MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

sabato 31 gennaio 2009


alla vigilia del super bowl dove si esibisce a metà incontro
Springsteen si scusa con i fan
«Un errore l'esclusiva a Wal Mart»

La sua compilation venduta nella catena discussa per le politiche anti sindacato: «Abbiamo sbagliato»

Bruce Springsteen si sta godendo il momento di grande successo (l'ennesimo) e di grandi soddisfazioni personali (è appena uscito il nuovo album «Working On A Dream», le tappe del tour fanno sold out in poche ore) e condivise con tanti americani, ovvero l'elezione di Obama, che ha sostenuto durante la campagna. Springsteen ruba perfino la scena in conferenza stampa alle stelle del Super Bowl: il suo show a metà della sfida finale del football Usa che si disputa domenica a Tampa, Florida (la notte in Italia, diretta su Sky) è attesissimo. Nonostante ogni anno ci siano artisti di livello mondiale (dagli Stones a McCartney, da Janet Jackson a Prince a Billy Joel) il concerto dell'halftime del Boss e della E Street Band sembra già carico di un'atmosfera particolare. Ma qualcosa che è andato storto c'è. E lo ammette in un'intervista al New York Times: «Quell'esclusiva a a Wal Mart è stata un errore».

CRITICHE DEI FAN - Tutto nasce da un nuovo «Greatest Hits» (l'ultimo era del '95), con 12 canzoni (apre con Rosalita e chiude con Radio Nowhere) appena realizzato la cui vendita è stata affidata in esclusiva appunto a Wal Mart. Nulla di strano, in teoria, se non fosse che la catena di store americana è stata spesso attaccata per la sua politica anti-sindacato, ha affrontato cause intentate da suoi dipendenti su violazioni di diritti, pratica una politica di prezzi bassi (graditi ai consumatori) ma anche di stipendi bassi. E certo non ha tifato per Obama, semmai per Bush. Dunque perchè Springsteen ha concesso l'esclusiva a un «modello» commerciale del genere? I fan hanno criticato la sua scelta: non si è sempre dichiarato dalla parte dei diritti dei lavoratori? Il Boss spiega che il suo staff non ha esaminato la questione come avrebbe dovuto e usa una metafora sportiva: «E' stato un errore. La nostra media di battute di solito è molto buona, ma quella l'abbiamo sbagliata. I fan si rivolgono a te per quella scelta, come deve essere».

PARTY AD ALTA ENERGIA - Quanto allo show del Super Bowl, Springsteen avrà uno spazio di 12 minuti. Nulla per uno che nei suoi concerti tiene il palco per tre ore. Così si è divertito, con la band, a tenere banco in una lunga conferenza stampa, la prima da 20 anni a questa parte. I brani che saranno eseguiti non sono stati annunciati e il sito del Super Bowl ha lanciato un sondaggio: «Pick the set list», qualcosa come «Scegliete la scaletta che pensate eseguirà». Ma il Boss ha comunaque promesso che lo show sarà «una festa ad alta energia di 12 minuti». Avrà un'audience memorabile, oltre 90 milioni di telespettatori che seguiranno la finale sulla Nbc. In conferenza stampa Springsteen scherza, ammettendo che è emozionante ma non così impegnativo come è stato suonare al Lincoln Memorial a Washington per l'insediamento di Barack Obama. «Ci sarà una bella folla di fan scatenati del football, ma non è come avere Lincoln alle tue spalle che ti guarda... Un po' meno di pressione». Il set dovrebbe cominciare intorno alle 2 di notte ora italiana.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.nydailynews.com

venerdì 30 gennaio 2009

«Operazione Rompiballe»: rinviati tutti a giudizio


Rifiuti:
C'è anche la ex vice di Bertolaso
Le accuse: traffico illecito di rifiuti, falso ideologico in atto pubblico, truffa aggravata ai danni dello Stato

NAPOLI - Tutti rinviati a giudizio. Vittoria su tutta la linea per i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo che avevano chiesto al gup Raffaele Piccirillo il rinvio a giudizio per i 25 indagati. Le accuse vanno dal traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato.

I NOMI - Tra gli imputati il nome di maggiore spicco è quello dell’ex subcommissario di Guido Bertolaso, Marta Di Gennaro. Con l'ex braccio destro dell'attuale sottosegretario (non indagato) ci sono alti dirigenti delle aziende che trattavano i rifiuti. Come Domenico Di Battista, responsabile della discarica di Villaricca; Sergio Asprone, responsabile gestione impianti Fibe; Roberto Cetera e Lorenzo Miracle Bragantini, vertici della Ecolog; Giuseppina Marra, funzionario della Provincia di Caserta; Massimo Cortese, Filippo Rallo e Giovanni De Laurentiis, coordinatori degli impianti di selezione dei rifiuti; Angelo Pelliccia, direttore generale di Fibe e Fibe Campania; Massimo Malvagna, amministratore delegato delle due società.

LO STRALCIO - L’inchiesta coinvolgeva anche il prefetto Alessandro Pansa, l’ex prefetto Corrado Catenacci, Ciro Turiello (è stato funzionario del Commissariato ai rifiuti), Claudio De Biasio, (ex subcommissario di Bertolaso), i dirigenti Fibe Armando Cattaneo ed Enrico Pellegrino. La posiione di questi sei è stata stralciata. I pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo si erano opposti allo stralcio in disaccordo con il procuratore, Giovandomenico Lepore. Anche se Lepore sostenne, allora, che non ci fosse «spaccatura, ma semplice divergenza di opinioni», fu evidente che sulla vicenda ci fosse stato un braccio di ferro, vinto dal procuratore. Ora, dopo il successo dei pm, Lepore potrebbe rivalutare e approfondire la decisione assunta allora.

LA MAXI TRUFFA - Dai capi d'accusa emerge «un sistema imperniato su una attività di lavorazione dei rifiuti assolutamente fittizia». I rifiuti che uscivano imballati dai cdr presentavano, secondo i magistrati, «identiche caratteristiche fisico-chimiche» rispetto alla spazzatura d'origine. Dall'inchiesta viene fuori inoltre che la frazione umida dei rifiuti non sarebbe stata sottoposta ad alcun trattamento di "stabilizzazione", procedura necessaria a eliminare i cattivi odori e a "igienizzare" la spazzatura. In pratica si sarebbero persi tempo e denaro per produrre "finte" ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura impacchettata.
Una indagine basata in particolare su intercettazioni telefoniche, dalle quali si evince che in talune circostanze sono state illecitamente smaltite in discarica proprio le cosiddette ecoballe: l'involucro plastico veniva lacerato, e camion e trattori passavano più volte sul contenuto, al fine di far apparire il tutto come "un mero scarto composto da inerti" e dunque formalmente autorizzato per finire in una discarica. Il tutto avveniva alla luce del sole, sul piazzale degli impianti per la produzione del cdr. Dall'inchiesta sono emerse anche analisi false per "accompagnare" questi rifiuti nei siti di smaltimento. Per gli inquirenti si era instaurata una «consolidata e articolata rete di complicità all'interno della struttura commissariale» da parte di pubblici funzionari e dipendenti che violavano "i precisi compiti di vigilanza sulle attività di lavorazione dei rifiuti affidata alle società Fibe e Fisia", dando direttive che di fatto violavano le ordinanze commissariali. Il tutto "con l'assoluta complicità di dipendenti e collaboratori" di Fibe e Fisia, che determinava una realtà "di mancata lavorazione dei rifiuti, falsa qualificazione degli stessi e illecito smaltimento nelle discariche, con grave pregiudizio per l'ambiente e la salute pubblica". Al centro dell'inchiesta anche le irregolarità riscontrate nel trasferimento sui treni diretti in Germania dei rifiuti campani.

PER ALTRE NOTIZIE SULL'INCHIESTA CLICCA QUI:

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.ambienti.files.wordpress.com

giovedì 29 gennaio 2009

Io so. Piazza Farnese.



"Ragazzi, io voglio abbracciarvi tutti perché avete fatto una cosa fantastica.
Siamo i grandi perdenti! Siamo i perdenti, guardatevi in faccia: dove vogliamo andare con queste facce? Da nessuna parte.
Siamo in una piazza dove dal suo superattico ci sta guardando Previti agli arresti domiciliari e se la sta ridacchiando!
Signori, noi siamo quelli che alla catastrofe ci arrivano con ottimismo. Vedo che sono arrivati gruppi da tutta Italia, siete fantastici. Gente che arriva dalla Calabria, dalla Salerno-Reggio Calabria: li riconosci perché hanno la macchina ancora piena di terra.
Ho visto quelli di Napoli, il MeetUp di Napoli: li riconoscete perché sono fosforescenti con le loro scorie tossiche.
Ci sono i sardi, che non sapevano nulla di questa manifestazione perché hanno il digitale terrestre e non sanno più un c...o di quello che succede nel mondo.
Io voglio ringraziare i parenti delle vittime della mafia. Abbiamo messo in galera Riina e Provenzano ma i mandanti sono ancora in un Palazzo di questa città.
Voglio dire che hanno fatto delle leggi, noi che siamo sfigati, disgraziati e perdenti facciamo leggermente paura. Facciamo paura con le nostre webcam, facciamo paura con la Rete.
Un cittadino oggi rimane escluso da qualsiasi decisione che possa influire sul suo futuro.
Abbiamo fatto i V-Day, le petizioni popolari, abbiamo fatto i referendum. Ho portato io alla Cassazione di Roma le firme per i referendum e davanti avevo un giudice di 85 anni che si chiama Carnevale.
Un giudice - non fischiate! - che mi aveva raccomandato Totò Riina dicendo che è una persona perbene.
Questo Paese è alla rovescia, noi parliamo di giustizia, abbiamo sentito Kriptonite Di Pietro che è l'unico che fa un po' di opposizione.
Il Parlamento è chiuso! Il Parlamento non legifera più! Abbiamo al governo nani, psiconani, ballerine, ruffiani, abbiamo di tutto!
Non ne bastava uno di psiconano, abbiamo anche l'altro nano, Brunetta: l'iPod nano!
E' uno che per mettersi le mani in tasca deve sedersi.
Siamo in un momento strano, dove non si dice più la verità. I mezzi di informazione non hanno detto niente, qui c'è pieno di Digos che ci sta riprendendo: saluto la forza pubblica, grazie di esserci, avete riempito la piazza... se non era per voi eravamo quattro gatti.
Guardate il vicino: è travestito, non si capisce più chi siamo, cosa facciamo.
E' un Paese che non c'è più, un Paese dove la Fiat tre giorni fa dichiara che ha comprato il 35% della Chrysler e crolla in borsa. Oggi dichiara che deve licenziare dai 60.000 ai 100.000 individui.
E' un Paese che non c'è più, dove la verità si sa all'ultimo momento. Siamo invecchiati di cento anni con Obama. Obama parla di Rete, di democrazia dal basso, mette le leggi e le fa discutere in Rete una settimana prima di promulgarle.
Noi abbiamo lo psiconano che fa la campagna elettorale in Sardegna a spese dello Stato. Un premier che fa campagna elettorale per un partito... italiani!
Non voglio gridare, voglio calmarmi, voglio essere buono e non dire neanche una parolaccia. Non voglio neanche nominare Napolitano, se no poi dicono “Grillo attacca il Presidente”.
Non voglio dire nulla. Voglio dire solo: Maroni ha dato disposizione di non fare più assemblee nelle piazze. Non si potranno più fare manifestazioni nelle piazze dove ci sia una chiesa.
Praticamente in tutte le piazze d'Italia c'è una chiesa e dove non c'è una chiesa ci faranno delle madonnine nascoste nell'angolo.
Maroni, che manda la polizia nelle scuole, manda la polizia in antisommossa contro i cittadini.
Maroni, che sembra un rappresentante DeLoreal. Maroni, che è stato condannato in via definitiva per oltraggi a pubblico ufficiale. Pensate! Lui era contro la polizia in una manifestazione, è caduto per terra e ha preso la caviglia di un poliziotto e l'ha morsicata!
Abbiamo un ministro degli interni che morsica le caviglie ai poliziotti. Quando i poliziotti vedono Maroni hanno paura, si mettono degli anfibi lunghi fino qua!
Noi siamo in un Paese in delirio, stiamo delirando con l'economia, con la giustizia.
E' un Paese che non so che fine farà. I referendum li mettono nei cassetti, le leggi popolari nei cassetti.
Noi avevamo chiesto col primo V-Day, e sono state depositate quattrocentomila firme, di togliere i pregiudicati dal Parlamento. Ne abbiamo ancora 18, condannati in via definitiva, e sono quelli che sono i grandi mandanti di tutti i casini che ci sono stati. Li abbiamo ancora.
Chiedevamo due legislature poi a casa, non trent'anni o trentacinque anni di politica a 20.000 euro al mese: queste cose vanno mandate affanculo.
Terzo: voto di preferenza. Nessun cittadino ha scelto chi ci governa, ci hanno preso per il culo, continuano a prenderci per il culo e questo è un governo abusivo, anticostituzionale e illegale.
Italiani! Oggi la mafia è stata corrotta dall'interno dallo Stato. Questo è un Paese da rifare, democrazia dal basso significa cominciare a essere informati, cittadini informati con l'elmetto che decidono di occuparsi della propria città.
Questa è una città da rifare moralmente. E' una città meravigliosa data in pasto a della gente che è ai limiti della criminalità. Bisogna reimpadronirsi dei comuni.
Noi abbiamo lanciato un'operazione, attraverso la Rete, che si chiama fiato sul collo: ragazzi dei MeetUp con una webcam vanno dentro i consigli comunali e li mandano via, vengono arrestati.
Uno che ha gridato “viva Caselli, viva il pool antimafia” è stato messo in una camera per sei ore.
Uno che grida a Fini “fascista” l'ha preso la polizia.
Io mi rivolgo alla polizia: io so che dentro di voi non ce la fate più, so che siete sull'orlo di un esaurimento nervoso. Siete costretti a difendere i criminali contro i cittadini. Bisogna che la smettiate anche voi, perché davanti avete dei cittadini.
Italiani! Cosa dire? Avremo l'esercito: un militare ogni bella donna. Chissà quanti militari avremo. Se facciamo questa regola, dovremo avere, per ogni mignotta, quanti presidenti del Consiglio?
Signori, noi perderemo. Noi perderemo, siamo fieri di perdere! Forse non è giunto ancora il nostro momento, forse l'economia darà la mazzata finale in questo Paese che è fallito.
Quando un ministro delle finanze, che si chiama Tremorti, preleva i fondi dormienti siamo arrivati a raschiare il barile.
I conti correnti sono quei conti correnti, libretti di risparmio, dei nostri nonni e dei nostri padri che non hanno movimentato per dieci anni. I nostri emigranti, i morti. Sono i conti dormienti.
Tremorti è andato come un principe azzurro coi conti dormienti e invece di baciarli li ha presi e li ha sodomizzati.
Tremorti prende quei soldi per finanziare la social card, due parole in inglese per prendere per il culo gli italiani.
Prende i soldi dai morti per darli ai morti di fame. Quando ci sono queste cose bisogna stare molto attenti.
Han fatto una legge sul federalismo fiscale. Ve lo giuro sulla mia famiglia, l'ho letta: non sono arrivato alla dodicesima pagina, non si capisce niente.
Quando fai una legge che dovrà cambiare l'assetto di tutti i sessanta milioni di italiani e non si capisce siamo al delirio.
Signori, noi saremo presenti. Noi ragazzi e ragazze che sono venuti da tutta Italia con i mezzi di fortuna, tutti i MeetUp, le associazioni.
Faremo delle liste civiche dal basso. Gli iscritti dovranno avere la fedina penale pulita, un miracolo, e non dovranno essere iscritti ai partiti, che sono morti.
PDL e PD-meno-elle. Di la abbiamo uno psiconano e dall'altra parte abbiamo Topo Gigio Veltroni, che non è neanche un parlamentare o un politico: è scemo!
Grazie a tutti, arrivederci!"

GUARDA IL VIDEO!!!

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.momentosera.it

mercoledì 28 gennaio 2009


Motociclista scivola sull'olio?
Per la Cassazione paga il Comune

LA PULIZIA È «COMPITO DELL’ENTE TERRITORIALE». IL CASO A ROMA

La sentenza tutela anche gli automobilisti quando le strade urbane provocano danni alla vettura o incidenti

ROMA - La Cassazione ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito che avevano «assolto» il comune di Roma dall’obbligo di risarcire un motociclista che si era fratturato un braccio scivolando su una macchia d’olio. Infatti, se la cattiva manutenzione delle strade provoca incidenti, i danni deve pagarli il Comune. Soprattutto quando l’amministrazione ha diviso in zone il territorio urbano e ha appaltato a diverse imprese i servizi di manutenzione. Questa sentenza rappresenta una vittoria per motociclisti e «scooteristi»

PER GLI AUTOMOBILISTI - Il monito della Suprema Corte è rivolto alle amministrazioni soprattutto delle grandi città, dove il problema dello «stato di conservazione» delle strade è più grave, e tutela non soltanto i conducenti dei mezzi a due ruote, ma anche agli automobilisti nel caso in cui le condizioni delle strade urbane provochino danni alla vettura o veri e propri incidenti. Nelle motivazioni della sentenza 1691 infatti, i giudici della terza sezione civile precisano che nei confronti delle amministrazioni comunali c’è una «presunzione di responsabilità per il danno causato dalle cose che si hanno in custodia» anche se si tratta di beni, come le strade «oggetto di un uso generale e diretto da parte dei cittadini».


LA VICENDA - Il caso di cui si è occupata piazza Cavour riguarda una motociclista che nel 1997 era scivolata su una macchia d’olio in via Damiano Chiesa, una strada nella zona della Balduina a Roma. In seguito alla caduta la donna aveva riportato «lesioni guaribili in 40 giorni». Sia il tribunale sia la Corte d’appello della Capitale avevano respinto il suo ricorso contro il comune per il risarcimento. Nel corso del giudizio di secondo grado, in particolare, l’amministrazione all’epoca guidata da Walter Veltroni si era «chiamata fuori» affermando che la rete viaria urbana era divisa in zone, ciascuna delle quali affidata per la manutenzione a diverse imprese. A questo proposito invece, la Corte ha precisato che «la suddivisione in zone comporta per il comune un maggiore grado di sorveglianza e controllo, con conseguente responsabilità per i danni cagionati». I giudici hanno infine aggiunto che l’impresa appaltatrice dei servizi di manutenzione «non può rispondere direttamente perché il contratto costituisce soltanto lo strumento tecnico per la realizzazione in concreto del compito istituzionale proprio dell’ente territoriale». La Cassazione ha quindi annullato con rinvio la sentenza d’appello, indicando ai giudici che dovranno nuovamente valutare la richiesta di risarcimento, i criteri da seguire.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.4.bp.blogspot.com

martedì 27 gennaio 2009

E Lucca vieta kebab e cous cous


Nuove norme: via dal centro i ristoranti con piatti «di etnia diversa»

L'ASSESSORE REGIONALE: «È RAZZISMO GASTRONOMICO»

lUCCA — Niente cous cous maghrebino. O pollo al curry made in India. Figuriamoci l'insalata di papaia del Togo. Qui si mangia e si serve italiano. Anzi, rigorosamente lucchese: minestra al farro, castagnaccio, torta co' becchi e via toscaneggiando. E se a qualche ristoratore venisse mai in mente, ma è sconsigliato, di presentare un menù basato su una gastronomia di altri continenti, è caldamente invitato ad inserire nella carta «almeno un piatto tipico lucchese, preparato esclusivamente con prodotti comunemente riconosciuti tipici della provincia». Alla faccia della globalizzazione, e forse anche della libertà di fornelli, la giunta di Lucca (Pdl più lista civica) ha approvato a maggioranza un regolamento comunale su locali, bar e ristoranti che difficilmente passerà inosservato. Di fatto, la nuova disciplina (dalla quale si sono dissociati le minoranze Pd e Prc) tira una riga lunga come un'autostrada sulla speranza di aprire ristoranti etnici in centro storico.

In quella porzione di città, cioè, raggomitolata all'interno della splendida cinta muraria, lunga 4 chilometri e tuttora intatta. La norma è difficilmente equivocabile: «Non è ammessa l'attivazione di esercizi di sommini-strazione, la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse ». «Un divieto discriminatorio » ha subito tuonato l'opposizione, con il consigliere pd Alessandro Tambellini. Accusando la giunta di «aver scelto un atteggiamento di chiusura verso le culture diverse, sostituendo alla logica del confronto quella dei no». E ancora: «Il riferimento alle etnie è assolutamente infelice. Cosa vuol dire? Che va bene la cucina francese o tedesca, che appartengono al nostro stesso ceppo, e non l'indiana, la cinese o l'araba?». Pure in Regione la pensano così: «Siamo contrari — dice l'assessore Paolo Cocchi — a forme occulte di razzismo gastronomico ». «Ma quale razzismo! L'unico nostro scopo è quello di tutelare il patrimonio storico del centro»: dalle parti della giunta cadono dalle nuvole, e si arrabbiano anche.

«La norma — spiega l'assessore Filippo Candelise — risale ad una delibera del 2000, che noi abbiamo aggiornato». E comunque, «i divieti riguardano anche pizze al taglio, Mc Donald's, fast food, sexy shop. E non sono applicabili agli esercizi esistenti». Resta quel riferimento alle etnie. «Capisco che possa generare malintesi, ma bisogna considerare che dentro le mura vivono 8 mila lucchesi e ci sono già 5 kebab». E pure il presidente dei ristoratori della locale Ascom, Benedetto Stefani, spezza una lancia in favore della giunta: «Nessuna crociata, si vuole solo tutelare la specificità della nostra cucina, messa in pericolo dalle recenti liberalizzazione del settore ». Il regolamento prevede anche che i camerieri «siano a conoscenza della lingua inglese ». Come si dice bruschetta?

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.odealvino.com

lunedì 26 gennaio 2009

Usa, quest'anno sarà un MiniBowl


Biglietti e spot tv sotto prezzo, indotto diminuito del 33%

NEW YORK
Non era mai successo che gli ambitissimi secondi di pubblicità disseminati durante il SuperBowl non andassero a ruba mesi prima dell’evento. Quest’anno, a causa della recessione, la finalissima dello sport più amato negli Stati Uniti, il football americano, non ha invece scatenato alcuna corsa all’acquisto: né di spazi in tv, né di biglietti presso i bagarini, né di camere negli hotel nella zona che ospita la partita, a Tampa in Florida.

La rete tv Nbc, che si era assicurata l’esclusiva della sfida tra i Pittsburgh Steelers della Pennsylvania e gli Arizona Cardinals quando le nuvole sull’economia non erano tanto cupe, ha ammesso di avere ancora un 10% di spot non piazzati e sta valutando l’inimmaginabile: abbassare la tariffa per i minuti restanti di un appuntamento che è tradizionalmente il più seguito dell’anno. Un anno fa ci fu un record di 97,4 milioni di spettatori per la vittoria dei Giants di New York sui Patriots del New England, due anni fa furono 93,2 e tre anni fa 90,7. Finora ufficialmente Seth Winter, vicepresidente del marketing per Nbc, ha detto che non cederà agli sconti dell’ultimo minuto. Ma ufficiosamente il network, che è controllato dalla General Electric, sta considerando seriamente la possibilità di ridiscutere il prezzo di circa 3 milioni di dollari per 30 secondi di messaggio, lo stesso applicato negli anni passati.

«Il contesto della recessione economica con cui stiamo lottando avrà un impatto sul SuperBowl così come pesa su ogni altra forma di pubblicità televisiva - ha commentato Neal Pilson, ex presidente della sezione sportiva della tv concorrente Cbs e ora a capo di una società di consulenza commerciale -. Non penso sia irrealistico pensare che gli ultimi spazi saranno venduti a una tariffa inferiore a quella fissata finora», è la sua previsione. Sarà comunque dura trovare inserzionisti del livello della FedEx e della General Motors, che sono tradizionalmente tra i maggiori del SuperBowl ma che in questa occasione hanno deciso di rinunciare ad apparire. L’appuntamento è tanto importante che le società più in vista creano spot speciali per l’occasione, e ciò richiede tempo. Pur di esserci la Miller Lite, birra tra le più note, si è ridotta a uno spot di un singolo secondo, al prezzo di 100 mila dollari.

E non sono soltanto le corporation a sentire la stretta dei bilanci. Anche il tifo e la voglia di presenzialismo, che di solito attirano il pubblico nelle aste dei biglietti, hanno subito un sensibile raffreddamento. Le compagnie di brokeraggio dei biglietti, come StuHub, addossano principalmente alla crisi economica la colpa del calo di interesse per i tickets di seconda mano. Anche se un secondo fattore potrebbe essere la minore potenzialità del bacino di tifosi delle due squadre, soprattutto i Cardinals che non avevano mai conquistato la finalissima, il risultato finale è che un portavoce della società ha detto che si stanno registrando transazioni inferiori ai 2 mila dollari in una quantità mai vista in passato: dall’inizio di gennaio la contrazione è stata del 30% per StuHub, mentre altri operatori riportano un calo del 38%. Alcuni siti web hanno segnalato disponibilità per posti a 1700 dollari e sul sito CraigList, dove i privati offrono affari ad altri privati, sono apparsi biglietti tra i 1200 e i 1400 dollari. L’anno passato era impossibile pagarne meno di 2500.

La febbre per il match frutterà alla zona interessata direttamente dall’arrivo dei tifosi, nella Florida centrale sul Golfo del Messico, 150 milioni di dollari di fatturato in spese d’albergo, nei ristoranti e nei negozi. La Contea di Tampa se ne aspettava però almeno 180, e i 30 mancanti sono dovuti senza dubbio a un minore afflusso. All’albergo Sunset Vistas Beachfront Suites in Treasure Island, per esempio, le camere prenotate per il fine settimana dell’incontro, a inizio febbraio, sono soltanto il 60% della disponibilità. Nell’edizione precedente, che si era tenuta a Glendale (Arizona), e anche in quella di due anni fa, a Miami (Florida), le economie locali avevano goduto di un ritorno attorno ai 200 milioni di dollari, cioè il 33% in più di quanto renderà l’edizione 2009.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.norcalblogs.com

domenica 25 gennaio 2009

Scuola, entro un anno la pagella online


La Rete degli studenti: «Dove trovano i soldi per gli sms?»

E sms ai genitori se i figli sono assenti
Le novità annunciate dai ministri Brunetta e Gelmini. «Così la scuola è più vicina alle famiglie»

ROMA - «Entro un anno la stragrande maggioranza delle famiglie italiane potrà ricevere a casa e vedere online la pagella scolastica dei propri figli». Scuola e Internet sempre più vicine. Dopo il video a sorpresa di Mariastella Gelmini su YouTube, che ha annunciato le materie della seconda prova della Maturità attraverso un filmato postato sul Web, il ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta annuncia l'introduzione della pagella online. «Il programma e-government del governo parla del 2012 ma la pagella elettronica arriverà prima - ha fatto sapere il ministro -. Ciò non toglie che bisognerà comunque continuare ad avere rapporti diretti con la scuola e gli insegnanti per conoscere l'andamento scolastico dei ragazzi. Non si deve fare l'errore - avverte Brunetta - di pensare che Internet possa sostituire l'umanità dei rapporti interpersonali genitori-figli o genitori-professori. Certamente la Rete aiuta». Inoltre, sottolinea il ministro, «per genitori che lo vogliono presto la scuola potrà mandare un sms alle famiglie quando i loro figli non vanno a scuola. È un'iniziativa che ai figli potrà non piacere ma che certamente potrà rassicurare i genitori».

«ESTENDERE LE ESPERIENZE FRUTTUOSE» - Placet alle iniziative di Brunetta da parte del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «Le scuole - dichiara la Gelmini - hanno il dovere di comunicare alle famiglie l'andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie. In molte scuole italiane - fa notare - le pagelle, le assenze, il profitto scolastico, la valutazione del comportamento degli alunni vengono comunicate ai genitori via sms o via e-mail. Si tratta di esperienze fruttuose che avvicinano la scuola alla famiglia e che, proprio per i risultati eccellenti ottenuti, insieme al ministro Brunetta - conclude - abbiamo intenzione di estendere a tutte le scuole italiane».

LA PROVOCAZIONE - Perplessità sulle novità annunciate dai ministri Brunetta e Gelmini vengono manifestate dalla Rete degli Studenti «Mandare un sms ai genitori quando i figli sono assenti da scuola? E dove li trovano i soldi per farlo?» chiede provocatoriamente il leader della Rete Luca De Zolt.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.gildaprofessionedocente.it

sabato 24 gennaio 2009


IN FUNZIONE TRA L'UE E GLI USA IL SISTEMA CHE RIVOLUZIONA IL CONTROLLO DEL TRAFFICO AEREO
Ora il satellite fa volare i jet
Operativa la tecnologia che permette di tenere sotto controllo gli aerei di linea anche nelle zone senza radar

Nel controllo del traffico aereo è scattata l'ora della rivoluzione. E sarà profonda, tanto da mandare in pensione, in prospettiva, i tradizionali radar e aprire nuove rotte. Con tre obiettivi: accorciare i tempi di volo, risparmiare cherosene e aumentare la sicurezza.
In Canada e in Groenlandia sono entrate in funzione in questi giorni in maniera operativa le prime stazioni con la nuova tecnologia ADS-B dalle iniziali di Automatic Dependent Surveillance- Broadcast. E questo modificherà (in meglio) i voli tra Europa, Stati Uniti e l'Asia.

Adesso i radar terrestri controllando la posizione dei velivoli tengono sotto controllo lungo la rotta garantendo una distribuzione con le necessarie separazioni di sicurezza. In questo modo, dove ci sono i radar, la distanza orizzontale tra un aereo e l'altro e tra cinque e otto chilometri. Quella verticale è di 330 metri. Ma dove non esistono i radar, come ad esempio nei territori a nord sorvolati nel viaggio da e per gli Usa, allora mentre la distanza in verticale rimane inalterata, la separazione orizzontale diventa di 130 chilometri perché senza, appunto, la «copertura radar» c'è soltanto una posizione stimata. Quindi i margini devono essere notevoli. Invece facendo ricorso al nuovo sistema ADS-B appena entrato in attività anche in quelle zone la separazione si riduce addirittura a otto chilometri. Ciò significa che lungo l'aerovia possono transitare un maggior numero di aeroplani. Inoltre, le rotte possono essere ridisegnate tagliando i percorsi con tutti i vantaggi annunciati di tempo e risparmio di combustibile e conseguente riduzione degli inquinanti.

Il risultato si ottiene facendo ricorso ai satelliti di navigazione GPS attraverso i quali un'apparecchiatura installata a bordo del jet calcola la sua posizione trasmettendola agli altri aerei. Da questi è poi inviata alle nuove stazioni di terra le quali la rimbalzeranno ai centri di controllo del traffico aereo. Conoscendo, così, con precisione, il punto esatto nel cielo, la gestione diventa più elastica facilitando eventuali cambiamenti e ampliando le possibilità. Si è calcolato che l'impiego dei nuovi apparati nelle zone ora interessate permetterà alle compagnie di risparmiare 28 milioni di litri di cherosene con un risparmio di 17 milioni di dollari. L'ADS-B è considerata la tecnologia del futuro proprio perché si svincola dai radar terrestri con vantaggi economici notevoli; innanzitutto perché il sistema costa un decimo di un impianto radar, oltre al risparmio di combustibile. La strumentazione da installare a bordo sarà di serie sui nuovi aeroplani mentre su quelli esistenti gli interventi richiedono una spesa intorno a 7.000 dollari. La FAA, Federal Aviation Administration americana, ha stabilito il completamento delle stazioni a terra entro il 2015 ordinando che tutti i velivoli siano dotati degli apparati necessari entro il 2020. «Dobbiamo concedere un certo tempo per il grande cambiamento ma siamo consapevoli di doverci muovere molto in fretta» nota Paul Takemoto portavoce della FAA. Il traffico aereo, nonostante le fluttuazioni della crisi economico-finanziaria, cresce di continuo con una media globale intorno al 5-6 per cento annuo tanto che si ipotizza il raddoppio rispetto al traffico attuale entro il 2025. Oggi i viaggiatori aerei sono 679 milioni all'anno e ci si proietta rapidamente verso il miliardo ma questo produrrà ritardi paurosi e danni economici rilevanti - nota la FAA se non si farà ricorso al nuovo ADS-B. Intanto negli Stati Uniti è già in sperimentazione in Florida, in Alaska e altrettanto si sta facendo in Australia e in Europa nell'ambito della legislazione del «Cielo Unico Europeo ».

Il nuovo ordinamento ridisegna la geografia del traffico aereo su scala non più nazionale ma regionale e prevede ovviamente il ricorso alle nuove tecnologie. A tal fine l'Enav, l'ente nazionale di assistenza al volo, ha coordinato per conto di Eurocontrol, l'ente che governa i cieli europei, il progetto Blue Med a cui hanno partecipato Francia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta, collaudando anche il sistema ADS-B. «L'obiettivo — spiega Nadio Di Rienzo, direttore generale dell'Enav — è di gestire e razionalizzare al meglio il futuro dei movimenti nell'area mediterranea oltre che sui mari Tirreno e Adriatico. Per questo abbiamo installato quattro stazioni ADS-B a Pescara, Catanzaro, Alghero e Fiumicino. L'esperienza Cristal-Med, come è battezzata, si è chiusa in dicembre dimostrando la sua efficacia proprio negli ampi territori del bacino mediterraneo dove ci sono zone, come il Nordafrica, poco servite. Credo che in una fase intermedia si realizzerà una integrazione tra i radar a terra e la nuova tecnologia con i satelliti GPS coprendo soprattutto quei "buchi" nei controlli esistenti in varie zone del pianeta ». Il potenziamento, poi, anche del sistema satellitare con l'arrivo della costellazione spaziale europea Galileo, più precisa rispetto ai GPS americani, fornirà rilevamenti più puntuali consentendo un'intensificazione sempre maggiore delle rotte. E prezioso potrebbe rivelarsi anche un nuovo algoritmo matematico messo a punto da Selex-Finmeccanica con l'Università di Napoli, capace di tener conto di tutte le variabili di un volo ottimizzandone la traiettoria. Il futuro dei viaggi aerei finirà col dipendere esclusivamente dai satelliti . «Non c'è alternativa. Il traffico previsto fra un decennio e oltre, è tale — conclude Paul Takemoto — da non poter essere governato con sicurezza dai radar a terra». La rivoluzione nei cieli è incominciata.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.cronacaeattualita.blogosfere.it

venerdì 23 gennaio 2009

Yakuza in crisi, paga lo Stato


Giappone: i gangster della mafia fanno la fila per pensioni, case popolari e sussidi

TOKYO
La crisi non guarda in faccia a nessuno. Neanche alla mafia. Solo che neanche la mafia ha mai guardato in faccia a nessuno. Nel Giappone dal debito pubblico peggio di quello italiano, pari al 130 per cento del Pil, i gangster della Yakuza si sono messi in coda per ricevere gli aiuti dello Stato come se niente fosse, dai sussidi di disoccupazione alle case popolari, ma, se possibile, persino gli stipendi di invalidità. Il fatto è che con questa crisi sono spariti gli appalti, l’usura non rende più come prima ed è crollato vertiginosamente il pizzo. La Yakuza ha 90 mila dipendenti con il doppiopetto e il mitra, che forse saranno poca roba rispetto a Cosa Nostra, ma che sono sempre un bell’esercito da mantenere. Il giornale giapponese Yomuri scrive che è almeno dal marzo del 2006 che andrebbe avanti questa pratica.

Ora, il ministro della Sanità e del welfare ha proibito qualsiasi pagamento a tutti gli stimati membri della mafia locale, e ha cercato pure di riavere indietro qualcosa. Ma dei 400 milioni di yen già sborsati, solo una piccola parte è stata recuperata, 15 milioni appena, quelli dove i funzionari avevano prodotto le carte per dimostrare che le richieste provenivano dalla mafia. Il resto è finito alla voce del welfare uguale per tutti. Secondo Yomuri, la cifra sarebbe pure superiore a quella attestata dal ministro, e ammonterebbe a 500 milioni di yen. Jake Adelstein, studioso della malavita giapponese, sostiene che «è molto facile per loro dimostrare che possono avere diritto al Welfare: gli basta dichiarare di non avere nessuna entrata e di non pagare le tasse».

Molti «oyabun», i boss della Yakuza, sono evasori totali. Altre volte, invece, solo per avere l’assistenza statale, qualche capo ha scritto delle lettere in cui diceva di essere stato espulso dall’organizzazione, perché anche in questo caso lo Stato è tenuto ad aiutare l’ex criminale. E pensare che Yakuza significa letteralmente «buono a nulla». Solo che per rovesciare la maledizione del loro nome, i signori della mafia giapponese hanno scalato un impero. Adesso non rappresentano soltanto un esercito di 90mila uomini sparsi soprattutto in Giappone, ma anche negli Usa, nell’America del Sud, in Europa, nelle Filippine e in Australia: fino a qualche tempo avevano pure un giro d’affari stimato in quasi 1500 miliardi di yen all’anno (circa 11 miliardi d’euro). Li ha fregati il terremoto economico che ha colpito le banche di Tokyo e i loro intrecci perversi con la mafia giapponese.

Il Paese del Sol Levante è diventato tanto rischioso per i creditori da essere declassato da Moody’s e Standard and Poor’s alla stessa categoria della Slovacchia, e definito da Far Eastern Economic Review «l’Italia dell’Asia» per via del suo debito pubblico gigante. Per loro, non sarebbe un problema. Anzi, all’inizio della crisi le cose andavano perfino meglio: avevano portato affari e truffe all’estero, allargando i guadagni. Oggi, invece, da qualsiasi parte ti giri, è buio pesto. Prima, il governo chiudeva un occhio. In Giappone, non esiste nemmeno il reato di associazione a delinquere. Gli «yakuza» hanno tutti il loro bravo biglietto da visita, con il nome della banda cui appartengono e il grado gerarchico che ricoprono, proprio come se fossero impiegati o funzionari di una qualsiasi corporation. Vanno in giro sempre su macchinoni e sempre elegantissimi, giacca e cravatta, anelli preziosi alle dita, ventiquattrore di coccodrillo, e quel modo di fare un po’ da Al Capone e un po’ da vecchi samurai. Sotto i vestiti, sono pieni di tatuaggi, e il loro corpo è una vera opera d’arte: quando sono morti li si scuoia e la pelle viene conciata, essiccata e poi esposta al Museo del Tatuaggio.

Hanno anche il loro sindacato, e hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo. Non è che adesso sia molto diverso. E’ solo il tempo che è cambiato. Lo Stato è diventato molto più severo. Ha cambiato le leggi, colpisce duramente la prostituzione e l’usura. Per di più, i capi della Yakuza oggi possono essere processati pure per gli illeciti dei loro picciotti. Anche per questo qualche boss s’è messo a fare delle purghe quasi staliniane per tranquillizzare la sua fedina penale. Che ci volete, va così pure per loro, quando c’è la crisi: calati giunco. Bisogna aspettare che il vento passi.

articolo tratto da www.lastampa.it
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giovedì 22 gennaio 2009

IO SO'



Io so.
Io so che la criminalità organizzata e la massoneria comandano in Calabria e anche a Roma.
Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova Tangentopoli.
Io so che nove miliardi di euro di fondi europei, di cui i cittadini non hanno alcun controllo, finanziano ogni anni le mafie, i partiti e sono all’origine del voto di scambio nel Sud.
Io so che i padri di questa Repubblica, la seconda Repubblica, sono i mandanti morali dell’omicidio di Paolo Borsellino.
Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza.
Io so che la Procura di Salerno deve essere lasciata libera di indagare la Procura di Catanzaro.
Io so che il tribunale per il Riesame ha dichiarato corretto il comportamento tenuto dalla procura di Salerno e dal suo Procuratore Apicella.
Io so che non esiste alcuna guerra tra Procure, ma una Procura indagata, quella di Catanzaro, e una che ha indagato nel rispetto della legge e dei regolamenti, quella di Salerno.
Io so tutto questo, ma non ho le prove. Solo una montagna, una colossale montagna di indizi.
Io so che Alfano ha il compito di proteggere Berlusconi dalla Giustizia e non la Giustizia da Berlusconi.
Io so che quattro cariche dello Stato sono al di sopra della legge, come neppure i re e i principi del Medio Evo, per non essere soggette alla legge, per non farsi processare, per non finire in galera.
Io so che le cariche dello Stato al di sopra della legge e, quindi, fuorilegge si chiamano, in ordine alfabetico: Berlusconi, Fini, Napolitano e Schifani.
Io so che un giornalista del Corriere della Sera, Vulpio, è stato rimosso dal suo incarico dal direttore Mieli per aver riportato nei suoi articoli i nomi eccellenti delle persone coinvolte dalle indagini in corso a Catanzaro da parte della Procura di Salerno, e tra questi Nicola Mancino, vice presidente del CSM.
Io so che Paolo Borsellino incontrò a Roma Mancino, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio.
Io so che Apicella non deve essere rimosso da Alfano, il maggiordomo di Ghedini, l’avvocato di Berlusconi che lo difende mentre percepisce i soldi da deputato della Repubblica.
Io so, e lo sanno in tanti, che la Seconda Repubblica è nata per salvare dalla galera, e forse dalla morte, molti politici contigui alla criminalità organizzata.
Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del ’93 e su accordi occulti.
Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Luigi Apicella va difeso.
Io so che Napolitano sa, nel suo ruolo di presidente del CSM, ma preferisce voltarsi, ogni volta, dall’altra parte. Dalla parte dei partiti e della tenuta del Sistema.
Io so che ci sono 18 condannati in via definitiva in Parlamento, e un centinaio tra inquisiti e condannati in primo o secondo grado.
Io so che le ultime elezioni sono state illegali e che i parlamentari sono stati scelti dai capi dei partiti a tavolino e che non rispondono agli elettori, ma agli interessi di partito o delle persone che controllano il partito.
Io so che Luigi Apicella non può essere lasciato solo, che non può essere sospeso da nessun politico.
Io so che Luigi De Magistris deve continuare le sue inchieste “Why Not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane”.
Io so che Clementina Forleo deve rientrare in possesso dell’inchiesta sull’Unipol ed essere libera di poter interrogare chiunque, anche Massimo D’Alema.
Io so che se la magistratura sarà soggetta al potere politico, se perderà la sua indipendenza, quella che le rimane, per l’Italia non ci sarà nessun futuro e, forse, non ci sarà più neppure l’Italia.
Io so che, per queste ragioni, il 28 gennaio 2009 sarò a Roma alle ore 9, in piazza della Repubblica, insieme all’ Associazione dei familiari delle vittime di mafia.
Io so che, per queste ragioni, ogni cittadino italiano dovrebbe testimoniare a Roma con la sua presenza.

Ps. Aderisci su Facebook alla Manifestazione a sostegno del Procuratore di Salerno Luigi Apicella

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.fralenuvol.com

mercoledì 21 gennaio 2009

Rai e Mediaset: alleanza sul satellite


STRATEGIE NON C'È SOLO LA CACCIA AI VOLTI NOTI: VIALE MAZZINI POTREBBE TOGLIERE A MURDOCH I PROPRI CANALI

Nuova piattaforma (gratuita) alternativa a quella di Sky. E nuovo decoder

MILANO — Tempi di strategie televisive. Mentre Sky cerca di portare Fiorello sul satellite, Rai e Mediaset non stanno a guardare e lanciano una nuova piattaforma satellitare alternativa. E gratuita. A giugno parte Tivù Sat che di fatto porterà anche sul satellite tutta l'offerta televisiva digitale terrestre free (ossia quella non a pagamento). Rai e Mediaset (entrambe al 48%) e Telecom Italia Media (al 4%), l'editore di La7, hanno creato una società, Tivù srl, che opererà con due marchi, Tivù e Tivù Sat. Il primo ha il compito di promuovere il digitale terrestre. L'altro di replicare l'offerta digitale in chiaro via satellite.
Tra i motivi che spingono Rai e Mediaset a questa scelta, il fatto che il digitale terrestre (che sarà il sistema di trasmissione televisiva in tutta Italia a partire dal 2012) non garantisce una copertura sul 100% del territorio nazionale. Problema che scompare grazie al satellite, che riesce a penetrare anche nelle zone non digitalizzate. Ma non solo. Tivù si propone, in prospettiva, anche come alternativa a Sky. Ieri alla conferenza sulla tv digitale terrestre il presidente della società Luca Balestrieri (che è anche responsabile per il digitale della Rai) ha spiegato: «La competizione del futuro è tra piattaforme e la tv gratuita ha bisogno di un proprio spazio per competere anche sul satellite». C'è un dato interessante. Oltre il 40 per cento degli abbonati Sky usano il satellite per vedere la tv generalista. Ora alla Rai, ma evidentemente anche a Mediaset, il fatto che Sky abbia gratuitamente i sei canali della tv generalista (da Raiuno a Retequattro, per intendersi) non va giù. Nel caso non arrivasse un riconoscimento economico sui tre canali da parte della pay di Murdoch, la Rai potrebbe anche decidere di scendere dal satellite di Sky per trasmettere solo dal proprio Tivù Sat. Scenari futuri. Quel che è certo è che il decoder della nuova piattaforma sarà diverso da quello di Sky. Ufficialmente non è una lotta alla pay tv. Giancarlo Leone, vicedirettore generale Rai, spiega che per Viale Mazzini ci sono due priorità: «La centralità del digitale terrestre e la diffusione satellitare di un'offerta generalista, semitematica, non a pagamento.

La Rai crede in una politica di canali free», tanto che ora ne arriveranno di nuovi (Rai Storia e Rai 5). Alberto Sigismondi, dirigente Mediaset, che è amministratore delegato di Tivù srl, spiega la strategia della nuova piattaforma: «Sentiamo la necessità di garantire accesso universale a tutti gli utenti italiani. Per ragioni orografiche in molte zone d'Italia il digitale terrestre non ha una copertura completa». Non dica che è solo per questo, ci sarà anche una ragione economica? Sigismondi insiste: «Il costo del raggiungimento capillare del digitale terrestre sarebbe iperbolico. Noi, come Rai e Telecom, pensiamo che esiste una ragione sensata di non lasciare scoperte queste famiglie». Per ora l'offerta satellitare sarà gratuita. Arriverà anche quella pay? «Non è nei piani. L'obiettivo è valorizzare l'offerta free. Non è una piattaforma anti-Sky». Del resto, come ha detto Balestrieri, «la tv a pagamento è importante, ma non potrà mai essere per tutti». Da Sky nessun commento ufficiale, per ora stanno a guardare. Spiegano che non hanno nessun dettaglio sul progetto della nuova piattaforma e valuteranno le cose quando il quadro sarà più chiaro. La partita è appena iniziata.

articolo tratto da www.corriere.it
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martedì 20 gennaio 2009

Ore 12, Obama giura


La mano destra sulla Bibbia di Lincoln, due milioni ad applaudirlo

WASHINGTON
La cerimonia per l’insediamento del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti inizia alle 11.30 in punto sui gradini di Capitol Hill con le note della banda del corpo dei Marines e del coro «Boys and Girls» di San Francisco, di fronte ad un Mall riempito da un folla prevista di oltre due milioni di anime ad una temperatura sotto lo zero. Il benvenuto spetta a Dianne Feinstein, la senatrice della California presidente dell’Inaugurazione che in giugno ospitò a casa sua l’incontro di riappacificazione fra Obama e Hillary Clinton al termine delle primarie. Subito dopo c’è l’«invocazione a Dio» di Rick Warren, il pastore conservatore della chiesa di Saddleback considerato dai gay un nemico giurato, seguito dalla voce di Aretha Franklin, che già cantò per Bill Clinton. Il primo a giurare è il vicepresidente Joeseph Biden jr, nelle mani di John Paul Steven, il più liberal e anziano giudice della Corte Suprema che, superati gli 88 anni, è il più probabile candidato a lasciare il posto ad un successore designato da Obama.

Nell’ultimo interludio musicale i protagonisti sono il compositore John Williams, autore fra l’altro della colonna sonora di «Guerre Spaziali» assieme ai musicisti Itzhak Perlman, Yo-Yo Ma (che esibisce un violoncello anti-congelamento), Gabriela Montero e Anthony McGill. Conclusa l’ultima nota, alle 12, gli Stati Uniti hanno il loro 44° presidente quando il vincitore dell’Election Day giura con il nome di Barack Hussein Obama II - in omaggio all’omonimo padre - ponendo la mano destra sulla Bibbia adoperata da Abramo Lincoln il 4 marzo 1861, 1280 pagine rilegate in velluto e oro, pronunciando la formula prevista dalla Costituzione: «Giuro che eseguirò fedelmente la carica di presidente degli Stati Uniti, lo farò al meglio della mia abilità per preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti». A raccogliere il giuramento di Obama, affiancato dalla moglie Michelle e dalle figlie Malia e Sasha, è il presidente della Corte Suprema John Roberts, nominato da George W. Bush, conservatore di razza e ritenuto il prossimo avversario di Obama su questioni roventi come matrimonio gay, pena di morte e ricerca sulle cellule staminali. Il discorso di Obama sull’inizio di «un’era di responsabilità» è seguito dalla lettura di un poema della newyorkese Elizabeth Alexander, lasciando al reverendo Joseph Lowery la benedizione finale prima dell’inno suonato dai «Sea Changers», la banda della Us Navy.

Al termine della cerimonia, Obama accompagna l’ex presidente Bush e la moglie Laura all’elicottero «Marine One» diretto alla base di Andrews, recandosi poi nella Statuary Hall del Campidoglio per il pranzo in onore di 200 vip selezionati di Washington a base di pietanze lincolniane - ostriche, fagiano e dolce di mele - seguito, alle 14.30, dall’inizio della parata. Si muove dal Capitol, percorre Constitution Avenue e quindi Pennsylvania Avenue accompagnando il presidente fino al 1600, l’entrata della Casa Bianca. La composizione della parata racconta l’identità di Obama. Oltre ai corpi scelti di tutte le armi e al reggimento «pifferi e tamburi» delle Giubbe Rosse, ci sono 90 gruppi che marciano, incluso il carro allegorico delle Hawaii con un vulcano di cartapesta, la banda del liceo di Punahou di Honolulu dove Barack ha studiato, la scuola «Young Magnet» di Chicago dove è cresciuta Michelle e gli ultimi aviatori Tuskegee ancora in vita, che durante la Seconda Guerra Mondiale servirono in un’unità simbolo della segregazione. Alle 18 la parata si conclude e Washington diventa palcoscenico dei dieci «Inaugural Balls» a cui gli Obama partecipano, a cominciare dal «Neighborhood Ball» voluto da Barack per incontrare «cittadini giunti da ovunque».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www,hugemagazine.com

lunedì 19 gennaio 2009


Tirrenia, la flotta nata per
il rilancio marcisce in porto

Taurus, la nave super veloce varata nel '98, è dimenticata
I marinai: bella e d'avanguardia, ma consuma troppo

La ruggine. Il nemico del traghetto superveloce Taurus, l’orgoglio della flotta Tirrenia, non sono le onde, perché la sua prua affilata non se le ricorda nemmeno più. Al massimo gli arriva l’eco delle mareggiate che si insinua tra i moli del porto di Genova e fa oscillare la nave di qualche centimetro. Il Taurus è fermo da anni. Entrato in servizio nel 1998, dopo appena qualche stagione di gloria è stato abbandonato in un molo defilato. Una nave nuova condannata a essere mangiata dal salino. A Genova nessuno o quasi si ricorda del Taurus, perso tra traghetti in riparazione e ferrivecchi in demolizione. Una delle centinaia di navi ormeggiate nel porto, città nella città, con una superficie pari quasi a quella dell’altra Genova.

Il Taurus doveva diventare il simbolo della Tirrenia moderna che si avviava a nuove sfide e, invece, potrebbe essere il simbolo della crisi della compagnia. E per capire gli errori e le difficoltà della Tirrenia bisogna visitare il Taurus. Ecco l’ingresso pretenzioso che accoglieva i viaggiatori: le scale mobili ferme da anni, la moquette annerita. Entrare non è difficile, «suonare il campanello» c’è scritto, ma chiunque può farsi avanti. All’interno ci si perde nei saloni che per poche stagioni hanno accolto i passeggeri. Ovunque abbandono, puzza di petrolio. Il ponte di comando, che ricorda quello di un aereo, da anni è affacciato sullo stesso orizzonte: il porto. Ogni tanto arriva un tecnico della Tirrenia e si porta via un pezzo. L’equipaggio del Taurus oggi è composto da quattro marinai: passano le giornate aggirandosi per i corridoi vuoti, accendendo i giganteschi motori, provando le luci per un viaggio immobile. Eppure sul sito internet della Tirrenia il Taurus figura tra le unità in servizio: «40 nodi di velocità, 146 metri di lunghezza», ricorda con orgoglio la compagnia. Alle tre gemelle (Aries, Scorpio e Capricorn) è capitata una sorte appena migliore: stanno ormeggiate per dieci mesi l’anno e d’estate vengono riesumate per qualche viaggio.

Non è andata meglio allo Scatto e al Guizzo, i due traghetti veloci varati all’inizio degli anni Novanta: uno è già in disarmo. E pensare che queste navi sono costate alla Tirrenia, e quindi al contribuente, circa cinquecento miliardi di lire. Dovevano servire per dare una boccata d’ossigeno alla Fincantieri in crisi e per lanciare un nuovo modo di navigare. «Gioielli della tecnologia, peccato che si bevessero tonnellate di gasolio per fare poche miglia. Bellissimi, ma totalmente antieconomici...», allargano le braccia i marinai che ci hanno navigato. Insomma, una scelta fallimentare. Chissà che fine faranno i traghetti superveloci. Chissà a che cifra saranno svenduti. Secondo Credit Suisse, l’intera flotta Tirrenia non varrebbe più di 650 milioni. Meno dei debiti della società che ora deve essere privatizzata. Già, dopo l’Alitalia tocca alla compagnia di bandiera del mare (in tutto 90 navi). E le similitudini tra le due vicende non finiscono qui: anche Tirrenia vanta una voragine nei suoi conti con 800 milioni di debiti.

Non basta: per Tirrenia si rischia di assistere a uno spezzatino con le linee in passivo rifilate alle regioni e quelle più redditizie (con le navi più moderne) vendute ai privati. Nonostante le ripetute sollecitazioni dell’Ue, di certezze sulla privatizzazione non ce ne sono molte. A parte l’interessamento dei privati: da Gianluigi Aponte - napoletano, emigrato in Svizzera, che guida uno dei maggiori gruppi armatoriali del mondo - a Vincenzo Onorato della rivale Moby. Ma che cosa ne sarà dei tremila dipendenti (2.400 naviganti e 600 amministrativi)? «Sarà peggio dell’Alitalia», è convinto Roberto Scotti, segretario Filt Cgil settore marittimo. Aggiunge: «Nel trasporto marittimo non sono previsti ammortizzatori sociali. Non solo: i dipendenti della Tirrenia vengono in gran parte dalla Campania, da zone con gravi problemi occupazionali e sociali».

La soluzione? «Forse per garantire l’occupazione bisognerebbe escludere dall’asta gli armatori concorrenti che finirebbero per accorpare e tagliare posti». Ma Scotti pone altri interrogativi: «I privati si prenderanno carico delle linee meno redditizie o dei collegamenti invernali?». Ieri sera sul Genova-Olbia viaggiavano solo 106 passeggeri, sufficienti a coprire meno di un quinto dei 50mila euro di costo della traversata. «Questo - conclude Scotti - è il momento peggiore per vendere. La crisi del settore ha ridotto i prezzi a un decimo di pochi mesi fa, si rischia di svendere, magari facendo un favore a qualcuno». Di sicuro, però, c’è che a timonare Tirrenia verso la privatizzazione sarà Franco Pecorini, l’uomo che forse vanta il record mondiale di permanenza alla guida di una società. Era il 1984 quando salì sul ponte di comando. Da allora non si è mosso, ha resistito a diciotto governi: si diceva che fosse in quota socialista, ma Craxi è passato e Pecorini no. Prodi, pare, si era ripromesso di sostituirlo e non lo fece. Berlusconi, si racconta tra i moli, assicurò un avvicendamento e lo ha riconfermato. Pecorini di certo è stimato in Vaticano: qualcuno racconta dei funerali di papa Wojtyla, con il numero uno della Tirrenia accanto a Bush. E proprio Giovanni Paolo II lo nominò Gentiluomo di Sua Santità.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.navimania.net

domenica 18 gennaio 2009


IN FINLANDIA, SVEZIA E OLANDA PIÙ DI UN LAVORATORE SU QUATTRO È IN «REMOTE WORKING»

Telelavoro, Italia maglia nera
Sono soltanto 800 mila le persone che lavorano da casa. Entro il 2011 si prevede una crescita del 7%

In Italia la diffusione del telelavoro è minore rispetto agli altri Stati europei. L'anno scorso il nostro Paese contava soltanto 800 mila telelavoratori, cioè persone che svolgono, in tutto o in parte, la loro attività lavorativa a casa o «da remoto», in un luogo diverso dalla sede aziendale. Nel 2007 erano 700 mila, pari al 3,2% del numero totale di occupati. Un numero in crescita, si stima del 7,1% in media nel periodo 20072011, ma pur sempre di molto inferiore al resto d'Europa. Basti pensare che in Finlandia, Olanda e Svezia più di un lavoratore su quattro è in remote working (27,6%), nel Regno Unito, in Germania e in Danimarca quasi una persona su cinque (17,8%), mentre nei Paesi mediterranei (Francia, Spagna e Italia) il tasso di penetrazione medio nel 2007 era del 4,5%.

Eppure l'Unione Europea favorisce questa modalità di lavoro e dal 2002, anno in cui è stato raggiunto un accordo quadro sul telelavoro, fa pressione sui Paesi membri affinché lo diffondano. Nel giugno del 2004 in Italia è stato firmato un accordo interconfederale, siglato da Confindustria, sindacati compatti e altre 19 associazioni imprenditoriali, che dà la possibilità, ma non il diritto o l'obbligo, di lavorare da casa, garantiti e tutelati allo stesso modo dei lavoratori in ufficio. Sono passati quattro anni e mezzo.
Per quali motivi il telelavoro da noi non decolla? Ancora un esempio dell'immaturità dell'Italia, si potrebbe pensare. A «difesa» dell'Italia va prima, però, ricordato che il nostro modello economico non si presta del tutto a questa modalità di lavoro. «La nostra economia si basa molto sul manifatturiero e in questo tipo di industria la presenza fisica del lavoratore è ineliminabile, perché il lavoro è manuale — spiega Luca Solari, docente di Organizzazione aziendale e Sviluppo delle risorse umane all'Università Statale di Milano —. La nostra struttura produttiva è costituita prevalentemente da Pmi, piccole e medie imprese, e di solito gli impiegati vivono vicino all'azienda». Ma le ragioni del ritardo sono anche altre e chiamano in campo le resistenze culturali e il gap tecnologico. «In generale — prosegue Solari — al datore di lavoro non piace il fatto che un suo dipendente non sia presente fisicamente perché non è possibile controllarlo, vedere che cosa sta facendo. In Italia siamo ancora ancorati al modello gerarchico burocratico, si tende a voler avere un controllo fisico della presenza del lavoratore e del tempo lavorato». In pratica, è opinione dominante che il lavoratore, se sta al suo posto di lavoro, produce di più e meglio.

Il telelavoro non è visto di buon occhio nemmeno da chi si occupa della difesa dei lavoratori, i sindacati. Per i quali è addirittura una questione «superata». «Le persone hanno bisogno di parlarsi e di vedersi — dice Claudio Treves, responsabile del dipartimento Politiche attive del lavoro della Cgil —. Non è tutto risolvibile con la webcam e i messanger. E infatti i milioni di telelavoratori che aveva previsto l'Ue non sono arrivati». Dello stesso parere anche un sindacato con orientamenti politici diversi. «In Italia non è un argomento che ha mai preso concretezza, se ne è parlato anni fa ma se ne parla sempre meno, anche in ambiente sindacale — dice Renata Polverini, segretario generale della Ugl — . Sarà anche per la debolezza che abbiamo nelle nuove tecnologie. Ma di si curo è perché abbiamo un approccio culturale diverso rispetto al lavoro. Per noi è un elemento centrale anche in termini di relazioni sociali, di integrazione e di crescita professionale. Il telelavoro riduce queste possibilità. E' positivo come modalità per le persone che hanno handicap fisici e in momenti in cui si ha necessità di rimanere a casa, per esempio la maternità. Ma io lo considero una tipologia di lavoro che non include, mentre l'inclusione è una componente fondamentale del lavoro».

Lavorare sempre da soli rischia di far sentire la persona isolata e abbandonata e, alla lunga, a portare forme di rigetto verso questa modalità. «Come è avvenuto negli Stati Uniti. Per questo, adesso si sa che il tempo lavorato da remoto deve essere soltanto una parte del tempo totale e che è importante mantenere un contatto diretto con l'azienda. Il nostro programma prevede, infatti, che le persone svolgano da remoto al massimo due giorni la settimana», spiega Rodolfo Landini, direttore Servizi centrali Italia, Grecia, Centro ed Est Europa, Russia e Medio Oriente di Accenture, una società di consulenza direzionale che ha condotto di recente una ricerca sul fenomeno e in dicembre ha organizzato il convegno «Remote Working - Nuove tecnologie e organizzazione del lavoro».

Il gap tecnologico, i costi per «attrezzare » l'abitazione del telelavoratore sono l'altro grande ostacolo alla diffusione del telelavoro. «In Italia la diffusione della tecnologia è ancora bassa — dice Solari — . Ma non sono soltanto la perdita di controllo diretto o i costi a frenare i datori di lavoro». «Il punto fondamentale — spiega Treves — è che il telelavoro è una modalità di prestazione che modifica la struttura e l'organizzazione dell'impresa e questo non è nelle corde dell'imprenditoria e dell'amministrazione pubblica italiane». Non è un caso se le aziende che offrono maggiormente la possibilità di lavorare da remoto appartengono al settore delle telecomunicazioni come Telecom Italia, che ha cominciato l'esperienza nel 1998 e a cui è stata riconosciuta la qualità di best practice a livello nazionale e internazionale.

Eppure si risparmia. E non mancano le esperienze positive. «Stiamo cambiando sede — racconta Landini — e l'incremento dei nuovi spazi è meno che proporzionale alla crescita del personale perché, grazie al fatto che parte dei dipendenti che operano in modo stanziale lavora in remote working, abbiamo potuto razionalizzare gli uffici in funzione del modo di lavorare. Per noi è un risparmio sui costi per la sede. Per il lavoratore questo significa un guadagno in termini di tempo e di benzina perché non deve viaggiare per arrivare in ufficio. British Telecom, per fare un esempio, dopo dieci anni di telelavoro ha risparmiato 300 milioni di euro di spesa per gli immobili e 1.800 anni di tempi di trasferta per il personale».

E a guardare al rendimento del lavoratore il guadagno è sicuramente ancora a vantaggio dell'azienda. «Le ricerche — conferma Solari — indicano che il telelavoratore rischia di lavorare troppo». Se ne sono accorte le Poste Italiane, che hanno avviato una sperimentazione nel contact center e contano in due anni di avere 500 dipendenti in telelavoro. «L' aumento della produttività media dei nostri telelavoratori tocca il 30% — dice Ruggero Parrotto, responsabile della formazione, comunicazione interna dell'azienda —. Abbiamo avuto una riduzione dei giorni di malattia e dell'assenteismo del 25%». L'esperimento di telelavoro è andato bene, tanto che a settembre è stato lanciato un altro progetto nel settore dell' informatica. «Venti referenti informatici che controllano i grossi calcolatori lavorano da remoto — prosegue Parrotto —. Il successo del primo progetto ha vinto la resistenza dei capi, che sono abituati ad avere i lavoratori vicini».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.voicecube.it

sabato 17 gennaio 2009


YouTube preme il tasto "mute"
Senz'audio i video con copyright
Il colosso per la condivisione di filmati in rete mette i paletti. Niente audio oppure sostituzione con tracce musicali libereMa il popolo del web insorge: limiti alla creatività
SE VI CAPITA di andare su YouTube per vedere e ascoltare il video di "Believe it Or Not" del gruppo rock canadese Nickelback o "Laundromat Blues" del chitarrista Albert King e non sentite nulla, state tranquilli: non avete nessun problema di udito, le vostre cuffiette non si sono rotte, né tanto meno avete gli altoparlanti del portatile fuori uso. E' YouTube che ha premuto il tasto "mute". Ossia ha tolto l'audio per quei video caricati sul sito di condivisione online che violavano le leggi sul copyright.

Sotto ai video incriminati compare in maiuscolo una "notifica" con la scritta: "Questo video contiene una traccia audio il cui utilizzo non è stato autorizzato da tutti i detentori del copyright. L'audio è stato disattivato". Il messaggio prosegue poi consigliando gli utenti di leggere attentamente le informazioni sul copyright.

YouTube, con le sue 13 ore di video caricate al minuto e con i suoi 300 milioni di utenti mensili, rappresenta il più importante sito internet di video del mondo. Fino ad oggi accadeva che gli utenti caricavano sulla piattaforma, proprietà di Google, videoclip dei loro cantanti preferiti o video fatti in casa, dalle feste di bambini ai matrimoni, dai collage di foto fino alle immagini delle vacanze, utilizzando molto spesso come colonna sonora una musica d'autore. Se si dà un'occhiata ai canali più popolari di YouTube si vedrà, infatti, che su dieci sette sono legati alla musica. Bene, da adesso la musica nella casa dell'azienda californiana sembra essere cambiata. YouTube, che rappresenta da anni un punto di riferimento importante per tutti gli appassionati di musica, ha messo dei paletti: il "silenzio" dell'audio di quei video protetti dal copyright o la sostituzione con tracce musicali libere.

Mercoledì 14 gennaio sul blog di YouTube appare un post dal titolo: "User Choice and Music Licensing" (La scelta dell'utente e la licenza musicale), nel quale il Team di YouTube mette in guardia i propri utenti avvisandoli delle nuove regole. "In precedenza, quando veniva inserito un video soggetto ad un marchio (etichetta) musicale o altri diritti soggetti a copyright - si legge sul blog - l'audio veniva bloccato, e il video veniva automaticamente tolto. L'uploaders (chi carica il video) poteva comprare i diritti (ad esempio come "fair" utilizzo) o utilizzare il nostro strumento AudioSwap per sostituire la traccia con una della nostra libreria musicale. Ora abbiamo aggiunto un'ulteriore scelta. Invece di eliminare automaticamente i video da YouTube, diamo agli utenti la possibilità di modificare il video, eliminando la musica soggetta a diritto d'autore e caricare una nuova versione, e molti stanno scegliendo tale opzione".

Ma il popolo della rete non ci sta e critica la scelta adottata da YouTube. Anzi il sito mashable.com sostiene che la scelta adottata dal sito di video sharing produrrà alcune conseguenze. Tra queste: niente più musica nei video animati, niente più remix di film, niente più video di chitarristi e di rock band. Ma Maria Ferreras, Strategic partner development manager di YouTube, cerca di rassicurare i propri utenti: "La possibilità di modificare il video, togliendo o sostituendo l'audio coperto da diritti, rappresenta per gli utenti di YouTube una nuova e importante opportunità rispetto al passato. In questo modo non vedranno più il loro video bloccato ma lo potranno mantenere pubblico, semplicemente cambiandone la traccia audio. Questa è secondo noi la soluzione migliore per valorizzare i contenuti degli utenti mantenendo l'integrità dell'opera iniziale e rispettando al contempo i proprietari di diritti"

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.sitissimo.com

venerdì 16 gennaio 2009


Già in Rete il nuovo album di Springsteen
Ecco «Working on a dream»: clima da sogno americano per musica e testi. E il titolo dedicato a Obama

MILANO — Ancora una volta il nuovo album di Bruce Springsteen — «Working on a dream» — è già in rete prima dell'uscita ufficiale. Quattro brani erano reperibili pressoché ovunque, gli altri circolano fra gli appassionati (che non lo fanno per pirateria — compreranno tutti il disco — ma per una forma di morbosa curiosità). Copertina e elenco delle canzoni con testi e copertina sono reperibili su un sito ufficiale.

OTTIMISMO - Se la musica avesse il potere di influenzare le borse in questi giorni Wall Street dovrebbe avere la sua riscossa. Perché «Working on a dream» l'album numero 24 del Boss, è un concentrato di ottimismo, un disco in battere (e non in levare) che proprio nel brano che dà il titolo all'album e che ha accompagnato per mesi la campagna elettorale di Barack Obama, racchiude un nuovo sogno americano cui il Boss dà forma e suoni come solo lui sa fare. È un inno al duro lavoro e alla riconquista dell' «marican dream» attraverso dedizione, impegno, tensione morale. Un album scritto e realizzato di getto, come lo stesso Bruce ha anticipato, con la E Street Band utilizzata al meglio, in un clima di riscossa e speranza.

I BRANI - Gran belle canzoni, a un primo ascolto: a cominciare dal clima di leggenda country-rock di «Outlaw Pete», simpatico fuorilegge nato nei monti Appalaci, spirito libero che nemmeno l'amore per una bella ragazza Navajo riesce a domare. Una sequenza che ricorda molto da vicino «I was made for lovin' you» dei Kiss. «My Lucky day» è tipicamente sprigsteeniana, basata su amore e passione, come pure «Queen of the supermarket», un innamoramento ironico-surreale fra carrelli e alimentari, che si conclude ogni sera alla Cassa 2. «What love can do» è una ballata sui miracoli dell'amore che può anche cancellare il marchio di Caino che ci portiamo appresso. Sublime «Life itself» con versi come «Eri così bella ai miei occhi, bella come la vita stessa». «Tomorrow never knows» è una ballata intensa in stile country- bluegrass sull'incertezza del domani, cortissima (poco più di due minuti), ma molto incisiva. Superallegra «Surprise, Surprise », canzone da festa di compleanno a sorpresa. Molto più triste «The last carneval». Traccia extra «The Wrestler», utilizzata nell'omonimo film (protagonista Mickey Rourke), già premiata ai Golden Globe.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.blog.nj.com

giovedì 15 gennaio 2009


Salve a tutti, sono appena tornato dalle vacanze americane e pronto per le prime prove di Portimao dal 23 al 25 Gennaio. Ma prima di questo Test ci sarà un impegno molto importante per Aprilia dove sarò presente anche io. Infatti il 15 e il 16 Gennaio presso il Forum di Grimaldi a Montecarlo avrà luogo una grande Convention Aprilia con tutti i dealer europei. Saremo più di 1000 persone compreso il Presidente del Gruppo Piaggio, Roberto Colaninno. Per me sarà molto semplice e soprattutto comodo visto che dovrò solamente attraversare la strada…….che figata! E’ una grande occasione per me per conoscere tutti gli uomini e gli appassionati che vendono moto e scooter Aprilia in tutta Europa. Io e il mio compagno di Squadra Nakano siamo piloti Aprilia ma anche uomini-azienda e sappiamo benissimo che le corse servono anche e soprattutto a far vendere. Siamo entrambi contenti di aiutare l’ azienda alla divulgazione del marchio in tutto il mondo,cercando di ben figurare e avendo chiaro in mente un solo obbiettivo: lavorare sodo per vincere! Ora vi saluto e vi do appuntamento al giorno dopo l’evento di Montecarlo con altre news. Ciao

Max

articolo e immagine tratti da www.max-biaggi.com

mercoledì 14 gennaio 2009


Crisi, manager della Toyota comprano
automobili nuove per salvare l'azienda
Oltre 2000 dirigenti acquisteranno una vettura per sostenere le vendite

TOKYO

Sono 2.200 i manager di Toyota Motor, il leader mondiale dell’auto, che volontariamente acquisteranno un’auto della casa di Nagoya entro la fine di marzo negli sforzi per sostenere le vendite colpite dalla crisi economica mondiale. L’iniziativa, decisa nel corso di una riunione dei dirigenti di venerdì scorso, «non ha alcun valore vincolante», come precisato dalla compagnia. Tuttavia, vuole essere un segnale «forte» e di «indiscussa attenzione» da parte dei manager che già hanno accettato di decurtarsi lo stipendio di fronte a una congiuntura negativa che potrebbe avere ulteriori effetti sul settore.

L’insolita misura, con i funzionari che acquisteranno in massa dal loro datore di lavoro prodotti che sono tra i più cari sul mercato, rimarca - secondo gli analisti - il delicato momento vissuto dall’industria delle quattro ruote a livello globale. Non ci sono indicazioni sui modelli da comprare, così come la Toyota - in base a quanto sottolineato dal quartier generale - non procederà a fine marzo, in coincidenza con la chiusura dell’anno fiscale, alla verifica dell’acquisto o meno dei veicoli dai manager. C’è peraltro da aggiungere che la compagnia nipponica non è nuova a questo genere di campagne aziendali: già verso la fine dello scorso anno, infatti, l’iniziativa - sempre su base volontaria - aveva interessato i top manager, ma questo nuovo passaggio interessa tutti i quadri.

La domanda ha subito una brusca contrazione, penalizzando l’export al punto che Toyota ha a sorpresa ammesso di aspettarsi la prima perdita della sua storia a fine esercizio. In più, le vendite sul mercato interno a novembre dello scorso anno sono scese del 27,6%, a circa 108.000 unità, per quella che è la più ampia discesa mensile da ottobre 1976.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.blogmotori.com

martedì 13 gennaio 2009

Texas, il 27 gennaio Larry morirà


È accusato di aver stangolato a morte la nipote di un senatore

Mobilitazione sul web per salvarlo

Il condannato si è sempre detto innocente. Nuovi elementi lo scagionerebbero. Dall'Italia una petizione online

Il 27 gennaio potrebbe essere l'ultimo giorno di vita di Larry Swearingen. Quel giorno Larry avrà 37 anni. Fa sensazione conoscere la data della propria morte. Uno stillicidio: prima di giorni, poi di ore, infine di minuti e un'iniezione letale lo manderà all'altro mondo. Larry, che si è sempre proclamato innocente, è rinchiuso nel braccio della morte in Texas da dieci anni ed è stato condannato a morte nel dicembre del 2000 per aver strangolato Melissa Trotter, nipote di un senatore. Melissa Trotter, 19 anni, sparì l'8 dicembre del 1988 da un college nei pressi della città di Conroe in Texas. Il corpo della ragazza fu trovato 25 giorni dopo in un bosco da alcuni cacciatori. Larry era un elettricista che conosceva la ragazza e aveva un piccolo precedente penale. Inoltre, fu una delle ultime persone a vederla in vita. Subito sospettato e dopo tre giorni incarcerato con la scusa di aver violato il codice della strada.

LE ACCUSE - La giuria lo ha condannato dopo aver sentito la testimonianza della dottoressa Joye M. Carter che nel referto dell'autopsia scrisse che il corpo della ragazza era stato abbandonato 25 giorni prima del ritrovamento. La storia dei 25 giorni è stata fatale a Larry. L'accusa è riuscita a farlo condannare utilizzando prove indiziarie. Dopo nuove perizie, eseguite da tre esperti, si è scoperto che gli organi interni della povera ragazza erano in perfetto stato di conservazione. Ciò significa che il corpo poteva essere stato abbandonato dai 10 ai 14 giorni prima del ritrovamento e non 25 come è stato detto. Una differenza di circa 10-15 giorni che scagionerebbe Larry Swearingen in quanto in quei giorni era già in carcere.

LE PROVE A DISCARICO - Il 31 ottobre del 2007 la dottoressa Carter, in una dichiarazione sotto giuramento, concordava con le risultanze delle nuove perizie. Un'ammissione quindi che quanto da lei dichiarato nel 2000 era errato. A cascata dopo questo nuovo elemento fondamentale si è anche saputo, solo a processo chiuso, che la vittima, qualche giorno prima della sparizione, aveva ricevuto minacce telefoniche da parte un sadico che le preannunciava una morte simile a quella che ha fatto. Come se non bastasse sulla ragazza sono stati trovati peli pubici di un uomo il cui «Dna» non è quello di Larry. Sotto le unghie della ragazza sono state trovate tracce di sangue. Anche questo è risultato non essere di Larry .

L'AMICO ITALIANO - Tutti questi elementi non sono stati sufficienti al giudice Fred Edwards, presidente del processo, per riaprire il caso: «Inopportune» le ha definite. Lo scorso 26 dicembre , come un regalo di Natale, è stata stabilita la nuova data dell'esecuzione: il 27 gennaio. Larry in Italia ha un amico: Gianluca Ferrara, direttore editoriale di una casa editrice. Ferrara ha organizzato una colletta e inviato 3500 dollari per pagare uno speciale test per dimostrare l'innocenza dell'amico. E ha organizzato anche una petizione su un sito internet: www.congliultimi.it. Larry e Gianluca giocano a scacchi attraverso delle lettere. Per corrispondenza, disegnando i movimenti delle pedine. Ma l'ultima mossa potrebbe essere quella del boia.


articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.cache.daylife.com

lunedì 12 gennaio 2009


Tramvia, caos traffico alla rotatoria della Federiga
Chiude la rotatoria della Federiga, tra viale Nenni e via Foggini, che collega Firenze e Scandicci. Una sola bretella a senso unico per auto e moto I lavori dureranno due mesi e mezzo
Non resta che incrociare le dita. «E´ l´ultimo cantiere problematico della tramvia», avverte il vice sindaco Matulli. E preoccupante lo è davvero. Da stamani e per due mesi e mezzo si blocca la circolazione intorno alla rotatoria della Federiga, all´incrocio tra viale Nenni e via Foggini. Di traffico lì non ce n´è poco. La rotatoria serviva fino a ieri come svincolo per il traffico del quartiere, per andare verso il centro a Firenze, per andare a Scandicci. In cambio, tutto questo esercito di auto e motorini avrà solo una piccola bretella a senso unico, più in alto della rotatoria, ricavata dalla riduzione del cantiere di viale Nenni, un piccolo passaggio riasfaltato per l´occasione tra via Baccio da Montelupo a via del Pollaiolo. Tra una decina di giorni poi, annuncia il preoccupato ma collaborativo presidente del Quartiere 4, Giuseppe D´Eugenio, verrà riaperto il collegamento tra viale Etruria e viale Piombino, all´altezza di via Siena. «Un intervento - dice - che servirà a alleggerire via Baccio da Montelupo e un´anticipazione della sistemazione definitiva della viabilità in questa zona».

Da stamani vigili e tecnici dell´assessorato alla mobilità saranno costantemente al lavoro. Prova e sorveglia, è la parola d´ordine per cercare di trovare rimedi via via che si presentino guai. La paura, è innegabile, c´è. Il cantiere, d´altra parte è inevitabile, spiega Matulli. Deve unire il tratto di tramvia tra la fermata di via Foggini e la rotonda di San Lorenzo a Greve. Già lì si sta lavorando, sul viale Nenni anche. Si tratta adesso di preparare il suolo e mettere giù i binari nell´ultimo tratto, bisogna fare alla svelta perché la questione delle terre inquinate da rimuovere da viale Nenni ha fermato a lungo ogni attività in quella zona e ha ritardato i lavori alla Federiga. Che ora vanno fatti tutti insieme, anche perché in quel punto la strada curva e i binari devono essere messi in un´unica posa e non a tratti.
Due mesi e mezzo di cantiere alla Federiga fanno dubitare che la linea 1 possa essere pronta, se non il 31 dicembre scorso come era promesso ma non è successo, almeno il 16 marzo, l´ultima data stabilita. Matulli rassicura, spiega che se anche alcune opere accessorie, per esempio la sistemazione completa della rotonda della Federiga o la seconda rampa di piazza Paolo Uccello, non saranno pronte, il tracciato della tramvia sarà ultimato e potranno cominciare le prove. Dà i dati di quanto hanno lavorato nei cantieri durante le feste: dai 178 di prima di Natale ai 187 di adesso: «Se tra Capodanno e l´Epifania ce n´erano assai meno non è strano: siccome si tratta di lavoratori che vengono da fuori hanno lavorato nel periodo natalizio per concentrare dopo le ferie e andare a casa». Quanto alle eventuali penali da pagare per i ritardi da parte della ditta costruttrice Matulli dice che si stanno facendo le verifiche per stabilire le responsabilità.

articolo tratto da www.firenze.repubblica.it
immagine tratta da www.intoscana.it

domenica 11 gennaio 2009

L'uomo che ridà la vista ai poveri



Un ottico britannico vuole far avere a un miliardo di persone i suoi occhiali «auto-regolabili»

«DEVO RIUSCIRE A FARLI COSTARE MENO DI UN DOLLARO»

WASHINGTON (USA) - Joshua Silver ricorda perfettamente la prima volta che ha ridato la vista a un uomo. Si chiamava Henry Adjei-Mensah, era un sarto del Ghana. Aveva solo 35 anni, ma stava per ritirarsi. Non ci vedeva più, ed era troppo povero per permettersi la visita da un ottico. È stato a quel punto che Joshua gli ha dato gli occhiali che lui aveva inventato. È stato a quel punto che Henry ha sorriso, e ha detto: «Ora leggo anche quelle lettere lì, quelle piccole». E ha ripreso a lavorare. Da allora il dottor Silver, 62enne ex docente di Ottica all’università di Oxford, ha distribuito 30mila dei suoi occhiali in 15 Paesi del mondo. Ma i suoi piani sono molto più ambiziosi: far tornare a vedere un milione di indiani entro la fine dell’anno. E un miliardo di poveri entro la fine del prossimo decennio.

L'IDEA NEL 1985 - Tutto è cominciato il 23 marzo 1985. Silver, allora un semplice docente universitario, si chiedeva con un collega se fosse possible costruire lenti in grado di adattarsi senza l’aiuto di un ottico o di macchinari costosi. Occhiali, insomma, che chiunque potesse «tarare» da sé, regolandoli sulle necessità dei propri occhi. «Fu allora che capii come fare», spiega al quotidiano britannico Guardian. Costruì lenti di plastica, nelle quali pose una sacca con del liquido. Sulla montatura mise due piccole siringhe piene di quel liquido. Per adattare le lenti ai propri bisogni basta aggiungere liquido finché non si vede chiaramente. Poi si staccano le siringhe, si sigilla la montatura con un tappo, e gli occhiali sono pronti. «Il meccanismo è così semplice – spiega Silver – che quasi non serve dare istruzioni. Tutti quelli a cui abbiamo dato gli occhiali sono stati in grado di sistemarseli da sé, con grande precisione. E di tornare a vedere». Il punto (che Silver definisce «ovvio») è che occorre trovare un sistema per ovviare alla carenza di ottici in alcune zone del mondo. Negli Stati Uniti, o in Gran Bretagna, tra il 60 e il 70% delle persone porta occhiali. Nei Paesi in via di sviluppo la percentuale scende al 5%. E i motivi sono semplici. Anzitutto, in Gran Bretagna c’è un ottico ogni 4,500 persone, mentre nell’Africa Sub-Sahariana ce n’è uno ogni milione di abitanti. «E anche se ce ne fossero di più, nessuno potrebbe permettersi gli occhiali che vengono prodotti normalmente».

UN DOLLARO A PAIO - E tutto questo, continua Silver, influenza «l’educazione, l’economia, la qualità della vita». Senza occhiali, gli studenti non possono vedere bene la lavagna. I pescatori non possono ripararsi le reti, le donne I propri abiti, gli autisti di autobus non riescono a vedere bene le (spesso pessime) strade su cui guidano. Gli occhiali di Silver risolvono molti di questi problemi. Perché chiunque può «aggiustarli» da sé. E perché costano pochissimo: «Per ora siamo a 19 dollari, ma l’obiettivo è scendere di molto». Quanto? «Un dollaro l’uno». Certo, gli ostacoli verso gli obiettivi di Silver non mancano. Il primo, confessa, è che gli occhiali «per ora sono brutti, sembrano usciti da un vecchio armadio di Woody Allen. Ma sul design possiamo lavorare, e comunque l’importante è mantenere il prezzo bassissimo». Già, perché proprio il costo è il secondo problema. Se l’obiettivo è dare occhiali a miliardi di persone, anche un dollaro a occhiale è troppo. Il Dipartimento della Difesa Usa ne ha acquistati 30mila, e li ha distribuiti in Africa: «Ho visto persone camminare sorridendo, in Angola, perché potevano rivedere il loro villaggio. E non lo facevano da quando erano bambini», dice il maggiore dei Marine Kevin White. In India il progetto sarà aiutato da Mehmood Khan, attivista e manager. «E il nostro sogno», spiega proprio Khan, «è che Onu e governi capiscano il valore di questo progetto. E ci aiutino». Silver dice che i suoi occhiali non possono risolvere tutti i problemi. «Non funzionano contro l’astigmatismo. E non possono sostituire un ottico nella diagnosi di glaucoma o altre malattie». Ma sa che la sua idea è buona. «Non ho mai portato occhiali in vita mia», dice. «E penso sia il modo con cui Dio mi dice che sto andando nella direzione giusta».

GUARDA IL VIDEO:

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.physics.ox.ac.uk

sabato 10 gennaio 2009



E' spesso una beffa l'iniziativa del governo: fate le vostre segnalazioni
FIRENZE. Sono circa 30mila le «carte acquisti» distribuite in Toscana, quelle tessere azzurrine comunemente ribattezzate social card che si stanno sempre più rivelando una sorta di via crucis per anziani e famiglie in difficoltà economica. Dopo la beffa della lettera di Tremonti arrivata a casa di centinaia di migliaia di persone che in realtà non avevano i requisiti per ottenere la card, dopo la trafila ai patronati per riuscire a capire se si aveva o meno diritto di richiederla, dopo le code agli uffici postali, adesso l’ultima stazione è rappresentata dall’utilizzo pratico della carta. Alla Unicoop Firenze, per tagliare la testa al toro e scongiurare il ripetersi di code alle casse e di situazioni imbarazzanti, stanno facendo stampare dei cartelli che verranno sistemati in tutti i 94 punti vendita della cooperativa per chiedere ai possessori di social card di chiamare il numero verde del ministero prima di mettersi in fila alla cassa, oppure di rivolgersi al box delle informazioni dove è possibile accertare se la card è carica e conoscere a quanto ammonta il credito residuo. Prova e riprova... Alla Unicoop Tirreno si sono registrati gli stessi problemi, tanto che Massimo Tardani, responsabile dei sistemi organizzativi della cooperativa, ha parlato di «delirio tecnologico». Quando il possessore di social card arriva alla cassa, infatti, non sempre è certo del fatto che la sua card sia stata caricata e soprattutto quasi mai ricorda a quanto ammonta il credito residuo nel caso l’abbia già utilizzata almeno una volta. E allora cosa succede? Se l’importo della spesa è superiore, anche di pochi centesimi alla disponibilità residua della card, il terminale del pos utilizzato anche per bancomat o carte di credito registra l’annullamento dell’operazione. «A quel punto - spiega Tardani - molto spesso il cliente ci riprova, togliendo qualche prodotto dalla spesa, e se la transazione non va a buon fine elimina qualche altra confezione ancora, nella speranza di riuscire ad utilizzare il credito residuo». Una situazione davvero imbarazzante alle casse, dove certamente non fa piacere rendere noto agli altri clienti in fila di essere in possesso della «tessera dei poveri». Le proteste dei beneficiari della card e delle grandi catene di distribuzione ha fatto sì che la Mastercard, la società che gestisce per conto del ministero il meccanismo di pagamento, si sia impegnata a rendere visibile anche il credito residuo, anche se non è ancora chiaro quando ciò avverrà e quale sarà il sistema prescelto. Caos fin dall’inizio. Ma il «delirio tecnologico» di cui parla Tardani è solo l’ultimo atto di una serie di problemi connessi con l’avvio di un meccanismo così complicato e costoso di sostegno ai bassi redditi. I primi a farne le spese, oltre ai diretti interessati, sono stati i patronati, incaricati di assistere i cittadini nella compilazione di una domanda particolarmente complicata. «I primi problemi sono nati per il fatto - spiega Amos Fabbri, responsabile per la Toscana dell’Inca Cgil - che molti cittadini che privi dei requisiti hanno ricevuto ugualmente la lettera del ministero che pubblicizzava l’iniziativa. Non è stato facile spiegare che non avrebbero avuto la tessera. Tanti anziani non riuscivano a farsene una ragione». Stessa situazione all’Inas Cisl: «Nei nostri uffici abbiamo avuto un grande afflusso - spiega Marco Manfredini, direttore regionale - ma non più del 20% era in possesso dei requisiti, anche perché basta avere un’indennità di accompagnamento per essere esclusi». Un autentico caos, insomma, in qualche caso basta avere un reddito minimo, come una pensione di guerra, che non finisce neppure sul Cud per essere esclusi. Per non parlare dei genitori di bimbi che stanno per compiere tre anni: a far decadere il diritto è l’effettivo compimento dell’età, oppure si considera la classe anagrafica? Alle Poste, poi, nuovo passaggio, per ricevere la tesserina azzurra, ma senza avere la certezza che sarà mai caricata: secondo i dati dell’Inps, infatti, ad oggi solo il 65% di chi ha ottenuto la social card avrà l’accredito di 120 euro trimestrali. Ci sono poi quei cittadini, come nel caso della signora De Pirro di Porto Santo Stefano di cui abbiamo riferito ieri o del nuovo caso di Livorno di cui parliamo in questa pagina, che hanno diritto al sussidio e che quando presentano la card vengono respinti perché il credito segna inspiegabilmente zero euro. Per non parlare dei 52mila che attendono ancora di sapere se la loro domanda è accettata, senza contare il fatto che, accanto a 130mila domande respinte per carenza di requisiti, ci sono anche ottomila richieste
bloccate per motivi formali, spesso per l’incompletezza dei dati anagrafici. Senza risposta. Dal ministero si assicura che a tutti i richiedenti verrà comunque inviata una lettera nella quale si spiegherà quali sono le ragioni che hanno impedito di «caricare» la Carta acquisti. Giusto, il problema è che almeno diecimila toscani hanno in mano una tesserina azzurra che non sarà servita a niente, se non a ingolfare gli uffici dei patronati, a intasare gli uffici postali, a impegnare l’Inps in faticose verifiche, a bloccare le casse dei supermercati. Insomma, davvero un delirio. E non solo tecnologico.

articolo tratto da www.iltirreno.repubblica.it
immagine tratta da www.files.splinder.com

venerdì 9 gennaio 2009


Un nuovo anno va iniziato con dei buoni propositi. E quale miglior proposito della disdetta del canone RAI? Difficile trovarne uno migliore. Il canone è utilizzato dai partiti per informarvi che a gennaio nevica e che ad agosto si va in vacanza. Del processo Mills/Berlusconi o del processo Bassolino non c'è mai traccia. La Forleo e De Magistris sono trattati come magistrati deviati e rompicoglioni. La prima serata è dedicata al pensiero di Gasparri e Cicchitto. Giornalisti (?) come Riotta e Mimun diventano direttori di testata.
I fili dell'informazione sono in mano ai partiti. La RAI è uno strumento di propaganda del PDL e del PDmenoelle. La RAI è anche un'orgia, si accoppiano tra di loro per moltiplicarsi. Amanti, sorelle, fratelli, figli, ex mogli e futuri mariti. Migliaia. Un kamasutra sempre in onda. La RAI dovrebbe essere un servizio pubblico, ma è un servizio pubblicitario. Più pubblicitario, che pubblico. Vogliono la pubblicità? Rinuncino al canone. Vogliono il canone? Rinuncino ai partiti. Per ora non si fanno mancare niente. Pubblicità, censura dei partiti, famigli, veline e fiction alla Saccà.
Un servizio di informazione pubblico è necessario, ma per essere pubblico non deve dipendere da Veltrusconi. I modelli ci sono, come la BBC, basta prendere esempio. Da ora fino a novembre si può dare la disdetta del canone. Non paghiamo più per la merda di regime. Per novembre la RAI deve chiudere o cambiare. Due canali senza pubblicità e fuori dal controllo dei partiti mi sembra un buon obiettivo.Chi disdetta il canone può iscriversi al gruppo di Facebook: Cancelliamo il canone RAI.
Le istruzioni :
- Prendere il libretto senza strapparlo in mille pezzi
- Copiare il numero di ruolo dal libretto di abbonamento alla televisione. In assenza chiedere un duplicato con raccomandata A.R. all'indirizzo abbonamenti TV (1° ufficio entrate Torino - S.A.T. Sportello Abbonamenti Tv - Casella Postale 22 - 10121 Torino)
- Non avere pendenze come arretrati o multe
- Versare 5,16 euro con vaglia postale, specificando nella causale del versamento "per disdetta canone numero di ruolo" (scrivere il proprio numero di ruolo)". Beneficiario del versamento: S.A.T. casella postale 22, 10121 TORINO; l'agenzia di pagamento: TORINO VAGLIA E RISPARMI
- Staccare dal libretto la cartolina "d", (la "b" se il libretto è recente) intitolata "denuncia di cessazione dell'abbonamento tv". Barrare la casella 2 che ha la richiesta di suggellamento e compilare gli spazi segnati riportando numero del vaglia e data del versamento
- Nello spazio sottostante vi è lo spazio per per la data di spedizione della cartolina: va riportata e apposta la propria firma. Sul retro della cartolina riportare nome, cognome e indirizzo del titolare che intende disdire. Correggere eventualmente il vecchio indirizzo URAR TV in S.A.T.
- In mancanza della cartolina per la denuncia di cessazione dell'abbonamento, usare la cartolina per le comunicazioni generiche e scrivere:
"Il sottoscritto (nome, cognome, indirizzo) chiede la cessazione del Canone TV e chiede di far suggellare il televisore (numero di ruolo:...) a colori detenuto presso la propria abitazione. A tale scopo ha corrisposto l'importo di 5,16 euro a mezzo vaglia postale n.... del.../.../... sul quale ha indicato il numero di ruolo dell'abbonamento"
Fare una fotocopia della cartolina (davanti e dietro). L'originale della cartolina va spedito con raccomandata ricevuta ritorno all'indirizzo già stampato.
- Attendere il ritorno della ricevuta di ritorno
- Spedire con raccomandata A.R. all'indirizzo del S.A.T. il libretto di abbonamento originale completo con tutto quanto contenuto, tenendo a casa le ricevute dei pagamenti degli ultimi 10 anni (o da quando si è abbonati).

La disdetta va completata entro il 30 novembre 2009. A fronte di quanto sopra, la RAI potrà rispondere richiedendo i vostri dati anagrafici (ancora?), la marca dell'apparecchio da suggellare e dove si trova.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

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articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.andreabraconi.files.wordpress.com

giovedì 8 gennaio 2009

Polenta calda a domicilio, paga il Comune


In Veneto primo caso di welfare locale. Targato Lega

CORNEDO VICENTINO (Vicenza)
Se ne infischia della riforma Gelmini, perché s’è comprato tutte le scuole. Non teme che il soffitto della classe cada sulla testa dei ragazzi, perché alla manutenzione pensano i suoi operai. Non aspetta le classi-ponte per gli immigrati, perché ha già un drappello di maestre pensionate che si dedica gratis all’«alfabetizzazione di sostegno». Non apposta i vigili sulla superstrada per campare di autovelox, perché li spedisce casa per casa a controllare le residenze. Non semina telecamere a ogni angolo, perché dispiega ovunque nonni socialmente utili. Non aspetta con ansia la social card, perché consegna ogni giorno decine di pasti caldi agli anziani poveri o soli. Dopo lo stato sociale, ecco il Comune sociale. Un modello di local welfare sperimentato a Cornedo Vicentino, comunità (è il caso di dirlo) di 12 mila anime nella valle dell’Agno, sulle colline che salgono dolcemente fino a Recoaro nella ex Marzotto-Valley.

Certo, in tempi di crisi e assistenza pubblica che arretra, sembra quasi un sogno un sindaco che manda a casa la polenta calda a chi non se la sente di uscire. O che offre lo scuolabus a tariffe super scontate e con nonnetto incorporato, seduto tra i bambini per controllare che tutto fili liscio. Già, ma chi paga? «Mai sforato il patto di stabilità, mai tartassato i cittadini di multe, mai toccata la nostra Ici al 5 per mille per tutti, mai abboccato ai derivati che ci offrivano le banche», racconta con fierezza Lucio Vigolo, 52 anni, professione farmacista («non titolare», ci tiene a precisare), figlio di operai, ex studente lavoratore, eletto sindaco nel 2004 dopo aver fatto l’assessore al bilancio per dieci anni.

All’appuntamento con il cronista «foresto» arriva in ritardo perché il giovedì è giorno di mercato, e la passeggiata tra quei cinquecento metri di bancarelle che si snodano tra la piazza della chiesa e il municipio sono il suo sondaggio settimanale. «Ascolto tutti, cerco di capire di che cosa ha bisogno la gente e provo a fabbricare la soluzione», racconta. E te lo immagini a fare il sindaco con il camice da farmacista. Ascolta e poi trova la soluzione con il bilancino, ovvero facendo bastare quei 14 milioni di entrate annuali sui quali può contare la sua Cornedo. Racconta che la prima cosa che ha fatto, nell’estate di quattro anni fa, è stata la rimozione a tempo di record dell’amianto dal tetto di una scuola. Ma di solito non ci deve pensare la Provincia? «No, qui pian piano ci siamo comprati tutte le scuole e adesso non dobbiamo chiedere niente a nessuno», spiega orgoglioso. E quante scuole potrà avere un paese di 12 mila abitanti, con tre frazioni e un capoluogo? Quattro materne, tre elementari, una media più un nido: totale nove, tre delle quali «private». Dove le virgolette sono d’obbligo perché, per non correre rischi, a Cornedo si sono comprati anche i muri delle scuole cosiddette paritarie (e le finanziano con 100 mila euro l’anno). Alla manutenzione ovviamente pensa il Comune, con una squadretta di suoi operai.

Negli ultimi cinque anni, l’edilizia scolastica ha richiesto interventi per oltre due milioni e mezzo di euro e altri tre milioni abbondanti sono serviti a deviare il traffico fuori dall’abitato. Poi c’è una bella pista ciclabile nuova di zecca che corre lungo l’Agno e fa parte di un percorso provinciale di 26 chilometri. Tutto finanziato con fondi europei, fondi comunali e mutui a tasso fisso con la Cassa depositi e prestiti. Insomma, gestione senza rischi e senza patemi. Eppure i piazzisti di derivati sono arrivati a bussare perfino qui, attirati da quei mutui per oltre 5 milioni. Racconta il sindaco: «Sono venuti a più riprese i funzionari di tre banche per propormi di passare al tasso variabile agganciato a prodotti derivati. Ma non ci ho visto chiaro e ho pensato che per casa mia o per la farmacia non avrei mai preso rischi del genere».

Dove invece le casse di Cornedo hanno davvero rischiato di saltare per aria è sugli Lsu, ovvero i lavoratori socialmente utili. Manco fossimo in Sicilia. In un municipio che ha solo 49 dipendenti, quella ventina di pensionati che per 400 euro al mese aiutano i bambini a traversare la strada, sorvegliano i parchi o recapitano i pasti ai malati, sono fondamentali. Esistono dal 1994, ovvero da quando una Finanziaria dello Stato li ha istituiti, e Cornedo è stato il primo municipio veneto a fare il bando. Ma nel 2007 l’ispettorato del lavoro, al termine di una lunga istruttoria e di minuziose audizioni dei nonnetti (ma non del sindaco), intima al Comune di assumere tutti gli Lsu e di pagare gli arretrati. Uno scherzo da milioni di euro. Il dottor Vigolo sospende i servizi affidati ai nonni-vigili, ma impugna il provvedimento attraverso l’Anci, l’associazione dei Comuni. E poco prima di Natale gli danno ragione: l’ispettorato fa marcia indietro e tutto viene ridimensionato a mero equivoco. Dunque, via libera allo sfruttamento del vecchietto? Manco per idea. Il sindaco ci tiene a mostrare alcune lettere di Lsu per i quali anche quei pochi euro erano importanti. E oggi sono tornati al lavoro 16 pensionati, ex insegnanti compresi.

E il profeta del Comune Sociale quanti soldi si prende? Lui esibisce orgoglioso la sua busta paga da 1.088 euro netti e poi, se deve proprio dirla tutta, «come farmacista dipendente, a fare il sindaco ci rimetto 600 euro al mese». E perché si è buttato in politica, prima come assessore e poi come primo cittadino? «Era il 1993, c’era Tangentopoli e tutti ci lamentavamo dello schifo dei partiti, così ho pensato che fosse giusto impegnarsi per il bene del proprio territorio e della propria gente». Prima, pare che si fosse dedicato solo all’atletica (è arrivato ai nazionali sui 400 metri) e al volontariato. Tra l’altro, se a Cornedo non c’è una barriera architettonica, forse è anche perché uno dei suoi figli è disabile. E non sembrano esserci neppure vere barriere contro lo straniero. Il paese è disseminato di tricolori, ricordi risorgimentali e monumenti della Grande Guerra. Bandierine bianche rosse e verdi con la scritta «Compra italiano» spuntano su molte bancarelle, ma nessuno litiga con gli ambulanti cinesi e qui ci sono perfino un negozio equosolidale e un localetto che fa i kebab. Gli immigrati sono il 9 per cento della popolazione, «dato reale». Il perché di tanta certezza lo spiega ancora il sindaco: «La nostra vera unica misura di sicurezza è il controllo continuo dell’effettiva residenza, perché molti stranieri non hanno la cultura dell’anagrafe e magari si dimenticano di segnalare i cambi».

Insomma, qui nel profondo Veneto, niente sindaco sceriffo. Alla faccia di mode e luoghi comuni. E questo farmacista figlio di operai non ha in tasca la tessera del Pd, ma quella della Lega Nord. Che qui, chissà perché, piglia quasi il 40 per cento dei voti.Il sindaco di Favignana Lucio Antinoro ha guidato ieri mattina l’occupazione simbolica del traghetto «Filippo Lippi», iniziando lo sciopero della fame contro il drastico taglio ai collegamenti marittimi assicurati dalla Siremar, gruppo Tirrenia. La riduzione dei collegamenti è prevista dal 14 gennaio e ciò si aggiunge alla sospensione della linea di collegamento dell’aliscafo Napoli-Ustica-Favignana. «Vista la situazione non si può più stare ad attendere - dice il primo cittadino - bisogna agire per chiedere interventi urgenti e per evitare che il nostro turismo venga distrutto da scelte incomprensibili». Gli abitanti di Favignana hanno inviato tantissimi sms per sensibilizzate tutti gli amanti delle isole e hanno appeso coccarde viola. Iniziative che si aggiungono a quelle che in questi giorni hanno coinvolto tutte le isole minori della regione con proteste e occupazioni dei traghetti. Antinoro continuerà il digiuno fino a domani, quando, alle 11,30, incontrerà il ministro ai Trasporti Altero Matteoli, insieme a una delegazione di amministratori delle isole.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.finesettimana.it

mercoledì 7 gennaio 2009

L'oroscopo del 2009


A gennaio l’economia rallenta, ma tiene.
A febbraio Morfeo Napolitano nutre qualche preoccupazione per il PIL.
A marzo Tremonti implora gli italiani, Geronzi, Profumo e Passera di comprare Bot, Btp e CCT.
Ad aprile lo psiconano garantisce sul futuro dell’Italia.
A maggio Boss(ol)i rassicura che il federalismo è alle porte.
A giugno alle elezioni non ci va nessuno.
A luglio i nuovi disoccupati sono più di due milioni.
Ad agosto Morfeo Napolitano spiega in diretta televisiva che una possibile crisi lo inquieta.
A settembre Tremonti taglia del 30% le pensioni e gli stipendi del pubblico impiego. Sempre a settembre il debito pubblico supera i 1900 miliardi. Sempre a settembre lo psiconano si fa riprendere in via Montenapoleone a Milano a fare acquisti per rassicurare gli italiani. Bondi, Cicchitto e Gasparri passano tutti i pomeriggi alla Upim a riempire i carrelli.
A ottobre gli insegnanti non ricevono lo stipendio e le scuole sono chiuse.
A novembre falliscono le amministrazioni pubbliche di Roma, Napoli, Palermo e Bari. Sempre a novembre lo psiconano si reca due settimane alle Barbados per dare l’esempio e dimostrare a tutti che la crisi è un’invenzione dei comunisti.
A dicembre, dall’elicottero, mentre varca il confine austriaco, Tremonti dichiara la bancarotta dello Stato e il federalismo fiscale. Nel senso che ognuno si terrà per sé quello che gli è rimasto in tasca.
A dicembre lo psiconano decide di prolungare per qualche anno le sue vacanze e di farsi assistere dal super consulente Lucianone Gaucci per trattare il suo rientro in Italia ai domiciliari con i tribunali della Repubblica.
Buon 2009!

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.nunzyconti.files.wordpress.com

martedì 6 gennaio 2009

«I ghiacci artici ai livelli del '79»


I DATI DEL CENTRO DI RICERCA SUL CLIMA ARTICO DELL'UNIVERSITÀ DELL'ILLINOIS.

Dopo l'allarme scioglimento dei mesi scorsi, le superfici ghiacciate sono aumentate velocemente
MILANO - Il livello dei ghiacci artici è tornato ai livelli del 1979. Lo rivelano i dati, per certi versi sorprendenti, del Centro di Ricerca sul Clima Artico dell'Università dell'Illinois. Nei primi mesi del 2008 - riferiscono gli studiosi - la superficie ghiacciata aveva subito una forte riduzione, tanto che qualcuno aveva predetto la scomparsa totale dei ghiacci artici entro l'anno. Ma nei mesi invernali i territori ghiacciati sono aumentati velocemente invernali riportando i livelli a quelli di 30 anni fa.

LE CAUSE - Gli scienziati americani monitorano periodicamente la solidità del ghiaccio terrestre attraverso i satelliti. Ogni anno milioni di chilometri quadrati di ghiaccio si sciolgono e si risolidificano con l'arrivo dell'inverno, ma gli scienziati non si aspettavano un andamento così improvviso negli ultimi mesi. Bill Chapman, uno dei ricercatori del centro universitario, spiega che negli ultimi tempi le temperature nelle zone artiche sono state particolarmente rigide. A contribuire al raffreddamento sarebbe stato il calo dei venti che rende più facile la formazione di ghiaccio, lasciando uno strato di neve in superfice

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.joe-ks.com

lunedì 5 gennaio 2009

Saldi, assalto nel segno della diffidenza


C’è chi entra nei negozi con il taccuino in tasca
“Truffatore, il prezzo non è quello giusto”

TORINO

Un metro e settantacinque, capelli castani e diligentemente disordinati, elegante in un cappotto nero aperto su stivali neri che risalgono i jeans, fissa beffarda e felice la vetrina: «Beccati». Controlla il libriccino sottile con la copertina bordeaux, riesamina il prezzo: «Sì sì, proprio beccati». La signora Cristina, 42 anni, non ragioniera e neppure finanziera, impiegata nell’azienda del padre, è il prototipo, forse un tantino esasperato e compiaciuto, della «professionista dei saldi».

«Beccati» significa che la borsa in vetrina - Torino, zona centro - porta il prezzo di 449 euro, che scontati del 30 per cento diventano 315. «Ineccepibile». Allora la comperi, signora. «Non è ineccepibile affatto». Ed è qui il bello dell’agendina bordeaux: «Sabato 20 dicembre, quando sono passata nel pomeriggio, costava 399. E’ appuntato qui, vede? Con il 30% farebbe 280 euro. Hanno alzato prima di fare lo sconto».

Emblema esasperato del primo giorno di saldi. Ma è termometro - magari di vezzo e sfida - di acquisti comunque mirati, attesi, preordinati, rinviati, più che altro di un «Natale differito». Le professioniste raccontano del «buono» trovato alla sera della vigilia tra un tovagliolo e un bacio: «Per il giubbotto cui tieni tanto». «La tua borsa con la doppia cerniera interna», «il portafogli che hai visto da...». Non c’è odore di povertà o risparmio, ci sono sapore di attenzione e il profumo un po’ costretto della festa in due tempi.

E’ questo il popolo che il sabato dopo Capodanno si raggruppa nel centro, si affolla nelle cattedrali commerciali delle periferie e diserta un po’ i negozi di quartiere (saldi è scritto anche su vetrine chiuse nelle strade di tutti i giorni, dove si passerà comunque lunedì o martedì). Un popolo con tre teste: chi ha pianificato tutto, chi muove in gruppo verso un rito, chi partecipa al circo e controlla se era sfuggito qualcosa di utile che ora conviene.

La Confesercenti di Torino, già ieri, parlava di «avvio incoraggiante» e, con realismo, guardava alla folla in movimento come a un «salvataggio, almeno in parte, di un Natale non entusiasmante». Si spende meno e si arriva mirati, dicono anche loro. Lo confermano code ordinate di giovani in pieno centro, due a due, ad aspettare l’apertura di una porta che scandisce e scaglioni di acquirenti (come l’ingresso a un concerto) per una marca di jeans, per firme che già non sono spropositate durante l’anno e un trenta per cento avvicina. Il presidente torinese di Confesercenti, Giuseppe Bagnolesi: «I sondaggi ci avvertivano degli acquisti rimandati. I saldi non sono più aggiuntivi o voluttuari, bensì sostitutivi».

C’è di che riflettere. In genere «saldi» significa abbigliamento e pelletteria. Ma sta scritto - alternato a un generico «sconti», che significa «non tutto ciò che c’è» - anche su firme dell’arredo, del soprammobile, del cristallo, della bigiotteria, dell’ottica, del tappeto, del sofà che in radio invoca battute paraerotiche della Ferilli. Un mare dove qualche anno fa si andava a pescare il di più e che oggi è atteso con calma, appunto con i bigliettini di promessa tra bicchiere e spumante.

Professioniste sono le donne. Senti raffronti con le bancarelle dei mercati, di quartiere o un po’ di élite. Il culmine è il taccuino bordeaux che si sposta come un radar: «Ecco, quelle scarpe sì, quelle che avevo visto». Quasi un dispetto al commerciante: le avrei prese e ho aspettato che tu scendessi di guadagno. Per i più è la soddisfazione del risparmio, per altri quasi un filo di guerra.

Se Confesercenti studia il nuovo andamento, Telefono Blu Notizie butta pece sui giorni dei saldi: «Non sono più un affare», «I commercianti avevano ordinato meno merce e meno ne hanno da vendere scontata», «La gente ha meno quattrini». La gente in coda in centro o a passeggio nei grandi complessi si muove mirata.

A Torino lo «scherzetto» riguarda 12 mila esercizi per ognuna delle due stagioni di saldi. L’assessore al Commercio Alessandro Altamura - intercettato ieri mentre comprava una cravatta e una sciarpa: «Ne avevo bisogno» - ha sperimentato l’ok ai saldi senza comunicazione obbligatoria al Comune: «Risparmiamo tempo e burocrazia loro e noi». Ma ha reso più ferrei i controlli: «Come la signora col taccuino abbiamo una cinquantina di segnalazioni per ogni stagione. Su 12 mila negozi sono poche, e le perseguiamo». Anche lui vede una città che ha affinato il rapporto tra bisogno e occasione: «Quello del momento del consumismo, come inizio saldi, è un rito condiviso, però più rito che acquisto per l’acquisto. Mi vengono in mente le single incallite di Sex and the City, ecco il rito. Il reale è calcolo sugli acquisti, è gente che si misura con le esigenze».

E’ la gente del giubbotto promesso, dell’appunto sui prezzi scritto non per il gioco, la sfida dei 20 euro ma per spenderli in altro modo. E’ molta la gente delle «firme» e della fatica d’aspettare, fatica da scontare, ma per pochi giorni. Il popolo dei saldi si fa raffinato, silenzioso, cinico antagonista delle firme più firme in quanto più care.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.comune.codogno.lo.it

domenica 4 gennaio 2009

"Microsoft taglierà 15mila posti"


L'annuncio su un sito Usa. Ma l'azienda non commenta
La prossima settimana il lancio del nuovo sistema operativo Windows
La crisi sul colosso di Redmond

NEW YORK - Steve Ballmer, il successore di Bill Gates alla guida della Microsoft, annuncerà la settimana prossima a Las Vegas, in occasione del Ces, il più grande show mondiale dell'elettronica di largo consumo, il lancio del nuovo sistema operativo Windows. Ma decine di migliaia di analisti ed esperti, di reporter e economisti che si sono dati appuntamento al Ces, si aspettano da Ballmer soprattutto una risposta su alcune voci che da giorni turbano il mondo dell'informatica: è vero che la Microsoft si appresta a varare i primi licenziamenti in quasi 34 anni di storia aziendale?

É forse possibile, come ha scritto "Fudzilla", un blog su temi tecnologici, che il gigante del software si appresta a mandare a casa 15 mila persone, cioè il 17 per cento dei suoi 90mila dipendenti? Dal quartiere generale di Redmond, i collaboratori di Ballmer si rifiutano di confermare o smentire le indiscrezioni. Secondo "Fudzilla", le cui notizie sono state subito riprese da altri organi di stampa, l'operazione scatterebbe il 15 gennaio e coinvolgerebbe soprattutto il portale del gruppo, Msn, e le attività in Europa, Medio Oriente e Africa.

Era inevitabile che anche la Microsoft risentisse della violenta recessione americana e mondiale, che ha portato a un brusco calo della domanda dei consumatori. E il 2008 è stato un anno difficile per Ballmer, che non è riuscito a portare a termine l'acquisto del motore di ricerca Yahoo e ha visto una flessione in percentuale degli utilizzatori di Windows rispetto a Apple e del browser Explorer rispetto a Mozilla.

Ma l'entità dei licenziamenti di cui si parla - 15mila - è considerata sproporzionata. "A meno che non ci sia stato un calo drammatico del fatturato negli ultimi due mesi, non vedo perché la Microsoft debba ridurre i costi in maniera così drastica", ha osservato Henry Blodget, il più famoso analista di Wall Street ai tempi della "new economy", commentando le voci.
Secondo Blodget, i margini di guadagno del gruppo sono anche buoni (specie nel settore di XBox e dei giochi elettronici) e gran parte dei redditi sono legati a contratti pluriannuali.

"Se ci fossero tagli così massici nel numero dei dipendenti - ha continuato - sarebbe solo per una decisione della Microsoft di chiudere alcune attività produttive. E in caso di ristrutturazione del business, invece, alcuni settori, come Msn, verrebbero venduti invece di essere chiusi". Un'altra ipotesi, ovviamente, è che Ballmer voglia cedere Msn e le sue operazioni online a Yahoo in cambio di una partecipazione in quel gruppo.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.mondotechblog.com

sabato 3 gennaio 2009



SULLA MILANO-ROMA LA STESSA CIFRA ANCHE CON MEZZ'ORA IN PIÙ. IL CASO DEGLI ABBONAMENTI.
Alta Velocità, alti prezzi
Finisce la promozione sulla Milano-Bologna: dal 13 gennaio +10%. L'unico sconto resta per acquisti on line

MILANO - Anno nuovo, fine degli sconti. Si sapeva che l'Alta Velocità avrebbe aumentato i vantaggi e i costi per i viaggiatori. Passata l'euforia dell'inaugurazione del 14 dicembre, ora che è diventato (quasi) normale fare Milano-Bologna in treno in 65 minuti a 300km all'ora, si capisce meglio di quanto sono salite le tariffe.

I COSTI - Trenitalia -come si legge sul sito - offre l'occasione fino al 13 gennaio «di scoprire l'emozione di viaggiare ad Alta Velocità» ed offre a prezzi di lancio i biglietti con il 10% di sconto (e un ulteriore 5% per l'acquisto on line). Dal 13 gennaio, passata l'emozione, arriva la tariffa piena.
Milano-Bologna: 56 euro in prima, 39 in seconda. Milano-Firenze: 67 euro in prima, 47 in seconda. Milano-Roma: 109 euro in prima (80,8 nel novembre scorso), 79 in seconda (56,10 nel novembre scorso). Milano-Napoli: 119 in prima (103,6 a novembre 2008), 84 in seconda (73,20 a novembre 2008).

GLI AUMENTI - Nel novembre 2008 l'Alta Velocità ancora non c'era sulla tratta Bologna-Milano ma i biglietti erano già stati aumentati del 15% dall'inizio del 2008. Con l'avvio dell'Alta Velocità Milano-Bologna il costo dei biglietto è stato modificato: «È un nuovo prodotto», dice Trenitalia, «che non ha termini di paragone». È anche vero che i vecchi Eurostar non esistono più e che l'unica linea adesso è questa, tranne che per pochi Intercity.
E' vero - come dice l'ad di Trenitalia Moretti - che la "metropolitana d'Italia"accorcia la Penisola: Roma-Milano in 3 ore e 30 minuti con arrivo e partenza dal centro delle città (solo con i diretti Milano-Roma, però, gli AVFast, dieci al giorno; mentre con gli altri 15 AV giornalieri servono 3 ore e 59minuti). Milano-Bologna in 65 minuti; Milano-Napoli in 5 ore e 35 (4 ore e 50, come pubblicizzato quando fu lanciata l'Alta Velocità, solo con l'unico Eurostar AvFast delle 18.45). Firenze-Milano in 2 ore e 09. E' altrettanto vero che chi usa l'AV (e non può far altro visto che i tempi degli Intercity, già molto ridotti, non sono più concorrenziali) la paga a caro prezzo. Da notare (e non è poco, visto che l'Alta Velocità costa di più per impiegare meno tempo) che nelle tratte Milano-Roma si paga la stessa cifra sia che si prenda l'Eurostar che si ferma a Bologna e Firenze (e impiega 3 ore 59 minuti) sia quello Fast che non si ferma e impiega mezz'ora meno (3 ore e 30).
ABBONAMENTI - Una sorpresa arriva dagli abbonamenti mensili illimitati al prezzo di 10 corse. Dunque Milano-Bologna 560 euro in prima e 390 in seconda. Milano-Firenze 670 in prima e 470 in seconda. Milano-Roma 1.090 in prima, 790 in seconda. Il novembre scorso Trenitalia aveva "sistemato" le tariffe degli abbonamenti causando non pochi scontenti tra i pendolari affermando di aver portato una variazione media di circa il 6% in più con un range che va da -40% dei prezzi dell'Eurostar City a un +15% per il treni ad Alta Velocità . L'idea di fondo era (ed è) quella di far pagare 10 corse intere per un abbonamento mensile. Ma se questo può avere una logica per i pendolari mattina-sera (ad esempio Milano-Bologna) che così risparmiano, per chi viaggia settimanalmente sulla tratta Firenze-Milano e Roma-Milano il discorso è assai diverso.
Resta un dato chiaro. A ottobre 2008, ad esempio, per l'abbonamento sull'Eurostar tratta Firenze-Milano in seconda classe si spendevano 232 euro (abbonamento Intercity + 2 euro ogni volta che si prendeva il treno: con un carnet da 20 tagliandi si arrivava così a 272 euro). A novembre con la sistemazione l'abbonamento è salito a 357 euro. A gennaio, con l'avvio dell'Alta Velocità, il costo del biglietto mensile è stato definito in 470 euro (e due euro a viaggio se si vuole il posto a sedere assicurato). Un aumento di oltre il 40% in due mesi. Lo stesso per i mensili Milano-Roma: a ottobre 2008, 439 euro per la prima e 335 per la seconda (con il carnet da 20 tagliandi a 40 euro). A novembre 560 in seconda e 870 in prima. Ora 1.090 in prima, 790 in seconda. (Tutte le nuove tariffe degli abbonamenti)

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.media.panorama.it

venerdì 2 gennaio 2009


GRAZIE A MYSPACE E AL PASSAPAROLA SUL WEB
Se un cuore spezzato si trasforma in star
Justin Vernon, lasciato dalla fidanzata, ha composto 9 canzoni. Ora alterna apparizioni tv a concerti di successo

WISCONSIN - Allora è proprio vero: il sogno americano esiste e sul web corre più veloce, ma soprattutto corre per la gente qualunque. Lo dice la storia esemplare del ventisettenne del Wisconsin Justin Vernon, assai talentuoso, che ha sublimato quel lancinante dolore d'amore tipico della giovinezza componendo, cantando e suonando dei brani suggestivi e dolcissimi le cui note hanno iniziato a viaggiare attraverso il passaparola della Rete, trasformandolo in pochi mesi in una star.

LA STORIA - Tutto nasce dalla solita straziante delusione d'amore. Justin viene lasciato da Emma e si rinchiude nella casa di caccia dei genitori, splendidamente solo con le sue pene d'amore, tra boschi e caprioli. È il contesto perfetto per la nascita di un'ispirazione, c'è la poesia della natura, lo struggimento amoroso, il pathos della giovinezza: Justin realizza l'album «For Emma, forever ago», solo con un pc, un software di registrazione, una batteria e una chitarra. Li carica su MySpace e autoproduce 500 copie del cd da distribuire agli amici e ai primi fan. Li invia ai blogger più influenti, e grazie al mormorio della blogosfera inizia a diventare famoso sui social network e sui siti di nicchia. Lo nota il celebre blogger musicale Craig «Dodge» Lile, che nel suo sito myoldkyhome.blogspot.com parla della voce di Justin, definendola perfetta. Quel miscuglio di falsetto alla Neil Young e di tragicità alla Jeff Buckley fa il giro dei siti più battuti, come BrooklynVegan.com e Pitchforkmedia.com. Justin Vernon fonda la band Bon Iver e finisce nel Late Show di David Lettermann, che lo consacra definitivamente come un astro nascente della musica country-folk americana.

MILLE IDEE - Il ventisettenne firma il suo primo contratto discografico e «For Emma, forever ago» vende in tre mesi 87 mila copie, di cui metà scaricate online. Il «Wall Street Journal», raccontando la storia di questo successo qualunque, fa una rassegna di tutte le infinite soluzioni nate in internet per i giovani che hanno un talento. Si va dal sito inglese Slicethepie.com, che permette ai fan degli aspiranti artisti di puntare su di loro finanziando la registrazione di un disco, al sito di Sonicbids Corp, una sorta di marketplace virtuale che connette i musicisti con gli agenti e i produttori per un modico abbonamento mensile che oscilla tra i 6 e gli 11 dollari. Secondo il Ceo e fondatore di Sonicbids, Panos Panay, il successo di Vernon è una dimostrazione della rivoluzione francese realizzata dalla musica ai tempi di internet: «Finalmente l'aristocrazia è tramontata». Il successo è alla portata di chiunque valga, basta innescare il mormorio del web. Chissà se è arrivato anche alle orecchie di Emma?

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.farm3.static.flickr.com

giovedì 1 gennaio 2009

discorso di capodanno 2009


"Umanità! Popolo italiano!
Siete tutti in vacanza, siete in ferie, eh? Con la social card, eh! Social Card, due parole inglesi per prendervi per il culo in italiano.
Siete in ferie, ma non lo siete solo voi: è l'Italia che è in ferie. L'Italia va in ferie un mese, riaprirà il 12 gennaio... chissà se riaprirà, l'Italia.
Signori, abbiamo una grande occasione: il 2009 andremo contro un muro, ci sbatteremo una facciata pazzesca ma ci farà svegliare da questo coma e ci farà capire in che situazione siamo.Ci farà solo bene, questo shock. Sarà uno shock traumatico. Siamo tutti nel tunnel, e c'è gente che va in televisione a dire: "bisogna uscire dal tunnel, ci usciremo nel 2010".State nel tunnel! State nel tunnel! Fuori è ancora peggio!
Signori, la democrazia se n'è andata sotto i nostri occhi, i cittadini sono tagliati fuori, cinque persone hanno eletto questo social network di pregiudicati, ruffiani, amici degli amici, avvocati che fanno leggi per gli amici degli amici.
Signori, in Abruzzo il 50% non è andato a votare: è il nostro partito. Lo dicevamo noi di non andare a votare, perché erano elezioni illegali e anticostituzionali. 50% più quello che ha preso Di Pietro: noi siamo la maggioranza del Paese! Loro sono la minoranza, e lo vedi dai loro sguardi: hanno paura.
Noi esportiamo cose meravigliose: prima la pizza, la cultura... adesso esportiamo delinquenti e pregiudicati o presunti tali, in Europa. Ci andranno Del Turco, Bassolino... questa è la grande caratteristica che abbiamo.
Ma il 2009 farà nascere delle cose meravigliose: siamo in guerra, siamo in guerra! Per cortesia, ogni cittadino si deve mettere un elmetto, uscire e farsi la democrazia fai da te! Farsi la sua politica, e voi avete un potere enorme: quello del vostro piccolo portafoglio, come spendere e come non spendere. Io sto seguendo i consigli dello psiconano, che ormai vaneggia sui consumi. Siamo noi, quelli vogliono risparmiare, che creano il delirio dell'economia.
Siamo veramente in un momento strano, in un momento in cui all'asta dei buoni del Tesoro, BTP e CCT, due aste sono andate deserte. C'è qualcosa che non quadra più se i grandi istituti non comprano. Il nostro debito sta salendo, le imprese che chiudono non danno più tasse quindi non ci sarà più reddito per lo Stato. L'IRPEF non la si pagherà, il debito salirà, è già oltre 1700 miliardi e dobbiamo pagare 80 miliardi di euro di interessi all'anno e ci rompiamo i coglioni col lodo Alfano...Lo vediamo dalla faccia di Tremonti, che è un fantasma che si aggira.
Signori questa sarà una grande battaglia, è una grande occasione per cambiare le cose e le cambieremo. Le cambieremo, perché partiremo dal basso con le liste civiche, rovesciamo la piramide. I cittadini entrano nei comuni, creano trasparenza con gli altri cittadini. Dai comuni alle Regioni, poi dalle regioni in Parlamento. Rovesciare la piramide, è questa la nostra battaglia. Però i cittadini devono avere un'informazione corretta, che potete trovare solo sulla Rete, perché i giornali sono ormai una questione del passato.
Non c'è più nulla da trovare nei giornali, la verità non c'è più. Sarà qualcosa di straordin... Ciro! Ciro! Non toccare i sacchetti di sabbia alla finestra! Lascia stare il fucile a pompa! Dicevo... dovete stare sereni.
I giovani mi chiamano, i ragazzi mi chiedono: "che futuro abbiamo?". Ragazzi non preoccupatevi per il futuro: non ce l'avete. Una preoccupazione in meno. Dove andremo a finire? Andremo a finire che cento imprenditori, cento zecche hanno salassato questo sistema.
Questi politici che sono lì da venti, trent'anni. La moglie di Fassino, del globulo, la signora Serafini è trent'anni in politica e non ho capito che cazzo ha fatto in trent'anni. La Carfagna... abbiamo delle cose che ci guardano allucinati da tutto il mondo.
Abbiamo nani... non bastava uno psiconano, ce n'è un altro, Brunetta che è un iPod nano.
Abbiamo cose che non si riescono a capire, siamo nel delirio, nella controtendenza.
Il mondo va verso le energie rinnovabili, Obama parla di rifiuti zero, di rinnovabili e noi parliamo di inceneritori e discariche, di diossina, di tumori.Il mondo va verso le rinnovabili e noi parliamo di nucleare. Il nucleare. Siamo in mano a dei malati di mente, malati di mente: ve l'immaginate una centrale nucleare costruita da Ligresti e controllata da Tronchetti Provera?
Siamo oltre ogni limite, però il 2009 daremo una di quelle facciate, ma una di quelle facciate che sarà la nostra resurrezione. Noi risorgeremo, cari amici, risorgeremo dal basso. Forti, forti con l'elmetto in testa. Lo faremo per noi e se non lo faremo per noi lo faremo per i nostri figli e i nostri nipoti.
Se i cittadini saranno esautorati da qualsiasi diritto... perché le leggi popolari le insabbiano - noi abbiamo fatto una legge popolare per mandare via i pregiudicati, due legislature, voto di preferenza - è nella commissione. Devono decidere se discutere quelle leggi popolari. Quattrocentomila persone sono andate a firmarle. Se non le discutono verremo noi lì, a farvele discutere, ve le discuteremo sulla faccia, vi guarderemo negli occhi.
I cittadini sono tolti da qualsiasi diritto costituzionale, dai referendum alle leggi popolari, alle petizione. Li mandano via dai comuni. I cittadini devono riappropriarsi della democrazia. Quindi buona guerra, buon 2009. State su e soprattutto state sereni! Ciro! Lascia stare i sacchetti!" Beppe Grillo

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articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.data2.blog.de

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