MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

mercoledì 31 dicembre 2008


Gb, giudicare i medici online può rendere la sanità migliore

LONDRA

Per promuovere un'interazione più stretta tra cittadini e sistema, il ministro della sanità Ben Bradshaw vorrebbe tentare la via di Internet ed offrire ai pazienti inglesi una bacheca sul sito del National Health Service (Nhs) dove pubblicare e leggere cosa pensano dei centri medici locali, sperando di spingere questi ultimi ad offrire servizi più accurati per paura di venir abbandonati in favore di altri con recensioni online più soddisfacenti.

Come ha rivelato al Guardian, Bradshaw vorrebbe fare del sito un punto di riferimento per il settore sanitario, come Amazon lo è diventato per il commercio dei libri e Trip Adviser per l'industria turistica, in grado di fornire informazioni e riscontri, sia positivi sia negativi, da parte di coloro che effettivamente utilizzano i servizi.

"Voglio che la gente possa leggere i commenti. Può darsi che qualcuno pensi che il medico locale è fantastico e che trovi sempre posto per un appuntamento nel giro di 48 ore. Altri, invece, possono aver avuto esperienze terribili e pensare che l'addetto alla ricezione sia molto scortese". "Non andrei mai in vacanza senza prima aver confrontato le informazioni di almeno due guide e consultato Trip Adviser" ha aggiunto Bradshaw "c'è bisogno di qualcosa di simile anche in campo sanitario".

Il ministro ha assicurato che i contenuti sarebbero sottoposti ad un controllo per non rendere identificabili singoli membri del personale, medico e non, ma niente censure sui giudizi qualitativi, accettati anche in forma anonima.

L'operazione pare molto azzardata e l'Associazione dei Medici Britannici non ha tardato a mettere in guardia sulla "gara di popolarità" che scatterebbe tra i medici, senza dire niente di significativo ai pazienti riguardo alle abilità dei professionisti a cui si rivolgono.

Secondo Laurence Buckman, membro autorevole dell'Associazione dei Medici Britannici, la questione è molto delicata ed il sistema proposto non è adatto a stimare competenze e prestazioni di questo tipo. Presenta, invece, il serio rischio di creare confusione, specialmente se i giudizi arrivassero screditare i medici per scelte terapeutiche spesso non comprese correttamente dai pazienti.

Dare al paziente ciò che è necessario perchè sia sano, e non quello che si aspetta, è l'approccio conforme ad un'etica che non dovrebbe essere minata dal tentativo di guadagnare voti in un gioco di natura piuttosto consumistica.

per altre info sui documenti online della sanita' clicca qui:


articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.dazebao.org

martedì 30 dicembre 2008


IL CASO
Il sos di Wikipedia
"Salvate il sapere libero"
Appello dell'enciclopedia online: servono 6 milioni di dollari, o metteremo la pubblicità. Ma è polemica

Da mesi su Wikipedia si invitano i navigatori a donare soldi per aiutare l'enciclopedia digitale libera più nota al mondo. Ora però l'appello arriva direttamente dal suo fondatore, quel Jimmy Donal Wales detto Jimbo, che nel 2001 la mise in piedi. L'obiettivo? Raccogliere sei milioni di dollari per mantenere un sito fatto da 11 milioni di articoli e visitato mensilmente da 275 milioni di persone.

Siamo una delle prime cinque realtà del web, recita la lettera di Wales, ma diversa da tutte le altre. E adesso abbiamo bisogno di aiuto. Le spese stanno crescendo assieme alla popolarità e lo staff di Wikipedia è composto da appena 23 persone. Bisogna migliorare il software che sta dietro l'intera enciclopedia, per rendere più semplici le ricerche e più facile la scrittura e la correzione delle voci. Ma promuovere l'accesso libero alla conoscenza senza fini di lucro significa, almeno per Wales & Co., dire no a ogni forma di pubblicità.

"Perché dentro Wikipedia, come in un parco pubblico o in una scuola, non c'è spazio per gli spot. Vogliamo che continui a essere libera e forte", conclude Jimbo nella sua lettera. Quindi proseguire sulla vecchia strada, ovvero fare affidamento da un lato sul lavoro dei 150 mila volontari che hanno contribuito a far crescere Wikipedia e l'hanno tradotta in 256 lingue differenti, dall'altro affidarsi alle donazioni dei singoli utenti innamorati di questa filosofia. Fra i quali, inutile dirlo, ci sono diversi nomi illustri, iniziando da Bono degli U2.

Nulla di strano, Wikipedia è diventata parte integrante del World Wide Web per centinaia di milioni di persone. Immaginare Internet senza di lei sarebbe infatti come immaginarla senza Google. Eppure, fanno notare dalle pagine del New York Times e di altri giornali americani, le forme di pubblicità possono essere molto discrete e ben distinte dal resto dei contenuti di un sito. E grazie alla popolarità della sua (anzi nostra) enciclopedia, Wales potrebbe davvero renderla forte e indipendente se accettasse la presenza di inserzioni commerciali. Imponendo non solo una filosofia, ma anche un modo di gestire gli introiti derivanti dalla pubblicità online in maniera diversa dal solito.

E invece si trova sotto accusa, soprattutto dopo il suo appello. Alcuni ex dipendenti della Wikimedia Foundation, che gestisce Wikipedia e il cui consiglio è eletto in parte via mail da tutti i volontari che lavorano all'enciclopedia, sostengono infatti che Jimbo abbia usato i fondi con troppa disinvoltura. Danny Wool in particolare, ex figura di rilievo di Wikimedia, parla di cene da 1.300 dollari e spese da oltre 30 mila dollari mai giustificate. Che per gente come Jarry Yang o Larry Page, cofondatori rispettivamente di Yahoo e Google, sono spiccioli. Ma che per Wales, che ha contribuito anche lui a dare forma alla Rete dei nostri giorni, equivalgono a un tradimento. Almeno per parte di coloro che formano l'esercito di volontari dietro Wikipedia. Ma l'obiettivo dei sei milioni sembra ormai a portata di mano. Questo significa che la libera enciclopedia di Internet potrà continuare sulla sua strada senza cambiare di una virgola. Almeno per altri dodici mesi.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.adrianotrento.files.wordpress.com

lunedì 29 dicembre 2008

Di Pietro jr lascia l'Italia dei Valori


L'ex pm: «E' stato corretto»
ROMA
Cristiano Di Pietro si dimette dall’Italia dei valori in seguito al suo coinvolgimento nell’inchiesta di Napoli sull’imprenditore Romeo. E lo annuncia con una lettera ai vertici del partito che viene pubblicata sul blog del padre, Antonio Di Pietro. Di Pietro junior però non si dimette dall’incarico di Consigliere provinciale a Campobasso e annuncia che si iscriverà al Gruppo Misto.

Sullo stesso blog, immediato, è presente il commento del leader di Idv che dice: «Lo trovo un gesto corretto e per certi versi forse eccessivo visto che non è nemmeno indagato, ma lo rispetto e ne prendo atto». «Ho fatto e faccio il mio dovere di consigliere comunale e provinciale senza mai aver infranto la legge (ed infatti nessuna autorità giudiziaria mi ha mai mosso alcun rilievo). Eppure mi ritrovo tutti i giorni sbattuto in prima pagina come se fossi un ’appestatò - scrive Cristiano Di Pietro -. La mia unica colpa è quella di essere figlio di mio padre: per colpire lui stanno colpendo me, mia moglie ed i miei tre figli, dimenticando che anche noi abbiamo la nostra dignità ed abbiamo il diritto di esistere».

«Lascio l'Italia dei Valori e conseguentemente ogni incarico di partito ed anche il mio ruolo di Capogruppo al Consiglio provinciale di Campobasso, ove mi iscriverò al Gruppo misto - prosegue Di Pietro junior -. Lo faccio con sofferenza e dispiacere (soprattutto per la disumana ingiustizia che sto patendo) ma non voglio creare imbarazzo alcuno al partito. Attenderò serenamente che la Procura di Napoli completi le indagini preliminari in corso (che peraltro nemmeno riguardano la mia persona) in esito alle quali ogni singola posizione personale potrà essere chiara a tutti. Poi, quando tutto sarà chiarito, ne riparleremo».

per maggiori informazioni clicca qui:
-Le relazioni pericolose del figlio di Di Pietro

- Di Pietro: i magistrati vadano avanti

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.monteneronline.it

domenica 28 dicembre 2008

La censura morbida di Google Italia


La censura è viva e lotta contro di noi. Nei giornali e nelle televisioni "la censura è l'informazione". I sindaci mi vietano l'uso dei palazzetti per il mio spettacolo Delirio, come avviene a Pavia, in quanto persona non gradita. In Rete ci stanno provando. Prima con la Levi, poi con la Cassinelli. Questo blog è oscurato all'interno di molte grandi aziende e pubbliche amministrazioni. I temi del blog sono ignorati da tutti i media.
Tutto questo ci può stare nel regime Veltrusconi. Ma una cosa proprio non la mando giù. Che i suggerimenti della ricerca di Google Italia (SOLO di Google Italia) mi cancellino e mi preferiscano Beppe Maniglia e Beppe Quintale. E' uno scandalo belin, perchè Quintale sì e io no? Credo che i dirigenti di Google Italia abbiano avuto un suggerimento o forse Google in Italia non funziona. Perchè non lo chiedete a Google? Inviate una mail a: press@google.com
In attesa della risposta usate un altro motore di ricerca.

"Caro Beppe,
ti informo che sei ufficialmente censurato su Google. In realta' è una censura "morbida", pero' significativa a mio avviso... ti spiego teste'. Da qualche tempo sul motore di ricerca Google c'è un "aiutante", nel senso che man mano che scrivi la parola da ricercare nell'apposito riquadro, subito sotto appaiono una decina di risultati che ti possono aiutare a velocizzare la tua ricerca.
Per esempio, se scrivo "b" compaiono dei risultati (in base a non so quale oscuro criterio) che vanno da Belen Rodriguez a Banca Intesa a Babbo Natale; se scrivo "be" la ricerca si affina e insieme a Belen Rodriguez appaiono fra gli altri Berlusconi e Benetton... e cosi' via.
La sorpresa e' quando arrivi a scrivere "Beppe"... Beppe Gambetta, Beppe Bigazzi, Beppe Fiorello... ma di Beppe Grillo nessuna traccia. Andiamo avanti.
"Beppe G": rimangono solo Beppe Gambetta e Beppe Gabbiani (?).Fine della storia. Stesso risultato per "Grillo".
Ma la cosa simpatica e' che in basso a destra nella pagina di Google c'e' un link a "google.com in english" (il sito americano ufficiale) dove basta scrivere "bep" e magicamente in prima posizione troneggia inamovibile BEPPE GRILLO.
Addirittura scrivendo "grillo b" c'e' un bel "grillo blog", e tanti auguri di Buon Natale ai censori.... ridicoli, aggiungerei.
In ultimo ti confermo che questa "censurina" riguarda solo te. Travaglio, Ricca, Massimo Fini, Gomez, Di Pietro, Barnard, Sabina Guzzanti, Santoro, Dario Fo... loro ci sono tutti.
Un augurio di Buone Feste, e lieto di poterti dare una mano. Ho gia' preso i biglietti per lo spettacolo di Torino di Gennaio, mi raccomando: in forma!!" Ugo


articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.fernan.com

N.B: APPENA RICEVERO' UNA RISPOSTA IN MERITO ALLA MAIL SPEDITA LA PUBBLICHERO' PER AVERE IL GIUSTO DIRITTO DI REPLICA DA PARTE DI GOOGLE ITALIA.

ROBBINO

sabato 27 dicembre 2008


Un’area pedonale con parcheggi e case per 1700 persone

Con la crisi Torino prova a muoversi più di prima. A cavallo di Natale la giunta ha dato e darà l’ok a due operazioni urbanistiche che trasformeranno altrettante fette di città: la prima è l’area dell’ex-stabilimento Lancia tra via Monginevro e via Caraglio, la seconda è la relativamente piccola spina compresa fra il cavalcaferrovia di corso Dante e via Egeo dove, tra le altre cose, sorgerà la nuova sede dello Ied,
l’Istituto europeo del design. Due interventi per complessivi 130-140 milioni di euro che porteranno nelle casse di Palazzo Civico una ventina di milioni in oneri di urbanizzazione, in parte cash, in parte in opere pubbliche realizzate da privati.

Il nuovo quartiere Lancia è l’intervento più «pesante» che completerà un’area enorme agli angoli fra i corsi Rosselli e Trapani: «Sarà tutta pedonale e da via Monginevro si potrà raggiungere il parco Ruffini senza incontrare auto» spiega l’ingegner Franco Mellano, dell’omonimo studio che ha redatto il progetto urbanistico e che ha sostanzialmente ideato anche il primo insediamento, quello con i palazzi che hanno il tetto a onde colorate.

Seguendo le indicazioni del Comune - conservare almeno il 50% dei vecchi edifici industriali -, il progetto di Mellano salva il fabbricato delle ex-carrozzerie, quello che ospitava la mensa e il deposito delle auto - accanto alla Fondazione Merz - che diventerà un parcheggio pluripiano di proprietà, come prevede la convenzione, del Comune. Il resto verrà abbattuto e ciò che sorgerà con interventi successivi che dureranno almeno una decina d’anni, saranno «isole residenziali» per complessivi 41 mila mq di superficie e altri 17.500 mq destinati a terziario e servizi. Malcontati, nel nuovo quartiere troveranno un tetto circa 1700 persone. Il piano urbanistico prevede anche due torri di 17-18 metri che «bilanceranno» il grattacielo ex-Lancia fisicamente all’interno dell’area interessata dal progetto integrato ma che è stato ceduto dai vecchi proprietari (Gefim, Beni Stabili e Fiat) a un consorzio di privati intenzionati a farne alloggi e uffici.

Chi costruirà gli altri alloggi e uffici realizzerà anche i 30 mila metri quadrati di aree esterne (strade, marciapiedi etc.) e 16 mila mq di parcheggi interrati: «Ad eccezione delle strade perimetrali esistenti, cioè le vie Lancia, Monginevro, Issiglio e Caraglio, tutti gli spazi pubblici e privati interni all’area - ribadisce l’igegner Mellano - saranno pedonali».

L’intero investimento si aggira intorno ai 70-75 milioni di euro più altri 7-8 milioni per realizzare strade, fogne, marciapiedi per conto del Comune il quale si aspetta di incassare altri 3-4 milioni in contanti tra oneri di urbanizzazione rimanenti e oneri sul costo di costruzione. Denaro che, almeno in parte, il Comune ha chiesto di poter incassare al più presto. Burocraticamente, l’iter del progetto Lancia, tra passaggi in Consiglio comunale, Commissione Urbanistica (dove peraltro è già stato studiato) e pubblicazioni, dovrebbe concludersi a inizio estate.

L’intervento urbanistico andrà a completare, come già detto, una fetta di città che per prima finì al centro dell’attenzione della pubblica amministrazione impegnata a realizzare il nuovo piano regolatore. Su corso Trapani sorgeva, infatti, lo stabilimento Gandino che con l’area Materferro, Comau, Paracchi e Framtek costituivano le cosiddette «aree tattiche» dove si sperimentò, come anticipazioni del futuro piano regolatore realizzato da Gregotti e Cagnardi, quella che sarebbe poi stata la cifra della rivoluzione urbana torinese: la trasformazione e il recupero delle aree industriali dismesse. Si sa com’è andata: sull’area Gandino, ad esempio, oggi sorge un condominio che si affaccia sul parco Ruffini, sull’ex-Materferro ci sono i palazzi disegnati da Nouvel e, presto, dovrebbe alzarsi uno dei primi grattacieli torinesi, mentre dov’era la Framtek oggi c’è la nuova sede Amiat e l’area Paracchi ha ridisegnato il lungo Dora di via Pianezza.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.quartieri.net

venerdì 26 dicembre 2008


Un chiropratico di Tokyo offre il servizio a manager e dirigenti frustrati
Costa da 1,5 a 7 euro. Davanti al suo studio c'è sempre la fila dei clienti
Rompere piatti e tazzine
la cura contro la rabbia da crisi

LA RABBIA repressa è pericolosa e in questi tempi di crisi economica, in cui molti si sentono burattini schiacciati dalle manovre truffaldine della grande finanza, è una liberazione trovare un modo per sfogare le frustrazione. Si sa, c'è sempre chi guadagna dalle disavventure economiche altrui, ma il modo trovato da Katsuya Hara, un chiropratico di Tokyo, per lucrare sui guai del prossimo, gli dona quasi l'aura di benefattore. Hara ha trovato l'uovo di Colombo: dà alla gente di Tokyo la possibilità di prendersela con qualcosa. Questo qualcosa sono vasellame e una lastra di cemento armato, poiché Hara sostiene che non c'è niente di meglio che rompere qualcosa facendo un gran rumore per liberare la rabbia repressa e lo stress. E la terapia, che costa da un minimo di un euro e mezzo a un massimo di 7, funziona.

La gente si affolla e fa la fila in un angolo del frenetico quartiere dei gadget elettronici di Sunda, nella capitale giapponese, per sottoporsi alla cura di Katsuya Hara. Quando è il loro turno, uomini d'affari in abito scuro e signore in tailleur e tacchi alti scelgono piatti, bicchieri e vasellame in genere che desiderano distruggere, una gamma che va da una tazza da 200 yen (poco più di un euro) fino a grandi piatti di portata da mille yen. Ai pazienti vengono fatte indossare protezioni e occhiali di plastica per evitare danni con le schegge e quindi vengono accompagnati dentro un furgone, che riporta la scritta promettente: "Il posto in cui sfogarsi". All'interno del camion sono liberi di frantumare piatti e tazze contro una lastra di cemento e, grazie alle pareti insonorizzate, di urlare insulti e imprecazioni contro chi loro aggrada.
Katsuya Hara spiega così la sua terapia: "Sappiamo tutti che rompere qualcosa ha un effetto euforizzante e liberatorio, ci aiuta a sfogare la rabbia accumulata. Il nostro metodo funziona - sostiene - vediamo la gente andare via più sorridente e rilassata. Ci rivolgiamo soprattutto a uomini e donne d'affari e siamo convinti che la nostra diventerà la terapia più seguita per combattere lo stress".

Non è casuale che la nuova cura nasca in Giappone, una nazione in cui le regole sociali impongono grande autocontrollo e continua padronanza delle emozioni. Il Giappone è il Paese nel quale grandi aziende hanno dovuto obbligare i dipendenti a frequentare corsi di divertimento che spiegassero loro perché è importante andare in ferie e nel quale il livello di pressione sul lavoro è parossistico.

Nel magnificare le proprietà della sua cura, Katsuya Hara ci tiene a sottolineare che i suoi pazienti devono preoccuparsi solo di pagare una cifra accessibile a tutti: "Anche rompere una sola tazza ha un immediato effetto benefico - afferma convinto Hara - e non ci sono effetti collaterali. I pazienti non devono neanche mettere scrupoli per l'impatto ambientale della cura". Il chiropratico si riferisce ai cocci che restano nel "posto dello sfogo": riciclati serviranno a fare nuovi piatti e tazze da scagliare contro il cemento, urlando a squarciagola insulti al proprio capo o a Bernard Madoff.

GUARDA IL VIDEO

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.detercartasrl.com

giovedì 25 dicembre 2008

Terex...U.S.A. & Getta!!


Cusano Milanino, Milano 17/12/08

TEREX/COMEDIL
L’ETICA DELL’IPOCRISIA!

Cessazione unità produttiva di Terex/Comedil di Cusano Milanino.

La storia delle costruzioni di gru e macchinari per l’edilizia ha inizio nell’anno 1927 a Milano.L’azienda fondatrice Ferro S.p.a, ha sviluppato in 75 anni questa realtà attraversando periodi di crisi, cassa integrazioni, cambiamenti di produzione per adattarsi ai mercati del momento, ma sempre con l’intento e la determinazione di affrontarli e risolverli insieme a tutte le forze lavorative.
Dal 13 luglio 2001 è avvenuta l’acquisizione del ramo d’azienda da parte della società Gru Comedil facente parte della multinazionale americana Terex Corporation quotata in borsa.
Terex durante tutti gli anni di forte crescita economica e guadagni non ha mai chiesto ai dipendenti di acquistare le loro azioni MA nel momento in cui ci sono state forti perdite alla borsa di New York con un comunicato del 10 luglio 2008 ha cercato collaborazione dai dipendenti proponendone l’acquisto.
Con un’informativa del 16 giugno 2008 l’azienda Terex / Comedil informava i dipendenti che sfruttando il periodo di rallentamento delle vendite,avrebbe attuato un nuovo sistema (T.B.S. Terex Business System)“ per lavorare sulla nostra organizzazione a prepararla, formarla e organizzarla affinché potesse operare in completo allineamento con una futura
domanda di mercato” dando un’illusione di certezza nel voler mantenere la produzione nel sito di Cusano Milanino.
Per affrontare il momento di crisi, evitando di usufruire della CASSAINTEGRAZIONE, l’azienda in data 03/07/08 chiede a tutti i dipendenti di collaborare:
- sacrificando PAR, ROL e ferie residue di ogni singolo lavoratore.
- Il trasferimento di alcuni lavoratori dal sito di Cusano Milanino a quello di Fontanafredda.
In data 23/07/2008 tra la rappresentanza sindacale e aziendale si è raggiunto l’accordo di trasferimento di quattro persone da settembre a dicembre.
Nonostante i NOSTRI SACRIFICI, in data 07/10/08 l’azienda ci comunica l’attivazione della CASSA INTEGRAZIONE contravvenendo alle promesse fatte solo tre mesi prima.Pur non prevista, in data 20/10/08 a malincuore, si raggiunge un accordo in Assolombarda di 13 settimane di CASSA INTEGRAZIONE a rotazione per 27 lavoratori a partire dal 27/10/08 al 07/02/09…


MA ANCHE QUESTO PER LA DIREZIONE NON BASTA!!!!



e, il 05/12/08, chiede un incontro informale, fatto poi in data 15/12/08 per comunicare il licenziamento da li a breve di tutto il personale in forza a Cusano Milanino e la conseguente chiusura dello stabilimento concentrando gestione, sinergie industriali e produzione in un unico stabilimento (guarda caso?!?!?!) a FONTANAFREDDA (PN), interrompendo cosi l’accordo di CASSA INTEGRAZIONE firmato solo 1 mese prima.





Produzione gru Filiale Cusano Milanino

Anno 2001 gru prodotte n. 246
Anno 2002 gru prodotte n. 332
Anno 2003 gru prodotte n. 438
Anno 2004 gru prodotte n. 450
Anno 2005 gru prodotte n. 477
Anno 2006 gru prodotte n. 504
Anno 2007 gru prodotte n. 563
Anno 2008 gru prodotte n. 240

E’possibile che solo per 1 anno di rallentamento delle vendite si debba chiudere una filiale????
A cosa siamo serviti??? A Fare aumentare solo il loro profitto????


E Adesso ?





La Direzione ha sempre detto:

“SIAMO UNA GRANDE FAMIGLIA....bla....bla....bla....bla....”



ma ancora una volta..…



U.S.A.

E

GETTA!!

I Lavoratori
TEREX COMEDIL di Cusano Milanino

articolo e immagine tratti da www.terexusaegetta.blogspot.com

mercoledì 24 dicembre 2008


L'omaggio di Travaglio a Prodi
in platea: ho nostalgia di lei
Il giornalista dal palco del suo show ringrazia l'ex premier seduto in dodicesima fila. E la sala applaude

MILANO — «Presidente, sento spesso nostalgia di lei». Il destinatario del sospiro è, sorpresa, Romano Prodi. Il «nostalgico» è Marco Travaglio. Il giornalista di Bananas e Uliwood party l'altra sera era in quel di Bologna per la sua ultima «chiacchierata teatrale», Promemoria, con cui dal luglio scorso gira i palcoscenici nazionali con gran successo: proprio nel capoluogo emiliano Travaglio ha dovuto fare alcuni spettacoli extra per soddisfare la domanda del pubblico.

Domanda non poi così scontata, visto che si tratta di oltre tre ore di one man show, uno spettacolo che ripercorre gli ultimi quindici anni di storia patria muovendo da un assunto: «La prima Repubblica muore affogata nelle tangenti, la seconda esce dal sangue delle stragi, ma nessuno ricorda più niente. La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente». E forse, allora, la prima sorpresa è che in platea ci sia Romano Prodi, che non è detto condivida la sconsolante visione che ha Travaglio dell'Italia recente. Tra l'altro, si sa, il Professore è l'anti vip per eccellenza. E la sua presenza avrebbe potuto fin passare inosservata. Perché lui si trova sì al teatro delle Celebrazioni, ma non certo in prima fila: per trovare l'ex presidente del Consiglio bisogna risalire le poltroncine su su fino alla dodicesima. A quel punto, eccolo lì con la moglie Flavia, la deputata ulivista di Cesena Sandra Zampa e alcuni altri amici. Marco Travaglio racconta, il «promemoria» è diviso in sette quadri dedicati soprattutto a Tangentopoli, alla mafia e ai governi Berlusconi.

Ma son quadri e quadretti per nulla accomodanti anche con la «sinistra dell'inciucio» o con le «leggi vergogna bipartisan». L'ultimo atto è «Avanti il prossimo: se non vi son bastati Andreotti, Craxi, Berlusconi e D'Alema, ora magari arrivano Lele Mora e Fabrizio Corona... ». A quel punto, il sipario dovrebbe abbassarsi. E invece no, arriva la seconda sorpresa. Il giornalista, prima di concludere, si esibisce in un fuori programma che è un omaggio all'ex premier, del tutto inatteso anche per i tecnici del teatro: «Ringrazio il presidente Prodi che è in platea. E voglio dirgli che sento spesso la nostalgia di lui». Gli applausi sono scroscianti, e solo a quel punto il sipario cala per davvero. L'ex premier, pubblicamente, non dice nulla. Ma l'abbrivio di Travaglio ha suscitato l'emozione degli spettatori, che circondano il professore e riprendono ad applaudirlo.

In realtà, il tributo non è poi una sorpresa. Il giornalista piemontese molto spesso ha separato, magari con qualche generosità, Romano Prodi dai suoi governi. E anche quando ha usato parole dure, ha sempre trovato all'ex presidente del consiglio una giustificazione. Come quando, nell'ottobre dello scorso anno, l'allora premier aveva aspramente criticato la puntata di Annozero dedicata al caso De Magistris. In quell'occasione Travaglio aveva sì dichiarato che «il giudizio di Prodi su Annozero è un diktat di sapore bulgaro emanato da Torino anziché da Sofia». Salvo poi precisare che la responsabilità era probabilmente del «quotidiano ricatto» di Clemente Mastella: «Non penso che Prodi abbia la stessa concezione della libertà di informazione che alberga nella testa di Berlusconi».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.img373.imageshack.us

martedì 23 dicembre 2008

«Crisi? Gli italiani riempiono i voli per Maldive e Caraibi


«È FINITA L'ERA DELLE VACANZE DELL'EFFIMERO»

Solo il 3% parte chiedendo un prestito. Il presidente di Federturismo: «Viaggi più brevi e a tema»

MILANO — La recessione che morde. Il potere d'acquisto che diminuisce. Le fabbriche che chiudono, la cassa integrazione che dilaga, i licenziamenti che incombono. «Tutto vero». Ma «vero anche», conferma Daniel John Winteler, che non è così ovunque: «Nel turismo gli effetti per il momento si sentono di meno. Nonostante la flessione, ci sono destinazioni per le quali è difficile trovare un volo libero per fine anno». Maldive, per dirne una. O Caraibi. Per cui, nelle chiacchiere da bar, la conclusione sarebbe: «Quale crisi? Non c'è». C'è eccome, invece, «e anche nel nostro settore».

«UN PARADOSSO SOLO APPARENTE» - Per il presidente di Federturismo e numero uno di Alpitour World (primo gruppo italiano e tra i primi dieci in Europa, con oltre 1,2 miliardi di fatturato nel 2007), il paradosso «è però in fondo solo apparente». Nasconde la rivoluzione dei consumi che sta cambiando un po' tutto, in Occidente. E non è detto che sia un male. Perché se «la botta sarà comunque pesante anche per il comparto», sarebbe inutile, persino sbagliato piangersi addosso: «Intanto veniamo da anni buoni e resistiamo meglio di altri. E poi, diciamocelo, quando come tutte le crisi anche questa sarà passata, la selezione che già è in atto lascerà un turismo più forte per tutti. Aziende e clienti». Crisi uguale opportunità, dottor Winteler? Nonostante l'impatto? «Non minimizzo, ci mancherebbe: quello che accade sta costando al settore una contrazione media del 5-10 per cento, a seconda dei segmenti. E se è vero che arriviamo da un periodo prolungato di crescita, è altrettanto vero che restano dati preoccupanti. Soprattutto sull'anno che sta per iniziare». Però è lei a confermarlo: dal ponte dell'8 dicembre alle vacanze di fine anno, gli italiani continuano a viaggiare.

VACANZE MENO EFFIMERE - Ovvio che la gente si chieda: ma la recessione dov'è? «C'è, purtroppo. Dico di più: la recessione "tecnica" la vediamo adesso, ma quella reale, secondo me, in Italia dura da almeno un paio d'anni. Il nostro settore è però più resistente di altri grazie a due fattori. Siamo più flessibili, più capaci di adeguarci in fretta ai cambiamenti della domanda. E questa stessa domanda, qui, non crolla: semplicemente cambia, assume nuove forme, riscopre nuovi valori e contenuti. Sì, ci sono meno soldi e si spende meno. Ma si seleziona. E la vacanza non è più vissuta solo come qualcosa di effimero: in un viaggio si cerca l'esperienza, che arricchisce e lascia emozioni che durano nel tempo. Le analisi del Censis fotografano bene questa realtà. Paradossalmente, potremmo dire che la vacanza è ormai quasi un bene primario».

POCHI VIAGGIANO A CREDITO - Per il quale ci si indebita? «Non in Italia: soltanto il 3 per cento di chi va in vacanza lo fa chiedendo un prestito. Semmai si riduce la durata, o si fa il fine settimana lungo. Da noi, in Alpitour, ha un grande successo la formula "weekend Box": dagli itinerari nati in collaborazione con l'Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, alle proposte culturali, al benessere, a Disneyland. È la "tematizzazione". Ed è la ragione per cui dico che chi ha capito come sta cambiando la domanda, quando la crisi finirà sarà più forte di prima. Il cliente è più attento alla spesa e punta il dito su desideri specifici e sul servizio: chi non è affidabile, inevitabilmente scomparirà». Pulizia salutare? «Per quanto dolorosa, sì». Nel frattempo? Tagli per tutti? E quanti? «Ogni segmento del settore reagirà in modo specifico, ma ce ne saranno. Giocoforza: gli aerei sono pieni, sì, ma sono anche stati riprogrammati tenendo conto del prevedibile cambio nella domanda». Taglierà anche Alpitour? «Continueremo a modulare la capacità in rapporto alla domanda. Quindi: ottimizzazioni, ma anche investimenti pensando al medio-lungo termine. Abbiamo appena inaugurato un hotel 5 stelle a Roma e aggiunto un quinto Boeing 737 alla flotta Neos, che ormai è tra le compagnie best in class europee». Quanto, sul piatto investimenti? «Soltanto per l'hotel romano oltre 15 milioni. A parte iniziative specifiche come questa, in media siamo sui 15-20 milioni l'anno». Varrà anche per il 2009? «Il 2009 sarà durissimo, per noi come per tutti. Ma ci arriviamo da un 2008 che si chiude positivamente, generando utili e cassa. L'esercizio, senza la crisi, avrebbe dato un altro bilancio record dopo quello del 2007». Da presidente di Federturismo, in primavera, aveva chiesto al governo non aiuti, ma «attenzione» al settore. L'ha avuta? «Non è cambiato nulla. Il turismo dà lavoro a due milioni e mezzo di persone e contribuisce per il 10 per cento al Prodotto interno lordo. Il fatto che abbia continuato a crescere senza aiuti pubblici, e anche adesso chieda solo, appunto, "attenzione", dovrebbe far riflettere. Invece, niente. Per la politica economica continuiamo a non essere un settore di primo piano e non siamo integrati con il resto del sistema Paese, ad esempio nella definizione dei piani per le infrastrutture. Peccato: è sicuramente un'opportunità mancata per l'Italia».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.viaggi.lamiaombra.it

lunedì 22 dicembre 2008

Il Granducato in mutande


Il Granducato ha avuto Lorenzo il Magnifico, gli sono rimasti i diessinidiossini, le banche di sinistra e i disoccupati. I licenziamenti più che a pioggia sono diventati a grandine. Colpiscono un po' ovunque come chicchi d'uva. Alla do coio, coio.
L'arte e il turismo, da sole, potrebbero fare della Toscana una delle terre più ricche del mondo. Ma gli amministratori del PDmenoelle non possono accontentarsi di così poco. Per lo sviluppo vogliono rigassificatori, inceneritori, mattone e cemento e parcheggi, meglio se nel centro storico.
La Toscana ha una grande opportunità. Trasformarsi da Chiantishire a Nukeshire. I bambini toscani potranno gemellarsi con i fanciulli di Chernobyl. L'Arcipelago Toscano potrebbe infatti accogliere nell' isola di Pianosa una centrale nucleare. Una delle tante che lo psiconano vuole regalare agli italiani. E' come aprire una discarica al Ponte Vecchio di Firenze o costruire una palazzina di Ligresti in Piazza dei Miracoli. Belin, non vorrei aver dato delle idee a questa gente.
I bisonti toscani caricano alla "Maremma maiala". Non li fermi neppure con i pallettoni da cinghiale. Da Roma li possono già sentire. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

FIRENZE: 158 posti a rischio in Telecom Italia
FIRENZE: centinaia di licenziamenti negli alberghi per il crollo del turismo
FIRENZE: senza lavoro 38 dipendenti di Meridiana
PRATO-PROVINCIA: 27 lavoratori in meno ogni settimana
PRATO: licenziati 14 dipendenti della Albini-Pitigliani
PRATO: 14 licenziati alla Becagli
LIVORNO: esuberi Telecom Italia
LIVORNO: a casa 15 dipendenti per la chiusura della Delta
LIVORNO: 50 esuberi alla Liburnia
LIVORNO: disoccupazione per 150 lavoratori della Giopescal
LIVORNO: 16 licenziati alla Misericordia
MASSA: esuberi alla Evam
CARRARA: 24 licenziamenti nel settore del marmo
CAMPI BISENZIO E PONTEDERA: 40 esuberi dietro ai banconi alimentari
PISA: ricercatori dell' Università alla ricerca di un futuro
PISA: 63 licenziamenti alla Abiogen


articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.bandieredeipopoli.com

domenica 21 dicembre 2008

"Vi racconto il mio Natale in cassa integrazione


Ci sono centinaia di migliaia di italiani per i quali precipitare
dai dignitosi sacrifici alla disperazione è un attimo. Ecco una storia


Quando Laura chiama, cade subito la linea. Il telefono fa un solo squillo, il tempo di un'unica vibrazione. Poi torna silenzioso. Allora Giuseppe sorride e chiama Laura. Così la ricarica di lei dura di più: "Capita - dice lui - che metto nel suo telefono dieci euro ad agosto. Poi può succedere a giugno dell'anno successivo. Perché non devi mai far passare dodici mesi senza mettere almeno dieci euro. Se no il numero si blocca". Laura osserva il marito che racconta i trucchi del povero. È pensierosa. Parla poco: "Non mi piace che gli altri sappiano".

Come si vive con 600 euro al mese? Si vive in una casa con pochi mobili e i muri che un tempo sono stati bianchi: "Per ritinteggiarli, togliere quelle macchie nere sopra i termosifoni, bisogna aspettare tempi migliori". Il tempo presente è fatto di calcoli che non tornano. Prendiamo l'affitto: 425 euro per due camere e cucina in una zona non periferica. Non molto. Troppo per la famiglia di Giuseppe. Perché con le spese si arriva a 475 euro medi al mese e già a questo punto ne resterebbero solo 125 per vivere in tre trenta giorni. Ma siamo solo all'inizio del calcolo.

Le bollette si portano via un'altra fetta: 55-60 euro per luce e gas. Si tira sui consumi: "Abbiamo il boiler elettrico. Lo accendiamo solo di notte perché dicono che così si spende meno". Ma il vero spauracchio è il riscaldamento: "Eh, su quello c'è poco da fare. Quando vedo la bolletta nella buca mi prende l'ansia. Non dipende da noi. C'è il teleriscaldamento, non possiamo risparmiare. Ci sono mesi che arrivano bollette enormi, anche 180 euro. Per fortuna non è sempre così. A ottobre, ad esempio, è arrivata da 35 euro". Con le bollette se ne vanno in tutto 95 euro. Ne restano trenta per dar da mangiare e per vestire tre persone.

A questo punto lasci cadere la penna e guardi Giuseppe negli occhi: "Diciamolo, è impossibile". Certo che è impossibile. Laura annuisce, la piccola Simona nasconde la testa tra le braccia abbandonate sul tavolo. E si spera che lo faccia perché ha sonno. Chi fa quadrare i conti in questa famiglia? "Mia madre. È vedova, ha 61 anni e la pensione di reversibilità di mio padre. È vero che si tiene in casa mio fratello ma ogni mese le arrivano 1.000 euro. Così certe volte ci troviamo al supermercato. Mettiamo le cose nel carrello. Poi, arrivati alla cassa, lei mi dice: ?Passa, faccio io'".

Non bisogna immaginare che il carrello della mamma, la signora Teresa, sia stracolmo come quelli della pubblicità. Per Giuseppe e Laura la spesa la fa un particolare personal shopper: "Il volantino, quello che ti mettono nelle buche. È fondamentale. Serve per approfittare dell'offerta del momento e anche per scegliere il supermercato. Che non è sempre lo stesso. In certe settimane conviene comperare la pasta da una parte e la bottiglia di pomodoro dall'altra". Non c'è volantino che riesca a superare certi vincoli del mercato: "La pasta è sempre l'alimento più conveniente. Certe volte con un euro riesci a portarne a casa due pacchi da mezzo chilo". E la carne? "Beh, quella non possiamo permettercela". È un lusso, come dare il bianco alle pareti. Come fate con la bambina? "Ci pensa mia mamma. Prepara la bistecca quando andiamo a mangiare da lei o ce la compera quando ci incontriamo al supermercato".

I cassintegrati italiani sono in pauroso aumento. Il 20 per cento in più nel quarto trimestre 2008, secondo le stime della Cgil. Nelle tabelle non compaiono le persone ma i milioni di ore di cassa. Dietro quelle cifre ci sono 1.300 aziende in cassa integrazione straordinaria e centinaia di migliaia di italiani che fanno la vita di Giuseppe. Solo in Fiat i cassintegrati sono 50 mila. La differenza, si spera, è nella durata. Perché a 700-800 euro puoi sopravvivere per due-tre mesi al massimo. Poi devi sperare nella pensione della nonna. Precipitare da una vita di dignitosi sacrifici alla disperazione è un attimo.

Quando lavorava in fabbrica Giuseppe guadagnava 1.200 euro. A questi si dovevano aggiungere i 135 di assegni familiari perché Laura, sua moglie, è disoccupata. In tutto 1.335 euro. Ma con la cassa, anche quando l'Inps si deciderà a pagare, il salario scenderà a 750 euro, che con gli assegni diventeranno 885. Nel passaggio dal lavoro alla cassa la perdita netta è di 450 euro, un terzo della busta paga complessiva.

In queste condizioni per Giuseppe e chi vive come lui l'unica alternativa alla paghetta della mamma pensionata è il lavoro clandestino. Chi è in cassa integrazione non può svolgere altre attività: "Rischiamo il licenziamento". Finora i tentativi di Laura sono andati a vuoto: "Una mattina - dice il marito - l'ho accompagnata a un colloquio al Bennet qui sotto casa. Cercavano commesse. Ci speravamo. Nelle nostre condizioni 5-600 euro in più al mese avrebbero fatto comodo. Quando è uscita ha raccontato: ?Mi hanno fatto un po' di domande e poi mi hanno detto: ?Le faremo sapere'. Allora io le ho risposto di mettersi l'anima in pace. Quando dicono così è perché non ti prenderanno mai". Trovare lavoro, anche in nero non è semplice: "La crisi c'è per tutti, anche per i clandestini". E accettare un impiego provvisorio può essere rischioso: "Ho risposto all'annuncio di un'agenzia interinale. Mi offrivano uno stipendio dignitoso ma ho rifiutato perché era un lavoro precario. Per accettare avrei dovuto rinunciare al posto alla Bertone. Non posso permettermi il lusso di rimanere senza busta paga".

Così l'unico introito extra sono i sussidi straordinari. Vanno bene tutti: quelli della Regione, che in Piemonte è in mano al centrosinistra, e quelli del governo di Berlusconi. Si partecipa ai bandi e si spera di vincere la lotteria: "Certe volte ti dicono che hai i requisiti ma che siccome hai già preso l'assegno l'anno precedente finisci in coda agli altri quello successivo". Se fosse per i requisiti, Giuseppe vincerebbe sempre: "Ho un reddito Isee di 9.800 euro. La soglia per partecipare è di 17.000. Straccio tutti". Si ride per non piangere nell'alloggio del quartiere di Santa Rita. Impressiona il fatto che la povertà abiti qui, in una zona di media borghesia e non solo nei palazzoni delle periferie. Impressiona il fatto che tra queste mura si sia dovuto aspettare il bonus della Regione (3.100 euro) per regalare a Simona la cameretta nuova. Nel discorso finale, quella specie di confessione che Giuseppe fa, solo, in fondo alle scale del condominio, c'è posto per l'ultima rivelazione: "Oggi sono contento. Ho sentito mia sorella al telefono. Ha promesso che mi passa 100 euro per i regali alla bambina. Così Babbo Natale arriverà anche per Simona. Le porterà una bella Barbie e il cd di Kung Fu Panda".

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.ilgrecale.it

sabato 20 dicembre 2008


«STOP ALLE CAUSE DI MASSA»
Pirateria musicale: dopo due
avvertimenti via la connessione
L'industria discografica americana cambia strategia e si allea con i provider

Pirata musicale avvisato, mezzo salvato: basta cause di massa contro la pirateria, parola della potente industria musicale americana, la RIAA (Recording Industry Association of America), che ha deciso di abbandonare le (costose) cause legali contro gli utenti del web che hanno scaricato brani musicali. La nuova strategia sarà basata soprattutto sulla collaborazione con i provider Internet per scoraggiare il download illegale.

AVVISI - Agli utenti, che condividono in rete musica protetta da copyright per essere scaricata illegalmente, cioè senza pagare il diritto d'autore, verranno «inviate lettere di avvertimento» (ovvero e-mail), ha comunicato l'associazione che rappresenta le più importanti case discografiche statunitensi. Se beccati una seconda e una terza volta a scaricare o condividere file senza pagare, ai recidivi verrà tagliata la linea Web da parte dello stesso provider che la fornisce, sul modello «Three Strikes Out» (fuori dopo la terza infrazione). In sostanza, le società che forniscono le connessioni alla Rete, gli Internet Service Provider (ISP), si trasformeranno in una sorta di cyberpoliziotti.

ANTIPATIA - Dal 2003, l'industria musicale ha fatto causa a circa 35 mila utenti di Internet in casi di pirateria musicale per molte centinaia di migliaia di dollari - tra questi una bambina di 13 anni, una persona già deceduta e madri sole. Una strategia di poco effetto e che, inoltre, creava soltanto antipatia nell'opinione pubblica e danneggiava l'immagine, ha pensato la RIAA. Quest'ultima ha comunicato di aver già raggiunto accordi provvisori con diversi fornitori di servizi Internet, senza però specificare quali. Ha precisato, inoltre, che si riserverà il diritto di fare causa a quegli utenti che ignorano le lettere di avvertimento. E' anche possibile, scrive l'associazione USA, che in caso di recidiva possa essere ridotta la loro velocità di connessione. Il cambio di strategia della RIAA giunge dopo che gli utenti di Internet hanno raggiunto una maggior consapevolezza che scaricando canzoni pirata commettono un reato. I contatti con i provider sarebbero iniziati su pressione del procuratore di New York, Andrew Cuomo, scrive il «Wall Street Journal», che intende porre freno a queste cause di massa. Le cause in corso, tuttavia, andranno avanti fino a conclusione, ha fatto sapere il capo della RIAA, Mitch Bainwol. «I pirati musicali cronici'», ha detto la RIAA, «verranno perseguiti anche in futuro». «Sono utenti che scaricano mensilmente tra le 5 mila e le 6 mila canzoni».

CANZONI «DA 9MILA DOLLARI»- Negli USA fece scalpore la causa contro la giovane madre trentaduenne del Minnesota, Jammie Thomas, condannata a pagare una multa di 200 mila dollari per aver messo online illegalmente 24 canzoni (dunque 9.250 dollari per canzone). Nel settembre scorso il giudice Michael Davis ha riesaminato la sua decisione dichiarando che la semplice messa in condivisione di brani non bastasse a provare le accuse di infrazione di copyright.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.tecnomagazine.it

venerdì 19 dicembre 2008


il progetto, inizialmente approvato nel 2006, È stato bloccato dalla corte federale
Australia, un gruppo di aborigeni vince
la battaglia contro un colosso minerario
La società Xstrata ha progettato di deviare il corso del fiume McArthur per espandere una miniera di zinco

SYDNEY - Aborigeni contro colosso minerario 1-0. Un gruppo di residenti nel Territorio del nord australiano ha vinto un'importante battaglia legale intentata alla anglo-svizzera Xstrata, proprietaria di una miniera di zinco e ideatrice di un progetto superbo: deviare il corso del fiume McArthur per espandere l'area di estrazione. La Corte federale, in seduta plenaria a Darwin, ha stabilito l'invalidità della decisione presa dal precedente governo conservatore nel 2006, che aveva approvato l'intervento. In aula erano presenti 12 proprietari terrieri che si battono da anni, con il sostegno di sigle ambientaliste, per non vedere stravolta la propria patria. Quando è stata letta la sentenza hanno pianto di gioia.

TRATTO GIÀ DEVIATO - In pratica il tribunale ha riconosciuto che l'allora ministro dell'Ambiente Ian Campbell non ha seguito le corrette procedure sulla protezione dell'ambiente e della biodiversità, né compiuto le necessarie verifiche prima di dare il via libera al colosso anglo-svizzero. Un tratto del fiume McArthur di circa 5 km è già stato deviato dalla Xstrata, e ora i residenti storici - forti di questa sentenza - chiedono che sia riportato al suo corso originale. La società ha criticato la sentenza e incaricato i suoi legali di valutare un eventuale ricorso, ma nel frattempo ha sospeso tutti i lavori civili e di estrazione nella miniera paventando il rischio di una chiusura definitiva del sito.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.files.splinder.com

giovedì 18 dicembre 2008

comunicato politico n°11



In Abruzzo metà degli elettori non ha votato. Chiodi ha vinto, Costantini ha perso, ma era uno contro tutti, uno contro Veltrusconi. Per il PDmenoelle era meglio una sconfitta disastrosa che la vittoria di un uomo pulito. E l’ha ottenuta. Il Pdmenoelle voleva come candidato, al posto di Costantini, il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso, arrestato subito dopo le elezioni. Se si fosse presentato e avesse vinto sarebbe stato sindaco per un paio d’ore.
Il partito che non c’è avanza. Alle ultime elezioni politiche (incostituzionali perché non permettevano la scelta del candidato) non ha votato un italiano su quattro, adesso un abruzzese su due. Le retate dei politici proseguono in tutta Italia. Dopo l’Abruzzo, la Basilicata con il fermo del deputato PDmenoelle Margiotta e l’arresto dell’amministratore delegato della Total. Dopo la Basilicata, Napoli con l’arresto di due assessori PDmenoelle e la richiesta di arresto per i parlamentari Italo Bocchino del PDL e Lusetti del PDmenoelle.
I vertici del PDmenoelle non si dimettono, piuttosto preferiscono andare in galera. La Iervolino riflette, D’Alema non si fa processare, Franceschini vuole (tenetevi forte) la questione morale al primo posto e Topo Gigio Veltroni aspetta istruzioni da Arcore e dichiara che “ha innovato troppo poco”. Bassolino sarà premiato dal PDmenoelle con la candidatura alle prossime elezioni europee. Anche Del Turco, appena uscito di galera, ha ottenuto rassicurazioni, ma dal PDL, per sbarcare a Bruxelles e fare una vera politica riformista. Il Parlamento italiano non basta più per contenere tutti gli inquisiti e i condannati. Per fortuna c’è l’Europa.
L’Italia sta sprofondando in un letamaio e in Parlamento si discute della riforma della Giustizia. C’è bisogno della riforma della Politica, non della Giustizia. Due milioni di disoccupati sono in movimento dal centro nord nella capitale. Non sentite gli zoccoli dei bisonti? Arriveranno prima loro o i magistrati? O ci sarà la famosa terza via, quella della fuga a Hammamet?
Vizzini, mi sente? Nella commissione del Senato(*) di cui lei è presidente è ferma la proposta di legge Parlamento Pulito. Un primo passo per la riforma della Politica. 350.000 persone hanno firmato. Se la legge non verrà discussa le inviterò a Roma per chiederle conto del suo silenzio. No ai pregiudicati in Parlamento, due legislature e poi a casa, voto di preferenza per il candidato. Non sono richieste straordinarie, ma l’ABC della democrazia.
PD e PDmenoelle sono due gemelli siamesi, se li separi muoiono entrambi. Hanno lo stesso cuore, lo stesso cervello, gli stessi pregiudicati.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

(*) La Commissione è presieduta da Vizzini (PDL) e composta da Benedetti Valentini (PDL), Incostante (PD), Adamo (PD), Bodega (LNP), Bastico (PD), Battaglia (PDL), Belisario (IDV), Bianco (PD), Boscetto (PDL), Ceccanti (PD), Cossiga (UDC-SVP-Aut), De Sena (PD), Fazzone (PDL), Lauro (PDL), Malan (PDL), Marino (PD), Mauro (LNP), Nespoli (PDL), Pardi (IDV), Pastore (PDL), Pistorio (Misto), Procacci (PD), Saltamartini (PDL), Sanna (PD), Saro (PDL), Sarro (PDL), Vitali (PD).

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.clandestinoweb.com

mercoledì 17 dicembre 2008


In questi giorni sono tremati i pc, e i loro possessori, di mezzo mondo. O forse anche di tutto il mondo, visto che la diffusione di Internet Explorer, pur erosa (qui alcuni dati, mese per mese, assai indicativi), rimane per l'appunto globale. Ma oggi alle 19, ora italiana, la paura di lasciare in giro per la Rete i propri dati sensibili dovrebbe passare: Microsoft ha annunciato che per quell'ora sarà disponibile nel download automatico degli aggiornamenti una patch - "toppa", letteralmente - che dovrebbe risolvere il problema di furto dei dati. Insomma, che dovrebbe coprire il buco.
Un buco rimasto aperto diversi giorni, non solo in IE7 ma anche nelle versioni precedenti e pare anche nella 8 Beta. Un settaggio del livello di sicurezza della zona Internet verso "alto" avrebbe permesso in questi giorni di vulnerabilità una qualche protezione in più, ma niente di veramente risolutivo per un rischio che vedeva nel programma di Microsoft una vera superstrada per l'uscita, involontaria, delle nostre password, user id e altri dati sensibili dal nostro computer a favore di "pescatori" malevoli di dati altrui in Rete. Secondo Trend Micro, azienda che lavora sulla sicurezza online, sono stati finora circa 10 mila i siti internet "modificati" - o creati ad hoc - per sfruttare le opportunità di furto date dalla falla di Explorer.
Come hanno suggerito diversi esperti, fino alle 19 di oggi è meglio continuare a navigare usando altri browser. Poi da Redmond dovrebbero risolvere il problema. Almeno fino al prossimo, immancabile, allarme.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.news.tecnozoom.it

martedì 16 dicembre 2008


Idea Google: rete superveloce
corsia speciale a pagamento
Il Wall Street Journal rivela un progetto chiamato OpenEdge: il motore di Mountain View, assieme ai principali provider di connettività Usa, vorrebbe creare una fast internet. Con tanti saluti alla Net Neutrality

GOOGLE ha proposto alle compagnie telefoniche e ai principali fornitori di connettività americani un progetto per avere, dietro la corresponsione di un pagamento, una corsia veloce su internet per i propri contenuti. Lo afferma il Wall Street Journal, rivelando che internamente alla società il piano è stato battezzato OpenEdge.

L'iniziativa, qualora andasse in porto, sovvertirebbe uno dei principi cardine su cui si è sviluppato il web in questi anni: la cosiddetta net-neutrality, o neutralità della rete. Si tratta del concetto secondo il quale i fornitori di connettività non possono dare la precedenza a un pacchetto di dati o contenuti che viaggia sulle proprie reti a scapito di un altro. Un'idea ereditata negli Usa dalla disciplina per la tutela della concorrenza tra compagnie telefoniche, ed estesa poi al web. Secondo il Wall Street Journal, proprio il timore da parte degli operatori di violare le direttive della Fcc, l'authority per le comunicazioni Usa, avrebbe frenato finora il raggiungimento dell'intesa. "Se lo facessimo, Washington s'infiammerebbe", ha rivelato al giornale un portavoce anonimo di una delle società coinvolte nelle trattative.

Se il piano OpenEdge andasse in porto, internet diverrebbe una piattaforma di comunicazione a due velocità, in cui le società più ricche, in grado di pagare per la superstrada, potrebbero far arrivare a i propri utenti contenuti e servizi in modo più veloce. Il che finirebbe per configurarsi come uno stop all'innovazione e alla concorrenza, ponendo una barriera all'affermazione di nuovi soggetti, più deboli per definizione. Alla fine il conto lo pagherebbe il consumatore, che vedrebbe ridursi le proprie scelte.

Proprio Google in passato era stato uno dei principali sostenitori della Net-neutrality. Ancora oggi sul sito della società si può leggere che "la network neutrality è il principio per cui gli utenti dovrebbero avere il controllo su cosa possono vedere e quali applicazioni vogliono usare su internet".

Lo stesso Barack Obama, durante la propria campagna elettorale, si è speso molto sull'idea di una rete aperta: Non sarò secondo a nessuno", affermò l'anno scorso proprio durante un discorso nella sede di Google, "nel mio impegno per una rete neutrale".

Come nota il Wall Street Journal, tuttavia, negli ultimi mesi l'idea ha perso l'entusiasmo di molti sostenitori, in primis delle grandi società come Microsoft e Yahoo. La stessa Microsoft nel 2006 riteneva che "salvare la neutralità delle reti può essere determinante per stabilire se gli Usa continueranno a essere il paese guida in termini di tecnologia internet". Ma - appunto - tutto ciò è storia di due anni fa, che in rete possono essere un'era geologica. Specie mentre si avvicina una scadenza importante: a metà 2009 la normativa sulla network neutrality e i principi stabiliti dalla Fcc dovranno essere rivisti dal legislatore americano, perché scadrà una moratoria sull'argomento.

Il progetto OpenEdge vedrebbe i server di Google posizionati direttamente all'interno della rete dei principali fornitori di connettività. In questo modo i siti controllati dalla società avrebbero la garanzia di far arrivare più velocemente contenuti e servizi agli utenti. A quel punto, solo chi fosse in condizione di pagare viaggerebbe ad alta velocità. Per gli altri soggetti del mercato, rimarrebbe una rete di seconda classe, sempre più congestionata e difficile da consultare da parte degli utenti.

Visto il pezzo sul Wall Street Journal e il clamore destato dalla vicenda, Google ha replicato affermando che il proprio impegno verso la neutralità della rete rimane immutato, e che il progetto OpenEdge non violerebbe il principio, visto che non si tratterebbe di un accordo esclusivo ma di un modo per portare i propri contenuti più vicini agli utenti. La posizione di Google è condivisa anche da alcuni esperti di tecnologia come Doc Searls. Ma su OpenEdge le perplessità rimangono, vista la difficoltà per tutti i soggetti che operano sul mercato ad accedere alle stesse condizioni ottenute dal motore di ricerca.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.todomodding.com

lunedì 15 dicembre 2008

Bush: «La guerra in Iraq non è finita»


ha incontrato i leader iracheni e le truppe statunitensi nel paese
E un giornalista gli lancia le scarpe (GUARDA IL VIDEO)
Il reporter:«Questo è il tuo bacio d'addio, cane». Il presidente le schiva e dice: «Erano di taglia 10»

VIDEO: il momento del lancio della scarpa (14 dic. 2008)
BAGDAD (IRAQ) - Fuori programma a Bagdad per George W. Bush. Durante la conferenza stampa congiunta con il premier iracheno Nuri al Maliki nella sua residenza un giornalista iracheno ha lanciato le scarpe contro il presidente Usa che è riuscito a schivarle. L'uomo, portato via dalle forze di sicurezza, era seduto in terza fila e mentre i due leader si stringevano le mani davanti alle telecamere, si è alzato in piedi gridando rivolto a Bush «questo è il tuo bacio d'addio, cane» e lanciando subito dopo una scarpa dopo l'altra verso il presidente Usa.

SCHIVATE - Bush si è chinato per evitare la prima scarpa mentre la seconda l'ha evitata per un pelo. Il presidente ha tentato di sdrammatizzare l'accaduto ironizzando: «L'unica cosa che posso dirvi che si trattava di scarpe taglia 10 (una 42 in Italia, ndr)». Nella cultura islamica l'insulto «cane» con cui Bush è stato apostrofato dal giornalista è considerato uno tra i più pesanti perché quello che in occidente è considerato il miglior amico dell'uomo dai musulmani è visto come un animale impuro. Allo stesso modo essere colpito dalla suole delle scarpe è un altro affronto. Quando il 9 aprile del 2003 le truppe Usa entrarono a Baghdad abbattendo una grande statua di Saddam Hussein molti tra gli iracheni presenti si scagliarono sull'effigie del rais colpendola con le scarpe per sfregio.

CHI È -Il giornalista iracheno è stato individuato come Muntazer al-Zaidi del canale tv «Al-Baghdadia», di proprietà irachena ma diffuso dal Cairo. Altri giornalisti iracheni presenti nella sala si sono alzati in piedi per scusarsi con Bush che ha ringraziato minimizzando: «Vi ringrazio... ma in realtà non ho capito cosa volesse quel tizio».

LA GUERRA NON È ANCORA FINITA - L'incidente dopo che il presidente aveva affermato, parlando davanti ai giornalisti che «la guerra in Iraq non è ancora finita». Scambiando alcune battute con la stampa al suo seguito dopo avere incontrato il premier iracheno Nuri al-Maliki, Bush ha aggiunto: «C'è ancora lavoro da fare», prima di precisare che l'accordo di sicurezza firmato tra Usa ed Iraq, garantisce al paese mediorientale «una solida base, per oggi e per il futuro». L'accordo, che prevede la fine di una presenza militare americana di ampio respiro entro il 2011, è stato raggiunto nei giorni scorsi

LA VISITA - Era stata una visita a sorpresa. Come sempre è avvenuto, per ovvie ragioni di sicurezza. Ma la sicurezza non è mai troppa. Il presidente americano George W. Bush è giunto domenica in Iraq, ha precisato la Casa Bianca, per incontrare i leader iracheni, ringraziare le truppe e per celebrare il nuovo accordo sulla sicurezza raggiunto con il governo iracheno.
La visita arriva all'indomani del via libera nel Parlamento iracheno dell'intesa siglata con gli Usa, che prevede il ritiro di tutte le truppe statunitensi entro la fine del 2011.
Si tratta della quarta visita di Bush dall'invasione americana del paese nel 2003.

GLI INCONTRI - Sebbene l'Iraq sia ormai scivolato nell'ordine di priorità delle preoccupazioni statunitensi, surclassato dalla recessione che ha colpito l'economia Usa, i sondaggi mostrano che per la maggior parte degli americani la guerra è stata un errore. Dopo quasi 6 anni dall'inizio di un conflitto che è costato la vita a più di 4.200 militari Usa e e a decine di migliaia di iracheni, in Iraq rimangono ancora 140.00 soldati statunitensi. Il segretario alla Difesa, Robert Gates, giunto a Baghdad sabato, anche lui senza preavviso, ha comunque assicurato passando in rassegna le truppe «che le forze statunitensi nel Paese sono entrate nell'ultima tappa dell'impegno preso da Washington in Iraq» .

articolo e immagine tratti da www.corriere.it

domenica 14 dicembre 2008

"Ai pendolari pensino le Regioni"


Tav, Moretti contestato si difende

Slogan contro l'ad delle Fs all'inaugurazione dell'Alta Velocità Milano-Bologna
Il servizio partirà domani, ma è polemica sul taglio dei treni locali

MILANO - Inaugurazione con contestazione per la nuova linea ferroviaria ad alta velocità tra Milano e Bologna. L'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti e il presidente Innocenzo Cipolletta si sono dati appuntamento oggi al binario 14 della rinnovata Stazione Centrale di Milano per compiere insieme alle autorità il primo viaggio sul treno che, da domani, collegherà il capoluogo lombardo e quello emiliano in un'ora. I rappresentanti dei Cobas, insieme a un gruppo di passeggeri, ha però rumorosamente fatto notare ai vertici Fs la penosa condizione del ben più essenziale servizio a favore dei pendolari.

Trenitalia, è stata la replica di Moretti, punta sull'alta
velocità ma non dimentica chi deve prendere il treno tutto i giorni per recarsi al lavoro. "L'unico investimento che ho potuto fare da quando sono alle ferrovie - si è giustificato l'amministratore delegato - è stato l'acquisto di 150 locomotori per il trasporto pubblico locale". Quest'ultimo, secondo Moretti, "è un servizio universale e le regioni debbono investire per acquistare i nuovi treni".

Quanto alle polemiche sulla riduzione dei treni regionali alla stazione Centrale, Moretti ha replicato che "ogni scalo deve avere la sua funzione, la Stazione Centrale è un hub per le lunghe distanze, mentre per il trasporto regionale ci sono le altre stazioni e il passante ferroviario". I contestatori hanno lanciato slogan contro i "Treni di lusso per pochi privilegiati". In particolare alcuni pendolari hanno lamentato il fatto che, con il nuovo servizio, la Stazione Centrale perderà circa 20 coppie di treni regionali al giorno.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.associazionedifesalavoratori.org

sabato 13 dicembre 2008


Quando si toccano gli interessi economici dei grandi gruppi, da Benetton a Impregilo alla Granarolo, i partiti accorrono subito in aiuto. E' un interesse di scambio. Il voto di scambio è ormai superato, si eleggono da soli. Per questo le leggi servono solo a tutelare le lobby. I politici fanno le leggi per i loro lord protettori. I lord protettori concedono graziosamente ai politici di servirli.
Se un cittadino è una testa calda e fa la raccolta differenziata, si dota di pannelli solari o, estrema bestemmia, beve latte crudo della mucca sotto casa, è un sovversivo. L'informazione è dalla loro parte, ma la verità è dalla nostra. Chi beve latte crudo campa cent'anni e risparmia almeno un terzo. Ogni Comune un distributore automatico di latte. Se lo volete, succederà.

"Caro Beppe,
dopo gli incentivi alle energie rinnovabili, ci vogliono togliere anche il latte crudo.Il latte alla spina, quello da rivendita in distributore self service, dove si riempie la bottiglia più volte. Lo stesso per cui dal 6 all' 8 dicembre, Telethon ha fatto partire una corsa di solidarietà con il Consorzio Tutela Latte Crudo e la Regione Lombardia: ogni due litri di latte venduti, il terzo è donato alla ricerca sulle malattie genetiche.
Nonostante questa importante iniziativa, la situazione è grave: in una parola, disinformazione. In questi giorni, su reti televisive e testate giornalistiche nazionali, alcuni articoli e servizi stanno procurando forte discredito verso questo alimento, danneggiando allevatori e produttori. Frasi del tipo "Latte alla spina, allarme batteri" o "Latte crudo - È necessario bollirlo", o ancora "Il Ministero ipotizza uno stop delle vendite", si sprecano.
Nove casi di sindrome emolitico uremica indotta da Escherichia Coli O 157, presi a pretesto per diffondere l'idea della diretta implicazione del consumo di latte crudo non pastorizzato, hann fatto partire un tam tam mediatico utile a generare clamore, insicurezza e disaffezione: le condizioni ideali per un intervento legislativo all'insegna delle più ingiuste restrizioni.
Il Meetup "Amici di Beppe Grillo di Brescia" ha raccolto alcune dichiarazioni del Dr. Fausto Cavalli, agronomo zootecnico, coordinatore di Bevilatte Srl, Agenzia di Servizi per l'Agricoltura. La sua esperienza ci dimostra come questi clamorosi casi siano falsi, poiché nulla è mai stato dimostrato (nel 2008, le analisi disposte dall'Autorità Sanitaria hanno riscontrato la totale assenza dell'Escherichia Coli O 157 in tutti i 1.423 campioni analizzati), ed anzi i produttori coinvolti proseguono a vendere regolarmente il loro latte, magari dopo aver denunciato a suo tempo alcuni funzionari ASL che li costringevano a tenere chiusi i distributori.
Ci siamo chiesti il perché di questa insistente campagna denigratoria. Il fenomeno del latte crudo alla spina parte proprio dalla nostra città, Brescia, ed è arrivato a a 1.000 distributori sul territorio nazionale (405 in Lombardia). Ognuno vende circa 100 litri di latte al giorno, per 365 giorni all'anno. Un litro di latte alla spina costa circa 1 euro, ovvero 50 centesimi meno del latte pastorizzato fresco da supermercato (fonte: www.clal.it). 18 milioni di euro che in un anno scompaiono dalle tasche delle grandi distribuzioni e multinazionali lattaie, a beneficio di noi cittadini che paghiamo meno e beviamo tutta salute, riscoprendo il rapporto diretto con l'agricoltura.

Perché bevo latte crudo, dalla lettera del Dr. Cavalli.
"La situazione inerente il latte crudo è piuttosto grave: insistenti passaggi sulle Reti e Testate nazionali stanno procurando forte discredito verso questo interessante alimento e contro gli stessi allevatori produttori.Sostanzialmente la tesi enunciata cerca di dimostrare che l’assunzione di latte crudo,senza la preventiva pastorizzazione, sia assolutamente pericoloso per la salute ... si vorrebbe imposto l’obbligo di previa bollitura del latte crudo. La questione è che il latte crudo è proposto da anni da consumarsi, appunto, crudo ... perché, così come risulta da numerosi studi, solo in queste condizioni si può beneficiare di alcune interessanti proprietà nutrizionali e nutraceutiche..." Leggi la lettera completa.

Noi continueremo ad acquistare il latte crudo alla spina, e a rifornirci nei distributori in città. In sua difesa firmeremo la petizione al Ministro delle Politiche Agricole Zaia e al sottosegretario Martini, promossa dal Consorzio Tutela Latte Crudo contro la chiusura preventiva dei distributori di latte crudo.
Speriamo ci perdonerai, se questa volta rinunciamo alla tua formula: le fragole sono mature. Oggi preferiamo: la mucca è stata munta. Loro non molleranno mai, noi neppure." Gruppo Meetup Amici di Beppe Grillo di Brescia

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FIRMA CONTRO LA CHIUSURA DEI DISTRIBUTORI DI LATTE CRUDO

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.agricoltura.regione.lombardia.it

venerdì 12 dicembre 2008

Il pullman degli sciacalli



Lo spietato tour tra le abitazioni in vendita. Sotto gli occhi dei proprietari. Schiacciati dai debiti
Sulla parete alle sue spalle, Ronald Buckley ha appeso quattro cose che riassumono il suo codice genetico: la foto di Reagan campeggiante come un orologio con le lancette spezzate; un crocifisso, lievemente più in basso rispetto al presidente; lo scudetto della sua squadra di basket, e una scritta a caratteri cubitali: «Non può esserci una crisi la settimana prossima: ho già l’agenda piena di impegni». È di Henry Kissinger. Datata 1969, ovvero quando Ronald era un quasi trentenne tutt’altro che sfiorato dai turbamenti dell’epoca. Il signor Buckley pare un tipo che sa sempre da che parte stare. E siccome sta per guidarmi dentro a un safari molto particolare, sono contento che sia lui la mia guida spirituale. La caccia grossa si fa a bordo di un pulmino verdognolo tappezzato di slogan inneggianti affari mirabolanti. “Fantastic Foreclosure Repo Tours”(foreclosure è l’impossibilità di pagare un debito, repo è sinonimo di rimpossessarsi). Salgono una decina di persone, ma nei weekend i mezzi sono due, e gli iscritti all’escursione anche cinquanta.
I vetri sono lievemente oscurati, perché un briciolo di discrezione non guasta. La mappa del tesoro è tra le mani di Ronald che si aggiusta l’anello grande come una nocciola, prima di spiegare l’obiettivo della pattuglia: «Vedremo una quindicina di proprietà in due ore e mezzo. Saremo di ritorno per pranzo. Mi consegnerete la scheda col vostro livello di gradimento.Vi preghiamo di seguire attentamente le indicazioni della vostra guida. Sono a disposizione per qualsiasi domanda». Un pensionato chiede se è prevista una sosta caffè. Ronald sorride paterno: «Of course». Si parte. L’avventura può cominciare. C’è una crisi. Profonda, lancinante. I dati ufficiali confermano che a fine 2008 in America un milione e mezzo di proprietari dovranno abbandonare casa per insolvenza. Schiacciati dal mutuo. Circa la metà di queste proprietà torna alle banche che hanno urgenza di rimetterle sul mercato. Ronald Buckley dall’aprile scorso è una sorta di “facilitatore”. È colui che va in giro a mostrare le case disponibili. Una specie di entomologo a spasso in un zoo peculiare. La gente fa domande specifiche («Quanto consuma di aria condizionata? », «Dov’è lo Starbucks più vicino?») e lui risponde con dovizia di particolari ed entusiasmo. Perché c’è crisi, ma lui ha l’agenda piena di impegni. «Ci sono migliaia di persone là fuori che domani faranno l’affare della loro vita» declama impostando la voce. Ce ne sono altrettante, oltre i vetri fumé, che ci guardano come sciacalli assetati di sangue. E un po’ lo siamo».

Qualcuno li chiama gli “Heartless Tours”, i tour senza cuore. Frugano tra le macerie di chi ha perso tutto. Ci sono case in cui le persone non hanno ancora finito il trasloco. A North Miami, una villetta cui Ronald assegna quattro stelle, ha ancora sul patio una fila di scatoloni pieni di effetti personali. Una vicina ci vede arrivare e si chiude in casa dopo aver fatto una smorfia inequivocabile. Sul bus una coppia di mezza età domanda: «Potremmo costruire una jacuzzi in giardino?». «Of course» sentenzia il vecchio Ron. Il fenomeno si allarga con velocità direttamente proporzionale al crollo verticale del mercato immobiliare. È un mercato parallelo anabolizzato, surreale per certi versi. I primi a cogliere l’attimo sono stati in California. Poi è toccato ad Arizona, Texas, Michigan e naturalmente Florida. I prezzi sono più che ghiotti: per una casa che un anno fa aveva un valore di mercato attorno ai 200 mila dollari, ora ne bastano 75 mila. Quando Ronald ci mostra un elegante appartamento con tre stanze da letto, in un lussuoso edificio con richiami all’Italia, spiega che la proprietà ha appena cinque anni e che costa solo 490 mila dollari. Poi fa un sorrisetto e si corregge: «Costava così all’acquisto nel 2006, ora la trattiamo per circa 272 mila».

L’idea del “Foreclosure Repo Tour” è venuta a un immobiliarista della California. Si chiama Nick Dias ed è il ras della Central Valley, ampia area residenziale travolta dalla crisi. Lo chiamo per chiedere lumi: «Non posso fare nulla per la gente che ha perso la casa. Non li conosco. Ma posso essere utile a mantenere il mercato vivo e a combinare buoni affari per chi ne voglia approfittare. È un bene per la comunità». Ogni weekend il suo autobus dotato di tutti i comfort fa il tutto esaurito. «It’s a lot of fun» aggiunge. È un sacco bello. Dipende da come la si vuole guardare. E mi anticipa che la rete Tlc sta varando il primo reality sul genere: hanno girato le prime puntate a Chula Vista e Stockton, sempre in California, e andranno in onda a febbraio. Il suo sito illustra volti di gente felice. Coppie giovani o pensionati che hanno trovato la casa dei sogni a un terzo del prezzo. Un po’ come sopravvivere con il cuore di un donatore. Il pensionato che chiedeva del caffè mi dice che lui alla gente sfrattata ci pensa e gli dispiace: «Ma se compro la loro casa, aiuto il sistema a non crollare del tutto. Il quartiere non soffrirà e la banca nemmeno. E magari quelle persone troveranno la loro chance altrove». Magari. Ronald annuncia che entro fine settimana arriveranno altre 40 proprietà sulla sua scrivania. Incoraggia i clienti a compilare attentamente il formulario con ogni dettaglio relativo ai loro desideri, per essere accompagnati nel tour più adeguato (prezzo, dimensione, amenità, ecc.). L’ultimo stop è una casa bassa con giardino e patio interno. Ha l’aspetto decadente e il prato maculato di buche e cartacce. Entriamo con un irragionevole sospetto. Ronald spiega che la proprietà richiede qualche restauro, ma che il prezzo invita a una profonda riflessione. A terra nell’ingresso c’è la tastiera di un computer, il relitto di un tostapane, un materassino e qualche scheletro di lattina di birra. Le porta principale è sfondata da quello che sembrerebbe un calcio. Alcune finestre sono in frantumi. Ronald si fa serio: «Per qualcuno andarsene non è una bella esperienza». Già.

articolo e immagine tratti da www.corriere.it

giovedì 11 dicembre 2008

Crisi: Sony; vara maxi-piano, via 16 mila posti lavoro



La crisi colpisce anche l'economia giapponese. La Sony ha annunciato la chiusura di diversi impianti e il taglio di 16mila posti di lavoro. Il colosso giapponese dell'elettronica ha anche annunciato tagli agli investimenti di circa il 30% e ha ridotto le proprie stime di crescita. Il numero dei posti di lavoro che saranno tagliati e' il doppio rispetto a quelli precedentemente annunciati, incluse ottomila posizioni contrattualizzate. La precisazione e' stata fatta dal vicepresidente del colosso giapponese, Naofumi Hara, citato da Bloomberg. In un primo tempo, infatti, il colosso giapponese aveva annunciato il taglio 8 mila posti, pari al 5% della forza lavoro globale (che conta 160 mila dipendenti), oltre a ridurre il numero di lavoratori stagionali e temporanei. Gli impianti che saranno chiusi, invece, rappresentano il 10% del totale. Queste iniziative - ha spiegato la compagnia in una nota - sono in risposta a improvvisi e rapidi cambiamenti del contesto economico globale'. Le misure dovrebbero contribuire a ridurre i costi di oltre 100 miliardi di euro.
Usa ed Europa spingono Sony a varare uno dei piani di ristrutturazione tra più drastici della propria storia, a poca distanza da quello del 2005, ma redatto dallo stesso autore.

Howard Stringer, il manager gallese(nella foto) con passaporto americano e uno dei pochi 'gaijin' (straniero) alla guida di una grande compagnia della Corporate Japan, mette a punto, a tre anni di distanza, una nuova ricetta anti-crisi da completare entro marzo 2010: 16 mila posti di lavoro in meno a livello globale (di cui la metà di regolari, pari al 5% dei 160 mila dipendenti della divisioni elettronica), l'uscita dai segmenti meno redditizi, la robusta sforbiciata agli investimenti e la riduzione di circa il 10% del totale degli attuali 57 impianti sparsi per il mondo.

"C'è un peggioramento dell'economica globale ben oltre le previsioni", si è limitato a osservare il numero uno di Sony, le cui azioni hanno perso in Borsa il 70% del proprio valore da inizio 2008. Già entro la fine dell'anno fiscale, la compagnia chiuderà la produzione in due stabilimenti all'estero, incluso il Sony Dax Technology Center in Francia, con 300 occupati, mentre in un altro, quello di Nitra in Slovacchia, rinvierà a tempi migliori l'ampliamento della linea di assemblaggio di tv a cristalli liquidi a causa della debole domanda europea.

A finire sotto i colpi del riassetto, per ottenere gli attesi risparmi annui di 100 miliardi di yen (circa 1,3 miliardi di franchi) a marzo 2010, è il settore dell'elettronica dove gli investimenti saranno ridotti del 30%. "Ci sono imprevedibili e avverse circostanze - ha detto il vicepresidente esecutivo, Naofumi Hara, commentando le misure straordinarie - contro le quali Sony doveva prendere adeguati provvedimenti". Ad esempio, "le turbolenze partite dagli Stati Uniti hanno seriamente colpito l'economia reale non degli Usa, ma anche dell'Europa, del Giappone e delle economie emergenti". In più, ha aggiunto Hara, "l'apprezzamento dello yen ha complicato ulteriormente il quadro, visto che l'80% dei ricavi del settore dell'elettronica è generato all'estero".

A fine ottobre, il gruppo di Tokyo ha più che dimezzato le stime annuali degli utili netti, tagliandole del 60%, a 150 miliardi di yen per il brusco crollo della domanda che, pur risparmiando la PlayStation, potrebbe colpire in maggiore misura i prodotti elettronici, inclusi i televisori Lcd Bravia, che hanno avuto un sussulto in estate grazie alle olimpiadi di Pechino. A inizio anno, il gruppo aveva annunciato l'investimento di un miliardo di dollari in un impianto della Sharp di schermi Lcd, oltre ad aver scommesso fortemente su quelli di nuova generazione.

Per i colossi dell'elettronica, secondo gli esperti, i guai potrebbero essere appena all'inizio con il duraturo crollo della domanda: Panasonic, la rivale giapponese, ha drasticamente visto al ribasso le stime di utili per l'esercizio in corso, mentre la sudcoreana Samsung ha reso noto il taglio degli investimenti per fronteggiare "tempi difficili".

articolo tratto da www.agr.corriere.it e www.swissinfo.ch
immagine tratta da www.richterscale.org

mercoledì 10 dicembre 2008


Scontri tra studenti e agenti davanti alle facoltà occupate, assalti e saccheggi
Grecia, nuovi tafferugli nella notte
Alta tensione dopo i funerali di Gregoropoulos, oggi lo sciopero generale in tutto il Paese

ATENE (Grecia) - Alexis Greguropoulos riposa in una tomba del cimitero di Atene, dopo i funerali che si sono celebrati martedì in un clima di altissima tensione. Ma la Grecia, a quattro giorni da quel sabato maledetto in cui un colpo sparato da un agente di polizia ha spezzato la vita di un 15enne e innescato una spirale di violenze e contestazioni nelle principali città del Paese, la situazione è tutt'altro che sotto controllo.

SCIOPERO GENERALE - Nella notte si sono registrati nuovi scontri tra dimostranti e forze dell'ordine ad Atene e a Salonicco, in particolare davanti al Politecnico e alla facoltà di Giurisprudenza della capitale che da domenica scorsa sono occupate dagli studenti. Ed è attesa una nuova giornata campale, in concomitanza con mobilitazione promossa dai sindacati, che hanno indetto uno sciopero generale per chiedere l'aumento di salari e pensioni e maggiori interventi da parte dello Stato nel rilancio dell'economia. Una motivazione che ora si sovrappone alla protesta per l'atteggiamento repressivo delle forze dell'ordine e contro un governo, quello del premier Karamanlis, nel mirino per non aver saputo evitare che la contrapposizione degenerasse. Lo stesso Karamanlis aveva provato a chiedere ai sindacati di soprassedere sulla mobilitazione e ai partiti di opposizione di fare la propria parte nell'affrontare questo difficile momento, ma i sindacati hanno risposto picche e il leader del partito socialista, Giorgio Papandreou, ha replicato chiedendo al governo di «fare la sola cosa utile per il Paese: andarsene».

SCONTRI NELLA NOTTE - Nel corso della notte i dimostranti hanno tra le altre cose danneggiato un ufficio postale, una banca e un’agenzia turistica nel centro della capitale. Nel corso della giornata di martedì la polizia ha fermato 55 persone; quattro sono state arrestate per violenze e altre dodici per furto. A Salonicco, scaramucce sono avvenute nella notte fino alle 2 (l’una in Italia) tra le forze dell’ordine e una ventina di giovani asserragliati nella facoltà di filosofia. A Patrasso i disordini cominciati in serata sono cessati a metà notte. Altri tafferugli sono avvenuti nella notte a Larissa, a Kalamata, dove una scuola è bruciata, a Giannina e nell’isola di Zante, secondo fonti della polizia. In tutte queste città stamattina è tornata la calma.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.lastampa.it

martedì 9 dicembre 2008


Università, Letta contestato a Siena
con lancio di uova e pomodori

Ricercatori contro i tagli delle leggi 133 e 180
SIENA
Precari e studenti universitari hanno contestato oggi pomeriggio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta a Siena per ricevere il premio giornalistico Frajese, organizzato dal Corriere di Siena. Dopo un’ assemblea nazionale di ricercatori precari provenienti da tutta Italia, un centinaio di loro ha atteso il sottosegretario davanti al Complesso del Santa Maria della Scala. Letta è stato accolto da cori e insulti, come «buffone, buffone». Il pomeriggio di protesta si è concluso con un lancio di pomodori e uova da parte di studenti e precari quando il sottosegretario è uscito dalla sala dove si era tenuta al cerimonia.

«Evidentemente - ha replicato Letta parlando con i giornalisti - non conoscono la legge 133 e ne danno una interprestazione che è quella che corre su tutti o certi giornali. Basterebbe approfondire un pò meglio per capire che le cose non stanno così perchè noi per primi abbiamo a cuore l’università di Siena e quella italiana in genere».

Poco prima della premiazione, una ricercatrice dell’università di Siena ha fatto il suo ingresso in sala e davanti a Letta e alle autorità ha letto un documento contro i tagli delle leggi 133 e 180 specificando di non voler contestare il premio Frajese ma Gianni Letta «in quanto rappresentante di spicco di un Governo che sta portando avanti una politica dissennata di privatizzazioni e tagli. Tagli alle spese sociali e attacco ai diritti del lavoro. Si salvano le squadre di calcio, si salvano le banche, ma non le università, evidentemente perchè non si vuole salvare l’università pubblica».

Il sottosegretario Letta ha preso subito dopo il microfono e ha affermato di comprendere le protesta ma ha suggerito ai precari di farlo «in un modo un pò più avvertito senza ripetere - ha aggiunto - quello che qualcuno vi ha suggerito».

La precaria che ha fatto da portavoce all’assemblea ha quindi lasciato l’aula dopo aver ripiegato lo striscione sul quale era scritto «Voi la distruggete, noi la costruiamo» con riferimento all’ università.

Alla fine della premiazione, subito dopo attimi di tensione tra forze dell’ordine e manifestanti, dagli studenti e dai precari che attendevano in piazza del Duomo è partito un lancio di pomodori e uova all’indirizzo del sottosegretario che è entrato rapidamente nell’auto ed è partito.


articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.biografieonline.it

lunedì 8 dicembre 2008


«La nostra strategia delle alleanze industriali mirate non basta piu'»
Marchionne: tra 24 mesi resteranno solo 6 costruttori, di cui due europei
Intervista ad Automotive news: al termine della crisi in Europa ci sarà un produttore tedesco e un altro


MILANO - Il mondo dell'auto potrebbe venire trasformato dalla crisi economica come mai prima d'ora. «La nostra strategia delle alleanze industriali mirate era un metodo per arrivare a un certo tipo di aggregazione. Ma vista la situazione dei mercati e quel che ci aspetta in futuro, quanto fatto finora non basta. Per fare soldi bisogna produrre almeno 5,5-6 milioni di veicoli all'anno. È quindi necessario fare delle aggregazioni, in un modo o in un altro» sottolineal'amministratore delegato del Gruppo Fiat Sergio Marchionne in una intervista pubblicata oggi sul quindicinale dell'industria dell'auto «Automotive News Europe».

LA NUOVA PROSPETTIVA - Marchionne definisce la sua visione «molto draconiana» ma a suo avviso «al termine di questo ciclo di crisi, diciamo tra 24 mesi, resteranno i seguenti protagonisti indipendenti: un costruttore americano, uno tedesco, uno europeo-giapponese con una significativa estensione negli Stati Uniti, uno giapponese, uno cinese e un altro potenziale europeo». «I Wal-Mart del mondo dell'auto (la più grande catena di supermercati del mondo che vende prodotti a basso costo ndr), e Fiat Group Automobiles è uno di questi, devono convenire che in futuro - dice - sarà richiesto un nuovo modello di business, ben diverso da quello attuale, dove l'indipendenza non è più sostenibile. Visti i livelli degli investimenti richiesti per lanciare nuovi modelli, non è pensabile che tutti gli attuali protagonisti del settore conservino la loro indipendenza».

NUOVI MODELLI - Nell'intervista Marchionne sottolinea infine che sta lavorando per «fare in modo che Fiat Group Automobiles sia al sicuro perchè ha buoni marchi e un buon management». «Sto tirando i freni su tutto - ha sottolineato Marchionne - sto tirando i freni su nuovi modelli il cui sviluppo non è ancora arrivato all'80% o al 90%. La nuova Alfa 147 uscirà sul mercato, questo è sicuro, ma se mi chiedete se investirò in un nuovo Suv per l'Alfa la risposta è no».


articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.blogmotori.com

domenica 7 dicembre 2008


Il blog ha intervistato Lester Brown, presidente dell'Earth Policy Institute, autore del libro "Plan B 3.0" e vincitore di numerosi premi per la preservazione dell'ambiente. Il Washington Post lo ha definito "uno dei più influenti opinionisti del mondo".
Le sue parole in questa Italia delle centrali nucleari, dei rigassificatori, degli inceneritori, delle discariche tossiche, dell'eliminazione degli incentivi sulle energie alternative e della ritrattazione degli impegni di Kyoto sembrano venire da un altro pianeta. Ma è lo stesso in cui abitiamo noi. Ne abbiamo uno solo sacrificato al consumo e al guadagno. Lo psico(nano)spacciatore di consumi e di programmi televisi usati ha il controllo dell'informazione. Ma il pianeta se ne frega della sua informazione.
Scaricate Plan B 3.0

GUARDA IL VIDEO:

Testo:
"La sola cosa più importante che i governi devono fare è costringere i mercati a dire la verità. Il mercato fa bene molte cose. Una cosa che non fa bene è includere i costi indiretti (nei prodotti, ndr). Per esempio, nell’acquistare un litro di benzina, paghiamo il costo dell’estrazione del petrolio, il trasporto alla raffineria, la raffinazione del petrolio in benzina, il trasporto della benzina al distributore. Non sosteniamo il costo del trattamento delle infezioni alle vie respiratorie causate dal respirare aria inquinata, non paghiamo il costo dei danni da pioggia acida, certamente non paghiamo i costi del cambiamento climatico.
Quando il governo britannico chiese a Sir Nicholas Stern, ex economista capo della Banca Mondiale, di stimare i costi delle conseguenze del cambiamento climatico, sottolineò come il cambiamento climatico fosse il risultato di un gigantesco fallimento del mercato. Intendeva dire che, non avendo conteggiato il costo dei cambiamenti climatici nel prezzo della benzina o del carbone, la generazione successiva si trova a fronteggiare costi enormi causati dal cambiamento climatico: lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare, tempeste sempre più violente e via dicendo. Abbiamo bisogno di costringere il mercato a dire la verità. Dobbiamo includere i costi indiretti. E ora sappiamo quali sono.
E dobbiamo farlo riducendo le tasse sul reddito e aumentando le tasse sull’emissione di CO2. Va fatto progressivamente, in un arco di 10-12 anni, così la gente saprà cosa aspettarsi e pianificherà opportunamente le proprie scelte. Altri preferiscono l’approccio del mercato di anidride carbonica: imponi un limite alle emissioni e rendi negoziabili i diritti ad inquinare.
È quello che ha cercato di fare l’Europa, ma non si è dimostrato molto efficace. La maggior parte degli economisti predilige la via della riprogettazione delle aliquote fiscali. È il sistema più efficace per ristrutturare l’economia e per costringere il mercato a dire la verità sulla questione ambientale. Viaggiando per il mondo mi sento chiedere spesso: cosa posso fare, cosa devo fare? E penso che la gente si aspetti che risponda: ricicla il tuo giornale, o sostituisci la lampadina una a maggiore efficienza.
E certamente sono azioni importanti. Ma ora ci troviamo di fronte all’esigenza di ristrutturare l’intero sistema economico. Dobbiamo costringere il mercato a dire la verità sulla questione ambientale. E ciò significa diventare politicamente attivi.
Per decine di anni noi ambientalisti abbiamo parlato di salvare di pianeta. Ora parliamo di salvare la civiltà stessa.
Perché la pressione crescente di problemi quali il picco del petrolio, l’innalzamento del costo del petrolio, scarsità di cibo, scarsità di acqua e tutti i problemi connessi al cambiamento climatico, spaventano un numero sempre crescente di governi in via di fallimento spingendo il mondo verso una situazione in cui il mondo stesso potrebbe diventare incontrollabile.La salvezza della civiltà non è uno sport da spettatori. Non possiamo sederci ad aspettare che qualcuno lo faccia al posto nostro. Tutti abbiamo un interesse in gioco. Tutti abbiamo figli o nipoti. E dobbiamo pensare a ciò che dobbiamo fare e a quanto velocemente dobbiamo farlo, per salvare la civiltà.
arliamo da un sacco di tempo di sviluppo sostenibile. L’alternativa allo sviluppo sostenibile è lo sviluppo insostenibile, che è la decrescita economica e il fallimento. E se guardiamo retrospettivamente alle precedenti civiltà ci rendiamo conto dei problemi ambientali che non sono stati in grado di gestire. Per i Sumeri si è trattato della concentrazione salina nel terreno. Tentarono di gestirla passando dalle colture di frumento a quella dell’orzo.Ma il livello di salinità continuò ad aumentare portando alla scomparsa delle colture di orzo e della civiltà stessa. Con i Maya si tratto di erosione del suolo, a causa del disboscamento e dell’eccessivo sfruttamento agricolo. Con il declino del sistema di produzione di cibo, scomparve anche la civiltà Maya. Ora tutto è giungla. E le terre dove vivevano i Sumeri sono desertificate. Sappiamo dall’esperienza che se le civiltà non sono in grado di gestire i problemi ambientali, questi portano al declino della civiltà stessa.
Beppe, voglio ringraziarti per il tuo interesse e per il tuo sostegno al tema ambientale. Vorrei ricordarti quando all’inizio del 2006, quando uscì Plan B 2.0, pubblicammo un estratto di qualche centinaio di parole del libro sul tuo blog. Quel post portò una tale mole di traffico sul nostro sito che il server cedette e lo dovemmo rimpiazzare con uno dieci volte più potente. Fu straordinario notare come questo fosse accaduto a partire da un blog al di fuori degli Stati Uniti. Poi abbiamo iniziato a fare delle ricerche e abbiamo visto come il tuo blog sia uno dei più potenti al mondo. L’idea stessa che un individuo possa competere con le principali testate di informazione, la BBC, la CNN, supera l’immaginazione di chiunque. Trovo lodevole il tuo tentativo di realizzare questo straordinario mezzo di informazione e siamo felici di poter lavorare con te.
Insieme credo che possiamo davvero invertire la rotta. Ma non abbiamo molto tempo. Dobbiamo agire in fretta e coinvolgere tutti!
Congratulazioni per quello che stai facendo. Grazie davvero tanto!" Lester Brown, autore di Piano B 3.0

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.earthpolicy.org

sabato 6 dicembre 2008


PUO' essere interpretato come il segnale definitivo dell'importanza di internet per la libertà di espressione. Per la prima volta i giornalisti online hanno superato i colleghi della carta stampata e degli altri media nella triste classifica del numero di arresti. Secondo l'annuale studio del Committee to Protect Journalists, organizzazione no profit che difende il diritto di informazione, ci sono attualmente 125 giornalisti in prigione in 29 diversi stati del mondo, e ben 56 di questi lavoravano su testate online o alla redazione di blog personali.

"Il giornalismo online - dichiara il direttore esecutivo del Cpj Joel Simon - ha cambiato il paesaggio dei media e il modo di comunicare con gli altri. Ma il potere e l'influenza della nuova generazione di giornalisti online ha catturato l'attenzione dei regimi repressivi di tutto il mondo che hanno accelerato il contrattacco".

I numeri raccolti dal Cpj parlano chiaro: dopo anni in cui era la carta stampata la principale portavoce della stampa libera nel mondo, i nuovi media hanno compiuto il sorpasso, anche grazie alla minore necessità di investimenti (si parla spesso di freelance e non di dipendenti di aziende editoriali) e alla difficoltà di essere controllati. Lo stesso rapporto riconosce inoltre come non sia stata applicata una rigida definizione di "giornalismo online", ma si sia provveduto a verificare quanto il lavoro di blogger e scrittori fosse di natura giornalistica, cioè basato sul racconto e l'analisi di fatti reali.

"L'immagine del blogger solitario che lavora a casa in pigiama può essere affascinante - continua Simon - ma quando le autorità bussano alla porta, essi sono soli e vulnerabili. Il futuro del giornalismo è online e adesso siamo in guerra contro i nemici della libertà di stampa che usano le prigioni per definire i limiti del dibattito pubblico". Dopo i blogger e i giornalisti online, i più perseguitati risultano i professionisti della carta stampata (42% di arresti) mentre televisione, radio e documentari seguono rispettivamente con il 6, il 4 e il 3%.

Se si registrano novità rilevanti per la tipologia dei media colpiti, non altrettanto si può dire per i paesi dove il bavaglio alla libera stampa risulta più soffocante. Per il decimo anno di fila il primo posto spetta alla Cina, che ospita nelle sue carceri ben 28 giornalisti, 24 dei quali lavoravano su testate online. I numeri dimostrano come le pressioni sul regime di Pechino in occasione delle Olimpiadi non abbiano avuto effetto, visto che nel rapporto del 2007 risultavano esserci 29 giornalisti in stato di arresto, solo uno in più di oggi. Tra i casi più rilevanti nel paese asiatico, che da solo ha imprigionato quasi la metà dei giornalisti online del mondo, c'è la storia di Hu Jia, freelance condannato a tre anni e mezzo di reclusione per alcune interviste rilasciate ai media stranieri molto critiche nei confronti del Partito Comunista Cinese.

A poca distanza dalla Cina c'è Cuba con 21 arrestati (erano 24 nel 2007). Chiude il podio la Birmania con 14 imprigionati. Proprio il paese del sud-est asiatico ha raddoppiato in un anno le cifre, procedendo contro alcuni professionisti responsabili di aver diffuso notizie e immagini degli effetti del ciclone Nargis sul paese. Nessun sostanziale cambiamento neppure nelle accuse avanzate: per il 59% dei giornalisti il reato è la violazione di segreto di Stato o l'attività anti patriottica, ma per il 13% degli accusati non viene avanzata alcuna accusa formale, costringendoli a rimanere in carcere per lunghi periodi senza un processo. Unica nota positiva nel rapporto, il numero complessivo di giornalisti in prigione, in calo per il secondo anno consecutivo e passato dai 134 del 2006 agli attuali 125.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.partecipativo.info

venerdì 5 dicembre 2008


Quasi 800 milioni in "letargo" nelle banche: tra qualche giorno
diventaranno fondi a difesa dei risparmatori vittime di frodi
Sono un milione i conti dormienti
il 15 dicembre vanno allo Stato
Da oggi è possibile ricercarli online sul sito del Tesoro. Ma si tratta di soldi
che non si perdono: entro 10 anni si possono richiedere al ministero

ROMA - Un fiume di denaro nascosto, che ora lo Stato vuole recuperare. Sono i conti dormienti, ossia tutti quei depositi, spesso a pochi zeri, che non vengono toccati da dieci anni e che ora il ministero del Tesoro ha intenzione di "risvegliare" destinandoli ad alcuni fondi come quello per le vittime dei crac bancari. Secondo le ultime stime, si tratterebbe di una cifra enorme: 1.071.590 di conti, per un valore complessivo di oltre 798 milioni di euro.

Da oggi è consultabile sul sito del dicastero l'elenco completo per coloro che non hanno fatta sapere che intendono fare del proprio conto in banca, alle Poste o presso società assicurative o di intermediazione mobiliare. Se entro il 15 dicembre l'interessato non si farà vivo, i suoi soldi verranno automaticamente trasferiti sul "fondo depositi dormienti".

Condizione minima per avviare l'esproprio: non aver registrato nessun movimento volontario negli ultimi dieci anni, nemmeno un estratto conto. Escluse, quindi, tutte quelle operazioni automatiche come l'addebito Rid e altre forme di pagamento effettuate da terzi, come l'accredito dello stipendio o della pensione.

Ma non sono soldi persi: dopo il termine fissato, il titolare può comunque richiedere i suoi soldi rivolgendosi direttamente al ministero del Tesoro. per farlo ha il cosidetto termine di prescrizione: dieci anni.

L'operazione, in realtà, era già partita il 17 febbraio scorso, quando gli istituti di credito avevano iniziato a censire i depositi, secondo quanto stabilito dalla Finanziaria 2006, e avvisare i diretti interessati. L'obbligo di invio della raccomandata ha riguardato, però, solo i conti con una somma superiore ai 100 euro. Passati i mesi di avviso, spetta ora al risparmiatore far uscire dal letargo il suo conto, altrimenti ci penserà il Tesoro.

articolo tratto da www.repubblica.it
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giovedì 4 dicembre 2008

Non lo sopporto!


prendete una di quelle giornate in cui vi siete svegliate male (ancora meglio se avete dormito poco perché lui russa), metteteci un pizzico di cattivo umore dato dal ciclo, e lasciate riposare. Poi aggiungete una dose abbondante di incombenze, di capo ufficio o professore che fa richieste assurde per esempio. Spolverate con una dose traffico e pioggia sui vestiti tornando a casa, e il gioco è fatto. Anzi no, manca l'ingrediente fondamentale, ma quello è a piacere vostro. Potete scegliere tra: aprire la porta di casa e come prima immagine vedere il vostro fidanzato che gioca ai videogiochi, con gli occhi ormai pesti dalle tante ore incollato al monitor. Oppure, scoprire che ancora una volta ha messo le mani nel vostro beauty case. In alternativa, aggiungete un cucchiaio di sguardo perso nel vuoto mentre voi gli raccontate la vostra giornataccia. Infornate, e, all'uscita, spolverate con una dose di dispensa vuota perché anche oggi nessuno ha fatto la spesa. Il risultato dovrebbe essere un amarissimo intruglio di: voglia di strangolarlo, ma con chi cavolo mi sono fidanzata e non lo sopporto più! Mai e poi mai avreste pensato che amore e odio fossero così facilmente intercambiabili, ma a volte la sopportazione ha un limite. C'è in tutti gli uomini almeno una cosa, un aspetto, un comportamento, che proprio non riusciamo a reggere. E, manco a dirlo, lui lo ripete con regolarità. Ci sono delle cose che sembra non rendersi conto di fare, ma che ci fanno letteralmente infuriare, delle cose che fanno impazzire solo a pensarci.
Sarebbe divertente raccogliere un po' di sfoghi di donne fermate a caso per strada: di sicuro, al cento per cento, ognuna di loro saprebbe dirvi al volo qual è la cosa che più odiano del partner. C'è chi direbbe la tavoletta del water sempre alzata, chi voterebbe per le dita nel naso, chi il mettere i piedi con scarpe sul divano, chi la cenere fuori dai posacenere. Altre indicherebbero il nervoso per le lamette per gambe usate per fare la barba, o il fatto che non potete mai guidare in sua presenza senza che vi faccia da istruttore di scuola guida. Ancora, quanto vi esce il fumo dalle orecchie quando vi fa camminare chilometri in più per non ammettere di aver sbagliato strada, o quando vi accorgete a metà del vostro discorso che il suo sguardo è vitreo, tanto che quasi riuscite a vedere la band di scimpanzé che gli suona in testa. Niente, non c'è verso, glielo avete detto, ridetto, urlato, pianto, scritto con i fuochi artificiali ma niente, lui continua imperterrito. Non sembra nemmeno rendersi conto quando fa queste cose. Dunque, dato che il fidanzaticidio porterebbe a qualche problemino etico, morale e giuridico, e dato che non possiamo farci ingrossare il fegato per la rabbia se abbiamo deciso che è con lui che vogliamo stare, dobbiamo lavorare sulla gestione del nostro nervoso. Come? Innanzitutto, scegliamo una tecnica di rilassamento da mettere in pratica nell'istante in cui l'oggetto della vostra furia si staglia davanti al vostro sguardo. Potete per esempio contare fino a 50 facendo lunghi respiri. Oppure visualizzare un'immagine rilassante, un luogo che amate, un prato fiorito, una spiaggia.
Concentrate tutta la vostra attenzione su questo. Fate attenzione agli assolutismi: 'mai', 'sempre', 'niente' sono avverbi pericolosi perché se si conficcano in testa fanno fatica a togliersi. Non è vero che lui non vi ascolta 'mai'. 'A volte' non ascolta. Non è vero nemmeno che gioca 'sempre' ai videogiochi, lo fa 'spesso'. Anche se non ne siete convinte, questo esercizio serve a togliere il fatalismo e il nervoso per una situazione che si ripete. Cercate inoltre di distrarvi, non date neanche un minuto di tempo allo stress. Sta lasciando per l'ennesima volta i calzini sporchi in mezzo alla stanza? Voltatevi e guardate fuori dalla finestra, leggete un libro, mangiate qualcosa; non concentratevi su quello che fa lui. Non sempre sfogarsi fa rima con sentirsi meglio, a volte un po' di sano zen fa meglio di qualsiasi sfuriata. E poi trattatevi un po' come bambine, dandovi un premio ogni volta che riuscite a non scoppiare di rabbia: un dolcetto, un nuovo smalto per unghie, una lunga telefonata alla vostra migliore amica. Fate i complimenti a voi stesse e premiatevi per la buona volontà. In tutto questo faticoso esercizio di autocontrollo, spiegategli con calma, per la milionesima volta, che quella cosa vi innervosisce, ma chiedetegli dolcemente, per favore, di non farla più. Evitate di aggredirlo, con occhi dolci fate in modo che capisca che vi fa male allo stomaco quando lui fa così, e se potesse smettere per voi sarebbe un grande gesto d'amore. Però fate in modo che sia una richiesta, non un ordine.

Con le urla si alzano i muri, con la dolcezza si abbattono, ricordatelo. L'unico caso in cui sarebbe tutto inutile, è quando gli atteggiamenti che odiate del vostro partner sono maggiori di quelli che amate. Se siete nel dubbio fate una lista di comportamenti, di pro e di contro, e soppesateli. Se i gesti che non sopportate sono di più di quelli che vi fanno felici, c'è poco da fare le zen...

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mercoledì 3 dicembre 2008


È SOTTO PROTEZIONE PER AVER FATTO ARRESTARE GLI ESTORSORI DEL CLAN SANTAPAOLA
Manager antiracket subisce il quinto furto

«Ora chiudo o armo i dipendenti»
Rubati due escavatori a Siracusa nel cantiere edile di Andrea Vecchio, presidente dell'Ance di Catania

SIRACUSA - «Non so che fare: se chiudere il cantiere e licenziare i 45 dipendenti che ci lavorano o fare arrivare altri due escavatori e munire gli operai di armi». È «svuotato» dall'ultimo furto subito, il quinto in poco più di un mese, l'imprenditore antiracket Andrea Vecchio, che pensa anche di «andare via e lasciare perdere tutto».

«LE ISTITUZIONI INTERVENGANO» - La notte scorsa due escavatori sono stati rubati nel cantiere di Vecchio, impegnato nella realizzazione della parte strutturale dell'illuminazione sulla strada Cassabile-Rosolini. Secondo l'imprenditore antiracket (presidente dell'Ance di Catania), che è sotto protezione dopo avere denunciato e fatto arrestare gli estorsori legati al clan Santapaola che gli avevano chiesto il pizzo per un suo cantiere a Catania, i furti subiti a Siracusa potrebbero non essere collegati alla criminalità organizzata. Anche se il manager non esclude che i furti siano comunque un modo per «infastidirlo». «Sapendo che non mi possono chiedere soldi perché non ne avrebbero - ammette Vecchio - potrebbero avere deciso di darmi fastidio così. Io non mi fermo ma le istituzioni devono intervenire per fermare questi furti che procurano danni per milioni di euro».

«INDECISO» - Appena uscito dall'incontro con il prefetto di Siracusa, che sulla vicenda ha convocato un comitato provinciale per l'ordine alla sicurezza, Vecchio dice di essere «sconfortato e fortemente indeciso». «Vivo uno stato d'animo contrastato - afferma - e non so veramente che fare: cento pensieri mi passano in testa. Aspetto di andare alla riunione in prefettura e poi decideremo a mente serena su che cosa fare».

articolo tratto da www.corriere.it
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martedì 2 dicembre 2008





Occupazione, l'allarme della Cisl:
"A rischio 900mila posti di lavoro"


Dal sindacato stime drammatiche.
E lo studio non comprende i precari

È allarme occupazione nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni: nei prossimi due anni sono a rischio circa 900.000 posti di lavoro. A segnalarlo è la Cisl nel "Rapporto industria", curato da Gianni Baratta e Silvano Scajola. Dati preoccupanti non solo per le previsioni future: attualmente quasi 180.000 lavoratori del settore industriale sono coinvolti in crisi e ristrutturazioni aziendali, molte delle quali sono maturate negli ultimi due mesi.

Lo studio fornisce infatti una lunga lista che ha raggiunto il numero di 179.552 lavoratori, contro i 20.000/25.000 che si stimavano a giugno a rischio occupazione. «Non sono compresi - spiega il rapporto - perchè di difficile stima, i lavoratori interinali e con contratto a termine, cui non è stato rinnovato il contratto». Per le aziende ci sono nomi importanti. «Oltre Fiat e Alitalia - spiega il segretario confederale, Gianni Baratta - la Guzzi, Lucchini, la Riello di Lecco, la Ratti di Como, Electrolux, Antonio Merloni, Pinin Farina e Carrozzerie Bertone, Granarolo, Campari, Unilever e Natuzzi. Diversi distretti industriali sono in difficoltà, come la lana a Prato e Biella, la seta a Como, il calzaturiero nelle Marche, il mobile in Puglia e Basilicata, l’orafo ad Arezzo».

Non solo: Baratta aggiunge che nelle ultime settimane si sono moltiplicati i segnali di difficoltà del sistema industriale che arrivano alle sedi sindacali, ben al di là delle ultime rilevazioni ufficiali, ferme ad agosto o settembre, prima che la crisi finanziaria manifestasse i suoi effetti sull’economia reale. «Un esempio, fra i tanti - aggiunge - è il quasi raddoppiato (+94%) a ottobre il numero dei lavoratori coinvolti da situazioni di crisi aziendale nell’industria meccanica della Lombardia, in appena tre mesi lavorativi». Secondo la Cisl, non è difficile prevedere che, «in assenza di correttivi rilevanti, la recessione provocherà una selezione di tipo darwiniano, all’insegna della sopravvivenza dei più forti».

I lavoratori vanno sostenuti in questo periodo difficile, ribadisce il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: «Noi dobbiamo sottolineare che quello che ci vuole è un ruolo pubblico che dia ai lavoratori il senso, nell’ambito del possibile, di accompagnarli in questi mesi difficili, a non sentirsi solo a fronte di questa crisi». Per Epifani questo deve essere anche lo sforzo della Cgil «poichè quando usciremo dalla crisi non saremo gli stessi, e dobbiamo quindi offrire il massimo dell’attenzione ai problemi delle fabbriche che chiudono, ai precari, a chi perderà il lavoro e avrà problemi. Non sempre saremo in grado di dare risposte ma si deve sapere che noi ci siamo, che la Cgil c’è».

Tre priorità per ripartire, anzitutto. Perché la crisi non diventi «un altro alibi» per stare fermi. Luca di Montezemolo, presidente di Fiat Group, individua i grandi temi per ritrovare la fiducia: stimolare la crescita con le risorse opportune, detassare i redditi bassi, assicurare il credito alle piccole e medie imprese. Impegnando al meglio tutti i mezzi a disposizione, a cominciare dai fondi comunitari, rimodulandone però l’impiego. Montezemolo arriva a Trieste mentre premi Nobel ed economisti dibattono sulle ricette anti-crisi all’interno di Nobels Colloquia. Cita anzitutto quanto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ebbe a dire all’Università di Gerusalemme e cioè che «di fronte alla crisi economica in alcuni casi le classi dirigenti e le leadership nazionali stanno dando prova di miopia e di debolezza facendo credere che tutti i problemi siano nati con questa crisi e invece non vengano da molti anni». Proprio per questo, se il governo «mi sembra valido sui singoli provvedimenti» richiama la politica a un ruolo differente, ad essere «meno divisa, meno concentrata su cose che a chi lavora interessano poco». Si appella alle «persone più responsabili, più capaci di entrambi gli schieramenti» per «uno sforzo comune per il Paese», un futuro che non è «né di destra né di sinistra» ma che «appartiene a noi e ai nostri figli».

Così mentre un Nobel come Edward Prescott si mostra ottimista («Non credo che la crisi sia paragonabile alla Grande Depressione») e un altro come Robert Mundell dice che «per uscire dalla crisi la soluzione migliore sarebbe ridurre le tasse per le imprese al 15%», Montezemolo pensa a terapie d’urto «che evitino una caduta troppo forte della produzione e dei consumi». Ad esempio la «necessaria, ineludibile rimodulazione dei fondi europei 2007-2013. Bisogna concentrare questi fondi su alcuni grandi settori dell’economia nazionale, fuori dai tempi europei che non sono più compatibili con il time to market di paesi moderni».

Sa perfettamente che «è facile parlare seduti in tribuna», ma quello di cui parla è un Paese «in cui mai si è visto un divario così forte tra ricchi e poveri, tra chi paga e non paga le tasse, tra Nord e Sud...». La priorità numero uno resta la crescita. «Abbiamo perso 10 punti in 15 anni di non scelte - denuncia -. Se la produttività dell’Italia fosse cresciuta come la media di quella europea, avremmo generato miliardi con cui avremmo potuto fare tante cose: ammortizzatori sociali, spesa sociale, ricerca...». Occorrono risorse. Per trovarle in un paese dalla pressione fiscale spinta ai massimi bisogna recuperare «risorse dalla spesa improduttiva, cominciare a chiudere qualche Provincia», specie quelle dei grandi centri. In questo frangente Montezemolo pensa anzitutto a chi rema sulla tolda dell’industria italiana. «Se oggi c’è una categoria che va assolutamente aiutata e tutelata perché rema, produce, è quella delle tute blu - dice -, di chi lavora nelle nostre imprese, impiegati come operai. Dobbiamo guardare alla detassazione dei redditi bassi da lavoro dipendente, di chi paga le tasse e fatica ad arrivare alla fine del mese».

Altra grande priorità riguarda piccole e medie imprese. Sia chiaro: «Ogni euro che le banche riceveranno deve essere in funzione del credito a chi non ha soldi ma capacità e idee». Ma sono da rivedere anche i pagamenti dello Stato, che sono «troppo lunghi per gli imprenditori». Perché questo è il momento di reagire «ancora di più, perché questo Paese per avere fiducia deve crescere».

articoli tratti da www.lastampa.it
immagine tratta da www.cgmo.it

lunedì 1 dicembre 2008


Parla Mockridge, amministratore delegato di Sky Italia
"Faremo una campagna tv per spiegare il danno subito"
"Questa è concorrenza sleale
così il governo colpisce le famiglie"

ROMA - In italiano o in inglese, il concetto non cambia: "unfair competition", concorrenza sleale. Ma Tom Mockridge, 53 anni, neozelandese, amministratore delegato di Sky Italia, sta bene attento a non pronunciare quell'espressione rispondendo alla richiesta di commentare la decisione del governo Berlusconi che ha raddoppiato l'Iva dal 10 al 20% sugli abbonamenti alla pay-tv. E preferisce rifugiarsi prudentemente nella diplomazia: "Non so. Ma il problema è perché le tasse aumentano solo per la tv a pagamento? E perché, in piena crisi economica, il governo inglese riduce l'Iva e quello italiano invece l'aumenta?".

Ha letto il fondo domenica di Eugenio Scalfari su "Repubblica" che chiede al governo di ritirare subito questo provvedimento?
"Sì, molto forte".

Voi temete adesso di perdere abbonati?
"Of course!", risponde senza esitazioni Mockridge: "Noi abbiamo oggi 4,7 milioni di famiglie abbonate..."

Scusi, sono 4,6 o 4,7?
"Sono 4,7 e puntiamo a raggiungere rapidamente l'obiettivo dei cinque milioni. Ma, di questi tempi, un aumento del 10% sul prezzo dell'abbonamento costringerà probabilmente molta gente a rivedere il proprio budget. E tutto ciò minaccia evidentemente di danneggiare i nostri conti".

Ma quello di Sky non è un pubblico di target più elevato, un'élite di telespettatori più abbienti?
"Non è esattamente così. Il nostro è un pubblico per così dire trasversale e purtroppo la crisi economica tocca tutti i ceti sociali. Non si tratta soltanto di rich people, di gente ricca. Pensi al calcio, e non solo al calcio, a tutta la nostra programmazione sportiva. Noi abbiamo un'offerta di 170 canali, tra cui - per esempio - Discovery o National Geographic che hanno un pubblico particolarmente affezionato di giovani e di studenti".

Se il Parlamento confermerà questo raddoppio dell'Iva, allora, dovrete aumentare il prezzo dei vostri abbonamenti?
"Non abbiamo ancora un'idea precisa. È una decisione che spetta all'azienda e l'azienda si farà carico certamente di una parte di questo eventuale incremento".

Lei ritiene che tutto ciò accada perché Mediaset, con l'ingresso nel digitale terrestre, è diventata un concorrente diretto di Sky nel mercato della tv a pagamento e della pubblicità?
"Non lo so. So solo che prima delle elezioni il centrodestra promise di abbassare le tasse, per rilanciare i consumi. Ricordo bene che la riduzione delle tasse faceva parte del suo programma elettorale. E questa resta una grande questione per tutta l'economica italiana".

Ma il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, sostiene in un'intervista al "Corriere della Sera" che nel 1995 fu concessa a Sky un'imposta agevolata e ora, dopo tredici anni, questo privilegio non ha più senso.
"Non ho ancora letto l'intervista. Ma chiedo: perché il 20% per la pay-tv e il 5% per i giornali o il 4% per l'abbonamento alla Rai?".

Crede, insomma, che sia una misura punitiva contro di voi?
"Certamente è contro le famiglie italiane che hanno bisogno di avere in tasca più soldi, non meno soldi, per far crescere i consumi. E quindi tutta l'economia, la produzione e l'occupazione. In particolare, nel Sud del vostro Paese."

Nelle file dell'opposizione, qualcuno parla di un "sostegno privilegiato" a favore di Mediaset, richiamando la legge sul conflitto d'interessi...
"Queste sono questioni che riguardano i politici".
Per la verità, riguardano anche i cittadini italiani.

Lei, comunque, che cosa pensa del conflitto d'interessi che pesa su Silvio Berlusconi?
"Non voglio pronunciarmi. È un problema su cui spetta decidere al popolo italiano, agli elettori".

Ma, a suo parere, mister Murdoch avrebbe mai potuto diventare capo del governo in Inghilterra o presidente degli Stati Uniti d'America?
"Mister Murdoch ha fatto una scelta precisa: quella di essere un business man, un uomo d'affari; non un politician, un uomo politico".

È vero che Murdoch ha ordinato una campagna televisiva sulle reti Sky contro la decisione del governo?
"No, piuttosto una campagna per informare le famiglie italiane sulla decisione del governo di aumentare le tasse sulla pay-tv, ai loro danni".

Signor Mockridge, qual è in conclusione il suo giudizio sul media system italiano, sul nostro sistema dell'informazione?
"Sky fa parte di questo sistema e, anzi, ne è ormai una grande parte. Il mio è un giudizio positivo, soprattutto sul pubblico dei telespettatori. Gli italiani vogliono avere molte più scelte nella tv e noi vogliamo continuare a offrirgliele".

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.cinetivu.com

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