MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

sabato 28 febbraio 2009

NO COMMENT


Questa è un'intervista che non si può commentare.
Beppe Grillo.

Intervista a Gioacchino Genchi:

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."


PER ALTRE INFORMAZIONI CLICCATE SU http://www.gioacchinogenchi.it/
articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.3.bp.blogspot.com

venerdì 27 febbraio 2009

Sciopero degli operai Fiat a Pomigliano


IN CORTEO ANCHE SINDACI E IL VESCOVO ACCOLTO DAL GRIDO: «DEPALMA, UNO DI NOI»

Ugl metalmeccanici: l'azienda dia garanzie per i lavoratori e il mantenimento dei livelli occupazionali
POMIGLIANO - A sfilare a Pomigliano d’Arco persone di ogni età e di ogni classe sociale. Un corteo che si è snodato per le strade del centro, per chiedere che il locale stabilimento Fiat Auto non venga ulteriormente penalizzato dalla carenza di produzioni. I lavoratori, 5mila del Gian Battista Vico, e 10mila dell’indotto, hanno lavorato unicamente cinque settimane dallo scorso mese di settembre. Sono, infatti, 19 le settimane di cassa integrazione con una paga di 750 euro al mese. «Lo sciopero dei lavoratori di Pomigliano, insieme ai sindacati e agli enti locali, è l'ennesima richiesta all'azienda di garanzie precise per i lavoratori e il mantenimento dei livelli occupazionali, perché è ingiusto continuare a scaricare sempre sugli stabilimenti del Sud gli effetti negativi dei periodi più difficili». Sono questi, in sintesi, i motivi della mobilitazione, spiegati dal segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Giovanni Centrella per il quale «Fiat deve fare chiarezza sulle reali intenzioni in merito al futuro dello stabilimento Gian Battista Vico e di tutti quelli della Campania, indotto compreso».

IN CORTEO ANCHE IL VESCOVO - In corteo anche il vescovo di Nola, Beniamino Depalma, accolto dal grido «Depalma, uno di noi», l’assessore alle Attività produttive della Regione Campania, Andrea Cozzolino, il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, e quello della Uilm-Campania, Giovanni Sgambati. Sono presenti, inoltre, i gonfaloni di numerosi Comuni della provincia di Napoli che hanno voluto dimostrare la propria solidarietà ai lavoratori pomiglianesi. Tante le bandiere di Cigl, Cisl, Uil, Fismic, Ugl, ma anche Cobas, Rifondazione comunista, Sinistra democratica e Comunisti italiani. Il rintocco delle campane delle chiese della città è costante al passaggio dei manifestanti. "Pomigliano non si tocca", "Se non cambierà lotta dura sarà": questi alcuni degli slogan gridati da chi protesta.

IL PIANO PER LA GRANDE PUNTO - Per far fronte alla domanda di «Grande Punto» a metano - sostenuta dagli incentivi decisi dal Governo - la Fiat ha deciso di distaccare temporaneamente nello stabilimento di Melfi (Potenza) 300 lavoratori di Pomigliano d'Arco (Napoli) e di portare da 16 a 24 ore lo straordinario che sarà svolto nella fabbrica lucana in due giornate di sabato. Lo ha annunciato a Potenza il segretario generale della Basilicata della Fim-Cisl, Antonio Zenga: la notizia sarà ufficializzata dall'azienda nelle prossime ore. Il «distacco temporaneo» a Melfi dei 300 lavoratori dello stabilimento campano dovrebbe durare due mesi. Zenga, che ha parlato di «doppia notizia positiva» per la Fiat di Melfi, ha detto che si tratta di «un altro segnale incoraggiante, che va in controtendenza rispetto a quanto si profilava solo poche settimane fa. Gli incentivi stanno funzionando - ha concluso il dirigente della Fim - e il mercato si sta lentamente riprendendo».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.automotonews.com

giovedì 26 febbraio 2009

Grande attesa per l'apertura del Mondiale SBK 2009



Scatta domenica 1 marzo da Phillip Island (Australia) la 22esima edizione del Campionato Mondiale SBK. Grande attesa per questa stagione, la prima senza uno dei fuoriclasse della storia della SBK, Troy Bayliss, ritiratosi a fine 2008 dopo aver conquistato il suo terzo titolo iridato ed aver scritto pagine leggendarie nella storia del massimo campionato riservato alle moto derivate dalla produzione di serie.

7 CASE UFFICIALI - Ma la SBK continua a dimostrare sempre un grandissimo potenziale e l'edizione 2009 del campionato organizzato da Infront Motorsports si avvia a tagliare un record storico: quello della partecipazione di ben sette Case ufficiali (Aprilia, BMW, Ducati, Honda, Kawasaki, Suzuki e Yamaha). Un risultato che inquadra alla perfezione la crescita esponenziale della categoria, mai come quest'anno ad un livello altissimo dal punto di vista qualitativo. Anche perché il parco piloti è di prima scelta. Sono infatti 32 i piloti permanenti iscritti che si daranno battaglia nei quattordici round che compongono il calendario 2009.

GRANDE EQUILIBRIO - Difficile trovare un favorito, vista l'estrema competitività di uomini e mezzi, come dimostrato nei test precampionato. Praticamente ogni Marca "storica" della SBK schiera un pilota in grado di puntare al titolo. La Ducati presenta una coppia di grande spessore, con Noriyuki Haga, colpo del mercato 2009, che è andato ad affiancare un talento come Michel Fabrizio, chiamato alla stagione del salto di qualità. Completamente rinnovata la Yamaha, che ha puntato sui giovani: Ben Spies, tre volte campione AMA SBK, e l'inglese Tom Sykes. C'è molta attesa soprattutto per l'americano, uno dei talenti più interessanti degli ultimi anni. La Honda mette in campo una formazione di tutto rispetto, con Carlos Checa, punta centrale, e Ryuichi Kyonari e Jonathan Rea ali capaci di ogni impresa. La Suzuki ha deciso di continuare a puntare su Max Neukirchner, splendida rivelazione della scorsa stagione, a cui è affiancato il riconfermato Yukio Kagayama. Interessante anche il duo Kawasaki, con la Casa giapponese che ha deciso di investire forte sulla SBK. Confermato Makoto Tamada, suo compagno di squadra è l'australiano Broc Parkes.

ATTENTI A QUELLE DUE - La stagione 2009 segna il rientro in SBK dell'Aprilia e l'esordio della BMW. Due marchi prestigiosi arrivati per dare ancora più lustro alla SBK. La Casa di Noale si presenta subito con programmi ambiziosi, e l'ingaggio di due piloti di enorme valore come Max Biaggi e Shinya Nakano lo dimostra. Anche la Casa tedesca si affaccia sul palcoscenico con una formazione di tutto rispetto: non per niente schiera Troy Corser, due volte campione del mondo, e Ruben Xaus, vincitore di diverse gare in SBK. Sia Aprilia che BMW sono pronte a lottare per le posizioni di vertice.

REGOLAMENTO - La SBK però non è solo una sfida tra team ufficiali. Da sempre l'obiettivo è stato quello di avere un regolamento tecnico molto equilibrato e rivolto al contenimento dei costi, che ha fatto sì che anche una struttura privata possa partecipare al campionato ed avere la possibilità di mettersi in mostra. Così anche quest'anno grande spazio ai team privati, che possono ambire a schierare anche piloti di prima fascia, potendo offrire di moto competitive. Parliamo di Shane Byrne, Leon Haslam, Roberto Rolfo, Jakub Smrz, Brendan Roberts e Regis Laconi, tutti piloti che hanno le carte in regola per essere protagonisti in un campionato che si prospetta davvero esaltante.

NUOVA SUPERPOLE E FLAG TO FLAG - La 22esima edizione avrà delle novità importanti dal punto di vista del regolamento sportivo. Cambia infatti la Superpole, che non deciderà più lo schieramento di partenza attraverso un giro "secco". I piloti che la disputeranno, emersi come sempre dalle qualifiche, passano da 16 a 20, e viene adottato un nuovo format ad eliminazione articolato in tre turni: nel primo vengono eliminati 4 piloti, quindi altri 8, e i restanti 8 si giocano pole position e posizioni nelle prime due fila in griglia. Un format decisamente spettacolare di cui beneficerà anche lo spettatore che seguirà l'avvenimento da casa attraverso la televisione. Si e' deciso poi di introdurre la procedura del "flag to flag", con i piloti che potranno cambiare la moto in caso di pioggia senza che la gara debba essere sospesa.

SUPERSPORT - A Phillip Island parte anche il Campionato Mondiale Supersport. La marca da battere è la Honda che ha vinto le ultime sette edizioni. Piloti favoriti, il campione del mondo in carica Andrew Pitt e il compagno di squadra Kenan Sofuoglu, vincitore del titolo nel 2007. Anche la SS si prospetta un torneo molto equilibrato, con 5 Case ufficiali al via: Honda, Kawasaki, Suzuki, Triumph e Yamaha. A contrastare la Honda ci sarà la rivale storica, la Yamaha, che schiera la coppia Cal Crutchlow e Fabien Foret. Ma attenzione anche al giovane spagnolo Joan Lascorz, che corre con la Kawasaki, all'olandese Barry Veneman con la Suzuki e alla coppia esperta e navigata della Triumph, composta da Garry McCoy e Gianluca Nannelli.

IL CIRCUITO DI PHILLIP ISLAND - Phillip Island è una delle piste più spettacolari in tutto il calendario. Si trova a due ore di macchina da Melbourne, e offre una splendida combinazione di curve veloci e lente, con una media altissima di velocità di quasi 175 km/h sul giro. Misura 4.445 m e ha 12 curve, 7 a sinistra e 5 a destra. Il velocissimo curvone ‘Turn 11' è quello che fa sempre la differenza a Phillip Island, i piloti infatti sono sempre in piega e in accelerazione costante nella curva a sinistra per arrivare al traguardo alla velocità di oltre 300 km/h in volata.

I PRIMATI: Gara - Troy Corser (Yamaha) 1'31.826 (2007); Miglior giro - Troy Bayliss (Ducati) 1'31.493 (2008).

L'Australian Round del Mondiale Superbike avrà luogo da venerdì 27 febbraio a domenica 1 marzo. I turni di prova e qualifiche si svolgeranno nei primi due giorni, mentre la Superpole è schedulata per le ore 15.00 del sabato. Le due gare Superbike, entrambe di 22 giri, sono previste per domenica alle ore 12.00 e 15.30, mentre la gara Supersport, di 21 giri, è prevista per le 13.25, ora locale.



Dopo la perentoria dimostrazione nei recenti test, l'Aprilia RSV4 ha confermato di avere un grande potenziale e nelle mani di due piloti del calibro di Max Biaggi e Shinya Nakano sta facendo veramente passi da gigante. Così la possibilità che la quattro cilindri di Noale salga sul podio prima di ogni più rosea previsione è senza dubbio sempre più concreta. E dati i precedenti exploit di Aprilia in un breve ma glorioso periodo nel mondiale SBK, a cavallo tra il 1999 e il 2002, è facile capire quanta attesa ed eccitazione ci sia per il ritorno degli "uomini in nero".

L'Aprilia ha, infatti, un passato da protagonista nel Campionato Mondiale SBK, con Troy Corser terzo nella classifica finale 2000 e quarto in quella 2001, in sella alla bicilindrica RSV 1000. In totale, i piloti Aprilia hanno ottenuto la considerevole cifra di 26 podi. Di questi, 18 sono stati conquistati da Corser, 7 da Noriyuki Haga e 1 da Regis Laconi. Per quello che riguarda le vittorie, la maggior parte le ha ottenute Corser, sette su otto, ma l'ultima è stata realizzata nel round finale della stagione 2001, in una emozionante gara disputata sul circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola.

articolo e immagine tratta da www.worldsbk.com

mercoledì 25 febbraio 2009

L'Università taglia: "Via i settantenni"


La scure del Senato accademico su 250 professori: "Poche le eccezioni"

TORINO
Due soli voti contrari, nessun astenuto. Il Senato accademico dell’Università ha deciso: via i docenti di 70 anni. E nessuno sconto: le eccezioni - garantisce il rettore Ezio Pelizzetti - «saranno poche e solidamente motivate». In via Po hanno già previsto i numeri dell’esodo. Cifre pesanti: 250 docenti a casa tra novembre 2009 e novembre 2011, fra pensionamenti “naturali”, prepensionamenti e abbandoni (solo nei primi due mesi dell’anno ce ne sono stati sette del tutto imprevisti). Quest’anno saranno 89, l’anno prossimo 79. Così l’ateneo conta di risparmiare, in tutto, circa 30 milioni di euro. Ecco la vera ragione della decisione di ieri. All’Università, per effetto dei tagli al finanziamento ordinario, prevedono una riduzione degli introiti di 23 milioni di euro nel 2010 e 4 nel 2011. Il verbo «tagliare» è già stato declinato in tutti i modi possibili; questo è l’ultimo. «Diversamente non credo che avremmo deciso così», confessa la preside di Scienza della Formazione Anna Maria Poggi, «perché ci prepariamo a perdere competenze importanti».

I nomi «di peso» che circolano sono parecchi, dal sociologo Arnaldo Bagnasco agli economisti Giovanni Zanetti e Franco Reviglio, dalla latinista Giovanna Garbarino all’esercito dei primari di Medicina: Valerio Gai, direttore del Dipartimento di emergenza e accettazione delle Molinette, e poi Roberto Mutani, Antonio Robecchi, Antonio Mussa, Alessandro Tizzani e Dario Fontana. Difficile immaginare salvacondotti. Il Senato è stato chiaro: «Solo in casi eccezionali e dopo un’attenta valutazione». Pelizzetti ribadisce: «La direzione è questa, la possibilità di concedere la proroga esiste sulla carta ma verrà attuata con il contagocce», solo per chi dietro di sé lascerebbe il vuoto (si parla di Valerio Gai). Nelle scorse settimane in ateneo è circolata una petizione perché il Senato escludesse esplicitamente dai «salvabili» i docenti che ricoprono incarichi istituzionali: presidi e direttori di dipartimento. Indicazione non raccolta, ma (è il ritornello di via Po) la selezione sarà spietata.

Le facoltà sono alle prese con l’ennesima tegola, dopo l’annuncio di robusti tagli ai fondi. «Dovremo privarci di 13 docenti su 93», spiega a Lettere Lorenzo Massobrio. «La nostra attività era stata programmata su altre basi. Ora non sappiamo come fare. Nel giro di due anni l’università sarà decimata». Il rettore Pelizzetti è dello stesso avviso: «Questa legge lascia molte perplessità. Ha il sapore di una rottamazione. Per di più, con il blocco dei concorsi rischiamo di perdere due generazioni di giovani ricercatori». Non è tutto. «Non si può mettere un ricercatore al posto di un ordinario - dice Massobrio - Non è lo stesso. Il ricercatore ha bisogno di anni di rodaggio».

Il vero guaio, però, è un altro ancora. Là dove la scure dei pensionamenti si farà sentire con più forza il rischio è che venga a mancare il numero minimo di docenti per attivare i corsi di laurea. «Il dramma non è la perdita dei 70enni, ma il blocco del turnover al 50 per cento e lo stop ai concorsi. Questi tre fattori, saldati, potrebbero mettere in crisi qualcuno», racconta Anna Maria Poggi. Pericolo per ora scampato. Ma in alcune facoltà - Economia e Giurisprudenza su tutte - si vive con il fiato sospeso. L’Università consentirà ai docenti di restare in ateneo con un contratto biennale per la didattica, continuando così l’insegnamento. «In più, se in primavera verranno sbloccati i concorsi potremmo bandire 70 posti da ricercatore», spiega il preside di Economia Sergio Bortolani. «Il problema, piuttosto, è: che cosa succede se uno dei docenti fa ricorso al Tar? In attesa della sentenza può continuare a insegnare o no?». La questione è stata sollevata in Senato, ma per ora è rimasta senza risposta. L’ultimo rebus.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.chiarelettere.it

martedì 24 febbraio 2009

Mentana: forse Di Pietro ospite sgradito



OSPITE DI LERNER, Il giornalista sulla rottura con Mediaset: «È stata la penultima goccia che ha fatto traboccare il vaso»


ROMA - Enrico Mentana non sa dire esattamente «cosa si è incrinato» nel rapporto con Mediaset ma ribadisce che per lui il suo Matrix era «uno spazio aperto» mentre a Mediaset «forse alcuni ospiti piacevano meno di altri» e «Di Pietro può essere stata la penultima goccia che ha fatto traboccare il vaso» prima dello scontro per la diretta sulla morte di Eluana: Mentana lo ha detto intervenendo alla puntata dell'Infedele di Gad Lerner, dedicata alla crisi del Pd.

LA ROTTURA - Per Mentana, che ha ribadito di non voler recitare il ruolo del martire, «è evidente che quando la tua parte politica governa, meno informazione c'è e meglio è, meno fastidi ci sono meglio è, meno voci ci sono e meglio è. Se poi si abbina questo - ha continuato - alla progressiva fidelizzazione di Mediaset all'avventura politica di Berlusconi, allora non c'è dubbio che l'informazione deve essere tranquilla e che l'approfondimento è meglio farlo scivolare oltre la mezzanotte». Dopo aver risposto ad una domanda di Lerner e aver spiegato che non immaginava di essere licenziato per il solo fatto di essersi dimesso da direttore editoriale, Mentana ha rivolto una domanda a Lerner con evidente riferimento alla nuova avventura di Matrix che comincia martedì con la conduzione di Alessio Vinci: «Se tu ti fossi licenziato - ha chiesto Mentana a Lerner - l'Infedele continuerebbe due settimane dopo con la stessa sigla e la stessa impostazione, e tutti lo accetterebbero tranquillamente e con rassegnazione?». E a proposito di dimissioni, Mentana ha definito quelle di Walter Veltroni «tardive», perché, secondo il giornalista, il leader del Pd conosceva da tempo «il lavorio» che veniva fatto alle sue spalle.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.repubblica.it

lunedì 23 febbraio 2009

La nostra storia


La storia dell’Associazione comincia nel 1994, quando Mario Furlan (nome da strada: Stone) la fonda a Milano. Nella zona più problematica della città: la Stazione Centrale. Lo scopo: assistere gli emarginati e tutelare i cittadini vittime della delinquenza. Il primo luogo di ritrovo per le riunioni è nella Chiesa del Carmine, a Brera. L’inaugurazione ufficiale dell’Associazione, dopo mesi di attività semiclandestina, avviene l’8 febbraio 1995 nella Chiesa del Carmine. Dopo la diffidenza iniziale – e a volte l’aperta ostilità - da parte delle autorità arriva il riconoscimento delle istituzioni, l’iscrizione all’albo delle Onlus e, nel 1999, la massima onorificenza milanese: l’Ambrogino d’Oro.
Negli anni nascono nuove sedi degli Angels: nell’ordine a Roma, Torino, Varese, Bologna, Terni. Tutte unite dallo stesso spirito umanitario.
Nel 2001 a Milano nasce il premio Il Campione: un riconoscimento degli Angels ai veri campioni, personaggi famosi e non che rappresentano un esempio positivo per l’opinione pubblica. Nella giuria del Premio ci sono i direttori di alcuni dei principali quotidiani italiani. Sempre per sensibilizzare l’opinione pubblica, dal 2001 l’Associazione organizza l’Angel Day: una giornata in cui personaggi famosi indossano la divisa degli Angeli e servono i senzatetto alla mensa dei poveri. Ma ci sono anche momenti importanti per la vita interna dell’Associazione. Come il raduno annuale nazionale di Bedonia (Parma), introdotto nel 2007 per consentire ai volontari di tutte le sedi di conoscersi, scambarsi esperienze e divertirsi insieme.
Nel 2007 a Milano gli Angeli danno vita al primo dormitorio d’emergenza d’Italia: Casa Silvana, in via Esterle (zona Lambrate). Silvana era una senzatetto della Stazione Centrale amica degli Angels, che venne rapita per costringerla a prostituirsi. Violentata, seviziata, venne poi uccisa. Nato come dormitorio femminile, Casa Silvana è l’unico che:
1) è aperto tutta la notte;
2) non è unisex, ma accoglie anche coppie e famiglie;
3) accoglie anche gli animali dei senzatetto.
Nei prossimi anni apriranno nuove sedi e la storia degli Angeli continuerà. E se vorrai tu potrai farne parte!


Siamo nati a Milano nel 1994 e da allora abbiamo:

Servito oltre tre milioni di pasti ai senzatetto
Distribuito oltre 900mila capi d'abbigliamento, coperte e sacchi a pelo ai senzatetto
Servito quotidianamente 300 pasti ad anziani soli
Accompagnato oltre 4000 persone, soprattutto pensionati e donne sole (servizio scorta)
Soccorso 500 persone colte da malore o ferite
Assistito oltre 700 disabili
Sedato 600 risse
Sventato oltre 300 furti, 250 borseggi e 120 scippi
Aiutato 48 cani, 13 gatti e 2 uccelli
Recuperato 136 tossicodipendenti
Trovato un alloggio per 450 senzatetto
Ripulito 45 parchi
Salvato la vita a 107 tossicodipendenti in overdose
Salvato la vita a 92 cittadini feriti o aggrediti
LE SEZIONI DEI CITY ANGELS

Milano - sede centrale
Sede centrale per l'Italia e sezione di Milano:
Via Teodosio 85 - 20131 Milano (MM2 Udine)
Tel: 02 26809435
Fax: 02 26809176
Tel d'emergenza 338 9564704
E-mail: cityangels@cityangels.it
Coordinatore cittadino: Pietro Leotta "Klaus"
E-mail klaus@cityangels.it
Responsabile operativo: Luigi Agarossi "Koala"
E-mail koala@cityangels.it
Segreteria volontari: Jona Qamo
E-mail jona@cityangels.it Tel. 3404922451 - 3929313300
Coordinatore nazionale Alfredo Tavernese "Dog"
Tel. 3294345492
E-mail: dog@cityangels.it
Roma
Coordinatore cittadino:
Manuela Giangaspero "Seagull"
Tel. 3200799167 - 3881923170
E-mail: roma@cityangels.it
Responsabile volontari:
Luciano Falconi "Brave"
Tel. 3332297583


Napoli
Vico del Vasto a Chiaja, 34
Napoli
E-mail napoli@cityangels.it
Coordinatore cittadino: Giuseppe Mormile "Ursus"
Tel. 3934489963
Responsabile volontari: Pasquale Regina "Hellspy"
Tel. 3338539068

Torino
Via Saluzzo 30
10125 Torino
Tel. 011 65 66 099
Fax 011 66 86 532
E-mail: torino@cityangels.it

Coordinatore cittadino: Eusapia Iezza "Rama"
Tel. 3393136399
Responsabile volontari: Angelo La Torre "Ultimo"
Tel. 3931964261
Bologna
Via San Carlo 24
40121 Bologna
Tel. 051 6486219
Mail bologna@cityangels.it
Coordinatore cittadino: Marco Ballotta "Ultimo"
Vicecoordinatore: Giuseppe "Blade"
Tel. 3931760299
Responsabile volontari: Sonia Piccolo "Luna"
Tel. 3346545080
Reggio Emilia
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Sede: viale Olimpia 16
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Coordinatore cittadino: Guglielmo Saturnino "Volpe"
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Cell. 3391138518
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Fax : 0332 49 88 66
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domenica 22 febbraio 2009

comunicato politico numero 12


I partiti politici sono morti. I cittadini si devono staccare dai morti finchè sono in tempo. Veltrusconi è nato morto. Un tentativo per garantire gli interessi della classe politica e delle lobby. Non può durare. Veltrusconi sono due gemelli siamesi. Se li separi muoiono entrambi. Oggi Ueltròn, domani lo psiconano. Le giovani generazioni e i cittadini onesti non possono affidare il loro futuro alla faccia di Franceschini o al ghigno di D'Alema. Al nulla di Fassino e di Rutelli. Alla politica da bassa cucina di Arcore di Violante e della Finocchiaro. Guardate quelle facce. Non rappresentano più nulla. Il loro programma si chiama sopravvivenza. Vogliono durare, si sentono indispensabili. Lo sono solo a sè stessi. Iscritti al partito in tenera età non conoscono il prezzo di un litro di latte, non hanno mai saputo cosa vuol dire non avere uno stipendio, essere precari, disoccupati. Lavorare! Hanno volato alto, assistiti dalla grazia, dallo spirito santo Scalfari, dal divino Carlo De Benedetti, dalle cooperative rosse, ma anche bianche. L'ideologia e i Grandi Temi, il primato della Politica, la superiorità intellettuale, il giusto distacco dal Paese reale. Le Bicamerali con il piduista e le frequenze radiotelevisive regalate a Testa d'Asfalto. In cambio di cosa Violante? Cosa vi ha dato in cambio? Lontano dalle energie rinnovabili, dal conflitto di interessi, dalla corruzione interna dei Del Turco e dei Bassolino, dal CIP6 regalato ai petrolieri, dall'informazione libera, dalle piazze Navona e Farnese, dai precari, dalla legge Treu/Biagi, dai morti sul lavoro. Il PD non è più un'alternativa, non lo è mai stata. E' una nave che affonda con le pantegane che fuggono in cerca di una scialuppa di salvataggio. Abbiamo una grande opportunità: liberarci per sempre di questa gente. Faccio un appello a tutti gli italiani che vogliono un cambiamento: create una Lista Civica a Cinque Stelle, iscrivetevi a una Lista Civica a Cinque Stelle, fondate un MeetUp. Prendete in mano il vostro futuro. A giugno si vota nei Comuni d'Italia, può essere la nascita di un nuovo movimento nazionale a Cinque Stelle. Libero dai cialtroni, dai professionisti della politica che nessuno ha eletto. Questo Parlamento è illegittimo, incostituzionale, antidemocratico. Il programma dei Comuni a Cinque Stelle lo state creando voi attraverso il blog e con le vostre mail. L'otto marzo sarà presentato a Firenze insieme alla Carta di Firenze. Il Rinascimento è partito da lì. L'Italia merita un Nuovo Rinascimento. Questo comitato di affari della Bolognina ha preferito far perdere Soru in Sardegna e Costantini in Abruzzo piuttosto che avviare un cambiamento che li avrebbe perduti. Hanno guadagnato qualche settimana. Che differenza c'è tra il PDmenoelle che candida Bassolino alle europee e il PDL che propone Mastella? Tra il condannato in via definitiva Carra del PDmenoelle e Ciarrapico del PDL? Ci hanno chiamati populisti, demagoghi, qualunquisti. Peggio di Mussolini, terroristi, senza un programma. Leggetevi il programma politico di questo blog: "Le Primarie dei Cittadini". Lo consegnai a Romano Prodi nel 2006. Se lo avesse attuato sarebbe ancora a Palazzo Chigi. Diffondete questo appello. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Ps1: L'incontro nazionale delle Liste dei Comuni a Cinque Stelle si terrà a Firenze, al Saschall Teatro, domenica 8 marzo 2009. Iscriviti e partecipa al Forum.
Ps2: oggi , domenica 22 febbraio, verso le 17.30, sarò a Chiaiano per l'incontro pubblico sulla discarica.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.1.bp.blogspot.com

sabato 21 febbraio 2009

Il Millsgate e il Corriere della Sera



Negli anni ' 70 il Corriere della Sera era nelle mani della P2. Angelo Rizzoli, il proprietario, aveva la tessera 532, Tassan Din, il direttore generale, la tessera 534 e Franco Di Bella, direttore del giornale, la tessera 655. Oggi, anno 2009, chi controlla il Corriere della Sera? Chi suggerisce gli editoriali di Panebianco e di Battista? Chi ha ordinato a Mieli di togliere le inchieste giornalistiche di Why Not a Carlo Vulpio senza alcuna ragione apparente? Chi è la P3 che governa il Corriere della Sera? Dov'è la nuova lista di Castiglion Fibocchi?
Ieri, tutti i giornali del mondo hanno riportato la notizia della condanna di Mills. L'avvocato corrotto da mister B. Hanno spiegato che lo psiconano non è stato giudicato per il lodo Alfano. Una legge che si è fatto su misura e che lo rende intoccabile. Hanno argomentato che nessun premier sospettato di corruzione per evitare la condanna in due processi sarebbe ancora al suo posto in un Paese normale, democratico, occidentale. Se non si fosse dimesso lo avrebbero cacciato. Leggetevi El Pais, The Guardian, Le Figaro, The Herald Tribune. La reputazione di un Paese è importante come e più della sua economia e noi l'abbiamo persa. Se gli Stati Uniti hanno avuto il Watergate, l'Italia ha il suo Millsgate. Se Nixon sospettato di corruzione avesse imposto al Congresso una legge per la sua impunità e il corrotto fosse stato condannato, Nixon sarebbe stato cacciato in due minuti.
Li immaginate in quel caso titoli del Wall Street Journal o del New York Times?
Il Corriere della Sera è invece diversamente giornale.
Il Corriere della Sera ha toccato il fondo con la prima pagina di ieri. Meglio della Pravda.
Il titolo principale è: "Veltroni si dimette, il Pd è nel caos". L'editoriale di Panebianco Cuor di Leone è dedicato a: "Il Peso delle Oligarchie". A centro pagina campeggia: "Intercettazioni, Mancino attacca".Seguono in ordine di dimensione: "Maltrattati gli animali delle fiction Rai "(il solo titolo 15 x 2,5 cm), "Benigni, show politico su Berlusconacci e i gay" (9x7,3 cm), "Mori prepara le ronde anti-ronde" (13x3,6 cm), la vignetta di Giannelli (9x6 cm), "Roma: sparano alle gambe a Calvagna, regista del 'Lupo'" (5,7x5,5 cm) e "Il fondatore della tv islamica: 'Ho decapitato mia moglie'" (5,7x5,5 cm).
La notizia su Berlusconi presidente del Consiglio imputato a Milano al processo Mills per il quale il corrotto è stato condannato a 4 anni e mesi ha un riquadro di 3,5x9 cm. Nel titolo non è neppure menzionato Berlusconi: "Mills corrotto. Condannato a 4 anni e mezzo". Persino il colore di richiamo di un pezzo dale dimensioni di un francobollo è studiato per non attirare l'attenzione del lettore: un azzurrino chiaro al posto del blu e del rosso usati per gli altri. Infine, l'articolo è a pagina 21, dopo i gossip e le notizie di cronaca.
Licio Gelli disse: "Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media". Chi controlla il Corriere della Sera e con quali obiettivi? L'elenco della P3 è in via Solferino 28 a Milano o a un altro indirizzo?

Copertina del Corriere della Sera 18 febbraio 2009

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.repubblica.it

venerdì 20 febbraio 2009

Usa: con la crisi tutti a casa


E C'È ANCHE CI SCOMMETTE DI POTER VIVERE SPENDENDO SOLO 1500 DOLLARI IN UN ANNO

Sempre meno famiglie escono la sera. Cene in famiglia, lavoro a maglia e orti in giardino per risparmiare

NEW YORK (USA) – Gli americani tornano in massa al focolare domestico. Incalzate dalla più grave crisi economica dalla Grande Depressione, con oltre 3.6 milioni di posti di lavoro persi dal dicembre 2007, le famiglie americane di ogni razza, età e ceto sociale riscoprono la gioia di cucinare a casa, cucirsi i vestiti da sé, lavorare a maglia, leggere libri, coltivare frutta e verdura e giocare a carte o monopoli invece d’andare al cinema.

TUTTI A CASA - Il boom della domesticità ha contagiato anche i giovanissimi che, al contrario dei loro genitori, dopo la laurea si ritrovato spesso disoccupati. «Dalla Grande Depressione in poi, ogni generazione di americani ha reagito alle crisi economiche tornando al nido», teorizza Rogan Kersh, docente di Public Service alla New York University, «E’ un trend trasversale che riguarda vecchi e giovani, poveri e ricchi, operai e laureati». Se fino a qualche mese fa l’americano medio cenava fuori tre o quattro volte la settimana, oggi torna di moda la cenetta in casa con gli amici. «Andavamo al ristorante almeno tre volte alla settimana,» racconta alla ABCNews Amy Ball, una 43enne commercialista di Sebastopol, in California, «socializzare, adesso, vuol dire che cucino io o, a turno, una delle mie amiche». Per risparmiare la maggior parte va a fare shopping nei discount center dei grandi centri commerciali, dove comprare all’ingrosso significa risparmiare fino al 75%. Ne sa qualcosa Lizzy Holmgren, di Denver, che un anno dopo la laurea non riesce ancora ad essere economicamente indipendente dai genitori. «Invece di buttare via i soldi in bar e locali, i miei amici ed io organizziamo dei pizza party a casa e giochiamo a scarabeo», racconta, «e ovviamente usiamo soltanto buoni sconto».

NIENTE PIU' FESTE - Persino New York, fino a ieri capitale mondiale delle feste notturne per under-30, si riscopre improvvisamente spartana. «Quando arrivai nella Grande Mela qualche anno fa, uscivo tutte le sere», rievoca Nell Wright, una 25enne che lavora per una ditta non-profit, «oggi non posso permettermi di sborsare dieci dollari per un bicchiere di vino. Con lo stesso prezzo mi compro un’intera bottiglia e me la bevo a casa». Come moltissimi coetanei, anche lei ha riscoperto attività in voga nell’America dei suoi nonni, come cucire a macchina (dalle coperte ai cappotti), inscatolare marmellate fatte in casa, coltivare pomodori e leggere libri di mille o più pagine. E se è vero, come dice il proverbio, che necessità fa virtù, nell’America di oggi qualcuno riesce persino a vivere con un budget annuo di 1500 dollari. E’ il caso di una famiglia di quattro persone di New Hampshire, - Heather e Bourne Spooner, insegnanti e i loro due figli - che sul loro blog raccontano di aver messo a punto un sistema infallibile che gli permette di vivere con 125 dollari al mese. «Quanto basta - assicurano - per coprire il costo di cibi, bevande, ticket medici, e persino il parrucchiere».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.storace.it

giovedì 19 febbraio 2009




L'ambiente è tutto. Ogni aspetto della nostra vita è riconducibile all'ambiente: salute, trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti. La qualità della nostra vita è ambiente. Ci vogliono convincere che la vita è merce, che vale per il numero di anni che viviamo, come merce che si valuta al peso. La qualità non è un valore in sè. Siamo l'unico essere vivente che non vive a rifiuti zero. Vogliamo consumare tutto, mangiarci la Terra stessa, come diceva Terzani. Sappiamo che non è possibile, Sappiamo che l'ambiente non è di nostra proprietà, non è un prodotto, un derivato, un'obbligazione. L'ambiente siamo noi ed è l'unica vera eredità che lasciamo ai nostri figli. Non è materia per politici di professione, per banchieri, per società per azioni. L'ambiente non è denaro contante. I comuni non possono prostituire il territorio, è un reato, un delitto, forse il più infame.
L'incontro nazionale delle Liste dei Comuni a Cinque Stelle si terrà a Firenze, al Saschall Teatro, domenica 8 marzo 2009.
Le Cinque Stelle corrispondono a cinque aree specifiche: Acqua, Energia, Sviluppo, Ambiente e Trasporti. Oggi pubblico un post sull'AMBIENTE. Inviate le vostre considerazioni nei commenti.

AMBIENTE: Uso del territorio, edilizia, urbanistica
"Nell’ottica della decrescita la politica energetica va indirizzata prioritariamente verso la riduzione dei consumi, che per più del 50 per cento sono costituiti da echi e aumentare l’efficienza è il pre-requisito per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, perché la diminuzione della domanda di energia:
- accresce il loro contributo percentuale alla soddisfazione del fabbisogno
- libera grandi quantità di denaro che può essere reinvestito nel loro acquisto.
Se il paradigma della crescita non viene messo in discussione, la politica energetica viene impostata sulla ricerca illusoria di fonti rinnovabili illimitate e pulite che siano in grado di sostituire la carenza crescente di fonti fossili, eliminando al contempo l’impatto ambientale che generano. Il contesto culturale di riferimento di questa impostazione è l’ossimoro dello sviluppo sostenibile. In questo contesto la riduzione dei consumi ha un ruolo accessorio e si limita per lo più a richiami moralistici sulla necessità del risparmio energetico ottenibile con comportamenti improntati alla sobrietà.

1. Blocco delle aree di espansione edilizia nei piani regolatori delle aree urbane. Incentivazione delle ristrutturazioni qualitative ed energetiche del patrimonio edilizio esistente. Concessioni di licenze edilizie soltanto per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dimesse, previa destinazione di una parte di esse a verde pubblico
2. Formulazione di allegati energetici-ambientali ai regolamenti edilizi vincolanti la concessione delle licenze edilizie al raggiungimento degli standard di consumo previsti dalla Provincia autonoma di Bolzano (classe C: 70 kWh al metro quadrato all’anno)
3. Espansione del verde urbano nell’ottica di una riduzione dello squilibrio complessivo tra inorganico e organico, con fissazione di percentuali annue di incremento, al fine di:
- migliorare i microclimi urbani
- aumentare l’alimentazione delle falde idriche riducendo l’impermeabilizzazione dei suoli
- potenziare la fotosintesi clorofilliana per incrementare l’assorbimento CO2
4. Valutazione strategica dell’impatto ambientale per qualsiasi intervento sul territorio
5. Uso nell’edilizia di materiali locali, per quanto possibile, e riuso di materiali provenienti dalle demolizioni
6. Recupero delle acque piovane canalizzando i flussi delle grondaie in serbatoi di accumulo per sciacquoni e irrigazione
7. Divieto di costruire parcheggi per edifici destinati ad attività lavorative, divieto totale di sosta nelle strade dei centri storici a eccezione dei residenti e destinazione agli stessi dei parcheggi sotterranei esistenti.
8. Dotazione obbligatoria di impianti fognari dove sono ancora assenti
9.Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, possibilità di contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati
10. Controllo periodico (almeno annuale) delle acque presenti nel territorio comunale (fiumi, torrenti, rogge, ecc) con la pubblicazione dei risultati". A cura di Maurizio Pallante


P.S. Inviate le richieste di certificazione delle vostre liste anche se state ancora completando la lista dei membri per avere accesso alla rete sociale delle liste.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.gustoegusti.it

mercoledì 18 febbraio 2009

Crisi, servono gli stati generali"


Montezemolo: politica ed economia facciano uno sforzo comune per battere le difficoltà

ROMA
«In un momento di crisi come questo ci vorrebbe un clima politico diverso, un grande sforzo corale, una convocazione di tutti gli stakeholders». E’ una chiamata agli stati generali dell’economia e della politica, quella che Luca Cordero di Montezemolo fa dall’aula magna della Luiss, l’università degli studi sociali di Roma, di cui è presidente, che ieri inaugurava l’anno accademico. Montezemolo parla a braccio, come di consueto, davanti a un’assemblea di docenti e studenti. Prima di lui c’è stato lo «speach» entusiasmante di Nikesh Arora, vicepresidente di Google: giovane, brillante indo-americano, esempio di talento premiato. Montezemolo coglie l’attimo e lancia il suo appello: un serrate le fila che vorrebbe coinvolgere la politica, anche se sa che questo soggetto, agli occhi del giovane uditorio, è portatore solo di «disillusione».

Che cosa dice Montezemolo? Intanto fa la disamina della situazione: «La peggiore crisi del dopoguerra». Non solo: «potrebbe peggiorare seriamente nei prossimi due mesi». Quando è arrivato lo tsunami di metà 2008, ricorda, già eravamo il paese europeo che cresceva meno, figuriamoci ora come possiamo fare fronte a questa sopraggiunta calamità. I consumi - sottolinea l’ex leader di Confindustria - sono crollati, i posti di lavoro si perderanno e già se ne sono persi: «Come presidente della Fiat provo grande preoccupazione e frustrazione nel vedere tante persone in cassa integrazione. Perché il patrimonio più grande delle imprese sono i collaboratori, uomini e donne protagonisti della crescita dell’azienda stessa». Questa impasse economica e sociale, secondo Montezemolo, rischia - peraltro - di acuire i divari già esistenti, come quello tra «tra Nord e Sud» ma anche «tra chi è ricco e chi lo è di meno». Insomma: il paese è in forte sofferenza. In questo quadro - suggerisce Montezemolo - la politica deve «osare di più», si deve assumere le proprie responsabilità: «Ci vuole la capacità di mettere da parte le polemiche, e un’iniziativa forte e comune per affrontare in modo deciso questa crisi». Anche perché «dopo l’euro, l’Italia non ha più fatto scelte coraggiose».

A questo punto arriva l’appello agli «Stati generali» rivolto a tutti gli «stakeholders» (in senso letterale gli azionisti, cioè i protagonisti della vita pubblica). E il presidente della Fiat dice anche quali debbano essere i terreni di intervento: un piano «di riforme strutturali» a cominciare dal sistema previdenziale, non solo innalzando subito l’età pensionabile, ma estendendo il tetto dei 65 anni anche alle donne. Poi gli ammortizzatori sociali. Quindi la pubblica amministrazione che deve diventare «professionale, efficiente e competitiva», ma anche «un patto per i giovani», che rischiano di essere la parte più preziosa e più penalizzata di questo frangente. Un riferimento, infine, al comparto auto ora in forte perdita: ««A proposito di quanto sia in crisi il mercato dell’auto in Italia - dice Montezemolo - oggi vendiamo più macchine in Germania che in Italia, significa la forza del prodotto Fiat da un lato, ma dall’altro che il mercato è cambiato e la crisi dei consumi è grave».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.repubblica.it

martedì 17 febbraio 2009

L'Antitrust multa Tim e Vodafone


rincari medi annui da 49 a 83 euro. E Per Telecom altri 300 mila euro per Alice Internet

Sanzionati per 500mila euro l'uno per aver modificato i piani tariffari senza adeguate informative ai clienti

ROMA - L'Antitrust ha sanzionato Tim e Vodafone con una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore. «Abbiamo ritenuto che sia stata una sanzione adeguata. Che adeguato sia il massimo della pena» ha detto il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà. La notizia della multa è stata diffusa da Altroconsumo, che aveva denunciato l'agosto scorso all'Autorità i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile. In realtà per il gruppo Telecom le sanzioni Antitrust ammontano a 800 mila euro, visto che ai 500 mila per i piani tariffari di Tim si sommano i 300 mila comminati per alcuni piani tariffari del servizio di accesso a Internet «Alice».

RINCARI DA 49 A 83 EURO - «La mancanza di informazione e trasparenza, si legge in una nota di Altroconsumo, ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all'altro e le modalità di rimborso del credito residuo». I rincari, calcolati dall'associazione a tutela dei consumatori, sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d'aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%.

«URGENTE LA CLASS ACTION» - «L'intervento dell'Antitrust - sottolinea Paolo Martinello, presidente Altroconsumo - dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese. L'istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi, dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l'ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti».

RICORSO AL TAR - Contro le sanzioni sia Vodafone che Telecom hanno annunciato «azioni». Telecom farà ricorso al Tar del Lazio. Il gruppo «ritiene di aver agito nel pieno rispetto della normativa vigente e pertanto impugnerà il provvedimento davanti al Tar del Lazio», si legge in una nota. L'azienda ritiene di aver dato «ampia e dettagliata comunicazione alla propria clientela sulla manovra di rimodulazione tariffaria, in particolare riguardo alle modalità per l'esercizio del diritto di recesso i cui tempi sono stati addirittura estesi a beneficio dei consumatori». Vodafone, da parte sua, ha affermato di riservarsi «di dar seguito a tutte le azioni necessarie per riaffermare la correttezza del proprio comportamento». Vodafone, precisa una nota, ha intrapreso la propria operazione di semplificazione tariffaria la scorsa estate «nel pieno rispetto delle regole vigenti».

E ALICE COSTA 300 MILA EURO - L'Antitrust, come scritto pocanzi, ha comminato una multa da 300 mila euro a Telecom Italia per «pratiche commerciali scorrette» relative ad alcuni piani tariffari Alice. Telecom, si legge nel bollettino dell'autorità, «relativamente ai piani tariffari "maxxi alice facile", "tutto relax internet", "alice mobile data kit compreso" e "maxxi alice 100", non ha informato adeguatamente i clienti del fatto che, superato il bundle, le tariffe extrasoglia avrebbero potuto comportare una spesa estremamente elevata, non ha dato la possibilità agli utenti di monitorare il superamento del bundle e di controllare il traffico dati over bundle, addebitando ai consumatori importi estremamente elevati per servizi da essi non richiesti in maniera consapevole».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.news.tecnozoom.it

lunedì 16 febbraio 2009

Lattera di Montanari a Veronesi


Presa visione del nostro filmato, il dottor Stefano Montanari ha scritto questa lettera aperta al senatore Umberto Veronesi. Tema: gli effetti degli inceneritori sulla salute.

Caro professor senator Veronesi,

è molto malvolentieri che le scrivo.

Da giorni sono tempestato da mail e da telefonate di persone che mi chiedono un’opinione su quelle che qualcuno definisce irrispettosamente comparsate e devo, pur riluttante, rispondere. A dare occasione a tutto questo è un breve video pubblicato da Piero Ricca nel quale lei si rende protagonista di una parte che, mi permetta, vista da fuori non suona propriamente dignitosa. Si guardi: trova tutto all’indirizzo www.pieroricca.org

Il motivo per il quale scrivo malvolentieri è il rispetto che mi è stato insegnato nei confronti della vecchiaia, per arzilla e a piedi caldi, come nel suo caso, che questa sia. E a ciò si aggiunge l’umana pietà che provo verso una persona certo sofferente in cuor suo per ciò che è costretto a mettere in scena e per l’inevitabile imbarazzo che una persona intelligente deve per forza sentire quando qualcuno gli fa sbattere il naso contro sue contraddizioni e non trova altra via d’uscita se non quella d’arrampicarsi goffamente su specchi sempre più scivolosi.

Molti ricordano la trasmissione televisiva (da alcuni aggettivata Faziosa) in cui lei sparò quell’ormai troppo famoso “zero” riguardante la nocività degl’inceneritori e in cui favoleggiò delle ricerche e dei “libri e libri” che, stando a lei, dimostrerebbero, venendo al sodo, come tutta la fisica, la chimica e la tossicologia che si trova da anni e anni su milioni di libri e libri crolli al cospetto del giuramento dei suoi “esperti”. Chi siano questi esperti e quali siano le loro credenziali non è dato sapere né è dato sapere quali siano quelli che lei definisce “i nostri studi”. Che studi ha condotto lei, professore, se di polveri, per sua stessa ammissione, non capisce nulla? “Io non mi occupo di questa materia,” dice. Dunque, in base a che, se non ne sa nulla, se di questa materia non si occupa, può affermare pubblicamente che non sono in aumento i cancri intorno agl’inceneritori quando le ricerche epidemiologiche addirittura italiane la smentiscono? E che ne dice delle malattie cardiovascolari che incidono ben di più di quelle tumorali? E ha mai sentito parlare delle polveri come “endocrine disruptors” e, dunque, responsabili, ad esempio, di tiroiditi e di diabete? E della “burning semen disease” che ne dice? E delle malattie neurologiche come Parkinson e Alzheimer? E della stanchezza cronica? E del passaggio delle polveri da madre a feto con conseguenti aborti e malformazioni? Devo continuare? O ha voglia di dare un’occhiata a ciò che hanno fatto i suoi colleghi francesi?

“Io mi occupo di salute,” dice lei nell’intervista. In che senso lo faccia non ce lo rivela. “Ci deve credere”, continua poi, un po’ comicamente dopo aver confessato con tenero candore la sua incompetenza, quando la gentile intervistatrice le fa notare che c’è chi si fa bovinamente ipnotizzare dal professore in formato catodico che pontifica su tutto e che manco sa di che sta parlando per sua stessa ammissione. Ma qui, forse io sono ingenuo: lei conosce molto meglio di me il potere che i media assicurano sulle menti umane e di questo fa un pilastro della sua fortuna e di quella dei suoi numerosi sponsor milionari.

Caro professor senator Veronesi, lei si è sempre sottratto a qualsiasi confronto pubblico e, sollecitato dall’intervistatrice, non si è smentito nemmeno questa volta. “Io non vado a fare confronti,” mormora con tono paternalistico. Ma, professore, se lei avesse qualche consuetudine con la ricerca e, soprattutto, se alla ricerca riservasse un qualunque grado d’interesse che non fosse il suo ormai famoso zero, saprebbe che è proprio confrontandosi che ci si chiariscono le idee, che idee nuove sbocciano, che si mettono in evidenza i proprio errori… Senza confronto si rischia di diventare come lei, dei signori Lei-non-sa-chi-sono-io che si aggrappano grottescamente a quell’ipse dixit, morto solo ufficialmente ma ben vivo nella psicologia della massa, con cui la filosofia aristotelica fu deformata per secoli e che diede qualche grattacapo, tra gli altri, a tale Galilei da Pisa.

Un secolo e mezzo fa Rudolf Virchow, un suo collega tedesco di cui lei certo non ignora i meriti, dava del cialtrone a un tale chiamato Louis Pasteur, un chimico che, usando un microscopio, fondò una disciplina chiamata Microbiologia. Bene, Virchow, come non pochi suoi coevi, si vantava di non aver mai accostato l’occhio ad uno strumento così ridicolo come un microscopio e si faceva beffe di quel provincialotto francese che si trastullava a guardare insignificanti animaletti che si muovevano sul vetrino.

Le ricorda qualcuno?

Suo

Stefano Montanari

articolo tratto da www.pieroricca.org
immagine tratta da www.ziubustianu.blog.kataweb.it

domenica 15 febbraio 2009

Google ci farà risparmiare sulla bolletta


GRAZIE A PRESE «INTELLIGENTI» CHE INVIANO I DATI WIRELESS

Messo a punto un sistema che permette di controllare online consumi e dispersioni degli elettrodomestici

«Se non puoi misurarlo, non puoi migliorarlo», queste le parole di Lord Kelvin, ingegnere irlandese che ha dato un importante contributo allo studio dell'elettricità e della fisica dell'Ottocento. E proprio queste parole diventano oggi il motto del nuovo progetto del colosso della ricerca Google, impegnato nella misurazione dei consumi elettrici. Denominato Google PowerMeter, il servizio è nato dai laboratori della grande G e si propone di monitorare tutti i consumi energetici dovuti agli elettrodomestici, ai computer e a tutti i dispositivi casalinghi.

IL PROGETTO – Il PowerMeter è un software di monitoraggio online in cui vengono mostrati grafici di consumo individuale. Attraverso il sistema di Google è così possibile analizzare le informazioni energetiche relative alla singola abitazione e perfino attivare una sana competizione con gli amici, per confrontare bollette e impronta ecologica. È sufficiente impostare il proprio profilo e visualizzare i risultati per avere un'idea ben precisa del proprio andamento energetico, osservando i picchi di consumo; un semplice controllo permette di accorgersi che un elettrodomestico datato o malfunzionante causa una dispersione di energia, dando così modo all'utente di migliorare la bolletta e non solo. L'idea di base è che rendendo misurabile un consumo invisibile come l'energia, si raggiunge anche una maggiore consapevolezza dell'impatto ambientale dell'elettricità e le emissioni generate. Attualmente in fase di prototipo e test, il sistema potrebbe essere disponibile al grande pubblico già nei prossimi mesi.

PRESE INTELLIGENTI – I dati consultabili online vengono raccolti via wireless grazie ai cosiddetti «smarter power», piccoli dispositivi hardware intelligenti che vengono integrati alle singole prese elettriche: negli Stati Uniti gli smarter power entreranno nelle case di oltre 40 milioni di persone nei prossimi tre anni. La speranza di Google è che nei mesi a venire i produttori di elettrodomestici si sensibilizzino rispetto alle problematiche ambientali e che utilizzino dispositivi compatibili con il software PowerMeter. Sebbene siano molti i progetti di monitoraggio e analisi dei consumi casalinghi (basti citare il concept di applicazione per iPhone Current state, l'impegno di un colosso come Google può avere un peso decisivo sia nell'adozione del sistema da parte degli utenti, sia nella diffusione di hardware compatibili grazie ad accordi con i grandi produttori.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.guadagnorisparmiando.com

sabato 14 febbraio 2009

IL PACCHETTO SICUREZZA CHE IMBAVAGLIA LA RETE


Di Pietro: con emendamento D'Alia,
in Italia Internet come in Cina

Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, mette in guardia gli internauti dalla norma inserita nel pacchetto sicurezza (disegno di legge 733) approvato dal Senato grazie all’approvazione dell'emendamento 50 bis del senatore Udc Gianpiero D’Alia.
«L’emendamento - spiega l’ex pm sul suo blog - avvia "la repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet". Nei fatti, se approvato, permetterà di reprimere la libertà di espressione e di opinione in Rete. Il reato di apologia e istigazione a delinquere è già previsto e punito dalla legge, chiunque ne venga accusato oggi viene processato e, se colpevole, condannato. D’Alia e i suoi mandanti non vogliono attendere il processo, né la sentenza, vogliono emettere subito il verdetto di colpevolezza obbligando i provider ad oscurare da subito il sito. Poi, chi se ne frega del processo».
«Un emendamento antidemocratico e incostituzionale - sottolinea Di Pietro - che cancellerà l’informazione in Internet in un soffio equiparando l’Italia alle uniche due nazioni al mondo che hanno queste restrizioni: Cina e Birmania. L’emendamento sotto il pretesto di chiudere le porte a siti come You Tube e Facebook in cui sparuti gruppi di fanatici ’inneggianò a Raffaele Cutolo e Salvatore Riina, nasconde ben altri obiettivi. Quello di oscurare l’ultimo tassello dell’informazione, Internet, che sfugge al controllo di Silvio Berlusconi monopolista dell’informazione privata e di Stato».

«Mi domando perché - conclude Di Pietro - non oscurare le reti Mediaset visto che inneggiano ad un assassino come Vittorio Mangano. Oppure perché non sciogliere la Lega di Umberto Bossi che istiga i padani ad armarsi di fucili contro 'Roma ladrona' da cui i suoi dirigenti prendono un lauto stipendio. Se questo golpe non si arresterà alla Camera scenderemo in tutte le piazze d’Italia. E ci rimarremo. Se l’emendamento D’Alia divenisse legge il mio blog, quello di Marco Travaglio, di Beppe Grillo, di Byoblu, di Daniele Martinelli, di Piero Ricca e di migliaia di altre voci libere della Rete, sarebbero oscurati. Questo è l’effetto, ed il vero obiettivo, di quell’emendamento carogna, ed il senatore D’Alia non lo nasconde»
«Il mio emendamento - ribatte il presidente dei senatori dell’Udc, Gianpiero D’Alia- ha l’obiettivo di colpire i singoli reati, rafforzando i poteri dell’autorità giudiziaria: solo se vi sono concreti elementi per i quali l’autorità giudiziaria ritiene che qualcuno compia attività illecita su Internet, infatti, il ministro dell’Interno può intervenire decretando l’interruzione della sola attività illecita».
«In ogni caso - prosegue D’Alia - è sempre previsto il ricorso all’autorità giudiziaria contro i provvedimenti del ministero, che possono essere revocati quando l’attività illecita viene meno. La nostra norma, insomma, non fa chiudere nè Facebook, nè YouTube, nè qualsiasi altro sito o social network: va semmai a garanzia sia degli utenti che vivono la rete come sano punto di aggregazione e fonte di informazione, sia di blog pieni di sciocchezze come quelli di Grillo e Di Pietro». (Ansa)

Vi immaginate, che bel casino se tutti facciamo ricorso all'autorità giudiziaria contro i provvedimenti del ministero, come suggerisce il nostro caro azzeccagarbugli?

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.legxv.camera.it

venerdì 13 febbraio 2009

L'Italia spegne l'interruttore e risparmia


alle 18 buio su palazzo chigi, il quirinale, a venezia e in molte città europee
L'Italia spegne l'interruttore e risparmia
Torna «M'illumino di meno», giornata di mobilitazione per l'energia organizzata dal programma «Caterpillar»

MILANO - La cupola della basilica di San Pietro a Roma e Westminster a Londra, il Parlamento europeo a Strasburgo e il Quirinale, la città libanese di Sidone e la costiera amalfitana, l'Arena di Verona e la Cabot Tower sull'isola di Terranova, in Canada. Venerdì 13 febbraio alle 18 tanti luoghi e monumenti carichi di storia e simboli spegneranno le luci per aderire all'iniziativa «M'illumino di meno», la quinta giornata di mobilitazione per il risparmio energetico lanciata dal programma di Radiodue Caterpillar. Il 'silenzio energetico' - cui Caterpillar dà il via con una puntata in onda dalle 17 alle 18 - attravera l'Italia e l'Europa per spingersi oltreoceano. Gli organizzatori vogliono battere il record del 2008 quando in Italia - secondo Terna - furono risparmiati 4 milioni di megawatt, pari al consumo di 7 milioni di lampadine.

PALAZZO CHIGI SPENTO - In Italia aderiscono le principali istituzioni. Dalle 18 alle 19 verranno spente le luci della facciata di Palazzo Chigi e dei palazzi di via della Mercede 96, di largo Chigi 19 e via della Stamperia 8. «Il risparmio energetico - ha detto il segretario generale Mauro Masi - è una delle strategie prioritarie del governo in favore dell'ambiente. Sono questi atti virtuosi, questi buoni esempi che possono contribuire a sensibilizzare tutti i cittadini». E il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: «Si tratta di diffondere nei cittadini italiani la consapevolezza che il risparmio energetico può rivelarsi effettivamente una risorsa fondamentale per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra».

DA VENEZIA A NAPOLI - Alle 18 buio anche su Colosseo, Pantheon, fontana di Trevi, sulle facciate di Camera, Senato, del Quirinale, dei ministeri dell'Ambiente, degli Esteri, dello Sviluppo economico, basilica di Superga e Mole Antonelliana a Torino, piazza San Marco a Venezia, Palazzo Vecchio a Firenze, Maschio Angioino a Napoli, piazza Maggiore a Bologna, Duomo e piazza della Scala a Milano (dove aderisce anche il Consiglio regionale lombardo), il castello del Buonconsiglio a Trento, l'acquario di Genova. A Roma saranno spenti anche ponte Sisto, ponte Cestio e ponte Sublicio. A Bologna Hera regalerà negli sportelli commerciali di viale Berti Pichat, dalle 9 fino ad esaurimento scorte, 500 lampade a basso consumo. Tutti i capoluoghi di Regione, Province e centinaia di Comuni grandi e piccoli spegneranno le luci in diversi luoghi delle città. E ancora Londra (che, oltre alla sede del Parlamento a Westminster, spegnerà la cupola della cattedrale di St. Paul), Strasburgo, Bruxelles, Belgrado, Zagabria, Edimburgo, Spalato, Lubiana, Tarragona, Palma di Maiorca, Potsdam si 'illumineranno di meno', come decine di altre città in Germania, Spagna, Inghilterra, Romania, Libano (con la ong milanese Cosv), Lettonia, Slovenia, Malta, Cipro.

ASSOCIAZIONI E AZIENDE - Novità di quest'anno, l'adesione di numerose aziende italiane e internazionali (oltre all'Eni, 'main sponsor' della manifestazione, Enel - con uno speciale sul web che fornisce consigli per il risparmio energetico quotidiano -, Edison, Vodafone, Coop, Ibm, Ikea Milano, Epson Italia, McDonald's, Accor Hotel), scuole, musei, società sportive, istituzioni, associazioni e sindacati (Legambiente, Wwf Italia, Federparchi, Cgil, Cisl e Uil, Coldiretti, Slowfood), università, semplici cittadini, commercianti e artigiani. In concomitanza con l'iniziativa nasce anche Ecozoom.tv, il primo social network italiano dedicato a chi vuole contribuire con video e idee, alla causa ecologista. In una sorta di tam tam dell'etere, a «M'illumino di meno» partecipano anche tante radio italiane e straniere, come Radio Praga, radio Alma di Bruxelles, Bbc, Radio San Marino. «L'iniziativa è nata quasi per caso ma ha raggiunto ormai dimensioni imbarazzanti, coinvolgendo milioni di persone: stiamo quasi arrivando a Obama - ha scherzato Filippo Solibello, che conduce Caterpillar con Massimo Cirri -. È un momento difficile per le crisi ambientale ed economica: il risparmio energetico è una risposta a entrambe». E Cirri: «Ci rende fieri l'idea che attraverso i piccoli gesti si possa contribuire a produrre un cambiamento culturale».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.comune.cornuda.tv.it

giovedì 12 febbraio 2009

Il paese David contro il Golia Autostrade




Anche esami del sangue per certificare l´esposizione alle polveri

Nel Mugello segnato dai cantieri dell´alta velocità ferroviaria, della variante di valico e della terza corsia autostradale, gli abitanti di Cornocchio, frazione di Barberino, si preparano a resistere a un altro colossale intervento sul territorio. La Società Autostrade si appresta a realizzare la più grande area di servizio d´Europa, spianando un´intera vallata, Bellosguardo.

«Traffico, polvere, cemento e discarica. Un altro duro colpo al territorio del Mugello», denuncia da tempo il comitato dei residenti. E poiché la loro opposizione, per quanto seria e coraggiosa, non ha conseguito i risultati sperati, poiché il progetto avanza e anziché ridursi si dilata a dismisura, le famiglie del posto stanno progettando una serie di passi per autotutelarsi.

Alcune decine di persone, fra cui molti bambini, si sottoporranno a esami del sangue che documentino il loro stato di salute, per poter contestare ad Autostrade, dati certi alla mano, le eventuali e temute patologie che potrebbero colpirli a causa dell´enorme quantità di polveri sollevate dai cantieri, dalle aree di betonaggio e frantumazione, dai 300 camion che percorreranno le piste di cantiere e poi dall´incessante andirivieni di mezzi pesanti e di macchine sull´immensa area di servizio. Memori dei dissesti causati dai lavori dell´alta velocità ferroviaria, gli abitanti della frazione stanno pensando inoltre di commissionare indagini e perizie sullo stato dei pozzi e delle costruzioni, per notificarli attraverso un legale alla Società Autostrade.

Nella sola vallata di Bellosguardo ci sono una quindicina di sorgenti e di piccoli corsi d´acqua. Molte famiglie attingono dai pozzi, che potrebbero disseccarsi. Nella frazione non arriva l´acquedotto comunale. Stando ai progetti di Autostrade, uno dei corsi d´acqua, il Rio Torto, sarà tombato e le acque saranno rialzate di una trentina di metri. Il 19 settembre 2006 l´intero consiglio comunale di Barberino, all´unanimità, aveva detto sì, pur con osservazioni e richieste di ridimensionamento, all´area di servizio, per alleggerire la zona del casello. Poi è accaduto qualcosa che ricorda l´Apprendista Stregone. Il progetto si è rivelato incontenibile, stravolgente, straripante.

Le osservazioni e le richieste di ridimensionamento sono rimaste lettera morta. E ora il Decreto anticrisi voluto dal governo Berlusconi limita i poteri degli enti locali, per rendere più veloce l´iter dei progetti. I pareri dei Comuni non saranno vincolanti. Oggi il consiglio comunale di Barberino discute del nuovo colossale intervento, ma i giochi sembrano ormai fatti. Lunedì è fissata la Conferenza dei servizi ed è possibile che in quella sede il progetto venga approvato. Le famiglie di Cornocchio, che avevano fatto una scelta di vita - natura, verde, silenzio -, tremano all´idea di ciò che le attende. Alla richiesta di «forte ridimensionamento» pervenuta dal consiglio comunale, la Società Autostrade ha risposto con un progetto ancora più esteso, passato da meno di 23 a 36 ettari (pari a 75 campi di calcio), con aree di sosta, distributori di benzina, ristoranti, negozi, fast food, albergo, svincoli e viadotti.

Ci saranno due aree distinte, una a servizio della carreggiata nord e una a servizio della carreggiata sud. I posti di sosta per i mezzi pesanti saranno circa 230 e quelli per le auto circa 360. Alberi saranno piantati in ambedue le aree. Secondo il progetto, il verde occuperà circa metà dei 36 ettari. Fra qualche anno gli autoveicoli parcheggeranno all´ombra, ma questo appare una ben magra consolazione di fronte alla scomparsa di una vallata bellissima, che sarà colmata con due milioni di metri cubi di terra e roccia scavata dalle gallerie e portata all´altezza delle corsie di marcia. Secondo Società Autostrade, il progetto «è la scelta più equilibrata», condivisa da Regione e Ministero dell´Ambiente.

Si vedrà. Intanto le famiglie del Cornocchio si preparano al peggio. Una casa colonica, in una località chiamata forse profeticamente La Sciagura, verrà a trovarsi fra la corsia di decelerazione e l´autostrada. I proprietari hanno speso un sacco di soldi per eliminare al suo interno ogni barriera architettonica e renderla agibile a un invalido, e non hanno alcuna certezza che Autostrade si accolli la spesa di assicurare loro un´altra abitazione di pari valore economico e ambientale. A San Crispino quattro famiglie, di cui tre con bambini, si troveranno sul bordo della stazione di servizio, a un passo dall´autogrill, e ancora prima, per anni, saranno tormentate dall´andirivieni dei camion sulle polverose piste di cantiere, con il rischio di danni per le loro case e per la salute dei loro polmoni. L´unica opera di mitigazione che sembra garantita consisterebbe in barriere di legno che proteggono poco o niente da polveri e rumori.
Società Autostrade spiega che la vasta area di servizio è necessaria anche a fini di protezione civile, per accogliere i mezzi in circolazione in caso di blocco del tratto appenninico per neve. Ma in questi casi in genere l´autostrada si blocca già appena sopra Calenzano, per cui molti sostenevano che sarebbe stato eventualmente più opportuno progettarla un po´ più a sud, magari in una zona già un po´ trafficata e non in una valle intatta. La scelta di Bellosguardo ha alimentato il sospetto che il fine vero sia quello di smaltire senza troppi problemi l´enorme quantità di materiale di risulta delle gallerie.

L´allarme degli abitanti riguarda anche la viabilità sulla strada provinciale 8, che collega Calenzano a Barberino, dato che quando l´autostrada è intasata già non riesce a sostenere il traffico per l´outlet e il lago di Bilancino. Timori anche per il lago. Tutti i corsi d´acqua trascinano da anni nel grande invaso materiali di risulta dei cantieri, spesso inquinati da oli minerali. Nella valle di Bellosguardo scorre uno degli affluenti del lago. Anche da lì arriveranno materiali inquinati a Bilancino. Mettendo a rischio - avverte il comitato - anche l´acqua che poi sarà bevuta a Firenze e a Prato.

articolo tratto da www.firenze.repubblica.it
immagine tratta da www.filtabruzzo.it

mercoledì 11 febbraio 2009

La crisi fa crollare i consumi elettrici


A GENNAIO si registra un -8,5% su base ANNUA

Terna: «Mai così giù da 34 anni»
Il pesante calo «riflette la perdurante fase di debolezza della produzione industriale». Giù anche il gasolio: -8,4%


ROMA - La crisi fa calare i consumi: scende la richiesta di energia elettrica e anche di gasolio. A gennaio la quantità di elettricità richiesta in Italia ha fatto registrare una flessione dei consumi dell'8,5% rispetto allo stesso mese del 2008, risultando pari a 27,3 miliardi di kilowattora. Si tratta del calo più pronunciato da 34 anni (-7,6% nell'agosto del 1975). A parità di calendario e temperatura la variazione della domanda elettrica sarebbe pari -8%. Lo comunica Terna.

I DATI - A gennaio il calo congiunturale (rispetto al mese di dicembre 2008) è stato pari allo 0,4%. «Il risultato - si legge nel comunicato di Terna - ha risentito con segno contrapposto di due fattori: due giornate lavorative in meno rispetto a gennaio 2008 e una temperatura media mensile più fredda di un grado e mezzo». Analizzando i dati relativi al mese di gennaio, va inoltre sottolineato un possibile effetto «prolungamento ferie», in particolare per quanto riguarda i primi dieci giorni del mese. A livello territoriale la variazione della domanda è alquanto differenziata, ma ovunque negativa: -9,7% al nord, -8,6% al centro e -6,2% al sud. Il pesante calo dei consumi elettrici di inizio anno «riflette - continua la nota - la perdurante fase di debolezza della produzione industriale che, per il mese di gennaio, ha mostrato una flessione a due cifre, secondo i dati del centro studi Confindustria».

I CONTI DI TERNA - A gennaio 2009 il fabbisogno italiano di energia elettrica è stato coperto per l'85,9% con la produzione nazionale, e per il restante 14,1% con il saldo tra le importazioni e le esportazioni. In dettaglio, la produzione nazionale netta (24 miliardi di kwh) è diminuita del 10,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. In calo la produzione termoelettrica (-16,8%) e geotermoelettrica (-8,6%); in crescita, invece, la produzione idroelettrica (+35%) ed eolica (+1,9%). L'andamento negativo dei consumi elettrici «non andrà a incidere sulle attività di sviluppo della rete previste da Terna - ricorda la società nel comunicato - perché l'autorità per l'energia elettrica e il gas, riconoscendone la natura infrastrutturale, ha introdotto un meccanismo di «mitigazione» del rischio connesso alla prevista diminuzione dei consumi di energia elettrica.

NETTO CALO ANCHE DEL GASOLIO - Pesante flessione anche per i consumi petroliferi italiani. Nel mese di gennaio, in base ai dati resi noti dall'Unione petrolifera, sono scesi a circa 6,5 milioni di tonnellate, con un decremento dell'8,4% (-603.000 tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2008. In forte calo i consumi di carburanti, su cui pesano anche due giorni di consegna in meno: la benzina nel complesso ha mostrato un calo del 7,2% (-62.000 tonnellate) su base annua, il gasolio autotrazione ha registrato un crollo dell'8,1% (-170.000 tonnellate).

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.italianinnovation.it

martedì 10 febbraio 2009

Pioneer smetterà di produrre tv


perdite ingenti nel bilancio 2008-9. Il comparto dvd e blu ray ceduto a nuova azienda

La casa giapponese, che produce i migliori televisori al plasma al mondo, lascerà il settore

TOKYO (GIAPPONE) - La qualità non paga. Pioneer, lo storico marchio giapponese, che produce, secondo critici e utenti, i migliori tv al plasma del mondo, smetterà di produrre televisori di qualsiasi tipo. Non solo. Smetterà anche di produrre sotto il suo marchio, lettori e registratori dvd e blu-ray . La linea di produzione di questi ultimi sarà ceduta ad una nuova società che sarà creata insieme al colosso dell'elettronica giapponese Sharp. Lo rivela il quotidiano finanziario giapponese «The Nikkei». Dall'azienda giapponese, al momento, non è arrivato alcuna smentita o commento ufficiale alla notizia. L'ufficio stampa della sede italiana di Pioneer fa comunque sapere che giovedì 12 sarà resa nota la posizione ufficiale.

SCELTA - La decisione sarebbe stata presa, secondo il quotidiano nipponico, a seguito del cattivo andamento dei conti della casa giapponese che prevede una perdita di 846,6 milioni di dollari nell'anno fiscale 2008-2009 che si chiude a marzo. L'anno scorso Pioneer aveva annunciato lo stop alla produzione di pannelli tv, che sono stati affidati al marchio Panasonic. Pioneer si dovrebbe concentrare d'ora in poi nella creazione di impianti stereo per le auto da vendere alle case automobilistiche. Secondo le indiscrezioni di «The Nikkei» l'abbandono della produzione di tv potrebbe essere il preludio a massicci licenziamenti, nell'ordine di migliaia di unità. Attualmente Pioneer ha circa 40mila dipendenti.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.aximax.nl

lunedì 9 febbraio 2009

Crisi auto, Nissan taglia 20mila posti


La compagnia franco-nipponica
annuncia piano di ristrutturazione:
stimata una perdita di 2,2 miliardi
TOKYO
La Nissan ha annunciato oggi l’intenzione di sopprimere 20.000 posti di lavoro, pari all’8,5 per cento dell’intera forza lavoro del costruttore giapponese, tra aprile 2009 e marzo 2010.

La casa automobilistica ha reso noto oggi una perdita netta di 83,2 miliardi di yen nel terzo trimestre e prevede un analogo andamento per tutto l’anno. «Stiamo incontrando tre difficoltà nello stesso momento: la crisi del credito, la recessione economica e il rafforzamento dello yen», ha dichiarato l’amministratore delegato Carlos Ghosn in conferenza stampa, stimando che «gli scenari previsti si sono sistematicamente verificati».

La casa automobilistica giapponese, secondo quanto riferito, procederà alla sospensione delle assunzioni nei paesi in cui i costi del lavoro sono più elevati, non rinnoverà i contratti a tempo determinato e avvierà le procedure di prepensionamento. Il progetto della Nissan è quello di ridurre così di almeno 20.000 unità il proprio personale al 31 marzo 2010.

Quello in corso è il primo anno che la Nissan concluderà in rosso dal 1999, quando il gruppo evitò il fallimento dopo essere stato acquisito da Renault. «Il settore automobilistico mondiale attraversa una tempesta, e Nissan non fa eccezione», ha affermato Ghosn, che è alla guida anche di Renault. «Nel 1999, Nissan era in crisi, andava male quando gli altri andavano bene. Oggi tutti hanno uno problema», ha constatato.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.canguroferoce.altervista.org

domenica 8 febbraio 2009

Elogio della lagna



Dai politici alle showgirl, la pratica si rivela vincente. E ora diventa teoria

La lagna paga. Ha aspetti brutali e componenti filosofiche. Può essere catartica, suicida, interessata, paranoica. È sicuramente diffusa, quotidiana, trasversale. Dal premier Silvio Berlusconi, che sulle doglianze iperboliche ha costruito la sua ascesa politica, alla bionda Lucia Nunez, esclusa da «Ballando con le stelle» («Hanno preferito salvare la Vezzali perché è famosa», si lamenta), fino alla povera Elisa Rossi, eliminata da «X Factor», per arrivare all’icona più recente della lamentazione: Daniela Martani, hostess pasionaria di Alitalia. Il suo cappio al collo le ha fruttato varie ospitate televisive e l’invito senza selezione al «Grande Fratello». Oggi la troviamo, sempre lamentosamente, incerta tra il posto fisso e il volatile mestiere di showgirl. Seguono: le lagne preventive (squadre di calcio contro arbitri) e le lagne sociali, come quella dei tassisti, capaci di bloccare ogni riforma.

Ma saremmo fermi a Robert Hughes, alla «cultura del piagnisteo» che bolla gli intellettuali, lamentosi per definizione, se non fosse arrivato il saggista inglese Julian Baggini con un pamphlet, «Il potere della lagna» (Rizzoli) che distingue tra interpretazione paranoica e sfogo catartico, vittimismo e protesta costruttiva. In più, restituisce dignità alla lagna nobile, «che sta alla base di tutte le campagne per creare un mondo migliore». Dal disprezzo all’elogio. Attraverso il sito www.thecomplaintbook.com, Baggini ha raccolto le lamentele del mondo anglosassone, le ha divise per sesso, età e frequenza e tipologia, arrivando a compilare la hit parade dell’infelicità diffusa: problemi con il marito (o la moglie), aumento dei prezzi, cattiva televisione, politici corrotti, trasporti pubblici inadeguati, governanti incapaci. E le traduce nella base per una nuova etica.

Ci scherza su, invece, Enrico Bertolino, comico-imprenditore-filosofo, autore del manuale «Come riuscire a lamentarsi sempre» (Sperling&Kupfer), che suggerisce le mosse corrette per fare della lagna la propria bandiera, «utilizzando gli argomenti appropriati, dal sesso ai soldi, senza tralasciare i calli». Bisogna prendere appunti «in modo da non ripetere la stessa sequenza troppe volte», annotare in un cahier de doléance «quale guaito avete usato e con chi» ed esercitarsi, sabotando con la lamentela preventiva le richieste che potrebbero infastidirci.

Ma la questione è seria. Siamo passati dal brontolio inefficace, dalla lagna storica, «femminile, meridionale e senile - sostiene il sociologo Enrico Finzi - a una lagna evoluta, tipica degli uomini e dei potenti, manager, pubblicitari, imprenditori. Gente che ha mandato a picco le aziende piagnucola per il tetto allo stipendio o la perdita del bonus. Il modello è televisivo: “Il Grande Fratello”, “L’isola dei famosi”, “Amici”, il common people che diventa protagonista usando la chiave del vittimismo. La hostess dell’ex Alitalia che gira da una trasmissione all’altra come una perseguitata politica… E anche quando la lamentela si trasforma in protesta con qualche ragione, la rappresentazione prevale sugli interessi reali».

Finzi ha nel cassetto una ricerca sui piccoli problemi della vita quotidiana: liti condominiali, vicini rumorosi, banalità che peggiorano l’esistenza. Bene, tra i silenziosi (quelli che inghiottono) ci sono più casi di depressione e violenza improvvisa, fino all’omicidio, mentre i «civili maturi» che protestano (un 20 per cento), ma anche i «borbottanti», sputano il malumore e stanno meglio degli altri.

Così, pur essendo l’Italia cinquantunesima nella mappa della felicità (persino dopo il Buthan), nota Bertolino che «arriviamo a ottant’anni sotto un sole caldo e mangiamo divinamente bene». Sempre lamentandoci.

Per chi volesse cominciare, basta andare su www.lamentationline.it.
articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.carloneworld.it

sabato 7 febbraio 2009

Medici, contrordine in Puglia: vietato denunciare clandestini


LA CGIL: MANIFESTAZIONE A MILANO CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

Vendola: decreto per bloccare una legge parafascista, basta convenzioni con chi segnalerà gli immigrati

MILANO — Parte dalla Puglia la rivolta al pacchetto sicurezza. E sul banco degli imputati c'è la norma che consente ai medici di denunciare gli immigrati irregolari. Il governatore Nichi Vendola ha replicato al provvedimento approvato dal Senato minacciando di «revocare la convenzione ai medici di base che segnaleranno la presenza di clandestini nei propri ambulatori». Già col piano della salute dello scorso settembre, l'amministrazione pugliese aveva esteso ai medici di famiglia l'obbligo di prestare assistenza anche agli stranieri senza permesso di soggiorno.

Ora, mentre si profila l'abrogazione della norma che garantisce l'anonimato ai clandestini bisognosi di cure (il pacchetto sarà presto alla Camera), Vendola rincara la dose: «È un modo di legiferare parafascista, ma sono convinto che non sarà necessario arrivare alla sanzione perché c'è con i nostri medici le consonanza di principi costituzionali e di solidarietà umana. Tuttavia, se qualcuno dovesse dar corso alla denuncia, sappia che rischia di perdere la convenzione con la Regione».

Sull'onda di una mobilitazione che vede schierati sul medesimo fronte medici, sindacati, centrosinistra e persino qualche voce del centrodestra, l'esempio pugliese raccoglie proseliti anche in altre Regioni. «È una misura non umana e oltre tutto sbagliata», commenta dal Piemonte Mercedes Bresso. E sulla stessa lunghezza d'onda si sintonizzano le giunte di Marche e Lazio, pronte a varare mozioni sull'obiezione di coscienza per i professionisti della sanità.

Le associazioni di categoria sono del resto le prime a contestare la legge: «Siamo medici e non spie», urlano i volontari di Msf, seguiti a ruota da quasi tutti i soggetti associativi del settore, dalla Confederazione pediatri, che teme pandemie, alla federazione dei dirigenti ospedalieri, per i quali «disobbedire è un dovere morale». Ancora più dura la Cgil, che per il 21 febbraio ha convocato a Milano una manifestazione contro un provvedimento che «mischiando paura, ignoranza e intolleranza» va ben oltre «ogni confine tra civiltà e sicurezza».

Nel mondo politico il centrosinistra incalza il governo: «Alla Camera non potrà esserci dialogo sul federalismo con forze che propongono norme barbariche», dice il segretario pd Walter Veltroni. Ma anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini non usa mezzi termini: «Una vera aberrazione». Infine, persino a destra, tra la maggioranza e nello stesso esecutivo, ci sono pareri discordi. Se per il deputato di Forza Italia Gaetano Pecorella «chi si trova in difficoltà ha diritto ad essere assistito», il sottosegretario di An Adolfo Urso specifica che «il Pdl ha bisogno della Lega, ma non può fare la Lega». Perplessità condivise anche dal sindaco di Roma: «L'iter parlamentare — spiega Gianni Alemanno — dovrà sistemare molti aspetti, a cominciare dalla schedatura degli immigrati». Una levata di scudi che ha spinto Silvio Berlusconi a ribadire: «I medici avranno la facoltà di segnalare gli irregolari, mentre prima avevano il divieto di farlo. Tutto qui».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.repubblica.it

venerdì 6 febbraio 2009


Programma di stabilità, quest'anno calo del gettito fiscale del 2,2%
Nonostante questo, è previsto un aumento della pressione che arriverà al 43,3%
Conti pubblici, le stime del governo
pressione fiscale record nel 2009
Il pil si contrae dell'1,7%, il deficit sale al 3,7%, il debito pubblico al 111,2%
ROMA - Il Pil che si contrae dell'1,7% (ma non è escluso che ci spossa essere un ritocco dell'ultima ora per portarlo al -2% come prevede la Commissione Europea), il deficit che sale al 3,7% e il debito pubblico che aumenta di quasi cinque punti balzando al 111,2% e una pressione fiscale ai livelli record (43,3%) del 2007 durante il governo Prodi. Sono queste le nuove stime 2009 del governo inserite in una bozza dell'aggiornamento del Programma di stabilità italiano. Il documento, secondo quanto si è appreso, sarà portato domani dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti all'esame del Consiglio dei Ministri prima dell'invio alla Commissione Europea di Bruxelles.

"La debolezza della fase congiunturale - è scritto nella bozza della nota informativa che accompagna il nuovo Programma di stabilità - è prevista perdurare nei primi tre trimestri del 2009, con un recupero a partire dall'ultimo trimestre dell'anno. Nel complesso, rispetto alla Relazione Previsionale e Programmatica, le prospettive sono riviste al ribasso per il 2008 e per il 2009, rispettivamente di 0,7 punti e di 2,2 punti percentuali: il pil è atteso registrare una contrazione pari a -0,6% nel 2008 e -1,7% nel 2009. Minore crescita è attesa anche per gli anni seguenti".

La pressione fiscale tornerà quest'anno a livelli record, nonostante un calo del gettito in termini assoluti. La riduzione della crescita economica porterà questo rapporto di nuovo al 43,3%, cioè al picco registrato nel 2007 dal precedente governo. E' questa una delle nuove stime stilate dal governo, previste dalla bozza del Programma di stabilità.
Nella bozza della nota informativa che accompagna il Programma di stabilità, è scritto che il 2009 registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2%. Nonostante questo, ci sarà un aumento della pressione fiscale che tornerà dal 43% del 2008 al 43,3% del 2009. Come nel 2007, sarà il livello più alto, se si esclude il 1997, cioè l'anno in cui gli italiani pagarono l'Eurotassa nel quale toccò il 43,7%.

La pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%) mentre rimarrà al 43,3% nel 2010, al 43,1% nel 2011, al 43,0% nel 2012.

Nella nota informativa del Programma di stabilità si legge che "la crisi economico-finanziaria ha investito tutti i paesi" e che "il governo italiano ha agito tempestivamente, prima di rispondere alle criticità del sistema bancario nazionale, poi per alleviare l'impatto sfavorevole sull'economia e sui cittadini".

Viene così ribadito che "l'economia italiana è relativamente meno esposta rispetto agli altri paesi europei ai rischi specifici della crisi globale. Che la correzione del settore immobiliare sembra minore rispetto ad altri paesi industrializzati, il sistema bancario italiano appare comparativamente meno esposto alla crisi, le famiglie italiane sono meno indebitate rispetto a quelle degli altri Paesi".

Il quadro di finanza pubblica per gli anni 2008-2013, indica che "nonostante l'aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica, l'indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3% nel 2008, eccede questo limite nel 2009 mentre riprende una tendenza alla diminuzione negli anni successivi".

La tabella dopo il 2,6% del 2008 e del 3,7% del 2009, scende al 3,2% nel 2010, al 2,8% nel 2011, del 2,7% nel 2012, al 2,6% nel 2013. Nel 2009 a pesare sui conti è tra l'altro la previsione di una contrazione del gettito fiscale di 2,2 punti percentuali ma anche di una evoluzione più contenuta dei contributi sociali in linea con l'andamento dell'occupazione. Ma il valore è diverso se si considera l'indebitamento netto corretto per il ciclo, che Bruxelles considera se si è sotto il 3%: sarà al 3% nel 2009, ma poi scenderà al 2,5% nel 2010, e al 2,2% nel 2011.

Più preoccupante l'andamento del debito, che nelle nuove previsioni dal 105,9% del 2008, tornerà a salire per rimanere fermo sopra al sopra il 111% del pil nel triennio 2009-2012 (con il picco del 112,5% il prossimo anno) e poi ridursi lievemente al 101,5%& nel 2013: cioè alla fine del quinquennio considerato il debito sarà quattro punti più alto dell'attuale.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.ilsuddito.files.wordpress.com

giovedì 5 febbraio 2009

Google lancia «Latitude»


il software che permette agli amici di sapere dove sei

l'applicazione permette di personalizzare i livelli di privacy

Si tratta di una funzionalità di Google Maps per cellulari e dispositivi wireless, attivabile a richiesta

MOUNTAIN VIEW (USA) - Instancabile Google: arriva una notizia che riguarda un servizio aggiunto dalla «grande G». Si tratta in questo caso di una funzionalità di Google Maps per cellulari e dispositivi wireless, attivabile a richiesta, che consente di far sapere agli amici la propria postazione. Per attivare Latitude - così si chiama l'applicazione - basta registrarsi e invitare amici e conoscenti a fare lo stesso. A questo punto, previa autorizzazione, parte la geolocalizzazione di Google, con tutte le tutele del caso in tema di privacy. Inutile dire che da Mountain View assicurano che tutto avviene nel rispetto della riservatezza, che è sufficiente oscurare temporaneamente la propria postazione o anche discriminare eventualmente gli amici se non si vuol far sapere dove si è a qualcuno in particolare.

COME FUNZIONA - Occorre digitare il proprio numero di telefono sul sito internet oppure visitare google.it/latitude sul browser web del cellulare e a quel punto comparirà un'icona che identifica l'amico consenziente, indicandone in maniera approssimativa la localizzazione. È l'ideale, dicono gli ideatori, quando si è a un concerto insieme, per ritrovarsi subito tra la folla, o per prendere un aperitivo al volo dopo aver scoperto che il proprio amico magari è proprio dietro l'angolo. Senza considerare l'utilità di un funzionamento al contrario, ovvero quando si vuole cordialmente evitare un incontro. Latitude parte contemporaneamente in 27 Paesi ed è compatibile con oltre 100 tipi di telefonini.

PERSONALIZZAZIONE - Inoltre è possibile personalizzare le impostazioni di privacy, essendo previste varie gradazioni di informazioni, sia rispetto all'ubicazione sia rispetto alla quantità di utenti con cui si desidera condividere le informazioni. Con la premessa che quando si vuole si può fare marcia indietro e togliersi diplomaticamente dalla funzionalità, anche ad personam, come di fatto avviene in molti altri servizi, Google Talk compreso. Resta poi da chiedersi se amici, conoscenti, parenti, mariti, mogli e fidanzati/e non si accorgeranno in qualche modo del repentino oscuramento.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.labnol.org

mercoledì 4 febbraio 2009

Il ministro Tremorti


A Davos si siuniscono in questi giorni i responsabili della finanza mondiale. Tra di loro c'è anche il ministro Tremonti, chiamato Tremorti dai risparmiatori italiani consapevoli.
Un giornalista americano gli ha fatto un'intervista. Fino a quando è rimasto su argomenti generici come "Cos'è la finanza etica?" o "Che differenza passa tra una good bank e una bad bank?", Tremorti ha risposto con la consueta profondità di pensiero. Quando però il giornalista gli ha domandato se Unicredit riceverà degli aiuti dallo Stato, Tremorti è prima sbiancato e poi si è dato alla fuga. Guardate il filmato. Si vede Speedy Tremonti e il giornalista paralizzato con il microfono in mano. E' uno spettacolo.
Vademecum per i giornalisti stranieri che vogliono intervistare Tremorti.
Parole da non nominare che lo inducono alla fuga:

- Geronzi
- Alitalia
- Debito pubblico
- Finanza creativa
- Rientro dei capitali dall'estero
- Unicredit, ma anche Banca Intesa San Paolo
- Conti dormienti- Trasparenza bancaria
- Conflitti di interessi
- Falso in bilancio
- Elusione fiscale
- Condoni
- Parmalat
-Tango bond
- Draghi
- Default dello Stato italiano
- Fallimento dei Comuni italiani
- INPS
- Crescita del PIL nel 2009, ma anche nel 2010
- Asta 2009 dei titoli di Stato

Tremorti si sta allenando. Lo scatto felino che ha esibito di fronte al giornalista non nasce dal caso, ma è frutto di lunghi allenamenti nei prati di Arcore con lo psiconano. Quando gli italiani gli chiederanno perchè il Paese è finito in default sarà pronto alla fuga. Dalla sua Sondrio su per lo Stelvio verso l'Austria in cui si dichiarerà rifugiato politico.

GUARDA IL VIDEO!!!!


articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.cascasseilmondo.files.wordpress.com

martedì 3 febbraio 2009


Publiacqua, niente euro per i rimborsi
Per anni 300mila utenti hanno pagato ingiustamente la tariffa di depurazione


Per anni abbiamo pagato la tariffa per la depurazione senza essere tenuti a farlo, perché i reflui dell´acqua usata per lavarci e cucinare finivano in Arno senza essere depurati. Trecentomila fiorentini, tutti quelli sulla riva sinistra dell´Arno, parte degli abitanti di Scandicci, altri nella piana. Se assieme facessero partire le azioni giudiziarie, travolgerebbero Ato 3 Valdarno e Publiacque, creerebbero problemi seri al bilancio del Comune di Firenze. Tutto conseguenza di una sentenza pronunciata a ottobre dalla corte costituzionale: il verdetto ha stabilito che chi non gode della depurazione non può pagare questo servizio sotto forma di tariffa, cosa che invece hanno fatto per anni il 25% dell´oltre un milione di cittadini Ato3-Publiacqua. A tutti loro vanno restituiti i soldi anche se non li chiedono espressamente.

Ato 3 e Publiacqua sono corsi ai ripari: nella bolletta di marzo chi ha pagato senza essere tenuto a farlo riceverà indietro i soldi, in totale 1,5 milioni di euro, pagati fino alla fine del 2008 a partire da quel 15 ottobre quando è stata pronunciata la sentenza, mentre dall´inizio del 2009 chi non gode dal servizio di depurazione non paga più. Ma se Ato, Publiacqua e Comune dovessero restituire i soldi del passato, come li obbliga a fare la sentenza, finirebbero nei guai finanziari. Dice il presidente dell´Ato 3 Valdarno Giovanni Del Vecchio: «I soldi delle tariffe sono stati investiti, noi non ne abbiamo più per nessuno, il Parlamento sta discutendo una legge che ci deve togliere da questa situazione».

L´Ato, insomma, non restituisce i soldi del passato. Però trema. Perché se i cittadini si arrabbiano... Il loro diritto alla restituzione è ad oggi pieno ed esigibile in base al verdetto della Corte Costituzionale. Per quanto riguarda il territorio dell´Ato 3 Valdarno, si calcola che ogni anno siano stati incassati 8 milioni di euro pagati da oltre 300.000 cittadini (corrispondenti a 80.000 contratti di utenza) che invece non sarebbero stati tenuti a quell´esborso perché non godevano del servizio. Se la restituzione dovesse, come si ritiene, essere retroattiva di dieci anni, ovvero da quando si è passati dal pagamento della «tassa» a quello della «tariffa», gli utenti dovrebbero riavere indietro almeno 80 milioni di euro. Che fanno in parte carico ad Ato-Publiaqcua, dal 2002 ad oggi. Ma tra il 1999 e il 2002 la tariffa per la depurazione delle acque l´hanno incassata Palazzo Vecchio e gli altri Comuni della piana, che quindi sono tenuti alla restituzione per la loro parte. Per Palazzo Vecchio il salasso sarebbe pesante considerando che fino al 2002 Firenze non aveva il depuratore.

Un pasticciaccio brutto. «Il Parlamento deve toglierci da questo impiccio» ripete e confida Del Vecchio. «Potremmo restituire tutti quei soldi soltanto aumentando a dismisura e in modo insostenibile le future tariffe a carico di chi gode del depuratore. Sarebbe un paradosso: chi non inquina pagherebbe in quantità multipla anche per gli altri».

articolo tratto da www.firenze.repubblica.it

immagine tratta da www.modusmultimedia.it

lunedì 2 febbraio 2009

Pioggia di multe per i night


BLITZ DEI CARABINIERI A SAN SALVARIO SU 55 RAGAZZE IDENTIFICATE (TUTTE REGOLARI) 51 LAVORAVANO IN NERO

Sanzioni per 350 mila euro: "Le entraineuses vanno contrattualizzate"

Belle. Certo che sono belle le entraîneuses dei night club di san Salvario. Anzi bellissime. Così belle da valere 3500 euro al mese tra le lap-dance e le consumazioni. Prestazioni – eventuali – escluse. Alte, statuarie, ballerine professioniste, provocatrici e ammiccanti. Di giorno dormono negli hotel-pensione di via Saluzzo e via Belfiore; di notte, regalano sorrisi morbidi e corpi da favola per una bottiglia di Krug, champagne da 250 euro. E il gioco è fatto.

Attaccano alle 22 e smontano alle 5 del mattino. Intrattengono clienti di alto bordo: manager in trasferta, liberi professionisti della finanza, contabili di ditte, mariti svogliati con la 24 ore ancora appresso. Lavoratrici dunque a tutti gli effetti. Ma quasi tutte in nero.

I carabinieri della compagnia San Carlo per cinque notti non hanno dormito un gran che. Blitz a ripetizione nei locali notturni del quartiere multietnico di Torino. E sorpresa: nei locali non si esercita nessun tipo di attività sessuale (nemmeno nei camerini o negli showroom), le ragazze sono tutte regolari. O hanno il permesso di soggiorno in tasca con tanto di bolle della Questura di corso Vinzaglio o sono sposate con mariti italiani con nozze civili che le hanno spalancato le porte della cittadinanza.

Il problema è che il 95% di queste lavora in nero. Niente contributi versati, nessuna assicurazione sugli infortuni, men che mai tutele sindacali di sorta.

Ai carabinieri che si sono presentati a spettacolo in corso hanno detto poco o nulla. Anzi, li hanno ringraziati: «Così la smetto di pagare l’integrativa» ha detto una ragazza ai militari vestita ancora con una mini vertiginosa. L’iniziativa dei carabinieri coordinati dal capitano Giuseppe Carubia è costata ai titolari dei locali 350 mila euro tra sanzioni e contributi retroattivi da versare all’Inps.

Tra le fila delle entraîneuses c’era chi lavorava da due anni senza alcun versamento pensionistico. Il principio è semplice: «Queste ragazze, alla pari di altri dipendenti ma con la diversità del tipo di servizio prestato – spiegano dall’Arma – sono a tutti gli effetti dei lavoratori».

Da qui i controlli disposti dal comando provinciale dell’Arma guidato dal colonnello Antonio de Vita. Su 55 ragazze identificate, 51 non erano a libro paga dei titolari.

Ciò vuol dire anche un giro di soldi non indifferente di cui non c’era traccia in nessuna partita Iva dei locali: tasse non versate, compensi senza alcuna scia di legalità. Non una fattura, una ricevuta che attestasse i guadagni.

I carabinieri hanno usato la mano pesante: «O vi mettete in regola subito o la penale sale». Non stupisce dunque che gli stessi responsabili della attività si siano affrettati a pagare i contributi – transazione record avvenuta in 24 ore – e ad assumere con regolare contratto da «artiste» le giovani dell’Est Europa e del Sudamerica.

Oltre alla pensione, dunque arriva anche l’agognato contratto a tempo indeterminato: «Il decreto Bersani – dice sorridendo il maresciallo della stazione – non vale solo per i cantieristi. E la legge è uguale per tutti».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.chinaassistor.com

domenica 1 febbraio 2009



RAPPORTO DEL WWF IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE "ZONE UMIDE"

Nell'ultimo secolo scomparso il 60% di lagune e paludi, Il 90% solo in Europa.

In Italia dei 3 milioni di ettari originari, nel 1991 ne restavano 300mila


Paludi, lagune, acquitrini, specchi d’acqua grandi o temporanei, torbiere, delta fluviali. Sono le cosiddette "zone umide" e valgono un patrimonio - non solo in termini ambientali - che si sta dilapidando anno dopo anno. Nel loro insieme, svolgono importanti servizi per un valore di milioni di dollari. Sono infatti fonte e serbatoi d’acqua, depurano da fonti inquinanti, riciclano nutrienti e catturano sedimenti, aiutano a prevenire le inondazioni, proteggono le coste. Si comportano insomma come delle “spugne”, assorbono, rilasciano, regolano le acque. In occasione della giornata mondiale dedicata a queste aree, che si celebra il 2 febbraio, il Wwf ha reso noti i dati di un dossier che lancia un nuovo drammatico allarme.

LA LORO DISTRUZIONE - Le zone umide stanno infatti scomparendo dal pianeta. Nell’ultimo secolo circa il 60% del patrimonio mondiale è andato distrutto e ben il 90% nella sola Europa. Le cause sono tante: il 26% sono state prosciugate per far posto alle coltivazioni o per dare spazio allo sviluppo urbano. Inquinamento, costruzione di dighe, prelievo non regolamentato da sorgenti e falde, lo sfruttamento delle risorse, ha fatto il resto. Anche di recente, autunno 2008, in occasione dell’International Wetlands Conference promossa dall’ONU, 7000 scienziati di 28 nazioni, hanno lanciato un appello urgente per la tutela delle zone umide. Lo stesso che è già parte di un’importante accordo internazionale sulla conservazione di questi ambienti, siglato nel 1971 a Ramsar, in Iran, la Convenzione Internazionale sulle Zone Umide, più nota proprio come Convenzione di Ramsar. Sono 158 i paesi che vi hanno aderito, 1820 le aree messe sotto protezione per una superficie complessiva di 168 milioni di ettari. La missione della convenzione è quella di conservare attivamente questi ambienti e le risorse ad essi legati.

LA LORO FUNZIONE - Nonostante occupino soltanto il 6% della superficie del pianeta, le zone umide immagazzinano il 35% del carbonio terrestre globale. Quelle che contengono torba rappresentano il più efficiente “magazzino” di carbonio tra tutti gli ecosistemi terrestri. Ne trattengono il doppio di quello presente nell’intera biomassa forestale del mondo e anche per molto tempo, al contrario delle foreste. La loro distruzione comporterebbe conseguenze gravissime. Secondo le stime attuali infatti, sarebbero circa 771 miliardi di tonnellate di gas serra (soprattutto CO2 e metano) che verrebbero rilasciate da questi ambienti se fossero bonificati, una quantità insomma pari a quella attualmente in atmosfera. Ricoprono inoltre un ruolo fondamentale nell’attenuare gli impatti da eventi climatici estremi e catastrofi naturali, come gli tsunami.

IN ITALIA - L’Italia ha perso in 2000 anni una superficie immensa di zone umide. Dei circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del XX secolo ne restavano 1.300.000 ettari fino a precipitare ai 300.000 ettari nel 1991. Oggi ne sopravvivono appena lo 0,2%, tra aree interne e marittime. Le cause storiche e in molti casi ancora attuali sono il prelievo incontrollato dell’acqua, l’inquinamento sia industriale che organico, la canalizzazione e altri interventi sugli habitat fluviali, la caccia – oltre all’impatto diretto, sono migliaia le tonnellate di pallini di piombo che finiscono sul terreno o negli stagni e quindi entrano a far parte delle catene alimentari – la pesca eccessiva o di frodo, l’immissione di specie esotiche a danno di quelle indigene. Poco meno del 50% delle specie di uccelli presenti, considerando sia i nidificanti che gli svernanti e le specie di passo durante le migrazioni, sono legate a zone umide, sia interne che costiere e marine. Le aree umide italiane ospitano ogni inverno oltre 1 milione di uccelli acquatici migratori provenienti dall’Europa settentrionale e dell’ex Unione Sovietica In Italia, sono presenti 50 Zone Ramsar, per una superficie complessiva di oltre 59.00 ettari.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.195.103.201.131

Agenda 2010 Voglio Scendere

Pino Corrias
Peter Gomez
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Dal blog di Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio

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