MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

giovedì 31 luglio 2008


Mediaset cita YouTube e Google: 500 milioni
di euro per i video diffusi illecitamente

MILANO (30 luglio) - Se sul motore di ricerca di Youtube si inseriscono le keywords "amici de filippi" escono fuori oltre 27mila risultati. Provando con "grande fratello" i video sono quasi 5mila. Con "cesaroni" quasi 3mila. Mediaset, colpita dal file-sharing, non ci sta e dichiara guerra a Youtube e Google. E lo fa a pochi giorni da un'altra causa eccellente intentata contro il colosso dei video condivisi, quella della cantante Avril Lavigne che ha reclamato 2 miloni di dollari per i diritti sul filmato musicale "Girlfriend" (il video) che ha segnato il record di clic nella storia di Youtube: 93 milioni.

I motivi della citazione. «Illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del Gruppo». Con queste motivazioni l'azienda ha depositato presso il tribunale Civile di Roma un atto di citazione contro YouTube e Google, il colosso di Mountain Views che ha comprato il portale per 1,65 miliardi di dollari.

La richiesta di risarcimento. Per il danno emergente si richiedono almeno 500 milioni di euro. Ma non è tutto. Perché alla cifra, fa sapere Mediaset, vanno aggiunte «le perdite subite per la mancata vendita di spazi pubblicitari sui programmi illecitamente diffusi in rete». E il calcolo è facile da fare. Secondo quanto riferito da Mediaset «alla data del 10 giugno 2008, dalla rilevazione a campione effettuata da Mediaset sono stati infatti individuati sul sito YouTube almeno 4.643 filmati di nostra proprietà, pari a oltre 325 ore di materiale emesso senza possedere i diritti».

«Perse 315.672 giornate». «Alla luce dei contatti rilevati e vista la quantità dei documenti presenti illecitamente sul sito - prosegue la nota - è possibile stabilire che le tre reti televisive italiane del Gruppo abbiano perduto ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori».

Colossi Tv contro Youtube. Già in passato altri colossi dell'intrattenimento avevano fatto causa a Youtube. Viacom ha vinto la causa per 1 miliardo di dollari per violazione di copyright e in Inghilterra la Premier League, la Lega nazionale di calcio di Sua Maestà.

articolo tratto da www.ilmessaggero.it
immagine tratta da www.finanzalive.com

mercoledì 30 luglio 2008


"L'assegnazione della casa
deve sempre tutelare i figli"

Svolta in una sentenza della Consulta: chi si risposa ora non perderà più automaticamente il diritto all'alloggio
ROMA
Se i genitori si separano, e uno dei due convive, o si è già risposato, l’assegnazione della casa coniugale deve tenere conto della tutela dei figli. La svolta arriva da una sentenza della Corte Costituzionale: «L’assegnazione della casa coniugale non viene meno di diritto al verificarsi degli eventi di cui si tratta (instaurazione di una convivenza di fatto, nuovo matrimonio), mala decadenza dalla stessa deve essere subordinata ad un giudizio di conformità all’interesse del minore». Poche righe che ribaltano la situazione che si è creata fino ad oggi. Chi si risposa, o convive dopo la separazione, infatti, per la maggioranza dei giudici, perde il diritto all’alloggio. La Consulta ha accolto la tesi dei tribunali di Firenze e Ragusa e della Corte d’appello di Bologna, risolvendo uno dei punti più controversi della “Legge 54”, che regola i casi di affido. Sarebbe infatti incostituzionale- scrive la Corte Costituzionale- l'interpretazione letterale dell'art. 155 quater del codice civile da parte dei giudici italiani perché «non coerente con i fini di tutela della prole, per i quali l’istituto è sorto».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.issirfa.cnr.it

martedì 29 luglio 2008

Ryanair, utili in picchiata: la crisi del low cost


Michael O'Leary annuncia le misure anti-crisi: «Abbasseremo del 5 per cento il costo dei biglietti»

Profitti giù dell'85% e tonfo del titolo in Borsa. Le società pagano gli effetti del caro-petrolio

MILANO — Una giornata da dimenticare per Ryanair, che lunedì in un colpo solo ha affrontato una trimestrale dai record negativi, un conseguente tonfo in Borsa e una multa da 54 mila euro per pubblicità ingannevole. Sui conti, le spie d'allarme erano state lanciate già qualche tempo fa, quando la compagnia guidata dall'eclettico Michael O'Leary aveva «congelato » premi e paghe di 46 senior manager. Lunedì Ryanair ha chiuso il trimestre (aprile- giugno) con l'utile in calo dell'85% a 21 milioni di euro e un crollo in Borsa (-22%) che ha condizionato tutti i titoli del settore. Il caro petrolio costa tanto alla low cost irlandese (+93% rispetto al 2007) che rischia di chiudere l'anno 2008/2009 con una perdita pari a 60 milioni di euro.

In «rosso», circostanza mai verificatasi da quando il titolo è approdato alla Borsa di Londra nel 1997. I 21 milioni di euro di utile contro i 138,9 dello scorso anno, sono un bel peso per il vettore low cost, che ieri ha fatto sapere che «ormai il combustibile rappresenta la metà delle spese affrontate dalla compagnia (contro il 36% di un anno fa)». Una crisi generalizzata che non ha saputo evitare nemmeno una delle più famose low cost. «Le condizioni di mercato sono state difficili nel secondo trimestre — ha commentato Michael O`Leary — per l'assenza della Pasqua nel suddetto periodo e l'impatto degli alti costi del petrolio.

Il prezzo del greggio è quasi raddoppiato dai 61 ai 117 dollari al barile e le previsioni per il resto dell'anno con l'emergere della recessione economica in Gran Bretagna e Irlanda dipenderanno dai prezzi del carburante a cui noi risponderemo con una politica di prezzo aggressiva». E infatti, come nel suo stile, l'amministratore delegato della compagnia ha subito cercato di aggiustare il tiro annunciando «contro la crisi finanziaria internazionale un taglio medio del 5% nel costo dei suoi biglietti» promettendo in futuro «abbondanza di prezzi stracciati».

Solo poco dopo è arrivata dall'Antitrust la condanna a pagare una multa di 54.100 euro per pubblicità ingannevole. Quale? Per i collegamenti da Roma, Pisa, Milano e Venezia «a partire da 10 euro, solo andata, tasse incluse » dell'aprile 2007, in cui la compagnia non aveva specificato i costi aggiuntivi relativi al pagamento con carta di credito. L'Authority ha specificato che in questo modo il prezzo finale «poteva risultare sensibilmente diverso da quello prospettato in pubblicità».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.livefromsweden.files.wordpress.com

lunedì 28 luglio 2008



Gli inceneritori producono nanoparticelle. Le nanoparticelle entrano nell'organismo e producono tumori. La raccolta differenziata produce invece ricchezza e non avvelena l'ambiente. I bambini sono i più esposti alle malattie. Perchè in Italia si continuano a progettare, costruire, spacciare inceneritori invece di promuovere la raccolta differenziata? Chi ci guadagna? Chi sono gli spacciatori di morte? Chi sono i nuovi Erode?

"Gentile Beppe Grillo,
vorremmo invitare Lei e tutti i suoi lettori ad un attimo di riflessione su questa frase: “la deliberata spietatezza con la quale la popolazione operaia è stata usata per aumentare la produzione di beni di consumo e dei profitti che ne derivano si è ora estesa su tutta la popolazione del pianeta, coinvolgendone la componente più fragile che sono i bambini, sia con l’esposizione diretta alla pletora di cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche presenti nell'acqua, aria, suolo, cibo, sia con le conseguenze della sistematica e accanita distruzione del nostro habitat”.
Queste parole, che concludono un articolo sui rischi attribuibili ad agenti chimici scritto dal professor Lorenzo Tomatis nel 1987, ci sono tornate alla mente come una lucida profezia davanti agli ultimi, recentissimi dati sull’incidenza di cancro nell’infanzia in Italia pubblicati dall’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM: I tumori infantili Rapporto 2008).
Se già i dati pubblicati da Lancet nel 2004, che mostravano un incremento dell’ 1.1% dei tumori infantili negli ultimi 30 anni in Europa, apparivano preoccupanti, quelli che riguardano il nostro paese, riferiti agli anni 1998-2002 ci lasciano sgomenti. I tassi di incidenza per tutti i tumori nel loro complesso sono mediamente aumentati del 2% all’anno, passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di bambini) nel periodo 1988-92 a ben 176 nuovi malati nel periodo 1998-2002. Ciò significa che in media, nell’ultimo quinquennio, in ogni milione di bambini in Italia ci sono stati 30 nuovi casi in più. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare tra i bambini sotto l’anno di età l’incremento è addirittura del 3.2% annuo.
Tali tassi di incidenza in Italia sono nettamente più elevati di quelli riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia (138 casi 1990-98), Svizzera (141 casi 1995-2004). Il cambiamento percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in Europa sia per tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’ 1.6% vs un + 0.6% e così via.
Tutto questo mentre si vanno accumulando ricerche che mostrano con sempre maggiore evidenza come sia cruciale il momento dello sviluppo fetale non solo per il rischio di cancro, ma per condizionare quello che sarà lo stato di salute complessivo nella vita adulta.
Come interpretare questi dati e che insegnamento trarne?
Personalmente non ne siamo affatto stupiti e ci saremmo meravigliati del contrario: i tumori nell’ infanzia e gli incidenti sul lavoro, di cui ogni giorno le cronache ci parlano, unitamente alle malattie professionali, ampiamente sottostimate in Italia, sono due facce di una stessa medaglia, ovvero le logiche, inevitabili conseguenze di uno “sviluppo” industriale per gran parte dissennato, radicatosi in un sistema di corruzione e malaffare generalizzato che affligge ormai cronicamente il nostro paese.
Potremmo, sintetizzando, affermare che lo stato di salute di una popolazione è inversamente proporzionale al livello di corruzione e quanto più questo è elevato tanto più le conseguenze si riversano sulle sue componenti più fragili, in primis l’infanzia, come Tomatis già oltre 20 anni fa anticipava.
Le sostanze tossiche e nocive non sono meno pericolose una volta uscite dalle fabbriche o dai luoghi di produzione e la ricerca esasperata del profitto e dello sviluppo industriale – a scapito della qualità di vita -, non può che avere queste tragiche conseguenze."
Dott. Michelangiolo Bolognini Igenista - Pistoia
Dott,ssa Maria Concetta Di Giacomo Medico di Medicina Generale - Padova
Dott. Gianluca Garetti Medico di Medicina Generale - Firenze
Dott. Valerio Gennaro Oncologo-Epidemiologo - Genova
Dott.ssa Patrizia Gentilini Oncologo – Ematologo - Forlì
Dott. Giovanni Ghirga Pediatra - Civitavecchia
Dott. Stefano Gotti Chirurgo - Forlì
Dott. Manrico Guerra Medico di Medicina Generale - Parma
Dott. Ferdinando Laghi Ematologo - Castrovillari
Dott. Antonio Martella Oncologo - Tossicologo Napoli
Dott. Vincenzo Migaleddu Radiologo - Sassari
Dott. Giuseppe Miserotti Medico Medicina Generale - Piacenza
Dott. Ruggero Ridolfi Oncologo-Endocrinologo - Forlì
Dott. Giuseppe Timoncini Pediatra - Forlì
Dott. Roberto Topino Medico del Lavoro - Torino
Dott. Giovanni Vantaggi Medico di Medicina Generale -Gubbio


articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.agoramagazine.it

domenica 27 luglio 2008


Il candidato democratico fa sognare la folla radunata a Berlino
E ai microfoni di Sky Tg 24 dice: "Verrò presto in Italia"
Obama: "Abbattere tutti i Muri
che dividono popoli e razze"
Il discorso davanti a oltre 100 mila persone entusiaste
Grande enfasi sulla collaborazione tra Usa e Unione europea


BERLINO - Barack Obama verrà presto in Italia: "La amo, un Paese meraviglioso, prometto che verrò appena possibile", dice il candidato democratico ai microfoni fi Sky Tg 24. Proprio nel giorno in cui, da Berlino, pronuncia un trionfale discorso davanti alla Colonna della Vittoria, applaudito da oltre centomila tedeschi entusiasti: "L'America non può isolarsi, l'Europa neanche. E' arrivato il momento di costruire nuovi ponti, di abbattere i Muri che dividono popoli e razze".

"Vogliamo una Unione europea forte - sostiene il senatore dell'Illinois - l'Europa è il migliore partner degli Usa". E allora, prosegue, "insieme bisogna unirci per salvare il pianeta". Abbattendo tutte le diversità: tra neri e bianchi, tra musulmani e ebrei, tra ricchi e poveri. "Usa e Europa dovranno fare di più per questo - aggiunge - non vi parlo da candidato americano - ha aggiunto - ma da cittadino del mondo. Non assomiglio agli americani che hanno parlato qui prima di me, la mia storia personale è diversa, una storia americana. Il padre di mio padre era un servo degli inglesi, un cuoco".

"Ringrazio la Merkel e il ministro degli Esteri Steinmeier per il benvenuto che mi hanno dato - dice ancota Obama - ma ringrazio soprattutto Berlino. Questa città come molte altre conosce il sogno della Libertà". E ancora: "Persone del mondo guardate Berlino, dove il Muro è caduto e dove la storia ha provato che non c'è una sfida che non si può combattere per il mondo unito".

Tra i suoi passaggi più politici, da segnalare quelli sull'Iran ("deve abbandonare le sue ambizioni nucleari militari") e sull'Afghanistan: "L'America non può farlo da sola, il popolo afghano ha bisogno delle nostre truppe e delle vostre truppe (europee, ndr)".

In definitiva, per Obama, un grande successo. In questo tour europeo che prosegue a Parigi, e che segue le trasferte in Afghanistan e in Israel. E con la capitale tedesca caduta in piena obamamania. E se nel 1963 John Kennedy è passato alla storia per la celebre frase "Ich bin ein berliner", oggi l'aspirante presidente ha conquistato tutti con un semplice "I love Berlin".

La frase è stata pronunciata al termine dei suoi colloqui con il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier. Dopo gli incontri con le autorità, tra cui questa mattina il ricevimento in Cancelleria del capo di governo tedesco Angela Merkel, Obama ha fatto una scappata all'hotel di lusso Ritz Carlton, per fare un'oretta di fitness. Poi, il bagno di folla, con circa 100 mila persone pronte a seguire il suo discorso alla Siegessaeule, la Volonna della vittoria, che sorge al centro del Tiergarten.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.illinoischannel.org

sabato 26 luglio 2008


Vi consiglio di non leggere il libro: "Morti Bianche". E’ un libro pericoloso. Le testimonianze dei famigliari delle vittime sul lavoro, assassinati sul lavoro, sono così sconvolgenti che dopo non sarete più gli stessi. Dopo, se il vostro padre, figlio, fratello. Se la vostra madre, figlia, sorella si recheranno al lavoro conterete le ore che vi separano dal loro ritorno. Forse, vi verrà spontaneo chiedergli di accompagnarli, per proteggerli.
Quando una persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore, l’aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno, cinquantamila invalidi ogni anno. Migliaia di famiglie sul lastrico, vedove con figli piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle questuanti. Liquidate con qualche migliaio di euro.
Non siamo nel Medio Evo, siamo nel Nuovo Evo Italiano. In un punto del tempo e dello spazio dove se un rumeno stupra una donna il Paese si indigna, ma se muoiono cinque operai al massimo, e comunque per poche ore, il Paese si rattrista. Una lacrima scende dal Palco delle Autorità. Il nostro Evo Moderno non nasce dal nulla, ha un’origine chiara, solare: il lucro. La morte di un uomo è un rischio di impresa. Quanto costa mettere in sicurezza un impianto, la formazione per i propri dipendenti, le attrezzature per la loro incolumità? Molto di più, enormemente di più, dell’eventuale risarcimento per la morte di una persona. Le aziende lo sanno, lo mettono in conto. Può succedere. In quel caso, sfortunato, si paga il minimo necessario. Gli studi legali della società contro l’avvocato della vedova o della madre. Dovrebbe essere lo Stato a tutelare legalmente le famiglie dei caduti. Se la morte di un dipendente costasse alle aziende più degli investimenti in sicurezza, non morirebbe quasi nessuno. E’ l’economia della morte. Se vale poco, si può rischiare. E’ il prezzo della vita, che vale meno della produzione. Il trionfo dell’autoregolazione del mercato. La mancanza di regole. La classifica del sangue. Un militare ferito in Afghanistan merita la prima pagina del giornale. Tre morti sul lavoro un riquadro in quindicesima pagina.
La legge Maroni (fatta quando lui era ministro del Lavoro),detta 30, detta Biagi ha una grande responsabilità nelle morti bianche. Un precario è un candidato naturale a morire sul lavoro. I motivi sono due. Il primo è che non può lamentarsi per le condizioni in cui si trova, sarebbe subito licenziato. Un sopravvissuto al rogo della Thyssen Krupp ha dichiarato che gli estintori erano vuoti, i turni massacranti, ma non si poteva dire se si voleva conservare il proprio lavoro. Chi ha una famiglia pensa ai figli, china la testa e spera che non tocchi a lui. Il secondo motivo è che un precario non ha tempo per essere istruito, formato. E’ assunto per pochi mesi o anche per qualche settimana. Non è economico investire su qualcuno che è di passaggio.Molte morti bianche avvengono nei primi giorni di lavoro, tra i precari, tra gli extracomunitari assunti in sub-sub-appalto al cui vertice della catena ci sono le amministrazioni pubbliche.
“Morti Bianche” è il seguito di “Schiavi Moderni”, un libro che descriveva lo sfruttamento totale delle persone, ma le lasciava in vita. “Schiavi Moderni” era, a suo modo, un libro ottimista. La sera, con pochi euro, senza pensione, senza un’idea del futuro, si tornava comunque a casa con le proprie gambe. Forse anche “Morti Bianche” è un libro ottimista. Il proprietario della Umbria Olii, dove sono morte quattro persone sul lavoro in un’esplosione, ha citato le loro famiglie per 35 milioni di euro per i danni causati allo stabilimento. E’ la nuova via del capitalismo italiano, assistito dallo Stato e supportato dai sindacati. I dipendenti li sfrutti, li uccidi e chiedi il risarcimento. Del lavoratore, come del maiale, non si butta via niente.

Ordina il libro "Morti Bianche" a prezzo libero.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta www.democratica-mente.it

venerdì 25 luglio 2008


Sanità, cala la scure
sulle prestazioni gratuite

Con 305 sì e 265 no la Camera approva la manovra triennale da 35 miliardi che ora passa al Senato. Il testo non è ancora arrivato a destinazione e il governo ha già pronta una modifica voluta dal Quirinale sulla norma che avrebbe permesso ai ministeri di spostare risorse all’interno dei propri bilanci senza riferire al Parlamento. La maggioranza avrebbe voluto farlo già ieri, prima del voto finale, insieme ad altri ritocchi. Ma il presidente Fini ha voluto rispettare alla lettera il regolamento. E così la manovra dovrà comunque passare di nuovo dalla Camera in agosto per il via libera definitivo. Altre modifiche sostanziali non dovrebbero arrivarne: Giulio Tremonti si è fatto promettere dalla maggioranza e dai colleghi ministri di non fare più richieste prima del via libera al decreto. Se ce ne sarà bisogno - ieri il capogruppo Pdl alla Camera Cicchitto citava il caso di eventuali nuovi fondi per la sicurezza - «se ne parlerà in autunno nelle tabelle della Finanziaria». E’ probabile che per allora il governo concederà qualcosa in più anche per altri settori colpiti dai tagli: ieri la conferenza dei Rettori ha ribadito il suo no al taglio al fondo ordinario per l’Università: «Se non sarà rimpinguato le conseguenze sugli atenei saranno dirompenti». Stessa cosa per il sindacato dei medici e dei veterinari pubblici, per i quali con questi tagli sarebbero a rischio «120mila interventi chirurgici al giorno».

Intanto scoppia il caso dei Lea, i «livelli essenziali di assistenza» per la sanità. Il governo ha infatti revocato il provvedimento del governo Prodi che stabiliva la lista delle cure gratuite da garantire in ogni Regione: dal vaccino contro il tumore all’utero al parto indolore fino all’assistenza per i malati di Alzheimer. Una decisione che ha scatenato la protesta dell’ex ministro Livia Turco, della senatrice Pd Donatella Poretti e di molte associazioni per i diritti del malato. Se non si troveranno le risorse, sono a rischio decine di prestazioni. «Abbiamo dovuto revocarlo perché era senza copertura e mancava il bollino della Ragioneria», spiega il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio. Il ministro Sacconi attacca il governo Prodi ma rassicura sul rapido ripristino della lista: «Una manovra preelettorale senza copertura da 800 milioni. Stiamo comunque lavorando per rielencare le cure sulla base delle risorse a disposizione». Un’altra possibile modifica è per la riforma dei servizi pubblici locali: in una segnalazione al Parlamento l’Autorità Antitrust l’ha definita «un tentativo positivo suscettibile di miglioramento» ed ha chiesto che vengano trovati nuovi fondi per permetterle di vigilare sul rispetto della concorrenza negli ottomila comuni italiani. An coglie la palla al balzo per ribadire il suo no al testo voluto dalla Lega: «L’Antitrust ammette che si tratta di un’anatra zoppa. Chiediamo lo stralcio al Senato».

Oltre al sì alla manovra ieri Tremonti ha ottenuto anche un giudizio non ostile del Fondo monetario alla Robin Tax: il portavoce del Fondo David Hawley l’ha definita «in linea di principio un’idea non buona perché scoraggia gli investitori» ma ha aggiunto che «nei Paesi in cui è stata applicata hanno avuto buoni risultati: dipende dai dettagli, che noi ancora non conosciamo». L’importante è che «le misure siano semplici, non retroattive e da applicarsi solo ai ritorni straordinari».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.fpcgil.it

giovedì 24 luglio 2008


E' la recessione
la vera tomba del matrimonio

Unioni spezzate dal peso di rate e mutui. E c’è chi non divorzia perché costa troppo

Tempi durissimi per i romantici, per chi continua a ripetere, prima di tutto a se stesso, che i soldi con l’amore non c’entrano niente, per chi è convinto che la passione non sia come un ticket di un parcheggio a tempo. E che dirsi «per sempre» ha veramente quel significato. Due cuori e una capanna spazzati via dalle verifiche statistiche e sociologiche che vedono l’istituzione «matrimonio» travolta dal cambiamento della società ma anche dalla crisi economica delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Che scoppiano causa austerity o che invece si costringono a rimanere insieme per non dover sopportare una moltiplicazione delle spese fisse. Due facce della stessa medaglia, un unico potente detonatore.

Chi decide di rimanere insieme nonostante la passione sia stata rottamata da tempo lo fa cercando di trasformare quello che un tempo era un matrimonio in una coabitazione tra parenti. E per buonanotte un candido bacio sulla guancia. Altro che Sex and the city. Un azzeramento del desiderio che riguarda 40 coppie su 100 secondo una ricerca di Mente & Cervello. Tante le cause: noia, indigestione da libertà sessuale, seccature quotidiane, troppa televisione. Un fenomeno non solo italiano visto che dall'ultimo congresso della Federazione europea di Sessuologia emerge come il calo del desiderio si sia triplicato in dieci anni. Spesso è lui a dire «ho mal di testa», annientato dal cambiamento del genere femminile. Ma questa è ancora un’altra storia.

A guadagnarci gli avvocati che vedono sempre più clienti alla loro porta, magari anche per una consulenza e per la fatidica domanda: «Posso permettermi di divorziare?». Se la risposta è «sì» allora meglio farlo con meno sperpero di risorse possibile e scegliere un addio consensuale che lima parecchio la parcella del professionista scelto per accompagnare il cliente dalla vita di coppia a quella da single di ritorno. E l’Istat evidenzia, in una sua ultima ricerca sull’instabilità coniugale, proprio l’aumento dei procedimenti di separazione legale o divorzio consensuali, rispettivamente nell'85,5 e nel 77,6 per cento dei casi.

E anche il fatto che su dieci separazioni quattro non proseguono verso il divorzio (senza che ciò porti ad una ricomposizione dell’unione coniugale) è da collegare alla necessità di fare economia e di non riuscire a sopportare cambiamenti anche minimi nel precario assetto economico raggiunto con la separazione.

Statistiche, ma anche storie che raccontano la fine dell’amore in tempo di crisi. C’è la storia del poliziotto che non arriva a 1200 euro al mese e che vede andare in pezzi il suo matrimonio per le difficoltà economiche impossibili da affrontare, ma anche la storia del manager travolto dalla falcidia di colletti bianchi in atto nelle aziende. Ed è la moglie, ormai ex, a raccontare come sia difficile superare con il cuore un cambiamento radicale di stile di vita.

Lei ha visto precipitare la sua vita tranquilla quando il marito, manager di un’importante azienda di telecomunicazioni, si è trovato a nemmeno cinquant’anni senza lavoro. «Era dirigente ed è stato costretto a prendere un incentivo per andarsene, ma poi a lungo non ha trovato lavoro. Abbiamo tre figli in una scuola privata, un mutuo, un tenore di vita agiato e le difficoltà ci hanno diviso».

A seconda di come si guarda il problema, la situazione può essere diversa, anzi opposta. Così ecco che le agenzie matrimoniali fanno affari d’oro con chi cerca un’anima gemella con portafogli da condividere. Come conferma Lara Torrezzani, un’ agenzia del Club dei single «Eliana Monti» che va a gonfie vele: «I nostri clienti hanno bisogno di affetto, ma anche di aggirare la crisi economica».

Difficile da disegnare questo nuovo universo matrimoniale travolto dal cambiamento. Tanti dati, tante spie di quello che è stato e che non è più. Così l'Istat rivela, per esempio, che le separazioni con almeno un coniuge alle seconde nozze si dimostrano meno conflittuali rispetto quelle di coniugi entrambi al primo matrimonio. Come dire: l’esperienza insegna. Mentre nelle coppie miste, in crescita continua nel nostro Paese, si osserva, invece, una conflittualità maggiore. «Vanno incontro alla separazione più precocemente delle altre», fanno notare all’Istat. La durata media dell'unione coniugale alla richiesta di separazione è pari a otto anni nelle coppie miste formate da un cittadino italiano e da uno straniero, contro i 14 riscontrati nelle separazioni di coniugi entrambi cittadini italiani per nascita. E anche l’addio è più battagliero che nei casi in cui non ci siano differenze di provenienza.

Tante analisi, tanti discorsi, un’unica certezza: mai dire «per sempre», soprattutto con i tempi che corrono.

per altre notizie sull'articolo clicca qui:

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.webalice.it

mercoledì 23 luglio 2008

Torino, la multimedialità dà spettacolo


FESTIVAL «TEATRO A CORTE» fino al 3 agosto

Un percorso attraverso la nuova creatività europea con performer che arrivano da dieci Paesi del continente

Le mura e le balconate del castello di Rivoli suonati come uno strumento dai percussionisti free climber «Decor Sonor», bizzarre macchine musicali che rievocano il Novecento, compagnie di artisti di strada che si rifanno alla magia del mimo con tecnologie contemporanee. Fino al 3 agosto «Teatro a corte» propone un percorso attraverso la nuova creatività europea tracciata da performer provenienti da dieci paesi del continente. Unico vincolo: presentare espressioni artistiche di frontiera, fra danza, teatro, performance e intreccio multimediale, dal video digitale alle installazioni interattive. Non casuale, nell’esplorazione di spazi e tempi differenti, la scelta dei luoghi: il festival è itinerante e coinvolge il pubblico nella scoperta di antiche residenze sabaude di Torino e di altre località storiche come Venaria, Rivoli e Moncalieri.DANZA E MACCHINE - Alla base della kermesse (diretta da Beppe Navello e promossa dalla Regione Piemonte) c’è l’idea di fertile sovrapposizione fra luoghi storici e contenuti, in un’identità di vedute con importanti festival europei come il «London Mime Festival», «Les Hivernales» di Avignone e il «Tanec» di Praga. Seguono questa filosofia, in equilibrio fra scenari evocativi e performance multimediale, i prossimi appuntamenti di giovedì 24 e venerdì 25 (dalle ore 21.30) entrambi ambientati nei Giardini della Reggia di Venaria, storica residenza dei Savoia: lo spettacolo di nouveau cirque «Libellue et Papillons!!!» della compagnia francese Armo e «Il Golem – Alla corte di Rodolfo d’Asburgo» cine-concerto a partire dal film «Il Golem» di Paul Wegener e Carl Boese, tratto da una leggenda ebraica e sonorizzato da Musicarteatro. Sempre alla Reggia di Venaria (riaperta al pubblico nel 2007, spettacoli dalle ore 19) il 26 e il 27 luglio si 'confrontano' la performance di danza e macchine «Transports Exceptionnels» e lo show tecnologico «Triada» dei russi Blackskywhite, sofisticata performance che disegna un misterioso mondo futuribile.

FUOCHI ARTIFICIALI - Ancora il 26 e il 27 (e sempre a Venaria) è presentato in Prima nazionale «Full Circle» (guarda il video), uno spettacolo che utilizza i fuochi d’artificio per un viaggio visionario attraverso le stagioni, sullo sfondo di una colonna sonora ad hoc firmata dal sound artist Thor McIntyre-Burnie e con la musica live del gruppo sloveno Terrafolk. Diversi i motivi d’interesse anche per «Cargo», uno spettacolo d’arte equestre che il 30 e 31 luglio ha come cornice l’antica cascina reale di Druento: l’attore e il cavallo subiscono una metamorfosi scenica in forma di centauro per un poema visivo (con immagini proiettate su uno schermo curvo) che propone al pubblico l’eterno dilemma fra partire e restare. Anche in questo caso la cifra stilistica del festival investe energie nell’attirare un pubblico giovane, curioso di assistere alla contaminazione fra generi, utilizzando modalità da concerto rock per l’esibizione di un mimo o prestazioni da acrobati-musicisti su basi elettroniche techno. Per il gran finale, in programma a Torino domenica 3 agosto, è invitata la Sarruga Teatre, compagnia nata a Barcellona negli anni '90 creando eventi clandestini nel centro storico della città catalana, e diventata poi celebre in tutta Europa. Per il Festival, Sarruga propone la performance «Kremha»: un’invasione delle strade torinesi da parte di animali mitologici e da una sonorizzazione originale. Epilogo di forte impatto, che esalta a una dimensione da kolossal tecnologico l’antico mestiere degli artisti di strada.

«TEATRO A CORTE», fino al 3 agosto. Sedi varie. In rete: www.teatroacorte.it.
Tel. 011.51.19.409. Ingresso 6/15 euro per singolo spettacolo.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.mepiemont.net

martedì 22 luglio 2008

Il menu dei prezzi tagliati


Cornaredo(mi) capitale delle cene low cost, ma il nuovo stile dilaga in tutta Italia


Sulla via Garibaldi i segni di vita più colorati sono una vetrina della Lega e una bandiera del Pd. La gente circola in bicicletta, la Proloco per l’estate organizza una festa da ballo nel parco, le casette dei milanesi sono linde e attorniate dal verde. Cornaredo, Curnarée in lingua indigena, 19.664 abitanti disseminati su 13 chilometri quadrati nella pianura padana a Ovest di Milano, è una di quelle località dove nessuno si sognerebbe di andare in cerca di prodotti tipici o per trovare bellezze artistiche. Eppure, Cornaredo è entrata nel passa-parola dei gourmet grazie al ristorante aperto da un giovane cuoco, Davide Oldani. Lo trovate in frazione San Pietro all’Olmo, sulla strada tra Magenta e Milano: appena si chiedono informazioni a un vigile urbano, sa indicarvi il «D’O», come Oldani ha battezzato la sua creatura aperta il 23 ottobre 2003. Ma è inutile tentare di venirci: è prenotato fino alla fine dell’anno, pranzo e cena.

Allievo di Marchesi
Perché tutti a Cornaredo? Anche se già nel 2004 ha preso la stella Michelin, dopo una vita nelle migliori cucine del mondo - da Gualtiero Marchesi ad Alain Ducasse, da Pierre Hermé a Ferran Adrià - Oldani ha continuato con la sua filosofia di cucina «pop», come ama definirla: due piatti a 11,50 euro a pranzo, un menu degustazione sempre disponibile a 32, una carta un po’ più raffinata ma senza piatti concettuali con sifone e azoto, che fa spendere 50-60 euro al massimo. Provare per credere: abbiamo mangiato un primo fantastico, estivo e brillante («pomodoro, vino rosso e riso mantecato»), seguito da una gustosa fricassea di tacchino con spinaci e salsa agrodolce. Caffè, servizio e coperto compresi. Vino a bicchiere, cortesia e semplicità nel servizio svolto a rotazione dagli stessi cuochi della brigata di una minuscola cucina a vista. Oldani riesce a tenere i prezzi bassi grazie al sistema di prenotazione molto rigido, che permette di avere sempre occupati i 34 tavoli disponibili, grazie al «no» per le carte di credito (comportano sempre spese al ristoratore) e a un servizio amichevole ma non troppo formale.
Un’alta cucina «low cost», che ben si adatta all’estate della sobrietà e dei portafogli vuoti. Ma qual è il segreto di Oldani? «Ho semplificato tutto, dal set da cucina al servizio più informale - racconta - senza alcun compromesso sulle materie prime. E poi preparo piatti che devono piacere sia ai bambini sia agli anziani, che qui tornano sempre volentieri». La sua «parmigiana di melanzane caramellate», che d’estate sostituisce la cipolla con gelato al Parmigiano, l’ha reso famoso ed è ormai un classico. Sono tanti i vip che fanno la fila per mangiare al D’O. Dice il sindaco di Cornaredo, il Pd Pompilio Crivellone: «Devo ringraziare Davide per essere tornato nella sua città natale: è un motivo di orgoglio per la comunità». Crivellone vi ha portato anche Piero Fassino, che ha gradito. Tra gli habitué c’è l’ex segretario milanese dei Ds, ora consigliere regionale dei Democratici, Franco Mirabelli. Ma le frequentazioni sono bipartisan, perché ci passa spesso Paolo Liguori del TgCom, oltre ad artisti come Ligabue e Gabriele Salvatores.
Il successo del «D’O» illumina Cornaredo. Eppure ci sono altri chef che non ricevono grandi riconoscimenti dal paese che hanno reso famoso. E’ il caso di Fulvio Pierangelini, del Gambero Rosso di San Vincenzo: dopo una lunga polemica sul muraglione che ostruisce la vista sul mare del suo locale, ora c’è un po’ più di pace. «Il porto contro il quale mi sono battuto è ormai finito, non ci posso più far nulla. Dopo che ho invitato tutte le donne di San Vincenzo a pranzo, il 25 maggio, mi considerano di più», dice Pierangelini.

Aperti in agosto
La popolarità forse si raggiunge soltanto con i piatti «prêt-à-porter», come preferisce definirli Massimiliano Alajmo della Calandre di Sarmeola di Rubano, vicino a Padova, altra località mitica per i ghiottoni. Per scelta di famosi chef sono così nati molti bistrot: il Caladrino, il wine-bar di Sadler, la Franceschetta di Modena (Massimo Bottura), la Piola di Piazza Duomo ad Alba (Enrico Crippa), La Crota dl’ours a Torre Pellice, la macelleria di mare di Moreno Cedroni nelle Marche, la pizzeria di Perbellini a Verona.
Tutti aperti anche in agosto e pronti a servire menu d’autore, in cui la mano del maestro si sente, a prezzi ridotti, tra i 20 e i 30 euro. Un’idea che molti ristoratori francesi hanno adottato da tempo. «Non è soltanto colpa della crisi, che ai nostri livelli non sentiamo - spiega Massimiliano Alajmo - ma per dare a ciascun cliente lo stile di ristorazione che vuole in quel momento». Aggiunge Massimo Bottura: «La materia prima con la quale faccio i miei tortellini o la tartare di carne nei due locali è la stessa, solo che nel bistrot abbasso i costi con meno personale in sala e piatti più semplici».
Golosi erranti in cerca di nomi del gusto, sappiate che questi sono gli indirizzi di buona cucina dell’estate: per Oldani, uno che applica il «low cost» nel locale principale e non in quello di «serie b», dovete ritelefonare a settembre, quando avrà aperto l’agenda del 2009.

DOVE ANDARE
D’O, località San Pietro All’Olmo, via Magenta 18, Cornaredo (Mi), tel. 02.9362209: menu 32 euro, due piatti a pranzo a 11,50;
Chic ‘n-quick, via Ascanio Sforza 77, Milano, tel. 02.89503222: 20 euro per due piatti;
La Crota dl’ours, via della Repubblica 6, Torre Pellice (To), tel. 0121.953539: 25-30 euro il menu;
Piola di Piazza Duomo, piazza Risorgimento 4, Alba (Cn), 0173. 442800; 25 euro due piatti;
Du de Cope, Galleria Pelliciai 10, Verona, tel. 045.595562: pizza da 10 euro, due piatti 20 euro;
Calandrino, via Liguria 1, Sarmeola di Rubano (Pd), tel. 049.630303: piatto unico a 20 euro;
Anikò, piazza Saffi 10, Senigallia (An), tel. 071.7931278; piatti da 10 a 20 euro;
La Franceschetta, strada Vignolese 58, Modena, tel. 059.3091008: due piatti a 20 euro.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.viaggiatoregourmet.com

lunedì 21 luglio 2008


I dipendenti pubblici hanno una cattiva fama. Su di loro si dice di tutto. Assenteisti, con il doppio lavoro, raccomandati dai politici, scortesi con i cittadini. Il ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha deciso di dare un giro di vite all’assenteismo. La visita del medico fiscale sarà sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno. Nessuno potrà più sgarrare. Brunetta chiarisce che il medico potrà piombare a casa del dipendente pubblico a qualsiasi ora “al fine di agevolare i controlli”. Ad ogni malattia si applica la decurtazione di “ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo e trattamento economico accessorio” quantificabili nel 25-30% della retribuzione.
Brunetta mi piace, è uno tosto, che sa farsi rispettare, come Napoleone di cui ha la stessa statura. Le sue direttive, ne sono sicuro, colpiranno come la folgore anche i dipendenti pubblici per eccellenza, i parlamentari.
Da una elaborazione de Il Sole 24 Ore, con riferimento ai dati Camera e Senato a fine 2007, si può scoprire chi sono gli assenti alle votazioni parlamentari. Brunetta mandi subito un medico fiscale ad Arcore. Silvio Berlusconi è infatti il primo assoluto con il 98,5% di assenze alla Camera. Se non è primo non è mai contento. L’attuale portavoce del PDL, Capezzone, ha totalizzato il 67,6%. Nei primi 10 c’è Sandro Bondi, in settima posizione, con l’87,5% e in quinta l’ex piduista Cicchitto con l’89,9%. Tutti pidilellini in fuga dal lavoro. Brunetta li faccia pedinare, vorremmo tutti sapere dove vanno, cosa fanno, se incontrano Veltroni.
Al Senato per il PDL le cose non migliorano. La posizione numero uno è di Marcello Dell’Utri, 41,1% di assenze. Secondo assoluto il doppiolavorista Ghedini con il 38,7%. Un avvocato pagato dai cittadini con lo stipendio da parlamentare per difendere Berlusconi in tutti i tribunali d’Italia. Il re del doppiolavoro, un mito. Una soffiata per Brunetta: mandi subito un medico al tribunale di Milano, coglierà il Ghedini sul fatto mentre difende lo psiconano al processo Mills.
Se i dipendenti pubblici avessero le percentuali da desaparecidos dei parlamentari potremmo chiudere i ministeri e nessuno se ne accorgerebbe. Ma il Parlamento esiste veramente? Se un parlamentare non va a lavorare per un solo giorno Brunetta mandi il medico fiscale. Nel caso sia un condannato, un prescritto, un inquisito (quindi spesso) faccia accompagnare il medico dai Carabinieri (per proteggerlo).

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.adnkronos.com

domenica 20 luglio 2008


Dopo Milano, Barcellona. Bruce Springsteen incanta a San Siro, gli italiani lo seguono al Camp Nou.




Il prossimo appuntamento è per il 20 luglio al Camp Nou di Barcellona (dove suonerà anche il 19) per il concerto di chiusura del tour europeo. Ci saranno tutti gli springsteeniani d'Italia. Ma c'é già chi, come Ermanno Labianca, giornalista e il più accreditato degli studiosi italiani di Bruce Springsteen, e Giovanni Canitano, grande firma della fotografia rock, si è accreditato per lo show di Milwakee del 30 agosto, ultimo appuntamento di un tour che, con l'aggiunta di 12 date americane, toccherà quota 100 concerti e 2 milioni di spettatori.

"Sarà un raduno di appassionati di Harley Davidson e per andarci con Ermanno affitteremo una Harley: speriamo che gli 'harlysti' americani non ci mettano in fuga" racconta Canitano dopo l'entusiasmante festa di San Siro. Prima di ieri aveva già visto cinque concerti europei, "ma nessuno è stato come bello come quello di Milano". Canitano e Labianca sono due springsteeniani professionisti ma seguire il Boss non è solo un lavoro; anche per loro, come per ogni fan, viaggiare per assistere alle sue travolgenti cerimonie musicali è un atto di fede e di amore. La Springsteen mania è esplosa in Italia dopo il 21 giugno 1985, la prima volta in Italia.

Ma la base esiste fin dagli anni '70, dai tempi di Greetings from Asbury Park, The wild the innocent and the E street shuffle e, del capolavoro, Born to Run, l'album del 1975. Non a caso nella mitologia springsteeniana di casa nostra occupa un posto privilegiato il concerto a Zurigo del 1981 (era il tour di The river) che, prima di quel 21 giugno, rappresentava "la tappa italiana". Non esiste un vero fan del Boss che segua una sola tappa dei suoi tour: è un piccolo popolo in marcia che viaggia per chilometri e attraversa frontiere per seguire il più sano e affidabile dei Messia del rock. Sono molti gli appassionati a sostenere che il vero Springsteen è quello dei concerti: e difatti, a cominciare dal leggendario quintuplo All those years, il meglio della sua produzione si trova sui bootleg, i live illegali, e c'é da giurarci, tra poco ci sarà anche quello di San Siro, 25 giugno 2008.

Da qualche tempo il popolo del Boss si interroga sul futuro della E Street Band che Bruce aveva sciolto dopo il tour di Tunnel of love, che fece tappa anche in Italia. La band tornò insieme nel 1995, dopo una delle parentesi più tormentate della sua carriera. Danny Federici, che aveva suonato con lui per 40 anni, è morto qualche mese fa. Clarence Big Man Clemmons è malandato e quasi tutti, compreso Springsteen, sono vicini ai 60 anni. Qualche dubbio sul fatto che abbiano ancora voglia di tornare in sala di registrazione e intraprendere una tournée massacrante è leggittimo. Ma di notizie non ce ne sono. Ma più che di certezze si tratta del timore di accettare che una della più belle avventure della musica popolare Americana possa finire. A rassicurare tutti ci sono la forza indiscutibile di Magic, il suo ultimo album, che tra l'alttro ha venduto molto bene, e la magia di tre ore di pura emzozione di ieri. Sul palco Bruce Springsteen e la E Street Band sono un unico organismo vitale: è difficile persino pensare di dividerli, mentre gli stadi di tutto il mondo impazziscono per loro.

articolo tratto da www.siciliainformazioni.com
immagine tratta da www.cache.virtualtourist.com

sabato 19 luglio 2008



Ciao a tutti, vi scrivo dalla mia casa a Montecarlo dove ho trascorso questi giorni che separano il GP di Brno. Sono riuscito anche ad andare in spiaggia con la mia ragazza e amici, cosa che accade veramente di rado..... Queste giornate sono state piene ed intense visto che, oltre il mio quotidiano allenamento, ho ragionato anche sul mio futuro. Nulla è deciso, ma diverse cose si stanno muovendo anche se lentamente. Quando sarà il momento sarete i primi ha saperlo.Promesso. Su Brno ho delle buone sensazioni e come sapete è il circuito dove ho trionfato praticamente con tutte le moto che ho guidato (tranne honda motogp.....e non ho nessun rimpianto in merito!!!), ed è il mio favorito. Ho visto però che le condizioni climatiche questa settimana sono poco rassicuranti, infatti danno pioggia. Spero che non rovini questo weekend… sarebbe un peccato. Io e la mia squadra siamo carichi e pensiamo di poter fare una grande prestazione, solo allora sapremo che weekend ci aspetterà. Fiducioso... saluti a tutti

Max

articolo tratto da www.max-biaggi.com
immagine tratta da www.elpais.com

venerdì 18 luglio 2008


L'ombra del razzismo sull'ultima star Disney

Sott'accusa Maddy, protagonista di “The Frog Princess”. Ricorda troppo gli anni della schiavitù, gli sceneggiatori modificano la trama

Forse è solo un eccesso di sensibilità, che fa sorgere sospetti anche di fronte ai disegni e alle espressioni più innocenti. Ma nemmeno l’ultimo cartone, The Frog Princess, quello che avendo come protagonista una principessa nera avrebbe dovuto chiudere per sempre i conti con le accuse di razzismo mosse alla Disney, è immune dalle critiche. Come in Dumbo, come al tempo dei primi fumetti di Topolino, come in Peter Pan, come nel Libro della giungla e in Aladino, il più famoso studio di cartoon del mondo non riesce a liberarsi degli stereotipi riguardanti le razze e della supremazia che ha storicamente assegnato a quella bianca.

Secondo quanto scrive l’Independent, gli sceneggiatori dell’ultimo cartone animato hanno dovuto rimettersi al lavoro per togliere dal testo molti riferimenti che sarebbero ancora una volta risultati imbarazzanti. La storia della principessa nera era ambientata a New Orleans nel 1920, dove Maddy, una cameriera di colore al servizio di una viziata debuttante bianca, viene aiutata da una sacerdotessa woodoo a conquistare un giovane principe ariano, in un Paese che dai tempi degli indiani non ha mai avuto una monarchia. Secondo i critici che hanno costretto la Disney a rivedere i suoi piani, il nome Maddy ricordava troppo quello delle «Mammy», le adorabili, grassissime bambinaie nere del profondo Sud e di Via col vento. Anche il ruolo di cameriera di una despota, perfetto per Cenerentola, non andava bene per una protagonista di colore e avrebbe ricordato troppo i tempi della schiavitù che hanno preceduto la Guerra di Secessione.

Maddy è così diventata la diciannovenne principessa Tiana, che si prevede conquisterà un giovane né nero né bianco, ma mediorientale, di nome Naveen. È un bel passo avanti rispetto ai tempi di Aladino, che nel cartone del ‘93 cantava: «Vengo da un paese lontano, dove vagano i cammelli e dove ti tagliano un orecchio se la tua faccia non piace». Nel dvd messo in commercio la frase venne poi cambiata nel più banale ma prudente «Dove tutto è piatto e immenso e il caldo è intenso». Anche da Fantasia, quando fu riprogrammata nelle sale nel 1960, scomparve il Centauro nero, al quale mancava solo l’anello al naso, che era presente nella prima versione del ‘40. Ma è buona parte della produzione Disney a prestarsi all’accusa di non fare attenzione agli stereotipi razziali. I corvi di Dumbo parlano con l’accento dei neri, e ovviamente sono sguaiati e fumano; lo stesso fanno le scimmie del Libro della giungla, le uniche nel film a non parlare con perfetto accento inglese e che dicono a Mowgli quanto farebbe loro piacere diventare come i bianchi. In Peter Pan, il capo indiano racconta che la loro razza è diventata rossa dopo che un indiano arrossì per avere baciato una ragazza: la loro origine era dunque bianca, il rosso è stato un incidente di percorso.

Riviste ora, alla luce della nuova mania del «politically correct» che ha attenuato numerose ingiustizie e ne ha forse create altre, molte di queste produzioni si prestano all’accusa di razzismo. Ma con tutti i suoi difetti, raccontano le persone che l’hanno conosciuto, Walt Disney questo proprio non l’aveva.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.pol-dil-stellarossa.com

giovedì 17 luglio 2008

Cervello maschile 'programmato' su sesso


studio pubblicato sulla rivista «New Scientist»

Quello femminile sarebbe più concentrato sul processo decisionale (maggior pragmatismo) e sulle emozioni


LONDRA – Se gli uomini sono ossessionati dal sesso e sgranano gli occhi non appena vedono una bella ragazza la colpa non è degli stereotipi culturali o di valori sballati di testosterone ma della conformazione del cervello maschile. I ricercatori possono provarlo senza ombra di dubbio: uomini e donne ragionano diversamente perché la loro materia grigia viaggia su binari opposti. Persino la percezione delle droghe non è la stessa. Lo studio, pubblicato sulla rivista New Scientist e ripreso dal tabloid britannico Daily Mail, dimostra che le donne sono più concentrate sul processo decisionale (di qui il maggior pragmatismo) e sulle emozioni. Mentre il cervello maschile punta sul sesso. «La ricerca rivela – scrive la rivista scientifica – che i due cervelli hanno impronte genetiche diverse che creano differenze anatomiche». I ricercatori hanno esaminato e comparato 45 parti della materia cerebrale. «Ci sono diversità – scrivono – anche nei circuiti che collegano i neuroni e nelle sostanze chimiche che trasmettono i messaggi».

ORIENTAMENTO - Il lobo frontale, per esempio, che coinvolge la risoluzione dei problemi e le decisioni da prendere, è più grande nelle donne. Secondo gli studiosi della Harvard Medical School il cervello femminile dà anche più spazio alla memoria breve e all’orientamento spaziale. I ricercatori della University of California hanno dimostrato che i due sessi usano aree cerebrali opposte per per elaborare le emozioni. Lo stesso accade per il dolore. Il che potrebbe spiegare perché la morfina fa più effetto sugli uomini e perché le donne diventano più facilmente dipendenti dalla cocaina. Una scoperta un po’ tardiva se si pensa che il sesso femminile è più soggetto a dolori cronici, come cefalee e comuni mal di testa. Ma i neuroscienziati, finora, si erano concentrati nell’analisi del solo cervello maschile, sia umano che animale, per trovare rimedi efficaci. «È scandaloso – ha detto al Daily Mail Jeff Mogil, ricercatore all’Università McGill di Montreal – di solito le nostre ricerche hanno preso come modello i topi, naturalmente maschi».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.caffescienza.it

mercoledì 16 luglio 2008











Fannie e Freddie sono due istituti di credito degli Stati Uniti. Vendono mutui immobiliari. Sono come Ginger e Fred, ma non ballano su un set cinematografico. Danzano sul baratro del fallimento. Le loro azioni sono crollate nel mese di luglio.
In caso di bancarotta Fannie e Freddie lascerebbero un buco di 5000 miliardi di dollari, la metà del debito pubblico americano. Dovrebbe intervenire lo Stato nazionalizzandole con un automatico aumento del costo del denaro e delle tasse. In Italia è come se fallisse contemporaneamente la maggior parte delle imprese quotate in Borsa. Fannie deve rimborsare 216 miliardi di dollari entro un anno, Freddie un po’ di più, circa 291 miliardi. I soldi non ci sono. Per due motivi. Le rate dei mutui non vengono più pagate e nessuno sottoscrive nuovi mutui. In sostanza il mercato immobiliare non c’è più.
La gente non ha più soldi e il costo del denaro è salito. Inoltre, il valore delle case è crollato e le banche sono piene di case ipotecate. Nella pancia dei bilanci delle banche ci sono ancora immobili valutati al valore precedente alla crisi dei “subprime”. Le banche non vogliono svalutare, alcune non se lo possono permettere, il loro valore azionario crollerebbe. Fannie e Freddie rappresentano uno tsunami finanziario che in un modo o nell’altro arriverà da noi. I prezzi degli immobili in Italia sono drogati da un cartello di società immobiliari. Il centro delle città non ha più scopi abitativi, ma di lucro. Il prezzo degli appartamenti non ha alcun legame con la realtà. Le società immobiliari stanno da tempo, in uno strano silenzio dei media, perdendo il loro valore in Borsa. Da gennaio 2008 le prime nove società del settore hanno perso 2,4 miliardi di euro, circa la metà della loro capitalizzazione. Pirelli Real Estate, un po’ di più della media: il 57,82%. Il crollo del mercato immobiliare in parte c’è già stato. Chi aveva un euro di azione a Natale, si ritrova con 50 centesimi prima delle vacanze.
Il valore delle case è mantenuto alto in modo artificiale. Le grandi città sono invase da cartelli di vendita e di affitto e intanto si costruiscono sempre nuovi alloggi in periferia.
La cosa strabiliante è che la crisi vera non è ancora arrivata. Negli Stati Uniti le banche a rischio fallimento sono circa 90. Una, Indy Mac, ha chiuso venerdì. Il terzo fallimento negli Stati Uniti per importanza del dopoguerra. Le file della gente che ritirava i risparmi sono la fotografia della situazione.
Qualche consiglio: non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari. Fannie e Freddie stanno arrivando.

GUARDA IL VIDEO:

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.latimes.com

martedì 15 luglio 2008

Harley-Davidson, il mito compie 105 anni




































tre intere giornate tra le avenide e le ramblas di Barcellona
Festeggiamenti on the road in europoa per il compleanno delle motociclette. In apertura un museo a Milwaukee

BARCELLONA (Spagna) – Si sono appena concluse le celebrazioni per il 105° anniversario delle motociclette Harley-Davidson, l’appuntamento per i motociclisti europeri innamorati di custom, chopper e vita «on the road» (www.barcelonaharleydays.com).

LA FLAG PARADE - L’evento principale della manifestazione è stata la grande parata sull’Avenida Maria Cristina, a cui hanno partecipato centauri provenienti da tutta Europa, italiani compresi. Dal 10 al 13 luglio la città Catalana è stata infatti lettaralmente invasa dai duri e puri del pianeta motociclismo: arzille signore vestite di pelle, ex figli dei fiori e ribelli d’altri tempi, molti dei quali con bimbi e famiglia al seguito. Comunque tutti a cavallo di mezzi colorati e piuttosto singolari. Per tre intere giornate le avenide e le ramblas di Barcellona hanno ospitato il rombare dei tubi di scappamento e i riflessi delle cromature di queste speciali moto, che probabilmente meglio riassumono il concetto di libertà legato al viaggio a cavallo di due ruote.

LA FIERA - La festa del marchio statunitense è anche una delle più importanti fiere del settore: espositori, costruttori o semplici appassionati si sono incontrati per assistere a esibizioni, show, prove su strada e per acquistare ogni tipo di manufatto dedicato ai motocicli americani. L’appuntamento di Barcellona è stato anche un antipasto in occasione del 105° centenario, celebrazione che vedrà il culmine quest’estate con l’apertura del prossimo museo dedicato a questo immortale mito: dal 28 al 31 agosto 2008 a Milwuakee, patria delle moto made in Usa: www.h-dmuseum.com.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.i3.iofferphoto.com

lunedì 14 luglio 2008

Stella Artois si beve Budweiser


Nasce il più grande colosso della birra

NEW YORK
Il colosso belga della birra, InBev, ha acquisito per 49,9 miliardi di dollari la statunitense Anheuser-Busch. Ad annunciare l’accordo, che creerà il più grande colosso birraio del mondo, è il Wall Street Journal.

L’unione metterà il famoso produttore della Budweiser nelle mani della compagnia titolare, tra gli altri, dei marchi Stella Artois e Beck’s. Il nome della nuova società dovrebbe essere Anheuser-Busch-InBev. Secondo il quotidiano, l’accordo sarebbe stato raggiunto sulla base di 70 dollari ad azione: un’offerta superiore di 5 dollari rispetto a quella rifiutata dagli americani a giugno.

Con l’ok del board della società americana termina una saga durata alcuni mesi: dopo l’iniziale no all’offerta da 65 dollari, Inbev ha tentato a più riprese di convincere Anheuser-Busch, ma senza successo. la svolta la scorsa settimana quando il produttore belga ha deciso di ritoccare al rialzo di 5 dollari la propria offerta, portandola a 70 dollari per azione. L’accordo raggiunto, che dovrà essere sottoposto agli azionisti, oltre a porre fine ai 150 anni di indipendenza di Anheuser, darà vita a un colosso del boccale con vendite nette annuali pari a circa 36 miliardi di dollari l’anno.

L’accordo, per gli analisti, è la prova di come anche in momento di stanca delle merger and acquisition a livello globale a causa del credit crunch, l’appetito di alcune società non accenna a placarsi. Ma l’intesa testimonia inoltre come le banche, nonostante le perdite accusate, sono ancora pronte ad aprire i propri rubinetti per aiutare l’unione di società forti.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.ratebeer.com

domenica 13 luglio 2008

È morto Gianfranco Funari, ribelle della tv





Era ricoverato da cinque mesi per gravissimi problemi cardiaci e polmonari. La moglie: 'Cosciente fino alla fine'

MARTEDì I FUNERALI NELLA CHIESA DI SAN MARCO A MILANO

MILANO - Se n'è andato in punta di piedi: senza far confusione e creare problemi. Gianfranco Funari, cabarettista e showman televisivo, è morto sabato mattina all'ospedale San Raffaele di Milano, dove era ricoverato da 5 mesi per gravissimi problemi cardiaci e polmonari. Aveva 76 anni. I funerali si svolgeranno martedì alle 14.45 nella chiesa di San Marco. Sarà tumulato a Milano, su richiesta della moglie, che ha chiesto di non inviare fiori ma un sostegno al reparto di pediatria dell'ospedale Fatebenefratelli.

«ROMANO MILANESE» - Sempre martedì è in programma una commemorazione in Aula a Palazzo Marino. «Sin dalla seconda metà degli anni Ottanta Funari ha avvicinato i telespettatori cittadini alla politica, traducendola in modo più comprensibile nei termini e nella sostanza» ha detto il presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri -. Il suo legame con Milano era fortissimo, dagli esordi al Derby all'impegno nella televisione in Rai e nei network privati, sino ai suoi ultimi mesi, purtroppo segnati dalla sofferenza. Un romano milanese, quindi, che ha interpretato tutti i suoi ruoli con creatività, innovazione e forte orientamento al pubblico, riuscendo a farlo diventare co-protagonista».

LA MOGLIE - «È stato cosciente sino alla fine - ha raccontato la moglie Morena Zapparoli in una telefonata durante lo speciale «Ciao Gianfrà» su Italia 1 -. Ha lottato fino alla fine, si è persino risvegliato dal coma. Poi purtroppo però l'ultimo coma è stato fatale. L'ultima frase che gli ho detto quando gli ho dato un bacio stamattina, gli ho detto Gianfranco tu con la morte non c'entri un... E dovrei dire una parolaccia, lo avrete immaginato... Lui con la morte non c'entra un cavolo per usare un eufemismo, ecco».

LA STORIA - Fu Aboccaperta, la trasmissione del 1984 su su Raidue, a dargli la grande popolarità. Nato a Roma nel 1932, aveva debuttato nel 1967 al Derby di Milano; è del 1980 la sua prima apparizione come conduttore televisivo, con il programma Torti in faccia, di cui era anche autore. Verranno poi, in un crescendo di popolarità che ne fa uno degli animali da tv più apprezzati e controversi, Mezzogiorno sempre su Raidue (1987-90) e, poi con Mediaset, Mezzogiorno italiano su Italia 1 (1991).

LA POLEMICA CON BERLUSCONI - Allontanato dal gruppo Fininvest per una polemica con Berlusconi, escogitò una soluzione inedita: la trasmissione Zonafranca, che andava in onda su 75 emittenti locali. Nel 1993-94 tornò a Retequattro per presentare Funari news, Punto di svolta e L'originale.

L'EDICOLA - Dopo una breve e sfortunata parentesi come direttore del quotidiano L'Indipendente e il fallimento delle trattative con Rai e network privati, si ritirò su Odeon Tv per presentare L'edicola di Funari e Funari live. Nel '96 tornò a Raidue come conduttore del contrastato Napoli Capitale. Con la chiusura del talk show politico, Funari iniziò un lungo periodo di lontananza dal piccolo schermo fino al 2000, quando gli viene affidata su Canale 5 A tu per tu. Non ha molto successo e torna su Antenna 3 e Odeon tv. Nel 2005 subisce un delicato intervento al cuore, ma non demorde. Tenta nuove trasmissioni, ma non decollano e fa l'ospite fisso da Mentana, Bonolis e Chiambretti dove dimostra, nonostante il tempo passato, di essere sempre l'autore di una comunicativa che non passa attraverso l'eloquio ma la mimica corporea. Nel 2007 l'ultima avventura tv, l'Apocalipse Show sui temi ambientalisti: avrebbe dovuto rivoluzionare il sabato sera di Raiuno e invece si rivelò un grande flop.

GUARDA IL VIDEO

GUARDA L'INTERVISTA DOPPIA DELLE IENE

articolo e immagine tratti da www.corriere.it

FRASE DEL GIORNO:

CIAO GIANFRANCO....

testo tratto da www.gianfrancofunari.com

sabato 12 luglio 2008


Alla casa Usa passa anche il marchio cagiva. Agostini: «dispiace cambi bandiera»
L'Harley Davidson compra la Mv Agusta
Accordo da 70 milioni di euro. Claudio Castiglioni resterà il presidente del gruppo

MILANO - Uno dei marchi storici del made in Italy diventa a stelle a strisce. Le moto Mv Agusta saranno acquistate dalla statunitense Harley Davidson per 70 milioni di euro (109 milioni di dollari), compreso il debito nei confronti delle banche pari a 45 milioni (70 milioni di dollari). Claudio Castiglioni, che con la sua famiglia controllava il 95% della società, resterà presidente del gruppo e anche il capo designer Massimo Tamburini continuerà a guidare il team di disegnatori

CUORE E ANIMA - Alla statunitense Harley Davidson passeranno i marchi Mv Agusta e Cagiva. «Le motociclette sono il cuore, l'anima e la passione di Harley Davidson, Buell e Mv Agusta», ha commentato il ceo della casa Usa, Jim Ziemer, che con questa operazione vuole aumentare la presenza della Harley Davidson e dei suoi marchi in Europa. «Tutte fanno grandi prodotti e hanno uno stretto rapporto con clienti incredibilmente fedeli. I marchi Mv Agusta e Cagiva sono ben conosciuti e considerati in Europa. Sono sinonimo di moto belle, italiane e di qualità superiore», ha aggiunto. La compagnia Usa ha in programma di mantenere l'attività della Mv Agusta nel suo quartier generale di Varese. Una volta fatto il closing, il primo obiettivo della nuova proprietà sarà quello di formare una nuova squadra dirigente, a partire da un nuovo direttore generale, e di continuare la produzione dei modelli attualmente in commercio.

AGOSTINI - «Quello che mi fa piacere è che l'Agusta vada a un'azienda prestigiosa, che costruisce moto e lo fa con grande passione ed esperienza. Questo è senz'altro positivo. Poteva finire in mano a un marchio coreano che produce frigoriferi...». È questo il commento di Giacomo Agostini, il pilota di motociclismo più vittorioso della storia, alla cessione della «sua» Mv Agusta all'americana Harley Davidson. In sella alla Mv Agusta (350 prima e 500 di cilindrata in seguito), Agostini ha vinto decine di corse dalla metà degli anni Sessanta e fino al '73. Il pensiero che sia stata ceduta alla Harley Davidson gli riporta alla mente gli anni d'oro della sua carriera sulle due ruote, condita da 15 titoli mondiali. «La Mv è un marchio di fama mondiale - commenta - e non a caso l'Harley l'ha scelto. Su questa moto ho vinto praticamente tutto, ne ho un bellissimo ricordo».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.mondomotoriblog.com

venerdì 11 luglio 2008

una storia italiana


Gli alimentari aumentano di quasi il 20%, lo dicono gli italiani che fanno la spesa. Bisogna credergli. La produzione industriale sta crollando. Lo dicono gli industriali. Bisogna credergli.
Morfeo Napolitano firmerà il lodo SchifoAlfano, lo scudo spaziale per la banda dei quattro. Lo psiconano sarà finalmente al sicuro dalla galera e Napolitano, Fini e Schifani potranno, se vorranno, delinquere senza rischi. La banda dei quattro non sa quanto costa il pane e, forse, nemmeno lo champagne. E' immune dal caro vita. Lì fuori. Lontano dai palazzi, la gente è sempre più povera, ma da oggi più consapevole che loro sono loro e noi non siamo un cazzo.
Mi scrive Nadia, una donna italiana che combatte ogni giorno per sè e per la sua famiglia.
Forza Nadia, vincerai tu, vinceremo noi.

"Caro Beppe,
buon giorno mi chiamo Nadia ho trent'anni, lavoro in un supermercato come cassiera, dodici ore al giorno. Sono diventata mamma da poco, mio figlio ha nove mesi. Sono in aspettativa, da uno stipendio di mille euro, ora ne prendo il trenta per cento, circa trecentocinquanta euro.
Sono sposata mio marito lavora come guardia giurata e grazie a qualche ora di straordinario riesce a guadagnare milleduecento euro. Abitiamo in affitto paghiamo ottocento euro, abbiamo provato a trovare un affitto più basso, ma di meno non c'era nulla. Abbiamo dovuto chiedere un prestito personale per affrontare le prime spese che hanno i giovani che vanno a costruirsi una famiglia. La rata complessiva è di cinquecento settantatreeuro ho uno scoperto in banca di duemila euro.
Ho fatto domanda all'asilo comunale perché il privato è troppo costoso, ma come reddito e come coppia che lavora mio figlio è stato scartato perché ha venticinque punti e duecentociquantacinque bambini davanti, la rata dell'asilo privato, mi sono informata che è aperto sino alle diciassette e trenta, è di cinquecento euro mensili, non me lo posso permettere.
Mia suocera non sta bene, i miei genitori non mi possono aiutare perché mia madre è non vedente mio padre ha un pacemaker, quindi detto ciò mio padre deve badare alla sua salute e quella di mia madre.
Tra poco il periodo di aspettativa sarà finito ho provato a cerare un lavoro part-time, ma la prima cosa che mi chiedono ha figli? Rispondo di sì, mi dicono le faremo sapere o mi sbattono la porta in faccia.Tra poco l'aspettativa finirà ed io dovrò licenziarmi ammesso che riuscirò a prendere la disoccupazione, come pagherò le spese, la legge "Biagi", per cui lui ha donato la vita a che serve? Se non è applicata, possibile che nel 2008 si debba lavorare dodici ore, perché se ho un figlio debba essere trattata cosi e non ho la possibilità di cambiare di migliorare la mia posizione sono una donna oltre che mamma ho diritto a lavorare come dice la Costituzione italiana, L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.
La famiglia e un'istituzione importante per lo Stato italiano c'è stato il Family-day perché devo stare male nel paese dove sono nata, sto entrando in depressione non ho più voglia di uscire mi sento una fallita che futuro darò a mio figlio se tra un po' non avrò più i soldi per comprare il latte. Possibile che nessuno possa ascoltarmi, cos'è la mia situazione cosi non fa notizia, ma se la disperazione per essere ignorata mi porta a un gesto estremo allora sì.Per essere ascoltata devo arrivare a questo!
Devo urlare il mio dolore, ma mi serve qualcuno che mi dà voce. AIUTO SONO DISPERATA! Potrò sembrare una piagnucolona, ma non mi sarei abbassata a tanto se non ero veramente disperata. So che non sono la sola ad essere in difficoltà, ma questo non è un buon motivo per non chiedere aiuto anzi come lo faccio io lo possono fare anche gli altri se c'è qualche d'uno che ha i bambini mi può capire per un figlio si lotta sino alla morte." Nadia

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.gioventuitaliana-lecco.it

giovedì 10 luglio 2008


La manifestazione ha mandato in frantumi il rapporto tra i due leader d'opposizione
Il segretario Pd: "O con noi o con Grillo". La replica: "Non mi dissocio"
Veltroni accusa, Di Pietro rivendica
alleati verso la rottura definitiva
Dura reazione della stampa cattolica dopo gli attacchi al papa in piazza
Berlusconi: "Di spazzatura parlo solo a Napoli". Oscurato il sito della Guzzanti

ROMA - Sembra definitiva e insanabile la rottura consumata tra Walter Veltroni e Antonio Di Pietro all'indomani della manifestazione di piazza Navona. Criticando ancora una volta i toni volgari usati da alcuni intervenuti al "No Cav day" e gli attacchi rivolti al presidente della Repubblica e al Pontefice, il segretario del Partito democratico registrando la puntata di Matrix in onda questa sera ha invitato il leader dell'Italia dei valori, uno dei promotori dell'iniziativa di ieri, a fare una scelta di campo precisa. "Deve decidere con chi stare - ha sottolineato l'ex sindaco di Roma - Prenda pubblicamente questo impegno: se stare con Grillo o tornare nel recinto razionale e riformista. Se stare con chi insulta il capo dello Stato o meno. Prenda una decisione perché la contraddizione è la sua".

La risposta di Di Pietro non si è fatta attendere. "Nessuno pensi di intimidire l'Italia dei Valori con aut aut di sorta - ha replicato - La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo ubbidire, non ad altri". Poi, a scanso di equivoci, ha aggiunto: "Noi gridiamo ad alta voce: non mi dissocio. Lo grido io in via personale e poi come responsabile dell'Italia dei Valori, dalla manifestazione di ieri, non mi dissocio dal senso vero delle parole di Grillo, da quelle di Travaglio. Non mi dissocio dalle parole delle persone di piazza Navona".

Alle critiche di Veltroni, Di Pietro concede solo un distinguo. "Certo - ha aggiunto - non avrei fatto ricorso alle parole usate da Sabina Guzzanti e anche questo ho detto pubblicamente, ma io di mestiere non faccio satira come lei, quindi non ho bisogno di ricorrere ai paradossi per far comprendere i problemi veri del Paese".

Intanto, proprio rispetto a Sabina Guzzanti, si è aperto un piccolo giallo. Il suo sito è risultato non raggiungibile per tutta la giornata. "Abbiamo subìto l'attacco di un hacker", hanno denunciato i suoi collaboratori.

Dal fronte avversario, Silvio Berlusconi per rispondere ha usato toni sprezzanti senza neppure entrare nel merito dei temi della manifestazione: "Di spazzatura mi occupo solo a Napoli, lasciamo stare, un 'de minimis', si illustrano da soli". Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha voluto stroncare "quegli uomini politici che adesso si dissociano, ma che hanno dato modo a questi personaggi di dar corso a queste espressioni di cui oggi tutti sottolineano la gravità". Mentre la stampa cattolica, dall'agenzia Sir all'Avvenire, sottolinea che "trasformare una manifestazione pubblica di dissenso su importanti scelte politiche in un'occasione per insultare e offendere altri con toni di inconcepibile volgarità non può e non deve essere considerata un'espressione di democrazia".

Ma al di là delle parole scandalizzate, l'unica cosa concreta che rimane all'indomani del "No Cav day" sembra essere in realtà la fine della travagliata alleanza tra Pd e Idv. "Dopo ieri - ha ammesso ancora Veltroni a Matrix - molte cose cambiano, perché ciascuno risponde di quello che fa. La nostra era solo un'alleanza elettorale e poi per fare un gruppo parlamentare unico. La vita è così: bisogna essere in due". E ancora: "Lo dico nettamente, una sinistra riformista e un'opposizione alternativa di governo non va in una piazza dove si ascoltano le follie di ieri, come gli attacchi al Papa e al Quirinale".

L'opposizione che urla in piazza, ha aggiunto, si oppone "a chiacchiere, perché le parole sono parole, mentre i fatti li abbiamo fatti noi. Come sul decreto Rete 4 e sulle intercettazioni, e come speriamo di fare sul blocca-processi". Insomma, per il leader democratico dalla piazza, ieri, "è stato fatto il più bel regalo a Berlusconi".

Il gelo tra Partito democratico e Italia dei valori renderà inoltre ancora più complicata la partita che avrebbe dovuto portare all'elezione di Leoluca Orlando alla presidenza della commissione di Vigilanza sulla Rai. L'organismo è convocato per domani, e il Pdl attacca: per Gasparri "non ci sono le condizioni, perché il partito di Di Pietro sobilla il popolo", e così la pensa anche Giorgio Lainati di Forza Italia. L'Udc è alla finestra, e dice che "spetta alla maggioranza, nel caso, dire no". E il Pd, che finora aveva speso il suo nome, sembra ora molto più freddo: "Abbiamo letto che Leoluca Orlando è stato tra i primi a dissociarsi dagli ignobili attacchi al capo dello Stato e al Pontefice. Qualche parola a difesa del Partito democratico - dice non senza una certa ironia il capogruppo in Commisione di Vigilanza Fabrizio Morri - ce l'aspettavamo. Ma non disperiamo, si sarà trattato certamente di una dimenticanza".

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.photos2.meetupstatic.com

mercoledì 9 luglio 2008


Spagna, Francia e Italia: la guida per sognare vacanze irresistibili
Venti indirizzi per un'estate squattrinata
Il 'Times' presenta la lista dei migliori venti alberghi europei che coniugano bellezza, relax e convenienza

LONDRA - Si prospetta una dura estate per i giovani e per le famiglie europee: i consumi languono, mentre l'impennata dei prezzi sembra non arrestarsi più. Le tante agognate ferie saranno tutt'altro che indimenticabili per i tanti che per un intero anno hanno «stretto la cinghia» per arrivare a fine mese. Il Times di Londra prova a dare un piccolo aiuto ai cittadini del Vecchio Continente e presenta la lista dei migliori 20 alberghi europei che coniugano bellezza, relax e soprattutto convenienza economica. Come scrive il quotidiano londinese «quest'anno ogni cosa sempre più cara», ma esistono ancora nel nostro continente hotel confortevoli e speciali che offrono agli squattrinati la possibilità di sognare vacanze irresistibili.

LA CASA DEL PELLIGRINO A RAPALLO - Gli alberghi presentati dal Times si trovano per lo più nei paesi che anche quest'anno saranno tra i più gettonate per le vacanze estive: Spagna, Francia e Italia. Proprio nella nostra penisola il quotidiano britannico segnala tre alberghi davvero speciali, tutti localizzati in città a dir poco uniche. Si comincia con La casa del Pelligrino nei dintorni di Rapallo, hotel molto amato dagli escursionisti, che domina dall'alto la riviera ligure. Un tempo era il rifugio dei pellegrini che volevano visitare il Santuario di Montallegro, adesso è un albergo a conduzione familiare molto spartano. Tuttavia, secondo il Times gli ospiti dimenticheranno presto l'assenza di lussi, dopo aver dato un'occhiata allo splendido panorama. Da questo albergo è possibile ammirare il Golfo del Tigullio e le città di Rapallo e Portofino. I prezzi sono davvero abbordabili: una doppia costa da 67 a 95 euro e l'hotel è aperto ogni anno da Pasqua a settembre.

TRA MAROSTICA E LE CRETE SENESI - Il secondo albergo italiano presentato dal quotidiano britannico si chiama I Due Mori ed è l'unico hotel all'interno delle mura medioevali di Marostica, città che si trova nel cuore del Veneto. L'albergo, ristrutturato all'inizio degli anni '90, è stato ricavato in un ex residenza del Settecento. I prezzi sono vantaggiosi (doppie da 110 euro) e prima di lasciare l'albergo bisogna assolutamente visitare la bellissima piazza principale della città, pavimentata come una scacchiera, nella quale, ogni anno pari, a settembre, si svolge una folcloristica competizione con pedoni, alfieri e regine impersonificate da esseri viventi.
LA RIPOLINA - Ultimo albergo italiano è La Ripolina che si estende su 100 ettari di terreno a Buonconvento, nel cuore delle Crete Senesi, a 25 km da Siena. Gestito dalla famiglia Crespi, da oltre 20 anni questo agriturismo presenta stanze rustiche e a buon mercato: una notte in singola con prima colazione costa 55 euro, mentre le doppie partono da 70 euro.

FRANCIA - Nella lista presentata dal Times la Francia la fa da padrona: ben 8 hotel transalpini sono segnalati dal quotidiano britannico. Si parte dall'albergo parigino Hotel des Mines (si trova a un solo minuto dai centralissimi Giardini di Lussemburgo e una doppia costa poco più di 100 euro), quindi ci si sposta a nella cittadina settentrionale di Boulogne-sur-mer dove troviamo l'albergo Enclos d'Eveche (oltre ad essere un luogo tranquillo e confortevole e ad avere camere doppie da 100 euro in questo hotel è presente un ottimo ristorante chiamato Les Terrasses de l'Enclos) fino ad arrivare al piccolo villaggio di Vienne nella regione Poitou-Charentes dove si erge l' albergo ecologico hotel Les Orangeries. I prezzi per una doppia si aggirano intorno ai 100 euro e i clienti potranno rilassarsi nel grande giardino che si trova alle spalle dell'albergo. Gli altri hotel francesi presentati dal Times sono L'Oustau de la Font situato a Reilhanette, piccolo villaggio di 120 cittadini in Provenza (l'hotel ha una vista panoramica sul monte Ventoso e le doppie partono da 80 euro), l'hotel de Vougeot nell’omonima città di Vougeot nella regione transalpina di Burgundy che confina con la Svizzera, l'hotel Diderot a Chinon, nella splendida valle della Loira (le camere doppie di questo simpatico albergo partono da 60 euro), quindi l'hotel Chilo a Barcus, comune di poco più di 700 persone nella regione dell'Aquitania (qui per meno di ottanta euro a notte si potrà godere di una mirabile vista sui Pirenei) e infine l'hotel du Roy d'Aragon nella splendida città marina medievale di Bonifacio, nel sud della Corsica.

SPAGNA – Tra i paesi con hotel convenienti e rilassanti non poteva mancare la Spagna, che più di tutti è riuscito negli ultimi anni ad attrarre milioni di turisti. Si va dalla capitale Madrid dove per soli 90 euro si potrà soggiornare nel centralissimo hotel Plaza Mayor, quindi ci sposta a Siviglia dove incontreremo nel vecchio quartiere ebraico Barrio Santa Cruz l'albergo Al Cantara (doppia da 80 euro), mentre se si va sulla costa settentrionale, troveremo l'hostal Oliva di Barcellona (si trova ad appena 5 minuti da Plaça de Catalunya e una camera doppia costa appena 70 euro). Gli ultimi due hotel segnalati in Spagna sono il Casa Francisco a El Palmar nella regione turistica di Costa de la Luz (le stanze vanno da 65 euro per una doppia normale a 90 euro per una grande stanza con vista sul mare) e il Posada del Valle nelle Asturie. Chiudono la rassegna del Times l'hotel Amber di Cracovia in Polonia, l'hotel Elati a Zagoria in Grecia, l'Old Phoenix di Finikas sull'isola di Creta (appena 40 euro per una camera doppia) e il Myland nature a Cirali in Turchia.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.passatempimoderni.blog.kataweb.it

martedì 8 luglio 2008


Di Pietro: da governo proposte da P2
Grillo: "Veltroni alleato del premier"

Il leader dell'Idv: «Sono sempre loro, erano iscritti prima...». E poi: «Si tratta di un'emergenza democratica, vietato scappare»
ROMA
«Sequestro di funzioni parlamentari a fini estorsivi con ricatto e riscatto»: questo secondo il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro è il reato che sta commettendo il governo Berlusconi. Di Pietro dal palco della manifestazione di piazza Navona ha ricordato che «qui c’è la vera democrazia, la vera politica e non l’antipolitica. Andate a rileggervi le proposte della P2 sulla giustizia - ha attaccato Di Pietro rivolgendosi alla platea (30mila secondo gli organizzatori) -, una giustizia asservita al potere. Questo è un comportamento da nuova P2 anzi vecchia perchè sono sempre loro, erano iscritti prima...».

«L’antipolitica - ha proseguito l’ex pm - è quando un pregiudicato si candida per non andare in galera e quando fa fare leggi per la propria impunità». «Con tutti i problemi che ha il paese - ha attaccato Di Pietro - è possibile che ci dobbiamo occupare solo di quelli di Berlusconi con la giustizia» perchè «noi abbiamo bisogno di cariche dello Stato che siano innocenti e non impunite. Quando c’è emergenza democratica si sta al fronte e non si scappa». Il leader dell’Italia dei Valori rilancia l’idea di «un grappolo di referendum contro le leggi vergogna» con una lunga campagna di informazione in tutto il paese. Riguardo all’alleato, il Pd che ha scelto di non essere in piazza, Di Pietro sottolinea che «ognuno fa opposizione come vuole ma non devono toglierci il diritto di protestare».

Grillo: "Veltroni Topo Gigio alleato dello psiconano"
«Topo Gigio in tre mesi ha fatto cadere il governo Prodi, ha perso Roma e ha disintegrato i partiti della sinistra. È il più grande alleato dello psiconano». Duro attacco al leader del Pd, Walter Veltroni, da parte di Beppe Grillo in videocollegamento con la manifestazione "No Cav Day" di piazza Navona. «Lo psiconano - dice Grillo - è il garante di un comitato d’affari. Ci sono ancora diciotto condannati in Parlamento e se per loro Mangano era un eroe, questi diciotto condannati sono supereroi che hanno il superpotere del silenzio perchè non parlano mai contro il padrone». Poi l'attacco velato al presidente della Repubblica: «Io Napolitano non lo offendo, ma Pertini o
Ciampi o Scalfaro non avrebbero mai firmato una legge che lo autoassolve».

Travaglio: "La sinistra resuscita sempre Berlusconi"
Silvio Berlusconi «vince sempre le elezioni per abbandono degli avversari, non lo lasciamo in pace, anche stavolta aveva un piede nella fossa ma la sinistra italiana si è data questa missione: resuscitarlo. Fa sempre così Berlusconi, come la mantide religiosa - ha continuato Travaglio -: con chi dell’opposizione lo cerca per il dialogo ci fa una ’scopatinà e poi lo uccide... ha fatto di tutto per perdere le elezioni ma ogni volta che arretra gli altri arretrano più di lui, è un sorpasso in retromarcia quello che lo ha portato a vincere». E, ancora, dopo aver letto l’elenco dei ministri del governo Berlusconi: «Ha fatto di tutto per s*******i e quelli sempre lì a dialogare...». «Lui ha altro da fare, se ne vuole andare, aiutamolo a sparire sennò per inerzia scivola al Quirinale» ha concluso Travaglio.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.voceditalia.it

lunedì 7 luglio 2008

Vademecum sul “Trattato di Lisbona”


Si invitano gli utenti a stampare e far circolare
COSA SAI SUL TRATTATO DI LISBONA?
1) Sai che è un trattato di riforma europea che sostituisce i precedenti trattati e con il quale si afferma
definitivamente la prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale?
2) Sai che tutto il potere decisionale in Europa sarà gestito da 27 Commissari (uno per ogni nazione,
non necessariamente eletti dal popolo, che dal novembre 2014 diventerebbero meno di 27, in
rappresentanza di solo i 2/3 degli stati), dal Consiglio (anche qui, membri non necessariamente eletti
dal popolo), e dalla BCE (Banca Centrale Europea… e figuriamoci se gli “eletti dal popolo” li troviamo
proprio qui!), e che il Parlamento Europeo continuerebbe ad avere un ruolo puramente consultivo?
- Ti senti rassicurato dal fatto che così poche persone decidano del destino di 500 milioni di abitanti?
- Ritieni che esistano organizzazioni che possano agire per condizionare le decisioni di organismi
gestiti da così poche persone, non elette dal popolo, che hanno un potere assoluto sul popolo stesso
ma che non rispondono a nessuno che li abbia eletti?
- Hai mai sentito parlare di “BILDERBERG” e “COMMISSIONE TRILATERALE” ?

- Ricorderai che per far cadere un qualunque governo è necessaria la maggioranza semplice dei
rappresentanti (il 50% più uno); sai che per imporre le dimissioni alla “Commissione” è invece
necessaria la maggioranza (con voto palese), dei due terzi del parlamento europeo?
3) Sai che il trattato di Lisbona reintroduce la pena di morte?
- Con ambiguità il trattato non cita direttamente la pena di morte ma rimanda alla “carta dei diritti
fondamentali” che nel suo articolo 2, prevede la pena di morte per reprimere “UNA SOMMOSSA O
UN’INSURREZIONE”. Nessun esempio è citato per definire il concetto di “sommossa o
insurrezione”. Ma se il popolo insorge… qualche buon motivo deve pur averlo… però si espone ad
un assassinio legalizzato! Ti senti ancora tutelato nel tuo diritto di opporti a… qualcosa?
4) Sai che la politica di difesa del trattato di Lisbona, prevede oltre alle “missioni di pace” anche
missioni “offensive”?
5) Sai che in caso di arresto potrai essere spostato in qualunque regione europea, proprio come avviene ora all’interno di qualunque nazione tra un carcere e l’altro?
6) Sai che il trattato garantisce l’uguaglianza (reciprocità) tra i membri, ma contemporaneamente
garantisce l’ineguaglianza tra essi, consentendo alla Danimarca ed all’Inghilterra di continuare a
stampare le loro monete nazionali?
7) Sai che l’Inghilterra rimane comunque proprietaria del 15,98% e la Danimarca del 1,72% della
Banca Centrale Europea?
8) Sai che il contenuto del trattato di Lisbona coincide sostanzialmente con quello della “Costituzione
Europea” che è stata bocciata da un referendum popolare in Olanda e Francia? Il “trattato di
Lisbona” è stato bocciato dal referendum popolare in Irlanda. Perché queste bocciature? Magari
perché questi popoli sono “antieuropeisti” o piuttosto perché sono più informati di noi? (I governi di
Francia e Olanda hanno poi ratificato la “costituzione europea” quando questa ha cambiato nome in
“trattato di Lisbona” in totale spregio al risultato referendario).
Secondo lo studio dell’Avv. Klaus Heeger, consulente per il gruppo democratico del parlamento
europeo: la Costituzione garantiva alla U.E. 105 nuove aree di competenza, esattamente lo stesso
numero di competenze che sono attribuite al Trattato di Lisbona; in quest’ultimo, rispetto alla
costituzione rimangono fuori i simboli U.E.: bandiera inno e motto, ma entra il cambiamento
climatico. Le rimanenti nuove 104 aree di competenza (aree cioè nelle quali la possibilità da parte
degli stati di legiferare in modo difforme da quanto deciso in sede U.E. è illegale), sono identiche.
9) Sai che gli appartenenti alle polizia ed esercito nazionali dovranno prestare giuramento di fedeltà
alla unione europea e chi si rifiuterà potrà essere licenziato?
10) Sai che con l’approvazione del trattato di Lisbona sarà illegale manifestare contro “l’unione
europea”? Questo significa la fine della libertà di esistere per i partiti ed i movimenti ad ispirazione
localistica che professino ideali indipendentistici.
11) Sai cosa affermò Jean Monnet, uno dei fondatori dell’attuale idea di Europa? “Le nazioni
dell’Europa dovrebbero essere guidate verso il superstato senza che i loro popoli sappiano cosa sta
accadendo”.
Sei consapevole che questo sta accadendo OGGI?
ORA CHIEDITI
1) Perché i giornalisti sono pronti a mostrarti il plastico e radiografare l’ultimo omicidio di provincia
ma tacciono sul trattato di Lisbona, così importante per il nostro futuro e per quello dei nostri figli e
nipoti?
2) Perché la gran parte dei nostri rappresentanti politici si dichiara a favore di questo trattato? Lo
sostengono ripetendo mediocri slogan come ”Chi è contro l’Europa è un terrorista!”, senza rendersi
conto che è proprio questa idea di “Europa” ad essere terroristica, così come lo sono i toni autoritari,
tipici di chi vuole sottrarsi al confronto.
3) Il trattato di Lisbona è così vincolante che potrà subire modifiche solo con l’unanimità degli stati;
un’ipotesi davvero difficile da attuare, se si pensa che Inghilterra e Danimarca si troverebbero a dover ridiscutere il loro status privilegiato.
Questo messaggio non è contro l’integrazione europea ma è per un’integrazione che rispetti le reali
esigenze democratiche dei popoli. Questo messaggio è utile per evidenziare la deleteria esistenza di
strutture di potere, create e gestite da poche famiglie a capo di multinazionali, come “bilderberg” e
“commissione trilaterale”, che hanno una pesante e illegittima influenza sulle strategie politiche ed
economiche che coinvolgono centinaia di milioni di persone.
Qui di seguito troverai i link alle notizie ed alle fonti di questo messaggio. Non fermarti alla lettura di
queste poche righe, verifica queste informazioni. Prenditi questa responsabilità in nome tuo, dei tuoi
figli e dei tuoi nipoti e se condividi lo spirito di questo messaggio fallo conoscere e fai pressione sui
tuoi rappresentanti politici e sui giornalisti affinché sviluppino il corretto dibattito democratico sui
contenuti del trattato di Lisbona. Non farti intimorire da vuoti slogan… potresti scoprire che quasi
nessuno dei nostri rappresentanti politici ha letto il trattato!

Sulla reintroduzione della pena di morte: lezione del Prof. Schachtschneider all'Università di
Salisburgo sui pericoli del Trattato, inclusa la pena di morte, in vari stralci su Youtube.

Qui un interessante articolo del
Prof. Giuseppe Guarino
.

A proposito della PENA DI MORTE: Il prof. Karl Albrecht Schachtschneider ha affermato a questo
proposito: “Nella Dichiarazione riguardante le Spiegazioni della Carta dei Diritti Fondamentali, che
secondo l'Art. 49b (51) TUE ("Allegato") sono parte costituente dei Trattati, dunque sono parimenti
vincolanti, sta scritto: ‘Le disposizioni dell'articolo 2 della Carta corrispondono a quelle degli articoli
summenzionati della CEDU [Carta europea dei diritti dell’uomo, ndr] e del protocollo addizionale e, ai
sensi dell'articolo 52, paragrafo 3 della Carta, hanno significato e portata identici’.”
Il prof. Schachtschneider sottolinea come all’art. 2 della CEDU si preveda: “La morte non si
considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi
assolutamente necessario: […] c) Per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o
un’insurrezione”; e l’articolo 2 del protocollo n. 6 della CEDU dice: “Uno stato può prevedere nella
propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo
imminente di guerra; tale pena sarà applicata solo nei casi previsti da tale legislazione e
conformemente alle sue disposizioni ...”.
Schachtschneider aggiunge: “Sommosse o insurrezioni possono essere viste anche in certe
dimostrazioni. Secondo il Trattato di Lisbona, l'uso mortale di armi da fuoco in tali situazioni non
rappresenta una violazione del diritto alla vita. In guerra si trovano attualmente sia la Germania che
l'Austria. Le guerre dell'Unione Europea aumenteranno. Per questo, l'Unione si riarma – anche con il
Trattato di Lisbona.”
Il prof. Schachtschneider aggiunge infatti: “La prassi dell'Unione di estendere estremamente i testi
sui doveri degli stati membri non autorizza ad escludere anche una tale interpretazione, quando la
situazione lo comanda o lo consiglia.”

Su Youtube Articoli interessanti: Come donchisciotte

DISINFORMAZIONE



Su WIKIPEDIA:
Gruppo Bilderberg
Commissione Trilaterale
Commissione Europea
BCE Banca Centrale Europea
Jean Monnet
Trattato di Lisbona, testo integrale
Trattato sul funzionamento della U.E. testo integrale
a cura di Edo



articolo tratto da www.partecipa.info
immagine tratta da www.venetoagricoltura.org

domenica 6 luglio 2008


I treni si fermano dalle 21 di domenica. Braccia incrociate anche per i piloti di Air One
Lunedì di disagi: fermi treni, tram e bus
Sciopero per il rinnovo del contratto di lavoro. Gli orari dello stop diversi da città a città

MILANO - Treni e mezzi pubblici si fermano tra domenica e lunedì 7 luglio. Ad incrociare le braccia saranno per primi i dipendenti delle ferrovie, per 24 ore, dalle 21 di domenica alle 21 di lunedì. I lavoratori del trasporto pubblico locale si fermeranno invece per l’intera giornata di lunedì con modalità diverse a seconda della città.

LE MOTIVAZIONI - Lo sciopero è stato indetto dai sindacati di categoria aderenti a Cosnil, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil, Ugl, Orsa, e dai sindacati Faisa, Fast, a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto ormai da sei mesi. I sindacati, in particolare, vorrebbero ottenere la stipula di un contratto unico per la mobilità, settore che attualmente conta invece 44 contratti diversi. Lo sciopero serve per sollecitare le controparti all'avvio della fase di confronto e di trattativa per una vertenza che itneressa complessivamente circa 250 mila lavoratori.

LE FERROVIE - La rete ferroviaria sarà la prima ad essere interessata dall'astensione lavorativa dei dipendenti Fs, che prenderà il via, come detto, domenica alle 21. Lunedì 7 luglio sarà garantita la mobilità pendolare, in base ai servizi essenziali previsti per legge nelle fasce orarie comprese fra le 6 e le 9 e fra le 18 e le 21. Trenitalia invita i viaggiatori ad informarsi preventivamente consultando il sito, telefonando al numero verde 800›892021, attivo dalle 18 di sabato 5 luglio alle 21 di lunedì 7 luglio, oppure recandosi nei punti informativi e negli uffici di assistenza delle principali stazioni.

NELLE CITTA' - Queste le fasce di interruzione del servizio nelle principali città: a Roma dalle 8,30 alle 17 e dalle 20 a fine servizio; a Milano dalle 8,45 alle 15 e dalle 18 a fine servizio; a Napoli dalle 8,30 alle 17 e dalle 20 a fine servizio; Torino dalle 9 alle 12 e dalle 15 a fine servizio; a Firenze dalle 9,15 alle 11,15 e dalle 15,15 a fine servizio; Venezia-Mestre dalle 9,30 alle 16,30 e dalle 19,30 a fine servizio; Genova dalle 9,30 alle 17 e dalle 21 a fine servizio; Bologna dalle 8,30 alle 16,30 e dalle 19,30 a fine servizio; Bari dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 15,30 a fine servizio; Palermo dalle 8,30 alle 17,30 e dalle 21,30 a fine servizio. Infine, Cagliari dalle 9,30 alle 12,45, dalle 14,45 alle 18,30 e dalle 20,30 a fine servizio.

NIENTE ECOPASS A MILANO - A seguito dello sciopero dei mezzi pubblici previsto per la giornata di lunedì 7 luglio, il provvedimento Ecopass sará sospeso. La decisione è stata presa dal Comune per evitare i possibili disagi ai cittadini. È stata inoltre decisa la liberalizzazione dei turni di servizio taxi, solo per il carico nella cittá di Milano, dalle ore 9 alle 15 e dalle ore 18 alle 24. In caso di revoca dello sciopero, la liberalizzazione dei turni sará sospesa.

LO STOP DI AIR ONE - Disagi potranno esserci anche per chi vola. Quattro ore di sciopero sono infatti state proclamate dalla Fit.-Cisl per i piloti della compagnia AirOne dalle 10 alle 14 di lunedì.

articolo tratto da www.corriere.it
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sabato 5 luglio 2008


L'Autorità per la concorrenza condanna la convenzione Anas-Autostrade per l'Italia
"Errore sganciare l'adeguamento dei pedaggi dalla qualità del servizio offerto"
L'Antitrust boccia tariffe autostrade
"Così ci rimette il consumatore"
Appunti anche sull'assegnazione senza gara della costruzione di nuove tratte

ROMA - L'Antitrust boccia la nuova convenzione sulle tariffe autostradali. E' sbagliato sganciare l'adeguamento dei pedaggi dalla qualità del servizio offerto agli automobilisti, scrive l'Autorità per la concorrenza. Legare gli aumenti solo all'inflazione non favorisce il consumatore.

L'Authority condanna anche i meccanismi di assegnazione degli appalti per la costruzione e la gestione di nuove tratte autostradali. Senza gara, manca la concorrenza.

Striglia i politici l'Antitrust. Se la prende con il Parlamento che ha appena varato la nuova convenzione sulla gestione delle autostrade. Adeguare i pedaggi solo al crescere dell'inflazione non favorisce il consumatore. Il legislatore, segnala l'Authority, ha sbagliato ad abbandonare il precedente meccanismo che orientava le tariffe all'aumento della produttività e della qualità del servizio, oltre che all'inflazione programmata. Si è abbandonato un sistema che favoriva l'efficienza produttiva e, in prospettiva, il raggiungimento di tariffe più basse per i consumatori".

Oltre ai danni per i consumatori, il Garante evidenzia anche misure anticoncorrenziali: "Ancora una volta la costruzione e la gestione di nuove tratte autostradali viene sottratta al confronto concorrenziale". Nella segnalazione, l'Antitrust chiede che Governo e Parlamento riesamino il patto appena firmato tra Anas e Autostrade per l'Italia spa che affida i lavori senza gara. Bisogna "evitare - ha scritto l'Authority - che vengano eliminati del tutto gli spazi, già esigui, lasciati alla concorrenza".


articolo tratto da www.repubblica.it
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venerdì 4 luglio 2008

L'Italia tira la cinghia


I consumi crollano del 2,7 per cento
«La crisi? E' strutturale e profonda»


ROMA

L’Italia tira sempre più la cinghia: i consumi mostrano ancora un segno meno a maggio. Secondo Confcommercio, il calo a maggio è stato rispetto allo stesso mese del 2007 del 2,7%. Si tratta del settimo segno negativo consecutivo: nei primi cinque mesi dell’anno, la flessione è stata dell’1,8% contro il +1,1% dello stesso periodo del 2007. Ma quello che preoccupa, è che questi dati confermano una «crisi strutturale e profonda» e non legata a fenomeni stagionali.

Il Paese che rinuncia al tempo libero
In caduta libera i consumi per «beni e servizi ricreativi», ossia cinema, sport, teatro ma anche cartoleria, libri e riviste o giochi, cd, dvd e articoli per il campeggio: nel dettaglio, Confcommercio ha rivelato che all’interno della componente generale dei consumi, a maggio questa voce ha fatto registrare il -4,9%, in ripresa comunque rispetto ad aprile (-6%) ma comunque in profondo calo rispetto ad altri capitoli di spesa. Altre voci in picchiata sono i beni e servizi per la mobilità (-13,5%), e alimentari, bevande e tabacchi (-3,3% ma in misura molto più contenuta rispetto ad aprile quando il calo fu del -4,4%). Un segno meno anche per abbigliamento e calzature (-2,3%), ma in leggera ’ripresà rispetto ad aprile (-6,8%).

Tajani: memorandum contro il caro greggio
Anche il caro greggio si fa sentire. Il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, ha annunciato che presenterà la prossima settimana un memorandum per affrontare «l’emergenza del caro-petrolio» in cui saranno indicati tutti gli strumenti che possono essere utilizzati dagli Stati membri per affrontare il problema nel settore dei trasporti. L’aumento dei prezzi rischia di rovinare anche le vacanze estive. Secondo la Coldiretti il fatto che quasi la metà degli italiani (44 per cento) non sia «mai andata a cena fuori al ristorante in pizzeria o al bar nel mese di giugno» mette in evidenza come «anche le vacanze estive siano fortemente condizionate dall’aumento dei prezzi».

I cittadini evitano il ristorante
L’organizzazione, sulla base di un’ indagine Axis per la Fipe, sottolinea che per il 48 per cento dei cittadini si tratta di una tendenza a «tirare la cinghia» dovuta ai meno soldi disponibili e alla necessità di risparmiare anche in vacanza, che proseguirà nei prossimi mesi quando il 71 per cento dei cittadini «prevede di andare a mangiare con la stessa o con addirittura minor frequenza di giugno».

Ma cresce la spesa nelle bancarelle
In estate ad aumentare in controtendenza è invece - sottolinea la Coldiretti - la spesa nelle bancarelle dietro le quali sempre più spesso ci sono gli imprenditori agricoli dai quali sette italiani su dieci hanno fatto acquisti giudicandoli in maggioranza convenienti. Secondo la Cia infine sono i prodotti delle cosiddetta «dieta mediterranea» che, proprio a causa della frenetica corsa dei prezzi, cominciano ad evidenziare preoccupanti segni di crisi.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.infow.net

giovedì 3 luglio 2008


Dossier alla vigilia del vertice che affronterà anche la questione ambientale
Dalla politica all'industria, dal risparmio alle rinnovabili, i voti paese per paese
Clima, il Wwf dà le pagelle al G8
Europa avanti, ma fa ancora poco
In testa Gran Bretagna, Francia e Germania. Stati Uniti ultimi in classifica
Duro il giudizio sull'Italia: "Pochi sforzi, obiettivi di Kyoto sempre più lontani"

ROMA - Quando si presentano all'esame riescono quasi sempre a buttarla in chiacchiere. Per questo il Wwf le pagelle ha deciso di darle prima. Al vertice G8 in programma dal 7 al 9 luglio a Hokkaido, in Giappone, la lotta ai cambiamenti climatici ha un posto in cima all'agenda, ma in passato alle promesse e alla retorica della vigilia spesso hanno fatto seguito pochi fatti. Così l'associazione ambientalista, in collaborazione con Allianz e con la società Ecofys, ha stilato Scorecards, un'analisi delle politiche di lotta ai cambiamenti climatici delle otto massime potenze industriali e dei cinque paesi emergenti, Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica.

guarda la mappa interattiva del pianeta

Nessun promosso. I risultati sono stati presentati questa mattina a Roma e non sono esattamente incoraggianti. Nessuna nazione del G8 è promossa a pieni voti e la media generale è piuttosto bassa. Per rendere più immediato il giudizio sui comportamenti i curatori del dossier hanno scelto la metafora dei semafori, sia nel giudizio globale conclusivo, sia nei singoli settori presi in esame: dalla riduzione delle emissioni di gas serra allo sviluppo del mercato della CO2; dalla diffusione delle rinnovabili alle politiche sul risparmio energetico.

Pochi semafori verdi. Nelle voci specifiche qualche luce verde qua e là si intravede. Londra ne conquista una per l'intensità energetica (il rapporto tra Pil e consumi) e le politiche industriali, Parigi altre due per numero di emissioni procapite e intensità energetica. Due pure quelle assegnate a Berlino (intensità energetica e politiche a sostegno delle rinnovabili), mentre l'unica ottenuta da Roma è alla voce intensità energetica.

In testa la Gran Bretagna. Al momento di tirare le somme, chi fa meglio non va però oltre il semaforo giallo. Chi arriva al vertice giapponese con le referenze migliori è il terzetto composto da Gran Bretagna, Francia e Germania. Italia e Giappone sono invece a centro classifica, mentre a chiudere ci sono Russia, Canada e Stati Uniti, un trio da luce rossa.

La pagella italiana. Al semaforo finale il nostro paese "passa" con il giallo, ma il giudizio complessivo dei "vigili" ambientalisti è comunque severo. "Le emissioni dell'Italia - si legge nel rapporto - aumentano costantemente e sono notevolmente al di sopra degli obiettivi di Kyoto. L'Italia ha avviato alcuni sforzi, ma sono in atto solo poche misure nazionali per ridurre le emissioni e ancora non hanno prodotto risultati significativi". Ancora una volta a salvarci, o quanto meno a mitigare i danni, è l'essere costretti all'azione da Bruxelles. "Tuttavia - è scritto ancora in Scorecards - quale stato membro Ue, l'Italia appoggia gli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni di gas serra per il 2020 nonché gli obiettivi in materia di risparmio energetico e rinnovabili", anche se "il Piano nazionale di Allocazione di quote di emissione italiano è modesto".

I compiti dei G8. Un quadro poco rassicurante rispetto a quella che secondo il Wwf dovrebbe essere la portata dell'impegno a fronte dell'emergenza riscaldamento globale. "Segnali positivi ce ne sono - spiega Mariagrazia Midulla, responsabile clima della sezione italiana - quello che ancora manca è la coerenza: Londra guarda al futuro con una capacità strategica notevole, ma fa poco sulle rinnovabili. Berlino su eolico e solare ha fatto invece un lavoro straordinario, ma rimane ambigua sul carbone e sui trasporti".

I paesi del G8, sottolinea ancora il documento dell'associazione ambientalista, "hanno la maggiore responsabilità e devono assumere la guida, impegnandosi a drastici tagli nelle proprie emissioni, nell'ordine di una riduzione almeno tra il 25% al 40% entro il 2020". "Essi - mette ancora in guardia il Wwf - hanno inoltre la responsabilità di guidare la cooperazione globale sul clima con Brasile, Cina, India, Messico, Sud Africa e gli altri paesi in via di sviluppo. Compito loro è incoraggiare lo sviluppo sostenibile attraverso il trasferimento di tecnologie e il sostegno finanziario. Mandando un segnale politico di appoggio alla cooperazione internazionale e a target ambiziosi di taglio delle emissioni di CO2, il G8+5 di quest'anno può anche aiutare a far sì che le prossime trattative Onu sul clima, il prossimo dicembre a Poznan, in Polonia, siano un successo".

Motivi di ottimismo. Qualche elemento di ottimismo per il raggiungimento di questi obiettivi, Scorecards comunque li sottolinea. "Il funzionamento del piano Ue di scambio emissioni - si legge ancora nel rapporto - è stato migliorato e ha portato ad allocazioni più rigorose nella fase 2008-2012. La messa all'asta di quote di emissioni potrà creare nuove risorse finanziarie per la mitigazione". Inoltre, "mentre le azioni a livello federale in Canada e Usa sono insufficienti, le attività degli stati sono molto incoraggianti".

Verso Kyoto 2. "Questo G8 - conclude Mariagrazia Midulla - è un passaggio decisivo in vista delle trattative per l'estensione e il rafforzamento del Protocollo di Kyoto, mi auguro che si riesca a fare dei passi avanti, senza abbassare l'asticella degli obiettivi. Il messaggio degli scienziati è chiaro: contenere l'aumento della temperatura entro i due gradi potrebbe non bastare".

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.wwfcapitanata.it

mercoledì 2 luglio 2008

Colombia, liberata Ingrid Betancourt


Prima di essere sequestrata aveva combattuto contro la corruzione e narcotraffico

La donna è stata rilasciata assieme ad altri quattordici ostaggi che come lei erano nelle mani delle Farc

BOGOTA' (Colombia) - Ingrid Betancourt è stata liberata. La notizia è stata diramata dal governo di Bogotà che ha annunciato che all'ex candidata alle elezioni presidenziali, che era nelle mani dei guerriglieri della Farc (Forze armate rivoluzionarie colombiane) dal febbraio del 2002, siano stati recuperati anche altri 14 ostaggi - tre cittadini americani (Thomas Howes, Keith Stansell e Marc Gonsalve) e 11 militari colombiani - che a loro volta erano finiti nelle mani dei rivoltosi.

PORTATI AL SICURO - Gli ostaggi, dopo la liberazione, sono stati trasportati in elicottero verso San Jose del Guaviare. La Betancourt, i tre statunitensi e gli undici militari saranno poi trasferiti nella base aerea di Toleimada, nel dipartimento di Tolima, a meno di 190 chilometri da Bogotà. Secondo quanto annunciato il ministro della difesa colombiano, Manuel Santos, tutte le persone rilasciate sarebbero in buone condizioni di salute, anche se saranno sottoposti a nuovi accertamenti sanitari. Anche il presidente della Colombia, Alvaro Uribe, si è trasferito nella base aerea di Toleimada, per accogliere gli ostaggi liberati dall'esercito.
IL SEQUESTRO - La Betancourt, di origini francesi, era stata sequestrata e poi trattenuta in qualche rifugio segreto nella foresta. Secondo molti il suo sequestro era stato dettato dalle campagne da lei condotte, da senatrice, contro la corruzione e il narcotraffico. E dal rischio di una sua possibile affermazione elettorale. Prima di essere rapita la donna, che già da tempo era attiva in politica, aveva pubblicato un'autobiografia dal titolo «Forse mi uccideranno domani», in cui venivano denunciati per nome e cognome molti dei politici corrotti della Colombia.

la scheda di ingrid

LA LIBERAZIONE - L'emittente satellitare americana Cnn ha ricordato che nei giorni scorsi si trovavano in Colombia due mediatori impegnati sul caso, uno di nazionalitá francese, l'altro svizzero. Il ministro Santos ha anche spiegato che a convincere i guerriglieri a rilasciare gli ostaggi sarebbe stato l'accerchiamento condotto dalle forze armate colombiane che avrebbero indotto le Farc a disfarsi dei prigionieri senza arrivare allo scontro. Il blitz dei militari ha dunque avuto successo. Al momento si ha però notizia dell'arresto di soli due guerriglieri. A favore della liberazione di Ingrid Betancourt, nel corso di questi anni, si erano mobilitati gruppi di pressione in tutto il mondo. E un appello per il suo rilascio era stato tra i primi atti ufficiali della coppia presidenziale francese Sarkozy-Bruni.

LA GIOIA DEL FIGLIO - «E’ la notizia più bella della mia vita».Così il figlio di Ingrid Betancourt, Lorenzo Delloye, ha commentato il rilascio della madre. Diverse attestazioni di gioia e felicitazione sono arrivate dagli ambienti politici di tutto il mondo. Papa Benedetto XVI ha espresso grande soddisfazione e per suo conto il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi,ha spiegato: «E' una bella notizia e speriamo in un segnale promettente per un cammino di vera pacificazione più ampio e duraturo in tutto il Paese».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.reporters.blogosfere.it

martedì 1 luglio 2008

Il Belpaese dei felici e raccomandati


L'ultima ricerca dell'Isfol: uno su due in Italia lo è. Il 60% dei ventenni già si è adattato alla spintarella
GIOVANNI CERRUTI
MILANO
Anche lei, poverina, non è più quella di una volta. E c’è chi, pur di tenerla alla giusta distanza, le cambia l’identità: un freddo «segnalazione», un burocratico «indicazione», un elegante «gestione combinata». I partiti non ci sono quasi più, la legge elettorale ha abolito i collegi, i parlamentari che non si perdono un battesimo sono eccezioni, però lei, anche se si deve scontrare con la modernità, con le lobbies e i lobbisti, resiste e lotta insieme e per noi: la vecchia e cara Raccomandazione, italianissima come la pizza e le romanze di Verdi. Raccomandazione di governo o di opposizione, ce n’è (sempre) per tutti.

E cosa non si fa per lei, perfino un premier che scippa il mestiere a Lele Mora. Però, appunto, non è più quella di una volta. C’è, ma non si vede. E non ci sono più i Remo Gaspari, il ministro dc che aveva assunto postini a vagonate. «O personaggi come Franco Evangelisti, l’ombra di Giulio Andreotti - ricorda Alfredo Biondi, avvocato, liberale e genovese, 9 legislature prima del prepensionamento non voluto -. Quando lo incontravi in Transatlantico ti appariva la Raccomandazione». Ecco, fine di quella storia: «Ora che la politica è cooptazione - dice Biondi - la Raccomandazione passa da lobbies potenti e clandestine».

Sarà cambiata lei, ma i raccomandati no, quelli ci sono sempre. Almeno uno su due, è la conclusione di una ricerca dell’«Isfol». E per un’indagine dell’«Eures» quasi il 60% dei ragazzi con meno di 20 anni hanno le idee chiare sul loro futuro, convinti come sono che il fenomeno della raccomandazione sia in aumento. Maria Teresa Brassiolo, presidente di «Transparency International Italia», assicura che questo primato è proprio e solo del Belpaese: «Negli altri Paesi la raccomandazione è considerata grave, ma resta molto marginale. Colpisce e stupisce di più il nepotismo». Che da noi è una variabile della Raccomandazione.

Raccomandato e parente, il massimo. Categoria sdoganata a fine Anni 80 al Festival di Sanremo, nientemeno. Quando, a presentare canzonette, erano stati chiamati gli eredi di Adriano Celentano, Johnny Dorelli, Anthony Queen e Ugo Tognazzi, e l’allor giovane Gigi Marzullo, in odor di raccomandazione dc, li sfotteva in diretta: «I figli di ...». Però erano bravini, e qui si passa alla raccomandazione a fin di bene, a sua volta differente dalla «raccomandazione per necessità», quella applicabile ai poveracci. E’ a fin di bene, come per la verità dicon tutti, perché segnala qualcuno che non delude, che se la cava o addirittura lo merita.

Di solito il raccomandato non ha buona memoria ed è facile alla smentita, a volte rabbiosa. Intervenuto in difesa di chi si è visto pubblicare raccomandabili intercettazioni, Francesco Cossiga aveva raccontato le sue telefonate in favore di due telegiornaliste, Bianca Berlinguer e Federica Sciarelli, peraltro amiche. L’avesse mai fatto, a momenti se lo mangiano. Perché a nessuno fa piacere l’abbraccio della Raccomandazione, anche se càpita nell’ambiente Rai, dove è chiamata più brutalmente lottizzazione, e ad ogni cambio di governo le carriere interne si misurano con il bilancino del chi è sponsorizzato da chi.

Favore, spintarella, aiutino, pratica nota, diffusa e trasversale. «Medialab» del professor Ilvo Diamanti ha fissato le quote dei concittadini che negli ultimi tre mesi hanno chiesto o ottenuto qualcosa: il 66,1% da un parente, il 60,9% da un amico, il 33,9% da un collega di lavoro. Quanto basta per stabilire che nessuno, proprio nessuno, può dirsi immune. Non è reato, per carità. E’, appunto, malcostume. Lo stesso che poi intasa ad esempio i Laboratori diagnostici del Lazio. «Perché - spiega Gianni Fontana, il responsabile - ci sono pazienti che accedono al servizio senza prenotazione». I soliti raccomandati... Ma queste sono le storie di tutti i giorni, dei soliti italiani che cercano la scorciatoia e avranno sempre un buon motivo per non sentirsi in colpa. Altra e più complessa è la storia della Raccomandazione da lobby, dove politica e interessi si abbracciano e colpiscono pesante. La sanità, per dire, con gli intrecci tra baronie e lottizzazioni. «E qui il gioco si fa molto più sottile», spiega Paolo Cherubino, 60 anni, primario ortopedico, preside della facoltà di medicina a Varese. «Perché le lobbies della politica con le assegnazioni di posti si affermano, si rafforzano e ne ricavano un potere di compensazione con altre lobbies».

Ecco, Varese che passa per città leghista. Su dieci primari solo uno non è dell’area di Comunione e Liberazione, il movimento caro al governatore Roberto Formigoni. Un caso? «Mi sono sentito dire che non è lottizzazione - dice Cherubino - ma il dato oggettivo resta». Ma il lobbismo non si ferma qui, e il preside Cherubino, per cautela, ricorre all’esempio. «Mettiamo che si decida un Piano di Ristrutturazione Ospedaliera. Bisogna tener conto dell’interesse dell’area interessata, dei cittadini, e questo è giusto. Poi si prevedono reparti e personale sulla base degli individui da sistemare...». La Raccomandazione pilotata.

La lobby non rivendica, non si vanta, basta che chi deve sapere sappia. Non è più come ai tempi di Gaspari e Evangelisti. Non è più come nella Milano dove per essere assunti in banca bisognava frequentare gli oratori, per una licenza da tassista i socialdemocratici, per una casa i socialisti. E nemmeno e non solo come nella Sicilia dell’ex governatore Totò Cuffaro, che per lenire il bruciore di un calo di voti per la sua Udc se n’è uscito con questa spiegazione: «Per forza, in quella zona non avevamo l’assessore regionale!». E magari non sarebbe manco bastato, magari si sarebbe scontrato con una lobby. Trovare la lobby giusta, dunque, il mix tra politica e affari, perché il resto è robetta. «Se mi chiama un politico - racconta Paolo Sassi, presidente dell’Inps - è solo per sapere la posizione contributiva di un elettore, non sanno che è tutto su Internet». Anche il ministro Roberto Maroni s’è accorto che non è più come una volta: «Nel ’94 avevo il "Raccomandometro", mi segnavo tutte le raccomandazioni che arrivavano in Consiglio dei ministri. Dopo un paio di mesi Clemente Mastella aveva già staccato tutti». Ora, dice, il Raccomandometro è ancora a zero.

Puoi darmi una mano...? Comincia sempre così. «Lo so bene - dice Pierluigi Bersani, il ministro ombra Pd -. La mia mamma diceva che bisogna aiutare tutti, ma aiutando tutti si finisce sempre con il fregare qualcuno. La mia regola? Aiutare solo i malati, gli handicappati, i disperati, per loro sì che sono pronto a dare una mano. Per gli altri niente, grazie». Antonio Marano, direttore di Rai2 intercettato al telefono con Agostino Saccà, la mano la dà per chi vale. «E’ normale per noi, i personaggi del mondo dello spettacolo li conosciamo bene». E’ normale, come il titolo di una trasmissione Rai di successo. «I Raccomandati».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.muckrakers.it

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