondo

12/04/2009 13:05
elena
E' più di un mese che il viadotto non è stato ancora sistemato:strade a pezzi,marciapidi rotti da una vita,tutto questo indica come l'amministrazione Domenici non AMI FIRENZE.MI CHIEDO MA RENZI SARA' DIVERSO?C'E' DA DUBITARE A UN CAMBIAMENTO VERO E PROPRIO SE NON SI CAMBIA COLORE POLITICO.


articolo e commenti tratti da www.lanazione.ilsole24ore.com
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domenica 12 aprile 2009

un lavoro per tutti


DAI COMUNI ALLE PROVINCE: COME VENGONO AGGIRATE LE NORME
Parlamentare e sindaco:
ecco il popolo del doppio incarico
Hanno altre mansioni 68 tra deputati e senatori

ROMA - Era la sera dell’11 novembre 2008. Il Senato era alle prese con il decreto che avrebbe potuto salvare il dissestato Comune di Catania: per il sindaco Raffaele Stan canelli era questione di vita o di morte. Poteva allora il senatore Raffaele Stancanelli far mancare il proprio voto favorevole a un finanzia mento di 140 milioni per la città et nea? Non poteva. Votò a favore e si congratulò con se stesso esprimen do «soddisfazione» per com’era an data a finire. Perché il sindaco di Ca tania e il senatore del Popolo della libertà sono la medesima persona. Domanda legittima: come fa Stanca nelli a conciliare l’incarico parla mentare con quello, ancora più gra voso, di amministrare quella città di 313.110 abitanti nello stato in cui si trova? Non è semplice, come dice chiaramente il suo curriculum par lamentare di un anno. Un solo inter vento in assemblea, il compito di re latore a un disegno di legge sulle pensioni dei militari, e nove dise gni di legge: ma li ha soltanto firma ti.

Eppure i due incarichi sarebbero incompatibili. Le norme attualmen te in vigore stabiliscono che chi oc cupa un seggio in Parlamento non possa fare il sindaco di una città con più di 20 mila abitanti, né il pre sidente di una giunta provinciale, né l’assessore, né il consigliere re gionale. Ma si tratta di norme che si prestano a varie interpretazioni, co sì è facilmente possibile aggirarle. Di fatto, l’unica incompatibilità ri spettata più o meno alla lettera è quella con gli incarichi nei consigli e nelle giunte regionali, grazie an che, al Senato, al limite tassativo di tre giorni per optare fra Parlamento e Regione che venne fissato dal pre sidente di palazzo Madama Renato Schifani e dal presidente della giun ta delle elezioni Marco Follini. Per il resto, tutti o quasi hanno fatto spal lucce. Anche di fronte al semplice buonsenso. Con il risultato che ora si contano 68 parlamentari che han no altri incarichi istituzionali. Una quarantina fra sindaci e vicesinda ci, e poi assessori, consiglieri comu nali, consiglieri provinciali e perfi no due presidenti di giunte provin ciali: i deputati del Pdl Maria Teresa Armosino e Antonio Pepe, presiden ti delle Province di Asti e Foggia.

Di fronte a questa situazione sur reale, perché mai Stancanelli avreb be dovuto dimettersi? Tanto più se non l’hanno fatto nemmeno i suoi colleghi di Senato e di partito, Vin cenzo Nespoli a Antonio Azzollini, rispettivamente sindaci di Afragola e Molfetta, entrambe città con oltre 62 mila abitanti. Considerando pu re che Azzollini non è un senatore qualsiasi, ma addirittura il presiden te di una commissione permanente di palazzo Madama, la commissio ne Bilancio. In quella veste, a febbra io, ha sollecitato per iscritto il mini stro dell’Agricoltura, Luca Zaia, a mettere mano al portafoglio per da re sostegni al settore ittico. Per la gioia dei pescatori molfettesi.

Non che alla Camera non ci siano casi simili. Eletto contemporanea mente sindaco di Brescia (187.567 abitanti) e deputato, il 18 aprile del 2008 Adriano Paroli ha dichiarato: «Se sarà utile alla città, resterò sin daco e parlamentare». Così è stato. C’è da dire che anche come deputa to del Pdl s’è dato piuttosto da fare. Ha presentato otto sue proposte di legge, fra cui una per istituire un ca sinò stagionale nei comuni di San Pellegrino Terme (Bergamo) e Gar done Riviera (Brescia). Il suo colle ga deputato Giulio Marini, invece, si è concentrato (legislativamente parlando) sul personale delle Came re di commercio dopo aver conqui stato insieme un seggio a Monteci torio e la poltrona di sindaco di Vi terbo (59.308 abitanti), sconfiggen do un altro parlamentare: il tesorie re diessino Ugo Sposetti.

I parlamentari che sono contem poraneamente sindaci di Comuni con oltre 20 mila abitanti sono cin que. Ma guidano un plotone di pri mi cittadini ben più numeroso, con siderando i centri più piccoli. Fra Camera e Senato se ne contano 36. Di ogni schieramento, ma moltissi mi della Lega Nord. Come per esem pio il sindaco di Pontida, il deputa to Pierguido Vanalli, e il primo citta­dino di Varallo, Gianluca Buonan no, che si è reso protagonista nel l’estate del 2007 di una stravagante iniziativa: l’istituzione dell’assesso rato alla dieta, con premi in denaro pubblico fino a 500 euro per i citta dini che avessero perso cinque (le donne) o sei chili (gli uomini). Sen za trascurare il centrosinistra. Il se natore Claudio Molinari, eletto nel 2005 sindaco di Riva del Garda (15.693 abitanti), è approdato nel 2006 e nel 2008 in Senato, conser vando sempre lo scranno da primo cittadino con l’affermazione, risolu ta, che non lascerà in anticipo ri spetto alla scadenza naturale del 2010. C’è addirittura un senatore che somma all’incarico di parlamen tare e primo cittadino anche quello di governo: il ministro delle Infra strutture Altero Matteoli, sindaco di Orbetello, città di 14.607 abitan ti. Ci sono poi quattro vicesindaci: quelli di Roma (il senatore del Pdl Mauro Cutrufo), Milano (il deputa to dello stesso partito Riccardo De Corato), Lecce (la senatrice Adriana Poli Bortone) e Caravaggio (il leghi sta Ettore Pirovano). A questi si sa rebbe dovuta aggiungere, fino a qualche settimana fa, la senatrice Angela Maraventano, vicesindaco di Lampedusa alla quale a gennaio 2009 il sindaco Bernardino De Ru beis ha revocato le deleghe.

Non mancano gli assessori comu nali. Ce ne sono tre. Uno di loro è Vittoria D’Incecco, deputata del Par tito democratico, che amministra la sanità nella città di Pescara (116.286 abitanti). Restando nei Co muni, si contano altri 17 consiglieri comunali, alcuni dei quali in grandi città. Gian Luca Galletti (Udc) a Bo logna, Alessandro Naccarato (Pd) a Padova, Gaetano Porcino (Idv) a To rino, Gabriele Toccafondi (Pdl) a Fi renze) e Matteo Salvini, capogrup po leghista a palazzo Marino, Mila no. Caso singolare, quello del consi glio comunale di Borgomanero, in Provincia di Novara, che ospita ben due parlamentari donne: la deputa ta leghista Maria Piera Pastore, pre sidente del consiglio, e la senatrice democratica Franca Biondelli. Non meno singolare la situazione in cui si trova il deputato Armando Valli, detto Mandell, senatore della Lega Nord e componente di ben quattro commissioni parlamentari, consi gliere comunale del suo paese d’ori­gine, Lezzeno, e anche consigliere della Provincia di Como.

Si dirà che sono cariche non in compatibili e che comunque la pre senza degli amministratori locali in Parlamento assicura il necessario le game con il territorio. Ma la questio ne è sempre la stessa: anche ammet tendo che amministrare un comu ne di 19.999 abitanti e uno di 20.001 siano due mestieri diversi, dove trovano il tempo?

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.asl4.liguria.it
P.S: BUONA PASQUA A TUTTI VOI

sabato 11 aprile 2009

Riesame di riparazione



(di Marco Travaglio - l'Unità 11 aprile 2009)
Il Riesame ha annullato i due decreti di sequestro dei computer di Gioacchino Genchi, l’ex consulente di De Magistris indagato a Roma e perquisito dal Ros per abuso d’ufficio, accesso illegale a sistema informatico, violazione del segreto di Stato e dell’immunità parlamentare. Crolla così miseramente l’iniziativa dei procuratori aggiunti Nello Rossi e Achille Toro, che aveva portato al linciaggio di Genchi (Gasparri ne aveva addirittura chiesto l’arresto). Le motivazioni non sono ancora note. Ma l’avvocato Fabio Repici ha dimostrato che i reati contestati sono puro dadaismo giudiziario. Accesso abusivo all’Agenzia dell’Entrate: non era abusivo perché autorizzato da vari pm. Acquisizione di tabulati «riconducibili a parlamentari» senza il permesso del Parlamento: per sapere che un telefono è riconducibile a Tizio o Caio, bisogna acquisirlo. E ad acquisirlo non è il consulente, ma il pm. E l’autorizzazione delle Camere è richiesta per usare i tabulati nel processo, non nelle indagini. E i tabulati non erano riconducibili a parlamentari: quello di Mastella era intestato alla Camera e al Dap, quello di Minniti a un tizio di Treviso, quello di Pisanu a tale Stefania I., quello di Loiero non era coperto da immunità perché Loiero non era parlamentare. Quanto a quelli dei servizi segreti, non sono coperti da alcun segreto. In ogni caso non si vede che c’entri la Procura di Roma con un signore che vive e opera a Palermo. Si spera che il Riesame chiuda l’ennesima pagina nera della giustizia italiana sul caso Catanzaro. E che qualcuno, magari, torni a occuparsi del caso Catanzaro.

articolo tratto dalle Note di Gioacchino Genchi su www.facebook.com
immagine tratta da www.incisione.com

venerdì 10 aprile 2009


Risparmio sulle "nude" per gli utenti che non pagano il canone Telecom
Le offerte e le tariffe di cui approfittare, prima che il contributo venga ripristinato
Adsl senza linea telefonica via i costi di attivazione

ROMA - È cominciata una seconda primavera per un tipo di Adsl molto amato da alcune fasce di utenti alla ricerca di risparmi telefonici: le cosiddette Adsl nude, come le chiamano gli esperti. Quelle cioè attivate a utenti privi di linea telefonica, che quindi non pagano il canone Telecom e fanno le proprie chiamate da casa via VoIP oppure con il cellulare. Di colpo, è scomparso uno dei motivi principali che rendeva impopolari le Adsl nude: il loro alto costo di attivazione, 60-150 euro, a seconda dell'operatore.

Com'è noto, da sempre in Italia non c'è un costo per attivare le Adsl normali, quelle per le case provviste di linea telefonica abilitata alle chiamate. Solo le Adsl nude avevano un costo di attivazione, il che ne inficiava la convenienza. Questo problema da qualche giorno non c'è più, nei listini di molti provider specializzati in queste offerte, come MC-link, Ehiweb, Ngi, SìPortal. Questi tra l'altro si distinguono anche perché garantiscono una certa quantità di banda agli utenti. Si arriva a 300 Kbps garantiti circa, cioè l'utente può essere sicuro che l'Adsl non scenderà mai sotto quella velocità.

La svolta, per le Adsl nude, è cominciata con l'arrivo di Alice Casa. È la prima offerta Alice a funzionare senza canone Telecom e, quando è uscita, era anche la sola Adsl nuda in Italia a non avere un costo di attivazione. La cosa ha fatto infuriare i concorrenti. Loro infatti chiedevano un costo di attivazione agli utenti perché a loro volta lo dovevano pagare a Telecom Italia (com'è noto, tutti si appoggiano alla rete Telecom per offrire servizi alla clientela). Hanno quindi pressato per essere messi nelle condizioni di togliere anche loro i costi di attivazione. Il traguardo è stato raggiunto dopo una sentenza del Consiglio di Stato, qualche settimana fa, secondo cui Telecom deve consentire ai concorrenti di ricalcare le promozioni delle offerte Alice. Così i concorrenti hanno potuto togliere i costi di attivazione, non dovendoli più pagare a Telecom; almeno per ora, cioè finché l'attivazione sarà gratis con Alice Casa.
È insomma un momento d'oro per abbonarsi a un'Adsl nuda, e vale la pena coglierlo (se c'interessa questo tipo di offerta) perché tra un po' di tempo il costo di attivazione potrebbe essere ripristinato. Tra l'altro, nel frattempo, Alice Casa ha perso un po' di smalto, perché il suo canone è aumentato di recente a 45 euro al mese (dai precedenti 42, anche se adesso è in promozione per i primi quattro mesi di abbonamento). Un rincaro è evento piuttosto raro nel mondo delle Adsl, a conferma che quello delle Adsl nude è un mercato soggetto a scossoni e rapidi adeguamenti, in questa fase.

Tutte queste offerte conservano un aspetto negativo, rispetto alle Adsl normali: costano circa 10 euro in più, al mese, a parità di altre caratteristiche. L'aumento del canone base Telecom a 16,08 euro al mese, da febbraio, rende però più interessante il risparmio ottenibile grazie a un'Adsl nuda.
Fanno eccezione, nel quadro, Fastweb e Tiscali. Per loro le Adsl senza Telecom non hanno canoni addizionali, ma conservano un costo di attivazione. Fastweb ha da qualche giorno una promozione a 16,08 euro al mese fino al 3 novembre, mentre Tiscali ha un'Adsl molto particolare: Tiscali Mini. È la più economica sul mercato (10 euro al mese, senza canone Telecom), anche se è attivabile solo agli utenti di città medio-grandi e ha una velocità ridotta. Non è più presente sul sito di Tiscali, ma è sottoscrivibile tramite call center (al numero 130), come conferma l'operatore a Repubblica.it.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.ponentevarazzino.com

giovedì 9 aprile 2009


Detersivi alla spina

La nuova frontiera dell'ecologia, produrre meno rifiuti.

Sulla base di quanto realizzato in Nord Europa ed in Germania, il progetto di riduzione dei rifiuti da imballaggio sbarca anche in Italia nella grande distribuzione.
Sono partiti progetti sperimentali, come quello portato avanti dalla regione Piemonte, che dovrebbero avere in un prossimo futuro una diffusione su tutto il territorio nazionale.

L'obiettivo di questa nuova spinta ecologista è quello di diminuire drasticamente gli 11 milioni di tonnellate gettate nei cassonetti ogni anno in Italia nella raccolta differenziata.

Produrre meno rifiuti significa anzitutto recuperare materie prime, risparmio del territorio, ma soprattutto, una notevole riduzione delle emissioni inquinanti nell'atmosfera.
Infatti per ogni tonnellata di rifiuti in discarica, vengono emesse nell'atmosfera circa 2 tonnellate di biossido di carbonio (CO2 ).

la scelta di mettere al primo posto l'ambiente

Il consumatore si recherà nel supermercato dove grazie alle macchine ecologiche gli verrà spillato il detersivo biodegradabile come fosse birra. Potrà acquistare il flacone, oppure portarlo da casa.


La grande varietà di prodotti per la pulizia e l'igiene sia come detersivi alla spina, sia come detersivi sfusi, oppure cosmetici confezionati o disinfettanti.
La grande esperienza nella produzione di detersivi ci permette di offrire un elevato standard di qualità del prodotto.


In questo modo non si dovranno più pagare costi legati alla confezione e all'etichetta, generando così un risparmio fino al 40%.

L'abitudine di utilizzare soluzioni usa e getta genera tonnellate di rifiuti che inquinano, gli effetti dell'inquinamento dell'uomo nell'ambiente sono molteplici, si riflettono sul clima, sull'ambiente che ci circonda in forme sempre più evidenti.
Cambiare quindi abitudine, nel nostro piccolo prestando molta attenzione sulla quantità di rifiuti che produciamo, è un grande passo verso una mentalità più ecologica che deve coinvolgere dal basso tutte le persone ma soprattutto le Amministrazioni statali, e le grandi catene di distribuzione.

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articolo tratto da www.millebolle.iport.it
immagine tratta da www.altronde.files.wordpress.com

mercoledì 8 aprile 2009


IL SISMA IN ABRUZZO
Gli atenei «credono» nel radon:
previsioni possibili
Bari e Pisa: i sistemi efficaci esistono, mancano i soldi per perfezionarli

MILANO — Ventitrè gennaio 1985: per la prima (e unica) volta in Italia scat ta l’allarme terremoto. L’Istituto naziona le di geofisica prevede una «scossa peri colosa ». E il ministro della Protezione ci vile Giuseppe Zamberletti, oggi presiden te della Commissione grandi rischi e so­stenitore dell’impossibilità di prevedere i terremoti, ordina lo stato d’allerta per dieci comuni della Garfagnana: scuole chiuse per due giorni, case vecchie o in cattivo stato evacuate.
Centomila persone abbandonarono le proprie abitazioni, ma il terremoto non arrivò. Allora la previsione di un sisma distruttivo fu formulata, dopo una scos sa premonitrice, sulla base di un’analisi storico-statistica. Oggi, tra gli indicatori sismici, c’è anche il radon. Giampaolo Giuliani non è solo. Sono diversi i ricer catori che studiano questo gas: l’univer sità di Bari ha messo a punto un sistema di 25 centraline fermo per mancanza di fondi; quella di Pisa ha elaborato un pro getto per il monitoraggio nelle acque sot terranee della Garfagnana e della Luni giana allo studio degli enti locali. Ricer che sono in corso anche all’Istituto nazio nale di geofisica e vulcanologia.

Pier Francesco Biagi è docente di Fisi ca all’Università di Bari. Studia il radon e i disturbi sui segnali radio. «I sistemi per prevedere un terremoto già esistono — dice —, è che mancano i soldi per perfe zionarli. A differenza dei miei colleghi so no convinto che non è impossibile preve dere un sisma, ci riusciremo. Fu proprio Boschi, oggi nemico dei precursori, a fa re la previsione del 1985». E spiega: «Nel 2005 abbiamo presentato un progetto al la Regione per l’installazione di 25 cen traline per il rilevamento di radon e sta zioni radio a bassa frequenza (alcune an che nel Gran Sasso). Per un punto siamo stati esclusi dalla graduatoria e le prime centraline sono state disattivate».
All’università di Pisa si studia invece il radon nelle acque sotterranee della Garfagnana e della Lunigiana. Il team di Giorgio Curzio, docente di Misure nucle ari, ha elaborato uno studio di fattibilità per il monitoraggio del radon: stazioni prototipo che ogni sei ore dovrebbero trasmettere al dipartimento e alla Prote zione civile i livelli.

Tra i ricercatori che studiano il radon c’è anche Calvino Gasparini, dell’Istituto nazionale di geofisica. Nel 1985 fu uno degli esperti a formulare la previsione della Garfagnana. Oggi è direttore del Museo geofisico di Rocca di Papa dove da quattro anni una centralina misura il radon. «Sappiamo che questo gas è un precursore dello stress sismico, ma per ora non ci dice il 'dove' e il 'quando' av verrà un terremoto». Più attendibile l’analisi storico-statistica: «Sulla base della quale scattò l’allerta del 1985. Nel caso di Giuliani non esistevano parame tri consolidati, ma un censimento a se taccio grande degli edifici più vecchi e una maggiore informazione, forse...».

Nel 1985 la «scossa pericolosa» non ar rivò. E l’ex ministro Zamberletti finì sot to inchiesta per procurato allarme. Forse per questo da allora ha sempre chiamato i centomila sfollati «un test». E oggi riba disce: «I terremoti non sono prevedibi li ». Ma poi spiega: «Allora il radon non c’entrava, lì ci trovavamo davanti a dati statistici particolari. Davanti a una previ sione della comunità scientifica come quella di 24 anni fa, proprio Boschi e Bar beri mi avvertirono del rischio, farei la stessa cosa: ordinerei lo stato d’allerta».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.damhomeinspections.com

martedì 7 aprile 2009


Oltre 900 dipendenti a casa da maggio
al 2 di agosto. Altri 1.069 faranno sei
settimane ma non consecutive. Cgil:
"Subito tavolo con azienda e governo"

TORINO
Andranno in cassa integrazione tredici settimane consecutive, dal 4 maggio al 2 agosto, 973 colletti bianchi della Fiat, 478 degli enti centrali di Mirafiori, 240 della Powertrain e 255 dell’Iveco. Altri 1.069 faranno sei settimane ma non consecutive. Lo ha comunicato oggi la Fiat ai rappresentanti sindacali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic dello stabilimento.

Per 4.530 dipendenti, in grande maggioranza impiegati, delle strutture centrali di Fiat Group Automobiles e di Powertrainla cassa durerà invece una settimane, dal 18 al 24 maggio. I 1.069 impiegati interessati per sei settimane dalla cassa integrazione sono dell’Iveco: non lavoreranno dall’11 al 24 maggio, dall’8 al 21 giugno e dal 6 al 19 luglio. Il provvedimento relativo alle strutture centrali dell’Iveco è legato al perdurare della crisi del mercato dei veicoli industriali e commerciali, confermato dai dati sulle immatricolazioni di marzo, diffusi oggi da Anfia e Unrae, con un calo del 25,59%. Da ieri all’Iveco 1.650 dipendenti, di cui 195 impiegati, sono in cassa integrazione una settimana.

Il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo, lancia l'allarme: «Così si va verso gli esuberi, Serve subito un tavolo a tre, azienda, governo e sindacati». «Siamo di fronte a una drammatizzazione della crisi - osserva Airaudo - che colpisce la testa del gruppo perchè gli enti centrali di Mirafiori sono il quartiere generale dell’Auto. Adesso basta. Bisogna andare oltre i tavoli pletorici, è impossibile che i lavoratori vivano nell’incertezza sul loro futuro ed è grave che si costituiscano potenziali bacini di esuberi mettendo nei fatti a zero ore un migliaio di lavoratori. Gli impiegati staranno fuori quattro mesi perchè rientreranno, dopo le ferie, a settembre, con ulteriori aggravi economici perchè perderanno sei ratei». «È indispensabile - conclude il segretario generale della Fiom torinese che il governo convochi Fiat e sindacati, come chiediamo da tempo, per costruire certezze sugli ammortizzatori sociali, che rischiano di esaurirsi rapidamente, garanzie sul futuro per i siti italiani di Fiat Auto, Iveco e Cnh, anche alla luce delle possibili nuove alleanze industriali».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.mondofinanzablog.com

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto annunciato, un vostro commento:



guarda il video

e guardate anche questo:

"Qualcuno dice che anche se Bertolaso avesse preso in considerazione la segnalazione di Giuliani non ci sarebbe stato modo di far sfollare migliaia di persone. Male perché vuol dire che nell'Italia simisca e a rischio di catastrofi in 60 anni nessuno si è preso la briga di costruire una rete di protezione del territorio o un piano di edilizia antisismica. Vai a vedere in Giappone cosa hanno fatto. Da noi il Governo interviene sempre (e male) dopo la disgrazia.
E allora? dicono alcuni. E se anche si fosse saputo?
Allora si sarebbe dovuta applicare, secondo loro, la ricetta berlusconiana per la Crisi: Se non sai combatterla, negala?
Ma quel che colpisce è la supponenza di questi personaggi che sono esperti di niente ma che credono di pontificare su tutto, e possono farlo in virtù di poteri enormi che Berlusconi ha dato loro non si sa in virtù di che. Pensare che nelle mani di questa persona c'è il nostro territorio, la nostra salute, gli attacchi alla nostra vita che vengono da discariche e inceneritori e domani nucleare e che controllano persino il nostro patrimonio artistico unico al mondo (dopo aver conseguito i successi che sappiamo nelle discariche della Campania!) fa veramente rabbrividire!
Berlusconi vuole solo diminuire i vertici del controllo per avere pochissime persone da controllare lui più facilmente e vorrebbe annullare anche il Parlamento, mentre continua a tagliare i poteri delle Regioni, ma di questo passo pochi cortigiani di alto livello comanderanno su tutto prendendo ordini direttamente da Berlusconi, da un Berlusconi per di più su cui non esiste controllo alcuno. Siamo alla follia! Un tuttocrate monolitico e pure cretino che assomma su di se ogni poetere e distrugge ogni diritto e ogni democrazia!"
viviana v., Bologna 06.04.09 10:31|

Dove vedo cumuli di macerie altri vedono montagne si soldi, anzi intere orogenesi di denaro per la ricostruzione.
Mi resta da capire come uno laureato in medicina (appunto il signor Bertolaso) possa dire a un ricercatore come Giuliani (che è geofisico) che "Lo sanno tutti che i terremoti non si possono prevedere"... La scienza evolve, ciò che ieri era sogno oggi è realtà!

Simone Tarabini, Morbegno 06.04.09 15:22|




Quest'anno dovevano entrare in vigore le nuove norme sull'edilizia, che imponevano a chi vendeva case di avere in mano tutti i certificati d'impianto (la dico così, perchè non sono del settore, ma ho appena comprato casa e mi ci sono interessata), nonchè tutta una serie di criteri di costruzione. Quindi impianto elettrico a norma, impianto rete gas a norma, pannelli solari sui tetti, rispetto di normativa acustica tra gli appartamenti.
Il caro Silvio l'ha eliminata, per fare un favore ai suoi amici immobiliaristi, che non avrebbero più venduto una zecca degli edifici schifosi che hanno costruito e ancora sono là.
E ci meravigliamo che non seguiamo le norma antisismiche????

Barbara B. 06.04.09 15:26|



se volete aggiungere un commento manda una mail a robbino1981@gmail.com, li pubblichero' appena possiblie:

articoli e commenti tratti da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.italianinnovation.it

domenica 5 aprile 2009

Eternit, si apre il processo dei record


Si apre a Torino un altro maxiprocesso con al centro gli operai. Questa volta si parlerà di amianto e della morte di almeno 2000 dipendenti della società Eternit. Al Palagiustizia di fronte al gup Cristina Palmesino vanno a giudizio Stephan Schmidheiny, 61 anni, miliardario svizzero, e Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, nobile belga di 81 anni, eredi della multinazionale. Sono accusati di disastro doloso e omissione volontaria di cautele.
Sono attesi a Palazzo di giustizia almeno mille tra familiari delle vittime e appartenenti a associazioni di lotta alla lavorazione dell'amianto che hanno promosso un presidio. Da Casale Monferrato, dove ha sede l'associazione familiari vittime dell'amianto, partiranno nove pullman
Dopo il processo Thyssen, un altro dibattimento con al centro gli operai e la morte in fabbrica. Si apre lunedì mattina a Torino il processo nei confronti della Eternit, azienda produttrice di manufatti in amianto, con stabilimenti a Casale Monferrato, Cavagnolo, Reggio Emilia e Napoli. In occasione della prima udienza preliminare la Cgil, insieme all'Associazione Famigliari Vittime di Amianto, ha organizzato una manifestazione-presidio a partire dalle 9 di fronte al Palazzo di Giustizia.

Alla manifestazione è prevista la partecipazione di molti ex lavoratori e cittadini, parti lese nel processo, provenienti soprattutto dalle aree dei quattro stabilimenti, oltre alla presenza dalla Francia di una folta rappresentanza dell'Associazione francese degli Esposti all'Amianto.

Tra i primi atti del processo al quale parteciperanno almeno mille persone ci sarà quello della costituzione come parte civile. Secondo le prime stime saranno almeno 2889 le parti offese ma potrebbero salire a 5700 in rappresentanza delle oltre duemila vittime. Da Casale sono attesi nove pulmann.
Alla prima udienza parteciperà anche la presidente della Regione Mercedes Bresso, decisa a connotare anche fisicamente la vicinanza delle istituzioni alle famiglie dei morti.

Il processo sarà seguito dal social network con un gruppo familiari di vittime costituito su Facebook.


La sostanza cancerogena più aggressiva del '900
L'amianto è stata la più aggressiva sostanza cancerogena del '900: non hanno dubbi, gli esperti, a definire cosi' il materiale al quale si devono oltre la metà dei tumori per cause occupazionali. Una sola fibra di amianto, 1.300 volte più sottile di un capello, penetrando nei polmoni, può causare tumori devastanti come quello della pleura, che provoca circa mille morti l'anno. Una cifra altissima, come lo è quella delle 2.800 parti offese nell'udienza preliminare di Torino, nel processo contro i vertici dell'Eternit per le morti da amianto.

Fuori legge in Italia dal 1992, l'amianto è stato largamente utilizzato fino agli anni '80 per produrre la miscela cemento-amianto (il cui nome commerciale era Eternit) utilizzata per coibentare edifici, tetti, navi, treni, ma anche come materiale per l'edilizia (contenuto in tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie) e poi nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (sia nelle vernici sia nelle parti meccaniche) e nella fabbricazione di corde, plastica e cartoni.

Se respirate, le polveri di amianto (o asbesto) possono provocare malattie croniche dei polmoni, come l'asbestosi, oppure tumori della pleura, come il mesotelioma pleurico e dei bronchi, e carcinoma polmonare. Conseguenze che possono manifestarsi anche a distanza di decenni. Per questo le morti per amianto che stanno avvenendo in questi anni si devono all'esposizione avvenuta fra 30 e 40 anni fa. In pratica, sta emergendo soltanto adesso il numero reale delle vittime della massiccia esposizione all'amianto avvenuta negli anni '60 e '70 in manifatture e cantieri navali. Il picco dei casi di tumore della pleura dovuto all'amianto è previsto fra oggi e il 2015, dopodichè si attende una progressiva riduzione dei casi, conseguenza delle misure di cautela introdotte a partire dalla fine degli anni '70.

articolo tratto da www.torino.repubblica.it
immagine tratta da www.tuteladellabassa.files.wordpress.com

sabato 4 aprile 2009


L’associazione L’amico Charly Onlus, nata nel 2001 a Milano in seguito alla tragica scomparsa di Charly Colombo allora sedicenne, si occupa di prevenzione al disagio giovanile attraverso progetti di intervento educativi, formativi, di assistenza e di sostegno a favore degli adolescenti, in collaborazione con le istituzioni, le scuole e le famiglie.

Attraverso l’ausilio di un’équipe di psicologi ed esperti, L’amico Charly interviene nella prevenzione e gestione delle situazioni a rischio fino alla presa in carico dei ragazzi che hanno compiuto un tentato suicidio. Gli interventi sono finalizzati a sostenere la crescita dei giovani durante la fase più complessa del loro percorso, l’adolescenza, attraversata a volte da crisi personali che possono anche sfociare in comportamenti autolesivi.

L’amico Charly si rivolge in modo integrato ai giovani, alle famiglie, alle scuole, nella consapevolezza che ogni forma di disagio può essere compresa solo all’interno delle relazioni significative dei ragazzi, e collabora con le istituzioni per la realizzazione di progetti speciali sull’adolescenza.

Fin dalla sua nascita, l’Associazione ha considerato prioritaria la mission a sostegno dei giovani che tentano il suicidio con la creazione e il finanziamento del suo modulo di servizio Crisis Center. Nell’arco della sua crescita si è anche specializzata nella elaborazione di interventi a vasto raggio sulle tematiche relative al disagio dei giovani, rivolgendosi alle principali agenzie educative, prime fra tutte la Famiglia e la Scuola. Si è impegnata contemporaneamente sul fronte della governance interna e nella creazione di un sistema di rete con Istituzioni, Enti, altre realtà del Terzo Settore.

Le azioni dell’associazione si collocano nell’ambito della prevenzione primaria (anticipazione di situazioni a rischio), secondaria (gestione di situazioni a rischio) e terziaria (cura dei ragazzi che hanno compiuto un tentato suicidio).

In seguito alla successiva costituzione della Fondazione Charly Colombo, in virtù della collaborazione qualificata di un Comitato Scientifico di alto livello, L’amico Charly sta diventando, anche grazie all’apertura di Centri in altre Regioni, una risorsa a disposizione della Società, impegnata ad affrontare su più fronti il tema del disagio giovanile, con la finalità di cooperare nell’impresa di dare cittadinanza ai giovani stessi.

Spazio Charly: la nostra sede
L’AMICO CHARLY HA UNA SEDE
E’ nel cuore di Milano, in via Marco Polo, n. 4 (MM3 Repubblica). Si tratta di uno spazio di 400 mq., che stiamo allestendo per i giovani della città, anche se contiamo sulla vostra collaborazione e fantasia per definirla nei dettagli.

Ecco cosa puoi trovare:
- uno spazio musica: una cabina insonorizzata dove suonare con il tuo gruppo, una per registrare il tuo demo;
- un’area per lo studio con una piccola ma selezionata biblioteca, dove trovare sempre qualcuno che ti aiuterà a superare le quotidiane difficoltà scolastiche o dove potrai studiare in compagnia;
- uno spazio laboratorio: un laboratorio di musica di insieme, un laboratorio di canto, un laboratorio di Dj e di BAsi Musicai e un laboratorio video;
- uno spazio video per cineforum, proiezioni varie;

e poi ci sono i muri, tutti bianchi che aspettano murales e graffiti;
e poi....sarai tu con gli altri ragazzi a dargli una fisionomia più “tua”.

prossimi eventi in programma:

Se vuoi inviarci consigli e suggerimenti, fallo senza problemi; se hai domande, ti risponderemo subito. info@amicocharly.it

articolo tratto da www.amicocharly.it
immagine tratta da

venerdì 3 aprile 2009


Rinunciare, tagliare, contenere. Oppure inventare, ripartire, imparare. Ci sono tanti modi di affrontare la crisi. Abbiamo ora le altre 25 buone idee a cui ispirarsi per disegnare il nostro nuovo stile di vita con una sola sana vera incontestabile rinuncia, l’ultima della nostra lista: il fumo.

21-Gruppi d'acquisto in rete
22-Sport semplici a costo zero
23-Il prezzo è giusto lo dice il web
24-A caccia di sconti fuori città
25-Grandi nomi grandi spacci
26-Shopping? Dopo le ferie
27-La coperta era un pullover
28-La bottiglia? Solo della zona
29-Il vantaggio del dispenser
30-Provate a degustare
31-Viva il vino al bicchiere
32-Un guardaroba in gruppo
33-L'affare del poco usato
34-Vestitini 0-12 come nuovi
35-Abito e cappello in affitto
36-Auto nuova, conviene il Gpl
37-Cruise Control anche virtuale
38-House Concerts a 10 euro
39-La scelta di Antonio D'Orrico
40-La top 3 di Mario Luzzato Fegiz
41-Fatti il video in casa
42-Evasione all'indiana
43-I preferiti di Claudio Carabba
44-Allenarsi in salotto
45-Smettere ma per sempre

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da http://pompadour.it

giovedì 2 aprile 2009

Ecco le prime 20 piccole idee scaccia-crisi


La mini-pala eolica sul tetto, la vacanza alla pari in fattoria, il guardaroba condiviso, ma anche i libri, i film e la musica per ritrovare il buon umore

Rinunciare, tagliare, contenere. Oppure inventare, ripartire, imparare. Ci sono tanti modi di affrontare la crisi. Abbiamo scelto le prime 20 piccole, buone idee a cui ispirarsi per disegnare il nostro nuovo stile di vita. Dal lavoro alle vacanze, dallo sport alla baby sitter, dalla spesa al risparmio energetico, dal guardaroba al parrucchiere, fino alla scelta di cosa e come bere, che cosa leggere quale musica ascoltare e quale film vedere e rivedere.

1-In giro per il mondo surfando sui divani
2-Servizi in comune con il co-sharing
3-Swap party: ovvero l'arte del baratto
4-Alloggio (e lavoro) nelle fattorie
5-Una bici per te ad ogni angolo
6-Uffici in comune per gli ex manager
7-Vendere software sul web
8-Usare Skype anche in ufficio
9-Ai colloqui su Linkedin e Xing
10-Facebook come trampolino
11-Annunci gratis su Internet
12-Microcrediti per piccoli artigiani
13-Au pair, vantaggi per tutti
14-Il nuovo autostop online
15-Pane e pizza fai-da-te
16-Guardiani spegni luce e pc
17-Metti una pala sul tuo tetto
18-Le vetrine "tutto a 1 euro"
19-Messa in piega alla cinese
20-Farmer's Market in città

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.stoica.ch

mercoledì 1 aprile 2009

Scribd, lo YouTube dei libri


Scegli, scarichi, leggi

Un sito pubblica migliaia di titoli di ogni genere e offre la possibilità di usufruirne gratuitamente. Una sorta di "pirateria delle pagine". Che però non piace a scrittori e editori

LONDRA - Qualcuno lo chiama il "YouTube dei libri": un sito Internet che pubblica migliaia di titoli di ogni genere e offre la possibilità di scaricarli gratuitamente. Qualcun altro preferisce definirlo l'equivalente dei "pirati" della musica, ossia dei siti su cui è possibile scaricare i successi della hit parade mondiale senza pagare un soldo, alla faccia del copyright. A decidere quale delle due etichette si adatta meglio a Scribd.com, il sito creato in California da due giovani ex studenti di Harvard, sarà un tribunale, a cui si sono rivolti scrittori come J. K. Rowling e Ken Follett, insieme ai loro agenti ed editori, per ottenere giustizia.

La "pirateria" musicale, dicono gli esperti del settore, ha ucciso l'industria discografica: se il sito dei "pirati dei libri" lanciasse un trend analogo, il timore è che l'editoria possa fare prima o poi la stessa fine, anche se scaricare un libro non è esattamente la stessa cosa che scaricare una canzone. Il "pirata" in questione afferma di essere il sito letterario più popolare del mondo, e le cifre sembrano confermarlo: viene visitato da 55 milioni di persone al mese. Non si paga niente per accedervi, poiché Scribd, nato due anni or sono, vive solo di inserzioni pubblicitarie.
A sua volta, il sito non paga alcun diritto d'autore alle opere che offre in visione. E sono tante: ogni giorno la lista dei libri e documenti consultabili aumenta di 50 mila titoli. Il Times di Londra, che stamane dedica un articolo al fenomeno, ci ha dato un'occhiata, scoprendo un po' di tutto, dai romanzi di "Harry Potter" della Rowling, appunto, a "Mondo senza fine" di Follett, da Nick Hornby a John Grisham, dalla narrativa alla saggistica.
Accusa Peter Cox, un agente letterario londinese: "Questi sono pirati. Non dobbiamo arrenderci ai loro soprusi. Non possiamo permetterci di rifare gli stessi errori commessi dall'industria discografica". Ma Trip Adkins e Jared Friedman, i due neo-laureati di Harvard fondatori del progetto, non si riconoscono nel ruolo di corsari del web e negano di compiere alcunché di illegale. Il loro sito è stato usato perfino dalla campagna elettorale di Barack Obama, per pubblicare documenti e dichiarazioni a cui la gente potesse accedere direttamente, bypassando i media.

Consapevoli dei problemi di copyright, un portavoce della società afferma che Scribd agisce sulla base di un semplice precetto: se un editore protesta perché un suo libro è stato messo senza permesso sul sito, loro lo rimuovono entro 24 ore. Ciò risponde a quanto stabilito dallo U.S. Digital Millennium Copyright Act, l'aggiornamento a Internet della legge americana sui diritti d'autore, che afferma che un sito non può essere citato in giudizio per azioni compiute da coloro che lo usano senza che il sito ne sia a conoscenza.

Ovviamente, Scribd.com non sa se un suo visitatore, dopo avere scaricato un libro, se lo stampa e se lo legge, in barba al copyright, gratis e senza la fatica di andare fino in libreria per comprarlo. E per di più molti editori non sanno che i loro titoli sono sul catalogo di Scribd.com, per cui non chiedono al sito di toglierli. E' il caso, verificato dal Times, di Macmillan, casa editrice di Ken Follett, che ignorava che il suo ultimo romanzo best-seller fosse apparso sul sito californiano qualche giorno or sono, dove lo hanno già letto 500 persone.

"Grazie dell'informazione, ci occuperemo della cosa", hanno detto i responsabili della casa editrice al giornalista del Times che li ha avvertiti. Una situazione che, se questo è il futuro, si ripeterà spesso.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.dragon.ep.usm.edu

Agenda 2010 Voglio Scendere

Pino Corrias
Peter Gomez
Marco Travaglio

Dal blog di Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio

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informatevi!!!

''Ogni onda del mare ha riflessi differenti, ogni stella del cielo brilla a modo suo, proprio come unica è la bellezza di chi amiamo"
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