MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

domenica 31 agosto 2008

La folle corsa dell'acqua


Impennata inarrestabile: in 5 anni prezzi +35%, in dieci +61%. Quest'anno 4,7%

ROMA
L’acqua è forse l’unica cosa che in Italia costa ancora poco, ma a quanto pare qualcuno si è accorto di questa anomalia e sta rapidamente rimediando a danno dei consumatori. Uno studio internazionale rivela che le tariffe italiane negli ultimi cinque anni sono quelle che hanno subito gli aumenti più notevoli in Europa, facendo passi da gigante per adeguarsi alle straniere (non c’è stato, però, un aumento parallelo della qualità del servizio).

Facendo una panoramica sui costi idrici in Italia e in 13 altri Paesi industrializzati, Nus Consulting Group ha scoperto che dal 2003 al 2008 le bollette dell’acqua in Italia sono rincarate del 35,4% e nel solo ultimo anno del 4,7% passando 95,5392 centesimi di euro al metro cubo nel 2007 a 100,0323 cent/mc in questo 2008. Ieri un po’ tutti gli operatori e le autorità provavano a obiettare che l’indagine di Nus riguarda non le famiglie ma le forniture per attività industriali con un consumo oltre i 10.000 metri cubi; ma questa obiezione vale poco, perché al principio del 2008 uno studio di Unioncamere (l’unione delle camere di commercio) esteso alla generalità degli utenti ha rilevato che in 10 anni il rincaro dell’acqua in Italia è stato pari al 61,4% facendo di questo il servizio locale il cui aggravio medio è stato maggiore. Calcolando l’aggravio medio annuo di Unioncamere sui 10 anni e quello di Nus sui 5 si nota che la progressione è quasi parallela.

Oltre al fortissimo rincaro generale, quello che balza agli occhi dallo studio di Nus Consulting Group è l’enorme differenza delle tariffe locali, che non sembra legata a fattori territoriali e climatici evidenti, percepibili come tali a prima vista dal pubblico: ci si potrebbe aspettare, tanto per fare un esempio, una situazione idrica differente fra la Basilicata e la Val d’Aosta, riflessa (anche) in un divario di tariffe, ma invece agli estremi della scala tariffaria si trovano città geograficamente vicine l’una all’altra e in apparenza in condizioni ambientali simili: l’acqua più cara d’Italia è quella di Bologna, con 188,25 centesimi al metro cubo (stiamo sempre parlando del servizio per le attività industriali), il che equivale addirittura a otto volte le tariffe di Milano, che sono di appena 22,48 cent/mc. Il dato bolognese è sbalorditivo perché quasi uguale a quello medio della Germania (190,78 centesimi per metro cubo) cioè del Paese dove si paga l’acqua più cara d’Europa (con un costo che è circa il doppio della media italiana di 100,03).
Bollette particolarmente pesanti vengono propinate, oltre che a Bologna, anche a Palermo, Cagliari, Firenze e Torino, mentre l’acqua costa poco, oltre che a Milano, anche a Venezia, Trieste e Genova. La stessa Genova si distingue però per il maggior incremento di prezzo negli ultimi 12 mesi, pari al 10,8%. Da segnalare anche che nel 2008 le tariffe sono rimaste invariate rispetto al 2007 non solo nella poco esosa Milano ma anche a Napoli, Bari e Palermo.
Oltre ai costi di approvvigionamento idrico, crescono quelli per la fognatura e la depurazione (+4,207% tra 2007 e 2008). In questo particolare servizio Firenze risulta la città più cara d’Italia con 72 centesimi al metro cubo e Palermo la più economica con 35,12.
La tendenza a far pagare l’acqua sempre più cara si fa sentire in tutto il mondo. Nell’ultimo anno, secondo l’indagine Nus, i costi idrici sono aumentati in 11 dei 14 Paesi considerati (Germania, Belgio, Gran Bretagna, Francia, Austria, Australia, Italia, Spagna, Canada, Sud Africa e Stati Uniti), con l’Australia che ha registrato l’aumento maggiore (+18,5% in un anno e +35% in 5 anni).

Il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, denuncia una situazione più grave di quanto appaia dallo studio di Nus Consulting Group: «A noi risulta che gli aumenti di prezzo dell’acqua siano stati attorno al 10% quest’anno e al 10% anche l’anno scorso, dopo un lungo periodo di rincari del 5 o 6% annuo su più anni. In astratto non saremmo contrari a un lieve aumento di tariffe (comunque, non di quest’ordine) per avere in cambio più qualità del servizio. Ma quello che vediamo è che le bollette rincarano e nel servizio cambia poco o nulla».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.mariodomina.files.wordpress.com

sabato 30 agosto 2008


Camerieri addio, la carica degli chef
E’ finita un’epoca: i pochi professionisti sono un’élite



Gli «irregolari» superano la quota del 35 per cento

Cameriere, champagne! Alzi la mano chi non conosce la chiusa di una delle più note e suggestive canzoni di Peppino di Capri. Storiella d'amore, che si consuma nel tempo di un bicchiere. Ma vogliamo far caso al tono - supplichevolmente imperativo - del protagonista, mentre chiede ancora da bere? Di sicuro, sono le ore piccole. E, di sicuro, il cameriere, impeccabile nella giacca bianca, lo asseconda con un sorriso, complice e accattivante. Anche se, in cuor suo, spera che quel cliente tiratardi levi le tende. Fin qui la finzione. E la realtà? La realtà e che non ci sono più (o quasi) i camerieri di una volta. Nelle canzoni, ma anche nei bar e nei ristoranti. I pochi (professionisti) che resistono sono un'élite.

Oggi - per dirla in sintesi - i numeri, la carriera e quindi la gloria degli addetti all'accoglienza e al servizio tendono al ribasso. Insomma, non c'è partita tra il maître e lo chef. Che è il nuovo idolo, riconosciuto dal pubblico e dai media. «E' vero, i cuochi sono diventati come le figurine dei calciatori - osserva Stefano Bonilli, direttore de Il Gambero Rosso - In rampa di lancio c'è la cucina, mentre la sala è il buco nero della ristorazione. E se, da una parte, troviamo i gestori che, per assicurare un buon servizio, faticano a far quadrare i conti; dall'altra, ecco i camerieri che lamentano paghe basse, specialmente dopo l'entrata in vigore dell'euro, e a fronte di orari sacrificati. Di weekend saltati. Le mance? In Italia, soltanto a un certo livello lo stipendio si moltiplica; altrimenti, il 'piattino' piange». «Date le premesse - continua Bonilli - succede che nei locali si punti, mediamente, sulla presenza di un paio di professionisti, coadiuvati dagli avventizi di buona volontà». Conclude: «Questo mestiere, come altri, catturerà soprattutto immigrati. Che, adesso stanno nelle retrovie: lavapiatti, addetti alle pulizie, factotum. Nel prossimo futuro, c'è da scommetterlo, si affermerà la figura del cameriere multietnico, che va ad occupare il campo lasciato libero dagli italiani».

Ma vediamo qualche dato. In base al contratto, i salari minimi per i dipendenti dei pubblici esercizi si aggirano su cifre di poco superiori ai 1.000 euro al mese per quaranta ore settimanali (tabelle paga, in vigore dal 2007); nella realtà, la situazione è variegata, con tendenza all'evasione fiscale- retributiva. Nei ristoranti e nei bar, infatti, si registra un’alta percentuale di lavoro nero. Nel 2005 (fonte Fipe-Confcommercio), il tasso di irregolarità nel settore servizi è del 13,9 per cento, ma nello specifico che riguarda alberghi e pubblici esercizi sale al 35,8 per cento. Da qui, non è difficile capire perché fare il cameriere (anche se il termine è generico, dato il largo ventaglio delle mansioni) risulta poco appetibile. La parola d'ordine oggi è: flessibilità. Sempre più diffusa, specialmente nei nuovi esercizi (dopo la seconda liberalizzazione del commercio varata dall'ex ministro Bersani, nell'arco di pochi mesi aprirono 16.000 bar e 10.000 ristoranti), all'insegna della deregulation. Le imprese fragili soccombono, trionfa il modello catena di montaggio.

A proposito di soldatini tuttofare, pagati una miseria, sentite l'amarcord di colui che fu un grande maître/gourmet, Luigi Carnicina: «Avevo 12 anni, il 2 settembre del 1900 feci la Prima comunione. Il giorno dopo, iniziai a lavorare presso l'osteria del mio padrino… Dalle sette e mezzo del mattino fino a sera, per fare le pulizie nel locale». Il premio per il lavoro svolto? «I resti di una minestra di pane». «Allora, non c'erano solo problemi di età minorile, di orari e di paghe inesistenti - nota il professor Alberto Capatti, autore per la rivista Slowfood di un interessante excursus storico-letterario sul tema - Il verbo servire rappresentava un retaggio morale, antico». Durante il Ventennio fascista, del resto, il contratto di lavoro prevedeva 50 ore la settimana, più 10 a discrezione del padrone. Dieci ore di riposo continuative, mai di domenica. «Trent' anni dopo - annota Capatti - il riposo settimanale sale a 30-36 ore, l'orario giornaliero scende a nove». Tra storia, leggenda, evoluzioni sociali e conquiste sindacali, a un certo punto anche la vita del cameriere cambia. I più bravi e intraprendenti trovano il loro posto al sole nei grandi alberghi, nei locali prestigiosi che si aprono nelle metropoli.

Ma oggi siamo a un altro giro di boa. In tempi di consumi di massa, la forbice pizzerie/ fast food e ristoranti di qualità, si allarga sempre di più. Così la «casta» dei camerieri professionisti è minoritaria, confinata nei templi della gastronomia, negli hotel deluxe, nei bar esclusivi. Prendiamo lo storico e famoso Harry's di Venezia. Qui si muovono in sincronia 23 camerieri (primi e secondi), dedicati agli ospiti in sala, su un totale di 78 dipendenti. «Il tutto in 70 metri quadrati», sottolinea il patron Arrigo Cipriani. E aggiunge: «La voce servizio si porta via il 35 per cento dell'incasso. Vuole un'altra cifra? I costi del personale incidono per il 53 per cento, a fronte del 29/31 dell'Inghilterra». Arrigo chiede ai collaboratori soprattutto umanità e semplicità. (Vero è che sono ottimi professionisti e, dietro al bancone, non sbagliano un cocktail). «Il rispetto del cliente ha grande importanza - spiega Cipriani - Mai avere l'aria di chi la sa lunga e si scandalizza perché un tale ordina e mangia in un certo modo…». «Inoltre - puntualizza - detesto i protagonismi dei camerieri saccenti, ma anche degli chef che oggi vanno per la maggiore».

Alfredo Zini, vicepresidente dell'Epam (Esercizi pubblici associati milanesi), avverte: «E' soprattutto l'immagine di questo mestiere che si è appannata. Occorre rilanciarla e forse anche cambiare il nome - cameriere - che evoca i retaggi del passato, per rendere più appetibile la professione, snobbata dai giovani. La conferma arriva dai numeri degli istituti alberghieri: su 100 iscritti, 70 scelgono le specializzazioni di cucina, 30 optano per le mansioni di sala". Cifre ottimistiche. Dall'Istituto «Al Casnati» di Como, per esempio, segnalano che la percentuale degli aspiranti camerieri non supera il 20 per cento. «I salari, certo, non sono entusiasmanti - osserva Zini -Ma lemance aiutano. All'estero, si sa, la cifra fissata è il 10 per cento del conto. Da noi, il cliente si regola un po' come vuole. Tuttavia, i 3 o 4 camerieri che lavorano in un ristorante medio, riescono ad incassare di extra sui 100 euro ciascuno, al giorno». «La crisi c'è - conferma Claudio Sadler, chef-ristoratore di Milano - Non è facile trovare collaboratori validi. Per non parlare della figura carismatica del maître, in via d'estinzione. Eppure, un professionista del servizio può offrire e ottenere ancora tante soddisfazioni ».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.ascomgallery.it

venerdì 29 agosto 2008


Tariffe ritoccate, Tim e Vodafone
nel mirino di Authority e Antitrust


i consumatori: «Creato un cartello,
rincari da 49 fino a 83 euro all'anno»
MILANO
L’Autorità per le comunicazioni ha avviato ispezioni su Tim e Vodafone dopo gli esposti arrivati da alcune associazioni consumatori a proposito delle variazioni delle tariffe di telefonia mobile decise dagli operatori. Lo scopo, fanno sapere fonti dell’Agcom, è quello di verificare le condizioni delle offerte.

Intanto si muove anche l'Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha annunciato l’avvio di un procedimento contro gli operatori Tim e Vodafone per i cambiamenti dei piani tariffari. L’Antitrust, spiegano i consumatori, «ha accolto i rilievi mossi da Altroconsumo, ravvisando estremi di pratiche commerciali ingannevoli e omissive. I cambiamenti potranno essere sospesi». Nella comunicazione di avvio del procedimento, si legge che «esistono i presupposti perchè l’autorità deliberi la sospensione provvisoria delle pratiche descritte», ossia dei cambiamenti dei profili tariffari annunciati in agosto, perchè le pratiche commerciali potrebbero «considerarsi ingannevoli e omissive».

Nel corso dei mesi estivi, Tim prima e Vodafone subito dopo hanno avvisato via sms i propri clienti di alcuni ritocchi all’insù e di alcune rimodulazioni tariffarie dei vecchi piani che, nel caso dell’operatore del gruppo Telecom, scatteranno a inizio settembre, mentre per il colosso britannico prenderanno il via ad ottobre. Complessivamente, i clienti interessati dovrebbero essere circa 9 milioni, 3 milioni in possesso di schede Tim e 5-6 milioni di schede Vodafone. Le associazioni dei consumatori sono insorte, con esposti all’Autorità delle comunicazioni e all’Antitrust, denunciando un cartello tra i due gestori e calcolando rincari significativi per le tasche degli italiani.

L’ultima in ordine di tempo è stata Altroconsumo che con un esposto all’Agcom e al Garante per la concorrenza ha chiesto la sospensione delle nuove tariffe telefoniche. Stando ai dati raccolti dall’associazione, i rincari andranno da 49 fino a 83 euro all’anno, «con picchi d’aumento sulle singole telefonate anche del 100%». Anche Adusbef e Federconsumatori hanno chiesto all’Agcom «di verificare che tutto si svolga nella norma, nella chiarezza e nella trasparenza», mentre il Codacons è addirittura ricorso all Procuratore della Repubblica di Roma per chiedere di verificare «se l’operazione messa in atto da Tim e Vodafone non sia in violazione della legge sulla concorrenza e non nasconda un accordo tra i due gestori».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.iochiamo.com

giovedì 28 agosto 2008

Microsoft sfida Google sulla privacy


Utenti in fuga da siti e social network "spioni", e Redmond rilancia con un nuovo motore di ricerca: «Proteggeremo i loro interessi»

NEW YORK
Microsoft lancia un nuovo motore di ricerca in grado di sfidare il gigante Google, offrendo agli utenti un'inedita tutela della privacy, come scrive il Financial Times. Il browser InPrivate, infatti, consente agli utenti di accedere ai siti web senza mostrare le proprie abitudini di navigazione sulla rete, che i siti utilizzano per ricerche di mercato e per inviare messaggi pubblicitari mirati. Proprio su questo Google basa il proprio business, grazie alla neoacquisita DoubleClick.

Durante un'intervista al Financial Times John Curran, direttore della sezione inglese di Microsoft, afferma che «proteggere la loro privacy significa anche impedire che ricevano dati rilevanti per i loro interessi». Microsoft ha comunque deciso di cavalcare l'onda di diffidenza che si è recentemente diffusa tra gli utenti nei confronti dei server, in particolare Google, a causa dell'enorme quantità di informazioni raccolte dai motori di ricerca per i propri servizi alle agenzie pubblicitarie.

Si tratta dello stesso fenomeno che spinge moltissimi utenti (43 mila soltanto in Europa tra dicembre 2007 e gennaio 2008) a lasciare il social network più popolare del mondo, Facebook, trovando mille difficoltà e ostacoli per cancellare i propri dati nel server: l'ultimo e più noto «suicida» di Facebook è stato proprio Bill Gates, padre di Microsoft, che ha cancellato il proprio profilo per rifugiarsi nella quiete della sua privacy.

Per definire le prospettive di sviluppo della situazione, il Financial Times cita una fonte anonima informata, secondo la quale se Microsoft riuscirà a cambiare i comportamenti di navigazione degli utenti i tentativi di espansione di Google sul settore del display advertising (nuova frontiera dello spamming pubblicitario) potrebbero fallire miseramente.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.prime-news.info

mercoledì 27 agosto 2008


L’aumento negli ultimi anni dell’era Cuffaro documentato da un rapporto della Corte dei Conti
Sicilia, aumenti del 115% agli assessori
In tre anni stipendi raddoppiati e infornata di precari:
conti a rischio con il federalismo

ROMA — C'è un numero che da solo spiega perché il federalismo fiscale e la Regione siciliana non possono andare d'accordo. Si trova a pagina 57, riga 6, di un rapporto appena sfornato dalla Corte dei conti dove si denuncia che nel triennio 2005-2007 l'indennità di carica per i componenti della giunta regionale è aumentata del 114,77%. C'è scritto proprio così: +114,77%. Mentre nel Paese infuriava la bufera sui costi della politica, mentre a Roma si cercava di salvare la faccia proponendo sforbiciate qua e là, mentre Romano Prodi tagliava del 30% il suo stipendio e quello dei suoi colleghi, la spesa per l'indennità degli assessori siciliani magicamente più che raddoppiava. Con il risultato che oggi un componente della giunta regionale guadagna più di un ministro. Chi è assessore e deputato regionale porta a casa più di 14 mila euro netti al mese. Gli assessori esterni se ne devono invece far bastare 11 mila o giù di lì. Il loro stipendio è infatti di 18.120,70 euro lordi al mese: 217.448 l'anno. Circa 15 mila più di un ministro non parlamentare. Va da sé che con la riforma federalista questo andazzo non potrà continuare. Ma i sacrifici a cui saranno chiamati gli assessori faranno ridere rispetto al resto dei problemi. Il personale, per esempio. La relazione della Corte rivela che nel triennio 2005-2007 la spesa per gli stipendi è aumentata del 18,1%, il triplo dell'inflazione.

Nel 2007 i dipendenti sono costati 714 milioni, il 37% più del 2001. All'esplosione ha contributo, spiegano i magistrati contabili, «il notevole ampliamento del numero di dipendenti a tempo determinato a seguito della decisione assunta dalla giunta regionale di procedere alla contrattualizzazione» di alcuni precari. Quanti erano? 3.496. Più o meno come tutti i dipendenti della Regione Lombardia e degli enti collegati, che secondo il conto annuale del Tesoro sono 3.961. Per inciso, la Lombardia ha 9 milioni e mezzo di abitanti contro i 5 milioni della Sicilia. La mega infornata di precari risale alla fine del 2005, pochi mesi prima delle elezioni regionali che avrebbero confermato Salvatore «Totò» Cuffaro alla presidenza della Regione. Come se non bastasse, sottolinea il rapporto della Corte dei conti, l'amministrazione regionale ha poi provveduto a «stabilizzare» altri 130 precari l'anno successivo e ancora altri 197 nel 2007.

Non c'è perciò da stupirsi che la bulimica macchina regionale si sia gonfiata all'inverosimile: alla fine del 2006 si contavano 20.448 dipendenti, di cui 14.291 a tempo indeterminato, 5.455 ex precari stabilizzati e 702 lavoratori socialmente utili. I dirigenti sono ben oltre duemila, con un aumento inarrestabile della spesa per le retribuzioni «di posizione di risultato», determinato dal «notevole incremento del numero degli uffici di massima dimensione e delle strutture intermedie». Ma siccome è regola che non ci siano figli e figliastri, pure i dipendenti «a tempo» hanno avuto la loro parte. E poco importa che l'aumento del «trattamento accessorio» per questo personale sia stato concesso, dice la Corte dei conti, «in violazione delle disposizioni normative e contrattuali». Perché il 6 febbraio scorso, una decina di giorni dopo le dimissioni di Cuffaro e un paio di mesi prima delle elezioni che avrebbero incoronato Raffaele Lombardo, la Regione ha approvato per legge una tanto scontata quanto provvidenziale sanatoria. Per non parlare dei consulenti.

Le norme fissano in tre il numero massimo per ogni assessorato più un consulente per il servizio «controllo strategico»? Ebbene, nel 2007 gli incarichi di consulenza affidati da 10 dei 12 assessori, più il presidente, erano 51, di cui 5 per il cosiddetto controllo strategico. E che dire della spesa per le pensioni? Nel 2007 è arrivata a 538 milioni, il 31,6% in più rispetto al 2001, con una crescita del 7,8% soltanto nell'ultimo anno. Il motivo? L'aumento del 51,6% dei dipendenti della Regione che se ne sono andati in pensione: 413 persone in dodici mesi. Inevitabili, a fronte di questa situazione, gli interrogativi. Perché Lombardo è potente alleato di Silvio Berlusconi, che a lui deve la schiacciante e decisiva vittoria del centrodestra nei collegi elettorali dell'isola. Ma sa benissimo che la riforma, pure «a misura di Sicilia» come lui stesso ha chiesto, potrebbe rivelarsi un massacro se venissero tagliati massicciamente i trasferimenti alle Regioni meno virtuose. Anche perché i segnali di una svolta, in Sicilia, mancano del tutto. La Regione ha varato un piano di riorganizzazione che dovrebbe comportare un risparmio di circa 1,6 milioni di euro l'anno negli stipendi dei dirigenti dal 2008 al 2010.

A parte le considerazioni circa l'entità dell'economia prevista, considerando che il monte «salari» dei dirigenti, salito fra il 2001 e il 2005 di oltre il 45%, supera ormai i 160 milioni di euro, i magistrati contabili arrivano a mettere in discussione che il modestissimo risparmio possa essere conseguito, anche perché «emerge in maniera evidente che l'attuazione delle misure proposte non prevede una diminuzione delle strutture burocratiche». Se infatti il numero delle aree e dei servizi viene ridotto da 546 a 403, quelle delle unità operative aumenta da 1.184 a 1.329. Ma in discussione, sanità a parte, è anche l'intera struttura delle uscite regionali. A una fortissima crescita della spesa per stipendi e pensioni ha fatto riscontro, negli ultimi tre anni, un calo dei trasferimenti alle famiglie (-9,8%) e alle imprese (-42,9%). E se la Regione, dice la Corte dei conti, spende troppo poco per le opere pubbliche e il turismo, sulla formazione professionale corrono fiumi di denaro. L'anno scorso, 432 milioni di euro. Ma senza che se ne vedano risultati, se è vero, come sottolinea il rapporto, che «la disoccupazione giovanile, alla quale dovrebbe prevalentemente rivolgersi la spesa per la formazione professionale, nel 2005 è stata del 40,6% per gli uomini e del 52,1% per le donne».

aticolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.info-turismo-italia.com

martedì 26 agosto 2008


Prezzi, le confezioni pesano fino al 30 per cento sulla spesa

La denuncia della Coldiretti: il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio, con i due terzi del totale, è l'agroalimentare
Gli imballaggi pesano sulle tasche e sull’ambiente «fino al 30 per cento sul prezzo industriale di vendita degli alimenti». È quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che è soprattutto l’agroalimentare, con oltre i 2/3 del totale, il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio.

«Gli imballaggi gettati nella spazzatura - sottolinea la Coldiretti - sono aumentati dal 2000 ad oggi di oltre 1 milione di tonnellate (+9 per cento) anche se è cresciuta oltre il 66 per cento la percentuale di riciclaggio».

Nell’alimentare spesso il costo dell’imballaggio supera quello del prodotto agricolo in esso contenuto, «come nel caso dei fagioli in scatola - specifica coldiretti - dove l’imballaggio incide per il 26 per cento sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25 per cento, per il succo di frutta in brick al 20 per cento e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10 per cento».

Coldiretti, dunque, consiglia di adottare comportamenti di acquisto consapevoli al momento di fare la spesa e favorire il consumo di prodotti che non producono imballaggi come l’acquisto diretto nelle aziende agricole o nei distributori di vino o di latte sfusi che consentono di risparmiare fino al 40 per cento rispetto al normale prezzo del latte fresco in vendita.

Tutto questo anche «con il vantaggio - continua la Coldiretti - di riutilizzare il contenitore impiegato senza dover gettare nell’immondizia le 57 bottiglie di latte che consuma in media ogni italiano durante l’anno».

La lista dei distributori di latte fresco è disponibile sul sito www.coldiretti.it ma esistono anche furgoni mobili e «il prossimo obiettivo - precisa la Coldiretti - è quello di superare alcuni vincoli amministrativi presenti per garantire l’opportunità di gustare il latte fresco anche nei luoghi pubblici come le scuole, gli uffici, gli ospedali e le mense».

Attualmente sono ben 57.530 le stalle, le cantine, e i casali dove acquistare direttamente, secondo il rapporto dell’Osservatorio sulla vendita diretta delle aziende agricole (www.campagnamica.it), e sono ormai decine in quasi tutte le Regioni i mercati degli agricoltori promossi dalla Coldiretti che consentono di «risparmiare» sugli imballaggi.

articolo tratta da www.lastampa.it
immagine tratta da www.luganavisconti.it

lunedì 25 agosto 2008


L'editorialista attacca Veltroni e il Pd
Travaglio: «Non ho capito il motivo
del cambio di direttore dell'Unità»
Spera di continuare ancora la collaborazione, ma ci sono voci di un progetto di un settimanale

«Scusate, ma non ho capito». Il titolo già dice molto, se non tutto. Marco Travaglio, sull'Unità di lunedì, ha scritto un lungo articolo in cui spiega di non riuscire a trovare una ragione del cambio di direzione del quotidiano, da Antonio Padellaro a Concita De Gregorio, «ottima giornalista e persona squisita». Travaglio afferma di non capire il motivo del cambio di panchina, visto che il giornale, «morto nel 2000, è risorto grazie al duo Colombo-Padellaro» nonostante «il partito che l'aveva ucciso». Secondo Travaglio le «chiacchiere» sulla scarsa «multimedialità» di Padellaro sono solo una scusa.

NORMALIZZAZIONE - Travaglio fa risalire la decisione del cambio di direttore a un lavoro «negli ultimi tre mesi sottotraccia e negli ultimi tre giorni alla luce del sole» direttamente ai vertici del Partito democratico e in particolare al suo segretario Walter Veltroni. Per il giornalista tutto parte dall'intervista rilasciata da Veltroni al Corriere della Sera dopo l'acquisizione dell'Unità da parte di Renato Soru. Veltroni, dice Travaglio, già allora «auspicava un "direttore donna". Perché, si chiede Travaglio, il segretario di un partito avanza la proposta di un cambio di direzione di un giornale che «non appartiene né a lui né al suo partito»? Secono il giornalista è il completamento di un «disegno avviato nel 2005, quando Furio Colombo fu defenestrato dopo mesi di mobbing praticato da ben noti ambienti Ds, insofferenti per la linea troppo autonoma, troppo aperta, diciamo pure troppo libera del giornale».

I VERI NOMI DELLE COSE - E per quale motivo ai Ds, e ora al Pd, non andava bene questa linea? Perché, secondo Travaglio, l'Unità è l'unica «a dire le cose che non si possono dire e a vedere le cose che si preferisce non vedere». In particolare a chiamare «le cose con il loro nome e non con gli pseudonimi berlusconiani e "riformisti». Tra questi «chiamare guerra la guerra e non missione di pace; separatismo il separatismo e non federalismo fiscale; razzismo il razzismo e non sicurezza; inciucio l'inciucio e non riformismo», e così via. Travaglio dice quindi che l'Unità è l'unica a fare una vera opposizione «al Caimano», tanto che lo stesso Berlusconi «riconosce subito i veri oppositori» e lo dimostrò «nei giorni delle ultime elezioni» quando «tornò a sventolare minacciosamente l'Unità additandola a nemico pubblico numero uno... anziché Il riformista o Europa». Poi l'accusa politica più dura nei confronti del Pd e di Veltroni: «Mentre la gran parte dell'opposizione dialogava o andava a rimorchio, l'Unità ha continuato pervicacemente a proporre un'altra agenda, un altro pensiero, un altro vocabolario».

COLLABORAZIONE - Continuerà Travaglio a collaborare con l'Unità? Il giornalista non si chiude tutte le porte alle spalle: «È stata una splendida avventura. Speriamo che continui ancora a lungo», termina l'articolo, anche perché prima aveva scritto che la neodirettrice De Gregorio gli aveva «garantito massima continuità e libertà». In ogni caso, le lettere dei lettori pubblicate dall'Unità sono in gran parte schierate con l'ex direttore Padellaro, e non sanno spiegarsi le ragioni del cambio. La stessa tesi di Travaglio. Del futuro di Travaglio ne parla Repubblica: il direttore di Chiarelettere, Lorenzo Fazio, starebbe lavorando al progetto di un «settimanale di denuncia» che dovrebbe «riunire Di Pietro e i transfughi dell'Unità, gli ex direttori Colombo e Padellaro». Fazio afferma a Repubblica che «con Travaglio ne abbiamo parlato tante volte e ci siamo detti che sarebbe bello avere anche uno strumento giornalistico per ospitare reportage critici contro il potere».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.pressagency.it

domenica 24 agosto 2008


Dopo piazza Navona il leader Idv rilancia
Giustizia, l'autunno caldo di Di Pietro:
a gennaio referendum in Cassazione
Da settembre la raccolta di firme con i girotondi contro il lodo Alfano

ROMA - Contro la «collezione autunno inverno ad personam: giustizia modello Falcone» si stanno mobilitando blogger e movimenti. Segnali giungono «dalle città invisibili» e dal «popolo sovrano»: il giorno di Ferragosto c'è chi in rete festeggia invece che con l'anguria con l'acquisto — ora disponibile via web — di una pellicola tedesca del 2005 non distribuita in Italia, «Bye,Bye Berlusconi». Nel film il capo di Forza Topolonia viene rapito e sottoposto a un processo: la giuria è il popolo di internet, e il voto (pollice verso, pollice su) è telematico, ma annota un post «processare Berlusconi è impossibile sia nella finzione che nella realtà».

Tanto vale allora mettercela tutta per raccogliere le firme per il referendum proposto da Di Pietro. Non ha dubbi il leader dei girotondini, adesso senatore, Pancho Pardi, «la raccolta delle firme contro la legge Alfano sarà l'impegno principale dell'autunno perché ci sono italiani che non si abituano e non si sono abituati: c'è moltissimo da fare, come si vedrà». Marco Travaglio riparte il 3 settembre a Roma insieme a Sabina Guzzanti (mattatrice a luglio a piazza Navona) e a Paolo Flores D'Arcais il patron di Micromega per presentare il suo nuovo libro «Bavaglio» che sempre delle leggi ad personam tratta. Beppe Grillo alla fine del mese prossimo si muove con il nuovo tour 2008 il cui nome dice tutto «Delirio»: più di trenta tappe in tutt'Italia fino alla fine di novembre (e puntate forti a Milano,Forum di Assago e Roma, Palalottomatica), proprio mentre Di Pietro farà il massimo sforzo per raggiungere quota 800 mila firme da presentare in Cassazione. «Ho preso appuntamento all'Ufficio centrale del Palazzaccio per la consegna degli scatoloni il giorno 8 gennaio 2009», rivela l'ex pm. «Il materiale è già stampato, lo distribuiamo a Chieti il 13 settembre a centoventi comitati provinciali, si firma dal primo sabato di ottobre».

«Se scende in campo Beppe Grillo — dice Travaglio — le firme si raccolgono in pochi giorni, il 25 settembre invece bisognerà proprio contarli quanti saranno alla manifestazione del Pd». E il poi provoca Veltroni: «La manifestazione il Pd potrebbe farla con Berlusconi che almeno la gente la porta». Micromega.net farà partire a ottobre un grande Forum con (spiega Flores) «decine e decine di personalità che collaborano con la rivista e oltre 500 gruppi di base e circoli sui tempi della legalità e della giustizia». Lo scopo? «Organizzare una grande manifestazione nazionale a fine gennaio. Come ha dimostrato il sondaggio di Mannheimer dopo piazza Navona noi siamo molto forti nel paese: un paio di punti percentuali in più della cifra raggiunta alle elezioni dal Pd hanno appoggiato la nostra iniziativa di luglio, anche se siamo quasi privi di rappresentanza parlamentare». Una manifestazione in contemporanea alla decisione della Corte costituzionale sui referendum.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.nuke.flaica-roma.it

sabato 23 agosto 2008


Se vedete un’ape che muore, preoccupatevi. Albert Einstein disse: “Se l’ape scomparisse, all’uomo resterebbero quattro anni di vita”.
Le api producono miele, pere, mele, pomodori, trifoglio, erba medica, latte, carne. Trasportano il polline e trasformano il mondo in cibo. Le api, un bioindicatore dell’ambiente, sono una specie a rischio. Oggi loro, domani noi. Il Guardian nell’articolo “Honeybee deaths reaching crisis point” riporta che un terzo dei 240.000 alveari britannici è scomparso durante l’inverno e la primavera. Il ministro inglese Rooker ha dichiarato che, se non cambierà nulla, entro dieci anni non ci sarà più un’ape nell’isola. Le api contribuiscono all’economia britannica per 165 milioni di sterline all’anno per la produzione di frutta e verdura. Oltre al miele naturalmente. La Honey Association prevede che il miele locale sarà finito in Gran Bretagna entro Natale. Riapparirà sulle tavole soltanto nell’estate del 2009.
La crisi è mondiale. Il maggior produttore di miele è l’Argentina che ha ridotto del 27% le sue 75.000 tonnellate annue. Negli Stati Uniti (-25% degli alveari nel 2008) e nel resto del mondo le api ci stanno lasciando. In Italia è una strage. Nel 2007 sono morte il 50% delle api, persi 200.000 alveari e 250 milioni di euro nel settore agricolo. Ma non è una priorità. Gli inutili soldati nelle strade, il bavaglio alla Giustizia con la separazione delle carriere, le impronte ai bambini Rom, il lodo Alfano per la messa in sicurezza della banda dei quattro, gli inceneritori della Impregilo. Queste sono priorità!
Perché le api muoiono? Per l’ambiente, il clima, la varoa (un acaro), i pascoli trasformati in coltivazioni di soia per i biocarburanti, per i pesticidi, l’inquinamento dei corsi d’acqua. Gli alveari si spopolano per il fenomeno del CCD (Colony Collapse Disorder) perché la razza umana sta avvelenando il mondo.
Qualcosa in Italia si può fare e subito. Vietare l’uso dei pesticidi nicotinoidi. In Francia lo hanno già fatto. Sulle api hanno l’effetto della nicotina. Gli fanno perdere il senso dell’orientamento, non riescono a ritornare nell’alveare e muoiono.
Chi usa o produce un pesticida nicotiniode mette a rischio, oltre alle api, anche la nostra sopravvivenza. Datemi una mano, inserite nei commenti di questo post informazioni sui produttori, sugli utilizzatori, sulle conseguenze sull’ambiente.
Chi avvelena un’ape, avvelena anche te.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.locosporlatele.net

venerdì 22 agosto 2008



Arriva "Dream",
l'anti-iPhone di Google

NEW YORK
E’ un sogno, per i fans di Google: e infatti si chiamerà «Dream», anche se ormai è noto come «l’anti-iPhone».

Il telefono cellulare voluto dall’azienda che ha creato il motore di ricerca su Internet numero uno al mondo l’altro ieri sera ha incassato il via libera della Federal Communication Commission (Fcc) e l’operatore T-Mobile lo venderà nei negozi Usa a partire dal mese prossimo.

La Commissione ha approvato il dispositivo della taiwanese Htc (High Tech Computer), il maggior produttore al mondo di telefoni cellulari, che ha annunciato di essere finalmente in grado di supportare «Android», il sistema operativo messo a punto da Google.

Infatti il lancio di «Dream» è in ritardo: non solo per le difficoltà a sviluppare il software di Google, ma anche per quelle di progettare un telefono compatibile. Ma secondo gli esperti ne è valsa la pena: il risultato finale di «Dream» dovrebbe essere rivoluzionario a partire dalle funzioni Gps, con i servizi di Google Earth e Google Maps, fino a quelle meteorologiche in grado di visualizzare direttamente le condizioni del cielo in ogni quartiere.

La piattaforma Android è stata sviluppata da Google assieme alle 33 società high-tech e di telefonia mobile che formano la «Open Handset Alliance» e che, a differenza dei concorrenti, è basata sul sistema operativo «open source» Linux e sul linguaggio Java, per rendere possibile la personalizzazione dell’interfaccia e l’offerta di tutte le applicazioni che Google offre sul Web. In Italia, per ora ci si limita a sognarlo.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.bloggiando.com

giovedì 21 agosto 2008



il record della crescita alla provincia di napoli. le sofferenze maggiori in provincia di roma
Cgia di Mestre: in 5 anni raddoppiato l'indebitamentamento delle famiglie
Dal 2002 al 2007 è aumentato del 93,28%, toccando i 15.765 euro di media per nucleo familiare

MILANO - L'indebitamento medio delle famiglie italiane (comprendente mutui per l'acquisto della casa, prestiti per l'acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili) ha toccato nel dicembre del 2007 i 15.765 euro. Lo rileva un'analisi della Cgia di Mestre. In cinque anni, tra il primo gennaio 2002 e il 31 dicembre 2007, l'indebitamento delle famiglie è quasi raddoppiato: in questo periodo la crescita media è del 93,28%. Le «sofferenze» maggiori a carico dei nuclei familiari riguardano la provincia di Roma, dove si arriva ad una media di 21.949,94 euro. Seguono le famiglie milanesi (21.321,68 euro), quelle della provincia di Lodi (20.593,26 euro), quelle di Reggio Emilia (20.138,44 euro) e le riminesi (con 20.060,99 euro).

L'INTERPRETAZIONE - Come interpretare questi dati? «Innanzitutto - esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - le città più indebitate sono quelle che registrano anche i livelli di reddito più elevati. Non è da escludere che tra questi indebitati vi siano anche delle famiglie appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, appare evidente che la forte esposizione in queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Altra cosa è quando analizziamo la variazione di crescita registrata negli ultimi anni. Nei primi posti abbiamo molte città del Sud. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato al perdurare della crisi economica che ha indotto molte famiglie a ricorrere a prestiti bancari per affrontare questa difficile situazione». Ritornando all'analisi della Cgia a vivere con minore ansia la preoccupazione di un debito da onorare nei confronti degli istituti di credito o degli istituti finanziari sono le famiglie del Sud e specialmente quelle residenti nella provincia di Isernia (7.119,83 euro), di Reggio Calabria (7.099,05 euro), di Benevento (6.951,66 euro) e, infine, quelle di Vibo Valentia (6.769,92 euro). Il record della crescita del debito delle famiglie avvenuta tra il primo gennaio 2002 sino al 31 dicembre 2007, invece, appartiene alla provincia di Napoli che in questi 5 anni è cresciuto del 116,36%. Segue Reggio Emilia con un aumento del 116,11%, Piacenza con 116,09% e Chieti con il 115,68%. Chiudono la classifica Potenza con il 46,46% e Bolzano con il 42,45%.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.retedeglistudenti.it

mercoledì 20 agosto 2008


Telefonini più cari, il cambio di tariffe ora finisce in Procura
Esposto Codacons contro Tim e Vodafone

MILANO — Difficilmente questa volta gli operatori telefonici riusciranno a schivare i venti di battaglia che sembrano animare i propri clienti. Migliaia di messaggi di protesta. Blog su internet ingolfati. Incitamento al boicottaggio. Non ultimo, un esposto alla Procura di Roma. Una reazione di massa probabilmente sottovalutata dai due operatori dominanti, Tim e Vodafone, che nel giro di pochi giorni (e proprio a cavallo di Ferragosto) hanno annunciato di voler mandare in pensione le tariffe più economiche in circolazione. Conti alla mano, la questione riguarda circa dieci milioni di clienti, un vero esercito: 3,6 per la divisione mobile di Telecom Italia e tra i 5 e i 6 per il gruppo inglese. Ciò che non era stato previsto, forse, è che si andava a toccare quello che è considerato quasi un diritto acquisito. E in un momento in cui per molte famiglie italiane, tra inflazione e continui rincari di benzine, mutui a tasso variabile, pane e servizi, quello che non ci si aspettava di certo è che anche la bolletta ricaricabile dell'amato cellulare venisse messa in difficoltà. Ad annunciare la presentazione dell'esposto, nonostante i ritmi ridotti degli uffici cittadini in agosto, è stato il Codacons. L'associazione ha detto di aver denunciato «l'anomalo comportamento dei gestori che in concomitanza hanno comunicato ai propri clienti la cancellazione di abbonamenti vantaggiosi attraverso l'insidiosa modalità dell'sms». L'accusa, insomma, sarebbe di aver fatto una sorta di «cartello» mandando in cantina insieme le offerte storiche più basse e dunque meno vantaggiose per i conti dei due gruppi. Resta da verificare se per i clienti ci sarà qualche scappatoia legale o se il contratto già prevedeva, in qualche postilla, la possibilità di un cambio forzoso. Tariffe più alte Tim e Vodafone tagliano le offerte più economiche per i cellulari con i nuovi piani tariffari

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.du85.it

martedì 19 agosto 2008

La Dora al cromo esavalente


a Dora scende dalle Alpi, attraversa Torino e, prima di entrare nel Po, diventa d’oro. Il cromo esavalente delle fabbriche, versato a tonnellate, la tocca come re Mida. La Dora assume allora quel caratteristico giallo paglierino che darà tono e sapore ai vini più pregiati del Piemonte.
Il cromo esavalente è cancerogeno e mutageno, provoca aborti, sgretolamento delle ossa, insufficienza epatica cardiaca e renale, dermatiti, perforazione del setto nasale preceduta da emorragie e, ovviamente, tumori. Il dottor Roberto Topino, specialista in Medicina del Lavoro, mi ha inviato dei filmati della Dora verdeoro. La ThyssenKrupp, quella dell’incenerimento sul lavoro degli operai, è sempre in prima linea nella protezione della salute. Il massimo ammissibile per il cromo esavalente è di 5 microgrammi per litro, nella Dora sono stati trovati fino a 455 microgrammi per litro. Si capisce finalmente il mistero del colore giallognolo di Sergio Chiamparino e di Piero Fassino.
Nessuno controlla. Le ASL, i sindacati, il Comune, la Provincia, la Regione. Un medico deve farlo al loro posto. Improvvisarsi investigatore e filmare, documentare i nuovi untori del cancro. Dopo le sue denunce, comunque non succede nulla. Le fabbriche che hanno inquinato la Dora devono chiudere DOMANI. I loro responsabili portati SUBITO in tribunale per strage aggravata da futili motivi, in sostanza tumori ai cittadini per risparmiare i soldi dello smaltimento del cromo. Non si possono continuare a proteggere dei delinquenti con la scusa del lavoro.
La Dora cromata esavalente è uno scandalo a cielo aperto. Se c’è un magistrato a Torino che segue il blog apra un’inchiesta.

GUARDA IL VIDEO!!!:

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.digilander.libero.it

lunedì 18 agosto 2008


Italia divisa in due: al Nord sempre più ricchi, al Sud sempre più poveri

I Paperoni del paese in Valle d'Aosta, la maglia nera alla Calabria

I due estremi dell’Italia, non solo geograficamente. Ayas, in provincia d’Aosta, e Platì, a Reggio Calabria, sono rispettivamente il Comune più ricco e quello più povero dello stivale. Nel primo - merito anche della residenza presa dal fondatore di Fastweb Silvio Scaglia - si vive in media con oltre 66.000 euro a testa, nel secondo si superano di poco i 4.000.

Opposti assoluti che rispecchiano l’abisso che separa Nord e Sud del Paese. Secondo l’analisi condotta dal Centro Studi Sintesi per il Sole 24 ore sulle dichiarazioni dei redditi degli italiani, i confini sono assolutamente netti tra le regioni del Nord, che fino all’anno scorso hanno continuato a correre e ad accumulare redditi, e il Mezzogiorno che arranca ed anzi in molti casi sprofonda nell’impoverimento.

La Valle d’Aosta e la Lombardia primeggiano per incremento del reddito tra il ’99 e il 2007 e per valore assoluto: nella piccola regione autonoma - a parte il picco di Ayas - il reddito medio dichiarato è di 18.487 euro, con una crescita dell’11% in otto anni; in Lombardia si sale a 20.172 euro, il 7,5% in più del 1999. Non va male neanche in Emilia Romagna, regione in cui la ricchezza è più diffusa e «continua» guardando alla mappa comunale: 18.303 euro (+5,9%).

Tutte le regioni del Nord viaggiano sopra i 17.000, al Centro si oscilla invece dagli oltre 18.000 del Lazio (dove Roma gioca un ruolo essenziale con oltre 20.000 euro) ai 16.958 della Toscana, fino ai 15.337 euro dell’Umbria. Il vero stacco è però con il Sud: nessuna regione, tranne l’Abruzzo va oltre i 13.000 euro. La Calabria e la Basilicata sono addirittura sotto gli 11.000, con la prima ad un minimo di 10.201 euro a testa ed un crollo dei redditi negli 8 anni considerati di ben il 14%.

Una mappa confermata dai dettagli comunali. Guardando alle classifiche, tutti i comuni più ricchi sono concentrati al Nord. Dopo Ayas, si piazzano Basiglio (Mi) con oltre 45.000 euro, Cusago (Mi) a circa 37.000 euro, Pino Torinese (To) a 33.000 euro a testa, Campione d’Italia (Co) a 32.700, Pecetto Torinese (To), Torre d’Isola (Pv), Segrate (Mi), Besate (Mi), Arese (Mi). Ma anche scendendo sotto la top ten i nomi continuano ad essere solo di città del Nord.

All’opposto, tra le più povere solo città del Sud: Platì (Rc), Mazzarone (Ct), Verbicaro (Cs), Cursolo-Orasso (Vb), Torre di Ruggiero (Cz) e così via, tutte sotto i 5.000 euro. Unica eccezione, Val Rezzo, in provincia di Como, dove con un calo del 31% in otto anni, il reddito per contribuente arriva ad appena 4.326 euro.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.attacfoggia.files.wordpress.com

domenica 17 agosto 2008


Licenziato a ferragosto il macchinista che riferì dell'Eurostar "spezzato"

Nel 2006 aveva subito un analogo provvedimento poi ritirato dalle Fs per la sua attività sindacale

ROMA

E' stato licenziato il giorno di ferragosto il macchinista e Rls Dante De Angelis. E` quanto si legge in una nota della rivista storica dei macchinisti ’ancora In Marcia!’ la quale riferisce che De Angelis è stato licenziato «solo per aver dichiarato pubblicamente quello che tutti pensiamo e cioè che lo spezzamento dei due Eurostar a Milano, il 14 e 22 luglio scorsi, è stato un incidente potenzialmente molto pericoloso e un campanello d`allarme che pone con forza all`attenzione di tutti la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli Etr».

«Siamo di fronte ad un vero e proprio accanimento personale nei confronti di chi si occupa di sicurezza - riferisce la nota - De Angelis, infatti, nel 2006 aveva subito un analogo provvedimento, poi ritirato dalle FS sempre per la sua attività sindacale durante la vertenza dei macchinisti contro il pedale dell`’Uomo Mortò. Un altro gesto gravissimo - sottolinea la rivista - e un attacco frontale alla sicurezza e ai delegati che svolgono con incisività il loro ruolo, finalizzato a cucire la bocca a tutti su una questione di interesse generale quale è la sicurezza dei viaggiatori».

«A fronte del silenzio mantenuto per giorni dalle FS su quell`episodio, le preoccupazioni espresse da De Angelis - proseguono i redattori della rivista - sono da considerare innanzitutto come l`adempimento di un dovere nei confronti dei lavoratori e degli utenti del treno. Allontanarlo fisicamente dal lavoro proprio il giorno di ferragosto, senza neanche avergli consegnato la lettera di licenziamento e minacciando il ricorso alla forza pubblica, è stato soltanto un ulteriore crudele e gratuito gesto di arroganza aziendale. Questo licenziamento rappresenta, inoltre, anche una sfida al Sindacato che segue di pochi giorni l`ingiusto licenziamento degli otto operai delle officine di Genova. Il licenziamento di De Angelis - concludono i ferrovieri - alla luce di tutto ciò assume i contorni di una sorta di rivalsa da parte dei massimi dirigenti Fs sottoposti a procedimenti penali proprio a seguito delle denunce dei Rls».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.adayinthelife.altervista.org

sabato 16 agosto 2008


Societa' DIVISA. L'ultimo caso: sexy toys al femminile in farmacia
Svezia, i maschi contro la ministra
«Troppi vantaggi alle donne»
E dal prossimo gennaio sui cartelli stradali sarà introdotta anche una figura con la gonna, in nome dell'uguaglianza

STOCCOLMA - Dall'inizio del prossimo anno «Fru Gårman» si sentirà meno solo. Accanto a lui, l'omino che cammina sulle strisce pedonali nei segnali stradali, arriveranno tante «Herr Gårman» in gonnella. Un segno di rispetto del governo nei confronti del gentil sesso, nel Paese già primo in Europa per numero di donne che siedono in Parlamento e nei consigli di amministrazione. Non siamo in un redivivo «mondo alla roversa (ossia le donne che comandano)» alla maniera goldoniana, ma nella più vicina Svezia dove, però, tanto fiorire di diritti — complici anche i milioni di corone spesi finora dalla ministra delle Pari opportunità Nyamko Sabuni — apre la strada a un diffuso quanto insolito «maschilismo di ritorno ».

GIOCHI EROTICI - L'ultimo caso, all'inizio di questa settimana, mette sotto processo le farmacie — tutte e soltanto statali — dove da giugno, accanto a medicine o pappe per il bebè, fa bella mostra la linea di giochi erotici «Trust in lust» («Credere nel desiderio»). Nessun rigurgito di moralismo, però, per carità: «Abbiamo venduto oltre un migliaio di pezzi, il doppio del previsto» ha annunciato ieri la responsabile della collezione, Eva Fernvall. Il problema, invece, è che la linea mirerebbe troppo a una clientela femminile, riservando agli uomini solo pochi prodotti.

PARI OPPORTUNITA' - «Denunciano di essere stati discriminati per via del loro sesso» spiega al telefono Magnus Jacobson, funzionario dell'«Ombudsman » per le Pari Opportunità, l'agenzia governativa che dal 1980 difende i cittadini che si sentono penalizzati. «Si sono rivolti a noi per chiedere tutela» racconta ancora. A lui e agli altri 34 membri del suo ufficio spetterà ora la decisione di intentare o meno una causa contro le farmacie.

GUARDIE CARCERARIE - Stessa procedura, dieci giorni fa, quando a rivolgersi all'«Ombudsman » sono state le guardie carcerarie (uomini) della prigione di Norrköping, nella Svezia centro-orientale. Lamentavano «vacanze sessiste» a proposito di un piano ferie che alleggerirebbe i turni solo alle colleghe donne. «Da quando, nel 2005, è possibile denunciare anche le discriminazioni di sesso in tema di merci e servizi, le segnalazioni degli uomini sono aumentate — spiega ancora Jacobson —: protestano perché i locali lasciano entrare donne under 23 ma non ragazzi coetanei, oppure perché i siti Internet applicano tariffe diverse a seconda del sesso ».

DISAGIO MASCHILE - Un problema, in più, insomma per Sabuni, la ministra svedese originaria del Burundi che, né alta né bionda ma di colore e nata da una famiglia musulmana, ha già creato in passato — dalla proposta di tagliare i fondi per le scuole religiose alla lotta contro il velo — svariate tensioni nel governo di centrodestra. «Ci sono emergenze più gravi, come le violenze sulle donne» commenta la portavoce Malin Engstedt, pur assicurando di non sottovalutare il disagio maschile. E comunque un primo passo, appena prima delle vacanze, è già stato fatto: oltre al congedo parentale equiparato a quello delle mamme, un ulteriore incentivo se a rimanere a casa con il bebè sono proprio i papà. Nuovi segnali Dal prossimo gennaio in Svezia, in nome dell'uguaglianza tra i sessi, sui cartelli stradali sarà introdotta anche la figura femminile

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.minimarketing.it

venerdì 15 agosto 2008



Mamme, la riscossa parte dai blog
E il diario online diventa un business

Nati per non perdere amicizie e vita sociale, ora i siti al femminile conquistano la pubblicità in rete

MILANO - Gli angeli del focolare si scatenano su Internet. Mamme sempre più indaffarate, assorbite dal lavoro, dalla cura di figli e famiglia hanno trovato nel web un’àncora di salvezza. Per non essere trascinate lontano da amicizie, vita sociale, interessi hanno aperto blog (diari online) dove pubblicano storie, informazioni, punti di vista e soprattutto suggerimenti. Alcuni siti sono gettonatissimi. Così ora le opinioni scritte da madri e mogli per altre donne hanno suscitato anche l’interesse di inserzionisti ed esperti di marketing.

IL FENOMENO - Negli Stati Uniti le mamme-blogger attirano pubblicità e producono ormai redditi interessanti. D’altronde gli investitori conoscono bene il peso che le madri hanno nelle decisioni di spesa delle famiglie. L’International Herald Tribune cita i dati raccolti da comScore, un’azienda che certifica il traffico su internet: i blog scritti dalle donne (dati 2007) sono cresciuti del 35%. Più velocemente di qualunque altra categoria del web se si esclude la politica. E a maggio hanno avuto 85 milioni di visitatori, il 42% in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Sempre a maggio gli inserzionisti hanno proposto 4,4 miliardi di banner pubblicitari. Numeri esaltanti. Giustificati da blog come Dooce che da solo ha conquistato 850mila affezionati lettori. L’ideatrice Heather Armstrong, mamma di una bimba di 4 anni, grazie agli introiti pubblicitari riesce ormai a vivere del suo nuovo lavoro a tempo pieno. Anche il marito ha rassegnato le dimissioni, per dare una mano alla moglie nell'attività editoriale.

GLI ARGOMENTI - Sui blog le donne, di ogni età, si scatenano. Scorrono scene di vita reale, pettegolezzi, avventure. Non solo chiacchiere da salotto o siti dedicati ai problemi delle neo-madri - il blog delle mamme, mamme blog, una mamma: tanto per citarne alcuni -. Attraverso il computer si parla di politica, investimenti, risparmio energetico. L'importante è potere «uscire» - cosa che il web permette di fare quando si vuole, con un click - e «rientrare» immediatamente per fare fronte alle incombenze: il progetto da vistare, l'ordine da evadere, il pianto del bimbo, il cane da portare a spasso. Di più. Nella vita reale è poco educato smettere di raccontare una cosa all'improvviso perchè si deve «scappare». In un diario on line si pubblica e si torna ad aggiornare il tutto quando si può. Grazie al social network i luoghi virtuali dove le donne possono incontrarsi sono infiniti; le ragioni per scegliere o cambiare altrettante. Così le blogger e le web editor si contendono le amiche a colpi di gallery fotografiche e video, grafiche accattivanti, rapidi aggiornamenti e refresh. Yahoo ha creato Shine. Le lettrici del portale possono dare il loro contributo e arricchire il sito sui tanti temi trattati, tra gli altri: sesso, salute, moda, bellezza. Un altro famoso sito tutto al femminile è Blogher. «Tu lo dici, noi lo condividiamo», il motto del portale dove trovano spazio anche lo sport, la tecnologia e i viaggi. Ci sono anche donne sul piede di guerra. Le mamme antismog , armate di telecamera, contestano i politici che non intervengono per ridurre l'inquinamento. Perchè cambiare il mondo si può, anche attraverso un blog. E le donne lo sanno.


articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.hightech.blogosfere.it

giovedì 14 agosto 2008

Diffamarne uno per educarne cento



In Italia la diffamazione paga. E' una costola della disinformazione. Il bastone da usare contro i nemici e contro gli amici troppo intraprendenti. Una clava nodosa che ha colpito un po' tutti. Bossi il pazzo che attaccava il mafioso di Arcore nei primi anni '90. Fini, il giovane in carriera che voleva fare per conto suo, con la nuova compagna messa alla berlina da "Striscia la notizia". Il giovanotto di belle speranze Azzurro Caltagirone ridotto a una macchietta.
Per i nemici, e qui si intendono per nemici quelli che non si sono fatti comprare, la razione è doppia, tripla, insomma, sempre abbondante. Chi non è in vendita è pericoloso. Non può essere ricattato. E come fai a fidarti di una persona che non puoi ricattare? Ai tempi delle bombe e dei corleonesi li facevi saltare per aria. Una botta e via. Ma allora l'informazione non era del tutto sotto controllo. Erano mezzi crudi, ma inevitabili. La mitragliata a Dalla Chiesa o il tritolo d'importazione militare fatto venire dal continente in via D'Amelio sono ricordi lontani. Le autostrade oggi servono per imporre il pizzo di Stato attraverso la concessionaria di Benetton. Distruggerle quando passa un giudice, come avvenne a Capaci, è un danno economico.
La diffamazione si nutre di fatti (falsi), di giudizi (di parte), di aggettivi per squalificare. La Forleo diventa psicolabile, soprattutto piange. Che garanzie offre un giudice che piange? Una donna debole e fragile? Che abbia ragione è indifferente. Se tocca D'Alema va trasferita, lontano da Milano, a Cremona. De Magistris aveva messo il dito nella piaga del voto di scambio, dei fondi europei spartiti tra criminalità locale e partiti. E' stato attaccato per il suo protagonismo, accusato di aver violato il codice. E' stato assolto da ogni accusa e comunque trasferito a Napoli. I politici calabresi sotto inchiesta non sono stati trasferiti. La Calabria è piena di piscine pulite nelle ville del potere e piena di stronzi galleggianti nelle spiagge per i depuratori mai messi in funzione. Con le accuse contro di me si potrebbe riempire una enciclopedia. Il bello è che sono tutte false.
La diffamazione dell'avversario ha anche l'obiettivo di spostare l'attenzione dai MIEI problemi con la giustizia, ai TUOI problemi (inesistenti) con la giustizia. Alla MIA corruzione ai TUOI (inesistenti) abusi. Alla MIA vicinanza con persone condannate per mafia ai TUOI furori giustizialisti. Più sono lercio, più la merda che butto sugli avversari mi rende pulito.
Il Sistema è unito. Repubblica e Emilio Fede non sono diversi. Belpietro e Padellaro sono gemelli siamesi separati dalla nascita e uniti nella difesa del padrone.
Non possiamo andare avanti così. La diffamazione soft e hard va combattuta. E ormai un virus che infetta la mente del Paese. La gente crede a quello che decidono Berlusconi e De Benedetti e i poteri a loro collegati. E' intossicata.Chiunque si espone per cambiare il Sistema è attaccato dai media con l'assoluta sicurezza dell'impunità. Il massimo che rischia è una multa. Nulla per distruggere una reputazione.

Inserite i falsi articoli, i link e le informazioni sul giornalista che li ha firmati. Ne farò una rubrica fissa sul blog.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.byfiles.storage.live.com

mercoledì 13 agosto 2008

comunicato politico numero 9


La raccolta delle firme per un Parlamento Pulito è stata ignorata. Il V2 day per una libera informazione in un libero Stato è stato oscurato. Per il regime di Forza-DS non è mai avvenuto. I politici italiani sono meglio di quelli dell’ex-URSS. I fatti esistono SOLO se i loro media li raccontano. Qualche milione di persone è sceso in piazza in meno di un anno. Ha chiesto un futuro e ha avuto una pernacchia. Ha chiesto persone oneste in Parlamento e ha ottenuto il lodo Alfano. Ha chiesto sicurezza sul lavoro e ha i Carabinieri di La Russa nei cantieri. Una parte di italiani, quelli più informati e i più giovani. I precari, gli universitari, i disoccupati che chiedevano un cambiamento hanno avuto in cambio un vaffanculo. Insieme a disprezzo, scherno, rifiuto del confronto. Questa classe politica va rimossa in blocco. Con questi si finisce dritti in Argentina. Il debito pubblico sta esplodendo, gli alimentari sono rincarati fino al 30%. Decine di migliaia di case sono pignorate perché le famiglie non riescono più a pagare il mutuo. I corrotti sono in Parlamento insieme ai corruttori. Corrotto è anche chi non denuncia, chi tira a campare. Corrotti sono tutti i parlamentari che hanno approvato l’impunità per le alte cariche. Sono marci dentro. L’economia sta bussando alla porta, quando l’aprirà troverà gli italiani in mutande e i responsabili all’estero. La Sanità è la nuova Tangentopoli. I politici vanno dove li portano i soldi. E i soldi li hanno le Regioni. Chi li gestisce sono i presidenti di destra e di sinistra. Fanno muro per evitare una Sanitopoli di dimensioni gigantesche. I giudici abruzzesi che hanno osato toccare Del Turco faranno la fine di De Magistris e della Forleo. Che fare? Il tempo dei referendum e delle leggi popolari è finito. Loro usano le firme per pulirsi il culo. E’ avvenuto anche per la nuova legge elettorale. Napolitano, ex DS, ha indetto le elezioni quando avrebbe dovuto tenere il referendum. La priorità l’ha dettata Veltrusconi, non un milione di cittadini. Non chiederò più niente a questa classe politica. Per cambiare è necessario che venga sostituita dai cittadini. Da settembre sosterrò le liste civiche per le amministrative del 2009. Lancerò una campagna di informazione all’estero sulla dittatura presente nel nostro Paese. Chiederò a chi segue il blog di partecipare a una serie di azioni immediate per cambiare la nostra realtà. Informazione, sanità, alimentari, mobilità, lavoro. Un’azione ogni mese per colpirli nel portafoglio e riprenderci il nostro Paese. Loro non molleranno mai, noi neppure.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.nonmollare.org

martedì 12 agosto 2008


Ryanair: biglietto da noi
o annulliamo il volo
Stop ai siti Internet che fanno da mediatori. Secondo le agenzie 12mila prenotazioni sono a rischio

MILANO — Prenotazioni cancellate e biglietti rimborsati. Per molti è una conseguenza del caro petrolio («Sono all'ultimo giro di boa»). Ma per la compagnia low-cost è la fine di una guerra «contro chi non rispetta le tariffe». Così Ryanair dalle parole passa ai fatti. E chiude la partita contro i siti Internet che «si servono del web per scaricare informazioni sui voli e vendere biglietti anche se non autorizzati».

Non solo. È linea dura su tutti i fronti. Al punto che la compagnia si dice pronta a «lasciare a terra tutti i passeggeri che non hanno prenotato direttamente sul nostro sito». Solo in Italia si stima che siano 12 mila le persone a rischio nella settimana di Ferragosto. «Una follia, vorrebbe dire creare il caos», sottolinea Flavio Avateneo, presidente dell'Associazione italiana agenti di viaggio autotutela. «Altro che tariffe gonfiate, questa è una trovata pubblicitaria», sostiene, invece, Andrea Giannetti, presidente Assotravel. Ma la compagnia di Michael O'Leary non ci sta. E da Dublino non accenna a passi indietro: «Basta, non si è rispettata la policy di Ryanair, ora sono tutti a rischio». E il provvedimento, annunciato una settimana fa, è stato reso esecutivo ieri. Alessia Viviani, responsabile marketing per il Sud Europa, spiega che «riguarda tutti. Dalla Francia alla Germania e ovviamente l'Italia».

Comunque, rassicura, «l'annullamento avverrà via email. E il rimborso sarà sulle carte di credito con cui si è pagato il biglietto». Si parla di circa «mille prenotazioni sulle 20 mila fatte ogni giorno in tutta Europa». Fiato sospeso un po' per tutti: associazioni, agenti di viaggio e passeggeri. C'è anche chi è scettico, anche perché «potrebbero esserci sanzioni penali ». Per Alberto Corti, direttore Federviaggio: «Ci sono troppi rischi a lasciare a terra i passeggeri ». D'accordo anche Mario Bevacqua, presidente Uftaa, la federazione mondiale per i rapporti tra compagnie e passeggeri: «Se arrivano a tanto vuol dire che sono in overbooking. Ci sono anche delle normative europee. Non possono farlo». Solo il fatto di aver «limitato la scelta del consumatore fa riflettere ». Anzi, per Luigi Maderna della Fiavet «fanno gli agenti di viaggio senza avere la licenza ». E per Fabrizio Stefanelli, avvocato specializzato in turismo del foro di Milano, ci sono «gli estremi per azioni legali». Sono già tutti pronti alla guerra.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.oldblog.aruba.it

lunedì 11 agosto 2008


Gli orsi bianchi sono contaminati. Stanno diventando gialli. Le foche e i pinguini li avvistano da lontano e fuggono. Il giallo oro sulla neve bianca è meglio di un catarifrangente. Al Polo ci sono orsi sempre più magri che si lasciano trascinare su blocchi di ghiaccio dalla corrente. I ghiacciai si sciolgono, ma l’intero pianeta dedica le sue attenzioni alle Olimpiadi. La nostra civiltà e i ghiacciai rischiano di finire nello stesso momento.
I ghiacciai del Tibet-Qinghai Plateau si stanno sciogliendo a un ritmo del 7% all’anno. Entro il 2060 potrebbero scomparire, ma già ora il flusso con cui alimentano il Fiume Giallo e lo Yangtze è diminuito insieme ai raccolti di riso e di grano.
Il ghiacciaio Gangotri può scomparire entro vent’anni insieme al Gange che si trasformerebbe in un piccolo fiume stagionale.
Il ghiaccio dell’Himalaya si trasforma in fiumi, i fiumi in cibo per l’India e la Cina, due nazioni sovrappopolate. Qualche miliardo di persone può morire di fame, ma a Pechino le nazioni del mondo pensano al tiro con l’arco e al nuoto sincronizzato.
La razza umana è a suo modo simpatica, riesce a ballare anche sull’orlo di un vulcano durante un maremoto mentre un asteroide colpisce la Terra.
Quando i ghiacci del Polo Nord saranno completamente sciolti, e avverrà presto, forse in meno di dieci anni, il livello dei mari si alzerà di CINQUE metri. I ghiacci della Groenlandia si scioglieranno subito dopo e il livello dei mari si alzerà di altri SETTE metri.
Qualunque essere umano che abiti in un posto inferiore ai DODICI metri sul mare dovrà traslocare. Uno studio dell’International Institute for Environment and Development ha stimato che il trasloco riguarderà 600 milioni di persone.
Gli umani diventeranno gialli come gli orsi. Saranno trascinati negli oceani come gli orsi. Non su blocchi di ghiaccio. Che non ci sarà più. Ma su blocchi di merda.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.astro.noa.gr

domenica 10 agosto 2008

A lezione di bella vita


Londra, una scuola per manager:

"Non sanno conversare, né guardare un quadro"
A cimentarsi con l’arte di vivere bene, con alterni successi, ci hanno provato in tanti. Ma si sa come vanno queste cose. È un esame che non ammette un secondo appello. Al giorno d’oggi, poi, centrifugati dal lavoro, dai viaggi in metropolitana e dagli happy hour, la bocciatura è dietro l’angolo. In un battibaleno ci si ritrova attorno a un tavolo pieno di gente, senza nemmeno un argomento di conversazione. E con la birra che sembra ogni sera un po’ più amara. È l’effetto formica. Si lavora, ci si riempie la casa di maxischermi e le tasche di I-Phone, si corre. Ma mai una volta che si riesca a godere appieno il frutto della propria fatica.

In Germania, un rapporto presentato a maggio dal governo l’ha ribattezzata «nuova povertà». Una specie di analfabetismo di ritorno, ma molto più vasto dei buchi di memoria sulle capitali africane studiate alle scuole medie, che colpisce persone istruite e con un reddito decente. Il declino è lento. Ma il rischio è quello di finire ai margini della società, in una sorta di apatia da finto benessere. E come un cane che si morde la coda, alla fine, si ricade nelle altre forme di povertà: si perdono gli amici, il lavoro e si piomba in mezzo a una strada.

Anche a Londra se ne sono accorti. E hanno deciso di correre subito ai ripari. Si chiama «The School of life» ed è una vera e propria università in miniatura, formato negozio. L’idea è antica quanto la filosofia: insegnare a vivere bene. Il progetto, però, è decisamente contemporaneo: i servizi, destinati a manager superimpegnati, sono tutti a pagamento.

Dall’esterno, la scuola di vita sembra una libreria alla moda come tante, con la facciata di mattoni rossi, i serramenti di legno verniciati di fresco e i cartelloni con il carattere tipografico giusto. Anche l’indirizzo, 70 Marchmont Street, è di quelli che non lasciano spazio ai dubbi: di fianco a Russell Square, a pochi isolati da Regent’s Park, ma soprattutto nel cuore di Bloomsbury, il quartiere universitario dove, per tutta la prima metà del Novecento, ebbe sede l’omonimo circolo intellettuale di Virginia Woolf e del fratello Toby Stephen.

«La nostra è una farmacia per la mente, dove si prescrivono soluzioni culturali per le malattie della quotidianità - spiega facendo il verso a Epicuro il sito dell’organizzazione -. Il nostro pubblico, così come i nostri insegnanti, sono caratterizzati da curiosità, socievolezza, apertura mentale e hanno voglia di ritrovare l’appetito per la vita».

La «School of life» è in tutto e per tutto simile a quella di un ateneo titolato. Ci sono i corsi, i professori, i seminari di approfondimento e perfino gli stage fuori dalle aule. Ma anche una biblioteca, un laboratorio di arte-terapia e una lunga serie di week-end monotematici: come tenere conversazioni brillanti, come essere sempre puntuali, come apprezzare l’arte contemporanea, come scegliere il libro giusto e perfino le vacanze.

«Noi prendiamo spunto dalla filosofia, dalla psicanalisi, dalla letteratura e dall’arte - continua la presentazione -. Cos’avevano da dire Shakespeare, Tolstoj e Jung sulla compassione, sull’empatia e sull’amor proprio? Ecco, noi insegniamo a metterlo in pratica».
L’unica differenza con una normale università, insomma, sono le materie di studio. Il professor John Armstrong, in videoconferenza da Sydney, insegna «Amore», con un programma incentrato su Platone e Freud.

C’è una cattedra dedicata a chi sta cercando una professione stimolante e soddisfacente e un’altra dove si celebra l’importanza di leggere due buoni libri al mese, dai 18 agli 80 anni. Katharine Harmon, invece, è titolare del corso: «Tu sei qui: geografie personali e altre mappe dell’immaginazione». Ma ce n’è davvero per tutti i gusti: Theodore Zeldin propone una «Storia intima dell’umanità», in cui ripercorre le tappe dell’evoluzione sessuale e sentimentale dall’Australopitecus ai giorni nostri mentre lo scrittore svizzero Alain de Botton, cresciuto in una comunità ebraica e diventato famoso con il bestseller mondiale «Come Proust può cambiarvi la vita», insegna «Arte del viaggio». Tra le attività extradidattiche di questo insegnamento val la pena segnalare la gita di classe: un fine settimana all’aeroporto di Heathrow, per imparare ad amare lo spirito del nomadismo.

Tutte le lezioni si svolgono in quello che era il retrobottega del precedente negozio, rimesso a nuovo dall’artista Charlotte Mann. «La didattica è organizzata in modo tale da approfondire i cinque temi fondamentali della vita umana: lavoro, gioco, famiglia, politica e amore» spiegano gli organizzatori della scuola. Il pacchetto base, che prevede sei settimane di lezioni, costa 195 sterline, all’incirca 250 euro. Volendo, si può provare a considerarlo un investimento

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.pasqualeborriello.com

sabato 9 agosto 2008


Mutui, l'Antitrust sanziona le banche per 10 milioni di euro

In seguito a un'indagine di Altroconsumo

Nove milioni 680 mila euro. Questo è il totale della sanzione che l’Antitrust ha comminato a 23 banche per pratiche commerciali scorrette. Di fatto, secondo L’Autorità, le banche hanno impedito o reso troppo onerosa per i consumatori già titolari di un mutuo la surrogazione del mutuo stesso. Tale comportamento è stato dimostrato da un’indagine di Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori, i cui risultati sono stati trasmessi all’Antitrust il 18 aprile scorso.

La denuncia e i risultati dell’inchiesta di Altroconsumo sono disponibili sul sito dell’associazione: www.altroconsumo.it

Dall’indagine di Altroconsumo emergeva la mancata attuazione della portabilità gratuita dei mutui da parte del 95% degli operatori bancari che, al contrario, offrivano la soluzione più onerosa della sostituzione del mutuo o la surrogazione ma sempre con oneri a carico dei consumatori.

Il presidente di Altroconsumo Paolo Martinello esprime soddisfazione “per il tempismo e la fermezza con cui l’Antitrust, a soli tre mesi dalla nostra segnalazione, ha colpito un comportamento diffuso dell’intero sistema bancario. Si tratta della sanzione più elevata comminata dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette”.

“Chi è stato costretto a pagare le spese richieste dalla banca per trasferire il mutuo con la surrogazione – continua Martinello - ha diritto a chiederne il rimborso. La condanna dell’Antitrust è la conferma ulteriore che si è trattato di una richiesta illecita”.

Sul sito dell’associazione – www.altroconsumo.it è possibile scaricare una lettera tipo da inviare alla propria banca per chiedere il rimborso delle spese ingiustamente pagate.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.cittadinoconsumatore.sviluppoeconomico.gov.it

venerdì 8 agosto 2008

Come si fa a parlare di Olimpiadi senza diritti umani?



UN DISSIDENTE SCRIVE AL PRESIDENTE DEL CIO: «IL NOSTRO CIBO SI CHIAMA CIBO PER CONIGLI»

Presidente Rogge, venga a vedere come si vive nella Prigione numero 2
Questo è il testo della lettera che il dissidente cinese He Depu ha inviato al presidente del Comitato olimpico internazionale, Jacques Rogge, chiedendogli di venire a trovarlo in carcere e denunciando un peggioramento delle sue condizioni di attenzione a causa delle Olimpiadi. La lettera è datata 26 aprile ed è passata attraverso diverse mani prima di essere contrabbandata fuori dalla Prigione n. 2 di Pechino, dove Hu sta scontando una condanna a otto anni per il suo attivismo a favore dei diritti umani.

Onorevolissimo Jacques Rogge, presidente del Comitato Olimpico: salve! Sono un prigioniero politico cinese. Sono stato condannato a otto anni di prigione dal governo cinese per aver scritto degli articoli contenenti le mie opinioni politiche che ho pubblicato su Internet, nel 2002. Dal momento che vivo a Pechino, attualmente sono incarcerato nella Prigione n. 2 di Pechino, blocco carcerario n. 17.
Oggi scrivo questa lettera nella speranza che le Olimpiadi possano servire a fare da catalizzatore per modificare le condizioni dei diritti umani nelle prigioni, anche se dovesse trattarsi di una modifica piccola. Ciò detto, quello che mi preoccupa maggiormente è che le Olimpiadi non riescano ad avere un effetto positivo nelle prigioni, che questo catalizzatore non abbia un impatto neanche piccolo.

Nell'agosto del 2007, lei scrisse un articolo per l'International Herald Tribune dal titolo: «Un catalizzatore, non una cura», rispetto al fatto che la Cina avrebbe ospitato i Giochi Olimpici, che venne successivamente ripubblicato sui media cinesi sotto vari titoli. L'ho letto molto volte. Nel suo articolo, lei scriveva: «È naturale che organizzazioni che si occupano di diritti umani e altre cause vogliano approfittare dell'interesse nei riguardi della Cina suscitato dai Giochi Olimpici, per poter mettere in luce le riforme che vorrebbero vedere nel paese. Ma i Giochi possono solo fungere da catalizzatore, e non essere una panacea». Lei ha scritto con grande onestà, e sono d'accordo con lei rispetto al fatto che la tortura, e altri trattamenti inumani, crudeli e degradanti che sono pratica comune nelle prigioni cinesi non potranno essere risolti con una sessione dei Giochi Olimpici. Ma la questione è un'altra, ovvero: se i diritti umani nelle prigioni cinesi stiano migliorando, o peggiorando. Questo cosiddetto catalizzatore olimpico sta avendo un effetto catalizzante?

Secondo me, le Olimpiadi non devono essere viste soltanto come una serie di competizioni sportive. Sono competizioni atletiche di alto livello, certo, ma ancora di più dovrebbero essere viste come un movimento per il progresso della società in un senso umanistico, o come un movimento che promuove la civiltà umana.
Per tornare a quello che lei ha scritto nell'articolo "Un catalizzatore, non una cura": «II Movimento Olimpico non esiste nel vuoto stagno. Lo sport fa parte della società. Per quanto riguarda Pechino, però, una delle difficoltà più grosse sarà quella di gestire l'aspettativa che i Giochi Olimpici possano influenzare l'evoluzione cinese nella misura desiderata da molti osservatori».
Di seguito, voglio dare una semplice illustrazione di quanto disgraziata sia la situazione dei diritti umani per i prigionieri cinesi, e di come sia urgente che ciò cambi come speriamo noi prigionieri politici, concentrandomi su tre aspetti della vita in prigione.

Prima di tutto, i regolamenti per i "Prigionieri speciali" costituiscono un codice inumano e discriminatorio. Esiste un manuale nelle prigioni dal titolo "Regolamento sulla gestione dei prigionieri speciali" dove vengono elencate molte restrizioni a cui sono soggetti i "prigionieri speciali".
Inoltre, vi sono una serie di limitazioni aggiuntive che regolano in modo specifico il modo in cui vanno trattati i prigionieri politici che non si riconoscono colpevoli Questo manuale ingiunge che venga posta una severa differenziazione fra i politici e i delinquenti comuni. I prigionieri politici che non si riconoscono colpevoli non sono autorizzati a telefonare a casa o a ricevere visite dei familiari non hanno il diritto di vedersi diminuita la pena, essere intervistati dalla stampa o di partecipare in attività ricreative organizzate dalla prigione, e le lettere che scrivono alle famiglie non devono obbligatoriamente essere consegnate. E allo stesso modo, le lettere che sono scritte all'attenzione dei prigionieri politici dai familiari, da altri individui o da organizzazioni sociali non vengono obbligatoriamente consegnate.
Il manuale inoltre compila una lunga lista di altre regole che non starò a enumerare qui una dopo l'altra. Basterà dire che le regole aggiuntive per i prigionieri politici che si trovano nel "Regolamento sulla gestione dei prigionieri speciali" sono paragonabili alla segregazione e discriminazione razziali.
I Giochi Olimpici si stanno avvicinando a grandi passi ma le limitazioni che vengono messe su di noi prigionieri politici non solo non stanno diminuendo, anzi: non fanno che aumentare.

Il secondo aspetto di cui voglio parlarle riguarda il fatto che il cibo e l'attenzione medica a disposizione dei prigionieri sono molto scadenti. Sono più di dieci anni che il cibo dato ai prigionieri peggiora, la sua qualità si fa più bassa un mese dopo l'altro.
All'inizio, noi prigionieri pensavamo che la qualità del nostro cibo sarebbe migliorata un po' con le Olimpiadi. Non ci aspettavamo proprio che la qualità del cibo sarebbe invece peggiorata in modo così drastico. Fra noi prigionieri, le razioni che ci vengono date dal governo sono chiamate "cibo per conigli", dal momento che in mezzo alle poche verdure non si scorge traccia né di carne né di olio.
Per molti anni ci sono state due statistiche particolarmente alte in prigione: quella del numero di prigionieri malati, e quella del numero estremamente alto di decessi in detersione. Le ragioni di queste statistiche elevate sono tre: il budget per il cibo dei detenuti è bassissimo e di conseguenza i prigionieri sono malati e malnutriti Poi, i prigionieri malati non hanno accesso a cure mediche di qualità, e infine, a causa di quanto previsto dal regolamento, i prigionieri non hanno quasi l'opportunità di uscire all'aperto e respirare un po' di aria fresca. L'estate scorsa, per dare il benvenuto ai Giochi Olimpici,la Prigione n. 2 di Pechino decise di rifare il tetto. Il risultato fu che per la durata dei lavori, quasi sei mesi, i prigionieri non ebbero il diritto di uscire all'aperto. Nel maggio dello scorso anno, a causa delle Olimpiadi, la prigione ha anche deciso di aumentare la supervisione dei prigionieri. I secondini hanno ricevuto l'ordine di requisire tutti i termometri così come gli strumenti per misurare la pressione sanguigna. La ragione data per questa restrizione supplementare è stata che contengono mercurio, che i prigionieri avrebbero potuto decidere di bere, n risultato è che adesso i prigionieri che soffrono di pressione alta non hanno più modo di monitorare le loro condizioni di salute, il che ha ripercussioni severamente negative. Tanto più che le condizioni ospedaliere in prigione sono pessime.
I dottori non sono qualificati e non hanno quasi nessuna competenza. Se le condizioni attuali non cambieranno in fretta, allora la salute dei prigionieri politici e dei delinquenti comuni continuerà a deteriorare nel corso delle Olimpiadi.

Terzo, mentre i Giochi si avvicinano, i prigionieri sono stati messi sotto controlli severi e sorveglianza costante.La polizia all'interno del sistema penale ha deciso di imporre limitazioni ancora più estreme alle condizioni di vita e di istruzione dei prigionieri. Anche le nostre piccole, patetiche "sale di studio" sono state chiuse interamente. Di conseguenza, i prigionieri non possono fare altro che restarsene chiusi in cella. Le celle sono più piccole di 20 metri quadrati, ma lo stesso contengono dieci letti ciascuna, e a quanto si dice in prigione le condizioni carcerarie e la sorveglianza non faranno che peggiorare almeno fino alla fine delle Olimpiadi. Ma se lutti gli spazi vitali dei prigionieri (come gli spazi per le docce, i bagni, le stanze con la televisione, lo spazio per tenere gli effetti personali e le sale di studio sono ridotti o chiuse, come si può parlare, per noi, di "attività olimpiche?” Secondo me, quello di cui si dovrebbe parlare sono semplicemente i diritti umani.

Ho una domanda per lei, signor Rogge: lei sa, ogni volta che viene a Pechino e vede gli spettacoli festosi che vengono messi in scena apposta, che a una decina di chilometri di distanza vivono i prigionieri politici di Pechino, i quali stanno pagando un prezzo altissimo per il progresso della società e il miglioramento della nostra civiltà umana? Decine di migliaia di prigionieri a Pechino, ognuno di loro con in mano una ciotola piena a metà di verdure bollite, volgono il loro sguardo a lei, signor Rogge.
Mi dica, come la fa sentire, questo?

Infine, vorrei esprimerle la speranza che, in un momento in cui le sia conveniente, lei voglia venire, anche una volta sola, alla Prigione n. 2 di Pechino, per vedere quali sono le condizioni nelle quali vivono i prigionieri che sono rinchiusi qui dentro, e per prestare un po' di attenzione agli abusi dei diritti umani dei prigionieri - in modo da vedere se il suo cosiddetto "catalizzatore" ha davvero avuto un qualsivoglia effetto. Non chiediamo una trasformazione totale nelle condizioni dei nostri diritti umani. Stiamo chiedendo solo che vi siano dei cambiamenti di base, anche piccoli.
Nel frattempo, le auguro di essere in buona salute!

He Depu - prigioniero politico di Pechino - 28 aprile 2008, Blocco 17, Prigione n. 2
(ha collaborato Ilaria Maria Sala)

Articolo tratto dal quotidiano "Il Riformista"
Immagine tratta da www.img.stern.de

p.s: grazie amore mio per avermi aiutato nel fare il post

giovedì 7 agosto 2008

una gara tra ragazzi



il pomeriggio era caldo, un bel martedi' di inizio agosto, precisamente il giorno 5, ore 16:00, partenza da firenze direzione castelnuovo berardenga, la tensione era notevole nello sguardo di riccardo e mocerino, detto mocio, che dovevano portare la truppa al kartodromo dove ci saremmo sfogati in pista.

la formazione in partenza da firenze era la seguente:

auto 1- mocerino, ale, markino

auto 2- roberto, riccardo, michele

a poggibonsi prendiamo anche toni e suo cugino marco ceccherini,

ci raggiungono sul luogo della gara stefano, leonardo e amici di markino, alessio e gabriele


dopo una breve introduzione del circuito rompiamo gli indugi assaggiando per 15 minuti il circuito con due brevi fuoripista sottolineati da mani nei capelli dell'organizzatore per il controsenso preso da mocerino seguito a ruota dal sottoscritto.

ripreso il giusto senso di marcia, anche gli altri ragazzi sono scesi in pista agguerriti come dalle attese e il miglior giro dei 15 giri previsti lo segna alessio (56'' 12), amico di markino e molto preparato per l'evento.

fanalino di coda michele che becca quasi 17 secondi dal primo!!!! (1' 13'' 08)

roberto, reduce dall'incidente quasi mortale dello scorso anno ad ampugnano, rompe la sua paura ma si piazza al 9° posto con un bel 1' 00''07

partiamo per la gara dopo 10 minuti di pausa con il box fornito di acqua e postazione per bicchiere segnate dal proprio numero di kart(professinale1!!)

lo schieramento di partenza e' ripreso dal risultato delle prove e subito alla partenza grande bagarre che prosegue con diversi testacoda e toccate al limite della lealta' sportiva.

risultato di gara 1: alessio, ale, stefano

serguono gli altri, roberto perde un a posizione e arriva 10°

dichiarazioni post gara e sfotto' vari portano a gara 2 dove sostanzialmente gli equilibri sono gli stessi tranne la volonta' di toni di prendere il kart di servizio e un violento fuori programma tra toni, leonardo e mocerino che ha dovuto abbandonare a lato il suo kart a seguito dei contatti con i rispettivi piloti.
praticamente la sua gara due risulta difficile da giudicare nonostante il suo impegno come sempre lodevole.
risultato di gara 2: ale, alessio, stefano

tutti i ragazzi hanno preso confidenza via via col circuito e sostanzialmente i tempi sono notevolmente migliorati tanto da arrivare a dire che roberto se avesse corso con il tempo migliore di gara 2 sarebbe partito quarto in griglia anziche' nono.

ok, comunque sia ci siamo divertiti, abbiamo fatto tante foto e dopo la doccia siamo rimasti a cena dove l'organizzazione ottima ci ha fornito cena con antipasto misto(crostini e cous cous) due primi(orecchiette alle zuchine e spaghetti al ragu'), un secondo(filetto brasato al vino rosso), patatine fritte una stupenda torta di mele oltre a susine dell'orto e caffe'.

grazie a chi ha reso possibile l'evento e alla prossima gara.

per maggiori informazioni visitate il sito
www.pistainternazionalesiena.com

mercoledì 6 agosto 2008

Gran Bretagna, vietato la birra in litri



una legge del 1988 obbliga la vendita di birra e sidro in pinte

Un ristoratore polacco deve cambiare i bicchieri o pagherà una multa da 2.500 euro

LONDRA - Un ristoratore polacco è stato multato a Doncaster, nel South Yorshire, perché vendeva la birra in litri e non in pinte. Nic Davison dovrà pagare una contravvenzione da 2 mila sterline (2.500 euro) e comparire in tribunale se non cambierà - entro un mese - i bicchieri del suo locale.

LITRI ILLEGALI - Una legge del 1988, Weights and Measures, sulle unità di misura vieta infatti la vendita di birra e sidro in litri. La legge permette invece ad altri generi alimentari di uniformarsi con il sistema metrico utilizzato in Europa. Davinson ha ora il supporto del Metric Martyrs Movement, un movimento di commercianti che ha combattuto molte battaglie per cambiare le libbre in chilogrammi, le pinte in litri, le miglia in chilometri. Se la legge fosse rispettata alla lettera, sottolinea il portavoce del movimento Neil Herron, la 'birra shandy' (con l'aggiunta di soda o limonata) conterebbe come 'soft drink', come la Coca Cola, e quindi andrebbe venduta in litri.

I BICCHIERI INCRIMINATI - Davinson e il suo partner commerciale Krystyna Ciuraj hanno aperto un ristorante a Doncaster lo scorso maggio. Nel loro menu c'è anche la birra Zywiec servita in bicchieri da 0,3 litri e 0,5 litri. In questi mesi, ha raccontato il ristoratore, i clienti non si sono mai lamentati. Solo il Trading Standards, l'organo governativo inglese che controlla che le misure inglesi vengano rispettate. «Non ha senso. Mi sembra una cosa ridicola. È la dimostrazione che la legge è stupida» si sfoga Davison su alcuni giornali britannici.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.frizzifrizzi.it

martedì 5 agosto 2008


Città del Messico. una ragazza sieropositiva inaugura la conferenza globale sull'Hiv
Keren, una dodicenne contro l'Aids
«Si può vincere questa battaglia»
L'appello: «Più attenzione e farmaci, meno pregiudizi»
L'impegno di curare tutti entro il 2010 resta lontano.


CITTÀ DEL MESSICO — L'applauso per lei è stato il più lungo. Più di quello per il Presidente del Messico Felipe Calderon, più di quello per il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Qualche respiro profondo prima di cominciare: «Noi ragazzi e ragazze sieropositivi stiamo crescendo e abbiamo tanti sogni. Molti di noi vorrebbero diventare artisti, medici, maestri. A me piacerebbe diventare una cantante».

«NON ABBANDONATE LA LOTTA» - Adesso sorride Keren Dunaway- Gonzales, dodici anni, honduregna, sieropositiva, capelli lunghi neri, un vestito a strisce bianche, blu e rosse, che alla inaugurazione della Conferenza mondiale sull'Aids a Città del Messico ha chiesto al mondo di non abbandonare la lotta alla malattia e di aiutare i giovani che l'hanno contratta a realizzare i loro desideri. Aveva cinque anni quando i suoi genitori le spiegavano, con qualche disegno colorato, che erano sieropositivi e che lo era anche lei, fin dalla nascita («Il virus è come una piccola palla con sopra tanti puntini che nuota dentro di me» lo descrive Karen). Oggi è una delle più giovani attiviste dell'America Latina: una rarità in una regione dove 55 mila persone sieropositive su due milioni sono sotto i 15 anni e dove pochi ragazzi hanno il coraggio di uscire allo scoperto per paura di essere rifiutati dai loro compagni. «Chiediamo l'attenzione di cui abbiamo bisogno — ha detto ancora Keren che dirige un giornale per giovani sieropositivi spedito ogni due mesi in tutto l'Honduras — e le medicine che ci servono per vivere». Impossibile non ricordare un altro protagonista di un'altra conferenza sull'Aids, otto anni fa a Durban: il piccolo Johnson Nkosi che, salendo sul palco allora, chiese di trattare i malati come esseri umani e divenne un simbolo commovente della lotta all'Aids. Lui è stato sfortunato: morì un anno dopo a 12 anni, ma viveva in un Paese, il Sudafrica, dove all'epoca la malattia era persino negata e il presidente Thabo Mbeki rifiutava l'offerta di medicine dall'industria farmaceutica.


MEDICINE SOLO PER UN BAMBINO SU TRE - Oggi la situazione sta migliorando. Una nuova generazione di ragazzi sieropositivi stanno diventando adulti, nonostante in America Latina soltanto un terzo dei bambini, a fronte del 60 per cento degli adulti, ricevano gli antiretrovirali. I pazienti sieropositivi hanno guadagnato 13 anni di vita, anche se sono soprattutto fra quelli che possono essere curati con i cocktail di nuovi farmaci. L'accesso alle terapie si sta ampliando (e il Presidente messicano ha annunciato la commercializzazione di farmaci generici prodotti anche da industrie che non hanno impianti nel Paese), ma in molte aree, soprattutto dell' Africa, soltanto un terzo delle persone viene curata con le medicine, nonostante l'impegno dell'Onu per fornire «cure a tutti entro il 2010».

DISCRIMINAZIONE - Rimangono un po' ovunque stigma e discriminazione: 67 Paesi in tutto il mondo (quasi la metà degli Stati membri dell'Onu) impongono forme di restrizione all'entrata di sieropositivi e 13 Paesi, compresi Stati Uniti e Cina, vietano anche brevi soggiorni turistici.
«Per molti lo stigma contro i sieropositivi rimane una grande sfida — ha detto Ban Ki-moon — Soltanto vincendo pregiudizi e discriminazione si potrà garantire un aiuto a tutti coloro che ne hanno bisogno ». E non solo: è indispensabile anche assicurare la massima informazione. «A quest'epoca della vita— ha detto ancora Keren — quando cominciamo a conoscere i nostri corpi e proviamo nuove emozioni è necessario contare su un'informazione corretta sulla sessualità e sulle trasformazioni che avvenendo dentro di noi». La sessualità è tabù in America Latina, ma Karen ha fatto cadere anche questo. E si merita davvero la standing ovation.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.elmanana.com

lunedì 4 agosto 2008


Fatale incidente per il pilota Craig Jones
Fatali le lesioni riportate nella caduta del Mondiale Supersport di Brands Hatch. Il britannico aveva 23 anni

BRANDS HATCH - È morto nella notte Craig Jones, il pilota della Parkalgar Honda vittima di un gravissimo incidente durante il nono round del Mondiale Supersport sul circuito di Brands Hatch, in Inghilterra. I medici del Royal Hospital di Londra, dove era stato ricoverato, hanno tentato invano di rianimarlo.

TERRIBILE CADUTA - Jones, che lo scorso anno aveva chiuso al quinto posto nel Mondiale Supersport, stava lottando per vincere la gara quando al 16esimo giro è caduto nei pressi della Clark Curve. Il pilota è stato investito prima dalla sua stessa moto e poi dalla ruota anteriore e dalla pedana dell'australiano Andrew Pitt, che non ha potuto evitare l'incidente. Due, tre colpi alla testa fatali. Jones ha immediatamente perso conoscenza. La gara è stata interrotta e il pilota è stato prima intubato in pista e poi trasportato subito in ospedale in elicottero. Per lui però, entrato in coma per una seria lesione cerebrale, non c'è stato niente da fare quando, nella notte, ha avuto una serie di crisi. Jones era nato il 16 gennaio del 1985 a Crewe, in Inghilterra, e aveva iniziato a correre da professionista nel 1999. Brands Hatch era proprio il suo circuito «di casa», il preferito.

http://www.youtube.com/watch?v=vkCxttkKW4A

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.images.gazzetta.it

domenica 3 agosto 2008



Fannulloni : Crollo del fenomeno in luglio: -40%
Assenteismo: pedinamenti e denunce record
Trenta lavoratori denunciati per truffa e peculato al Museo Baglio Anselmi di Marsala

ROMA - Ieri trenta dirigenti, istruttori tecnici e lavoratori socialmente utili sono finiti nel mirino delle Fiamme Gialle, che li ha denunciati per truffa e peculato. Se ne andavano dopo aver timbrato o non si presentavano affatto al lavoro nel Museo archeologico regionale «Baglio Anselmi» di Marsala. E proprio ieri il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha annunciato che la prossima settimana renderà noti dati che definisce «sorprendenti» sulla riduzione dell'assenteismo negli uffici pubblici, nel mese di luglio. In pratica una contrazione di ben oltre il 40 per cento.

Un crollo verticale, dopo il meno 10 per cento di maggio e il meno 20 per cento di giugno. Nemmeno un mese fa Brunetta aveva detto: «Staneremo gli assenteisti con la Guardia di Finanza. Quello che finora hanno denunciato i giornali e Striscia la notizia lo faremo noi». E così è stato a Marsala: appostamenti, pedinamenti, registrazioni con telecamere hanno documentato che i denunciati erano riusciti a eludere i sistemi di controllo duplicando i badge originali. In più, in soli quattro mesi, un gran traffico di telefonate «a sbafo» dal telefono di servizio (9mila dirette a 600 utenze dei dipendenti o dei loro familiari).

L'«effetto Brunetta» si dispiega dalle Alpi alle Piramidi (o quasi, sul canale di Sicilia). Fioccano le denunce, da parte di colleghi, da parte delle forze dell'ordine: la magistratura apre inchieste a raffica. E c'è persino un sito web (cittadinisoddisfatti.it) con una sezione dedicata alle segnalazioni del fenomeno. Qualche esempio. Dieci giorni fa, il 23 luglio, 27 dipendenti della provincia di Agrigento vengono denunciati dai Carabinieri. Il trucco usato era sempre quello dei cartellini elettronici duplicati, come a Marsala. Il 12 luglio, 70 denunce e addirittura 12 arresti scattano all'ospedale Santa Maria della Misericordia a Perugia, dopo la segnalazione di un militare dell'Arma. Alla Asl 1 di Napoli la caposala dell'ospedale Gesù e Maria denuncia alla magistratura l'assenteismo di un intero reparto, dal momento che il posto del primario era vacante. Il 10 luglio, alla Reggia di Caserta, l'Arma controlla a sorpresa le presenze dei 200 dipendenti. Quattro sono fuori senza permesso e vengono denunciati alla Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Il 18 luglio è la volta di 4 dipendenti dell'Inpdap e il 24 luglio la denuncia scatta per 6 dipendenti della Provincia. Ad Aosta, i pm indagano tre donne e un uomo scoperti in flagranza di reato dagli agenti della Questura, coinvolta anche la Digos. A Trani a 20 assenteisti del Comune e 18 fiancheggiatori vengono notificati gli avvisi di chiusura indagini da parte della Procura. Il 31 maggio i Carabinieri di Gioia Tauro hanno eseguito 3 ordinanze di custodia cautelare, del gip Palmi. Un arresto c'è stato anche l'altro ieri a Messina: un'infermiera del Policlinico si confezionava falsi certificati di malattia. Assenteismo in calo grazie all'effetto Brunetta? «Questo lo dice lui, che adesso si diverte a fare il novello Torquemada, ma quando era europarlamentare è stato tra i più assenteisti» dice Gianni Baratta, segretario confederale Cisl.

«Il merito non è mio» ribatte il ministro. «Il Paese si è svegliato, è finita la connivenza, è finita la tolleranza da parte di tutti: colleghi, dirigenti, organi di controllo, forze dell'ordine e magistratura. Sono veramente orgoglioso che il Paese abbia saputo reagire in così breve tempo, io ho solo capito che il tempo era maturo». Risultati così importanti permetteranno, secondo il ministro, di passare alla fase 2: «Non solo punire chi viola le regole, ma premiare chi lavora bene, premiare la qualità».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.repubblica.it

sabato 2 agosto 2008

Vacanza esotica in sala operatoria


Corsa nel "Terzo Mondo" per le cure low cost





























Madhan Balasubramanian, «assistant professor» all'Apollo Hospital Group di New Delhi, sembra il responsabile di un hotel a cinque stelle, più che uno stimato chirurgo toracico. Il suo intervento al «Geneva Health Forum» ha ben poco della classica presentazione medica e si colora dei toni iperbolici di una brochure pubblicitaria, quando indugia sulla descrizione dei servizi e dei costi dell'«Health City» di Hyderabad, una struttura futuristica poco distante dalla capitale, dove si concentrano, tra gli altri, un modernissimo Istituto per la cura dei Tumori, uno per le Malattie Cardiache, un Centro per Disfunzioni Renali, uno per la Chirurgia dell'Occhio e un altro per quella estetica. Seimila dollari per un'operazione al cuore, contro i 30 mila che sarebbero necessari per lo stesso intervento negli Stati Uniti; 69 mila dollari per un trapianto di fegato contro i «normali» 300 mila; 26 mila dollari per un trapianto di midollo spinale invece di 250 mila; 850 dollari per una rinoplastica che altrove ne varrebbe 4500. L'entusiasmo di mister Balasubramanian non è poi, a pensarci bene, così fuori luogo. Né i dati paiono smentirlo, se è vero che 500 mila pazienti arrivano in India ogni anno dai quattro angoli del globo per usufruire degli esclusivi ed economici trattamenti offerti. Gli inglesi tagliano così gli infiniti tempi d'attesa. Gli americani, che rappresentano il bacino più consistente per questo tipo di mercato, riducono a volte anche della metà il costo di operazioni spesso non coperte dall'assicurazione.

I canadesi sfuggono ad un sistema che non prevede la possibilità di rivolgersi al privato «locale» laddove il servizio sia contemplato dal sistema sanitario pubblico. Stesso ritornello per il Bumrungrad di Bangkok, tra i 10 migliori ospedali del mondo. Quasi 400 mila pazienti stranieri all'anno, provenienti da 189 Paesi, più di 600 medici formati in Europa e negli Stati Uniti (ma pagati il 65% in meno), un personale che è in grado di parlare 17 lingue. Senza dimenticare la certificazione della «Joint Commission International», che è la principale agenzia di accreditamento ospedaliero esistente, a garanzia dell'affidabilità della struttura. Boom inarrestabile In gergo, questo via vai di pazienti ed ospedali viene definito «turismo medico». Il fenomeno non è recente: nel 1997 Singapore, una delle mete tuttora in cima alla lista delle preferenze e al sesto posto nella classifica dell'OMS per qualità dei servizi sanitari, stimava già in 370 mila i turisti che ogni anno si recavano nel Paese per ragioni mediche. Eppure, su scala globale e in un'ottica di lungo periodo, l'inversione di tendenza è palese. Se in passato erano i (pochi) ricchi dei Paesi poveri a muoversi nel «Primo Mondo» alla ricerca di cure appropriate, adesso sono i (molti) poveri dei Paesi ricchi a recarsi nel «Terzo Mondo» per farsi operare a basso costo. A fronte di sistemi sanitari sull'orlo del collasso, il turismo medico - di cui quello estetico o procreativo non sono che specifiche declinazioni - negli ultimi tempi sta esplodendo. Il giro di affari complessivo è calcolato intorno ai 60 miliardi di dollari (era di 40 miliardi nel 2004) e la McKinsey & Company prevede che salirà a 100 miliardi entro il 2012 (di cui 2,3 miliardi solo in India). Nomadismo sanitario Quali le destinazioni più accreditate? Nel 2005, secondo un rapporto dell'ECOSOC, l'India, la Malesia, Singapore e la Thailandia hanno attirato oltre 2 milioni e mezzo di pazienti. Panama, Brasile, Costa Rica, Colombia, Tunisia e Sud Africa sono la mecca della chirurgia plastica e ricostruttiva e degli interventi per la perdita di peso e, ad eccezione dell'ultimo, consentono un notevole risparmio sul prezzo del volo. Ma l’avanguardia è rappresentata dall'Est Europeo, in particolare Ungheria, Polonia e Bulgaria, dove si riversano soprattutto i pazienti bisognosi di cure odontoiatriche: 25 mila inglesi, nel 2007, sono volati oltrecortina per capsule, corone e impianti che in patria avrebbero facilmente richiesto lunghi piani di ammortamento (un trattamento da 1800 sterline costa a Budapest solo 400). E un austriaco su tre preferisce un dentista ungherese. Società intermediarie, come le americane Medretreat, PlanetHospital o Medical Tours International, aiutano il paziente a scegliere da un menu che comprende quasi 200 procedure mediche in 15 Paesi, si occupano degli accertamenti (valutando la salute del cliente, le ore di viaggio, la qualità dell'assistenza) e agiscono come tour operator.

Talvolta, come nel caso di tre agenzie sudafricane - Afrisurge, Mediscapes e Surgeon and safari - offrono, oltre all'intervento, una settimana di relax in un parco naturale o sulla spiaggia. E' dunque tutto oro quel che luccica? Il low cost sanitario decongestiona, certo, i Paesi «emissari» dall'eccedenza di domanda, e arricchisce, inevitabilmente, gli «immissari», riducendo, tra l'altro, la fuga di manodopera qualificata. Resta tuttavia un enorme limite: gli Eldorado del bisturi sono cattedrali per lo più inaccessibili alla popolazione locale. Il muro che il sistema sanitario globale ha abbattuto tra le frontiere si ricrea, insomma, internamente. Più spesso e pericoloso che mai.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.comune.noventa-vicentina.vi.it

venerdì 1 agosto 2008


Italia: estirpazione (con premio) per 58 mila ettari. Zone di pregio a rischio
Troppi vigneti, via alla distruzione
In vigore dal 1° agosto il regolamento Ue: un miliardo di euro di incentivi per eliminare le coltivazioni

Il consumo di vino in Europa sta diminuendo. In Italia si è passati dai 60 litri annui pro capite del 1996 ai 47 attuali. I vitigni, invece, abbondano. La produzione supera la richiesta del mercato interno e nemmeno l'export basta ad assorbire le eccedenze. Insomma, di vino ce n'è troppo. L'Unione europea ha deciso di ristabilire l'equilibrio tra domanda e offerta e aumentare la competitività dei produttori, riformando l'organizzazione comune del mercato, la cosiddetta Ocm vino. La riforma entra in vigore il 1° agosto. E prevede generosi finanziamenti per chi vorrà estirpare: oltre un miliardo di euro di premi che Bruxelles ha complessivamente stanziato per eliminare 175 mila ettari di vigneti nel triennio 2009-2011. Per l'Italia il plafond è di 58.435 ettari, con un tetto del 10% per ogni singola regione.

Non è la prima volta che Bruxelles dà incentivi all'estirpazione, ma è la prima volta che obbliga gli Stati membri a predisporre le misure. Costretti a eliminare parte del nostro patrimonio viti-vinicolo? «No - spiega Ottavio Caggiano, direttore di Federvini - per gli agricoltori l'estirpazione è del tutto volontaria. Nessuno è obbligato a farlo». Ma c'è da aspettarsi che i proprietari di vitigni non redditizi aderiranno. Esistono aree d'Italia in cui la vite non è affatto remunerativa e non c'è mercato per cedere i diritti. In pratica, i viticoltori ci rimettono. «Riteniamo che le richieste arriveranno dalle regioni che hanno la superficie coltivata a vite maggiore, come Veneto, Piemonte, Abruzzo, Sicilia e Puglia», fa sapere la Coldiretti. Ma estirpare è un bene? «Dipende - dice Renzo Cotarella, enologo e amministratore delegato di Antinori -. Se si riducono vitigni di basso potenziale qualitativo sì, ma bisogna comunque fare attenzione e non ridurre la questione a un mero fatto economico. La vite ha anche altre ragioni di carattere paesaggistico e di gestione del territorio dal punto di vista idraulico. Se i terreni franano non è solo colpa del cambiamento climatico, ma anche perché si abbandonano le coltivazioni delle colline». A dover stare attente sono le Regioni, che hanno la competenza per escludere un terreno dall'estirpazione. E qui si sono scatenate le polemiche.

Troppo stretti i tempi per stilare l'elenco dei vigneti di particolare pregio. Il regolamento comunitario è stato pubblicato soltanto il 30 giugno, il decreto del ministero delle Politiche agricole è del 23 luglio. L'elenco delle aree non estirpabili doveva essere inviato all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) entro ieri. Il termine per mandare la documentazione a Bruxelles scade oggi. Le Regioni che hanno presentato l'elenco - fa sapere l'Agea - sono sei: Abruzzo, Campania, Lombardia, Sicilia, Provincia autonoma di Trento e la Calabria. La Valle d'Aosta ha deciso che non consentirà estirpazioni. Nelle altre regioni i viticoltori più in difficoltà potrebbero sacrificare i vitigni storici terrazzati, in pendenza e di montagna che sono poco redditizi proprio perché di difficile coltivazione. Per il presidente del movimento «Città del vino» Valentino Valentini «le grandi regioni vitivinicole hanno dimostrato una scarsa conoscenza dei propri territori. Bastava poco per mettere al riparo aree di alto pregio». Che Valentini ricorda: i terroir delle isole Giglio ed Elba, dei Colli Apuani e della Val d'Orcia in Toscana; l'area del Soave Superiore e quella del Cartizze a Valdobbiadene, le colline terrazzate di San Pietro di Feletto in Veneto; la zona di confine con la Slovenia del Collio e dei Colli Orientali in Friuli-Venezia Giulia; la Val di Susa e il Canavese in Piemonte; i «vigneti delle sabbie» del Ferrarese in Emilia Romagna e le aree vitate del Parco dei Colli Romani nel Lazio. Il rischio è che si perdano vitigni autoctoni. O che succeda come in Francia, dove nella regione Languedoc-Roussillon la crisi della viticoltura locale e i vari piani nazionali di incentivi all'estirpazione hanno modificato la geografia agricola. Negli ultimi 20 anni sono stati estirpati 220 mila ettari coltivati e ne sono rimasti soltanto 280 mila. La scomparsa di quasi la metà delle viti ha, come ha descritto il Nouvel Observateur, «sfigurato» il paesaggio: le viti sono state sostituite soltanto in parte da altre coltivazioni di frutta e alcuni terreni non sono più stati coltivati. Intere colline sono state denudate.

Ora tocca ai viticoltori decidere. La domanda per accedere ai premi per l'estirpazione deve essere presentata a Bruxelles entro il 15 settembre 2008. Ma sulla Penisola, dicono gli addetti ai lavori, non ci saranno «estirpazioni selvagge». «Non penso che ci sarà questo problema - dice Riccardo Ricci Curbastro, presidente di FederDoc -. Da noi espianterà chi in questi anni non è riuscito a vendere il vino e si è rivolto alla distillazione, ma non chi produce uva e vino di qualità». Dello stesso parere anche il direttore di Federvini: «Le Regioni sanno da tempo quali sono i vitigni di pregio - dice Caggiano - e sanno come convincere le persone che vogliono estirpare a restare». I finanziamenti servono a questo. E Bruxelles non ha lesinato. In arrivo per il settore c'è un altro miliardo di euro suddiviso in cinque anni tutto per l'Italia e destinato al piano nazionale risorse vino.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www2.regione.veneto.it

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