MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

martedì 31 marzo 2009

A più un grado ci siamo quasi


A più un grado ci siamo quasi. Per più sei bisogna aspettare ancora qualche decennio. Tra più uno e più sei, ci sono i più due, tre, quattro, cinque. Ogni grado in più, un piccolo passo verso l'inferno. La crisi economica mondiale è una grande opportunità per cambiare e fermarsi di fronte al baratro. Il capitalismo ha fallito, ucciso le democrazie. Consumato il mondo. Non si può fondare una società solo sul capitale. Chi lo possiede va al potere, il voto è un'illusione. Un operaio non diventerà mai presidente del Consiglio, un ricco piduista invece sì. Una contadina non sarà mai sindaco di Mlano, Letizia Moratti, moglie di un petroliere, invece sì. L'informazione di regime si occupa di nani, psiconani, fascisti e leghisti venduti al miglior offerente (sempre lui), di inceneritori e di incentivi alle banche e alla Fiat. Nel frattempo il pianeta si riscalda, un grado alla volta.
E' opportuno ricordare cosa sta per succedere, cosa succede. Di una cosa sono certo. I nostri figli e i nostri nipoti non ci perdoneranno mai.
+ 1: Fusione dell'Artico - Scomparsa dei ghiacci dal Kilimanjaro - Ritiro dei principali ghiacciai dalle Alpi al Tibet - Inizio della distruzione Grande Barriera Corallina - Estinzione di centinaia di specie - Aumento di numero e di intensità degli uragani - Innalzamento livello del mare con numerosi atolli sommersi, tra cui l'arcipelago di Kiribati con 78.000 persone.
+ 2: Riduzione dell'alcalinità dei mari con la progressiva distruzione del placton e degli organisni con i gusci di carbonato di calcio (il placton è alla base della catena alimentare oceanica) - Calo della crescita delle piante in Europa fino al 30% - Incendi su larga scala in Europa - Fusione dei ghiacciai della Groenlandia - Scomparsa dell'orso polare - Carestie in India e in Pakistan
+ 3: Scomparsa dell'Amazzonia e delle foreste pluvilali - Desertificazione dell'Australia - Superuragani nell'America del Nord - Siccità permanente nel continente indiano a causa del cambiamento dei monsoni - Indo e Colorado in secca - New York e altre città costiere sommerse dall'acqua - Sviluppo delle epidemie in Africa
+ 4: Scioglimento dell'Antartide - Delta del Nilo sommerso dal mare - Carestia in Cina - Migrazioni di massa verso i Paesi temperati come Russia e Europa
+ 5: Espansione dei deserti - Prosciugamento delle falde acquifere - Aumento delle migrazioni di massa - Possibile disgregazione delle piattaforme continentali - Tsunami - Guerre civili e conflitti etnici per le risorse
+ 6: Possibile fuoriuscita di acido solfidrico dagli oceani - Nubi di metano - Avvelenamento della superficie terrestre - Scomparsa di gran parte della vegetazione - Riduzione drastica della popolazione.
Queste sciagure possono avvenire entro il 2100.
Belin, mi sento male. Non voglio più produrre più una particella di CO2
Qualcosa possiamo fare da subito. Stampare e diffondere la Carta di Firenze. I dodici punti per il Comune a Cinque Stelle. Da qualcosa bisogna partire, iniziamo dal nostro Comune.

Ps: Previsioni tratte dal libro: "Sei gradi" di Mark Lynas, premiato nel 2008 in Gran Bretagna con il "Royal Society Science Books Prize".

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.sangregorio.it

lunedì 30 marzo 2009

Cellulari low cost, tariffe a confronto


IL MERCATO IL LEADER È POSTEMOBILE, SEGUONO I BIG DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE.
ERG È APPENA ARRIVATA, PRONTA INTESA SANPAOLO

Quanto costa telefonare con i 14 «operatori virtuali»
1,5 milioni di clienti. «In 4 anni saranno 7 milioni»

Chi, tra gli operatori mobili virtuali, è anche virtuoso? L'ultimo arrivato è Erg Mobile, che userà l'infrastruttura di Vodafone, le piattaforme tecnologiche di Nokia Siemens e la catena dei distributori di benzina di Erg Petroli. Il prossimo sarà Intesa Sanpaolo, che conterà sulla sua vasta rete di clienti, sportelli e servizi bancari. Partiti in ritardo rispetto ad altri Paesi d'Europa, in Italia gli operatori mobili virtuali esistono solo dal giugno 2007. Sono infatti 14 (ma solo 10 hanno un'offerta commerciale operativa) rispetto ai 30 della Gran Bretagna, ai 50 della Germania e ai 60 della piccola Olanda. E al 31 dicembre 2008, il dato ufficiale più recente, contavano un milione e mezzo di clienti. Stiamo parlando di quegli operatori che, non possedendo una propria infrastruttura, affittano quelle di Tim, Vodafone, Wind e 3 per offrire i propri servizi: si va dal leader di mercato PosteMobile (con circa 900 mila clienti e il 60% del mercato) ai big della grande distribuzione (Coop, Conad, Auchan e Carrefour), agli operatori di rete fissa come Fastweb e Bt, fino all'interessante fenomeno nuovo degli operatori cosiddetti «etnici», quelli cioè che servono grandi comunità come i cinesi e i filippini (gli stranieri in Italia sono in totale 4 milioni). Per questo tipo di utenti i servizi mobili in prospettiva possono diventare alternativi agli stessi phone center.

Dopo il confronto tariffario tra operatori tradizionali (Corriere della Sera dell'11 novembre 2008), abbiamo provato a paragonare le varie proposte dei virtuali sulla base di dati e metodologie utilizzati dall'Autorità per le Comunicazioni Agcom. Ne abbiamo ricavato il grafico pubblicato qui accanto. Il metodo scelto è quello adottato dall'authority britannica Ofcom e ritenuto valido dall'Agcom italiana: consiste nel definire diverse tipologie di consumatori — i basket (panieri), che in questo caso sono due — nell'identificare le varie offerte disponibili, confrontare i prezzi e mettere a fuoco le proposte più convenienti. I due tipi di profili considerati sono, il primo (paniere 1), una persona che totalizza 60 minuti di conversazioni telefoniche al mese e non manda sms né mms; il secondo (paniere 2) è un cliente che fa telefonate per un totale di 380 minuti mensili incluse alcune chiamate internazionali e invia 60 sms. Qualche avvertenza è indispensabile.

Non vengono prese in considerazione le offerte flat (a forfait), vantaggiose per chi telefona molto, perché questo renderebbe complicatissimo un confronto omogeneo. Peraltro alcuni operatori virtuali hanno esclusivamente — Fastweb e Daily Telecom (quest'ultimo specializzato in comunicazioni con la Cina) — o prevalentemente (PosteMobile) offerte flat o semi-flat. Se le avessimo incluse, i risultati del confronto sarebbero usciti sostanzialmente modificati, soprattutto nel paniere 2. In particolare PosteMobile, Fastweb, Daily Telecom e Noypi (di proprietà della telecom filippina Pldt) sarebbero emersi come i più convenienti. Inoltre non sono considerate le modalità di tariffazione, al secondo o a scatto anticipato di 30 o 60 secondi, né vengono calcolati i costi di attivazione del piano e i costi una tantum. Dal confronto infine sono esclusi Bt, filiale italiana del colosso britannico British Telecom, orientata esclusivamente alla clientela business, e Erg, l'ultimo arrivato, che non ha ancora commercializzato il servizio.

Come si può vedere dalle tabelle, l'offerta più conveniente per entrambi i tipi di consumatori è quella di Conad, presente sul mercato con il marchio ConadInsim. Seguita — nel basket 1 (il consumatore che telefona solo per un'ora al mese) — da PosteMobile, Telepass (brand di Autostrade), Coop Voce (Coop Italia), Uno Mobile (Carrefour), Amobile (Auchan) e Noypi. Secondo i nostri conti infatti il consumatore del primo tipo spende 8,8 euro al mese con ConadInsim, 9,6 con PosteMobile, 9,8 con Telepass, 10,2 con Coop Voce, 10,8 con Uno Mobile, 10,8 con AMobile e 13,4 con Noypi. Se invece consideriamo il consumatore del secondo tipo (che totalizza 380 minuti al mese e 60 sms), la graduatoria della convenienza cambia un po': al primo posto rimane ConadInsim (70,1 euro mensili), al secondo si posiziona Telepass (75,6), al terzo PosteMobile (78,8), al quarto AMobile (81,1), al quinto Uno Mobile (82), al sesto Coop Voce (83) e al settimo Noypi (89,2). Come abbiamo detto — ma conviene ripeterlo — l'inclusione di offerte flat e semi-flat modificherebbe i risultati, sia nell'ordine di graduatoria che nell'ammontare della spesa, perché questo tipo di offerte consente ai sottoscrittori di ottenere forti risparmi, soprattutto per chi telefona molto e all'estero come nel caso dei filippini o dei cinesi che da città come Milano, Prato o Roma chiamano i parenti a Manila o a Shanghai.

Apparentemente le diverse offerte non presentano differenze di prezzo clamorose. In generale costano poco e sono più facili da capire di quelle degli operatori tradizionali, che fanno parlare di «giungla tariffaria». In realtà, per gli operatori mobili virtuali il telefono è un'offerta che completa il servizio principale, postale o di supermercato che sia. Le varie formule vanno perciò confrontate più analiticamente esaminando i vari siti Internet (in genere piuttosto chiari). Poste Italiane, per esempio, consente di associare vantaggiosamente la propria sim alla carta Postepay o al Bancoposta. Con Conad, Auchan, Carrefour e Coop invece (quest'ultima numero due come quota di mercato) facendo un certo quantitativo di spesa si ottiene un certo bonus di traffico telefonico. Diverso da tutti il caso di Fastweb, che offre ai propri abbonati i vantaggi di una completa integrazione fisso-mobile-Internet (l'azienda svizzera è anche operatore di rete fissa, parte della quale in fibra ottica, una delle più avanzate del mondo). Quanto a vitalità del mercato, l'Italia è ancora alla fase uno: gli operatori mobili virtuali, pur esercitando uno stimolo competitivo, non fanno ancora piena concorrenza agli operatori mobili reali (chiamati host), che appunto li «ospitano» a pagamento sulle proprie reti. Nel senso che lasciano tutta la parte tecnica nelle mani dei «padroni di casa» limitandosi a gestire il marketing, le vendite e l'assistenza ai clienti. Ma, secondo le previsioni, è probabile che in poco tempo si passi alla fase due, quella in cui i virtuali svilupperanno una concorrenza molto più aggressiva. Concentrandosi su segmenti di utenza che gli operatori «generalisti» non riescono a seguire. Gli operatori etnici sono soltanto l'inizio.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.morse.it

domenica 29 marzo 2009

Borghezio: lezioni di fascismo


Il leghista, ex sottosegretario alla giustizia, parla ai fascisti francesi dell'Ump: "Infiltratevi così..."
L'europarlamentare, noto per le sue invettive e azioni razziste e xenofobe, suggerisce le tecniche più efficaci per infiltrare le istituzioni.

Una di esse, come spiega, è quella di presentarsi come movimento territoriale e occupare in primo luogo i piccoli comuni, per poi arrivare "là dove si vuole arrivare".

Tutto questo, ovviamente, va fatto con discrezione, "non bisogna assolutamente cedere alla tentazione di dichiararsi fascisti".

Il suo intervento, ripreso dalla tv francesce Canal+, ha fatto velocemente il giro della rete. E ora il corso accelerato di neofascismo è arrivato anche in Italia.

guardate il video

articolo tratto da www.tv.repubblica.it
immagine tratta da www.italy.indymedia.org

sabato 28 marzo 2009

L'Europa: niente disconnessione dal web, nemmeno per i «pirati»


PRIVACY, MINORI E LIBERTÀ DI ESPRESSIONE I TEMI IN ARGOMENTO

Approvata a larga maggioranza la Raccomandazione sulle libertà fondamentali su internet



Ennesima importante dichiarazione sull’importanza dell’accesso ad internet come diritto fondamentale del cittadino digitale. La raccomandazione presentata al Parlamento europeo dal socialista Stavros Lambrinidis (Grecia) sul «rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet» è stata approvata con una schiacciante maggioranza di 481 contro 25 (21 gli astenuti). Nel testo viene indicato chiaramente che:
1) Internet «dà pieno significato alla definizione di libertà di espressione»;
2) «può rappresentare una straordinaria possibilità per rafforzare la cittadinanza attiva»;
3) il monitoraggio del traffico web «non può essere giustificato dalla lotta al crimine»;
4) l’accesso a internet «non dovrebbe essere rifiutato come sanzione dai governi o dalle società private» e
5) le ricerche in remoto, dove previste dalla legislazione nazionale, devono essere condotte «sulla base di un valido mandato delle autorità giudiziarie competenti» e devono sempre preferirsi le ricerche in diretta a quelle in remoto visto che queste ultime “violano il principio di legalità e il diritto alla riservatezza».

NIENTE DISCONNESSIONE - Soprattutto gli ultimi tre punti hanno rilevanza in relazione alle proposte di legge presentate in Francia e in altri Stati membri, che prevedono la disconnessione forzata come punizione per essere stati sorpresi tre volte a condividere file protetti da diritto d’autore. Operatori telefonici, service provider e Stati non possono quindi impedire a chi ha una connessione a internet di utilizzarla. Gli Stati membri sono espressamente chiamati a «evitare tutte le misure legislative o amministrative che possono avere un effetto dissuasivo su ogni aspetto della libertà di espressione». Può sembrare una raccomandazione superflua in piena società dell’informazione, eppure sono state proprio le proposte di legge alla francese – sobillate dalle lobby dell’industria dell’entertainment – ad avere reso necessaria un testo del genere.

PRIVACY E MINORI - La raccomandazione non si limita alla dichiarazione relativa al diritto di connessione, ma affronta, sebbene in modo più generico, altri argomenti: la privacy, la tutela dell’identità digitale, la protezione dei minori e la tutela della proprietà intellettuale. Per quanto concerne la privacy, oltre all’importante accenno nell’invito a non effettuare ricerche in remoto, viene sancito il diritto di accesso ai propri dati personali e la possibilità di ritirarli dal web. Il riferimento alle recenti vicende legate ai dati personali su Facebook e in genere ai contratti proposti da molti service provider (su tutti Google) sembra chiaro, ma il testo non chiarisce maggiormente la questione. I minori devono ovviamente essere tutelati e Lambrinidis invita i produttori di computer a preinstallare nelle macchine software a protezione della navigazione dei più piccoli, e le istituzioni a educare i genitori sui rischi presenti in rete. In Corea del sud, dove sono un po’ più avanti di noi su questi temi, sono già attivi corsi di comportamento online (netiquette) per i bimbi delle elementari.

IDEE E LUCCHETTI - Infine un accenno alla tutela della proprietà intellettuale, per la quale viene chiesta al Consiglio una direttiva sulle misure penali da comminare e si vieta la sorveglianza preventiva. Ma, chiarisce Lambrinidis, la stessa direttiva dovrebbe anche combattere l’incitamento alla cyber-violazione dei diritti di proprietà intellettuale «comprese talune eccessive restrizioni di accesso (alle opere, ndr) instaurate dagli stessi titolari dei diritti». Ora la parola spetta al Consiglio che valuterà se e come procedere con l’iter legislativo.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.gratis360.it

venerdì 27 marzo 2009


Annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato.

Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie“riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione).

Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.

Marco Travaglio

Vignetta di theHand

Arrestateci tutti su Libero News

Berlusconi, il leader con una marcia in più: quella su Roma - guarda il video

PER ADERIRE

Lasciate un vostro messaggio all'interno dei commenti di questo post o inviate una mail a: arrestatecitutti@gmail.com
(ricordatevi di dare il consenso a pubblicare il vostro nome nell'elenco delle adesioni)

Leggi il messaggio di Lorenzo Fazio, editore di Chiarelettere

Questo è l'elenco delle adesioni che stanno arrivando via email:

articolo e immagine tratti da www.voglioscendere.ilcannocchiale.it

giovedì 26 marzo 2009

La Cina blocca Youtube


Il sito è inaccessibile in tutto il Paese
Dal governo nessuna spiegazione

La Cina non ha paura di Internet, ha assicurato il suo ministero degli Esteri, ma "Youtube", uno dei siti più amati, è di nuovo inaccessibile ai visitatori cinesi dalla tarda serata di lunedì: la pagina iniziale del popolare sito non si apre oppure invia un messaggio di errore, tanto a Pechino, che a Shanghai o in altre città del Paese.

Esattamente come in altre occasioni, il governo cinese non ha spiegato le ragioni del blocco, che arriva dopo che la marina statunitense ha "postato" sul sito di video-sharing i filmati sull’incidente, avvenuto nel Mare del Sud della Cina, tra otto pescherecci cinesi e una nave da guerra Usa.

Sollecitato sulle ragioni del blocco, il portavoce del ministero degli Esteri ha ribadito che la Costituzione afferma «chiaramente la libertà d’espressione», ma stabilisce alcuni limiti «attingendo alle esperienze di Paesi come gli Usa e il Regno Unito». «Molte persone -ha poi aggiunto- hanno la falsa impressione che il governo cinese tema Internet», ma la cifra degli internauti cinesi (300 milioni, la comunità di utenti più grande del mondo) dimostra «che è esattamente l’opposto». Secondo quanto scrive la Bbc, Youtube sarebbe stato oscurato dopo la messa in rete di un video che mostra un gruppo di soldati cinesi fare irruzione in un monastero tibetano e malmenare monaci, alcuni dei quali per terra e con le mani legate. La data e la località dell’incidente ripreso nel video, mandato da un’organizzazione di esuli tibetani, non sono state precisate.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.scibiz.it

mercoledì 25 marzo 2009


«Costano di più, lavorano meno»
L'Ataf in guerra con gli autisti
A sostenerlo è la stessa azienda fiorentina, che, in una nota, illustra una ricerca

L'Ataf vara un piano di recupero da dieci milioni di euro, di cui quasi 6 milioni di minori costi soprattutto per il personale, e disdice gli accordi sindacali, provocando l'immediata reazione dei sindacati. Il presidente e il direttore generale dell'Azienda di trasporto pubblico, Maria Capezzuoli e Filippo Allegra, hanno presentato ieri il piano strategico 2009-2012 che prevede benefici per 9,7 milioni di euro, derivanti per il 59% (5,9 milioni) dalla riduzione dei costi di produzione e per il 41% (3,8 milioni) da nuove entrate, in primo luogo dal recupero dell'evasione, cioè di tutti coloro che viaggiano senza fare il biglietto. Nel solo 2009 Ataf punta a recuperare 3,3 milioni di euro: 2,3 deriveranno dalla riduzione dei costi e circa 1 milione dall'aumento dei ricavi. Questo, secondo il piano, prevederà il ritorno in attivo entro il 2012, a conclusione di un trend positivo che vedrà il 2008 chiudersi con un deficit di 1,6-1,7 milioni, contro i -4,3 milioni del 2007 e i -10 milioni del 2004. L'intento, ha spiegato la Capezzuoli, è quello di «incrementare efficienza e competitività » per fare di Ataf un'«azienda solida», in primo luogo in vista dalla gara dell'anno prossimo per il Trasporto pubblico locale, che vedrà un sensibile cambiamento di scenario. La gara ipotizza infatti l'individuazione di un bacino più ampio dell'attuale, disegnato su scala provinciale.

AUTISTI TROPPO COSTOSI - In questo contesto, il primo punto da affrontare è quello dell'organizzazione del lavoro: «Il costo del personale grava per il 70% sull'ammontare dei costi complessivi del bilancio », ha detto Allegra, denunciando che Ataf ha un costo medio per addetto superiore alla media del Trasporto pubblico locale, con una minore produttività. Secondo i dati resi noti dall'azienda, infatti, le giornate lavorate in un anno sono 230 contro una media del settore di 260, la produttività media per addetto è di 18.500 chilometri all'anno contro i 27.500 dei colleghi italiani e il costo medio annuo per addetto è di 44 mila euro contro una media di 35 mila. «Il recupero di competitività dell'azienda passa attraverso una revisione complessiva dei processi produttivi che non può prescindere dall'organizzazione del lavoro ha rilevato Allegra - . L'azienda ha ripetutamente sottoposto questo tema alle rappresentanze sindacali dei lavoratori, senza però trovare ipotesi di accordo condivise. Ataf continuerà a ricercare un dialogo costruttivo con i sindacati, ma, in quanto necessitata, procederà contestualmente a comunicare la disdetta degli accordi, frutto delle stratificazioni del passato». La lettera con la disdetta degli accordi partirà oggi stesso e avrà effetti a partire dal 30 di giugno. La decisione di Ataf fa però scendere i sindacati sul piede di guerra. «Non credevo che l'azienda arrivasse a tanto - afferma Milko Pini della Cisl, il sindacato più presente in Ataf - e invece ha deciso di recuperare risorse sulle spalle dei lavoratori. Noi contrasteremo questa impostazione con tutti i mezzi. L'azienda - aggiunge - dovrebbe cominciare a vergognarsi, dopo che con l'accordo del 2006, detto salva- Ataf, i lavoratori hanno già dato tantissimo. Sarebbe invece ora che i dirigenti si riducessero gli stipendi». «Quello che stanno facendo è molto grave - gli fa eco Leonardo Bolognesi dei Cobas -. Fanno passare il messaggio che i lavoratori di Ataf fanno meno di quello che dovrebbero, ma è esattamente il contrario. E non dimentichiamo che con l'accordo del 2006 i lavoratori hanno salvato questa azienda dal fallimento. Si dovrebbe invece dire che in Ataf ci sono 29 dirigenti su 1400 dipendenti quando ne basterebbero 8 e solo tagliandone 20 si risparmierebbero 2 milioni di euro. I lavoratori - assicura - risponderanno duramente».

articolo tratto da www.corrierefiorentino.corriere.it
immagine tratta da www.download.kataweb.it

martedì 24 marzo 2009

Gioacchino Genchi non si tocca. Manifestazione nazionale sabato 28 marzo




Da ieri Gioacchino Genchi è stato sospeso da ogni funzione dalla Polizia di Stato. Col provvedimento di sospensione dal servizio sono stati ritirati il tesserino, la pistola e le manette. La motivazione è addirittura una replica ad un giornalista di Panorama che lo accusava di essere un bugiardo lasciata sulla sua bacheca di Facebook, in cui Genchi si difendeva in modo misurato e contenuto. Riteniamo che ieri si sia toccato il fondo in una vicenda che ha chiarito, qualora ce ne fosse stato bisogno, cosa può accadere a chi cerca di fare luce sui coni d’ombra di cui l’Italia è piena, a chi vuole dare giustizia ai familiari delle vittime delle stragi, a chi vuole smantellare i comitati d'affari e le nuove P2. Chi tocca i fili dell'alta tensione muore. Noi forse siamo ancora in tempo. Siamo indignati e sconcertati da quello che sta accadendo ad uno dei migliori uomini dello Stato italiano, un uomo che forse quello stesso Stato fondato sul sangue delle stragi del 1992, non merita, come non lo meriteremmo noi se rimanessimo inermi ad assistere a questo massacro. Abbiamo deciso che è ora di reagire, e non più con comunicati, con articoli e con sterili prese di posizione. Noi vogliamo mostrarci, vogliamo farci vedere da chi in questo momento sta decidendo sul futuro del dott. Genchi. Senza violenza e senza aggressività, senza guerriglia, che non ce ne voglia il ministro Brunetta. Pacificamente vogliamo dimostrare che Gioacchino Genchi è circondato da persone per bene che nutrono per lui una stima e un'ammirazione incondizionata. Per questo vi invitiamo ai sit in davanti A TUTTE LE QUESTURE D'ITALIA SABATO 28 MARZO DALLE ORE 10 ALLE 15. Vi chiediamo di contattarci nonappena avrete formato un gruppo di almeno 10 persone per coordinarci e per darci un'unica regia che ci unisca in una manifestazione che sensibilizzi e che spieghi, a chi nulla sa di questa vicenda, cosa sta davvero accadendo. Noi temiamo che la sospensione di Gioacchino Genchi non sia il punto d’arrivo. Temiamo che altro possa accadergli. Reputiamo scandaloso, infine, che coloro che hanno dato il la a questa sporca vicenda, i Ros dei Carabinieri, siano guidati da un soggetto che in questo momento è sotto processo a Palermo con l´infamante accusa di favoreggiamento aggravato nei confronti di cosa nostra. E’ Mori che deve essere sospeso, non chi ha assestato colpi durissimi a cosa nostra, una organizzazione che non dimentica e colpisce chi lo stato non è riuscito a proteggere.

Sonia Alfano
Benny Calasanzio
Salvatore Borsellino

articolo tratto da www.bennycalasanzio.blogspot.com
immagine tratta da www.3.bp.blogspot.com

lunedì 23 marzo 2009


Governare gli italiani non è impossibile, come diceva Mussolini. E' invece molto facile. Basta disporre del controllo dei mass media e raccontare balle dalla mattina alla sera. Lo predicava Gelli, lo applica lo psiconano per il quale la nostra disoccupazione è la migliore in Europa. I nostri disoccupati ci sono invidiati da tutti. Pochi, bene educati, con protezioni sociali. Il professor Mauro Gallegati dimostra il contrario. In Italia ci sono tre milioni di disoccupati in più della media europea.
I soldi per la cassa integrazione stanno per finire e le aziende crollano come castelli di carte. Chissà che effetto fa a chi ha perso il lavoro essere preso per il culo dal suo presidente del Consiglio?
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

"L’ISTAT dice che il tasso di disoccupazione nell’ultimo anno è salito dal 6.1 al 6.7%. I dati sulla disoccupazione in Italia "sono i migliori" nel contesto europeo. Lo ha affermato Berlusconi in una conferenza stampa alla fine dei lavori del Consiglio europeo. Come può sostenere una simile bestialità senza che nessuno si indigni? In fondo, se ci prendono per idioti è solo colpa nostra.
Nell’ultimo anno è aumentata la disoccupazione nelle nazioni della zona-euro. Secondo Eurostat, il tasso dei disoccupati è salito al 7,8% con forti differenze (dall’Olanda 2,7%, alla Spagna 13,4%). Il tasso di disoccupazione americano è del 6,7%, quello giapponese 3,9%.
Come può sostenere B. che stiamo meglio degli altri Paesi europei? I numeri sembrano dargli ragione: il tasso di disoccupazione italiano è più basso della media europea. Le statistiche però vanno lette, perché dietro un numero sono nascoste molte altre storie. Così è per la disoccupazione, un rapporto tra due numeri: tra chi cerca lavoro o un lavoro l’aveva e l’ha perso e forza lavoro, cioè le persone disposte a lavorare. Se la situazione generale peggiora e uno si scoraggia e smette di cercare lavoro, il tasso di disoccupazione scende! Gli "scoraggiati" sono persone senza lavoro che a domanda dell’ISTAT: “Perché non sta cercando lavoro?” barrano la X su “Ritiene di non riuscire a trovarlo". Per evitare questo problema che offre statistiche inaffidabili, gli economisti suggeriscono di guardare al tasso di occupazione. Ancora un numero: stavolta tra chi lavora e chi è disposto a lavorare.
E qui arriva l’inghippo: il tasso di occupazione italiano è tra i più bassi in Europa. Secondo l'Eurispes da noi è il 58,7%, inferiore di otto punti percentuali rispetto ai Paesi dell’euro, pari al 67%. Tradotto in numeri, se il tasso di occupazione fosse paragonabile a quello europeo, equivarrebbe a tre milioni di posti di lavoro in meno. Il tasso di disoccupazione reale sarebbe compreso tra l’11 ed il 13%. Non c’è lavoro.
Qualcuno dica ai nostri politici di voltarsi: il futuro è dall’altra parte, loro guardano al passato, non dobbiamo permettergli di rubare il domani dei nostri figli. Gli perdoneremo così anche le stupidaggini sulla disoccupazione e sulle presunte tremontiane “previsioni” sulla crisi: Ministro non ci voleva Nostradamus, stavolta, bastava il mago Otelma. Un abbraccio." Mauro Gallegati, Facolta' di Economia Giorgio Fua' dell’Universita' Politecnica delle Marche

Post precedente sul tasso di disoccupazione: "Gli Schiavi moderni"

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.europaallalavagna.it

domenica 22 marzo 2009


Il falso parmigiano americano premiato come miglior formaggio degli Stati Uniti
Il «Sarvecchio» è prodotto nel Wisconsin. La Coldiretti: boom delle imitazioni di mozzarella, grana, provolone
ROMA - «Sarvecchio è tecnicamente un formaggio stile parmigiano, ma non è un parmigiano ordinario, è un formaggio davvero speciale del Wisconsin». Ed è proprio per questa specialità, raccontata dalla stessa azienda americana che lo produce, la Sartori Food Corporation, che il latticino simil parmigiano ha vinto il premio come miglior formaggio degli Stati Uniti nel campionato Usa 2009, scelto da una giuria di 24 persone tra ben 1.360 assaggi.

LA COLDIRETTI - È la Coldiretti a rendere noto il fatto, sottolineando con stupore come anche il secondo classificato sia un formaggio italian sounding, il «Classico» prodotto in Oregon da latte di capra. E l'associazione spiega che il Parmesan è solo la punta dell'iceberg dei tanti prodotti alimentari italiani falsificati che ogni anno vengono realizzati e venduti in tutto il mondo: «Negli ultimi 20 anni, si è registrato un vero e proprio boom delle imitazioni made in Usa: le importazioni dall'Italia dei prodotti originali rappresentano solo il 2% del mercato». L'export italiano di formaggi negli Usa si attesta sulle 30mila tonnellate annue (di cui 10mila di parmigiano e grana), mentre la produzione locale taroccata raggiunge 1,7 milioni di tonnellate. Di queste, 1,3 vengono spacciate per mozzarella, 120mila per provolone, 111mila per ricotta, 60mila per parmesan e 15mila per romano cheese.

NEGLI USA - Il Wisconsin è lo stato Usa dove si realizza la maggioranza del formaggio italiano falso con numerosi impianti di produzione di provolone, romano cheese, mozzarella e parmesan. Ma in crescita, aggiunge la Coldiretti, sono anche le produzioni dello Stato di New York per provolone, mozzarella e ricotta e della California per il provolone e la mozzarella. I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono - oltre agli Stati Uniti - Australia e Nuova Zelanda, ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso made in Italy è arrivato prima di quello originale.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.zaffoni.it

sabato 21 marzo 2009


INIZIATIVA AMREF E FIGC CONTRO LA SICCITÀ IN KENYA

Fao: «Produrre cibo usando meno acqua»
Il direttore Fao al World Water Forum: «Tremila litri per produrre l'equivalente del nostro fabbisogno quotidiano»

MILANO - Il futuro dell'acqua è nell'agricoltura, bisogna produrre più cibo consumando meno quantità del prezioso liquido. È il messaggio lanciato dal palco del quinto World Water Forum in corso a Istanbul dal direttore generale della Fao Jacques Diouf. È necessario, ha detto, prestare più attenzione alla gestione delle risorse idriche in agricoltura e aumentare il sostegno ai contadini nei Paesi in via di sviluppo per affrontare i problemi della scarsità d'acqua e della fame. «I milioni di agricoltori che in tutto il mondo producono il cibo che noi mangiamo devono essere al centro di ogni processo di cambiamento. Hanno bisogno di essere incoraggiati e indirizzati a produrre di più con meno acqua. Ciò richiede investimenti e incentivi ben finalizzati, oltre a un contesto politico adeguato».

TREMILA LITRI - L'agricoltura assorbe il 70% del consumo mondiale di acqua potabile. Ma se bastano dai due ai tre litri di acqua al giorno per soddisfare il fabbisogno di liquidi di un individuo, ne occorrono 3mila per produrre l'equivalente del nostro fabbisogno quotidiano di cibo. Secondo Diouf il problema della fame crescente nel mondo, con quasi un miliardo di esseri umani (il 15% della popolazione mondiale) non in grado di procurarsi cibo a sufficienza, potrebbe peggiorare «se non vengono prese decisioni coraggiose e attuate misure concrete e urgenti». E qui entra in scena l'agricoltura, che deve «ridurre il divario tra offerta e domanda e prevenire gli choc futuri, aumentare la capacità di ripresa dei più vulnerabili e mitigare l'impatto ambientale. È solo investendo in un’agricoltura sostenibile basata su una buona gestione dell’acqua che potremo soddisfare i nostri bisogni di cibo e di energia, e allo stesso tempo salvaguardare le risorse naturali dalle quali dipende il nostro futuro». Domenica 22 marzo cade la Giornata mondiale dell'acqua, intitolata «Acque condivise, opportunità condivise»: un appuntamento simbolico importante come sottolineato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. «È la nostra risorsa naturale più preziosa. Più che mai dobbiamo quindi lavorare insieme per farne un uso sensato. Il nostro futuro collettivo dipende dal modo in cui gestiamo questa risorsa preziosa e limitata».

ITALIA PER L'INDIA - A Istanbul l'Italia è presente con una delegazione della Farnesina guidata dal ministro plenipotenziario Giorgio Sfara che ha presentato un progetto per l'India dal nome difficile: «Vulnerability Reduction through Community Emporwerment and Control of Water». Il progetto è stato finanziato dalla Cooperazione italiana contro l'emergenza acqua ed eseguito dalla Jal Bhagirathi Foundation attraverso l'Undp: opera in 251 villaggi in un raggio di 125 chilometri nell'area di Jodhpur del Marwar nel deserto del Thar. Ad oggi ne beneficiano circa 25mila persone, ma una nuova fase consentirà di raddoppiare il numero degli individui raggiunti. Venerdì nella capitale turca ha preso il via anche il Forum alternativo sull'Acqua, organizzato dalle associazioni.

PROGETTO AMREF - Ed è incentrata sull'acqua, o meglio sulla sua mancanza, un'iniziativa di solidarietà dell'associazione Amref in collaborazione con la Figc, la Federazione italiana gioco calcio. «H2gol» è una campagna per raccogliere fondi contro l'emergenza siccità in Kenya: dal 21 marzo al 5 aprile si può donare 1 euro ai progetti idrici di Amref inviando un sms al numero 48588 da cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3 e Coop Voce, oppure 2 euro chiamando il 48588 da un numero di rete fissa Telecom Italia. La campagna è anche online: dal sito www.amref.it e da Facebook si può inviare una cartolina elettronica per coinvolgere gli amici. «Insieme a Amref, la Figc e il suo settore giovanile e scolastico si impegnano a sostenere le popolazioni più povere del continente che il prossimo anno ospiterà i mondiali di calcio - spiega Demetrio Albertini, vicepresidente Federcalcio e testimonial della campagna -. Come campioni del mondo in carica non possiamo tirarci indietro». La mancanza di acqua potabile è la principale causa di morte e malattie: in Kenya oggi dieci milioni di persone rischiano di morire di fame perché la siccità ha vanificato i raccolti e cancellato i pascoli. I progetti idrici di Amref puntano a dare accesso all'acqua pulita a 100mila famiglie entro la fine del 2011.

CONSUMO CRITICO - Infine, per chi vuole informarsi su ciò che sta dietro al mercato dell'acqua sarà presto disponibile la seconda edizione della «Piccola guida al consumo critico dell'acqua» di Luca Martinelli, edita da Terre di Mezzo. Il libro (3 euro) spiega perché l'acqua degli acquedotti è buona, sicura e comoda, ma è surclassata a colpi di spot dall'acqua in bottiglia, cara per le nostre tasche e poco sostenibile per l'ambiente. Scheda per scheda, l'analisi delle aziende imbottigliatrici che si spartiscono un mercato da oltre 3 miliardi di euro, mentre nelle casse pubbliche arrivano solo le briciole. L’Italia è anche tra i primi produttori al mondo di acque minerali, con 12,4 miliardi di litri imbottigliati nel 2007. Il mercato tuttavia è molto concentrato, ed è in mano a 4 grandi gruppi che controllano il 54% delle vendite. Da aprile 2009 in libreria, il testo può essere acquistato anche nelle botteghe del commercio equo e solidale e sul sito di Altreconomia: www.altreconomia.it/libri.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.altraofficina.it

venerdì 20 marzo 2009


Troppa diossina negli animali che vivono intorno all´inceneritore
Troppa diossina e troppo Pcb contaminano gli animali che vivono nell´area intorno al discusso inceneritore di Montale. Il numero di decessi di esseri umani risultano nella norma, ma con un´inquietante eccezione: il cancro allo stomaco negli uomini e il diabete nelle donne - fa sapere la Asl - salgono a valori più elevati della norma tra gli abitanti di Montale, Agliana e Montemurlo
TROPPA diossina e troppo Pcb (policlorobifenili) contaminano gli animali, perlomeno quelli non commercializzabili, dell´area intorno all´inceneritore di Montale. I decessi degli esseri umani, invece, rientrano nella norma, ma c´è un allarmante «tranne»: tranne, dice il comunicato che la Asl pistoiese ha inviato all´assessore all´ambiente provinciale Giovanni Romiti, per alcune patologie come il cancro allo stomaco negli uomini e il diabete nelle donne che salgono a valori più elevati della norma. Si sta parlando di abitanti dei Comuni intorno all´inceneritore: Montale, Agliana e Montemurlo. I dati sono stati elaborati dall´Istituto zooprofilattico della Toscana e del Lazio che ha analizzato le matrici biologiche e i dati epidemiologici raccolti dalle delle Asl 3 e 4 di Pistoia e Prato. La Asl allarma e tranquillizza. Dice chiaro che le dosi di diossine e Pcb in più negli animali sono «significativamente elevate».

Non è un´inezia. Ma specifica che, siccome si tratta di animali cresciuti in ambiente libero, potenzialmente sono stati esposti a chissà quali e quante fonti di inquinamento. Dunque non è detto che sia tutta colpa dell´inceneritore. Il quale sicuramente contribuisce ma, ipotizza l´Istituto zooprofilattico, «in maniera minoritaria». Le specie indagate sono di quelle chiamate accumulatori biologici, che rivelano più di altre la presenza di diossina che si annida nei grassi. Per esempio, il papero, il pesce gatto, l´anatra selvatica del laghetto Pertini di Agliana. Tutti contaminati. Consolarsi perché l´incidenza dell´inceneritore potrebbe essere minoritaria? O allarmarsi perché contribuisce? Preoccuparsi perché in ogni caso in zona circola diossina? La coperta è stretta. Quanto agli umani ammalati di cancro o di diabete tra il 1971 e il 2006, sempre la Asl spiega che bisogna ancora capire chi erano, se avevano sempre abitato lì, cosa facevano. Un´affermazione che non consola del tutto. Comunque la Asl promette di portare avanti l´indagine coinvolgendo i medici di famiglia e l´ordine dei medici. «La notizia non va esagerata né da una parte né dall´altra - cerca di tenere ferma la barra il sindaco di Montale Piero Razzoli - E´ sbagliato strumentalizzarla per attivare l´allarme inceneritore. Come sottovalutarla. Sono contento nel vedere che all´inceneritore viene attribuita la responsabilità minore. Ma voglio capire bene come stanno le cose e trovare i rimedi».

L´assessore provinciale Romiti ricorda che, tra tutti gli impianti della zona industriale, l´inceneritore è l´unico monitorato, che è stata proprio la Provincia a istituire il tavolo istituzionale dopo la chiusura dell´impianto nel 2007 per fuoriuscita di diossina causata da una partita avariata di carbone attivo. Proprio il tavolo, cui partecipano anche Comuni, Arpat, Asl e comitati, ha attivato la campagna di monitoraggio di cui «questa è solo la prima fase». Dice Romiti: «Andremo avanti e potremo così attribuire le responsabilità con esattezza. L´Asl parla anche di Pcb che deriva dagli oli e fa pensare alle sostanze del distretto tessile». Dell´indagine dell´Istituto zooprofilatico si parlerà il 2 aprile nella riunione del tavolo istituzionale.

articolo tratto da www.firenze.repubblica.it
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giovedì 19 marzo 2009

De Magistris si candida con Di Pietro



CHIESTA L'ASPETTATIVA, LA RISPOSTA DEL CSM ATTESA PER MERCOLEDI'

L'ex pm di Catanzaro correrà come indipendente nella lista dell'Italia dei Valori alle Europee


ROMA - L'ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, sceglie la politica: correrà per le prossime elezioni europee con l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. «Lo farò come indipendente, insieme ad altri esponenti della società civile», dice il magistrato che ha chiesto oggi al Csm l'aspettativa per potersi candidare. Il via libera potrebbe arrivare a stretto giro di posta, probabilmente già nella giornata di mercoledì, dal plenum del Csm.

IL TRASFERIMENTO - De Magistris, che era stato trasferito d'ufficio e dalle sue funzioni di pm (per cui aveva condotto tra le altre anche l'inchiesta «Poseidon» e l'inchiesta «Why Not») dalla sezione disciplinare del Csm e che ora fa il giudice a Napoli, ha consegnato personalmente la sua domanda a Palazzo dei Marescialli. Domanda su cui deve pronunciarsi in prima istanza la Quarta Commissione. Voci su una sua candidatura alle europee circolavano da tempo.

DAL BLOG DI DI PIETRO - «La prima cosa in questo momento importante per la mia storia personale e professionale è la ragione per la quale ho scelto di impegnarmi in politica, la politica con la P maiuscola». Così De Magistris motiva la sua decisione sul sito Antonio Di Pietro: «Lascio un lavoro al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni. Ritengo che non mi sia stato consentito di esercitare le funzioni che amavo, in particolare quella di Pubblico Ministero, che mi consentivano di investigare, di accertare i fatti, di fare quello che ho sempre sognato nella mia vita. Sono stato in qualche modo ostacolato in questa attività che non mi è più possibile esercitare da alcuni mesi. Quello che ancora mi inquieta di più, in questo momento storico, è l'attività di delegittimazione, di ostacolo e di attacco nei miei confronti e della mia professione, e nei confronti di tutti coloro che hanno cercato, in questi mesi, in queste settimane, e in questi anni di accertare i fatti». E poi conclude: «Sono contento del progetto che mi è stato proposto da Antonio Di Pietro e dall'Italia dei Valori e dell'impegno richiestomi dalla società civile. E' l'impegno della società civile che entra in politica e che, quindi, vuole fare qualcosa di concreto. Un progetto che vorrà mettere le prime fondamenta, le prime basi nelle elezioni europee, ma che di certo punta ad una nuova politica in Italia».

articolo tratto da www.corriere.it
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mercoledì 18 marzo 2009

la fine dei giornali


La crisi è piena di buone notizie. Una tra le migliori è la fine dei giornali. Il 30/40% della pubblicità li ha abbandonati da inizio anno. I lettori sono sempre più rari. I dati ufficiosi stimano tra il 10 e il 20% in meno le copie vendute nell'ultimo anno per molte testate. Rimane la carità del Governo e molti editori sono con il cappello in mano nelle sale d'aspetto a Palazzo Chigi. Per vivere grazie alle nostre tasse.
La discesa dei titoli dei gruppi editoriali è da infarto per chi li possiede. Nei primi due mesi e mezzo del 2009 Rizzoli Corriere della Sera ha perso il 43%, Mondadori il 33% e il Gruppo L'Espresso il 42%. In soli due mesi e mezzo! Indovinate quanto possono perdere in 12 mesi. Se si confrontano i valori minimi e massimi delle azioni nel 2008/2009 si può arrivare a prefissi telefonici. Il valore del Gruppo L'Espresso è sceso da 3,026 euro a 0,599, quello di RCS da 2,980 a 0,499, Mondadori da 5,790 a 2,305.
Entro il 2009 molti giornali ci lasceranno per sempre. Il problema occupazionale esploderà per i professionisti della balla stampata. Battista, Mauro, Mieli, Giordano, Feltri, Belpietro, Romano, Scalfari, Merlo, Giannini. Cosa faranno? Che futuro li aspetta? Potrebbero verificare la loro popolarità con un blog. Tanti accessi, altrettanta pubblicità on line e soldi. Negli Stati Uniti con 100.000 accessi unici al mese puoi vivere. Rendono fino a 75.000 dollari all'anno. Metti la tua credibilità e competenza in Rete e chi ti paga, anche se indirettamente, è il lettore. Scalfari guadagnerebbe 10 dollari al mese e Giordano dovrebbe pagare lui.
I giornalisti attuali diventeranno dei disadattati. Un conto è raccontare balle dietro alla scrivania di un ufficio, altro è confrontarsi con la Rete. L'editore, l'impresario degli azionisti alla Tronchetti e alla Geronzi, diventerà una figura romantica. Di un'altra epoca. Negli Stati Uniti, che precedono spesso l'economia mondiale, la pubblicità sui giornali è in calo dal 2004, è una curva che precipita verso lo zero assoluto. Le copie in circolazione dei giornali sono diminuite dal 1990 in modo lineare. Il San Francisco Chronicle -40%, il Los Angeles Times -36.3%, il Whashington Post -22,3%, il Chicago Tribune -29,3%. il Boston Globe - 37,6%.
Uno degli obiettivi del V2 day era la fine dei finanziamenti ai giornali.Il referendum è stato respinto da Carnevale, ma finiranno prima i giornali dei finanziamenti. Non è un'eccellente notizia?
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.scuolamanzonisanpancraziosalentino.org

martedì 17 marzo 2009

sei avvertimenti per evitare la catastrofe climatica


LE CONCLUSIONI DI 1600 ESPERTI CONVINTI CHE CI AVVIAMO VERSO IL BARATRO
Gli scienziati:

Le emissioni globali dei gas serra in salita, soprattutto nei nuovi Paesi industrializzati aprono i peggiori scenari

ROMA - Le probabilità di vedere realizzati gli scenari peggiori del cambiamento climatico, tra quelli ipotizzati dall'IPCC (Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite), stanno aumentando a vista d’occhio. I tassi di gas serra salgono a ritmi imprevisti, le temperature medie globali andranno probabilmente oltre i due gradi di aumento entro il secolo, il livello dei mari potrebbe superare il mezzo metro di crescita, causando l’esodo di centinaia di milioni di persone dalle isole e dalle zone costiere inondate. L’ennesimo allarme climatico è stato ripetuto a Copenhagen, a conclusione della conferenza internazionale che ha riunito la settimana scorsa 1600 climatologi da più di 70 paesi, per iniziativa dell'International Alliance of Research Universities (IARU), un’associazione fra le più importanti università di tutto il mondo. Due anni dopo la pubblicazione del quarto rapporto dell'IPCC, che aveva fornito la sintesi della scienza climatica fino al 2006 e alcuni dei più probabili scenari di cambiamento climatico, il congresso di Copenhagen ha voluto offrire un aggiornamento che tiene conto dei passi avanti compiuti dalla ricerca in questo complesso settore, sia sul fronte più strettamente scientifico e tecnico, sia su quello delle politiche da mettere in atto per fronteggiare il cambiamento climatico.

SEI RACCOMANDAZIONI - Tirate le somme, i 1.600 esperti hanno deciso di consegnare ai governi del mondo un messaggio articolato in sei raccomandazioni. Il testo definitivo sarà consegnato nel prossimo mese di giugno, ma intanto ne sono state anticipate le parti essenziali. Il primo avvertimento riguarda le emissioni globali dei gas serra, che sono in salita, soprattutto nei Paesi di nuova industrializzazione: proprio questi dati rendono sempre più probabili i peggiori scenari tra quelli prospettati due anni fa dall'IPCC. Parametri quali l’aumento della temperatura media globale della superficie terrestre, l'innalzamento del livello medio globale dei mari, la riduzione dei ghiacci artici, l'acidificazione degli oceani e la frequenza di eventi climatici estremi, non possono che peggiorare, accrescendo il rischio futuro di cambiamenti climatici bruschi e irreversibili. Nel secondo avvertimento si sottolinea come le società, soprattutto quelle più povere, si dimostrino molto vulnerabili ai cambiamenti climatici: saranno esse a soffrire di più sia quanto a perdite di vite e beni, sia perché costrette a esodi biblici. La necessità di interventi rapidi e efficaci, da attuare possibilmente entro il 2020, coordinandoli a livello globale e regionale, è contenuta nella terza raccomandazione del documento. Più deboli saranno gli obiettivi per il 2020, più alti i rischi e più difficile sarà agire efficacemente dopo. Ritardare l'inizio di azioni di mitigazione e adattamento, equivarrà ad aumentare significativamente i costi sociali ed economici richiesti dopo. I cambiamenti climatici, si legge nella quarta raccomandazione, avranno, ed hanno già oggi, effetti diversi in diverse aree del pianeta. Le strategie di adattamento e di mitigazione, se vorranno essere efficaci, non potranno evitare di tenere in considerazione queste differenze che rendono alcune popolazioni e alcune aree del pianeta molto più vulnerabili di altre.

SOSTENIBILITÀ - Gli strumenti per fronteggiare efficacemente le sfide dei cambiamenti climatici ci sono già, è scritto nel quinto avvertimento, sono di carattere economico, tecnologico, comportamentale, gestionale, ma devono essere energicamente messi in atto allo scopo di decarbonizzare, cioè limitare drasticamente l’uso dei combustibili fossili. Il sesto ed ultimo avvertimento esorta a ridurre l'inerzia dei nostri sistemi socio-economici, per rendere concreta la transizione verso norme e pratiche che rafforzino la sostenibilità ambientale in ogni settore, industriale e civile. Da Londra, dove si trovava per una conferenza, l'ex viepresidente americano e premio Nobel per la Pace Al Gore ha fatto sapere di avere positive informazioni sull'evoluzione delle trattive che dovrebbero portare entro dicembre, sempre a Copenhagen, alla stipula di un nuovo accordo climatico gobale. "Il cambiamento di rotta dovuto alla nuova politica abientale del presidente Obama sarà determinante", ha assicurato Gore.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.gherl.it

lunedì 16 marzo 2009



Gara 1: terza Posizione – Gara 2: terza Posizione Ciao a tutti, mi scuso con i visitatori del sito per non essere riuscito ad aggiornarvi sulle prove del giovedi. Ieri è stato un giorno incredibilmente importante per noi. Due volte sul podio in entrambe le gare dul circuito di Losail,dimostrano che siamo una realtà e un gruppo che le corse le sanno fare e anche bene. Adrenalina pura! In queste 2 gare mi sono divertito,pur avendo dei limiti in un paio di curve del tracciato,ma tutto sommato siamo stati tra i più veloci in tutto il week end. Dall Australia al Qatar di base non abbiamo cambiato nulla ma il circuito di Losail si adattava meglio alla nostra moto. Bene. Complimenti a tutta la squadra per il lavoro svolto e per il costante impegno. Ora aspettiamo Valencia fiduciosi. Saluti

Max

LOSAIL (Qatar) - Successo di Ben Spies in gara 1 a Losail, in Qatar, sede del secondo round del Mondiale Superbike. Il pilota texano della Yamaha, scattato dalla prima posizione in griglia, ha sferrato l'attacco decisivo a 6 giri dalla fine trionfando con ampio margine. Bella lotta per il secondo gradino del podio tra Noriyuki Haga (Ducati) e Max Biaggi (Aprilia), con il pilota giapponese che ha avuto la meglio sul romano, terzo. Per l'Aprilia si è trattato del primo podio dal rientro nel Mondiale Superbike, prestazione impreziosita dal quarto posto del giapponese Shynia Nakano. Quinto lo spagnolo Carlos Checa, primo pilota Honda al traguardo, che è riuscito a contenere gli attacchi di un coriaceo Shane Byrne (Ducati) e di Tom Sykes (Yamaha). Positivo il nono posto di Troy Corser con la BMW e primi punti iridati per la Kawasaki grazie al 14esimo posto di Broc Parkes. Deludenti Max Neukirchner (Suzuki) e Michel Fabrizio (Ducati), entrambi finiti a terra.

In gara due, nulla cambia. Vince ancora Ben Spies, che precede sul podio, esattamente come in gara 1, il giapponese Haga su Ducati 1098R (dietro a 1"274) e l'italiano Max Biaggi (Aprilia RSV4) (dietro di 1"622).

E il pilota romano, che va ricordato porta al debutto l'Aprilia, rientrata quest'anno nel mondiale, non nasconde la propria soddisfazione a fine gara. "Per ora accontentiamoci di questo terzo posto. Alla vigilia di questa gara avrei messo la firma per arrivare terzo - commenta il pilota romano ai microfoni televisivi -. "Siamo contenti e realisti, è stata una bella gara, ho provato ad infilarmi, quando lotti significa che c'è del potenziale, speriamo che con il tempo cresceremo"

articoli tratti da www.max-biaggi.com e www.repubblica.it
immagine tratta da www.repubblica.it

domenica 15 marzo 2009


LA NUOVA LISTA DEI PRIVILEGI


Baby-pensione vicina per la Pivetti:
oltre 6mila euro al mese dal 2013
Stavolta a spiccare fior da fiore negli elenchi dei privilegiati è il portale Affariitaliani.it. Tra le 'perle' anche Gambale (8mila euro dai 42 anni) il banchiere Valcalvi (3mila euro dal '92 per 68 giorni in Parlamento) e Toni Negri che dal '93 incassa 3mila euro


Sui giornali si parla di crisi e di età pensionabile da innalzare alle donne. Nelle famiglie la crisi la si vive, e la pensione per i più giovani diventa un miraggio e per i più anziani spesso una miseria, corrosa com'è dal ridotto potere d'acquisto.

Ma c'è una categoria che davvero non ha di che lamentarsi. Non indovinate? Ma certo, sono i politici. Baby-pensionati da molti zero sul conto in banca. Periodicamente escono nuove liste della Casta, roba da far venire il sangue amaro a chiunque, di destra o di sinistra, della Lega o degli autonomisti sardi. Stavolta a spiccare fior da fiore negli elenchi dei privilegiati è il portale Affariitaliani.it. Vediamo le 'perle' che ha trovato, e buona arrabbiatura...

- Irene Pivetti, tra solo tre anni, nel 2013, a 50 anni, inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro mensili. Del resto è stata 9 anni a Montecitorio... Intanto sbarca il lunario con le trasmissioni in tv

- Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese.

- Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992, porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro.


- Dall'autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto).

Vi sono 4 ex parlamentari radicali (Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti.

- Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro.

Altri parlamentari con meno di 60 anni si sono aggiunti con l'interruzione dell'ultima legislatura:

- Antonio Martusciello, Fi, 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio.

- Lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati.

- Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese.

articolo tratto da www.quotidianonet.ilsole24ore.com
immagine tratta da www.vicenzapartecipa.it

sabato 14 marzo 2009

"Gli autovelox siano segnalati e ben visibili"




Una sentenza della cassazione dichiara illegali le apparecchiature che vengono occultate
per 'incastrare' gli automobisti, ricordando che possono essere sequestrati

Soddisfazione di Adusbef e Federconsumatori: "Finalmente la Suprema Corte
ha messo una pietra tombale sugli abusi dei Comuni per fare cassa"

ROMA - Le postazioni di controllo della velocità attraverso autovelox devono essere "segnalate e ben visibili". Lo stabilisce una sentenza della Corte di Cassazione, che dichiara che devono pertanto considerarsi illegali gli autovelox utilizzati in maniera scorretta, "solo al fine di rispondere alle esigenze di cassa dei comuni e delle società private che hanno in appalto il servizio di rilevamento della velocità".

Secondo la Cassazione, gli apparecchi devono invece essere segnalati agli automobilisti almeno 400 metri prima dal punto della loro collocazione. Altrimenti gli stessi autovelox possono venire sequestrati dall'autorità giudiziaria e i titolari della società di rilevamento rischiano l'incriminazione per truffa.

E pertanto la Suprema Corte, con la sentenza 11131, ha confermato il sequestro di alcuni veicoli e autovelox della società 'Speed Control' attiva nei comuni calabresi di Fiumefreddo Bruzio, Belmonte Calabro e Longobardi (Cosenza), che non erano segnalati con chiarezza e in anticipo.

Secondo i giudici di Piazza Cavour è corretta la tesi accusatoria della Procura di Cosenza, in base alla quale l'attività di rilevamento così svolta "era intenzionalmente preordinata a trarre in inganno gli automobilisti, in contrasto con lo spirito della normativa in materia diretta a reprimere incidenti più che a reprimere".

Il titolare della 'Speed control' - Francesco L., che riceveva un compenso per ogni multa riscossa - occultava gli apparecchi a bordo di macchine di sua proprietà e, a tradimento, 'incastrava' gli automobilisti.

Soddisfatte le associazioni dei consumatori: "La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n.11131, ha messo una pietra tombale sui reiterati abusi dei comuni, che hanno disinvoltamente utilizzato gli autovelox negli ultimi cinque-sei anni, come strumenti di pronta cassa per ripianare i bilanci, e non come strumenti di prevenzione previsti dal Codice della Strada", affermano Elio Lannutti (Adusbef) e Rosario Trefiletti (Federconsumatori).

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.allaguida.it

venerdì 13 marzo 2009

Lettera a un ragazzo del 2009


"Caro ragazzo, cara ragazza del 2009,
sono un ex ragazzo degli anni ’60, mi chiamo Beppe Grillo, ho sessant’anni. Faccio parte della generazione che ti ha fottuto. Il tuo futuro è senza pensione, senza TFR, senza lavoro. Il tuo presente è nelle mani di vecchi incartapecoriti, imbellettati, finti giovani. Quando ero bambino l’aria e l’acqua erano pulite, il traffico era limitato, la mia famiglia non faceva debiti e tornavo a scuola da solo a piedi. Non c’erano scorte padane e neppure criminali stranieri in libertà. I condannati per mafia non diventavano senatori.
Le stragi di Stato non erano iniziate, Piazza Fontana a Milano era solo un posto in cui passavano i tram. Le imprese erano gestite da imprenditori. E’ strano dirlo ora, ma c’erano persone che investivano il loro denaro per sviluppare le aziende. E manager che vedevano lontano. Enrico Mattei dell’ENI, ucciso in un attentato, Adriano Olivetti, Mondadori, Ferrari, Borghi e cento altri che non ricordo. Intorno alle città c’erano i prati e non i cimiteri di cemento che chiamano unità residenziali. La bottiglia di latte la riportavo al lattaio e non costruivano inceneritori. La televisione era un servizio pubblico in cui lavoravano anche veri giornalisti come Enzo Biagi, e con solo un quarto d’ora di pubblicità al giorno. Quando si parlava si usava il tempo futuro. Il presente e soprattutto il passato erano verbi di complemento. I giardini pubblici erano puliti e sui marciapiedi si camminava senza doversi destreggiare tra le macchine parcheggiate. Le persone erano più gentili, spesso sorridevano. Sul Corriere della Sera scrivevano Montanelli, Buzzati e Pasolini.
I genitori sapevano che i loro figli avrebbero avuto un futuro migliore. Solo dal punto di vista economico, ma questo non potevano prevederlo. I fiumi erano puliti e si poteva fare il bagno nel fine settimana che non si chiamava ancora week end. L’unico problema era rappresentato dagli imprendibili tafani. Le spiagge erano libere e il mare quasi sempre verde azzurro. La P2 era una variabile al quadrato e non ancora l’antistato progettato da Cefis. Gelli non aveva arruolato il novizio Berlusconi con la tessera 1816. L’Italia era una e indivisibile e Bossi studiava alla scuola per corrispondenza Radio Elettra. Si lavorava duro, ma si poteva risparmiare e la pensione era un approdo sicuro. Era un piccolo Eden, ora perduto. Non sapevamo di averlo. Molti lo disprezzavano. Negli ultimi sessant’anni abbiamo avuto uno sviluppo senza progresso. E ora non ci resta neppure lo sviluppo.
Le generazioni che ti hanno preceduto meriterebbero un processo da parte tua, caro ragazzo e cara ragazza. Sono colpevoli di averti rubato il futuro. Loro vivono nel presente con la seconda casa, le pensioni senza base contributiva. Loro ti governano. L’Italia ha la coppia di cariche dello Stato Presidente/Primo ministro più vecchia del mondo. Loro usano la Polizia contro gli studenti e i precari. Loro hanno ucciso la democrazia e le aziende come Tronchetti e Geronzi, i brizzolati di successo.
Caro ragazzo e cara ragazza, non potete più stare a guardare, la vita vi scivola tra le mani. Voi, invece di lasciarla scivolare, trattenetela. Io non sono in grado di dare lezioni a nessuno. Ho fatto troppi sbagli e sono troppo vecchio (anche se non dimostro i miei anni, belin). Ma ho vissuto un tempo più bello, più vero, più colorato, più umano. E so che è possibile anche per voi.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.” Beppe Grillo

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.udubari.it

giovedì 12 marzo 2009

Egitto, contro la censura blogger in prima linea


"Grazie a noi tutti hanno visto i metodi usati dalla polizia"

IL CAIRO
E’ un video sconvolgente. C’è un giovane di 21 anni, Imad El-Kebir, che piange e urla di dolore, piegato in due, nudo dalla vita in giù. Qualcuno gli tiene i piedi sospesi in aria lo tortura con un lungo bastone nero. E’ la scena di un interrogatorio in un commissariato del Cairo che, grazie a Internet, milioni di egiziani hanno potuto vedere. Nel suo rapporto 2008 sui diritti dell’uomo, Amnesty International spiegava che in Egitto «continuano a essere sistematiche le torture, le botte, le sevizie, l’elettroshock, l’isolamento, gli abusi sessuali e le minacce di morte». Anche il rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano sui diritti dell’uomo dice le stesse cose. Due dei quattro torturatori di Imad El-Kebir, un taxista che aveva cercato di bloccare dei poliziotti che picchiavano per strada un suo cugino, sono stati identificati e condannati a tre anni di carcere. Alla vittima, tre mesi per «resistenza alle forze dell’ordine». L’uomo che ha diffuso questa storia su Internet è uno dei più celebri blogger d’Egitto: Waël Abbas. «Il più bravo e il più coraggioso di noi», ci dirà Shahinaz Adbel Salem, una giovane blogger, ingegnere delle telecomunicazioni. Abbas ci ha dato appuntamento accanto alla Borsa del Cairo, il quartiere alla moda, diventato il quartier generale dei blogger della capitale: «Non tradirà nessun segreto se scrive che la polizia più o meno sa tutto di noi. E’ così: sa chi siamo, dove abitiamo, quando ci incontriamo».

L’Egitto non è l’Iraq di Saddam Hussein. Non si uccidono gli oppositori, non si arrestano - sarebbero troppi - tutti i critici dell’autocrate militare ottuagenario che da 27 anni governa il Paese, Hosni Mubarak. Ma esercito e forze di sicurezza mettono la museruola agli oppositori - laici o islamici -, impediscono gli scioperi, le manifestazioni, l’organizzazione politica e la libera espressione. Nelle carceri marciscono 18 mila prigionieri «amministrativi», cioè incarcerati senza processo. Ovvio che in un Paese dove l’articolo 179 del codice penale vieta qualunque critica diretta del raïs, i media - compresi i tre o quattro giornali detti indipendenti - siano prudentissimi. Praticamente muti sulla corruzione, i brogli elettorali, gli abusi di ogni genere.

E’ in questo contesto - occorre saperlo per capire il coraggio che ci vuole - che Waël Abbas e i suoi amici ribelli si danno alla loro pericolosa attività. Ciascuno ha i suoi motivi. «E’ un movimento nato dalla frustrazione, senza capi né strutture», spiega la star della blogosfera. «Eravamo stufi di obbedire ai nostri genitori, ai professori, ai poliziotti, allo Stato, a Mubarak, senza poter mai dire la nostra», dice Shahinaz, l’ingegnere. Così si apre un blog. In un Egitto che ormai conta 80 milioni di abitanti, una buona metà dei quali analfabeta, circa 12 milioni di persone navigano regolarmente, sui loro computer o negli Internet Caffè. Duecentomila hanno aperto un blog. Meno del 5 per cento, cioè circa diecimila, possono essere considerati politicamente impegnati. I più famosi possono contare su una media di 30 mila lettori regolari. E’ più di quanti ne abbiano certi giornali di governo. O anche di opposizione.

Mustafa Naggar, un dentista di 29 anni, è diventato famoso attaccando «l’arcaismo» dei Fratelli musulmani», la principale opposizione, teoricamente proibita, praticamente e sporadicamente tollerata, almeno fino a un certo limite. Membro attivo della confraternita, Naggar si è battuto sul suo blog per «una rinascita islamica moderata, aperta agli altri e lontana dai valori estremisti del waabismo».

Con altri «fratelli» famosi della rete, come Abdumonen Mahmud, il pioniere che nel 2004 osò mettere in rete un blog intitolato «sono un fratello musulmano», Naggar è riuscito a lanciare un dibattito interno alla confraternita sul posto della donna nell’islam, che vogliono «uguale a quello dell’uomo», la separazione tra Stato e religione - che vogliono «totale» - e la necessità di istituire «una vera democrazia». Nulla però è cambiato Idem nel campo laico, piuttosto di sinistra, al quale appartiene la maggioranza dei blogger. Waël Abbas è un po’ depresso: «Ho l’impressione che ultimamente siamo meno attivi. I giornali, anche i più indipendenti, hanno sempre più paura di pubblicare quello che noi scriviamo sui nostri blog. C’è stanchezza, disillusione, anche paura». Secondo l’avvocato Gamal Eid, anche lui blogger e difensore di tutti i «fratelli di rete», nel 2008 sono stati interrogati più di 500 blogger e giornalisti. Dal 2002 è attiva un’unità di polizia con 18 ufficiali specializzati nel controllo di Internet. «Leggono circa il 15 per cento di quello che scriviamo», dice l’avvocato Eid. A volte si impuntano su uno e gli piombano addosso: arresto, confisca del computer, interrogatorio feroce. Mettono paura. Ma stimolano anche la resistenza.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www4.pictures.zimbio.com

mercoledì 11 marzo 2009

Aerei semivuoti e biglietti sottoprezzo


Nuova Alitalia, primi due mesi di Cai

Un decollo difficile per la società di
Colaninno e soci. La perdita 2009
rischia d'essere il doppio del previsto

ROMA

Aerei semivuoti. Biglietti venduti a prezzi inferiori agli obiettivi di redditività. Cambio sfavorevole. Conflittualità sindacale latente. Voli accorpati e ferie aggiuntive ai piloti per evitare sprechi. Se avessero saputo della tempesta che stava per abbattersi sull’economia mondiale, probabilmente Roberto Colaninno e gli altri soci della nuova Alitalia non si sarebbero avventurati in un decollo così difficile. Non più tardi di un mese fa, era il primo febbraio, il socio di maggioranza relativa, Jean-Cyril Spinetta, ha definito lo shock che sta subendo il traffico aereo mondiale «3-4 volte superiore quello dell’11 settembre». A febbraio la holding di cui è presidente - Air France-Klm, che proprio ieri ha ottenuto il via libera di Bruxelles all’ingresso nell’azionariato di Alitalia - ha perso l’8,1% dei passeggeri. I concorrenti di Lufthansa registrano -9,3%. British Airways non prevede il ritorno all’utile prima del 2011, l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha degradato a «junk» - spazzatura - la solvibilità della compagnia. Anche se sottratta sine die agli impietosi giudizi della Borsa, la nuova Alitalia non fa eccezione. I vertici rivendicano di aver migliorato la puntualità dei voli, di offrire un servizio regolare ed efficiente. Ma a due mesi dal battesimo - era il 12 gennaio - le prospettive di ritorno all’utile, previsto per il 2011, sono lontanissime.

Posti vuoti, pochi ricavi
L’amministratore delegato Rocco Sabelli in questi giorni ha puntato il dito sulla concorrenza sussidiata della Freccia Rossa sulla Roma-Milano. Nelle difficoltà di decollo della nuova Alitalia i treni ad Alta velocità delle Fs incidono però pochissimo: per ogni 5 punti percentuali di passeggeri persi rispetto al piano, l’impatto negativo sui conti non supera i 20 milioni di euro. Inoltre i passeggeri languono su tutte le tratte: il primo report interno riservato sul mese di gennaio - l’unico finora disponibile - descrive uno scenari da brivido: su cento posti offerti la nuova compagnia nata dalla fusione fra Alitalia ed Air One ha riempito mediamente 45 posti su 100, 43 sui voli nazionali, 44 sugli internazionali, 57 su quelli intercontinentali. Nello stesso mese del 2008 la somma delle due compagnie calcolava 51 posti occupati su 100 sui voli nazionali, 55 sui voli internazionali, 73 su quelli intercontinentali. «Il primo mese non fa testo, i dati sono in costante miglioramento», sottolinea Sabelli. Secondo le sue stime, a metà febbraio il coefficiente medio si sarebbe assestato al 55%, a inizio marzo avrebbe raggiunto anche «picchi» del 60%. Si tratta del doppio rispetto ai primi giorni di operatività, ma siamo ancora 11 punti sotto l’obiettivo del 71% previsto dal Piano Fenice. Un’ancora di salvezza per i conti è il prezzo del petrolio: calcolato nel piano a 128 dollari al barile, oggi non vale più di 48. A conti fatti, si tratta di minori costi per circa 500 milioni di euro. D’altra parte è peggiorato il cambio: se a fine agosto un euro valeva 1,58 dollari, ora oscilla fra 1,25 e 1,27. Questa variabile, piano alla mano, vale 300 milioni di minori ricavi. In virtù di questi numeri - spiegano ai piani alti di Alitalia - il coefficiente di riempimento per soddisfare i target di piano sarebbe sceso al 65%.

L’offerta a 99 euro
C’è un però: le stesse carte del piano indicano - a parità di ricavo medio sui biglietti venduti - che ogni punto in meno di «load factor» rispetto alle previsioni peserà in negativo sul conto economico per 55 milioni di euro. E nell’ultimo mese Alitalia, come tutte le altre compagnie a caccia di passeggeri, ha messo in vendita 1,6 milioni di biglietti nazionali (andata e ritorno) a 99 euro. Si tratta del 10% dei biglietti che il piano prevede di staccare in tutto l’anno in Italia, venduti però alla metà dei ricavi medi previsti dal piano. Insomma, se il 2009 confermasse un coefficiente medio del 60%, secondo le prime stime che circolano in azienda la nuova Alitalia potrebbe chiudere il primo anno con un rosso vicino ai 500 milioni di euro, duecento milioni in più rispetto ai 291 milioni previsti. Colaninno e Sabelli sperano nella stagione estiva, quando gli aerei di solito si riempiono di turisti: ad agosto 2008, a fronte di un coefficiente medio annuo del 68%, Alitalia ha riempito 77 posti su 100. La crisi però non era ancora esplosa. E le indiscrezioni raccontano che il piano di voli estivo avrà solo tre destinazioni in più.

I piloti in trincea
D’ora in poi le politiche commerciali saranno decisive. Ma la casella chiave della direzione business - quella che sovrintende a vendita, distribuzione e politiche di network - è ancora vuota e assegnata ad interim a Sabelli. Nonostante molti colloqui, l’ad non ha ancora trovato un manager di razza disponibile alla sfida. Quel che sembra decisamente cambiato è il clima sindacale: lasciati fuori dalla porta della Rsu aziendale i ribelli di Anpac, Unione Piloti e Sdl, Sabelli per ora deve trattare solo con i confederali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. L’Anpac però conta fra i suoi iscritti almeno la metà dei piloti assunti, e ha proclamato il suo primo sciopero per l’8 aprile: sarà il banco di prova della sua forza all’interno della nuova azienda. I piloti lamentano il mancato rispetto degli impegni presi a Palazzo Chigi, il rischio di perdita del brevetto per i colleghi in cassa integrazione, ma soprattutto l’assegnazione di ferie e riposi «obbligatori» sia sul breve che sul lungo raggio. Sarebbe il segno delle difficoltà di Alitalia a riempire i posti: secondo quanto risulta da alcune fonti interne e sindacali, soprattutto sulla tratta Roma-Milano, nella quale sono previsti almeno due aerei l’ora, nell’ultimo mese la compagnia ha accorpato voli targati Alitalia ed Air One, risparmiando così su carburante e personale.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.ilsecoloxix.ilsole24ore.com

martedì 10 marzo 2009

Crisi, cresce la disoccupazione


LE RICHIESTE COMPRENDONO L'INDENNITÀ ORDINARIA, SPECIALE E CON I REQUISITI RIDOTTI

In due mesi 370 mila domande di sussidio
A gennaio e febbraio le domande di indennità sono aumentate del 46% rispetto allo stesso periodo del 2008

ROMA - Allarme lavoro in Italia: tra gennaio e febbraio 370.561 lavoratori hanno perso il posto e hanno presentato all'Inps la domanda di indennità di disoccupazione.

AUMENTO DEL 46% - Le domande presentate a gennaio e febbraio sono 116.983 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un aumento del 46,13%. Le richieste presentate all'Inps comprendono l'indennità ordinaria, speciale e con i requisiti ridotti.

ORDINARIA E SPECIALE - Le richieste giunte all'Inps riguardano la disoccupazione ordinaria, a requisiti ridotti e speciale. Quella ordinaria spetta ai lavoratori licenziati, ma anche sospesi da aziende colpite da eventi temporanei, come la mancanza di lavoro, di commesse, di ordini o per crisi di mercato. Per ottenerla bisogna essere assicurati all'ente da almeno due anni e avere almeno 52 contributi settimanali nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro. L'indennità con i requisiti ridotti spetta ai lavoratori che non hanno 52 contributi settimanali negli ultimi due anni, ma che nell'anno precedente hanno lavorato almeno 78 giornate. L'indennità speciale interessa l'edilizia ed è una prestazione riservata ai lavoratori del settore quando termina l'attività aziendale, c'è una riduzione di personale o un cantiere viene ultimato.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.cv-lavoro.org

lunedì 9 marzo 2009

Grillo: «Questo è governo è illegale»


E SULLA CRISI: «PREPARIAMOCI A UNA MISERIA A CUI NON SIAMO ABITUATI. MA CHE CI FARÀ BENE...»

Il comico lancia a Firenze le liste civiche a lui ispirate che parteciperanno alle prossime amministrative

FIRENZE - «Questo esecutivo è un governo illegale, incostituzionale, eletto senza voti di preferenza. Fatto di nani, ballerine, puttanieri e ruffiani». Lo ha detto Beppe Grillo durante la convention delle liste civiche a lui ispirate in corso in un teatro fiorentino. Riferendosi ai partiti l' attore e comico genovese ha sottolineato: «Se ne sono andati, forse non ci sono mai stati, non si sa cosa siano. C' è il Pdl, il Pd senza la "elle"... Sono tutti finiti». Durante il suo intervento Grillo ha parlato anche della crisi economica: «Dobbiamo preparaci ad una miseria a cui non siamo assolutamente abituati, ma che ci farà molto bene perché toglierà di mezzo tutti i bisogni inutili. È una grande opportunità».

TRAVAGLIO E LA COSTITUZIONE - All'incontro ha preso parte anche Marco Travaglio che ha sottolineato come in Italia sia necessario «ripartire dalla Costituzione», che «non è un ferrovecchio, ma una grande bandiera da sventolare, un testo che ci invidiano». Per Travaglio i «grillini» che saranno eletti nei consigli comunali dovranno «studiare molto la Costituzione e leggere le delibere, studiarne i dettagli e trovare notizie utili per la Corte dei Conti, se c’è sperpero di denaro pubblico, o la magistratura ordinaria, se ci sono invece sconfinamenti nel penale; e spesso ce ne sono». Si dovrà invece «evitare che le liste civiche ripresentino i vizi dei partiti - ha ammonito - se non fanno da trait d’union fra i cittadini e la politica è inutile farle, perché sarebbe l’ennesima replica della Casta».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.photos1.meetupstatic.com

domenica 8 marzo 2009


Cina, la canzone-sberleffo del web alla censura (con peluche)



Gli internauti cinesi hanno coniato da tempo un'espressione per indicare l'abbattersi delle censura sui siti scomodi: armonizzazione. Un blog chiuso è un blog "armonizzato". E il modo di dire deriìva dalla "società armoniosa" che è la chiave ideologico-programmatica del presidente Hu Jintao. La rivolta del web, tra le molte forme, spesso ricorre all'irriverenza e l'ultima canzoncina di scherno nei confronti della censura sta spopolando con il supporto di un video realizzato con scampoli di un filmato recuperato altrove. Al punto che la sua protagonista - una sorta di alpaca - ha ispirato la produzione di pupazzetti di peluche in vendita on line a una quarantina di renminbi, 5 euro circa.

VOCI INFANTILI La canzoncina immagina la lotta per la sopravvivenza dell'animale, battezzato caonima (cavallo dell'erba e del fango) nel deserto del Gobi. La filastrocca, interpretata da suadenti voci infantili, riprende il motivo delle sigla cinese dei Puffi e narra la lotta contro antipatici granchi di fiume fino alla vittoria finale. Un trionfo del doppio senso. Caonima suona come un popolare, pesante insulto a sfondo sessuale. I granchi, hexie, assomigliano nel suono ad "armonia". La morale è facile: manda a quel paese l'"armonia"... Una beffarda presa in giro nei confronti del regime. E in Cina mai, forse, lo sberleffo era diventato marketing: pupazzetti e magliette a tema.

articolo tratto da www.leviedellasia.corriere.it
immagine tratta da www.fullsong.it

sabato 7 marzo 2009

I cellulari dei medici ricchi di batteri


I telefonini del personale degli ospedali sono fonte di agenti infettivi


WASHINGTON
I cellulari del personale medico e paramedico negli ospedali sono fonte di agenti infettivi, tra i quali il ’super-batteriò, il micidiale Staphylococcus Aureus, ormai diventato resistente agli antibiotici. Lo rivela uno studio pubblicato dalla rivista Annals of Clinical Microbiology and Antimicrobials. Secondo la ricerca, i telefonini potrebbero essere la fonte di molte delle infezione che si contraggono negli ospedali: il team della Facoltà di Medicina dell’Università Ondokuz Mayis (Turchia) ha analizzato i telefonini di medici e infermieri impiegati in reparti di chirurgia e in reparti di terapia intensiva; e hanno scoperto che quasi il 95 per cento di questi apparati erano contaminati con differenti tipi di batteri, da quelli che causano infezioni minori ai più letali.

Solo il 10 per cento del personale puliva infatti il suo telefonino con una certa regolarità. «I cellulari potrebbero essere il focolaio di infezioni che può favorire la trasmissione da paziente a paziente in un centro ospedaliero». Secondo i ricercatori, la scoperta mette in luce «la necessità ovvia» di adottare misure per prevenire la contaminazione dei cellulari e di altri strumenti elettronici: «Si raccomandano rigidi controlli delle infezioni, disinfezione ambientale, igiene delle mani e metodi di decontaminazione».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.media.delcinema.it

venerdì 6 marzo 2009

CGIL: «ALLA SANPELLEGRINO 320 LICENZIAMENTI»



Indesit, fabbrica di None verso la chiusura
I sindacati: «Sciopero il 20 marzo»
Tensione durante l'incontro tra i vertici dell'azienda e i rappresentanti dei lavoratori: interviene la polizia


TORINO - Posti di lavoro a rischio. La crisi economica, in Italia, si fa sentire eccome. Come a Torino, dove ci sono stati momenti di tensione davanti all'Unione Industriale in occasione dell'incontro fra Indesit e sindacati. I lavoratori dello stabilimento di None, di cui l'azienda ha confermato la chiusura, hanno cercato di entrare in sede ed è intervenuta la polizia. «Comportamenti come quelli dell'Indesit - afferma il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo - rischiano di esasperare gli animi, compromettendo la coesione sociale. Non si possono in questa crisi chiudere le imprese scaricando i costi solo sui lavoratori e magari aprire un altro impianto in Europa». Dario Basso, della segreteria nazionale della Uilm, ha poi dichiarato a Radiocor: «Ci hanno confermato ufficialmente la chiusura dello stabilimento di None e abbiamo deciso di organizzare una manifestazione il 20 marzo a Torino con uno sciopero di otto ore che coinvolga tutte le fabbriche Indesit».

SANPELLEGRINO - Anche il gruppo delle acque e delle bevande SanPellegrino ha presentato alle organizzazioni sindacali un piano di riorganizzazione che prevede la riduzione della capacità produttiva e il licenziamento di circa 320 lavoratori. Lo afferma la Federazione dei lavoratori dell'alimentare (Flai) della Cgil. Secondo una nota del sindacato, a fronte di una produzione di circa 3 miliardi di bottiglie, la SanPellegrino ha dovuto registrare un calo delle vendite pari a circa 300 milioni di bottiglie mentre i dazi doganali Usa mettono in discussione altri 200 milioni di bottiglie. «Tutto questo però - afferma il segretario nazionale della Flai-Cgil Antonio Mattioli - non deve dare la possibilità all'azienda di presentare un piano che scarica gli effetti della crisi esclusivamente sul lavoro dipendente: il piano che ci è stato presentato è indecente», conclude Mattioli. I sindacati hanno indetto 8 ore di sciopero, 4 delle quali nei singoli siti e altre quattro da svolgersi contemporaneamente in tutti i siti produttivi il prossimo 25 marzo. Ad aprile, invece, è programmata a Milano una manifestazione nazionale di tutti i lavoratori del gruppo accompagnata da altre 8 ore di sciopero. La SanPellegrino è controllata della Nestlè e - secondo la Cgil - conta in Italia 10 siti produttivi compresa la sede centrale, occupa in tutto circa 1.850 lavoratori e gestisce i marchi Vera, Levissima, Recoaro, S.Bernardo, Panna e Pejo, per un fatturato che si aggira intorno ai 900 milioni di euro.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.37signals.com

giovedì 5 marzo 2009

Approvata la "Lex Nokia"


le aziende potranno monitorare le email dei dipendenti

Misura antispionaggio o colpo basso alla privacy degli impiegati? La legge approvata ieri dal parlamento finlandese, se controfirmata dal Presidente, permetterà alle imprese di controllare le email dei dipendenti. Un provvedimento destinato a fare discutere e che ha diviso anche la colazione di governo con alcuni deputati Verdi che hanno votato con l’opposizione.

La legge, passata con 96 voti contro 56 (48 deputati assenti o astenuti), non permette alle aziende di leggere le email dei propri impegati. Ma consente di monitorarle rintracciando mettenti, destinatari, orari di invio e dimensione degli allegati.

Il provvedimento è stato fortemente supportato dalle aziende che sostengono la necessità di combattere lo spionaggio industriale. “Non dobbiamo essere naïve e pensare che lo spionaggio industriale non accada in Finlandia”, ha detto il primo ministro Matti Vanhanen. “Dobbiamo mettere in pratica tutte le strade per rendere questa pratica il più difficile possibile”.

Gli oppositori sostengono che la legge sia piena di errori e hanno protestato davanti al Parlamento gridando “Non vogliamo uno stato di polizia”.

Le polemiche hanno coinvolto anche la Nokia, il più primo produttore di cellulari nel mondo, tanto che i media hanno ribattezzato il provvedimento “Lex Nokia”. Alcuni giornali hanno scritto che la società avrebe fatto pressioni per la sua adozione dopo aver scoperto un caso di spionaggio. Olli-Pekka Kallasvuo, amministratore delegato di Nokia, ha parlato di “una legge importante, ma ha negato che l’azienda abbia fatto alcuna pressione per la sua approvazione”.

Non è ancora chiaro quando la legge diventerà operativa. Ma certo introduce un principio preoccupante: le aziende potranno controllare la posta (e perché no, allora, le telefonate?) di fatto sostituendosi a una funzione che fino ad oggi è permessa solo alla magistratura in base a precisi indizi di reato.

articolo tratto da www.mediablog.corriere.it
immagine tratta da www.420.thrashbarg.net

mercoledì 4 marzo 2009

MORTI DI FAME CAPITOLO 1



Qualcuno bussa alla porta. Tu apri e tutto cambia. Il licenziamento è arrivato anche per te. Non fai più parte degli Schiavi Moderni tenuti in vita da uno stipendio miserabile. E neppure dei candidati alle Morti Bianche che però hanno un lavoro. Ora sei un Morto di Fame. Hai diritto alla social card. Uno dei due, forse tre, nuovi milioni di disoccupati del 2009.
Il momento del distacco, dell'uscita dalla fabbrica o dall'azienda è uno stato di trance. Il cervello galleggia, tutto è in discussione. Chi l'ha vissuto o lo vive sa che è come un piccolo infarto. Ti senti perso nel nulla e non sai cosa fare. Il giorno prima i cancelli della fabbrica erano aperti e parlavi con i tuoi compagni di politica o di calcio. L'azienda poi chiude, senza un perchè, senza avvisare nessuno. Ti trovi alle 6 del mattino di fronte ai cancelli con i tuoi colleghi e con i celerini. Poca conversazione, molte manganellate.
Se sei precario non hai protezioni. Se sei dipendente hai la cassa integrazione per qualche mese. Sei fuori dal sistema e questo lo capisci solo adesso. La disoccupazione è contagiosa. Se chiude una società, spesso chiudono anche i suoi fornitori. Se i disoccupati in un una zona aumentano, in quella zona chiudono negozi e supermercati. Il disoccupato, il Morto di Fame moderno, è un virus. Abita in un Paese governato dall'uomo più ricco, dai parlamentari più numerosi e più pagati, dalle pensioni a senatori e deputati dopo due anni e mezzo. In città è circondato da Suv, da evasori fiscali che frodano 250 miliardi di euro all'anno allo Stato, da dipendenti della criminalità organizzata, la prima azienda del Paese per fatturato. Lui non è un politico, un evasore, un criminale, per questo è disoccupato. E' vissuto in un mondo a parte in cui la parola onestà aveva un significato.
Vedo persone dignitose chiedere la carità nelle stazioni o premere le gettoniere dei telefoni nelle metropolitane. Una signora mi ha chiesto qualche euro, non mi ha riconosciuto, non sapeva di parlare con un genovese, belin. Mi ha detto che aveva fame. Non era extracomunitaria, clandestina, zingara, era italiana e senza un lavoro. Era una nuova Morta di Fame.
Il blog riceve ogni giorno storie di nuovi Morti di Fame, su come sono stati licenziati. Ho deciso di raccogliere le testimonianze in un libro che pubblicherò in formato digitale scaricabile gratuitamente dal blog.
Raccontate le vostre storie e lucidate i vostri zoccoli.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.megachip.info

martedì 3 marzo 2009


Ciao a tutti, Iniziamo dicendo che questo campionato è partito per molti sensi positivo. Innanzi tutto nessuno credeva fino in fondo che ci saremmo trovati a lottare da subito (per le prime posizioni) con i mostri della SBK,quali Honda Ducati Yamaha etc….. Lasciatemelo dire che emozione portare la mia Aprila n.3 in prima fila con il secondo tempo!!!!! Gioia vera e sono molto contento per tutti i ragazzi e ingegneri che si fanno in quattro per noi!!! bravi! Le gare sono state difficili per noi,cercheremo di migliorarci nelle prossime. Gara 2 ho provato (d’accordo con il mio capo tecnico) a fare una scelta azzardata di gomme. Non importa se non ci siamo riusciti ma ce l’abbiamo messa tutta e ancora a 3 giri dalla fine eravamo li che lottavamo per il podio. Quando la gomma ha definitivamente mollato del tutto non c’è stato nulla da fare la moto era ingestibile e difficile da controllare e l’errore è stato mio nel provare ad infilarmi nella mischia all ultimo giro provando a strappare il 4 posto. Sono finito nella ghiaia e nonostante abbia sbattuto contro le barriere sono riuscito a risalire in moto e chiudere in 15 esima posizione ……………..almeno quel misero punto dovevo portarlo a casa….!?!?! Tornato nei Box ero un po’ arrabbiato con me stesso ma negli occhi della mia squadra ho visto un certa gioia ed emozione nonostante tutto. Si sa ………..corro per vincere e un mediocre risultato non mi avrebbe appagato. Ci riproviamo in Qatar con tanta motivazione e anche con molte incognite per noi…………..ma non ci spaventiamo andiamo avanti a testa alta……..noi siamo l’APRILIA. A presto news. Saluti

Max

articolo e immagine tratti da www.max-biaggi.com

lunedì 2 marzo 2009

Condanna contro Nestlè e TetraPack


IL CASO ERA STATO SOLLEVATO DAL CODACONS DELLA SICILIA

per il latte per bambini contaminato
«La commercializzazione del "prodotto inquinato" comporta una responsabilità di natura contrattuale»

MILANO - In Italia è arrivata la prima sentenza, emessa dal giudice Salvatore Fisichella, di condanna della multinazionale del latte Nestlè e delle multinazionali di confezionamento TetraPack. Si tratta di una importante vittoria del Codacons della Sicilia, che aveva sollevato il caso del latte per bambini contaminato da sostanze chimica. Il segretario nazionale dell'associazione dei consumatori, Francesco Tanasi ha commentato che anche contro colossi internazionali, difesi da primari studi legali italiani, è possibile ottenere giustizia. «La vittoria del Codacons in Sicilia contro la Nestlè e le TetraPack- spiega Tanasi- essendo la prima in Italia servirà a fare giurisprudenza in una controversia che appariva ai più persa in partenza proprio per la notevole differenza di forze in campo».

LA VICENDA - La sentenza ha riguardato il noto caso del latte prodotto dalla Nestlè Italiana S.p.a. in TetraPack, NIDINA 1 e NIDINA 2 e successivamente MIO sequestrato in data 22 novembre 2005, dal Corpo Forestale dello Stato, in esecuzione dell'ordinanza della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ascoli Piceno, in circa 30 milioni di litri di latte per bambini della Nestlè: «Mio», «Mio Cereali», «Nidina 2», con scadenza settembre 2006, «Nidina 1», quest'ultimo con scadenza maggio 2006, venduti nei supermercati, negozi e farmacie. La misura precauzionale del sequestro era stata disposta a seguito dei risultati delle analisi effettuate dall'Arpa - Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Marche, successivamente ad un primo sequestro di due milioni di litri di latte, riguardante solamente la qualità «Mio» e «Nidina 2», avvenuto il 9 novembre. Tali analisi accertarono, in tutte le confezioni in scadenza a maggio/settembre 2006, l'alterazione del latte e la presenza di tracce di un componente chimico, identificato come IsopropilThioXantone (ITX), utilizzato come fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi, nelle confezioni in TetraPak a stampa off-set.

CONTAMINAZIONE DEL CARTONE - Il Corpo Forestale dello Stato ha chiarito che l'isopropylthioxanthone è un fissativo usato nella stampa tipografica per polimerizzare gli inchiostri; esso si fissa una volta esposto a raggi ultravioletti. Pertanto, accade che i fogli stampati si sono «sporcati» con questa sostanza, causando la contaminazione del lato del cartone che finisce a contatto col latte e si presume che il problema si sia creato proprio nella fase di polimerizzazione. In pratica il predetto componente aveva contaminato gli alimenti contenuti negli involucri. I genitori di due bambine, che avevano consumato il latte in questione si rivolsero al Codacons per la tutela dei loro diritti e per chiedere al giudice il risarcimento del danno.

LA CONDANNA - Il giudice di pace di Giarre (Catania) ha stabilito che «la commercializzazione del "prodotto inquinato" comporta una responsabilità di natura contrattuale ed extracontrattuale in quanto si profila non solo una ipotesi di inadempimento contrattuale ma anche una ipotesi di responsabilità per il danno alla salute che la commercializzazione comporta». Ed ancora, continua il giudice: «Nello specifico gli attori hanno fornito prova idonea che a seguito dell'acquisto del latte Nestlè e della somministrazione dello stesso alle proprie figlie, subirono un danno di natura psicologica determinato dal turbamento e dalla preoccupazione che la prole possa essere contaminata a causa della sostanza "inquinante". Nello specifico il giudice ha condannato la Nestlè Italiana sp.a., la Tetra Pack International S.A. e la Tetra Pack Hispania S.A., in solido tra loro, al pagamento a favore dei genitori delle piccole che avevano utilizzato il prodotto alimentare adulterato sia del danno patrimoniale che del danno non patrimoniale nonchè al pagamento delle spese legali.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.carlisle.ac.uk

domenica 1 marzo 2009

Mai più sposi, meglio convivere


Nel 2015 in Italia più convivenze che matrimoni. Oggi le preferisce una donna su tre
Un mondo che non gradisce più i legami "eterni" e convive con precarietà e mobilità

Il sorpasso delle "coppie light"
ROMA - Sposarsi? Non è più di moda, anzi è davvero sconsigliato. E molto presto, forse già nel 2015 se la crisi spingerà sull'acceleratore, in tutta Italia le convivenze supereranno i matrimoni, come già avviene nelle grandi città del Nord. Le giovani coppie preferiscono un legame leggero, a tempo, da confermare in seguito, senza i vecchi mobili della nonna, il mutuo da pagare, la festa inutilmente costosa. Segnali in questa direzione arrivano da tutto il mondo: a Manhattan c'è la percentuale di nozze più bassa, 26% sul totale, negli Usa i matrimoni sono scesi complessivamente al 49%, in Gran Bretagna il numero di chi va a vivere insieme ha superato gli sposati.

In Italia, sceglie di vivere insieme al partner senza formalità una donna su tre tra quelle nate alla fine degli anni Settanta, e quando toccherà a quelle che oggi hanno diciotto anni, le figlie degli anni Novanta, la percentuale potrebbe quasi raddoppiare.

Non è soltanto un fatto di costume: gli esperti spiegano che si tratta di una "strategia adattativa" in un mondo che non ama più i legami "eterni" - che richiedono lacrime e denaro per essere cancellati - e convive con precarietà, mobilità, incertezza sempre crescenti. "Le diciottenni di oggi non si sposeranno senza prima aver provato a convivere, in media per due anni - conferma Alessandro Rosina, demografo, docente alla Cattolica di Milano - Ciò non significa che il matrimonio non abbia più valore, al contrario, per molti resta un traguardo. Ma non al primo colpo".
E oggi le mamme e i papà che devono fare i conti, e molto spesso aiutare, le coppie che vanno a vivere insieme sono gli ex ragazzi degli anni Sessanta: più aperti e tolleranti.

"In questo modo - commenta Rosina - si può creare una coppia anche se la casa di proprietà non c'è ancora e se i redditi non sono così stabili". "Il matrimonio si è trasformato da rito di passaggio all'età adulta a rito di conferma - dice Chiara Saraceno, sociologa della famiglia - Perfino la chiesa cattolica si è adattata: nei corsi prematrimoniali si parla ormai pochissimo di sesso, e l'abito bianco viene considerato come il simbolo di un 'nuovo iniziò anziché della verginità della sposa".

Per comprendere il fenomeno, e la rapidità con la quale si sta correndo verso il sorpasso, le cifre assolute sono poco utili: oggi in Italia le coppie conviventi sono meno del 5 per cento (poco più di 630.000 persone), ma occorre confrontare tra loro le diverse generazioni. Qual è il vantaggio, in un paese dove le forme di tutela riguardano solo chi è ufficialmente coniugato? A scegliere la 'coppia leggerà sono soprattutto le giovani che hanno studiato, sono arrivate non senza fatica a cominciare la loro vita di lavoro e non hanno alcuna intenzione di rallentarla per accudire da sole i figli.

Le quarantenni nate alla fine degli anni Sessanta hanno scelto la convivenza in un caso su quattro, chi è nata nella prima metà degli anni Settanta lo ha fatto in un caso su tre, e così via, con percentuali tre volte più basse al Sud, dove convivere resta un escamotage per rinviare le spese della festa di nozze.

"Queste coppie - aggiunge Saraceno - sono assai più paritarie del passato per età e reddito ma anche per condivisione dei lavori domestici. La caratteristica è un confronto continuo che deve confermare o smentire la scelta iniziale. 'vediamo come ti comporti, poi decidiamo', è il messaggio".

A scoraggiare dalle nozze sono anche le banche, sempre più restie a concedere mutui se il reddito non è stabile, e i molti obblighi previsti: non solo il mantenimento del coniuge in caso di separazione, ma anche gli eventuali doveri verso i suoceri.
"La convivenza - conclude Rosina - è una strategia non solo culturale ma anche economica. Per vivere in una grande città due redditi sono meglio di uno, soprattutto quando possono oscillare. E andare a stare insieme è spesso l'unica forma di difesa dalla prospettiva di restare a vita sotto la custodia dei genitori, proprio come prima lo era sposarsi".


articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.blogmatrimonio.it

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