MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

domenica 30 novembre 2008


A Spresiano, IN provincia di Treviso
Immigrati, incentivo di 2 mila euro
se vanno in un altro Comune
«Costa meno che mantenere chi ha perso il lavoro, ma ha ancora il permesso di soggiorno valido»
TREVISO - Il Comune di Spresiano (provincia di Treviso), guidato da una giunta della Lega Nord, propone un bonus di 2 mila euro agli immigrati rimasti senza lavoro disposti a lasciare il paese. L'assessore Manola Spolverato ha spiegato che si tratta di una «proposta-provocazione» per far fronte al bilancio sempre più esiguo del Comune e alla crisi economica. «Siamo disposti a dare 2 mila euro a famiglia purché vadano ad abitare altrove: ci costa meno che garantire i contributi alle famiglie in difficoltà. Non è possibile che il Comune si trovi costretto a mantenere a proprie spese gli immigrati che, pur avendo perso il posto di lavoro, continuano ad avere il permesso di soggiorno valido». La proposta arriva dopo l'altra iniziativa dell'amministrazione di Spresiano, che qualche settimana fa aveva annunciato l'erogazione di contributi comunali riservati alle famiglie in cui entrambi i coniugi parlano italiano.

«RISPOSTE PERICOLOSE» - «Molti immigrati sono arrivati in Italia per lavori che gli italiani non fanno più», ha replicato Franco Lorenzon, segretario della Cisl di Treviso. «Ora la crisi provoca risposte che, dietro il buon senso, si rivelano molto pericolose, perché si fa strada l’idea che si siano "lavoratori di riserva" che possono essere utilizzato quando serve e che si debbano togliere dai piedi quando non sono più necessario».

PPOGGIO DALLA REGIONE - Franco Manzato, vice presidente leghista della Regione Veneto, dà il suo «appoggio, come farebbe chiunque avesse buonsenso, l'iniziativa provocatoria di Spresiano: chi non è in grado di mantenere se stesso e la famiglia ricongiunta, deve lasciare il Paese. Il Veneto è al collasso, non ce la fa più a sopportare il peso sociale di centinaia di migliaia di immigrati disoccupati».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.farm3.static.flickr.com

sabato 29 novembre 2008

Sapienza, inaugurazione interrotta


luigi frati costretto a interrompere l'evento. Gli studenti: «dimettiti, buffone»

Il rettore: «Hanno agito da fascisti»
In centinaia invadono l'aula Magna mentre si stava svolgendo la cerimonia per l'inizio dell'anno accademico

ROMA - Un centinaio di studenti dell'università La Sapienza, a Roma, ha invaso l'aula Magna del Rettorato dove si stava svolgendo l'inaugurazione dell'anno Accademico, bloccando la cerimonia.

«DIMETTITI BUFFONE» - Gli studenti hanno urlato al megafono le loro rivendicazioni, intonando slogan soprattutto nei confonti del rettore come «Dimettiti buffone». Per entrare nell'Aula Magna gli studenti hanno sfondato un'entrata laterale. Il rettore della Sapienza, Luigi Frati, è stato quindi costretto ad abbandonare la sala.

IL BOTTA E RISPOSTA - Un gruppo di studenti della Sapienza, di quelli che hanno invaso l'Aula magna durante lo svolgimento dell'inaugurazione dell'Anno accademico, ha riferito che «il rettore Frati ci ha apostrofati con il termine fascisti». Il rettore, parlando al microfono, prima di abbandonare l'Aula magna ha sottolineato che il comportameto degli studenti «non è stato democratico». Poi, lasciando l'inaugurazione, e parlando con gli altri docenti, i ha aggiunto: «Sono cani sciolti, non hanno nemmeno un leader». Ma non è finita: «Ho detto fascisti agli studenti che hanno fatto il blitz, perchè per me fascista è uno che non fa parlare gli altri - ha sottolineato successivamente nel corso di una conferenza stampa seguita alla manifestazione - . Ed è un termine, questo, che posso dire di usare a ragion veduta, visto che mio padre era un partigiano». Non solo: «Sono più di sinistra io - ha aggiunto - di certi pariolini che si vestono da gruppettari per venire all'università e poi girano in Smart per Roma».

«TREMONTI NON ROMPA LE PALLE A ME» - Il rettore ha parlato anche dei fondi a disposizione delle università. Spero che «Tremonti allenti i quattrini - ha detto - La crisi finanziaria è un problema serio. Siccome Tremonti ha il problema di tagliare, come rettore devo meritare che i tagli vadano da un'altra parte e che non rompa le palle a me». In un Paese, prosegue, in cui «si dice a cinquemila lavoratori andate a casa, non posso dire al governo che voglio i soldi e basta li devo meritare». Frati rircorda a questo proposito che «non c'è un buco nel bilancio della Sapienza che è stato chiuso in pareggio con grandi sacrifici».

LE RAGIONI DEGLI STUDENTI - «Abbiamo travolto anche Frati» hanno gridato gli studenti che hanno interrotto la cerimonia. Gli ospiti sono stati tutti costretti ad abbandonare la celebrazione con il rettore. L'irruzione, hanno spiegato gli studenti, è stata promossa «perchè rispetto ai tagli effettuati dal governo e alla legge 133, il rettore già un mese fa si era posto contro il movimento degli studenti e aveva invitato a trattare con un governo che taglia al sistema universitario e scolastico. I risultati poi si vedono: la tragedia di Rivoli è una dimostrazione». Gli studenti avevano chiesto di entrare per poter fare una comunicazione. «Invece - spiega un rappresentante dell'Onda - ci hanno militarizzato la città universitaria per non farci entrare in Aula magna. Così abbiamo deciso di riprenderci i nostri spazi per esprimere il nostro dissenso rispetto al governo e Frati è uno dei principali alleati di questo esecutivo».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.data.kataweb.it

venerdì 28 novembre 2008


Trattori, mucche e asini in città
Coldiretti in piazza e sui viali ll corteo composto da circa 20 mila persone ha sfilato per il centro dietro a un grande trattore guidato da una imprenditrice agricola di 22 anni

«Siamo scesi in piazza perchè occorre modificare le leggi regionali che frenano lo sviluppo delle nostre aziende agricole, gestire la fauna selvatica e gli animali predatori, procedere nella riforma delle agenzie regionali, pianificare una corretta gestione della risorsa idrica». La denuncia arriva dalla Coldiretti Toscana che oggi ha organizzato una manifestazione a Firenze contro la politica regionale per il settore. Denunciamo - spiega la Coldiretti - che negli ultimi 10 anni la campagna toscana si è ridotta del 17% e da poco più di 51 mila imprese si è passati a circa 45 mila iscritti alla camera di commercio.
CLAUDIA, 22 ANNI, ALLA GUIDA DEL CORTEO. Claudia, 22 anni è una delle protagoniste della manifestazione, vive con i suoi a Vicchio, nel Mugello. Studia agraria e collabora con l’azienda agricola della famiglia. È stata lei, oggi, a bordo di un trattore John Deere di 7 mila di cilindrata, ad aprire e guidare il corteo di agricoltori (50 mila secondo gli organizzatori, 20 mila secondo le forze dell’ordine, creando qualche disagio al traffico cittadino) aderenti a Coldiretti Toscana che ha sfilato per le strade del centro storico di Firenze fino a gremire piazza Santa Croce dove la manifestazione si è sciolta. Il trattore guidato da Claudia è stato l’unico, dopo un lunga trattativa con la questura, ad essere stato autorizzato a percorrere le storiche strade fiorentine. Gli altri mezzi agricoli (circa 350 secondo le forze dell’ordine, un migliaio secondo la Coldiretti) arrivati a Firenze da tutta la Toscana sono stati posizionati intorno alla città come se minacciassero un assedio.
IN PIAZZALE MICHELANGELO. La maggiore concentrazione c’è stata in piazzale Michelangelo dove sono stati parcheggiati oltre 200 mezzi. La manifestazione è scivolata via, colorata, festosa e rumorosa senza problemi, animata da butteri a cavallo giunti dalla Maremma, quattro enormi buoi del Mugello, sbandieratori e giovani ragazze in costume d’epoca che hanno distribuito fiori ai passanti. Tanti gli striscioni: ’Martini (governatore della Toscana ndr), fai come noi: semina qualcosa di buonò; ’La Toscana è bella: l’abbiamo fatta noì; ’Siamo biologici, sostenibili e inkazzati«. Lo slogan della manifestazione è stato: «Diamo valore alla vera Toscana». «Chiediamo - ha sottolineato Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana - di difendere e valorizzare i prodotti a km zero, per cui la nostra associazione aveva presentato una proposta di legge di iniziativa popolare, bocciata dal parlamento toscano». »È stata una manifestazione ordinata e civile nella forma - ha commentato il presidente della regione Toscana Claudio Martini - ma che sul piano dei contenuti non aggiunge nulla ad un confronto che Coldiretti ha interrotto quando ha abbandonato i tavoli di concertazione. Se dopo il corteo Coldiretti deciderà di tornare alle sedi di confronto sarà un fatto positivo, che sarebbe comunque potuto avvenire già da tempo».

articolo e immagine tratti da www.corrierefiorentino.corriere.it

giovedì 27 novembre 2008


Tremonti presenta la "social card":
"Non sarà strumento caritatevole"

Il ministro dell'Economia: «Non vogliamo identificare una parte sociale». A regime costerà allo Stato circa 450 milioni di euro
ROMA
La social card, la carta sociale per i più poveri, servirà anche per accedere automaticamente alle tariffe sociali dell’Enel, oltre che per gli acquisti di prima necessità. Lo ha chiarito il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi di presentazione della carta. «Serve - ha spiegato Tremonti - per accedere alle tariffe sociali dell’Enel, le tariffe sociali già c’erano, ma diventa automatico: si può usare questo supporto per avere in modo automatico le tariffe sociali».

La social card sarà come un anomimo bancomat di color azzurro e quindi «non segnerà socialmente i portatori: non vogliamo identificare una parte sociale. È una polemica nella quale non vogliamo entrare - sottolinea - noi pensiamo che a questi soggetti 40 euro servono, fanno la spesa di beni di consumo di base. È una carta anonima quindi nessuno può dire che segna socialmente i portatori. Abbiamo immaginato un supporto anonimo, una normale carta di pagamento elettronico azzurra. Un supporto assolutamente anonimo in alternativa rispetto alla distribuzione fisica di denaro perchè - spiega - su questo supporto si possono aggiungere anche altre voci».

«A regime la "social card" varrà 40 euro al mese, più altri sconti con le catene convenzionate. Pensiamo che su questo strumento - aggiunge il ministro - possano essere applicate altre voci addizionali di beneficio e di sconto. L'iniziativa peserà sulle casse dello Stato per 450 milioni di euro. La prima fase di applicazione, da ottobre a dicembre di quest’anno, verrà finanziata con un minima quota della Robin Hood tax. A regime costerà 450 milioni di euro», ha detto Tremonti.

«Tra ieri e oggi sono partite già 300mila lettere e ne saranno inviate altre 150mila al giorno sino a raggiungere tutti i beneficiari. Trecentomila lettere, che sono l’estratto dei nostri archivi, sono state recapitate da Poste tra ieri e oggi - ha spiegato Tremonti - 150mila lettere al giorno partiranno nei prossimi giorni. Il nostro obiettivo è terminare il prima possibile. Il gran totale dovrebbe essere 1 milione e 300mila persone più o meno». Tremonti ha infatti chiarito che forse non tutti i beneficiari saranno raggiunti perchè magari non risultano negli archivi, ma il ministro ha assicurato che chi ritiene di rientrare nei parametri stabiliti potrà andare alle Poste e chiarire la propria posizione.
Con questa carta acquisti le spese, invece che essere addebitate al
titolare della carta, sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato
La social card è una normale carta di pagamento elettronico, uguale a quelle che sono già in circolazione e ampiamente diffuse in Italia. Ma la principale differenza è che con la carta acquisti le spese, invece che essere addebitate al titolare della carta, sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato.

QUANTO VALE:
La carta acquisti vale 40 euro al mese. Per le domande fatte prima del 31 dicembre, la Carta sarà caricata dal ministero dell’Economia con 120 euro, relativi ai mesi di ottobre novenbre e dicembre 2008. Successivamente nel corso del 2009, la carta sarà caricata ogni due mesi con 80 euro sulla base degli stanziamenti via via disponibili.

UTILIZZO:
La Carta potrà essere utilizzata per effettuare i propri acquisti in tutti i negozi alimentari abilitati (riconosciuti in base alle categorie merceologiche). Con la carta, poi, si potranno anche avere sconti nei negozi convenzionati che sostengono il programma Carta Acquisti. Si potrà accedere direttamente alla tariffa elettrica agevolata e si potranno ottenere via via altri benefici e agevolazioni che sono in corso di studio.

CHI PUÒ CHIEDERLA:
Gli interessati saranno complessivamente 1,3 mln. In particolare, anziani e famiglie numerose e con basso reddito cittadini e residenti in Italia. Potranno beneficiare della carta gli anziani con un età compresa tra i 65 e i 69 anni e trattamenti pensionistici fino a 6.000 euro l’anno. Oppure quelli con un’età pari o superiore a 70 anni e trattamenti pensionistici fino a 8.000 euro l’anno. Ma anche i pensionati con redditi tali da non comportare il pagamento di alcuna imposta. Gli anziani e le famiglie numerosi, potranno avere la card, poi, se titolari di una sola utenza elettrica o del gas o possessori di un solo autoveicolo. Infine coloro che hanno meno 15.000 euro di risparmi in banca.

COME FARE PER OTTENERLA:
Per ottenere la carta bisognerà recarsi, a partire da dicembre, in un ufficio postale abilitato. Si tratta di circa 9.000 uffici in Italia. Il modulo di richiesta può essere scaricato direttamente al sito internet del ministero dell’Economia (www.mef.gov.it/carta_acquisti) e deve essere compilato in tutte le sue parti. Nella generalità dei casi verrà consegnata subito una carta acquisti. Se la carta non venisse consegnata subito, il cittadino potrà scegliere se passare a ritirarla successivamente nello stesso ufficio o se farsela recapitare a casa. La carta sarà utilizzabile già dal secondo giorno lavorativo successivo alla consegna.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagne tratta da www.asca.it

mercoledì 26 novembre 2008

Ambrogino, niente medaglia per Biagi


Le Medaglie sono andate a Mondadori, Raffaele De Grada e Conservatorio

La spaccatura sul nome del giornalista scomparso un anno fa non si è composta. Gallera: sarebbe «un'eccezione non spiegabile»



MILANO - Non ci sarà una Grande medaglia d'oro per Enzo Biagi. Dopo una lunga riunione della Commissione comunale per le civiche benemerenze, la spaccatura sul nome del giornalista scomparso un anno fa non si è composta. Per Biagi era stata avanzata la candidatura alla medaglia alla memoria dopo che nella scorsa edizione degli Ambrogini, il suo nome era cominciato a circolare in ritardo rispetto ai tempi tecnici di presentazione delle proposte. Poi, poco più di un mese fa erano arrivati gli onori al Famedio. Abbastanza come tributo secondo i partiti della maggioranza.
Solo un primo passo, secondo quelli d'opposizione, da completare con l'Ambrogino a loro dire invocato anche dal sindaco, Letizia Moratti. E proprio su questi argomenti si è arenata la discussione: al termine del tavolo che ha messo a punto la lista definitiva delle benemerenze del Comune di Milano, è stato il presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri a sottolineare che Enzo Biagi «è stato ricordato nel 1979 attraverso una Medaglia d'oro», che «quest'anno, all'unaminità, la commissione per le onoranze ha deciso di attribuirgli gli onori del Famedio» e che «nella storia di Milano non c'è stato nessuno che abbia avuto la Medaglia d'oro in vita, le onoranze al Famedio e in più la Grande medaglia d'oro alla memoria».
Assegnare un'ulteriore benemerenza a Biagi sarebbe stato, dunque, un caso più unico che raro: «un'eccezione non spiegabile», secondo Guilio Gallera, capogruppo di Forza Italia in consiglio. «L'anno scorso - ha detto Gallera - ci eravamo presi l'impegno di onorare Biagi e quando c'è stata la commissione al Famedio tutti i membri sono stati invitati a votare a favore ritenendo in questo modo di tributare gli alti onori a Biagi. Dopo di che, qualunque altra sottolineatura ci è sembrata non utile per rendere merito a una persona che ha lavorato molto e molto bene, ma creata per farne uno strumento politico».
Di diverso avviso il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino, che ha parlato di «scelta brutta per la città»: «Siamo scossi dal voto negativo che c'è stato su Biagi - ha spiegato - perché non ci aspettavamo che venisse contraddetto l'orientamento espresso dal sindaco». Orientamento peraltro smentito da Gallera, che ha assicurato: «Il sindaco di Milano non ha mai chiamato il sottoscritto o qualcun altro perché Enzo Biagi avesse la Grande medaglia d'oro». Dal canto suo Letizia Moratti ha commentato: «Mi auguro che le divergenze di opinione non alterino la memoria che ha Milano di un grande giornalista. Ricordo, però, che Biagi ha già avuto a suo tempo l’Ambrogino ed è al Famedio».
Delusione a parte il Pd non annuncia proteste («parteciperemo il 7 alla giornata della consegna degli Ambrogini - ha detto Majorino - nel rispetto di Milano e di una proposta complessiva che ha sicuramente tante belle storie della città al suo interno»), come invece promesso da Basilio Rizzo, eletto in consiglio nella lista che sosteneva la candidatura di Dario Fo: Rizzo ha infatti abbandonato la Commissione preferendo non partecipare ad una votazione degli Ambrogini che, a suo dire, «sono a colpi di maggioranza». «L'ex sindaco Albertini - ha voluto far notare - quando inteveniva otteneva. Ora il sindaco o non vuole intervenire o non viene ascoltato e se c'era una candidatura che il sindaco aveva sostenuto era proprio quella di Biagi: c'era stata una promessa ma ora Biagi quella Medaglia non l'avrà».
Nella lista votata alla fine all’unanimità dalla Commissione per le civiche benemerenze, tra gli altri figurano il nome di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, Nedo Fiano, Davide Oldani, Vivienne La Marque, Alma Cappiello, il cronista Michelino Crosti e l’avvocato Cesare Rimini, e Sergio Bonelli (il «padre» di Tex Willer) per citarne alcuni. Le grandi Medaglie d’oro sono andate a Mondadori, Raffaele De Grada e al Conservatorio.
Non è passata invece la proposta di dare allo scrittore Roberto Saviano la cittadinanza onoraria, in compenso Milano organizzerà una giornata di approfondimento sui temi della camorra invitando l’autore di «Gomorra». Per Gianmario Roveraro, finanziere legato all’Opus Dei, la maggioranza proporrà di inserirlo nel Famedio. L’Ambrogino d’oro non verrà inoltre riconosciuto all’artista Pippa Bacca, uccisa in Turchia, e alla cassiera di un supermercato milanese vittima di mobbing da parte dei suoi responsabili le cui candidature erano state avanzate dai consiglieri dell’opposizione.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.fonderiabattaglia.com

martedì 25 novembre 2008

Facebook, condannato uno "spammer": deve pagare 700 milioni di euro




Il social network vince la causa: Adam Guerbuez bombardò migliaia di utenti con messaggi su marijuana e "sex toys"

PALO ALTO (California) - Una corte distrettuale degli Stati Uniti ha condannato un cittadino canadese al risarcimento di 873 milioni di dollari (circa 700 milioni di euro) al social network Facebook per averne bombardato gli utenti con messaggi che promuovevano l’uso di marijuana e pubblicizzavano giocattoli erotici.

4 MILIONI DI MESSAGGI - La causa contro Adam Guerbuez e la sua società Atlantis Blue Capital era cominciata lo scorso agosto. L’accusa nei confronti di Guerbuez era quella di aver inviato oltre 4 milioni di messaggi indesiderati agli iscritti a Facebook. La società di Palo Alto, California, anche se non si illude di poter ottenere per intero la somma stabilita dall corte, spera che l’astronomico risarcimento scoraggi in futuro un utilizzo improprio del sito.

Facebook è stato fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg(nella foto) all'epoca diciannovenne e studente presso l'università di Harvard.

Fu poi esteso al MIT, all'Università di Boston, al College di Boston, e a tutte le scuole Ivy League nel giro di due mesi.

Molte singole università furono aggiunte in rapida successione nell'anno successivo. Col tempo, persone con un indirizzo di posta elettronica con dominio universitario (per esempio .edu, .ac.uk, etc.) da istituzioni di tutto il mondo acquisirono i requisiti per parteciparvi. Quindi il 27 febbraio 2006 Facebook si estese alle scuole superiori e grandi aziende.

Dall'11 settembre 2006, chiunque abbia più di 13 anni può parteciparvi. Gli utenti possono fare parte di una o più reti partecipanti, come la scuola superiore, il luogo di lavoro o la regione geografica.

Quindi se lo scopo principale iniziale di Facebook era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo, adesso è diventata una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di internet.

Da settembre 2006 al settembre 2007 la posizione nella graduatoria del traffico dei siti è incrementata dalla sessantesima alla settima posizione, secondo Alexa. Dal luglio 2007 figura nella Top 10 dei siti più visitati al mondo ed è il sito numero uno per foto negli Stati Uniti con oltre 60 milioni di foto caricate settimanalmente. In Italia, nel 2008, c'è stato un vero e proprio boom: nel mese di agosto si sono registrate oltre un milione e trecentomila visite, con un incremento annuo del 961%[1]; il terzo trimestre ha poi visto l'Italia in testa alla lista dei paesi con il maggiore incremento del numero di utenti (+135%)[1].Internet, in Italia boom di Facebook. In un anno cresce del 961%.

Il nome del sito si riferisce agli annuari con le foto di ogni singolo membro (facebooks) che alcuni college e scuole preparatorie statunitensi pubblicano all'inizio dell'anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti e al personale della facoltà come una via per conoscere le persone del campus.

Il sito conta attualmente oltre 100 milioni di utenti in tutto il mondo ed è valutato più di 16 miliardi di dollari.

Una particolarità del sito da menzionare è che se qualcuno cerca una persona non ancora iscritta e procede a invitarla, quando quest'ultima eventualmente si iscriverà verrà avvertita dal sistema che un utente già registrato l'aveva cercata e invitata.

articolo tratto da www.corriere.it e www.wikipedia.org
immagine tratta da www.therealsouthkorea.files.wordpress.com

lunedì 24 novembre 2008


«i tribunali sono in una condizione di disastro»
Manca carta igienica, la portano i giudici
La denuncia dei magistrati della Procura di Venezia: «Privi anche del sapone ma le vere carenze sono altre»
VENEZIA - A Venezia magistrati, cancellieri e personale tecnico amministrativo giudiziario devono portare in ufficio carta igienica e sapone: i servizi del Tribunale e della Procura della città lagunare, infatti, non ne sono provvisti.

LA DENUNCIA - «Lo sanno tutti che i tribunali sono in una condizione di disastro - spiega il procuratore generale Ennio Fortuna - siamo senza macchine, senza benzina, senza personale: il dettaglio di questi materiali di consumo fa colore, ma non è certo la cosa più tragica».

NIENTE MATERIALI - In ogni caso, le forniture di questo tipo di accessori, scrive il Gazzettino, non sono contemplate da parecchio tempo, sembra fin dagli anni novanta. Ma mancano anche altri materiali strettamente indispensabili per il lavoro giudiziario, a cominciare dalla carta da fotocopie. A destare preoccupazione, tra l'altro, la messa in forse dell'indennità da procedimento speciale ai viceprocuratori onorari che coprono i tre quarti delle udienze penali, a fronte di 10mila procedimenti penali pendenti, oltre 14mila civili e quasi 3mila di lavoro

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.download.kataweb.it

domenica 23 novembre 2008


Ciao ragazzi, vi scrivo da Monaco per dirvi che ho fatto una bella sgambata all'aperto. Ho corso la « no-finish-line » che è una corsa podistica in beneficenza per salvare i bambini malati. Sono stati per me 35 km non troppo duri perché ho incontrato diversi amici lungo il percorso, ristoratori direttori di banca, impiegati comunali ecc…insomma un occasione per rivedere molte persone. Si svolge qui a Montecarlo ed è arrivata alla nona edizione, ogni anno diventa sempre più popolare … partecipanti circa 2000. E’ la mia seconda volta, ma ci sto prendendo gusto ed è un buon allenamento oltre al fatto che si fa del bene a favore di quelle persone meno fortunate di noi. Adesso torno al mio quotidiano e tra poco inizierò a giocare con le mie motorette….non vedo l’ora ! Un salutooooooo.

Max

Un evento molto speciale il “No Finish Line” (www.nofinishline.com), all’ottava edizione, ideata per la raccolta fondi a favore della causa “Children & Future”, realizzata sotto l’alto patrocinio del principe Alberto II e madrina la principessa Stefania, ha visto in otto giorni di apertura del percorso all’interno del Porto Hercule oltre 1000 partecipanti.
Le gare principali la 6 Giorni, vinta dal britannico William Sichel con 809,230 km e dall’olandese Ria Buiten con 570,045 km, e la 24 ore che ha visto il trionfo di due azzurri: Enrico Bartolini (Atl. Capraia e Limite) con 228,420 km e Monica Casiraghi (Fila Team) con 221,940 km, che rappresenta il nuovo primato italiano assoluto.


articoli tratti da www.max-biaggi.com e www.corridori.net
immagine tratta da www.nofinishline.com

sabato 22 novembre 2008


È morto Sandro Curzi, voce della sinistra
Aveva 78 anni. Militante del Pci, è stato lo storico direttore del Tg3. Attualmente era nel Cda della Rai
ROMA - È morto a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Nato a Roma il 4 marzo 1930, aveva 78 anni. Alle 17 sarà allestita la camera ardente in Campidoglio. E sempre in Campidoglio si svolgeranno lunedì alle 11.30 i funerali laici.


IL PADRE DEL TG3 - Resistente partigiano a 13 anni, comunista iscritto già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci), Curzi ha vissuto tutta la sua vita fedele, pur senza rigidità, alle idee di gioventù passando con Fausto Bertinotti a Rifondazione Comunista alla fine degli anni '90. Il suo impegno politico si è svolto all'interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull'Unità «clandestina» per raccontare l'assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci Gioventù nuova, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione. Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il '47 e il '48 lavora al settimanale Pattuglia insieme a Giulio Pontecorvo e, nel '49, a la Repubblica d'Italia fino a diventare capo redattore di Gioventù nuova diretta da Enrico Berlinguer.
Inviato nel '51 nel Polesine per raccontare le conseguenze dell'alluvione, vi rimane come segretario della Fgci. Nel '56 fonda Nuova generazione e nel '59 passa all'Unità, organo del Pci per il quale l'anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell'indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah. Dopo essere stato direttore dell'Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni '60 collabora fra l'altro alla crescita della radio Oggi in Italia che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d'Europa da emigranti italiani. La stagione più calda, quella del '68 e poi dell'autunno del '69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni '70, Curzi la seguì da vice direttore di Paese Sera.


NEGLI ANNI SETTANTA L'IMPEGNO CON LA TV - Dalla metà degli anni '70 arriva l'impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 con un bando di concorso indetto per l'assunzione di giornalisti di «chiara fama» disposti a lavorare come redattori ordinari e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel '76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste "scopre" Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma Samarcanda.

TG3, IMPRONTA INCONFONDIBILE - Diventa direttore del Tg3 nel 1987 dando al telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, «Telekabul» (dalla capitale dell'Afghanistan occupata dall'Urss negli anni '70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco più di 300 mila ai 3 milioni del '91) e autorevolezza.

COMUNISTA E ANTIFASCISTA CONVINTO - Nel '92 pubblica con Corradino Mineo il libro «Giù le mani dalla Tv» (Sperling e Kupfer) e nel '93, in contrasto con il nuovo consiglio d'amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Demattè), si dimette. Passa prima a dirigere il Tg dell'allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione.
Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era consigliere d'amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli. Comunista e antifascista convinto, politico abile, Curzi si è spesso distinto per posizioni non banali e non sempre in linea con i diktat di partito: basti pensare alle aperture, allora non scontate, del suo Tg3 alle posizioni di Papa Giovanni Paolo II o, più di recente in Rai, all'astensione sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai fiction, Agostino Saccà. Tra le sue esperienze va ricordata nel '94 la pubblicazione del libro «Il compagno scomodo» (Mondadori) e nel '95 una curiosa partecipazione al Festival di Sanremo dove canta nel gruppo «La riserva indiana» col nome, palesemente autoironico per chi era stato soprannominato Kojak, di grande capo Vento nei Capelli, eseguendo la canzone «Troppo sole». Era sposato dal 1954 con Bruna Bellonzi, anch'essa giornalista. Era padre di Candida Curzi, giornalista dell'Ansa.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.fiom.cgil.it

venerdì 21 novembre 2008


Castello, accuse di corruzione
agli assessori Cioni e Biagi


Altri cinque indagati tra cui Ligresti e Rapisarda

Salvatore Ligresti non ha ancora posato un mattone, ma sull´area di Castello destinata ad accogliere un nuovo vasto quartiere di Firenze già aleggia l´ombra della corruzione. Il costruttore di origine siciliana, presidente onorario di Fondiaria Sai, proprietaria dei terreni di Castello, è indagato insieme con il suo braccio destro Fausto Rapisarda, con gli assessori comunali Graziano Cioni (sicurezza sociale) e Gianni Biagi (urbanistica), con due architetti progettisti e con il dirigente di Europrogetti (società del gruppo Fondiaria Sai). Per tutti l´ipotesi di reato formulata dai pubblici ministeri Giuseppina Mione, Giulio Monferini e Gianni Tei è il concorso in corruzione. I carabinieri del Ros hanno perquisito le abitazioni e gli uffici degli indagati e le sedi di Fondiaria Sai, del Consorzio Castello (la società del gruppo che si occupa della operazione immobiliare sulla piana) e di Europrogetti.

La tesi della procura è che il gruppo Fondiaria Sai guidato dal 2001 da Salvatore Ligresti abbia instaurato un «rapporto corruttivo» con i due assessori fiorentini. Un rapporto «connotato di promesse e dazioni» da parte dell´impresa e da «atti contrari ai doveri d´ufficio» da parte dei pubblici amministratori. L´obiettivo, per il gruppo Ligresti, sarebbe quello di ottenere l´avallo e l´esito positivo delle proprie iniziative economiche e imprenditoriali finalizzate, fra l´altro, alla massima valorizzazione dell´investimento immobiliare nell´area di Castello.

Nel caso dell´assessore all´urbanistica Gianni Biagi, gli inquirenti ipotizzano che egli abbia adottato «iniziative e provvedimenti in contrasto con gli interessi pubblici» del Comune di Firenze, in cambio della «promessa... di utilità economiche e non economiche, per sé e per altri, ovvero da conseguirsi da lui direttamente o indirettamente». Fondiaria Sai, fra l´altro, gli avrebbe chiesto indicazioni sui nomi di professionisti cui affidare incarichi di progettazione nell´area di Castello.

Quanto all´assessore Graziano Cioni, i magistrati gli contestano di aver instaurato con Fausto Rapisarda, indicato come «alter ego» di Salvatore Ligresti, «un rapporto corruttivo a carattere continuativo» e di aver garantito al gruppo imprenditoriale il suo costante appoggio politico e amministrativo, quanto meno negli ultimi cinque anni. I magistrati ritengono che l´assessore avrebbe dovuto astenersi dall´approvare la convenzione urbanistica stipulata il 18 aprile 2005 fra il Comune di Firenze e il Consorzio Castello (Gruppo Ligresti), che aveva ad oggetto lo sfruttamento edilizio dell´area di Castello. Avrebbe dovuto astenersi - secondo la procura - perché suo figlio è dipendente di Fondiaria dal 2002. Al contrario, secondo gli inquirenti, l´assessore non solo ha approvato la convenzione ma ha anche ricevuto concreti vantaggi dal gruppo Ligresti.

Tramite Fausto Rapisarda ha ottenuto - sostiene l´accusa - la possibilità per una sua conoscente di prendere in affitto un appartamento in viale Matteotti di proprietà di Fondiaria. Gli contestano inoltre una gratifica in favore del figlio dipendente della compagnia di assicurazioni e un contributo di 30.000 euro corrisposto da Fondiaria Sai per finanziare la consegna a domicilio a tutti i fiorentini del regolamento di polizia municipale introdotto da una lettera di presentazione dello stesso assessore.

Oltre che per corruzione, Graziano Cioni è sotto inchiesta anche per violenza privata aggravata in una vicenda che si intreccia, secondo gli inquirenti, con la sua partecipazione alle primarie del Pd per la scelta del candidato sindaco di Firenze. Si tratta in questo caso di fatti recentissimi, risalenti al mese scorso, peraltro smentiti da tutti i protagonisti. Secondo le ipotesi di accusa, l´assessore avrebbe costretto a suon di minacce l´imprenditore Marco Bassilichi a rimuovere la sua dipendente Sonia Innocenti dall´incarico di rappresentante dell´impresa Bassilichi con le pubbliche amministrazioni. Ciò perché - affermano gli inquirenti - Sonia Innocenti intendeva appoggiare nelle primarie un altro candidato. La signora risulta infatti fra i firmatari che hanno sostenuto la candidatura dell´europarlamentare Lapo Pistelli. Secondo le accuse, dopo aver saputo che Sonia non l´avrebbe appoggiato e dopo avere ricevuto la conferma dalla stessa interessata nel corso di una burrascosa telefonata, Cioni si arrabbiò di brutto e fece una sfuriata con Bassilichi, dicendogli che non avrebbe mai più fatto entrare la signora Innocenti nel suo ufficio e che avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per farle chiudere in faccia ogni altra porta. La procura ritiene che in tal modo l´assessore abbia messo Bassilichi con le spalle al muro, prospettandogli guai per la sua attività imprenditoriale se non avesse sostituito l´impiegata. Tanto più che - secondo le accuse - la minaccia sarebbe stata ribadita a Bassilichi tramite il presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi, altro candidato alle primarie in concorrenza con Cioni, con Pistelli e con l´assessore Daniela Lastri. Una brutta faccenda all´ombra della corsa alle elezioni del nuovo sindaco. Urla, sfuriate, accordi trasversali, minacce. Che tutti, però, smentiscono.


articolo tratto da www.firenze.repubblica.it
immagine tratta da www.indicius.it

giovedì 20 novembre 2008

La top ten delle cospirazioni


Da Elvis a Diana le teorie più bizzarre


LONDRA. L’omicidio di Kennedy, l’11settembre, la morte di Diana: sul web si moltiplicano le teorie su possibili complotti organizzati da governi e associazioni. La domanda a cui bisogna dare una risposta è una sola: si tratta di disastri, catastrofi naturali o cospirazioni? Per i “complottisti”, così vengono chiamati gli amanti delle tesi più bizzarre, i settori in cui si può applicare la “teoria del complotto” sono i più svariati.

Secondo gli psicologi queste tesi interessano l’immaginazione collettiva , cercando di chiarire, ma solo in apparenza, episodi difficili da spiegare. Il Telegraph ha stilato la top 30 delle teorie più gettonate, dalle più credibili a quelle più inverosimili. Nella lista compaiono diverse morti illustri. L’incidente d’auto in cui ha perso la vita Lady D. è ancora oggetto di lunghe discussioni. Secondo le indagini non si tratta di un complotto, ma di una fatalità. Il padre di Dodi Al Fayed però non si è mai arreso, per lui suo figlio e Diana sono stati uccisi. Per la monarchia inglese era impensabile che la madre del futuro re d’Inghilterra sposasse un mussulmano, da cui pare, sempre secondo il magnate di Harrods, aspettasse anche un figlio.

Tra i personaggi vip menzionati spiccano i nomi di Paul McCartney e Elvis Presley. Il re del rock, infatti, sarebbe ancora vivo. Dopo una serie di prove e controprove ancora oggi non è chiaro se il cantante si goda la vecchiaia su un’isola tropicale o meno. Invece, secondo un'altra leggenda metropolitana, Paul McCartney avrebbe perso la vita in un incidente stradale del 1966. L'attuale "Paul" sarebbe dunque un sosia. Non bisogna poi dimenticare le teorie "scientifiche". Il virus dell'Hiv sarebbe stato creato in laboratorio e l'Haarp sarebbe un'arma segreta in grado di abbattere aerei e missili o addirittura causare terremoti.

Dopo avere parlato per anni del controverso sbarco sulla Luna, negli ultimi tempi tra i complottisti non si discute d'altro che dell'11 settembre. Molto dura la tesi secondo cui sarebbe stato lo stesso governo americano a provocare la strage sulle Torri Gemelle.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.nuke.crono911.org

mercoledì 19 novembre 2008


MILANO - Dare spazio alle denunce oppure spiegare il meccanismo cioè come si fa a truccare un concorso nelle università italiane? Citare a caso qualcuna tra le centinaia di segnalazioni che ci sono arrivate da Milano, Roma, Avellino, Bari o scegliere solo alcuni casi emblematici? La storia che abbiamo raccontato venerdì, del concorso da ricercatore a Messina, «Un posto, un solo candidato: il figlio del professore», ha scatenato il web. Dalle centinaia e centinaia di e-mail ricevute è chiaro che si tratta di un fenomeno che colpisce tutti gli atenei italiani, da nord a sud. Molte di queste email contengono delle vere e proprie notizie di reato e innumerevoli casi di disonestà che scatta in maniera meccanica laddove la legge lascia margini di discrezionalità all'individuo. E quindi «taroccare» diventa quasi una prassi. Molti, impauriti da possibili ritorsioni, ci chiedono di non pubblicare i loro nomi ma fanno nomi, precisando anche i fatti e circostanziandoli. E sono tantissimi anche gli italiani, fuggiti all'estero, che ci hanno scritto. Quindi, dopo le opportune verifiche, organizzeremo meglio questo «urlo di denuncia» e magari lo faremo attraverso una pubblicazione. Ma adesso non troviamo di meglio che pubblicare un'autodenuncia che è anche un augurio. Perché, come in tanti ci hanno scritto, la «parola "cultura" dovrebbe necessariamente essere associata ad un vivere corretto e civile».

LA LETTERA - Ecco il testo di Lucia (nome di fantasia): «Io ottenni una borsa di studio dottorale messa in palio dall'università di ... che fu finanziata dall'ente pubblico presso il quale lavoravo, ergo: era la mia borsa di dottorato. Volevo fare il dottorato da quando mi ero iscritta all'università; non sono né figlia né nipote di, ma ero l'assistente di... In attesa nel concorso trovai un posto come consulente presso un ente pubblico, nel quale mi occupavo della stessa materia della mia tesi, e il mio Professore «arrangiò» il finanziamento. Mi presentai al concorso. Mi sedetti coi 7 partecipanti; si fecero gli scritti a porte aperte e gli orali a porte chiuse. Vinsi, ovviamente, la borsa. Sono pronta a difendere quanto le sto per dire sotto giuramento: mi creda quando le dico che non ci dormivo la notte, mentre questa prassi (di raccomandazione o finanziamenti ad hoc) era del tutto accettata, e non criticata, dai dottorandi che ne usufruivano».

I DUBBI - «Io invece - prosegue Lucia - mi chiedevo in continuazione: sono un dottorando perché sono veramente dotata in questo campo o perché sono l'assistente di con la borsa finanziata da? Le sembrerà banale e invece è un punto chiave: quel che i dottorandi si sentono dire è infatti che, in virtù della mancanza di risorse, «vanno create le occasioni» per poterli mandare avanti.Mi domandavo: mi mandano avanti perché sono brava, o sono brava perché mi mandano avanti? Inutile dirle infatti che io ricerca, negli 8 mesi che resistetti, non ne feci mai. Feci solo, e tanta, assistenza. Senza mai sentire NESSUNO lamentarsene oltre misura. Torturata - letteralmente - da una profonda insicurezza circa le mie reali capacità e la mia volontà di sostenere un compromesso che mi sembrava, di fatto, una truffa venduta come «l'aver creato l'occasione», mi iscrissi di nascosto ad un secondo concorso al Politecnico di Milano. Mi alzai alle 4 del mattino per presentarmi al concorso senza sapere nulla né della commissione né dei partecipanti, e vinsi la seconda borsa in palio; inutile dire che si fecero scritti e orali a porte aperte. Ricordo il messaggio che spedii a mia sorella con le lacrime agli occhi: "Una vittoria mia, ma una vittoria di tutta l'università italiana".

IL RISCATTO - Di li a poche settimane mi chiamò per una intervista di lavoro un politecnico olandese per un posto di assistente alla ricerca, sulla base del mio mero curriculum vitae, e mi fu offerto il posto. Me ne andai, e non mi sono mai voltata indietro. Mi «licenziai» dall'Università di... con una lettera congiunta a tutto il dipartimento in cui spiegavo le mie ragioni ed il mio grande senso di autostima ritrovato. Nessuno dei dottorandi, mi rispose; dal mio professore e dal preside fui presa, verbalmente, ma letteralmente, a calci, e fui accusata di aver tradito la loro fiducia e di aver osato non presentare prima le mie rimostranze di fronte a quel che io definii «il sistema». Ma questa è un'altra storia, che riguarda me e la mia coscienza, e di cui sono alla fine, tutto sommato, orgogliosa.

IL CAMBIAMENTO - Sono passati tanti anni e quel che vorrei dirle in sostanza è questo: il cambiamento vero partirà dalla volontà e dal senso di dignità dei singoli di non accettare il compromesso cui le università italiane chiamano la nostra coscienza. Essere un buon ricercatore significa avere gli standard per lavorare non in quell'ateneo o quel dipartimento, ma nel mondo. La conoscenza appartiene al mondo; e quindi, a cosa serve avere il posticino messo in palio da papà, senza poi il rispetto della comunità scientifica internazionale, che è l'unico vero giudice dell'operato di un ricercatore? Mi rendo conto che è molto banale quanto le scrivo. Ma è tutto quel di cui mi sento di far da tramite e testimone, nel mio immensamente piccolo.
Cordialmente, Lucia».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.zai.net

martedì 18 novembre 2008




























Thyssen, l'azienda: ci sarà una
giusta conclusione processuale



Un portavoce del gruppo tedesco:
«Certi della serenità del giudicante»
BERLINO
Il giorno dopo il rinvio a giudizio dei vertici della Thyssen per i sette morti delle acciaierie arriva la prima reazione dell'azienda tedesca. «Sono convinto che l’intera drammatica vicenda - ha detto Walner, portavoce della ThyssenKrupp tedesca con sede in Duisburg. - troverà una sua giusta conclusione processuale, quale naturale conseguenza della serenità del giudicante».

«Una giusta giusta conclusione che so bene mai potrà completamente lenire il dolore delle famiglie per la perdita dei propri cari», precisa Walner. Ma l'azienda non si sbilancia: «Il rispetto dovuto alle decisioni dei giudici, a tutte le persone che sono parte e sono coinvolte nel processo in corso e l’umana comprensione verso i familiari delle vittime del tragico incidente di Torino, formano il mio convincimento, anzi mi fanno sentire moralmente tenuto ad astenermi da qualsiasi commento» ha aggiunto il portavoce.

Per i sette morti alla Thyssenkrupp di Torino ci sarà dunque un processo in Corte d’Assise. Con una decisione senza precedenti in Italia l’amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio, Harald Espenhahn, è stato rinviato a giudizio per omicidio volontario e ora, in caso di condanna, rischia ventun anni di carcere. Il gup Francesco Gianfrotta ha accolto la tesi della procura. Espenhahn, trascurando le misure di sicurezza, «si è rappresentato - è scritto nell’ordinanza - la concreta possibilità del verificarsi di infortuni anche mortali» sulla linea 5, dove il 6 dicembre 2007 si sviluppò l’incendio costato la vita a sette operai: si tratta, nel gergo dei giuristi, di «omicidio con dolo eventuale», commesso da chi «accetta il rischio» di provocare un decesso.




Altri cinque dirigenti (più l’azienda in veste di persona giuridica) risponderanno di omicidio colposo - aggravato dalla consapevolezza dell’evento - e rimozione volontaria di cautele contro gli incidenti. L’appuntamento è per il 15 gennaio davanti a una Corte composta due giudici togati e sei popolari. «È una sentenza di portata storica - commenta Raffaele Guariniello, il procuratore che ha coordinato le indagini e ha sostenuto l’accusa insieme a Laura Longo e Francesca Traverso - la cui importanza va al di là del caso specifico: è un segnale a tutto il mondo del lavoro, che si aspetta la fine delle morti bianche». Per l’avvocato Ezio Audisio, del pool difensivo, è però una «tesi esagerata»: «noi non la condividiamo. E al dibattimento contiamo di dimostrare le nostre ragioni».

Ma dai familiari delle vittime la scelta del giudice è vissuta come un completo successo: la ventitreenne Laura De Masi, sorella di Giuseppe, esce dall’aula gridando «è la nostra prima grande vittoria», mentre una signora scandisce uno dopo l’altro i nomi dei dirigenti sotto accusa e dice «assassini, andrete in galera».

Nel mazzo delle cento slide proiettate dai pm in aula, un paio rivelano uno scenario intuito, oggetto di forti polemiche e tuttavia mai provato sinora: i controlli annunciati e inefficaci degli ispettori Spresal, «struttura complessa» dell’Asl 1 di Torino, e quelli «morbidi» del Comitato tecnico regionale. Ce n’è abbastanza per ritenere che «Thyssen 2», l’inchiesta sui controllori, sia decollata. Molto probabile che nel registro degli indagati siano finiti nomi e cognomi di più ispettori dei due enti. Il reato ipotizzabile: l’abuso in atti di ufficio.

I pm hanno risposto così alle domande che ieri sono fioccate su questo inedito versante di indagine: «In aula abbiamo utilizzato atti che sono depositati nell’inchiesta per omicidio volontario». Il sottinteso: se abbiamo raccolto altro non lo confermiamo. Argomento tabù fuori dell’aula. Ma dentro le loro frecciate sono state più che significative. La difesa, nella precedente discussione, aveva sostenuto che i controlli dei vari ispettori non avevano rivelato gravi carenze ai sistemi di sicurezza della ThyssenKrupp di Torino, linea della morte compresa. I pm: «Vigili del Fuoco e Comitato tecnico regionale avevano fissato una serie di prescrizioni che l’azienda non ha applicato. Lo stabilimento non aveva neppure il certificato prevenzione incendi».

E poi la prima slide: proietta sullo schermo una e-mail inviata il 12 settembre 2006 da Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza per Torino, ai capireparto. Cafueri (uno dei 6 imputati) vi scrive: «Vi informo che venerdì 15 vi sarà un’ispezione da parte di funzionari dell’Asl». Segue l’elenco degli impianti oggetto dell’imminente ispezione. La nota prosegue così: «Siete pertanto pregati di verificare che questi impianti o locali siano mantenuti in ordine e che non vi siano problemi di sicurezza. L’ispezione è estesa al personale: si raccomanda l’uso di dispositivi di protezione personale». A questo punto, i pm hanno pescano passi della deposizione dell’ispettore Spresal Ugo Moratti di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta, lo scorso gennaio. Il primo: «Io non sono in grado di valutare se il numero di estintori sia sufficiente per un determinato locale o se questi strumenti siano adeguati per spegnere eventuali sporadici incendi. E’ un compito che spetta ad altri soggetti».

Secondo passo ricordato in aula: «In alcune zone delle linee era evidente il rischio di incendi. Ossia dove vi sono forni, depositi di metano. Dove invece vi è una vasca di decapaggio presumo che non vi sia lo stesso rischio». La linea 5 era purtroppo finalizzata alla ricottura e al decapaggio. Il presidente Tofani gli chiese se avesse mai visto prima della visita alla Thyssen uno stabilimento industriale. Moratti rispose: «Sì, mai un processo siderurgico». E, nella penultima slide proiettata dai pm, l’anonimo ispettore (tuttavia riconoscibilissimo) dice ancora: «Purtroppo non immaginavo il rischio di incendi dove si avvolgono i coil». Cioè all’imbocco della linea 5, dove i sette operai «venivano investiti da una vampata di fuoco prodottasi con improvvisa violenza in seguito alla rottura di un tubo contenente olio idraulico ad elevata pressione che in buona parte nebulizzava generando uno spray di vapori...».

Ultima slide: un quadro azzurro tenue con al centro questa affermazione di Moratti: «L’azienda non deve essere avvertita». Per il Comitato tecnico regionale (organismo che fa capo al ministero dell’Interno) i pm passano sullo schermo una sola slide. Ma fulminante. Riassume lo strano caso delle prescrizioni impartite dai suoi componenti a Thyssen il 21 giugno 2007, con scadenza il successivo 31 dicembre per eseguirle. L’azienda non le esegue e, subito dopo la tragedia, fra l’8 e il 10 dicembre tre responsabili si affrettano a firmare un parere inspiegabile: «La Commissione ritiene che il sistema di sicurezza esaminato risponde agli obiettivi sui grandi rischi e risulta adottato». Perché tutta quella premura?

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.multimedia.ilsole24ore.com

lunedì 17 novembre 2008


Guerrilla Gardening è un gruppo aperto a tutti, un gruppo di appassionati del verde che ha deciso di interagire positivamente con lo spazio urbano attraverso piccoli atti dimostrativi, quelli che noi chiamiamo "attacchi" verdi. Guerrilla Gardening si oppone attivamente al degrado urbano agendo contro l'incuria delle aree verdi. L'attività principale del gruppo è quella di rimodellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città. Il movimento è nato in Italia circa 2-3 anni fa da un gruppo di giovani milanesi che ancora oggi segue e consiglia i gruppi indipendenti. La popolazione cittadina risponde bene, alcune aziende di giardinaggio ci aiutano con consigli e donandoci piante e materiali pro-causa, altri si limitano ad applaudire e ad apprezzare le nostre azioni. Ogni giorno nuovi "guerriglieri" si aggiungono alla nostra causa, per trasformare e riappropriarsi degli sterili ed impersonali spazi comuni cittadini. Nuovi gruppi stanno nascendo in tutte le grandi città. Anche tu puoi diventare un Guerrilla-Gardener: documenta un attacco e inviaci le fotografie, verrai segnalato sul nostro nuovo sito web!

TRASFORMIAMO IL CEMENTO IN FIORI !!!!

articolo tratto da www.guerrillagardening.it
immagine tratta da www.notempire.com (nella foto Stefano Massimello)

domenica 16 novembre 2008


È stato detto che “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate finora”. L’aforisma, notissimo, non è mio ma di Winston Churchill.

Ormai la maggior parte di noi italiani ha passato la sua vita in un regime che mi piacerebbe definire democratico senza dover chiudere tra virgolette l’aggettivo, ma ho paura che, a furia di deviazioni dal significato filosofico del concetto, piccole o meno piccole, occhiute o involontarie, la parola democrazia si stia svuotando del significato che le è proprio.

Sia come sia, in democrazia ognuno deve essere libero di esprimere le proprie opinioni senza altra censura che non sia quella del diritto alla pari libertà altrui e - ma questo non rientra nelle prescrizioni - magari del buon senso e della dignità.

E tra le libertà che la democrazia, quella vergine, deve concedere c’è quella di azione, fatti salvi i limiti di cui sopra.

Così, ognuno deve essere in diritto

di scegliersi un percorso di vita e deve essere in dovere di risponderne in primo luogo in solitudine alla propria coscienza.

Quando, ormai undici anni fa, il caso o chissà che ci fece piombare in mano una scoperta scientifica, noi, mia moglie ed io, sentimmo che non potevamo far finta di niente: quella scoperta avrebbe potuto aiutare gli scienziati a capire situazioni fino a quel momento incomprese, e questo avrebbe potuto portare a dare una mano a chi di quelle situazioni soffriva. I bambini innanzi tutto.

Fu così che mollammo tutto e, con le difficoltà che non ripeterò qui, essendo state descritte ormai mille volte, ci dedicammo anima e corpo alla ricerca specifica.

Che abbiamo dovuto mendicare per procurarci l’attrezzatura di minima è un fatto fin troppo noto e che una parte della carità abbia avuto caratteristiche pelose è un fatto che si è palesato in tutta la sua scoppiettante evidenza. Può risultare curioso che, per aiutare qualcuno, ci siamo attirati le antipatie di quel qualcuno stesso ma, del resto, ogni bagnino sa che, quando si tenta di salvare un annegando, è l’annegando che tira sottacqua il potenziale salvatore.

Per motivi che sono d’interesse sociologico e, in qualche caso, psichiatrico, in questo inizio di millennio caratterizzato dalle comunicazioni via Internet pullulano salottini mediatici in cui trovano posto psicopatici che vanno sostituendo i più concisi decoratori e poeti delle porte dei gabinetti pubblici, e lì, nella cosiddetta “rete”, la miseria che affligge questi malati ha modo di estrinsecarsi.

Io non ho tempo di frequentare quei siti, ma è un vero peccato perché in quella letteratura si trovano delle rivelazioni degne del lettino di uno psichiatra a si ha una visione magari allarmante ma certo spietatamente veritiera della natura umana. Così è solo quando qualche amico mi mette sotto il naso certe “prelibatezze” che io mi dedico per qualche minuto a quella lettura.

Ultimamente, finite le distrazioni dell’estate, io sono tornato di moda. La moda è qualcosa di così intollerabilmente brutto che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi, diceva Oscar Wilde, ma, evidentemente, stiamo imparando a riciclare. E, allora, ecco che torno io.

Forse qualcuno ricorderà che il 1° novembre scorso io scrissi, anzi, riscrissi, su questo blog che l’Università di Modena ha bisogno di un microscopista elettronico. Un giovane di buona volontà riprese il messaggio e lo propose al blog di cui è partecipe, ma ecco qui la reazione: Il meet up di XXX sceglie di non impegnarsi a fianco del dott. Stefano Montanari a causa delle accuse ricevute dallo stesso; allo stesso modo il meet up non è un agenzia di lavoro; per ora l'argomento non verrà trattato. Ci scusiamo con YYY ma la discussione verrà chiusa.

Ho tolto i riferimenti per l’ovvia pietà umana che un personaggio del genere non può non suscitare.

Caro frequentatore di blog e di questo censore, mi rivolgo a lei da uomo ormai vecchio che ha sbagliato tantissimo nella sua vita illudendosi di dare una mano ad un mondo che non ha alcuna intenzione di essere salvato. E che ha pure sbagliato sopravvalutandosi nel ritenersi capace di volare più alto di certe miserie. La lezione è stata dura: ho perso e non ho scusanti. Il mondo vuole che la ricerca, almeno una certa ricerca imbarazzante da tanti punti di vista, sia imbavagliata e lei, in questo, ha compiuto un atto che le varrà tanti plausi. La cosa è assicurata, visto l'ambiente di lavoro che lei frequenta e i personaggi con i quali si associa.

Mi piacerebbe sapere, però, da sconfitto che riconosce di aver perso, quali accuse mai saranno quelle che mi sarei permesso di rivolgere al vostro gruppo. E che cosa mai c’entri il giovane microscopista che non volete trovi lavoro, peraltro non presso il mio laboratorio dove, come lei m’insegna, vengono perpetrate turpitudini, ma presso un ente pubblico onorevole quale un’università che lei dovrebbe conoscere piuttosto bene.

Mi chiedo anche, con tutto il dovuto rispetto, che cosa abbia fatto lei per dare una mano a questo mondo. Non parlo di risultati: mi basterebbero le intenzioni.

Sappia, comunque, che il mio laboratorio degli orrori è aperto anche a lei e a tutti i suoi compagni di salotto. Le porte sono aperte per vedere, il che vi risparmierebbe di dover sviare l’argomento quando qualcuno vi metterà sotto gli occhi i fatti (già evidenti se solo si avesse l’onestà di osservarli), chiedendovi ragione di certe affermazioni sulle quali è davvero arduo trovare riscontro oggettivo. E, venendo di persona (la strada è breve), magari vi si risparmierà qualche imbarazzo quando ci sarà chi vi chiederà ragione di come mai si presti incondizionata fede a qualcuno, sconosciuto e senza credenziali però, in fondo, divertente per il gioco che vi permette di giocare, ma si rifiuta di andare alla fonte.

E le porte sono addirittura spalancate a tutti gli uomini di buona volontà che sceglieranno di chiudere la bocca per aprire il cervello e il cuore.

Insomma, questo è un invito a smettere di guardare da terra chi naviga e a tirarvi su le maniche.
Io avrò anche perso, ma almeno ci ho provato.

Comunque, pure ormai sconfitto dai politici, dai media, da Veronesi e da lei che sta così fattivamente contribuendo a stringere ancora un po’ il bavaglio, non mollo ancora e, se non mollo, questo è anche per lei che, senz’altro molto più giovane di me, si troverà a percorrere un mondo che potrebbe non essere dei più agevoli. Io non provo rancore: in fondo siamo compagni di viaggio.

articolo tratto da www.stefanomontanari.net
immagine tratta da www.agoramagazine.it

sabato 15 novembre 2008


Crisi, alla Mercafir di Novoli
arriva anche il pesce low cost
Dopo frutta e verdura, il Mercato delle Opportunità si allarga

Chiamatela «operazione triglia». La Mercafir di Novoli lancia il mercato del pesce con ribassi di prezzo che si aggireranno tra il 30 e il 50 per cento rispetto alla media di negozi e supermercati. Debutta venerdì prossimo, stesso orario e stessi giorni di apertura del «mercato delle opportunità», che il martedì e il venerdì dalle 14 alle 18, da ormai 2 anni, offre frutta e verdura a prezzi stracciati, fino al 60 per cento in meno. Qualche esempio? La triglia fresca costa mediamente 14 euro al chilo, lì la pagherete intorno agli 8 euro. Il salmone: in media 10 euro, a Mercafir intorno a 7, le alici le trovate a 5-6 euro in pescheria, a 4 da Mercafir, l´orata a 8 contro i 19 di media, la spigola a 8 euro anziché 13 circa. E così via.

«Prezzi stracciati e ottima qualità», promette Valdemaro Nutini, presidente di Mercafir: sui banchi del mercato del pesce «low cost» non c´è la cosiddetta «seconda scelta», i prodotti «brutti ma buoni», ma proprio la prima linea. Solo: scordatevi i gamberoni, le aragoste, le ostriche e i branzini. Niente pesci «chic» e niente «pescato»: tutti pesci d´allevamento, qualche mollusco, alcuni tipi di frutti di mare e i cosiddetti «pesci azzurri» (alici, sardine, sgombri). Poi: niente acquisti mignon, si comprano minimo 2 chili. Al massimo invece non c´è limite. Tetto ai prezzi al chilo: tra gli 8 e i 9 euro, di sicuro meno di 10.

Direte: con prezzi così bassi ci sarà da fidarsi? Pare di si: i tre grossisti che gestiranno il mercato (di fronte al padiglione di frutta e verdura, ingresso da via dell´Olmatello, parcheggio gratis) - le ditte Dolmar, Pentas e Morandi - non hanno i costi di gestione delle pescherie (tasse, utenze), pagheranno solo un affitto a Mercafir. E soprattutto: non faranno la pulizia accurata delle cozze o delle triglie. «Sarà un vero e proprio mercato all´ingrosso, solo aperto alle famiglie», fanno notare da Mercafir, soddisfatti per il boom del mercato delle verdure, più 30 per cento negli ultimi 6 mesi, 1200 clienti al giorno. «E i commercianti del centro non hanno perso un euro», ricorda Cioni.

Confesercenti però va su tutte le furie. Il rappresentante della categoria nel cda di Mercafir Raffaele Viggiani ha votato contro l´operazione pesce: «Avevamo proposto che l´iniziativa si svolgesse due volte a settimana ma nelle 40 pescherie della provincia di Firenze e non al polo di Novoli, difficile da raggiungere per le fasce più deboli della popolazione: ci hanno detto di no per fare l´accordo coi grossi distributori». Per questo Confesercenti rilancia: «Stiamo cercando un accordo con grossisti non fiorentini: faremo anche noi il mercato del pesce low cost, due giorni a settimana, magari non gli stessi di Mercafir, nelle 40 pescherie della provincia, quelle sotto casa: spero dopo Natale», annuncia il segretario provinciale di Fiog Confesercenti Alessandro Falcini. Morale: per 4 giorni a settimana sarà possibile comprare il pesce a prezzi bassi.

articolo tratto da www.firenze.repubblica.it
immagine tratta da www.ristorantebarracuda.it

venerdì 14 novembre 2008


G8 di Genova, scontro sulla sentenza




Alfano: dai giudici un responso chiaro

Polemica dopo l'assoluzione dei vertici
della polizia. Di Pietro la Vincenzi: ora
serve una commissione d'inchiesta

TORINO
La sentenza sulla Diaz, che ha visto l'assoluzione dei dirigenti della polizia e la condanna di tredici "operativi", continua a fare discutere. «È stata pronunciata una sentenza che ha dato un responso chiaro su ciò che è successo» ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano. L'Anm, invece, esattamente come nel caso Englaro, chiede «rispetto per il difficile compito affidato alla magistratura requirente e giudicante». «Ci sono avvenimenti nella storia di un paese - si legge in una nota firmata da Luca Palamara, Gioacchino Natoli e Giuseppe Cascini, presidente, vicepresidente e segretario del sindacato delle toghe - che turbano profondamente le coscienze e che accendono forti discussioni e divisioni creando di riflesso inevitabili tensioni anche sul versante giudiziario».

Parte dell'opposizione, invece, sottolinea la necessità di una commissione di inchiesta. «La verità politica non c’è. Per questo è ancora necessaria una commissione» dice il sindaco di Genova, Marta Vincenzi. Sulla stessa linea Antonio Di Pietro: «Una cosa sono le responsabilità politiche e una cosa sono le responsabilità giudiziarie - ha detto il leader dell'Italia dei Valori - e i giudici possono valutare soltanto sulla base degli elementi costitutivi di reato e sulla base di prove idonee e concrete per accertare le corresponsabilità. Quindi i giudici hanno fatto il loro dovere e se qualcuno non è convinto di quella sentenza può e deve fare appello perchè i giudici successivi possono eventualmente rivederla».

La linea del Pd, invece, è affidata alle parole di Tenaglia, ministro ombra per la Giustizia: «Le sentenze della magistratura si rispettano e anche in questo caso credo che i giudici abbiano fatto il loro dovere. Vedremo nei successivi gradi di giudizio. La vicenda ha lasciato tanti sconcertati in questo paese perchè ha dimostrato che c’erano dei punti oscuri nell’operato delle forze dell’ordine, ma quando la magistratura si pronuncia bisogna fare un passo indietro e aspettare l’accertamento giudiziario pieno. In questo momento un certo amaro in bocca c’è».


GUARDA IL VIDEO INTERVISTA A MARK COVELL
(FOTO NEL POST DI OGGI)


articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da newsimg.bbc.co.uk

giovedì 13 novembre 2008


Obama ha vinto anche grazie alla Rete. Ha raccolto fondi on line per un miliardo di dollari per la sua campagna elettorale. "A campaign powered by people, not the special interests". Una campagna finanziata dalle persone, non dagli interessi di parte.
L'Obama de noantri, al secolo Topo Gigio Veltroni, dopo aver fracassato le palle a tutti gli italiani sulla somiglianza tra lui e Obama (un insulto peggiore dell'abbronzatura dello psiconano) vuole dare una mano alla Rete. Tutti i blogger si stanno toccando.
Topo Gigio è peggio di uno spyware, di un malware, è un virus insidiosissimo che trasforma tutto ciò che tocca in una Walterloo. Il suo incaricato del Pdmenoelle, in arte Franco "Ricardo" Levi, ha depositato alla Commissione Cultura della Camera, con alcuni ritocchi degni di Pol Pot, la famigerata Levi/Prodi. Detta anche legge "ammazzablogger". Legge che va ribattezzata in Levi/Veltroni grazie alle nuove clausole.
In sostanza:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.
Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.
La Commissione che deve esaminare la proposta di legge inizierà a breve i lavori sulla "ammazzablogger". Un sostegno da parte della Rete la aiuterà a prendere le decisioni.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?), noi neppure.

Inviate le vostre foto con la scritta: "FREE BLOGGER":
Invia una mail a freeblogger@beppegrillo.it con:
- Oggetto: il tuo nome
- Testo: indirizzo del tuo blog
- Allegato: la tua foto con un cartello "Free Blogger"
Le foto appariranno nella barra superiore del blog.

- Articolo di "Punto Informatico"
- Analisi di Daniele Minotti

articolo tratto da www.beppegrillo.it

martedì 11 novembre 2008

Antibiotici, questi sconosciuti


Assumerli a sproposito ha portato allo sviluppo di batteri invulnerabili
Le cifre: 1,5 milioni di italiani al giorno li prende, in 44 casi su 100 a sproposito

"Usiamoli, ma con cautela"
Al via la campagna Iss-Ministero Salute-Aifa per l'utilizzo corretto di questi farmaci

Antibiotico, la cura per tutto, la panacea di tutti i mali: è la convinzione, erronea, degli italiani (e non solo), che lo usano per curare infezioni batteriche, ma anche virali (contro i quali è del tutto inefficace), come raffreddori, influenze, per accelerare la guarigione o addirittura per prevenire un aggravamento dei sintomi. Un milione e mezzo di italiani assume antibiotici ogni giorno, spesso con la leggerezza con cui si prende un'aspirina. Il 57 per cento degli italiani ha assunto antibiotici durante l'ultimo anno ma quasi metà, il 44 per cento, lo ha fatto senza prescrizione medica. Con la conseguenza, non di poco conto, che nel frattempo i batteri sviluppano ceppi antibiotico-resistenti, rendendo inefficaci gli antibiotici stessi. Tanto che alcuni ceppi, non ultimo il micobatterio della tubercolosi, resistono alla quasi totalità dei 100 principi attivi antibiotici esistenti, e si comincia a temere che a breve non sarà più possibile curare in modo efficace queste patologie.

E' l'allarme lanciato dal Ministero della Salute, che insieme all'Aifa e all'Istituto Superiore di Sanità ha realizzato la campagna di comunicazione "Antibiotici sì, ma con cautela", per sensibilizzare i cittadini sull'importanza di assumere antibiotici solo quando è necessario. I dati dell'Aifa sono eloquenti: l'Italia è il paese europeo con il più alto tasso di consumo di antibiotici dopo Francia, Grecia e Cipro. L'incremento medio del consumo negli ultimi sette anni è stato del 18 per cento. Del milione e mezzo di persone che ogni giorno assume un antibiotico, in maggioranza lo utilizzano per bronchiti, faringiti, tonsilliti e influenza. Tutte affezioni a prevalente causa virale, nelle quali la terapia a base antibiotica è inutile nella migliore delle ipotesi, nociva nella peggiore.

L'abuso di antibiotici "è un'emergenza per la sanità pubblica, i dati del consumo sono preoccupanti - ha ribadito il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio - in questo modo ''i batteri diventano resistenti agli antibiotici. Sta diventando tipico che con l'influenza la mamma dà un antibiotico al figlio''. E invece è proprio questo uno degli errori con le conseguenze più nefaste, anche quando questi farmaci vengono assunti "a proposito". L'antibiotico, infatti, deve essere utilizzato fino a quando non è riuscito a sterminare i batteri che combatte: se lascia dei "sopravvissuti" sul terreno, questi sviluppano resistenza al farmaco.

Ovviamente, questi superbatteri si moltiplicano dentro e poi fuori dell'organismo infetto, e il fenomeno assume proporzioni globali. E proprio qui sta la differenza tra un uso appropriato, sotto controllo medico, e uno indiscriminato: il medico riconosce il momento in cui l'infezione batterica è stata debellata, e si può quindi interrompere la somministrazione dei farmaci. "Il fenomeno dell'antibioticoresistenza - ha confermato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Enrico Garaci - ha raggiunto una dimensione tale da allarmare l'Unione Europea''. E' così che, ad esempio, in soli 5 anni la percentuale di
resistenza dei ceppi di Escherichia Coli è passata dal 10 al 50 per cento. E si calcola che sui 20 mila casi di morti per infezioni ospedaliere, circa un quarto, e quindi 5 mila casi circa, siano attribuibili ad infezioni causate dai superbatteri che resistono agli antibiotici ora a disposizione.

Ingente, oltretutto, è anche la spesa annua: 1 miliardo 253 milioni di euro, di cui il 90,8 per cento a carico del Servizio sanitario nazionale, e il 9,2 relativo all'acquisto fatto direttamente dai cittadini in farmacia. Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania e Sicilia sono le regioni dove questi farmaci sono più usati. Sta di fatto che tutti gli antibiotici più comuni hanno conosciuto un vero e proprio boom dal 2000 a oggi: la prescrizione di moxifloxacina è aumentata del 398 per cento, mentre quella di amoxiciliina+acido clavulanico è raddoppiata. Crescite, sottolinea l'Aifa, non giustificate affatto dai dati epidemiologici.

Oltretutto si tratta di una panacea misconosciuta: secondo un'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità, solo un italiano su due sa cos'è un antibiotico, e cionondimeno quattro su dieci lo assumono senza prescrizione medica. L'errore più comune, in cui incorrono quasi tutte le mamme italiane, è dare l'antibiotico al bambino colpito da influenza (lo fa il 29 per cento della popolazione) o raffreddore (14 per cento), patologie virali contro le quali come noto l'antibiotico non può nulla. E il 60 per cento degli italiani, forse rendendosi conto "in corsa" dell'inappropriatezza del farmaco, non termina la cura.

La campagna "Antibiotici sì ma con cautela", che cade in vista della Giornata europea degli antibiotici (18 novembre) prevede l'utilizzo di vari spazi di comunicazione sulla stampa, la diffusione di spot radiofonici e cinematografici, l'affissione di manifesti fissi e "mobili" (sugli autobus). I cittadini potranno avere risposti a quesiti sull'uso di questi farmaci attraverso il numero verde predisposto dall'Agenzia italiana del farmaco 800571661.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.tenersalud.com


Appoggio l'orecchio al terreno e sento un rumore. Sempre più vicino. Un brontolio, una carica, un tuono. Sono milioni di nuovi disoccupati. Quanti saranno in più tra un anno? Due milioni? Tre milioni? Senza più niente da perdere. I manganelli non potranno fermarli. Travolgeranno tutto e tutti e non faranno sconti. Chi si troverà sul loro percorso verrà cancellato. Sindacati collusi, giornalisti servi, partiti autoreferenziali. Il loft di Topo Gigio e le ville sarde dello psiconano. Travolti. L'Onda degli studenti li ha anticipati. Dopo l'Onda verrà lo Tsunami del lavoro. Non ne parla nessuno. Tutti i giorni chiudono decine di aziende grandi e piccole. Posti di lavoro perduti per sempre. Un padre di famiglia senza lavoro, senza TFR, senza un c...o, che alternative ha? Torna a casa e guarda i figli e nulla ha più importanza per lui. L'esercito dovrà presidiare i supermercati prima e le sedi dei partiti subito dopo.
Da oggi raccolgo le testimonianze del "Lavoro perduto", inizio con la Motorola di Torino che andrò presto a trovare. Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

"Caro Beppe,
grazie per aver citato Motorola. Come hai detto te siamo tra gli apriporta di questa crisi che sta investendo il mondo e che presto travolgerà anche il nostro Paese. Tutto è successo così improvvisamente. Giovedì mattina stavamo ancora sgobbando per mamma Motorola, molti di noi lavoravano anche nel weekend, per fare in modo che la produzione si concludesse on-time. Tutti sforzi inutili visto che con un semplice annuncio il presidente della sezione Mobile ha dichiarato la cessazione immediata della piattaforma su cui stavamo lavorando. Subito dopo una mail comunica un riunione per lunedì mattina con il responsabile motorola per la regione EMEA. Molti caddero nello sconforto. Mentre molti erano ancora ottimisti. Il peggio è successo tra venerdì e lunedì quando Motorola insieme ai dirigenti ci ha letteralmente lasciato soli in balia della stampa : "Motorola, sogno finito a rischio 300 ricercatori - Alla Motorola rischiano in trecento", leggo dalla stampa sabato mattina alle tre di notte. Per poi arrivare a lunedì mattina dove riassumendo ci hanno dato il ben servito dopo aver detto che eravamo tra i migliori, che eravamo un centro di eccellenza, ma che non servivamo più...e tanti saluti e arrivederci. Ma noi intanto l'avevamo saputo prima dalla stampa. Che tra l'altro ci ha fatto passare come dei ladri dicendo che Motorola aveva tolto tutti gli scatoloni dal palazzo per evitare furti. E tante e tante altre cazzate scritte da giornalisti bugiardi che dovrebbero stare a spazzare le strade di Torino...
Morale della favola siamo 370 ingegneri + un centinaio di consulenti, tutti a spasso... senza ammortizzatori sociali...senza nulla. Molti hanno famiglie... Ora visto che siamo soli mi chiedevo se tu Beppe potevi venire a farci visita... a incoraggiarci... sono certo che ti accoglieremo a braccia aperte...Cari saluti" Marco

Leggi articolo sui licenziamenti Motorola.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.sikod.com

lunedì 10 novembre 2008

Precari a Torino col mutuo-lotteria



























Tassi agevolati, garanzia del Comune. Solo cento posti: decide l'estrazione

TORINO
Mirko, quando sente estrarre il suo numero, fa un balzo sulla poltrona sventolando l’immaginetta di Sant’Antonio e la bacia quattro volte: «Grazie che mi hai fatto avere la casa, sapevo che se ti tenevo sul mio cuore ci riuscivamo». Scene dalla lotteria di un mutuo ai tempi della crisi. Mirko Cavuoti, 24 anni, è impiegato alla Tnt e guadagna 800 euro al mese. È uno dei 1404 giovani torinesi dai 25 ai 35 anni cui ieri mattina il Comune ha dato appuntamento al Teatro Alfieri per far decidere alla fortuna (o meglio, ad altrettanto giovani mamme bendate da una sciarpa nera) se avrebbero o meno potuto ottenere un mutuo specialissimo: tassi agevolati, e, in caso di disoccupazione, il Comune che subentrerà nel pagamento delle rate. Anche in questa malaugurata ipotesi, non perderanno la casa: resteranno inquilini a canone popolare.

Il Comune lanciò l’idea nel gennaio scorso, Intesa-Sanpaolo si aggiudicò l’operazione dal punto di vista dei finanziamenti, annunciando 100 mutui disponibili per chi non avesse superato i 37.500 euro di reddito annuo. Ieri al Teatro Alfieri si sono ritrovati in 1404: chi accompagnato dalla mamma, chi dal fidanzato, chi ancora dai moglie e bambini. E a decidere, attraverso una lotteria crudele, ma certamente trasparente ed equanime, è stata una specie di roulette, con i cognomi abbinati a 1404 fiches. Di fronte all’assessore alla Casa Roberto Tricarico e al segretario generale del Comune Adolfo Repice, in tre ore di ansia collettiva scandita da tanti applausi sono usciti quei 100, fortunatissimi, nomi. «Non c’era nessuna gradutatoria possibile, avevano tutti più o meno le stesse credenziali - ha spiegato l’assessore - e allora perchè non dare a tutti, questa possibilità?

L’acquisto di un appartamento, poi, non può essere considerato un diritto, come la casa popolare. È qualcosa in più, quindi, abbiamo proceduto al sorteggio. Tremonti, su scala nazionale, dovrebbe seguire il nostro esempio». La lotteria crudele, ma imparziale, non premia Magica, ragazza con un nome da favola, che viene estratta tra le «riserve». Deve sperare che uno tra i 100 che ce l’hanno fatta rinunci: in quel caso subentrerà. In compenso Giorgia, nata proprio l’8 novembre, ha ricevuto per il suo compleanno il più desiderabile dei regali: la possibilità di comprarsi una casa anche se vive solo di un lavoro precario rispondendo dall’892424. E che dire di Stefania, classe 1980, al nono mese di gravidanza, estratta per prima? «Dall’emozione faccio il figlio qui!» ha esclamato, fra gli applausi di mezzo teatro. Scene da un mutuo estratto come fosse il biglietto della Lotteria di Capodanno.

Anche la location è quella giusta: che cosa c’è meglio di un teatro per vedere un sogno avverarsi? «Su quel palcoscenico può accadere di tutto, altro che bandi, punti, e polverose code per ottenere una casa - commenta Lucia Siciliano 28 anni, domestica - qui devi avere soltanto fortuna: è più moderno». La roulette dei mutui però, sarà pure moderna, ma non guarda in faccia nessuno: e loro, i 1404 aspiranti-mutuo-contraenti se ne stanno lì con il giubbotto addosso anche se fa caldo e le unghie in bocca. Ad accompagnarli, genitori e fidanzati, bambini e amici. Tutti a fare il tifo per se stessi e per gli altri «che tanto qui siamo nella stessa barca» spiega Gabriele Messineo, 27 anni, ingegnere a 1200 euro al mese.

Sul palco c’è pure Marina Tabacco, direttore di Intesa Sanpaolo, che annuncia la nascita di «un mutuo fondiario, con opzione di flessibilità, per l’acquisto della prima casa concesso ai giovani residenti a Torino, anche se lavoratori precari». L’iniziativa riguarda i 1304 esclusi e concede la possibilità di sospendere il pagamento di sei rate mensili, fino ad un massimo di tre volte. «Ma, soprattutto - aggiunge a voce ai cronisti - prevederà un tasso di interesse ancora più basso di quelli pensati sinora, almeno dello 0,5». I giovani seduti nella platea del teatro ascoltano con interesse. Perchè hanno tutti un lavoro da 800, massimo 1000 euro al mese, spesso precario. C’è la guardia giurata, il magazziniere, la colf, l’imbianchino, la commessa con fidanzato a carico, la dipendente del call center che vive a 35 anni ancora con la mamma. «Eppure, tutti ambiscono alla stabilità».

Ecco perchè Roberto Tricarico si prenderà la briga, fra qualche giorno, a nome di tutti gli assessori d’Italia di andare dal ministro all’Economia Tremonti per chiedergli di far propria la formula del mutuo-assistito: «E’ vero, per qualche aspetto è triste che si debba ricorrere a una signora bendata per scegliere chi, in questa platea, ha diritto di sognare: ma a Torino, almeno per un giorno, in 1300 hanno sognato e basta e gli altri cento hanno visto avverarsi il sogno». Riflette: «Meglio che vivere solo nell’incubo di essere respinti da una banca o no?».

articolo tratto da www.lastampa.it
immaginr tratta da www.gestcredit.files.wordpress.com

domenica 9 novembre 2008


David Borrelli è un consigliere comunale della lista Grilli di Treviso. David si è messo in gioco per dare il suo contributo e ci sta riuscendo. Se la rivoluzione non sarà televisiva e partirà dal basso, allora lui è un esempio.
Nelle prossime amministrative 2009 ci devono essere 1.000 Borrelli provenienti dalle Liste Civiche nei consigli comunali (a giorni comunicherò il simbolo...). Per fare trasparenza, per informare i cittadini, per migliorare. Intanto, però, dobbiamo fare in modo che David rimanga al suo posto. Lo stipendio di consigliere comunale (circa 270 euro al mese) non basta per vivere. O integra il partito, o si è pensionati, o si è benestanti. David non appartiene a nessuna di queste categorie, è un tecnico informatico, e la società per cui lavora vuole licenziarlo. Il motivo: "Non fattura più come prima..." per il tempo che deve dedicare ai cittadini.
Se qualcuno vuole contattarlo invii una mail al suo indirizzo: info@davidborrelli.it
Loro non molleranno mai, noi neppure.

"Io mi sono candidato con la lista civica dei Grilli di Treviso perché credo che sia un obbligo e un dovere di ogni cittadino, perché se non ci piace come questo governo manovra il nostro Paese dobbiamo per forza metterci in gioco e scendere in prima persona nell’agone politico. Per cui ho deciso di candidarmi come sindaco per questa lista e sono stato eletto il 14 aprile scorso come consigliere comunale.
E’ un’esperienza che si sta rivelando più positiva di quello che ci aspettavamo, nel senso che siamo riusciti ad ottenere anche qualche risultato, come ad esempio convertire tutti i veicoli comunali attualmente intestati all’amministrazione, con mezzi equivalenti a gpl o a metano, abbiamo progetti sull’acqua, progetti che riguardano i rifiuti con l’intento di portare avanti tutto il programma condiviso anche dagli altri componenti della lista che purtroppo non sono stati eletti insieme a me.
Io lavoro come tecnico informatico sistemista, la mia sede operativa è a 35 chilometri dal mio comune, e questo è forse il problema più grande in questo momento ho perché la mia attività di consigliere comunale, purtroppo, mal si sposa con l’attività lavorativa che svolgo, per cui l’azienda per cui lavoro è stata costretta a mettermi un po’ all’angolo chiedendomi di scegliere se continuare a fare il consigliere comunale o continuare a lavorare per loro.
A me piacerebbe continuare l’esperienza di consigliere comunale per l’intero mandato, soprattutto per chi mi ha votato e per chi ha avuto fiducia per questa lista di persone pulite e in gamba. E’ chiaro però che ho il problema di arrivare alla fine del mese, per cui devo anche valutare il mio lavoro. Purtroppo io sono spesso dal cliente e i due-tre mezzi pomeriggi settimanali che l’attività comunale m’impegna, mi impediscono di presenziare dal cliente, per cui attualmente sto avendo una fatturazione inferiore rispetto ai miei colleghi. Io, come unico consigliere eletto faccio parte di ogni commissione consigliare permanente e ovviamente è un impegno maggiore rispetto a quei rappresentanti di partito più numerosi presenti in consiglio che possono dividersi gli incarichi. Questo significa un impegno quasi quotidiano, perché non essendo esperti di politica ci dobbiamo preparare un po’ su tutte le tematiche.
Il consiglio comunale di Treviso mi sta riservando sorprese abbastanza evidenti, nel senso che il fatto di essere al di fuori degli schemi classici della destra e della sinistra, mi mette in condizioni di dialogare con chiunque. Io sono sempre stato molto onesto, noi non sposiamo mai né le persone né le bandiere ma soltanto le idee. Per cui, da qualunque parte provengano noi le sosteniamo. Il mio problema più grande è proprio questo del lavoro, nel senso che purtroppo sono costretto a trovarmi un altro mestiere che possa essere compatibile con la mia attività di consigliere se voglio continuare a mantenere i due impegni, altrimenti dovrò, purtroppo, dimettermi e continuare a fare il mio mestiere.
Sono un tecnico informatico, ho maturato una certa esperienza in questo settore, sono in grado di installare qualsiasi tipo di computer e apparecchiatura di rete, configurarla secondo le necessità di qualsiasi tipo di azienda, non ho problemi. Chiedo a chiunque possa offrirmi un lavoro nella mia città che sia compatibile con questo incarico, io mi adatto a fare qualsiasi cosa e mi auguro che qualcuno, attraverso il blog di Beppe, possa aiutarmi a risolvere questa situazione, quello che io chiedo è di continuare a mantenere il mio incarico politico e di poter lavorare, tutto qui." David Borrelli

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.files.meetup.com

sabato 8 novembre 2008







































Milano capitale del ciclo e motociclo
Tante novità per battere la crisi
Oltre mille espositori da 33 Paesi. Il governo: ipotesi rottamazione per i mezzi più inquinanti


Milano capitale mondiale delle due ruote grazie al 66° Salone del ciclo e del motociclo che, su una superficie di 280 mila metri quadri, accoglie - fino al 9 novembre - oltre mille espositori provenienti da 33 Paesi. Sugli stand della Fiera sono presenti le maggiori novità che arriveranno sul mercato che risente dei primi venti di crisi congiunturali. Nei primi dieci mesi del 2008, infatti, il settore ha accusato una flessione delle immatricolazioni del 5,83% (sono state 383.584 le unità vendute contro le 407.332 del 2007). Scendendo più in dettaglio il comparto moto è quello più in calo (-9,81%) rispetto a quello degli scooter (-3,61%).

Asostegno delle imprese, però, arriverà il governo italiano che tramite il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in visita agli stand nei giorni scorsi, ha promesso di stanziare “13 miliardi di euro per gli acquisti di mezzi meno inquinanti”. Una vera e propria boccata d’ossigeno, utile anche per svecchiare il parco circolante a due ruote nel nostro Paese. La crisi economica, però, non ha trovato impreparati i produttori che all’Eicma hanno presentato tanti i nuovi prodotti «low cost». Facendo un giro fra gli oltre mille espositori spiccano le Case italiane, grazie al design ricercato e alle soluzioni tecniche innovative.

Dimostrazione è la “reginetta” del salone ovvero la naked Ducati Streetfighter. Una 1098 riveduta che attrae per le linee tese, gli spigoli e l’aggressività e prefigura scariche di adrenalina per i centauri che la guideranno grazie ai 155 cavalli potenza. La Casa di Bologna, però, ha dedicato particolare attenzione alla ciclistica per rendere più facile la guida stradale anche a chi non è proprio un emulo di Troy Bayliss.

Anche il Gruppo Piaggio non è voluto essere da meno e al Salone ha in bella mostra l’Aprilia RSV 4, un modello che verrà impiegato nel prossimo mondiale Superbike. Questa racer adotta un motore 4 cilindri a V di 65° da 999 cc di cilindrata e mutua dai Gp le soluzioni tecniche più avanzate. Sempre la Casa di Noale espone l’interessante concept Aprilia Mana X che si ispira alle moto in gara sugli ovali americani in terra battuta. Il look grintoso è assicurato dal telaio a traliccio a vista, dal il corto e aggressivo codolino della sella, lo scarico due in uno che finisce sotto al motore c’è la Moto Guzzi V7 Café Classic che ricorda la mitica V7 Sport che, grazie alle imprese di Vittorio Brambilla, fece innamorare un’intera generazione di centauri. Per questo gli ingegneri l’hanno voluta naturalmente verde metallizzato e con gli inconfondibili semi manubri, ruote a raggi e sella con codolino in pelle direttamente ispirati alla V7 Sport. Ultima ma non per ultima c’è anche la Vespa Sidecar, con l’eccentrico carrozzino laterale in stile retrò e una cura dei dettagli maniacali.

E i produttori tedeschi? Il Gruppo Bmw di certo non lesina novità. La S1000RR, ad esempio, è un prototipo da 200 cavalli che correrà nel mondiale Superbike 2009 oppure la bella concept bike Lo Rider. Una stradale dalle linee provocatorie e originale che monta il motore bicilindrico boxer mentre le ruote, i freni e le sospensioni sono di derivazione sportiva. La casa di Monaco di Baviera non ha presentato solo prototipi. Originale e divertente, ad esempio, è la nuova naked F800R che monta un motore bicilindrico a V da 798 cc e 87 CV di potenza. La novità principali sono il doppio faro asimmetrico e il serbatoio sotto alla sella con il tappo laterale.

I produttori del Sol Levante, però, non sono certo rimasti alla finestra e, specialmente, nel settore ricco degli scooter. La Honda mostra il rinnovato Sh che ha festeggiato le 500 mila unità vendute e, nel segmento dei “maxi”, con il nuovo SW-T 400 con un motore bicilindrico da 38,5 cv. In casa Yamaha ecco la nuova XJ6, una naked che fa del design, della funzionalità e della cura dei dettagli i punti di forza insieme al prezzo di circa 6 mila euro. Su per giù quello di un ciclomotore. Ma il Salone non “vive” solo di prodotto ma dedica spazio anche alle emozioni grazie alle esibizioni e alle gare nella mastodontica area esterna di circa 80 mila metri quadrati. Tra le possibilità per gli spettatori, anche quella di avvicinare piloti e meccanici nel “Motolive Paddock”, un padiglione di 15 mila metri quadri dove vedere all’opera tutti i team in gara. In occasione della 66esima edizione del Salone del Ciclo e Motociclo EICMA di Milano, anche quest’ anno Max sarà presente sabato 8 novembre per incontrare i suoi tifosi. Ecco gli orari: 13:30 - 14:30 Stand SUOMY - 15:00 - 16:00 Stand ADIGE - 16:00 - 18:00 Stand APRILIA. Inoltre domenica 9 alle h. 12:00 Max sarà presente ai GRANDI INCONTRI con La Gazzetta dello Sport. Mi raccomando non perdete l’occasione!

articolo tratto da www.corriere.it e da www.max-biaggi.com

immagine tratta da www.blogmotori.com

venerdì 7 novembre 2008


The Guardian: "Italia, bastione d'indifferenza per il digitale"

Siamo troppo "slow" e il nostro social networking si limita soprattutto alle telefonate...

"In quale posto del mondo il cittadino medio passa solo due ore a settimana online?". E ' la domanda critica con cui il Guardian dedica un articolo all'Italia - definita "bastione dell'indifferenza per il digitale" - e al paradosso che vede la "patria degli inventori di radio e telefono" fare uno scarso utilizzo di Internet.

"Alcuni apprezzano questa sorta di tecnofobia", sottolinea il quotidiano britannico, "e anche i turisti pensano che questo stile di vita a bassa tecnologia sia incantevole". Il quotidiano segnala quindi che, stando alle ricerche svolte dalla Jupiter Research, in Italia l'utilizzo medio di Internet" è diminuito tra il 2007 e il 2008'.

"Il dato più interessante", si legge, è che "sebbene attualmente in Italia la possibilità di collegarsi a Internet sia più semplice che mai, molti residenti stanno in realtà rifiutando l'allaccio alla Rete".

Sarà: non posso che concordare sul fatto che il governo Berlusconi non ci aiuti, ad abbattere il digital divide e facilitare l'accesso alla Rete (per esempio il Wi-Fi e il Wi-Max sono troppo indietro! Chissà come mai..?..). Però ricordiamo ai colleghi inglesi che non ci piace lo stereotipo "solo Slow-Food e mandolino": siamo tra i primi utenti di telefonini al mondo, siamo noti maniaci per i gadget elettronici, e siamo anche tra i maggiori "pirati" di software al mondo...Che vorrà pur dire qualcosa!

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.marilyn.com

giovedì 6 novembre 2008


Obama ha vinto. Sono contento, ma soffro più di prima. Obama ha dichiarato: “Gli Stati Uniti sono il posto dove tutto è possibile”. Guardo il mio Paese dove niente è possibile. Un piduista capo del Governo. Un’opposizione indecente. L’informazione sotto controllo. E mi viene il magone.
Obama, giovane, colto, slanciato, intelligente, di colore, parla di futuro, di innovazione. “Il cambiamento è arrivato”, ha detto. “La nostra vittoria è partita dal basso”. Da noi quando arriverà? Gerontocrazia e oligarchia regnano. I Berlusconi, i Napolitano, i Gelli, gli Andreotti sono vecchi che viaggiano tra i 70 e i 90 anni. Vogliono vivere in eterno, fino a 120 anni.
Il Paese è una stanza piena di aria viziata. Il puzzo del potere ci ha contagiato. Non sentiamo più il nostro stesso odore. Chi vuole aprire la finestra, portare venti di cambiamento, puliti, onesti, viene massacrato come fu Borsellino, come fu Ambrosoli. O emarginato, combattuto dalle istituzioni e dai media. Come De Magistris, come la Forleo.
Immaginate Obama che, come primo atto di Governo, dichiara la sua immunità per legge per salvarsi da un processo di corruzione. Durerebbe poche ore, poi dovrebbe fuggire all’estero. Pensate a Obama che parla di inceneritori e di centrali nucleari, avrebbe vinto McCain. Obama è una speranza, Veltrusconi una condanna.
Mi sento addosso un senso insopportabile di pesantezza. Avverto più di prima un tanfo di arteriosclerosi nelle strade. L’Italia stanotte è invecchiata di colpo. Ci guardiamo allo specchio e ci spaventiamo. Cosa siamo diventati? Cosa ci aspetta senza un cambiamento radicale? La Rete ha annunciato per prima la vittoria di Obama, 3.000 comuni italiani su circa ottomila sono senza ADSL. Peggio dell’Africa, ma con il digitale terrestre d’antiquariato.
Scusate, devo riprendermi. Obama mi ha tirato un colpo basso, da oggi sarà più difficile capire perché viviamo, perché dobbiamo vivere in questo sfascio. La Rete è stata fondamentale per la sua campagna, è un segnale della fine dei giornali e delle televisioni. La rivoluzione in Italia, se ci sarà, non sarà televisiva. Informiamoci e informate in Rete, senza sosta. Forse la finestra si spalancherà, belin. Loro non molleranno mai, noi neppure.

GUARDA IL VIDEO!!!

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.vauro.net

mercoledì 5 novembre 2008

Il democratico Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti.



Sul palco del Grant Park a Chicago
Obama: «Il cambiamento è arrivato»
«Avete dimostrato che è possibile un governo del popolo e per il popolo. Ricostruire la nazione mattone su mattone»


CHICAGO - «Se avevate dubbi sulla nostra democrazia, oggi avete avuto la vostra risposta». Sono state le prime parole del prossimo presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sul palco del Grant Park a Chicago. «Ora il cambiamento è arrivato. Non ci sono Stati blu (democratici, ndr) e Stati rossi (repubblicani, ndr), ci sono gli Stati Uniti d'America». Obama ha poi ringraziato la propria famiglia, il suo vice presidente Joe Biden, e ha reso omaggio allo sconfitto, John McCain, con il quale «lavorerà per rinnovare il Paese». Un ricordo anche alla nonna, deceduta la sera prima.

«UN GOVERNO DEL POPOLO PER IL POPOLO» - «Non era il candidato più probabile per la Casa Bianca. Abbiamo incominciato con pochi soldi e pochi appoggi. La campagna è stata costruita sulle strade, con le persone che hanno donato anche solo 5 dollari, con chi i volontari che si sono sacrificati per dimostrare che in questo Paese si può avere un governo del popolo e per il popolo».

«IL CAMMINO SARÀ DURO» - «Ora dobbiamo affrontare i peggiori pericoli della nostra storia: la crisi economica, la lotta al terrorismo». Vi chiederò di aiutarmi di ricostruire questa nazione: mattone su mattone. Sarò sempre onesto con voi: vi ascolterò, anche se la penseremo diversamente. Il cammino davanti a noi sarà duro e ci sarà bisogno di stare uniti».

Di seguito alcuni cenni biografici su di lui:

Età: 47 anni

Data di nascita: 4 agosto 1961

Luogo di nascita: Honolulu, Hawaii

Educazione: Columbia University; Harvard Law School

Moglie: Michelle Robinson

Figli: due femmine

Religione: seguace della United Church of Christ

Famiglia: Barack Obama è nato alle Hawaii da padre keniota e madre bianca americana. Il padre, Barack Obama Sr., ha sposato sua madre, Ann Dunham, quando studiava alla University of Hawaii. La coppia si è separata quando Obama aveva due anni. Il padre ha fatto ritorno in Kenya dove è diventato un noto economista. E' morto in un incidente d'auto nel 1982.

In seconde nozze la madre ha sposato un indonesiano, Lolo Soetoro. La famiglia si è trasferita in Indonesia, dove Obama è rimasto fino all'età di 10 anni, dopo di che è tornato a vivere con i nonni alle Hawaii, dove ha frequentato con una borsa di studio la Punahou Academy, un istituto d'élite.

Ha sette tra fratelli e sorelle in Kenya, figli del padre, e una sorella, Maya Soetoro-Ng, da parte di madre.

Carriera: dopo avere terminato il college nel 1983, Obama ha lavorato per un consulente finanziario di New York e una associazione di consumatori. Ha trovato lavoro a Chicago nel 1985 nell'organizzazione del Progetto di sviluppo delle comunità -- un gruppo religioso che si proponeva di migliorare le condizioni di vita nei quartieri poveri.

Tre anni dopo è entrato alla Harvard Law School, dove è diventato il primo presidente nero della rivista di legge dell'università. Ha lavorato come associato pro tempore nello studio legale Sidley Austin a Chicago, dove ha conosciuto la futura moglie. Dopo essersi laureato a Harvard nel 1991, Obama ha esercitato come avvocato specializzato in diritti civili in un piccolo studio di Chicago, in seguito è diventato professore di diritto costituzionale alla University of Chicago nel 1993.

Cariche politiche: Obama ha ottenuto un seggio al Senato dell'Illinois nel 1996. Durante quella legislatura ha lavorato sulla legislazione del welfare e temi etici e su un provvedimento che prevedeva la registrazione elettronica degli interrogatori della polizia e delle confessioni nelle inchieste per omicidio.

Obama ha conquistato un seggio molto ambito per il Senato Usa nel 2004, strappando a sette rivali la candidatura per il Partito democratico e ha poi vinto l'elezione.

Da senatore degli Stati Uniti si è distinto per il voto a favore di progetti di legge di sinistra, ma è stato anche uno dei pochi democratici ad appoggiare una misura sulla class-action in tribunale. Si è opposto alla nomina di John Roberts a ministro della Giustizia e a quella di Samuel Alito a giudice della Corte suprema.

Il National Journal, che non parteggia per alcuna forza politica, ha definito Obama il senatore più liberal nel 2007, fondando il suo giudizio su come aveva votato in Parlamento quell'anno. Era stato classificato al 10mo posto della lista dei più liberal nel 2008 e al 16mo posto nel 2005.

Fonti: Reuters, Almanacco della Politica Americana, "The Audacity of Hope" di Barack Obama

articolo tratto da www.it.notizie.yahoo.com e www.corriere.it

immagine tratta da www.pastamanvibration.files.wordpress.com

martedì 4 novembre 2008

La giornata di un piccolo camorrista


Ciro, 15 anni, ancora alle medie:

«Potevano sparare pure a me»

NAPOLI
Ha 15 anni e una faccia da schiaffi. Maglietta firmata (probabilmente falsa), jeans e moto. Sta seduto su un gradino di marmo. Cellulare in mano, controlla gli sms. Dietro di lui, la porta semiaperta di un appartamento che dà direttamente su via Abate Desiderio, a poche decine di metri dalla saracinesca del circoletto ricreativo Zanzi Club dove sabato si è sparato a un gruppo di ragazzini. Dice di chiamarsi Ciro, ma non c’è da giurarci. E dice di non sapere nulla della sparatoria, ma non c’è da giurarci neanche su questo. I feriti però sono suoi amici. E come loro, non trova nulla di strano nella loro e nella sua vita. «Certo che si sta fuori, la sera. E’ normale. E poi, quando ci sono stati i “botti”, i colpi di pistola, non era manco mezzanotte».

Secondigliano, Napoli. Un universo parallelo con i suoi valori. Dice Ciro, dialetto strettissimo: «Stavano guardando la partita. Potevo starci anche io. Che male c’è?». Girare in strada anche a dodici anni? Scrolla le spalle. E allora non c’è da stupirsi se la nonna (la nonna!) del bambino che è rimasto ferito al piede e che ieri è stato operato, dica: «Mio nipote si era trattenuto un po’ più a lungo del solito sabato scorso, in genere torna alle undici. Ma lo accompagnano». Dipende chi. Sono giornate lunghe, interminabili, quelle dei ragazzi di strada di Secondigliano. Sveglia come i loro coetanei di tutt’Italia. «Certo che vado a scuola. Sto alle medie», racconta Ciro, che a sentirsi interrogato ha assunto un’aria scafata, da «grande», e che sembra sapere bene che cosa si dice e che cosa no. Naturalmente lui, di spaccio di droga non ne sa niente. «Eh, la droga... Sta qua come dappertutto».

E delle «rapinette», come le chiamano qui, adolescente contro adolescente, con il «coltellino» per portarsi via un cellulare di ultimo tipo o anche solo una banconota da dieci euro, Ciro che ne sa? «E’ successo a un mio amico. Qua devi farti rispettare». La legge della strada, appunto. E ancora, che cosa sa di chi fa la «vedetta» per i camorristi: un lavoro da ragazzini, dieci euro per un pomeriggio e una serata di «lavoro» agli angoli di una strada, attenti che non arrivi la polizia, per garantire tranquillità alle piazze dello spaccio. «Dicono così...». E bravo, Ciro che non sa mai nulla. Gli si illuminano gli occhi solo quando si parla del biliardo. «Ci so giocare. Ci gioco spesso con gli amici. Sono bravo». Dei suoi amici feriti, i cinque, ripete anche lui che «non hanno avuto paura». Ripete anche il ritornello che ha preso a circolare per il quartiere. «Sono stati quelli della lite a Casoria, al Multibit. Ma non si fa così».

Risulta in effetti che sabato sera, attorno alle 22, si siano scontrati una cinquantina di ragazzi davanti all’ingresso di una multisala. Forse il raid è stata una vendetta, spropositata e pazza, come solo degli adolescenti possono avere immaginato. Intanto, con Ciro, la sola parola «camorra» ottiene uno sbuffo in risposta. «Eh, ‘sta camorra». Inutile insistere. Non si può fare come Nanni Moretti quando chiedeva: Ma questo cellulare, chi te l’ha dato? E questo motorino? E questo pacchetto di sigarette? Meglio parlare di ragazze. Ce l’hai la fidanzata? «Sì». Quanti anni ha? «Tredici». Pure lei va a scuola? «Sì». Brevi faticosi monosillabi. Il giorno dopo, i grandi s’interrogano. Il poliziotto: «E’ normale che le scuole, interpellate sul bullismo, non collaborino? Su 75 istituti di Napoli e provincia, nessuno ha segnalato un solo soggetto pericoloso».

L’avvocato: «Quando finiscono per strada fino a sera già a cinque anni perché le famiglie non ci sono, perché se ne fregano o perché sono in carcere, poi tutto diventa normale. Imparano le regole della strada». E Ciro, il bambino di Secondigliano che si atteggia a guappo anzitempo, sembra confermare le analisi: «Certo, noi stiamo sempre in miezz ‘a via». E’ la questa la vita di Ciro. La mattina a scuola. «Ci vado quasi sempre». Sul rendimento è meglio non indagare. Le statistiche dicono che da queste parti la scolarizzazione dell’obbligo è abbastanza rispettata, ma le classi sono piene di ripetenti. E poi? Ride. Ma che domande. «Pranzo a casa. Poi vado in moto». Già, a Secondigliano si bruciano così i pomeriggi. A correre da una strada all’altra del quartiere, apparentemente senza meta. Mai con il casco. Il massimo è avere sul sellino una ragazzina da scarrozzare. «Sono ‘e femmine».

Tutto ruota, poi, attorno ai «circoletti» come quello dell’agguato di sabato notte. Appuntamento fisso di mezzo pomeriggio. «Ci vado a giocare a carte. Qualche volta al biliardo. O il videogioco». Ore e ore così, consumate a non far nulla. Giornate perdute. Un tempo, quando veniva il venerdì o il sabato, i ragazzi di Secondigliano andavano con la metropolitana a fare lo struscio in centro, a via Toledo, oppure al Vomero, a piazza Vanvitelli. Ed erano continue risse tra quelli di casa e quelli di fuori. Adesso anche questa moda sembra finita. Si resta a Secondigliano. Si aspetta che venga il buio. E allora sì che le piazze si animano. Ma di chi, Ciro non vuole dirlo. Il colloquio è finito.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.liberamentegiovani.files.wordpress.com

lunedì 3 novembre 2008


Google-Microsoft, guerra sull'Open-ID
Un passaporto unico per ogni servizio online: un business che fa gola a molti. Con parecchi interrogativi

MILANO - Posta elettronica, giornali internazionali, web 2.0 (Facebook, Flickr etc): immaginate di poter accedere a tutti i vostri servizi preferiti con un solo account. La stessa identità (o molte se vi piace) e una, una sola password. Niente male avere la gestione completa del proprio alter-ego digitale. Un passaporto che certifichi, sempre e con il massimo della sicurezza, la nostra identità, magari anche sull'homebanking e Paypal. Un salto di qualità pressoché alle porte e che fa gola a molti. Su internet siamo tutti cittadini del web, chiunque può farsi una login e password per le migliaia di servizi esistenti senza distinzione di provenienza, religione o genere. Un bacino d’utenza sconfinato dunque, sul quale si giocano gli equilibri di domani.

OPENID - L'openID agisce come identificatore univoco di un utente in Rete. In questo modo possiamo accedere a più siti che supportino il protocollo, senza avere username e password diverse per ogni servizio che si visita e che si vuole utilizzare. Per funzionare l'OpenID ha bisogno di tre elementi: un provider ossia un erogatore, un garante delle identità; un relying party, il sito a cui vogliamo accedere, e ovviamente un utente che accetti di usare tale tecnologia.

I BIG - Attualmente esistono già vari OpenID relying party, alcuni grossi OpenID provider in attesa, ma ben pochi utenti che usufruiscano del servizio: la tecnologia è relativamente nuova e l'uso è limitato ai navigatori più smaliziati. Da qualche giorno però sono entrati in gioco come provider due grandi player dell'IT che potrebbero cambiare le carte in tavola. Microsoft che dal 2009 renderà il servizio disponibile per gli utenti Windows Live e Google con i suoi account GMAIL.

PROBLEMI - Con le novità arrivano anche i problemi. Da un lato l’ipotesi di una nuova guerra tra Microsoft e Google, perché gli utenti registrati sull'uno non potranno usare il proprio ID per accedere ai servizi dell’altro. Si parla già di stagnazione. Dall'altro ci sono tutte le problematiche legate ad una tecnologia nuova: difficoltà d’uso, pericoli di sicurezza, stabilità. In aggiunta poi, molti utenti si chiedono se valga la pena dare ancora la propria fiducia a due colossi che negli ultimi anni hanno saputo mostrare il loro lato più oscuro: censura, controllo, monopolio.

FIDUCIA - La tecnologia OpenID punta i fari sui nervi scoperti dei due giganti e più in generale su tutte le major che fanno business con la profilazione degli utenti. Chi si propone al ruolo di OpenID provider infatti si trova ad esercitare un potere enorme: il controllo su tutte le informazioni di navigazione dell’utente. In particolare il provider conosce ogni sito in cui l'utente si è autenticato. Una sorta di dogana virtuale. Il meccanismo di fiducia nei confronti dell’erogatore diventa quindi centrale.

PROVIDER DI SE STESSI - Tecnicamente non c’è modo di sapere se e come il provider usi i dati in sup possesso. Questo vale per l’OpendID, ma anche per tantissimi altri servizi che utilizziamo. La fiducia sulla rete non ha mezzi termini: o ci stai o passi ad un altro. Qualcuno avanza l'ipotesi teorica che in un futuro non troppo lontano gli utenti saranno tecnicamente in grado di diventare provider di se stessi. Ovvero che la creazione e gestione di un identity page passi attraverso il proprio blog o sito internet, precedendo completamente l'ausilio di un erogatore esterno. Tuttavia, come si diceva, questa è un’opzione congetturale, frattanto ci basti tenere d’occhio l’evolversi del dibattito e - perché no - scegliere il provider di cui ci fidiamo di più.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.leancode.com

domenica 2 novembre 2008

Gelmini, una famiglia in fuga


Mariastella disdice tutti gli impegni
La sorella va in aspettativa e sparisce

Il-ministro-non-può. Il-ministro-si-scusa. Il-ministro-diserta.
Tutto, inaugurazioni di anni accademici, discussioni parlamentari, trasmissioni tv, feste di compleanno, addii al nubilato... Dove c’è un invito, c’è un diniego. Dove c’è un impegno, un forfait. Appare uno studente? Scompare lei.

E se fosse davvero, come la prendono in giro gli studenti, una santa, «Beata Ignoranza», sarebbe in questi giorni una santa in clausura, il ministro Mariastella Gelmini, che ha scelto come Mina, semplicemente, di non esserci, di esprimersi con le azioni, di scomparire fisicamente, salvo l’immaterialità delle interviste ufficiali. Solo nell’ultima settimana doveva apparire martedì all’Unione industriale di Torino (l’avete vista?), mercoledì è andata via alla svelta dal Senato per rifugiarsi al ministero, e non s’è fatta vedere all’Università Lateranense, giovedì l’aspettavano alla Luiss e niente, s’è data, venerdì doveva inaugurare con Renato Schifani l’anno accademico al Politecnico di Milano e anche qui disdetta, in bocca l’amaro rimpianto di non poterla ascoltare. Raccontano che abbia cortesemente declinato anche un invito ad andare a un Otto e mezzo sulla scuola; che nel Pdl non facciano che darle consigli, come venti giorni fa, quando ai primi rumori di protesta lei rivelò «sono rimasta all’Eur, mi hanno consigliato di evitare viale Trastevere, il ministero». E cosa fece, allora? Se ne andò da Renato, il suo parrucchiere. «Gli ho telefonato dicendo: adesso i giornali ti fanno diventare famoso».

E sarà anche una strategia, l’eclissi (non per forza da Renato), o una dura necessità imposta da un’Italia con lei acre e malevola, ma vede emergere monolitica un’intera famiglia in fuga, non solo il ministro. A Milzano, bassa bresciana, alla scuola elementare Canossi narrano che la sorella Cinzia, iscritta alla Cgil, in aspettativa tattica da prima che iniziasse la protesta, fosse alquanto dubbiosa sulla riforma di Mariastella. E Sante Gaffurini, segretario del sindacato, è tra i pochi ad assumersene la responsabilità, «nei giorni scorsi abbiamo tenuto una riunione, lei non ha fatto interventi ma ha condiviso la relazione presentata, cioè la preoccupazione per quel che potrà accadere nella scuola». Poi però è sparita. Chiusa in casa, «motivi di famiglia». Lei in sciopero? Macché, ha scritto una nota per negarlo.

Il padre, ex sindaco di Milzano, un vero democristiano, aveva come motto «parlate poco, e non fatevi vedere troppo». L’hanno ascoltato. «Lasciateci in pace», spiegava al telefono la cognata di Mariastella, moglie del fratello Giuseppe, farmacista a Desenzano. «Le cose personali di mia cognata sono affari suoi. L’uffico stampa non risponde? Ecco, avrà i suoi buoni motivi». Così a Desenzano nel sabato di relax la ministra-non-può non è stata avvistata; nonostante il sindaco Felice Anelli la racconti «molto legata a questo luogo, anche se è sempre stata tanto impegnata; è una piacevolissima sorpresa vederla ministro». Ma il tempo s’è assottigliato, la gente diventata così cattiva, con lei...

Sarà per questo, che ha deciso di filarsela e s’è affidata a un verbo, «evitare», contro l’implacabile uno-due inflittole dalle malelingue e dalla contestazione degli studenti. Loro ci scherzano, ma a Desenzano davvero la dipingono come una da sempre ritirata, anche ora che è stata beccata da Novella Duemila col nuovo fidazato, l’imprenditore bergamasco Giorgio Patelli. Prima viveva in una piccola casetta in paese, solo da poco ha preso una palazzina di tre piani quattro chilometri fuori, a Padenghe sul Garda: anche lì, le mura dal color giallo ocra un po’ anonimo, nessuno ha visto manifestarsi un segno di presenza. La donna più contestata, dice qualcuno sognata, certo invitata a vuoto, d’Italia.

Poi se a Brescia e nei dintorni non è possibile vedere né lei né la sorella, i giornali locali si accontentano, «però arriva la sorella di John Lennon», Julia Baird presenterà il suo libro, Imagine this. Lei, Mariastella, per ora dobbiamo appunto immaginarcela.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.ilmessaggero.it

sabato 1 novembre 2008


NELL'ULTIMA RILEVAZIONE MENTRE IL PREZZO DEL PANE E' DIMINUITO COSIÌ NON E' AVVENUTO PER LA PASTA
Il prezzo della pasta sale ancora, il Garante convoca i 5 maggiori produttori
Mr. Prezzi parlerà con gli industriali per analizzare i costi ritenuti troppo elevati rispetto a quello della materia prima

MILANO - Il prezzo della pasta sale alle stelle e Antonio Lirosi, meglio conosciuto come Mr Prezzi approfitta per la prima volta dei nuovi poteri che gli sono stati conferiti dalla manovra triennale per tentare di correre ai ripari.

Di fronte alle impennate della pasta di semola di grano duro arrivate ad ottobre a +32%, il Garante ha infatti deciso di convocare direttamente i produttori e le imprese della grande distribuzione. Mr Prezzi, che è già intervenuto sulla filiera cerealicola e in particolare sul pane, ha così sfruttato per la prima volta i nuovi poteri e le nuove funzioni attribuitagli dal decreto legge 112 di giugno: «Il Garante - si legge nel dl - può convocare le imprese e le associazioni di categoria interessate al fine di verificare i livelli di prezzo dei beni e dei servizi di largo consumo corrispondenti al corretto e normale andamento del mercato».

CONVOCAZIONE - La prossima settimana, il 6 e 7 novembre, cinque dei principali gruppi di produzione della pasta (che coprono circa i due terzi del mercato) incontreranno quindi singolarmente Antonio Lirosi al ministero dello Sviluppo economico per fare il punto e verificare le motivazioni dei rincari. Anche se i nomi dei produttori non sono stati resi noti, non è difficile immaginare che tra i gruppi figurino marchi del calibro di Barilla o De Cecco. Subito dopo, l'11 novembre, sarà la volta della grande distribuzioni organizzata. Effettivamente qualche anomalia sul prezzo della pasta sembra essere emersa. Con le stime dell'inflazione di ottobre, l'Istat è sceso in dettaglio sui rincari di pasta e pane rilevando una forbice nell'andamento dei due alimenti: al calo del pane è infatti corrisposta un'ulteriore accelerazione della pasta. I numeri la dicono lunga: il comparto pane e cereali ha registrato un rallentamento del tasso di crescita dei prezzi, passando dal +10,7% di settembre al +9,4% di ottobre. In particolare il pane ha segnato un calo dei prezzi dello 0,3% in un mese e una frenata del tasso di inflazione dall'8,6% di settembre al +5,7% di ottobre rispetto ad ottobre 2007. Non così per la pasta, la cui corsa non sembra subire alcun rallentamento. Tra settembre e ottobre i prezzi sono aumentati dell'1,4%, mentre tra ottobre 2007 e ottobre di quest'anno l'incremento è stato di ben il 32%.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.unci.org

Agenda 2010 Voglio Scendere

Pino Corrias
Peter Gomez
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Dal blog di Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio

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