MOVIMENTO 5 STELLE: IL PROGRAMMA

sabato 31 maggio 2008

Roma, il Tar cancella le strisce blu


Dopo il ricorso del Codacons il tribunale regionale ha annullato le delibere del Comune. Al vaglio la situazione di Milano e Salerno
ROMA
Il Tar Lazio ha accolto il ricorso presentato dal Codacons e da un Comitato di cittadini residenti nel quartiere Ostiense di Roma, contro le strisce blu e le relative delibere comunali. La sentenza della II sez. del Tar Lazio (Pres. Luigi Tosti, Rel. Carlo Modica de Mohac) ha stabilito l’annullamento delle delibere del comune di Roma che istituiscono in tutta la città i parcheggi a pagamento.

L’associazione per la tutela dei consumatori fa sapere che da oggi gli automobilisti della Capitale possono rifiutare di pagare il parcheggio qualora, nella stessa area, il comune non abbia provveduto a creare anche parcheggi gratuiti. Il Codacons ricorda infatti, che la Cassazione ha recentemente stabilito che sono nulle le multe agli automobilisti che parcheggiano nelle aree a pagamento se vicino a quelle stesse zone non è stato predisposto anche un parcheggio libero.

Il Tar non ha ordinato però, come richiesto dal Codacons, la restituzione ai cittadini delle multe pagate per sosta in strisce blu senza apposito tagliando (centinaia di migliaia di sanzioni, per un controvalore di circa 10 miliardi di euro) ritenendo che la violazione del divieto di sosta sia un illecito di mera condotta. A seguito di questa posizione gli utenti che hanno pagato multe illegittime dovrebbero avviare una separata azione di risarcimento contro la Sta Spa per indebito oggettivo. Proprio a tal fine il Codacons informa dell’organizzazione di una class action contro la società, cui possono partecipare tutti coloro che intendano farsi restituire le somme pagate.

Alemanno e Marchi: "Non faremo ricorso contro la sentenza"
«Non faremo ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha dichiarato l’illegittimità delle strisce blu così come disciplinate dalla precedente amministrazione di centrosinistra. Aveva quindi ragione l’allora opposizione di centrodestra a sostenere il carattere vessatorio della disciplina dei parcheggi a Roma». Lo dichiarano in una nota il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e l’assessore alla Mobilità del Campidoglio, Sergio Marchi.

«Lavoreremo da subito - prosegue la nota - con le associazioni dei consumatori e con i cittadini affinchè si possa giungere ad una disciplina che stabilisca un nuovo equilibrio tra strisce blu e strisce bianche. Abbiamo già inoltre provveduto con una circolare inviata all’Atac a bloccare le macchine di riscossione della sosta, così come intendiamo tranquillizzare i 650 dipendenti della stessa azienda che saranno rioccupati in altre funzioni per aiutare la mobilità della città».

Dopo Roma il provvedimento potrebbe interessare altre città
Dopo quelle di Roma, anche le strisce blu di Milano e Salerno rischiano di essere giudicate illegittime: la sentenza del Tar del Lazio di ieri infatti - che appunto ha dichiarato «illegittima» la sosta a pagamento nel quartiere romano Ostiense - potrebbe aprire la strada ad altri provvedimenti simili in Lombardia e Campania.

Lo sostiene il Codacons, spiegando che «a Salerno già un giudice di pace si è espresso a favore dell’annullamento delle multe» dovute a parcheggi senza contrassegno sulle strisce blu: l’associazione sta in ogni caso monitorando i parcheggi a pagamento di diversi comuni italiani, perchè molti potrebbero aver adottato le strisce senza le «sufficenti motivazioni» previste dalla legge.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.sambenedettoggi.it

FRASE DEL GIORNO: I PRIMI OSTACOLI AD UN NUOVO PROGETTO SONO GRANDI BENEDIZIONI PERCHE' OFFRONO L'OPPORTUNITA' DI CREARE BASI PIU' SOLIDE PER IL SUO SVILUPPO

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

venerdì 30 maggio 2008


In funzione la macchinetta che incentiva la raccolta differenziata
Più bottiglie porti più caffé bevi
Singolare iniziativa a Napoli
Agli abitanti che portano 30 bottiglie di plastica o 30 lattine di alluminio viene regalato un caffé

NAPOLI - Potete immaginare quando vale 'na tazzulella e café, a Napoli? Ottanta, novanta centesimi? No. Vale 30 bottiglie di plastica o 30 lattine di alluminio. Ecco la notizia: «Più bottiglie porti più caffé bevi, la macchinetta che incentiva la raccolta differenziata arriva a Napoli». La macchina che raccoglie le vostre lattine e bottiglie si trova all’esterno del bar «La Torteria di casa Ferrieri», sul marciapiede al numero 75, a Napoli. Roba da non credere funziona dalle 9 alle 22 dal lunedì al venerdì, mentre al sabato e alla domenica l’orario si prolunga sino alle ore 24. Su Napoli Urban blog c'è la dimostrazione che fare questo tipo di raccolta differenziata è semplice come bere un caffè (GUARDA IL VIDEO).

DOVE SE NON A NAPOLI - Ovviamente non poteva che essere sperimentata a Napoli, la capitale della creatività (da sempre) e dei rifiuti (negli ultimi 15 anni). Proprio qui, nella città ancora sommersa dalla «monnezza», la famosa «arte dell'arrangiarsi» ha partorito la macchinetta che raccoglie il materiale che sarà poi avviato al riciclo. Il tutto attraverso la persuasione di una tazzina di caffé a gratis. L'iniziativa è di una giovane azienda napoletana, la «Rd Italia srl». La macchina consegna uno scontrino ad ogni deposito. Al trentesimo scontrino scatta il premio. Si entra al bar e si gusta un buon caffé.

ENTUSIASTI - Forse così, la raccolta differenziata a Napoli può ricevere un primo forte impulso.I cittadini che abitano nei dintorni della macchinetta ormai quasi la venerano. È la dimostrazione di quanto sia alta la voglia dei cittadini di essere parte attiva nel processo della differenziata e della soluzione rifiuti a Napoli.

SI RIPAGA AMPIAMENTE - Quel tipo di macchinetta installata in via Filangieri non compatta il rifiuto, e per questo può raccogliere un limitato numero di bottiglie. Ma la «Rd» ha già pronto il modello che può arrivare a raccogliere un totale di oltre 80.000 unità al mese tra lattine e bottiglie. «È una macchina geniale, di fabbricazione norvegese, - ci svela la dottoressa Manuela Fato, responsabile della Rd Italia -. «Ne stiamo promuovendo il noleggio (di quella piccola) a 350 euro al mese. Se si ripaga? Certo: con il materiale raccolto, con la pubblicità affissa sulla macchinetta e con il risparmio di spazio in discarica grazie al compattamento delle pet e dell'alluminio. Ce n'è anche una che raccoglie il vetro.

E LA CAMORRA? - È fuorigioco. Infatti, la macchina è dotata di dispositivi anti-frode ad alta tecnologia e inoltre riconosce il materiale inserito per dimensioni, volume e caratteristiche di composizione. Quindi non è possibile introdurre altro materiale all’infuori delle bottiglie e delle lattine.

LA DIFFUSIONE - «Rd (Raccolta differenziata) srl» conta che l'iniziativa si possa diffondere nei locali pubblici come nelle sedi dei Comuni oppure negli edifici pubblici ad alta affluenza. Si pensi alle stazioni ferroviarie e all’aeroporto, nelle mense o anche nei semplici condomini. Secondo la «Rd» con questo sistema si riduce del 30% il volume occupato in discarica e si tagliano drasticamente i costi di trasporto.

AL CINEMA GRATIS - Prossimamente ne saranno installate 12 in altre città (Roma, Genova, Rapallo e alcune località pugliesi). Dopo il caffé l'ultima iniziativa riguarderà un cinema che adotterà questa macchinetta e incentiverà con biglietti gratis il riciclaggio delle bottiglie. Quindi cinema e caffé.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.keetsa.com

FRASE DEL GIORNO: FAI ATTENZIONE AI DIFFERENTI VOLTI DELLA TUA MENTE: NELLA STESSA GIORNATA PUO' MOSTRARNE PIU' DI MILLE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

giovedì 29 maggio 2008

La crescita frena, Italia ultima in Ue


Il rapporto annuale dell’Istat: una famiglia su 3 non arriva a fine mese
«Crolla il reddito: tredici punti percentuali in meno rispetto all'Ue»
ROMA
La crescita italiana nel 2007 rallenta ancora, ed è sempre inferiore alla media degli altri paesi dell’Unione economica e monetaria, al punto che il nostro paese si colloca ultimo dietro a Francia e Germania. È quanto emerge dal rapporto annuale 2007 dell’Istat in cui si sottolinea che «il Pil l’anno scorso ha registrato una crescita, in termini reali, dell’1,5% in decelerazione rispetto all’anno precedente quando si era attestato a +1,8%».

Crescita, Italia ultima in Europa
Il lieve rallentamento dell’economia italiana, sottolinea il rapporto, si è inserito in un quadro caratterizzato da un sostanziale mantenimento in termini di risultato annuo, del ritmo di espansione dell’attività produttiva nei paesi dell’area euro rispetto al 2006. Il differenziale negativo di crescita dell’Italia rispetto alla media Uem è rimasto ampio (1,1%). Tra i partner europei, l’Istat segnala «l’espansione dell’economia delle Germania, cresciuta a un ritmo piuttosto sostenuto (2,5%) ma significativamente inferiore a quella del 2006 (2,9%)». In Francia il tasso di crescita del Pil è stato dell’1,9% (+2% nel 2006) mentre la Spagna continua a crescere a un ritmo molto sostenuto e rappresenta la locomotiva tra i grandi paese europei con un incremento del Pil 2007 al 3,8%, pressochè analogo a quello dell’anno precedente (+3,9%).

Una famiglia su tre non arriva a fine mese
Sulla povertà il dato dell'Istat evidenzia come una famiglia su tre arriva in Italia (e addirittura quasi una su due al Sud) con difficoltà alla fine del mese. Per il 14,6% delle famiglie, la famosa "quarta settimana" è davvero un incubo e la supera con «molta difficoltà» ma la quota sale al 21,1% nel Meridione e al 22,6% nelle isole, mentre si ferma all’10,3% al Nord Est. Se si aggiungono quelle che dichiarano di avere «difficoltà» si arriva al 34,7% della media nazionale e al 45,9% nelle Regioni meridionali. E quasi una famiglia su tre, e cioè il 28,4%, non riesce a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro con risorse proprie o della rete familiare e il 66,1% delle famiglie (oltre la metà) dichiara di non essere riuscita a mettere da parte risparmi nell’ultimo anno.

Stipendi bassi
Secondo l’Istat in sei anni il reddito per abitante degli italiani crolla di tredici punti percentuali rispetto alla media europea: se nel 2000 era di quattro punti percentuali più alto della media dell’Unione, nel 2006 è crollato a oltre 8 punti sotto la media. Tra il 1995 e il 2006 le retribuzioni orarie reali aumentano in totale solo del 4,7%, un incremento decisamente inferiore a quello registrato in altri paesi europei. Se infatti per un ristretto numero di paesi (oltre all’Italia anche Spagna, Paesi Bassi e Germania) le retribuzioni aumentano in misura molto contenuta, in altri, in particolar modo in Francia e Svezia, la crescita è di cinque o sei volte più consistente. L’origine degli scarsi aumenti dei redditi degli italiani, spiega l’Istat, è da ricercare nella crisi della produttività dell’economia, che ha frenato la crescita pro capite in Italia mentre gli altri paesi hanno continuato a crescere. Tra il 1995 e il 2006, infatti, la produttività italiana è aumentata di appena il 4,7% (una crescita esattamente uguale a quella delle retribuzioni), incremento di poco superiore a quello registrato in Spagna (4,3%), mentre la media dell’Unione europea segna una crescita del 18%.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.forumpa.it

FRASE DEL GIORNO: TI SARA' DIFFICILE FARE COSE POSITIVE SE TI PREOCCUPI DI ESSERE SEMPRE IL MIGLIORE. SE FARAI COSE POSITIVE ALLORA SARAI IL MIGLIORE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

mercoledì 28 maggio 2008


Repubblica titola: "Rifiuti. Ultimatum ai ribelli". Propone un indovinato accostamento con un mitragliere in Afghanistan, di certo casuale. Repubblica dovrebbe invece titolare: "Rifiuti. Ultimatum agli inceneritori", con una foto non casuale dell'Impregilo. Sarebbe un atto di coerenza. Jacopo Fo cita un articolo dell'ultimo Venerdì di Repubblica: ben 435 ricerche scientifiche provano un forte aumento di tumori e nascite malformi in prossimità degli inceneritori.

"Mi diverto.
E’ ormai chiaro che dentro i giornali italiani si combatte una battaglia durissima tra i direttori e un pugno di giornalisti che si rifiutano di tacere sempre e comunque.
Così abbiamo delle piccole soddisfazioni: alcune notizie bomba finalmente vengono pubblicate. Non le vedete in prima pagina, non hanno titoli a 9 colonne, non sono correlate da interviste e commenti. Però le notizie escono.
Ad esempio vengono pubblicate sul numero 1052 del Venerdì di Repubblica (16 maggio) a pagina 90 (coincidenza o magia alchemica il fatto che la paura nella Smorfia napoletana corrisponde al numero novanta?).
Ecco l’articoletto, secco secco. Un grande pezzo di sintesi giornalistica, probabilmente contrattato parola per parola in riunioni infuocate dei caporedattori, oppure sfuggito per errore alla penna rossa dei censori… Questo articolo credo che alla fine sia uscito perchè protetto dalla Divina Provvidenza in persona, è comunque stato stampato, nero su bianco, e ci dice che 435 (QUATTROCENTO TRENTACINQUE) ricerche scientifiche internazionali provano un aumento di tumori e nascite malformi spaventoso in prossimità dei termovalorizzatori.
Senza commento. Senza due righe di scuse verso il povero Beppe Grillo accusato con ogni tipo di cattiveria dalle colonne dello stesso giornale per essersi permesso di dire esattamente la stessa cosa: gli inceneritori puoi anche chiamarli termovalorizzatori ma ti ammazzano comunque.
Una nota stilistica che permette di capire appieno il meccanismo perverso utilizzato dai media per rendere di scarso interesse notizie di importanza capitale.
Il titolo può essere un modo per indurre le persone a leggere un articolo oppure a non leggerlo.
Se questo articolo fosse stato: “Aveva ragione Grillo gli inceneritori uccidono!” avrebbe destato grande curiosità. Allora lo hanno intitolato in modo tale da tagliargli le gambe: “Emissioni: Una ricerca francese sottolinea il rapporto diossina-cancro
QUANDO LA SALUTE SE NE VA IN FUMO (TOSSICO).
Capisci l’astuzia: non ti dice che le ricerche sono 435, come viene specificato poi nell’articolo. Non si pronuncia la parola proibita INCENERITORE. Si parla di EMISSIONI… Termine vago come la melma.
Questa tattica in effetti funziona. I lettori accorti dicono: “Però alla fine Repubblica le notizie le dà!” E continuano a comprarla. Mentre il 95 per cento dei lettori, un po’ meno attenti, non si accorge di quella notizia così imbarazzante.
Prova ne è che sono passati 5 giorni dall’uscita del Venerdì e se cerchi sul web: “diossina istituto statale di sorveglianza sanitaria francese”, non trovi niente a proposito di questa colossale notizia!
E non trovi niente neanche se digiti “diossina 435 ricerche PubMed”
Comunque giudica tu: ecco il testo integrale:
“Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.
Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale PubMed che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.”
(Il pezzo non è firmato ma sta all’interno di una specie di box dentro un articolo di Arnaldo D’Amico.)
Spero ci si renda conto dell’importanza dell’ufficializzazione di una simile notizia: e ti invito quindi a farla girare e ripubblicarla sul tuo sito. Se riusciamo a far sapere a molti italiani come funziona questo giochetto dell’informazione ridimensionata (non censurata, non libera, omogenizzata) potremmo creare qualche altro problema ai signori dei giornali. Loro ormai lo sanno che chi legge i quotidiani poi va su internet…
FACCIAMOLI PIANGERE!
CITIAMOLI A MARTELLO OGNI VOLTA CHE PER SBAGLIO DICONO LA VERITA’.
Usare la forza dell’avversario per farlo cadere". Jacopo Fo

articolo e immagine tratti da www.beppegrillo.it

FRASE DEL GIORNO: FAI LA PACE CON TUTTO E FAI TUTTO CON PACE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

martedì 27 maggio 2008


La ricerca: in quattro anni il numero di navigatori è cresciuto del 7%
L'Italia che non va in Rete
Boom di pc, videofonini, fotocamere digitali. Ma è lento l'aumento nell'uso di Internet

Per unire l'Italia nella modernità tecnologica non basta ridurre il cosiddetto digital divide, il divario digitale che vede alcune zone del Paese infrastrutturalmente svantaggiate rispetto ad altre. Perché i consumatori italiani sono divisi anche culturalmente. E se da una parte c'è un'avanguardia attratta dalle nuove tecnologie della comunicazione, dall'altra c'è un'ampia retroguardia che delle tecnologie si fida poco, è indifferente o giudica i servizi offerti troppo complicati per essere veramente utili. Ecco, in sintesi, il risultato di una ricerca, Ict Monitor, realizzata dalla Between di François de Brabant e da Gipieffe sul rapporto tra gli italiani e la tecnologia.

Intendiamoci, la dotazione di strumenti hi-tech nelle nostre case è in forte crescita: dal 2004 al 2007, per esempio, il numero di lettori Dvd è raddoppiato, passando dal 36% al 72% e i computer, nello stesso periodo, sono aumentati dal 46% al 60%. Per non parlare di altri oggetti, che hanno segnato un vero e proprio boom: i telefonini non tradizionali (con fotocamera, videofonino, tivufonino, smartphone) sono quintuplicati: dal 12% al 63%; idem le macchine fotografiche digitali dal 19% al 50%, gli iPod e gli Mp3 dal 6% al 32%, i televisori a schermo piatto (plasma, cristalli liquidi, Hd ready o non Hd ready) dal 3,5% al 21%.

Ma il panorama cambia radicalmente se andiamo a vedere l'utilizzo dei servizi online e l'accesso alla banda larga (cioè l'Internet veloce). Qui i numeri sono molto meno entusiasmanti: il possesso di un collegamento a banda larga, che nel 2004 era prerogativa del 10% degli intervistati (2.500 interviste individuali), si è esteso al 29% del campione. A fronte di questa maggiore dotazione di rete, quelli che usano il web, da casa o dal luogo di lavoro, sono aumentati in quattro anni solo di 7 punti percentuali, passando dal 35% al 42%. Gli utenti di e-commerce, pur raddoppiati (dal 7% al 14%) sono ancora un'élite. E, soprattutto, sono soltanto il 6,7% gli italiani che utilizzano i servizi di banca online.

Si tratta di un quadro importante, nei suoi chiaroscuri, perché aiuta a rispondere alla domanda, anzi alla domandona che in questo periodo più intriga le aziende di Ict (le varie Telecom, Vodafone e Fastweb) così come i responsabili della politica industriale. La domanda riguarda la quantità e l'intensità di risorse economiche da dedicare allo sviluppo della rete a banda larga e ultra-larga per sviluppare nuovi servizi video fissi e mobili e dare al Paese un'infrastruttura avanzata. La posta in gioco è alta e alta è la scala degli investimenti richiesti. In Giappone, Corea del Sud e Singapore, i governi si sono impegnati in ambiziosi piani di cablatura con l'obiettivo di dare «100 megabit a tutti». Ma il Giappone e gli altri Paesi asiatici hanno una cultura e una pratica tecnologiche consolidate e diffuse (si può dire: hanno la tradizione della modernità) e rappresentano perciò mondi davvero lontani.

La via europea alla banda larga, per ragioni di cultura e di bilancio pubblico, è molto meno dirigista e più prudente. «Soprattutto — commenta de Brabant — è più legata al tema della competizione e del mercato, anche se con alcune importanti eccezioni: la Commissione Attali ha chiesto la banda ultralarga come servizio universale per il 2016 e Francesco Caio deve consegnare a settembre a Gordon Brown il piano a banda ultralarga per la Gran Bretagna». La posizione prevalente tra gli operatori, comunque, si può riassumere così: investiamo man mano che all'orizzonte si profila l'interesse del pubblico, cioè emerge un mercato. Prudenza più che giustificata, se si considerano dati come quelli di Ict Monitor sull'Italia.

Ma guardiamoli più da vicino, questi italiani tecno-diffidenti. Complessivamente, gli «arretrati», gli «indifferenti» e gli «ambivalenti» (come li chiama la ricerca) rappresentano quasi la metà del campione; e la loro distanza dalla tecnologia aumenta con l'avanzare dell'età e col ridursi del reddito e della scolarità. I più emotivamente avversi temono i rischi per la salute e il «bombardamento cognitivo». I più razionali (sempre nella fascia dei tecnofobi) lamentano — giustamente — l'eccessiva macchinosità che caratterizza ancora molti servizi online.

La semplicità, peraltro, è considerata un valore anche dall'altra metà del campione — quella tecnofila — composta dagli «affascinati», dagli «evoluti» e dai «trend setter»: vera e propria tecno-avanguardia — quest'ultima — che usa Internet, fa la spesa con l'e-commerce e usa i servizi di e-banking, ignorati dai più. Non è un caso che i servizi più apprezzati siano l'e-commerce per viaggiare (preferenza che accomuna vecchi e giovani, utenti di treni e utenti di aerei), le aste online (spettacolare anche in Italia il successo di eBay, che offre un servizio chiaro, certificato e utile), l'acquisto di biglietti per concerti e lo shopping di libri e Dvd. Male l'e-banking, dicevamo: solo il 6,7% degli italiani, secondo Ict Monitor, lo usa. Un po' perché gli utenti non si fidano, un po' perché le banche a quanto pare non lo spingono troppo. Eppure alcuni siti di online banking sono molto chiari, e, almeno per controllare i propri estratti conto o per fare bonifici, possono risparmiare al cliente la coda allo sportello. Pare sia frequente il caso di adulti che entrano una volta nel sito della banca con l'assistenza del figlio; ma, anziché riprovare da soli, rinunciano e tornano al tradizionale «salto in filiale».

Questo porta a concludere che per affermarsi la tecnologia deve sostituire un'abitudine radicata con un'abitudine più comoda: difficile pensare a processi «calati dall'alto». Da questo punto di vista una delle due tecnologie più amate dagli italiani è senza dubbio il telefonino. Ed è quindi prevedibile che la futura rivoluzione della banda larga avrà nel telefono cellulare e nella televisione (l'altra tecnologia prediletta) i suoi centri propulsori. Questo se parliamo di mercato. Un buon contributo dello Stato all'innovazione, invece, sarebbe quello di offrire servizi di e-government realmente efficaci all'insegna della semplicità: ma, come sappiamo, ciò presuppone un ridisegno della Pubblica amministrazione assai complesso, che è stato avviato ma è ben lontano dall'essere concluso. In un certo senso è il gatto che si morde la coda: se i contenuti dei servizi offerti migliorano, migliora anche la risposta del pubblico: e questo incoraggia gli investimenti in infrastrutture. Ma la qualità dei servizi dipende anche dalla potenza di banda. Grazie alla quale si può dare velocità di navigazione e qualità video molto alta. Sarebbe però sbagliato concentrare tutta l'attenzione sulle fibre ottiche e sulle autostrade del futuro: importante è avere le automobili da mettere in pista.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.blogosfere.it

FRASE DEL GIORNO: AVERE UNA MENTE RILASSATA FA BENE A TE E A CHI TI STA INTORNO

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

lunedì 26 maggio 2008

Una lettera da Chiaiano.


"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra. Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio.
Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi.
La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare.
Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".
Elisa Di Guida, docente di Storia e Filosofia - Napoli

GUARDATE IL VIDEO CLICCANDO QUI!!!

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.videocomunicazioni.com

FRASE DEL GIORNO: L'OSTACOLO CHE TI FA' CADERE E' QUELLO SU CUI TI APPOGGI PER RIALZARTI

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

domenica 25 maggio 2008

"Sui mutui 20% di interessi in più"


Le associazioni dei consumatori
preparano class action contro banche

TORINO
Il popolo dei mutui va all’attacco dell’accordo tra Abi e governo sulla rinegoziazione. A guidare gli scontenti sono le associazioni dei consumatori: «il rischio è di pagare interessi aggiuntivi del 10-20% - spiega Paolo Landi di Adiconsum - e molte famiglie rischiano di essere indotte ad una scelta sbagliata». Inoltre, secondo l’associazione, è indispensabile un incontro con l’Abi «per chiarire alcuni aspetti tecnici» e con il Governo «per sapere come intende utilizzare i 20 milioni di euro previsti nella Finanziaria per i mutui a favore delle famiglie disagiate». Altre due associazioni, Adusbef e Federconsumatori, vanno oltre, annunciando una class action contro Abi e banche, perchè, sostengono: «L’accordo è una sanatoria mascherata del decreto Bersani, violato ripetutamente dalle banche e che il governo deve far rispettare».

Insomma, secondo Adusbef e Federconsumatori, l’accordo, preceduto dalla minaccia del ministro Tremonti, di un giro di vite fiscale sul credito «si limita ad offrire una soluzione che alcune banche già proponevano da quando i tassi hanno cominciato ad impennarsi». Questo il meccanismo: se la rata non è sopportabile si riduce e quanto corrisposto in meno, rivalutato da tassi di remunerazione per la banca, viene accodato alla fine del mutuo e ne comporterà l’allungamento. Quindi, accusano le associazioni dei consumatori «le banche ci guadagnano due volte, sia fidelizzando il cliente con l’allungamento del mutuo, sia incamerando maggiori interessi e commissioni sulle rate». La soluzione proposta da Adusbef e Federconsumatori sarebbe di sostituire il decreto con una nuova norma che obblighi le banche a dar seguito, a costo zero, alla ristrutturazione del mutuo.

«Al legislatore resterà poi la responsabilità - concludono - di valutare se introdurre un tasso predefinito, come avvenne per il decreto Amato del 2000». Ma i banchieri non ci stanno e il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra, risponde alle critiche dei consumatori che l’operazione del governo «comporta oneri economici e non vantaggi al sistema bancario». Un intesa «nell’interesse del mercato finanziario del Paese», dunque, tanto che Unicredito, Intesa Sanpaolo, Ubi e Banco Popolare, le quattro maggiori banche italiane potrebbero subire un impatto negativo di 371 milioni di euro dall’accordo siglato tra governo e Abi. Quest’ultima previsione viene da uno studio della banca d’affari Cazenove.

Intanto un rapporto Abi indica che la crisi bussa anche alla porta delle banche a causa della crisi dei «subprime», della congiuntura economica negativa e dei carichi fiscali. I principali gruppi italiani hanno chiuso il 2007 con un utile netto in crescita (20,24 miliardi di euro +17,1% sul 2006), ma quasi solo grazie a fusioni e concentrazioni. Senza i risultati di queste operazioni l’utile d’esercizio del settore bancario scende a 16,4 miliardi di euro, con una flessione del 10%. Dati che trovano conferma anche dalla nuova classifica delle big europee in termini di capitalizzazione, ma nonostante il calo del proprio valore di Borsa, Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno scalato posizioni importanti in graduatoria, attestandosi ora saldamente nella top-five delle banche del Vecchio Continente. La crisi non ha fatto sconti a nessuno: la prima della classe, la britannica Hsbc, ha visto scendere la propria capitalizzazione da 160 a 133 miliardi di euro, Ubs, seconda nel 2007, è scesa da 98 a 44 miliardi, passando dal secondo posto all’ottavo. Male anche Royal Bank of Scotland, che lascia sul terreno 47 miliardi di euro e scende, con soli 43 miliardi, dal terzo al nono posto.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.digilander.libero.it

FRASE DEL GIORNO: IL CORPO E' AL SERVIZIO DELLA MENTE. LA MENTE INCONTROLLATA PORTA IL CORPO AD AVERE ATTEGGIAMENTI DISTRUTTIVI

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

sabato 24 maggio 2008

Petrolio a 135 dollari, Ford taglia le auto


E gli Usa nella morsa
del caro-greggio accelerano
i test sui carburanti sintetici

NEW YORK
La Ford taglia la produzione di due milioni di veicoli, il Pentagono prova il carburante sintetico sui superbombardieri, l’American Airlines tassa la spedizione dei bagagli a mano e nei sobborghi di Indianapolis c’è chi decide di scavarsi un pozzo di petrolio nel giardino per tenere in piedi il bilancio famigliare. Sono quotidiane, e a pioggia, le conseguenze che l’America subisce a causa dell’impennata del greggio, che ha toccato un picco di 135 dollari al barile ed accompagnerà i villeggianti nel weekend del Memorial Day con un costo di 3,83 dollari a gallone (4 litri). Il prezzo del carburante è aumentato del 2,4 per cento nella notte fra mercoledì e giovedì in coincidenza con l’annuncio di Ford di ridurre da 17 a 15,1 milioni la produzione di veicoli nel corso del 2008.

«Dobbiamo fare i conti con la realtà» ha detto il presidente Alan Mulally spiegando che recessione e rincari energetici allontanano i clienti dalle auto che consumano di più. Da qui la scelta di bloccare la produzione di Suv (fuoristrada) e pick-up lasciando invece invariata quella delle auto di piccola cilindrata. E’ stato un passo doloroso perché gli Suv costituiscono circa il 70 per cento delle vendite di Ford e sospenderne la fabbricazione obbliga a rivedere al ribasso le entrate del 2009, prevedendo nel migliore dei casi il pareggio. Immediate le conseguenze sull’occupazione: se 2400 dipendenti hanno già accettato gli incentivi e lasciato l’azienda, Ford punta ad allontanarne in tempi brevi almeno altrettanti. Se Ford si ridimensiona, il Pentagono risponde al caro-greggio sperimentando voli che sfiorano la fantascienza. Dalla base aerea di Dyess, in Texas, è decollato per la prima volta un super-bombardiere B1 con carburante sintetico.

Il test è riuscito e il maggiore Don Rhymer, dell’Ufficio carburanti alternativi, assicura che «entro il 2011 ogni nostro aereo userà miscele sintetiche e speriamo che dal 2016 saremo in grado di produrne il 50 per cento da soli, senza importare nulla». Dietro il volo del B1 ci sono le esigenze del bilancio federale: al Pentagono va l’1,5 per cento del fabbisogno nazionale di greggio ed ogni volta che il costo del barile si alza di 10 dollari il costo annuale per l’erario aumenta di 600 milioni di dollari. Le miscele sintetiche, disponibli per 30-50 dollari al barile in meno della benzina, offrono un’attraente alternativa sulla quale al Pentagono si lavora sodo, senza escludere che più avanti negli anni possa avere usi civili come già avvenuto per Internet e il gps.

Prezzo del carburante a parte, l’altra brutta notizia per i vacanzieri del Memorial Day arriva dagli aeroporti perché la compagnia American Airlines ha deciso di far pagare 15 dollari la spedizione del primo bagaglio sui voli di linea. Finora una tassa di 25 dollari era applicata solo sul secondo bagaglio spedito al check-in mentre ora i passeggeri si troveranno obbligati a versare comunque del denaro all’imbarco, a meno che non viaggino col solo bagaglio a mano. Le associazioni dei consumatori temono il peggio: United Airlines, Delta, Continental, Us Airways e Northwest sarebbero in procinto di seguire American Airlines al fine di scaricare in parte sul bagaglio viaggiante i costi del carburante, in ascesa da mesi.

Aggrediti su più fronti, gli americani tentano di rimediare ai rincari come possono: c’è chi diminuisce i viaggi aerei, chi accorcia i percorsi in auto per portare i figli a scuola, chi fa economia sulla luce ed anche chi decide di investire i propri risparmi per scavare un pozzo di petrolio nel giardino. Così ha fatto Greg Losh, che vive a Selma, poco lontano da Indianapolis, in una casa costruita sul vecchio campo petrolifero di Trenton che un secolo fa sostenne la crescita economica dell’Indiana centro-orientale. Assieme ad alcuni amici Greg Losh ha investito 100 mila dollari per acquistare e attivare un pozzo di ultima generazione, riuscendo ad estrarre non solo gas naturale a sufficienza per alimentare il riscaldamento nelle case dove abitano ma anche tre barili di greggio ogni 24 ore che, ai prezzi attuali, implicano entrate per circa 400 dollari. Al momento il petroliere fai-da-te non vende però l’oro nero sul mercato: preferice accumularlo in magazzino nella convinzione che i prezzi cresceranno ancora.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.autoinsight.blogosfere.it

FRASE DEL GIORNO: UNA MENTE FELICE E' IL MODO PIU' ECONOMICO SIA MENTALE CHE FISICO PER VIVERE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

venerdì 23 maggio 2008




Nucleare, dopo il referendum 20 anni di stop tra le polemiche

Milano - L’Italia è pronta, nelle intenzioni del Governo, a ripartire sul fronte nucleare: dopo 21 anni da quel referendum che l’8 ed il 9 novembre del 1987 vide gli italiani dire "no grazie" all’atomo, il ministro per lo sviluppo Economico, Claudio Scajola, annuncia infatti che entro il 2013 sarà posta la prima pietra di un gruppo di centrali nucleari in Italia. Se le intenzioni riusciranno a tradursi in realtà, per la pensiola di tratterebbe di un "ritorno": per venti anni il paese ha avuto centrali nucleari e prodotto energia dall’atomo. Ecco le principali tappe della vicenda dall’inizio dell’uso del nucleare, all’addio del 1987 fino alla riapertura arrivata oggi:
Vent'anni di nucleare Per circa vent’anni l’Italia, dal 1960 al 1980, ha prodotto e utilizzato energia nucleare grazie a quattro centrali elettronucleari ex Enel (Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina) e di altri impianti nucleari ex Enea del ciclo del combustibile.

Nucleare? No grazie Anche sull’onda emotiva dell’incidente di Chernobyl, avvenuto nell’aprile del 1986, l’Italia decise di affidare la scelta sul nucleare ad una consultazione popolare. Il referendum abrogativo si tenne l’8 e il 9 novembre e vinse il sì all’addio all’atomo con oltre il 71%.

Le scorie, la Sogin In seguito al referendum iniziò un programma di dismissione delle centrali nucleari. Ma per lungo tempo fu sostanzialmente eluso il problema delle scorie. Nel 1999 fu disposto un piano strategico e definito un accordo di programma con le Regioni. Parallelamente, fu affidato a Enel il compito di costituire la Sogin, società per lo smaltimento delle centrali elettronucleari dimesse, la chiusura del ciclo del combustibile e le attività connesse e conseguenti.

Il caso Scanzano Nel novembre 2003 il governo approva il cosiddetto decreto "Scanzano", in base al quale tutti i rifiuti e i materiali nucleari esistenti in Italia vengono sistemati in un deposito nazionale geologico (e non di superficie) da realizzare nel comune di Scanzano Jonico, in Basilicata. La decisione provocò dure reazioni politiche e da parte delle comunità locali e degli ambientalisti, fino al fallimento dell’operazione.

Le scorie vanno in Francia La scorsa legislatura ha deciso trasferire all’estero il combustibile irraggiato, anzichè stoccarlo temporaneo nei siti con un accordo tra Sogin e Areva che, al termine di una gara internazionale, prevede che 235 tonnellate di rifiuti vengano inviate in Francia.

Già 13 anni fa riprese il dibattito L’allora ministro dell’industria Alberto Clò dice che l’Italia è pronta a riaprire al nucleare: "Abbiamo intenzione - annunciò nel 1995 - di riprendere il discorso, mai chiuso completamente, su basi nuove, con nuove capacità di ricerca e nuove tecnologie".

Enel rientra nel settore all'estero Due anni fa il gruppo elettrico italiano decide di tornare nel nucleare, ma all’estero, per riaquisire competenze. La società acquisisce una Sloveske Electrarne, società Slovena. Oggi il 12% dell’elettricità prodotta nel mondo dal gruppo è nucleare.

Scajola: entro 5 anni centrali in Italia Entro il 2013, la fine cioè della legislatura, saranno avviati i lavori per la costruzione "di un gruppo di centrali di nuova generazione", annuncia dalla assemblea di Confindustria il ministro per lo sviluppo economico, Claudo Scajola.



articolo tratto da www.ilgiornale.it
immagine tratta da www.politicaestera.com

FRASE DEL GIORNO: LA GENEROSITA' DA' SIGNIFICATO ALLA VITA

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

giovedì 22 maggio 2008


YouTomb: il sito dove finiscono
tutti gli «scarti» di YouTube

PER infrazioni del copyright

Un progetto del Mit archivia tutti i video banditi dalla piattaforma di condivisione video

BOSTON (Stati Uniti) - Dove finiscono i video banditi da YouTube? Su YouTomb, l’archivio web realizzato dall’autorevole Massachusset Institute of Technology (Mit). O meglio, su YouTomb ci finiscono i dettagli e la descrizione di quanto – in media ogni due minuti – viene rifiutato dalla piattaforma di condivisione video di proprietà di Google per motivi legati al diritto d’autore. In una pagina in costante aggiornamento vengono mostrati alcuni fermo immagine tratti dai video censurati, il motivo della censura, l’autore della richiesta di oscuramento e il numero di giorni in cui il contenuto è stato visibile (e quante volte è stato visto) prima di essere estromesso dal sistema.

QUESTIONE DI DIRITTI - YouTube non è mai andato molto d’accordo con le leggi sul copyright. Benché formalmente le rispetti, sono moltissimi i video caricati dagli utenti sulla piattaforma che riprendono senza autorizzazione materiale protetto dal diritto d’autore. Negli Usa il rispetto formale della legge prevede che chi eroga un servizio come quello di YouTube non sia direttamente responsabile dei contenuti ivi reperibili, non si debba cioè curare di impedire che contenuti non in regola vengano ospitati, quanto di rimuoverli una volta che il detentore dei diritti d’autore ne faccia richiesta. Il motivo legale e pratico addotto dai responsabili del sito è che anche volendo non è possibile passare in rassegna tutti i contenuti pubblicati dagli utenti alla ricerca delle infrazioni del copyright.

FILTRO AUTOMATICO - Viste però le ire dell’industria del cinema e della tv – e all’indomani di una causa da un miliardo di dollari intentata contro YouTube dalla tv via cavo Comcast – l’estate scorsa anche il più popolare strumento di condivisione video ha deciso di venire incontro alle richieste degli studios, onde evitare di avere a che fare ogni giorno con uno dei loro legali. Ha così realizzato un meccanismo automatico che permette ai detentori dei diritti di controllare i video generati dagli utenti e di intervenire in caso di abusi. L’iniziativa del Mit è nata proprio per verificare il funzionamento del sistema di riconoscimento automatico approntato da YouTube, e la casistica che sta ordinando servirà per controllare che non ci siano abusi da parte dei detentori dei diritti ai danni degli utenti.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.visionpost.it

FRASE DEL GIORNO: UN PENSIERO POSITIVO OGNI GIORNO PORTA CON SE' IL CAMBIAMENTO VERSO UNA VITA MIGLIORE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

mercoledì 21 maggio 2008


La Toscana avrà norme più snelle
Più semplice aprire un'attività
Bar, macellerie, ristoranti avranno norme burocratiche e procedure amministrative più semplici per iniziare l'attività

Chi ha intenzione di aprire un bar, un ristorante, una macelleria, un punto di vendita diretta di prodotti alimentari o chi vuole creare una azienda agricola potrà d’ora in poi farlo immediatamente inviando al Comune solo una Dichiarazione di inizio attività, senza attendere più trenta giorni. Lo prevede una delibera regionale licenziata nell’ultima seduta su proposta dell’assessore per il diritto alla salute Enrico Rossi. Basterà una semplice comunicazione, informa una nota, anche per quegli imprenditori che intendono effettuare modifiche strutturali o impiantistiche, variare la titolarità o la ragione sociale della loro impresa alimentare riconosciuta, ad esempio quelle che provvedono alla lavorazione di pesce, carne, selvaggina, latte e uova.
MENO BUROCRAZIA. Complessivamente più di 35 mila delle imprese esistenti in questi settori potranno usufruire se necessario di queste semplificazioni amministrative, oltre naturalmente alle attività ai nastri di partenza. In particolare la delibera modifica alcuni articoli e commi del decreto 40 che attua un regolamento europeo in materia di igiene dei prodotti alimentari e degli alimenti di origine animale. A questa prima delibera seguiranno decisioni analoghe per altri settori industriali, come le concerie, per arrivare infine al servizio sanitari alla persona, con semplificazioni nel campo della fornitura di protesi e di ausili. «Il nostro scopo - spiega Rossi - è quello di migliorare i servizi, eliminando almeno in parte il peso burocratico che impaccia spesso in maniera intollerabile le imprese, ostacolandone la nascita, l’attività e lo sviluppo. Nel settore delle produzioni alimentari intendiamo mantenere ed elevare gli standard di sicurezza con controlli puntuali ma anche dare più fiducia ai produttori, valorizzare le produzioni locali e accompagnare il sistema agricolo nella migliore applicazione dei regolamenti comunitari in tema di sicurezza alimentare».
L'IDEA DI VELTRONI. Parole che sembrano seguire quelle che Veltroni aveva pronunciato in campagna elettorale davanti alla platea di Confartigianato. «Liberare il Paese dai lacci della burocrazia e, se il Pd vincerà le elezioni, si potrà dar vita ad una impresa in un solo giorno» aveva dichiarato l'ex sindaco di Roma. Che aveva rimarcato il concetto con «lo Stato deve stare dalla parte di chi produce la ricchezza nazionale: ci sono troppi adempimenti burocratici, il Paese è lento e lo Stato sembra esigere dal cittadino ciò che già ha nella sua disponibilità, per esempio tutti quei certificati che richiede». Ebbene, «io mi prendo qui, davanti a voi, un impegno: un'impresa in un giorno, perchè la mia ossessione è quella di fare di questo Paese un Paese semplice». Parole che erano state criticate da Daniele Capezzone, che aveva accusato Veltroni di copiare il programma del Pdl.
ALTRE NOVITA'. Copiatura o no, l'ossessione veltroniana sembra aver contagiato la nostra regione che si è data l'impegno della semplificazione amministrativa. Ma ci sono altre novità. Per esempio i piccoli produttori del ramo zootecnico, come ad esempio i caseifici, potranno commercializzare i loro prodotti non più solo nell’ambito del loro comune e dei comuni contermini, ma in tutta la provincia e nelle province contermini, ampliando così il raggio di vendita. I piccoli produttori di conigli e pollame, inoltre, potranno commercializzare, con notevoli semplificazioni amministrative, non più fino a 500 ma fino a 10 mila capi l’anno.

articolo tratto da www.corrierefiorentino.corriere.it
immagine tratta da www.glo-con.com

FRASE DEL GIORNO: IDENTIFICATI CON LA SOLUZIONE, NON CON IL PROBLEMA

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

martedì 20 maggio 2008

Un'economia futura verde e globale



Cos’è Terra Futura?

Terra Futura è una grande mostra-convegno strutturata in un’area espositiva, di anno in anno più ampia e articolata, e in un calendario di appuntamenti culturali di alto spessore, tra convegni, seminari, workshop; e ancora laboratori e momenti di animazione e spettacolo.

Nata dall’obiettivo comune di garantire un futuro al nostro pianeta – e di farlo insieme –, la manifestazione mette al centro le tematiche e le “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali, dal sistema economico all’amministrazione della cosa pubblica...

Terra Futura vuole far conoscere e promuovere tutte le iniziative che già sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di governo, di consumo, produzione, finanza, commercio sostenibili: pratiche che, se adottate e diffuse, contribuirebbero a garantire la salvaguardia dell’ambiente e del pianeta, e la tutela dei diritti delle persone e dei popoli.

È un evento internazionale perché intende allargare e condividere la diffusione delle buone pratiche a una dimensione globale; perché internazionali sono i numerosi membri del suo comitato di garanzia, la dimensione dei temi trattati e i relatori chiamati ad intervenire ai tavoli di dibattito e di lavoro; infine, perché lo sono i progetti e le esperienze presenti o rappresentati ampiamente nell’area espositiva, che ospita realtà italiane ed estere.

Numerosi e importanti i consensi raccolti negli anni. Oltre 83.000 i visitatori dell’edizione 2007, 500 le aree espositive con più di 4000 enti rappresentati; 190 gli eventi culturali in calendario e 1000 i relatori presenti, fra esperti e testimoni di vari ambiti di livello internazionale.
La quinta edizione di Terra Futura si svolgerà sempre alla Fortezza da Basso, a Firenze, dal 23 al 25 maggio 2008.

ORARI:
Venerdì 23/05/08: ore 9.00-20.00
Sabato 24/05/08: padiglioni ore 9.00- 22.30 / area esterna e animazioni ore 9.00-01.00
Domenica 25/05/08: ore 10.00-20.00

Alleanze per la costruzione di un futuro per la Terra sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per salvare l'umanità da se stessa. Stiamo cominciando a confrontarci con il fatto che la nostra economia controllata dalle imprese transnazionali sta distruggendo i sistemi biologici che rendono possibile la stessa esistenza umana. Ma stiamo anche scoprendo i modi per trasformare quel modello di economia a senso unico e guidato dal profitto in una forma tripartita che integra la giustizia sociale e il risanamento ambientale con la sostenibilità finanziaria.
In tutto il pianeta, una minoranza cosciente sta aprendo la strada che porta verso un diverso tipo di globalizzazione: una globalizzazione dal basso, contro la globalizzazione d'élite, che promuove l'idea che si debba rendere il ciclo di vita dominante rispetto al ciclo del denaro. Una visione contraria al neoliberismo, che promuove il dominio del ciclo del denaro su quello della vita. Abbiamo bisogno della coscienza che ha mosso i muratori che hanno gettato le fondamenta delle grandi cattedrali europee, per la costruzione delle quali sono stati necessari secoli: sapevano che non avrebbero visto il risultato finale delle loro fatiche, ma sapevamo anche che dovevano fare un lavoro molto preciso, per sostenere tutto il peso che si sarebbe posato sopra in seguito.

Siamo ora chiamati a gettare le fondamenta di una futura economia verde globale, dove non ci sono bambini che muoiono di fame, foreste rase al suolo, guerre per le risorse del pianeta. Quel mondo verrà senz'altro: le domande sono solo quanto tempo ci vorrà, e quanta distruzione sarà stata compiuta nel frattempo.

Kevin Danaher, Global Exchange (USA)

articoli tratti da www.terrafutura.it
immagine tratta da www.toscana.confcooperative.it

FRASE DEL GIORNO: LASCIA CORRERE, NON REAGIRE, FAI SPAZIO DENTRO DI TE.
E' IL PRIMO PASSO PER REALIZZARE LA VERA SAGGEZZA

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

lunedì 19 maggio 2008

"Gomorra" conquista la Croisette


Ma Saviano non sale in passerella
al gala serale: “Motivi di sicurezza”

CANNES
All’entrata del Palais i cacciatori di biglietti espongono cartelli con scritto «Gomorra» e qualcuno ci mette anche l’acca, «Gomorrah». L’attesa per il film italiano tratto dal romanzo fenomeno di Roberto Saviano ha contagiato ieri, fin dalla mattina, la platea internazionale del Festival e alla proiezione applaudita per cinque minuti ha assistito anche il neo-ministro della Cultura Sandro Bondi. Ma, sulla scalinata, per la proiezione di gala, lo scrittore non si è fatto vedere. Motivi di sicurezza, come quelli che hanno impedito, durante la conferenza stampa, la presenza dell’abituale esercito di fotografi in piedi davanti al tavolo: «Per me - spiega Saviano - non apparire sulla scalinata non è stata una rinuncia, non sono un attore, faccio un altro mestiere. Vivo sotto protezione da due anni, ma non mi sento un caso raro, vengo da un territorio dove decine di persone sono costrette a stare nella mia stessa condizione, il mio pensiero oggi va a loro». Con Saviano ci sono il regista di Gomorra, Matteo Garrone, e la squadra al completo, gli sceneggiatori Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio, Massimo Gaudioso, e poi gli attori, da Toni Servillo a Gianfelice Imparato, da Maria Nazionale a Salvatore Cantalupo. Per non parlare dei ragazzi, Ciro Petrone, Marco Macor, Salvatore Abbruzzese che si guardano intorno ancora increduli perché, come ripete Ciro, «tutto questo sembra un sogno».

In Italia Gomorra, storia di potere, soldi e sangue nella Campania avvelenata dalla camorra, è uscito nel fine settimana. Se gli incassi volano, raggiungendo quasi il milione di euro, al mercato del Festival il film è già stato acquistato da una decina di Paesi: «Non mi aspettavo questa risposta - dice Saviano -, così come non me l’aspettavo dal libro. Anzi, pensavo che ci si volesse allontanare da certi argomenti e invece in Italia c’è fame di queste storie. Le polemiche dei giorni scorsi sui panni sporchi da lavare in casa non mi stupiscono, sono le stesse che hanno accompagnato l’uscita del libro. Mi colpisce che da noi le operazioni di verità vengano accolte in questo modo. Gli autori, negli altri Paesi, le fanno normalmente, se invece a provarci sono i nostri vengono subito accusati». Fin dall’inizio Saviano e Garrone hanno lavorato fianco a fianco: «Scrivevamo a casa di Matteo, con la scorta che mi accompagnava e mi veniva a riprendere, sotto pressione. Il mio ruolo è stato come quello di un poliziotto, attento al rispetto del testo, il problema più difficile era scegliere, togliere piuttosto che mettere».

Garrone spiega di aver girato seguendo l’ispirazione delle storie: «Non ho pensato alle belle inquadrature o al bel movimento di macchina. La materia del film suggeriva un linguaggio semplice, un po’ come quello dei reportage di guerra, volevo dare allo spettatore la sensazione di trovarsi lì, in quei posti, di sentire quegli odori». E l’aiuto più importante è venuto proprio da quei luoghi: «Devo molto - dice Garrone - alla gente che abita lì. Le loro azioni, i loro dibattiti, i loro commenti, sono stati parte integrante della lavorazione, come una verifica continua della sceneggiatura». Era prevedibile che ci fossero problemi, tentativi di bloccare le riprese, minacce da chi si sentiva chiamato in causa: «All’inizio un po’ di timore c’era, ma poi il cinema ha un tale fascino che la maggior parte della gente ha scelto di partecipare. Certo, ci sono state anche delle manifestazioni di ostilità, era come se girassimo al fronte, ma le preoccupazioni man mano si sono sciolte».

Adesso Gomorra è in programmazione nelle sale di Napoli e provincia, lo vanno a vedere tutti, camorristi e non: «Il film può servire - dice Ciro - può far capire a un ragazzo di vent’anni che che è meglio cambiare strada, non fare quella certa scelta». Le reazioni finora sembrano positive: «Le sale sono piene - racconta Ciro -, ci sono stati un sacco di applausi. L’altra sera è andata a vederlo anche mia madre, vi potete immaginare, sta ancora piangendo».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.malanapoli.it

FRASE DEL GIORNO: PRESTA ATTENZIONE A QUELLO CHE FAI MA RESTA SEMPRE RILASSATO

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

domenica 18 maggio 2008


L'orgogliosa «isola dei ghiacci» costretta a chiedere aiuto
La ricca Islanda in bancarotta
salvata dai cugini scandinavi
Reddito pro capite tra i più alti del mondo. Ma banche con troppi debiti. La paura e la sorpresa: «Cosa è successo?»

Cos'hanno in comune il governatore della Banca Centrale di Reykjavik e il fondatore del Museo Fallologico di Húsavik? Sia David Oddsson che Sigurdur Hyartarson, come tutti gli islandesi orgogliosissimi della propria indipendenza, alla fine hanno dovuto accettare l'onta dell'aiuto che viene dall'estero. Nella singolare collezione di Hyartarson, 263 falli «ben preservati » appartenenti a 90 specie diverse (il più grande è di un capodoglio, 1,7 metri per 70 chili) manca l'homo sapiens. Ma è di pochi giorni fa la notizia che — quando verrà il momento — un tedesco, un americano e un inglese hanno promesso di donare il loro organo al museo. Anche i donatori accorsi al capezzale della Banca Centrale dell'«isola di ghiaccio» sono tre. Danimarca, Norvegia e Svezia l'altro ieri hanno annunciato l'apertura di una linea di credito di 1,5 miliardi di euro per tamponare la crisi della finanza islandese che rischia di saltare in aria come uno dei suoi tanti geyser. Ognuno mette 500 milioni di euro sul tavolo della «solidarietà scandinava».

Il beneficiario ringrazia, anche se promette che non li toccherà. Solidarietà forse un po' indigesta, visto che arriva dagli ex padroni (Norvegia e Danimarca) che hanno retto l'Islanda dal tempo dei vichinghi all'indipendenza del 1944. Indigesta ma necessaria. «Siamo nella tempesta» aveva dichiarato ad aprile il governatore Oddsson. La Banca Centrale islandese ha riserve per 2,5 miliardi di euro. Dall'inizio dell'anno la krona, la moneta nazionale, ha perso il 25% del proprio valore. L'inflazione ha toccato il mese scorso l'11,8% (non accadeva da 20 anni) benché il costo del denaro sia al 15,5% (il più alto d'Europa). Il problema sono i debiti delle tre principali banche private che negli anni scorsi si sono molto «allargate» facendo shopping all'estero (dalla Gran Bretagna alla Cina). La stretta internazionale del credito, dopo la caduta dei mutui «subprime» negli Usa, ha spinto la periferica Islanda — reddito pro capite 46 mila dollari, tra i più alti del mondo — sul ciglio di una crisi di liquidità. Molti a Reykjavik puntano il dito sugli speculatori, gli squali degli «hedge funds» che scommettono sul collasso. Resta il fatto che l'Islanda (300 mila abitanti sparsi su un territorio che è un terzo dell'Italia) è tra i Paesi più in rosso: il debito estero veleggia verso i 100 miliardi di dollari, 5 volte il prodotto interno lordo. Con i venti della recessione che soffiano sull'Atlantico, l'isola dei sobri miracoli è diventata un'«osservata speciale» come il classico «canarino nella miniera». Si spiegano così le prime pagine che Financial Times e Wall Street Journal dedicano all'intervento tampone delle tre Banche Centrali scandinave.

L'iniziativa, tesa a «a preservare la stabilità macroeconomica e finanziaria » di Reykjavik, ha avuto come primo effetto un rialzo del 5% della krona. «Cosa ci è successo?» si chiede sbigottita la giornalista Sigridur Jonsdottir. Fino a ieri «si parlava di noi per la prima donna eletta presidente», o perché «un'eruzione vulcanica faceva sorgere una nuova isoletta ». Ora «siamo l'avamposto della recessione globale, il canarino che smettendo di cantare lancia l'allarme alle altre economie intossicate». Canarino o lundi, la pulcinella di mare simbolo ornitologico del Paese? In Islanda anche «i pesci possono cantare», come s'intitola un libro del grande Halldór Laxness. A Reykjavik non si respira aria intossicata. Il Morgunbladid segnala che la gente compra meno cibo (-2,3% ad aprile) anche se più scarpe (+2,9%). Il Paese degli alimenti più costosi d'Europa (+62% della media, l'80% è importato) aspetta con un certo nervosismo l'apertura della stagione turistica estiva. La pesca, per secoli unica fonte di sostentamento, oggi conta per il 10% dell'economia. Tra i vapori delle 130 piscine naturali di acqua calda (ritrovo mattutino per i businessmen) si scruta il futuro. Collasso o risanamento? Fridat Mar Baldursson, economista alla Reykjavik University citato dall'Herald Tribune, vede sereno: «Siamo a una svolta», la mossa dei Paesi scandinavi «aumenterà la fiducia e permetterà al nostro governo di ottenere prestiti a tassi inferiori». Ma la «tempesta» non è passata. La pubblicità negativa prodotta dalla decisione di riprendere la caccia alle balene nel 2006 è niente a confronto. L'Islanda dei sapori arcaici (piatto nazionale l'hakarl, squalo marcio sepolto per tre mesi sotto terra) adesso è sotto i riflettori per lo stato delle sue banche. I campioni dell'energia pulita (l'80% del fabbisogno da fonti rinnovabili) sotto la lente delle agenzie di rating. Suona strano, come sapere che un lupo di mare di Húsavik gestisce un museo fallologico.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.windoweb.it

FRASE DEL GIORNO: SE IMPARI AD USARE LO SPAZIO INTERIORE POTRAI AFFRONTARE I PROBLEMI SENZA PERDERE LA TESTA, SENZA DEPRIMERTI E SENZA PROVARE RABBIA

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

sabato 17 maggio 2008


Lo confesso. Due anni fa in un noto ristorante di Milano ho pagato la cena a un giornalista. In seguito ho saputo da un informatore del Corriere della Sera e da un cugino della sorella della badante di Eugenio Scalfari che il giornalista aveva incontrato durante un viaggio aereo lo zio della fidanzata del nonno di un mafioso che aveva visto Schifani mentre mangiava un calippo. Voglio auto denunciarmi e denunciare questo pericoloso individuo che mi ha fatto pagare 25 euro netti. Siamo entrambi colpevoli. Lo scrivano subito Mieli e Mauro. La coppia del tiro incrociato alla libera informazione. Il metodo Travaglio è verifica delle fonti. Il metodo dei suoi accusatori è raccolta delle delazioni. Il V2 day sta cominciando a dare i suoi effetti. Stanno andando insieme come la maionese. Morfeo! Confesso anche questo insulto alla presidenza della Repubblica. Infamante, indicibile, inaudito attacco. Nessuno riporta il termine ingiurioso: “Morfeo”, a causa della sua estrema gravità. Scrivono di gravi offese, ma solo per tranquillizzare i lettori. 300.000 fucili ripieni di piombo caldo di Boss(ol)i non meritano l’attenzione dell’Agcom, ma il dio del sonno sì. La coperta dei media si fa sempre più corta per il potere. Se la tiri su lasci scoperti inceneritori, mafie, pregiudicati in Parlamento. Se la tiri giù lasci scoperti Topo Gigio e Testa d’Asfalto in un amplesso extra parlamentare. “Ma cosa mi dici maiiiiiiiii…”.
Il blog ha una nuova voce. Marco Travaglio parlerà in diretta streaming ogni settimana il lunedì alle ore 14. Chiunque potrà trasmetterlo in diretta dal suo blog seguendo le istruzioni. Uno, mille, diecimila blog per una libera informazione. Passaparola.

Mille fragole fanno una marmellata. Ripeto: mille fragole fanno una marmellata.

articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.1freecom.com

FRASE DEL GIORNO: I BLOCCHI INTERIORI RENDONO AGGRESSIVI E CREANO DIFFICOLTA'. FERMATI, GUARDA DENTRO DI TE E TROVERAI LA RISPOSTA

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

venerdì 16 maggio 2008

Annozero, scintille Castelli-Travaglio


Un vivace scambio di battute si è
concluso con l'annuncio di querela
da parte del sottosegretario


ROMA

Annozero, la trasmissione di Raidue condotta da Michele Santoro sembra non riuscire a restare fuori dalle polemiche. Sotto inchiesta da parte dell’ Autorità per le Comunicazioni per la puntata sul V-day di Beppe Grillo e richiamata dai vertici Rai, la trasmissione ha visto lo scontro tra il sottosegretario Roberto Castelli e il giornalista collaboratore fisso Marco Travaglio. Un vivace scambio di battute che si è concluso con l’annuncio di querela da parte dell’esponente del Carroccio contro il giornalista, mentre Michele Santoro cercava di riportare la discussione sui temi della puntata, sicurezza e immigrazione.

«C’è una banda di giornalisti - ha detto Castelli, citando Travaglio ma anche Gianantonio Stella - che ha scoperto una cosa interessante, e cioè a parlar male dei politici si diventi ricchi. Dunque, bisogna parlar male dei politici a prescindere». Castelli ha poi ricordato che «Travaglio ha scritto sull’Unità e in un suo libro che sono stato condannato. Ma il paradosso è che il condannato Travaglio scrive di me che sono stato condannato, ma non è vero. O Travaglio - ha insistito l’esponente della Lega - mi chiede scusa e si dimette da giornalista, oppure sono costretto ad andare a intasare giustizia e a fare l’ennesima causa». Per Castelli, «va bene criticare i politici quando se lo meritano. Ma quando si sbaglia e si diffama una persona, magari si riconosca l’errore».

Libro alla mano, Travaglio ha detto che «la Corte dei Conti ha chiesto a Castelli la restituzione di oltre 98 mila euro» con l’ipotesi di abuso d’ufficio . «Non si è trattato di una condanna - ha replicato Castelli - bensì di una richiesta del procuratore della Corte dei Conti». Travaglio ha però ricordato che il procedimento è stato bloccato dal tribunale dei ministri, che non ha dato l’autorizzazione a procedere.

guarda il video cliccando qui:

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.corteospitale.org

FRASE DEL GIORNO: LA VERA EMANCIPAZIONE CONSISTE NEL LIBERARSI DAI LIMITI MENTALI

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

giovedì 15 maggio 2008


Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno. Dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all'anno se Rete 4 non cederà a Europa 7 le frequenze che Testa d'Asfalto ha in concessione dallo Stato. Per l'Europa l'assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi.
La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato. Testa d'Asfalto toglie l'ICI, ma introduce il canone Fede. Non ci sono conflitti di interessi? Perchè gli italiani devono pagare per guardare Fido Bau ogni sera? Se il concessionario pubblico di tre reti nazionali Testa d'Asfalto non sposterà Rete 4 sul satellite gli italiani alla fine del suo prossimo glorioso quinquennio pagheranno circa UN MILIARDO di euro di multa considerando gli arretrati.
Testa d'Asfalto è un genio, oltre alla concessione pubblica, la pubblicità a pagamento su tre reti avute in eredità da Craxi, avrà anche il finanziamento pubblico. Il ministero delle Comunicazioni non c'è più. In realtà non c'era neppure prima. Gentiloni che potrà dedicarsi di più al tennis con Ermete invece di passare lunghi week end ad Arcore.
L' Agcom con il supporto del PD e della Repubblica e della Finocchiaro e di Topo Gigio è impegnata a tempo pieno sul pericoloso Travaglio. Se pò fà. Con i nostri soldi se pò fà.
Per sapere quanto stiamo versando al Presidente del Consiglio per non applicare le sentenze su Rete 4 scaricate e diffondete il banner. E' bello contribuire al successo economico di Testa d'Asfalto con le nostre tasse.

PER INFO CLICCATE QUI:

ANCHE QUO:

E QUA:

articolo tratto da www.beppegrillo.it

immagine tratta da www.itpopculture.typepad.com

FRASE DEL GIORNO: PRENDI L'IMPEGNO DI NON CONTAMINARE LA TUA MENTE, OTTERRAI PRESTO SUCCESSO IN TUTTO CIO' CHE FAI

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

mercoledì 14 maggio 2008


Parte la raccolta differenziata
degli elenchi telefonici

TORINO
Oltre un milione i volumi usati di PagineBianche e PagineGialle distribuiti in case, uffici ed esercizi commerciali di Torino entreranno a fare parte della campagna di raccolta differenziata dal Comune. L’iniziativa, prima del genere in Italia, ha preso il via a maggio e si concluderà a metà giugno ed è stata resa possibile dall’intesa siglata da Seat, Amiat e assessorato all’Ambiente del Comune.

Una locandina, affissa in tutti gli stabili, spiega ai cittadini il nuovo metodo di raccolta che sostituisce il vecchio ritiro: i volumi usati dovranno essere depositati nei contenitori adibiti alla raccolta carta posizionati in strada oppure nei condomini, negli uffici e nelle singole abitazioni. Non sarà quindi più necessario lasciare le vecchie copie, come veniva fatto fino allo scorso anno, negli atri delle abitazioni o fuori dalle porte in attesa del ritiro.

Il "peso specifico" le della carta distribuita da Seat, attraverso PagineBianche e PagineGialle è complessivamente di 1.400 tonnellate. «Da 30 anni -ha spiegato Giacomo Casassa responsabile direzione operation PagineGialle- raccogliamo elenchi telefonici dopo al distribuzione primaria per riutilizzarli in cartiera. Questo accordo pone l’elenco telefonico come ulteriroe risorsa per migliorare la performance della raccolta differenziata a Torino. È un’iniziativa -ha concluso- che stiamo pensando di estendere sull’intero territorio naziolae , per questo abbiamo già contatti con altre amministrazioni».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.comprensoriovalledinon.tn.it

FRASE DEL GIORNO: NON FARTI CONDIZIONARE DALLE INFORMAZIONI NEGATIVE: ASCOLTA TUTTO CON SERENITA'

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

martedì 13 maggio 2008


la scossa si è verificata lunedi' alle 14:28 locali (le 08:28 italiane)
Terremoto in Cina, il governo:
«Molte migliaia di vittime»
L'epicentro del sisma di 7,8 gradi Richter nella provincia di Sichuan. Crollano scuole, ospedali, edifici

WASHINGTON - Una tragedia spaventosa. E il bilancio delle vittime continua a salire. Il violento terremoto (di magnitudo 7,8 sulla scala Richter) che ha colpito la Cina sudoccidentale (guarda la mappa) ha provocato la morte di «molte migliaia di persone». A riferirlo è il governo. Solo nella provincia del Sichuan, dove è stato localizzato l'epicentro, ci sarebbero oltre 8500 vittime. Nella zona è crollato l'80% degli edifici e centinaia di persone sono rimaste intrappolate sotto le macerie di ospedali, scuole, fabbriche, case. Le salme di cinquanta studenti sono state estratte dalle macerie di un liceo di Dujiangyan, dove si teme siano ancora intrappolati altri 850 ragazzi. Molte persone sono invece sepolte sotto le macerie di due fabbriche chimiche crollate a Shifang: c'è stata anche la dispersione di 80 tonnellate di ammoniaca e per questo seimila residenti sono stati evacuati.
BILANCIO - Una vera e propria ecatombe. E si teme che il bilancio delle vittime possa aumentare: la zona dell'epicentro è infatti ancora inaccessibile. Lo riferisce l'agenzia ufficiale Nuova Cina, citando autorità locali. Una squadra di soccorritori che si stava dirigendo verso il distretto di Wenchuan è stata bloccata a 90 chilometri di distanza, nella città di Dujiangyan, perché le strade in questa regione di montagna sono impraticabili. «Facciamo quello che possiamo, ma le strade sono invase da pietre e rocce», ha detto Li Chongxi, capo della squadra. Secondo il ministero per gli Affari civili di Pechino, ci sono vittime in almeno quattro province: Sichuan, Gansu, Yunnan e Chongqing.

«ABBIAMO BISOGNO DI AIUTI» - Dopo il sisma, un appello alla calma è stato lanciato da Wen Jiabao. Il premier cinese, che è subito partito da Pechino per effettuare di persona una serie di sopralluoghi sui siti colpiti, ha definito il terremoto un «disastro». In serata poi il premier ha aggiunto che le conseguenze del terremoto sono molto più gravi di quanto stabilito in un primo tempo e ha lanciato un appello per l'invio di aiuti. «La situazione è più grave di quanto avessimo stimato in precedenza e abbiamo bisogno di più gente qui per aiutarci», ha detto Wen, citato dalla televisione di Stato Cctv, dal quartier generale dei soccorsi nella città di Dujiangyan, cento chilometri dall'epicentro del sisma. Il presidente cinese, Hu Jintao, ha affermato dal canto suo che verranno assicurati tutti gli sforzi possibili per soccorrere le popolazioni colpite.
IL SISMA - La forte scossa è stata avvertita da Pechino fino a Shanghai, Taiwan e alla capitale thailandese Bangkok. L'epicentro del sisma è stato localizzato 92 chilometri a nord-ovest di Chengdu, capoluogo della provincia di Sichuan, a una profondità di 29 chilometri nella crosta terrestre. L'area più colpita dalla scossa si trova sull'estremità orientale dell'altopiano del Tibet, densa di rilievi montuosi. La scossa, che si è verificata alle 14:28 locali (le 08:28 italiane), ha fatto oscillare molti edifici per circa due minuti a Pechino e a Shanghai. Come si legge sul sito dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il sisma è avvenuto «nella estesa zona di deformazione causata dalla convergenza della placca Indiana verso quella Euroasiatica che si estende dal fronte himalayano fino al deserto di Gobi, circa 2000 km a nord del fronte himalayano. Il terremoto è stato seguito da alcune repliche di magnitudo massima pari a 6.0».
PANICO A PECHINO - Poco dopo il violento sisma, in migliaia si sono riversati in strada a Pechino. Alcuni dei testimoni hanno affermato di essersi sentiti girare la testa e di aver visto oscillare i lampadari. Secondo fonti di stampa, il sistema della metropolitana di Pechino non ha subito conseguenze e negli edifici della capitale cinese non ci sono danni visibili. Intanto, il Centro Sismologico nazionale ha negato formalmente di aver diramato un preallarme per la possibilità che un altro movimento tellurico, d'intensità compresa tra i 2 e i 6 gradi sulla scala aperta Richter, fosse previsto a Pechino. «Non abbiamo lanciato alcun avvertimento del genere», ha puntualizzato un portavoce dell'istituto scientifico.

REGGE LA DIGA DELLE TRE GOLE - Intatta la colossale Diga delle Tre Gole, ancora in via di completamento, che sorge lungo il corso del Fiume Azzurro, nella non lontana provincia centrale dello Hubei: il peso della massa d'acqua contenuta nel gigantesco bacino del discusso impianto idrico, a detta degli esperti, è tale da accrescere il pericolo di forti attività sismiche nella regione.

UE E USA- La Commissione europea ha intanto fatto sapere di essere «pronta» a fornire assistenza alle vittime del terremoto. «Le notizie che giungono da Sichuan sono preoccupanti. Le informazioni di cui disponiamo attualmente sono molto sommarie, ma sembra che il terremoto abbia causato danni sostanziali su un'area considerevole e ci sono testimonianze che parlano della di vite umane», ha affermato in una nota diffusa a Bruxelles il commissario europeo allo Sviluppo e agli Aiuti Umanitari, Louis Michel. «Se ci fosse bisogno di aiuto - ha proseguito il commissario - siamo pronti a fornire assistenza». Anche il presidente Usa, George W. Bush, ha espresso in un comunicato le sue condoglianze alle famiglie delle vittime del terremoto in Cina e ha offerto al Paese l'aiuto degli Stati Uniti. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inviato al premier della Repubblica popolare cinese, Wen Jiabao, un messaggio per esprimere «commossa solidarietà» per le vittime del sisma. «Ho appreso - si legge in una nota - le notizie dolorose sul terribile terremoto che ha colpito il suo Paese. La perdita di vite umane, l'elevato numero di dispersi e gli ingenti danni materiali suscitano la nostra più commossa solidarietà. A nome mio personale e del Governo italiano le porgo le più sentite condoglianze».

GLI ITALIANI - Il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni, ha assicurato che stanno tutti bene i circa 30 italiani che si trovavano nella regione del Sichuan. Si tratta di circa dieci residenti e 20 turisti che sono stati rintracciati e contattati anche attraverso una verifica con il presidente dell'associazione di categoria delle agenzie turistiche (Astoi), Roberto Corbella. Naturalmente non si può ancora escludere la presenza di qualche turista isolato vista anche la vastità dell'area colpita dal sisma. L'Unità di crisi rimane in contatto con le autorità cinesi.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.meteo-online.it

FRASE DEL GIORNO: TRASFORMA LE PAROLE DURE IN PAROLE CALOROSE E GENTILI

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

lunedì 12 maggio 2008


L'INTERVISTA
«La globalizzazione? Può essere dolce»
Luciano Benetton: «Dalle crisi non si esce con i dazi»










MILANO — «La parola "globalizzazione" nemmeno esisteva. Erano gli anni 60 e per noi il mondo era l'Europa. Il massimo dell'avventura imprenditoriale era aprire un negozio a Parigi. Ci riuscii alla fine di quel decennio, eravamo il primo marchio italiano diventato di moda, e già allora in molti sostenevano che il tessile fosse un settore da abbandonare. Infatti per poter mettere un piede in una capitale europea e non chiudere bottega il giorno dopo dovevamo innovare. Dovevamo inventarci soluzioni che gli altri non avevano nemmeno provato». Se per discutere di globalizzazione cercate una persona informata dei fatti bussate a casa di Luciano Benetton, l'imprenditore globetrotter che ha portato il marchio trevigiano nei cinque continenti e ancora oggi è un gran curioso del mondo e delle sue contraddizioni. «Un veneto, senza passaporto» si definì una volta in un'intervista e dopo di allora ne ha vissute tante. È stato senatore del Pri negli anni 90 ma anche simbolo dell'anticonformismo pubblicitario e imprenditoriale. E proprio a lui, che odia tutti gli embarghi e si è opposto alla guerra in Iraq, è capitato di diventare obiettivo privilegiato dei blog no global per una storia di indigeni Mapuches e terre acquistate in Patagonia.

Per anni lei ha sostenuto le virtù del free trade e ha anche scommesso che fosse una forma di politica estera inclusiva. È ancora di quell'opinione oggi che la globalizzazione mette paura ai cittadini dei Paesi ricchi?
«Il libero commercio delle merci è un contributo alla diffusione della democrazia, serve ad esportarla, cambia il modo di pensare dei governi e dei popoli dei Paesi in via di sviluppo. Ma anche con il commercio non bisogna comportarsi da invasori, il modello che abbiamo adottato è quello di una globalizzazione dolce. Nei Paesi dove siamo andati il nostro prodotto era considerato di moda e questo ci ha portato a incontrare le élite di mezzo mondo. Per loro il logo Benetton voleva dire "io sono globale" o comunque "penso globale". Una bella soddisfazione».

Forse si poteva essere dolci nel mondo di venti anni fa, oggi un po' meno.
«Abbiamo sempre voluto costruire un dialogo alla pari. Cercavamo partner locali per insegnare ma anche per imparare. Anche venti anni fa, quando aprii un negozio a Cuba nel '92 e incontrai Fidel Castro, dovetti subire le reazioni degli anticastristi che se la presero con i nostri negozi di Miami ma non per questo ho cambiato idea. Non ho mai amato la politica dell'embargo».

E infatti oggi lavora con l'Iran...
«Lavoro bene in Iran. Con i Paesi che ci vendono petrolio dovremmo mettere in piedi un sistema di compensazioni commerciali. E vendere loro le cose di cui hanno bisogno: camion, autobus e quant'altro. Capisco che il mondo è cambiato dopo l'11 settembre ma non vedo alternative. Prima di usare le armi bisogna esperire tutti i tentativi. Far vivere meglio la gente di quei Paesi, diffondere uno stile di vita democratico, ci permette di fare un passo avanti. So che i giovani coinvolti negli attentati di Londra dello scorso anno erano perfettamente inseriti nel nostro sistema sociale ed economico ma le sacche di estremismo esisteranno sempre. Bonificare dall'interno è la strada che mi convince di più».

Si definirebbe un filoamericano?
«Sicuramente. L'America ci ha insegnato troppe cose, tanti principi che applichiamo nella vita di tutti i giorni sono nati lì. Ma penso che quando si va in un Paese non bisogna giudicarlo subito. Se incontri un sudamericano e gli parli di patate è un modo per far sentire importante la loro tradizione di coltivazione di 400 diversi tipi di patate. Del resto non siamo noi italiano pronti a sorridere a chi ci parla con rispetto degli spaghetti?».

La verità è che oggi in Italia imprenditori e operai hanno paura che l'India e la Cina ci tolgano posti di lavoro.
«Sono stato il primo italiano ad andare in India per vendere sul mercato locale. È un gran Paese, bella cultura, storici rapporti con l'Europa, un Paese democratico. E infatti ho deciso di andare più in profondità e produrre direttamente lì. Di recente il Times of India ha scritto che il marchio Benetton è considerato dai consumatori il numero uno dell'abbigliamento in India».

Se lei pensa che sia giusto produrre in India vuol dire che in Italia non si può più produrre a costi competitivi.
«Dobbiamo creare posti di lavoro più pregiati ed è giusto che perdiamo i posti di lavoro meno qualificati. Qualcuno soffre di questi cambiamenti ma se fossimo capaci di avere più ricerca per prodotti più originali, da vendere a prezzi migliori, penso che questo made in Italy sarebbe apprezzato dai mercati ancora di più. Non ci si può opporre ai prodotti che costano meno anche se distruggono posti di lavoro fragili».

Se va a fare questi discorsi darwiniani a cena in un El Toulà del suo Veneto la mandano a ramengo...
«(ride) Siì, può essere. Ma la mia non è una proposta snob, ma pratica. La globalizzazione è irreversibile, scomoda per tutti, tanto vale attrezzarsi per tempo. Una banca entra in crisi in America e i titoli industriali di tutto il mondo perdono valore. Non si capisce il nesso eppure succede».

Ha letto il libro di Tremonti sulla paura e la speranza dei cittadini globali?
«Sì, l'analisi è perfetta. Ma non penso che questi problemi possano essere affrontati con un approccio ideologico, uno strappo alla regola si può fare ogni tanto. Anche gli americani hanno messo i dazi per difendere le loro produzioni. Per un periodo limitato si può fare, non c'è scandalo. Però nel frattempo l'industria nazionale deve mettersi al passo, prepararsi all'apertura. Alla lunga i dazi non reggono. E comunque guardi che non è solo un problema di India e Cina, Indonesia e Vietnam diventeranno ancora più competitivi».

La globalizzazione non è solo flusso di merci ma anche di persone. Quanto conta la paura degli extracomunitari?
«Penso che un orientamento anti- globalizzazione trovi terreno fertile nella percezione di insicurezza. Incide molto nell'umore e nella qualità della vita di zone dove si lavora tenacemente. Devono migliorare le politiche di accoglienza ma vanno organizzati i flussi migratori in proporzione. E poi nel Paese la giustizia deve funzionare. Qualche delinquente è stato messo in libertà troppo presto e questo ha avuto il suo peso nell'opinione pubblica».

In passato lei è stato etichettato come un buonista. Ha cambiato idea?
«A me piace il dialogo ma se qualcuno sbaglia ti abbassa la qualità della vita e questo non va bene. Nella cronaca di provincia si legge di negozi che vengono derubati anche tre volte in un anno. Quelle famiglie sono gettate nella rovina, devono incominciare un'altra storia. I responsabili vanno trovati».

Ma chi pensa che la globalizzazione aiuti lo sviluppo da dove deve ripartire per evitare che si butti bambino e acqua sporca?
«Dalla giustizia sociale sicuramente ma credo sia giunta l'ora di un capitalismo più creativo, sensibile alle esigenze dei meno fortunati al mondo. Aprire nuove opportunità di business, cito ad esempio Al Gore che sta portando avanti progetti straordinari di ricerca nell' ambito della salvaguardia dell'ambiente, con concrete ricadute che aprono nuove prospettive industriali».

Intanto i no global continuano a prendersela con lei per le terre dei Mapuches che ha comprato in Patagonia.
«Noi abbiamo comprato da una società argentina che esisteva da oltre 110 anni. Abbiamo cercato un dialogo coi Mapuches e offerto 7.500 ettari di terra come simbolo concreto. Ma nella discussione, a cui dovevano partecipare governo centrale, locale e forze sociali argentine, ci hanno lasciati soli. Il movimento no global, che ha aggregato idee e fermenti molto interessanti, oggi credo abbia perso almeno parte della sua forza propulsiva forse perché passato il momento della critica del No, è mancata la fase propositiva del Sì, della costruzione, della volontà di risolvere assieme i problemi».

Una volta però Naomi Klein con il suo no logo l'aveva incuriosito?
«Sì, mi sembrava una maniera per essere moderni ma poi ho visto che sono state anche prodotte felpe No logo. Resto convinto comunque che mettere il proprio nome sui prodotti sia una garanzia di responsabilità e serietà».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.leopereeigiorni.it

FRASE DEL GIORNO: LA GENEROSITA' CONSISTE NELL'OFFRIRE I TUOI PENSIERI, LE TUE AZIONI E PERSINO I TUOI MERITI PER LA FELICITA' DEGLI ALTRI

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

domenica 11 maggio 2008


Topo Gigio ha nominato i 21 ministri ombra del governo ombra. Bisogna capirlo. Dopo aver consegnato Roma a Alemanno è diventato l’ombra di sé stesso. Se il governo di Testa d’Asfalto è il governo del Bagaglino, l’opposizione è un’ombra che cammina. Dead mouse shadow walking. Le ombre non daranno fastidio al manovratore, al massimo gli faranno ombra.
Topo Gigio ha scelto con cura. C’è l’ombra Enrico Letta al Welfare, Enrico è nipote dello zio Gianni Letta, Sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Per i Letta l’Italia è un affare di famiglia. C’è Unipol-Fassino-cinque legislature agli Esteri. C’è il partito ombra degli inceneritori composto dal trio Colaninno-Bersani-Realacci.
Al ministero della Giustizia per contrastare le leggi vergogna del passato e le leggi del vomito prossime venture c’è il celebre Lanfranco Tenaglia. Antonio “Kriptonite” Di Pietro lo hanno lasciato fuori, hanno paura anche della sua ombra. Se a Testa d’Asfalto e a testolina di vitello Bondi Di Pietro fa orrore, a Veltroni deve fare una paura folle.
Una funzione il governo ombra di Topo Gigio comunque ce l’ha. Fare emergere nuovi talenti che possano prendere in futuro le redini della Nazione. Gente nuova come Garavaglia, Minniti, Lanzillotta.
Nel governo ombra, che assomiglia a un club Med dei trombati, mancano alcuni ministri ombra. Bassolino, ministro dei rifiuti ombra, e Violante e D’Alema, ministri ombra di Mediaset, una risorsa per il Paese e per la democrazia, che hanno protetto per quindici lunghi anni contro tutte le sentenze dei tribunali.
I tempi sono cambiati. Una volta l’opposizione dura e pura entrava in clandestinità. Oggi l’opposizione entra in un cono d’ombra.
E’ l’Italia del partito unico. Un governo con le ombre di sostegno.
L’opposizione è nelle mani dei cittadini. Stay tuned!


articolo tratto da www.beppegrillo.it
immagine tratta da www.geocities.com

FRASE DEL GIORNO: BISOGNA SAPER DARE MA ANCHE SAPER RICEVERE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

sabato 10 maggio 2008



La sfida di Coop, aspirina
low cost al supermercato



Il farmaco a prezzo tagliato: da 6 a 2 euro. «E' solo il primo, pronti altri dieci prodotti»

ROMA
Il Vivin C - farmaco molto apprezzato per combattere mal di testa e raffreddore - si vende oggi nelle farmacie a 6 euro. Lo stesso prodotto, nei Corner Coop Salute (le parafarmacie Coop) si vende a un euro in meno. Da metà maggio in avanti la stessa Coop produrrà lo stesso principio attivo (acetilsalicilico e acido ascorbico più vitamina C) al costo di 2 euro: un terzo di quanto si paga in farmacia.

La sfida che le coop di consumo hanno lanciato è tutta in questi numeri: i farmaci - è il presupposto di questa operazione annunciata ieri dal presidente dell’Ancc-Coop, Aldo Soldi - possono costare meno, e anche «molto» meno. Un guanto di sfida lanciato all’industria farmaceutica tradizionale e una traduzione, a vantaggio dell’utente finale, dello spirito della legge Bersani sulle liberalizzazioni. Ma questo è solo il primo step di un percorso, tant’è - ha detto il presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari - che entro il 2009 altri 10 farmaci generici saranno prodotti con marchio Coop e avranno tutti la caratteristica di un prezzo molto competitivo. Beninteso a parità di qualità e di efficacia. L’obiettivo di questo nuovo farmaco autoprodotto - hanno sottolineato Tassinari e Soldi - è suscitare nel mercato gli stessi effetti di calmieramento che si sono determinati col latte in polvere per i bambini.

«La convenienza e la tutela del potere d’acquisto dei consumatori - ha aggiunto Soldi - è da sempre al centro della nostra politica. La novità è che a prodotti alimentari aggiungiamo ora medicinali, che pure incidono pesantemente sui bilanci delle famiglie. Quando nel 2006 abbiamo raccolto 800 mila firme a favore delle liberalizzazioni sapevamo di toccare un tema sensibile. La legge approvata dal Parlamento ha consentito i primi passi, che hanno generato immediati benefici per i consumatori ed i prezzi dei farmaci da banco hanno subito una diminuzione dell’11%. Ora con il medicinale a marchio Coop facciamo un altro passo».

Per i produttori di farmaci aderenti a Farmindustria si apre, ovviamente, un importante fronte di competizione, anche se il presidente Sergio Dompé ridimensiona la portata di questo evento: «I produttori di medicinali in Italia sono molti - dice - e il fatto che oggi se ne affacci uno nuovo non può costituire, in sé, un elemento di preoccupazione. E’ ovvio che anche questo nuovo produttore deve rispettare tutte le prescrizioni di garanzia del prodotto che la legge prevede, ma questo - credo - è fuori discussione. Per quanto ci riguarda chiediamo solo di poter competere ad armi pari: se chi vende si mette anche a produrre, nessuno dovrà meravigliarsi se anche noi, domani, ci dovessimo aprire alla distribuzione».

Quanto alla Coop, vuole fare del nuovo farmaco un cavallo di Troia che superi gli sbarramenti di un mercato molto ingessato. «Per questo auspichiamo - ha detto Soldi - che venga aperto un tavolo di confronto fra il nuovo Governo e le categorie interessate per ampliare l’opera di liberalizzazione. Occorre una nuova iniziativa legislativa che completi il percorso iniziato dal Governo Prodi, rendendone accessibili i vantaggi a un numero maggiore di consumatori».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.pointovu.com

FRASE DEL GIORNO: BISOGNA SAPER DARE MA ANCHE SAPER RICEVERE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

venerdì 9 maggio 2008


Alta cucina a prezzi da trattoria. Lo chef: «bisogna cambiare»
Pranzo a 30 euro, la svolta di Vissani
Primo, secondo, dolce e un calice di Brunello All'esperimento si affianca il «menu crudi» da 50 euro

DAL NOSTRO INVIATO
BASCHI (Terni) — Mettete un'ora a pranzo con il grande chef. Quello che non avreste mai pensato di poter conoscere né vi sareste immaginati di potervi permettere. Di più, quello di cui si mitizzano i conti da capogiro. E tutto per il prezzo di una cena in trattoria economica. Accade sul lago di Corbara, in quel di Civitella del Lago (Baschi), a Casa Vissani: ristorante di lusso con otto raffinate camere da 5 stelle e una cantina da 24 mila bottiglie. Dove si può pranzare con 30 euro. Si chiama «1'Ora Vissani» — a sottolineare che l'offerta vale solo un'ora, 60 minuti, dalle 13 alle 14 — la proposta del cuoco più famoso d'Italia per far provare la sua cucina anche a chi normalmente non frequenta locali stellati. Una rivoluzione. Partita in sordina. Gianfranco Vissani la sperimentava da 9 mesi, oggi lancia ufficialmente il low cost. Finora solo pochi fortunati avevano scoperto con passaparola o sul sito www.casavissani. it l'opportunità di assaggiarne i piatti al costo di una cena in pizzeria. Per un'ora nel mitizzato ristorante di Baschi — anche se soltanto a pranzo il martedì, venerdì e sabato — bastano 3 banconote da 10: primo, secondo, dolce e calice di Brunello incluso.

E da domani, a completare l'offerta del mini menu, ci saranno le degustazioni di crudi organizzate da Luca Vissani — emergente erede — nella nuova Cantina Vissani, inaugurata dopo tre mesi di lavori: crudi di carne (a partire da 50 euro, vini esclusi) e di pesce, abbinati a grandi cru selezionati dalla sommelier Isabelle La Balme fra oltre mille etichette stivate in scaffali simili a scansie di un'antica erboristeria. Trenta e cinquanta euro, cifre contenute se si pensa che un piatto al ristorante di Vissani costa normalmente intorno ai 40 euro e che i menu degustazione sono a 100 e 155 euro (prezzi invariati dal 2000). «All'inizio — spiega Vissani — la mie idea era di fare un pranzo per i poveri, regalando un piatto di pasta a chi non può permetterselo. Poi mio figlio mi ha convinto a fare l'Ora: in un periodo di crisi ho voluto dare anche ai gourmet che non hanno molti soldi l'opportunità di provare l'alta cucina e le migliori materie prime del territorio». E insiste: «È anche un modo di socializzare, si mangia tutti allo stesso tavolo. Eppoi non voglio più che la gente ci veda solo come un ristorante d'élite: oggi la nostra è una fetta di mercato a rischio, se non arrivano i turisti rimaniamo buggerati».

Certo, dopo il pranzo a 30 euro — che si consuma al tavolo sociale delle colazioni, 14 coperti, solo su prenotazione — non ci si alza satolli da tavola, ma neppure affamati. E le quantità dei piatti principali non sono molto diverse da quelle delle pietanze del nuovo menu a 155 euro — anzi, il risotto «dei poveri» è più abbondante di quello dei clienti che spendono 5 volte di più —, solo che ai tavoli tondi del ristorante i piatti sono sei. L'idea dello chef umbro non è nuova. A parte le esperienze d'Oltralpe di grandi come Joël Robuchon, Paul Bocuse e Alain Ducasse, «1'Ora Vissani » arriva cinque anni dopo l'exploit di Davide Oldani, cuoco patron di D'O (a Cornaredo, Milano), che dal 2003 ha un menu a 11,50 a pranzo e a 32 a cena. Ma Vissani rivendica comunque la primogenitura del doppio prezzo. «Quando nel '77 proposi le due sale con mio padre — lui gestiva Il Padrino, io il Vissani — fui il primo a far due tipi di proposta economica». Tuttavia quest'anno, complice la crisi che ha ridotto anche i clienti in grado di spendere 100-150 euro a pasto, i menu scontati si moltiplicano.

«Sicuro, c'è crisi, però non faccio i menu a 30 euro solo per questo — obietta il grande chef —: li faccio per diffondere la cultura del buon mangiare». Quasi una crociata. In stile Vissani. Quando un anno fa polemizzò con chi gestiva a Roma il ristorante della Casina Valadier, sostenendo che là avrebbero dovuto proporre «un menu accessibile anche agli operai», ci fu chi replicò: ci provi lui. La risposta è nell'Ora Vissani e nel menu crudi a 50 euro.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www1.istockphoto.com

FRASE DEL GIORNO:UNO STILE DI VITA PRIVO DI EMOZIONI NEGATIVE AIUTA LA NOSTRA SALUTE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

giovedì 8 maggio 2008


Smog, Domenici e Martini a giudizio
I pm contestano agli amministratori di aver disatteso la normativa europea che pone un limite ai giorni di superamento del pm 10 e di non aver adottato provvedimenti

l presidente della Regione Toscana Claudio Martini e il sindaco di Firenze Leonardo Domenici sono stati rinviati a giudizio questo pomeriggio dal gup fiorentino Gaetano Magnelli per l’inchiesta sull’inquinamento atmosferico da Pm10 e biossido di azoto nel territorio del capoluogo toscano a partire dal 2005. A processo anche i sindaci, in carica o ex, di Scandicci, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano, gli assessori all’ambiente, in carica o ex, di queste amministrazioni e del Comune di Firenze e l’ex assessore regionale all’ambiente Marino Artusa. La prima udienza è fissata per il 3 ottobre prossimP. Le accuse sono di getto pericoloso di cose, con riferimento alle emissioni di gas nell’aria e rifiuto di atti d’ufficio.
LE ACCUSE. Il procuratore aggiunto Giuseppe Soresina e il sostituto Giulio Monferini, titolari delle indagini, contestano agli amministratori di aver disatteso la normativa europea che pone un limite ai giorni di superamento di sostanze inquinanti e di non aver adottato provvedimenti e misure per la tutela della salute dei cittadini, nonostante il flusso di dati di rilevamento della qualità dell’aria imponesse con urgenza e senza indugio, per l’accusa, di provvedere. Le difese avevano chiesto il proscioglimento di tutti gli imputati, sostenendo che non ci fu rifiuto di atti, i provvedimenti contro lo smog furono adottati, e la norma penale vincola ad un’azione, non ai risultati.

OBBLIGO DI RISULTATO. Il giudice ha ritenuto fondata in diritto la tesi dell’accusa, ovvero che la normativa europea imponesse un obbligo di risultato. La discrezionalità delle scelte delle amministrazioni pubbliche riguarda il come raggiungerli. La discrezionalità è stato uno degli argomenti delle difese, in relazione agli interessi da valutare nell’adozione di provvedimenti: c’è il diritto alla salute ma anche quello al lavoro o alla libertà di circolazione, condizionati questI ultimi dall’unica azione praticabile a livello locale contro lo smog: il blocco totale del traffico. Tenendo presente che sulle autostrade i Comuni non possono intervenire, la difesa ha anche sottolineato come nell’area fiorentina le condizioni atmosferiche aggravino l’inquinamento. Una direttiva europea di quest’anno ha prorogato al 2011 l’obbligo del rispetto dei limiti di emissioni per le zone caratterizzate da determinate condizioni climatiche, a condizione che sia stato dottato il piano per la lotta all’inquinamento, cosa fatta dalla Toscana con gli accordi programma.
LE TESI DIFENSIVE. E' stato anche ricordato che dal 1994 la Toscana ha adottato provvedimenti contro l’inquinamento e che nella lotta allo smog ha investito 22 milioni di euro. Per gli avvocati della difesa quindi, nessuna inerzia delle amministrazioni: tanti sono stati i provvedimenti adottati e i valori degli inquinanti sono in calo. Secondo l’accusa però si è trattato di una lotta con atti «palliativi» e iniziative «folcloristiche». L’impressione è che tra gli interessi in gioco, sia prevalso quello economico. E non è vero che certi obiettivi fossero «chimere irrangiungibili». Per l’accusa, la Regione non si è adeguata adottando il piano d’azione e i Comuni hanno fatto accordi programmatici senza alcun obbligo.

articolo tratto da www.corrierefiorentino.corriere.it
immagine tratta da www.na.iac.cnr.it

FRASE DEL GIORNO: LA VERA EDUCAZIONE E' QUELLA CHE INSEGNA A VINCERE LA PAURA

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

mercoledì 7 maggio 2008


Pronta la «zona rossa» attorno al Lingotto
Fiera libro, no del Colle alla visita blindata
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano domani passeggerà tra gli stand

TORINO — Una visita «non blindata», nonostante le preoccupazioni, le proteste e le controproteste di una vigilia tesissima, a 24 ore di distanza dall’apertura della XXI Fiera del Libro di Torino che ha come Paese ospite d’onore Israele. E’ questo il desiderio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un desiderio che — evidentemente— le autorità locali e la stessa Fiera non potranno che rispettare. Il capo dello Stato, dunque, arriverà a Torino alle 10—probabilmente in elicottero, direttamente al Lingotto — per ripartire meno di due ore più tardi insieme al principale «testimonial» della cultura israeliana, Abraham Yehoshua: le giornate politiche romane sono convulse, e in tempi e condizioni normali la visita sarebbe stata cancellata.

Ma c’è poco di normale in questa inaugurazione, e il cerimoniale del Quirinale ne è pienamente consapevole. Così, mentre 4.000 studenti, dalle elementari ai licei, si metteranno in coda per entrare al Lingotto, il Presidente parlerà nella Sala Gialla a ospiti e autorità già invitati da mesi. Poi, è stato confermato fino a ieri sera, Napolitano si concederà una breve e selezionata passeggiata tra gli stand. Per stamattina è previsto l’ultimo vertice in Prefettura tra forze dell’ordine, autorità locali, rappresentanti della Fiera, del Quirinale e del governo. Intanto chi vuole manifestare si prepara a farlo, e mentre si moltiplicano le dichiarazioni contro il boicottaggio — da quelle dello scrittore Alain Elkann alla vincitrice del Pulitzer Geraldine Brooks—e la manifestazioni di solidarietà verso Israele, sul web corre il tam tam dei boicottatori, che invitano a contestare Napolitano ma concentrano le loro forze sulla manifestazione nazionale di protesta delle organizzazioni filopalestinesi (Forum Palestina e Free Palestine sono le sigle principali) e dei centri sociali e circoli autonomi indetta per sabato 10 maggio.

Contemporaneamente, chi voleva e vuole festeggiate la presenza di Israele alla Fiera non rinuncia a farlo. E mentre gli aderenti al gruppo romano Appuntamento a Gerusalemme lamentano la «festa blindata» di domani, molte Comunità ebraiche, da Roma, Milano, Firenze, Pisa e altre città hanno organizzato pullman e treni per essere presenti al Lingotto dal primo mattino. Una nota riservata interna all’Ucei invita a far registrare il «tutto esaurito» al quotidiano Il Riformista, che domani uscirà incartato nella bandiera con la stella di David. Chi sostiene Israele non ha, a differenza dei ragazzi dei centri sociali, intenzione di sfidare le forze dell’ordine. Ma neppure di nascondersi: bandiere israeliane, dunque, si vedranno al di qua e al di là delle biglietterie del Lingotto, cioè, per restare alle parole della Questura, dentro e fuori la Fiera.

In mezzo, la «zona rossa» preparata dalle forze dell’ordine, che vogliono evitare soprattutto l’incontro-scontro tra esponenti di opposte tendenze. Intanto il sindaco Sergio Chiamparino — che fino a ieri pareva dover presenziare soltanto alla cerimonia di domattina con Napolitano— fa sapere che, invece, sarà presente anche stasera alla cena di gala alla Reggia di Venaria, dove lo scrittore israeliano Aharon Appelefeld terrà la sua lezione.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.8gallery.it

FRASE DEL GIORNO: LA SPERANZA E' UNA GRAN MEDICINA PER IL CORPO E PER LA MENTE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

martedì 6 maggio 2008

Consumi, mai così male da tre anni


Confcommercio, i dati di marzo: -1,7%.
Nel primo trimestre flessione dello 0,7%

ROMA
I consumi degli italiani vanno male, anzi malissimo: a marzo, su base annua, la flessione è stata sensibile e nell’ordine dell’1,7%. Secondo la Confcommercio, si tratta del dato peggiore degli ultimi tre anni (cioè dall’inizio del 2005) che conferma così il «permanere di una crisi profonda e strutturale della domanda interna».

La novità è che il tessile-abbigliamento - uno dei settori tradizionalmente più colpito - mostra una contenuta crescita (+0,3%), anche se, per Confcommercio, l’evoluzione «non è peraltro in grado di attenuare le difficoltà in cui versa il settore». Ancora un segnomeno invece per gli alimentari nonostante Pasqua: a marzo, rispetto all’analogo mese dello scorso anno, la riduzione delle quantità acquistate è stata dell’1,1% (-1,7% nel primo trimestre).

Cionondimeno, il peso dell’alimentare sul «paniere della spesa» degli italiani nel 2007 è salito al 17,7%, rispetto al 16,2% di due anni prima: dai dati diffusi da Federalimentare in occasione dell’assemblea annuale a Cibus, il salone internazionale dell’Italian Food inaugurato oggi a Parma, si evince però che i prezzi alimentari al consumo hanno superato il tasso di inflazione e che la media dei prezzi alimentari alla produzione è salita del +9,8% (febbraio 2007-2008), mentre nello stesso arco di tempo i prezzi alimentari al consumo dell’alimentare trasformato sono aumentati del +5%.

Tornando invece ai dati di Confcommercio sui consumi, emerge che alcuni settori come i beni e servizi per la mobilità sono in caduta libera (-14,8% rispetto all’analogo mese del 2007). Le cose vanno invece meglio per le comunicazioni (+9,8%) e per la cura della persona (+3,3%). Per Mario Ferrara, responsabile politiche di bilancio di Forza Italia, la colpa è da ricercare dell’«inefficacia» delle politiche economiche del governo Prodi. «L’aggravio delle imposte, il brusco stop allo sviluppo, le troppe spese improduttive - sostiene - generate dalle politiche di sviluppo e crescita del governo di centrosinistra hanno frenato ulteriormente i consumi».

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.gioc.org

FRASE DEL GIORNO: CON LA MEDITAZIONE PUOI GUARIRE TE STESSO E GLI ALTRI

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

lunedì 5 maggio 2008

La piazza insorge per una multa


Rivolta in centro a Torino, colpisce
il vigile con un pugno in faccia:
la folla impedisce l’arresto

TORINO
La follia dura un quarto d’ora. Giusto il tempo che accadano tre fatti in rapidissima successione. Uno: che un giovanotto poco più ventenne prenda a pugni un vigile urbano «reo», si fa per dire, di avergli fatto una multa per divieto di sosta: 36 euro. Due: che gli altri agenti di servizio con lui, nella piazza-salotto di Torino, fermino l’aggressore e tentino di farlo salire in auto per portarlo al comando. Tre: che la piazza insorga contro la polizia municipale, costretta a fuggire portandosi dietro gli agenti feriti.

La notte tra il sabato e la domenica piazza Vittorio Veneto è il cuore della «movida» torinese. Con i suoi locali eleganti e alla moda, con il lungo Po lì a due passi, è il luogo ideale per lo struscio, che va avanti fin quasi all’alba. E quando la notte è ancora giovane, su quella spianata elegante e ricercata, su cui si affacciano palazzi della Torino Sabauda si possono contare anche qualche migliaio di persone.

L’altra notte, alcune centinaia persone - secondo fonti dei vigili urbani almeno 200 - hanno circondato i sei agenti della polizia municipale che avevano fermato l’aggressore del loro collega. Nel mirino sono finite subito le due vigilesse donne, di turno l’altra notte. Quindi gli hanno lanciato contro bottiglie e pietre e li hanno tempestati di sputi e di insulti di ogni tipo. E, intanto, 15, forse 20 «amici del fermato» hanno «strappato» dalle mani degli agenti il ventenne, stordito dall’alcol ma tutt’altro che remissivo. Tutto questo pochi minuti prima delle due, mentre i locali sono ancora aperti e, 200 metri più giù, la vita notturna dei Murazzi stava entrando nel vivo. Tutto questo sotto gli occhi delle telecamere che sorvegliano la piazza-salotto, e a poche decine di metri dalla casa del sindaco Sergio Chiamparino.

Il finale di questa storia è facile da immaginare. I sei vigili hanno chiesto rinforzi via radio. Sono arrivate altre pattuglie. Ma la situazione era talmente grave che la polizia municipale ha scelto di battere in ritirata e abbandonare di gran carriera la piazza. Portandosi dietro i suoi feriti: tre agenti. Uno di loro è stato centrato alla testa da una pietra o forse da una bottiglia. È rimasto in ospedale fino al primo pomeriggio di domenica: la botta gli aveva provocato un abbassamento della vista. Un altro ha 20 giorni di prognosi per problemi all’addome e costole incrinate. Il terzo, quello del pugno nell’occhio, è il meno grave di tutti. Dieci ore dopo l’aggressione il filmato di quel quarto d’ora di follia è già su «You tube», accompagnato da una sequela di insulti verso la polizia municipale.

Il sindaco Chiamparino parla di una quarantina di persone coinvolte della vicenda. E dice: «Ora mi auguro una pena esemplare per l’autore di questo gesto. In piazza c’è stato il tipico meccanismo da stadio, quando 20 persone hanno aggredito i vigili gli altri hanno iniziato con i cori. Ormai certe sacche di violenza sono endemiche». I sindacati, invece, alzano i toni. Il segretario regionale della Uil-funzione pubblica, Giuseppe Castagnella, dice: «Anche se lavorano in straordinario, i colleghi non vogliono più dare la disponibilità per svolgere questo servizio. Troppo pericoloso». Già, è unanime l’opinione che sia troppo pericoloso mandare sei persone, la notte di sabato a multare le auto posteggiate su quella piazza. «Ma come fa il Comando dei vigili a non comprendere i rischi che comporta questo tipo di operazione?», dice Andrea Tronzano, consigliere di Forza Italia. Che insiste: «È ora di dotare i vigili di estensore: il manganello non serve per picchiare i cittadini ma tutela l’integrità di chi lavora».

La relazione con la storia dell’accaduto, con l’aggressione, con i 200 che circondano la polizia municipale, filmando la scena con i telefonini, è stata inviata in Procura. Ed partita la caccia al giovanotto che ha scatenato la rivolta: già individuato. E si cercano anche altre tre o quattro persone, quelli che sabato notte l’hanno «salvato» dall’arresto. Nel mirino di vigili e Procura c’è anche un altro giovanotto. Un tipo piuttosto agitato che, qualche istante prima che gli agenti lasciassero la piazza, ha tentato di strappare i tergicristalli dal furgone della polizia municipale. Motivo? Nessuno. È arrivato di corsa e s’è lanciato nell’impresa.

articolo tratto da www.lastampa.it
immagine tratta da www.jenaridens.files.wordpress.com

FRASE DEL GIORNO: L'UNICA VERA PAURA CHE DOVRESTI PROVARE E' QUELLA DI PERDERE LA TUA CALMA INTERIORE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

domenica 4 maggio 2008


Questo messaggio arriva dalla Francia. Fate circolare in tutto il mondo. Non si sa mai…..
Per favore guardate la foto , leggete il messaggio della madre e fate circolare a tutte le persone di vostra conoscenza….


Mia figlia di 13 anni, Ashley Flores, est scomparsa da due settimane.
Può succedere che se tutti fanno girare questo messaggio, qualcuno vedrà questa bambina.
Così facendo una bambina scomparsa di Steven Point è stata ritrovata anche facendo circolare la sua foto alla televisione.
Internet circola anche oltre-mare, in Sud America, Canada ecc.
Per favore fate inoltrate questo messaggio a tutte le persone della vostra rubrica.
Grazie a Dio e a tutto ciò che di spirituale esiste, questa bambina sarà ritrovata.

Chiedo a tutti, supplico tutti, per favore, di far girare il più possibile questa immagine.

Non è ancora troppo tardi.

PER FAVORE AIUTATECI

Chiunque sia in grado di dare delle informazioni al riguardo, per favore mi contatti : HelpfindAshleyFlores@yahoo.com


Includo la foto di mia figlia. Tutte le vostre preghiere saranno preziose !!!

Sono sufficienti 2 minuti per far circolare il messaggio.
Se si trattasse di vostro figlio farete l’impossibile per ottenere dell’aiuto !!!

FRASE DEL GIORNO: SEGUIRE UN SENTIERO SPIRITUALE NON VUOL DIRE ABBANDONARE IL MONDO MA LAVORARE PER MIGLIORARLO

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

sabato 3 maggio 2008


SI CELEBRA LA GIORNATA IN DIFESA DELLA LIBERTÀ DI STAMPA
Il mondo ricorda i giornalisti:
685 sono stati uccisi negli ultimi 16 anni
Il segretario dell'Onu: «Attaccare la libertà di stampa significa attaccare l'umanità»

MILANO - Nel Mondo, dal 1 gennaio 1992 al 4 aprile 2008, sono stati 685 i giornalisti uccisi. Questa cifra è stata rilanciata dalla giornata mondiale dedicata alla libertà di stampa e anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha lanciato il suo appello: «Una stampa libera e indipendente è uno dei fondamenti della pace e della democrazia», ha detto in un messaggio in occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa, che viene celebrata sabato 3 maggio in tutto il mondo. Attaccare la libertà di stampa, secondo il segretario generale, vuol dire «attaccare il diritto internazionale, l'umanità, la libertà, e tutto ciò che le Nazioni Unite difendono». Ban ha poi lanciato «un appello a tutte le società del mondo a non risparmiare alcuno sforzo per portare di fronte alla giustizia gli autori di questi attacchi contro i giornalisti». Il messaggio di Ban segue di qualche giorno la pubblicazione della «lista nera» dei Paesi dove le uccisioni dei giornalisti non vengono punite, compilata dal Committee to Protect Journalists (Cpj). In cima alla lista ci sono Iraq, Sierra Leone e Somalia.

«IMPORTANTE IL RUOLO DELL'OPINIONE PUBBLICA» - «Una nuova solidarietà tra gli operatori dell'informazione e l'opinione pubblica, i cittadini, in Italia e nel mondo, per difendere l'autonomia e la sicurezza di chi ha il compito difficile di raccontare la realtà»: è questo il significato che le organizzazioni internazionali dei giornalisti, a cominciare dalla Federazione mondiale (Ifj), hanno voluto dare quest'anno alla Giornata Internazionale per la libertà di stampa, voluta dall'Unesco e dalle Nazioni Unite che , secondo Paolo Serventi Longhi, membro del Comitato Esecutivo dell'International Federation of Journalists. «Pesanti minacce - come ha rilevato la Ifj - pesano sui media e le battaglie per la sicurezza, un lavoro decente e un giornalismo di qualità possono essere combattute se gli operatori della comunicazione fanno fronte comune e attuano iniziative concrete per difendere i loro diritti e quelli della gente ad essere correttamente informata».

685 GIORNALISTI UCCISI IN 16 ANNI - Gravi episodi con minacce, lettere anonime, auto distrutte hanno recentemente colpito anche in Italia alcuni giornalisti come Lirio Abbate, cronista dell'Agenzia Ansa di Palermo. «Per questo - ha concluso Serventi - la Fnsi, l'Unione cronisti italiani ed altre organizzazioni hanno deciso di ricordare sabato 3 maggio in Campidoglio, alla vigilia della Giornata Internazionale per la libertà dell'Informazione, i colleghi uccisi dal terrorismo e dalle mafie, in una Giornata della Memoria che deve far riflettere il giornalismo italiano e rinnovare l'impegno alla difesa della libertà dell'informazione».

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.raffaeleciriello.com

FRASE DEL GIORNO: REAGISCI SEMPRE IN MODO PACIFICO, LIBERATI DALL'AGGRESSIVITA'

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

venerdì 2 maggio 2008


Cina, primato di internauti Il sorpasso sull'America
Esplosione di collegamenti a Internet: registrati ogni mese mezzo milione di nuovi domini che terminano con il «.cn»


La classifica: Sono 221 milioni i cittadini connessi, Ma la censura chiude decine di siti al mese


MILANO — Il sorpasso era nell'aria già dalla fine del 2007, quando il distacco dagli informatizzati Stati Uniti si era ridotto a soli 5 milioni di navigatori. Ora il primato della Cina per il maggior numero di cittadini connessi a Internet è cosa fatta: a fine febbraio i cinesi internauti erano 221 milioni contro i «soli» 215 milioni di statunitensi. In Italia, per rendere l'idea, secondo gli ultimi dati Istat i navigatori sono circa 20 milioni, una media del 30% della popolazione che nella relazione della Commissione Ue presentata questa settimana ci pone quartultimi tra i Paesi europei.
Se è vero che i numeri sulla diffusione di Internet non sono mai dati precisissimi (e spesso sono anche gonfiati per motivi «economici»), quello sulla Cina rilasciato ieri dal ministero per l'Informazione di Pechino è importante non solo da un punto di vista simbolico. Significa evidentemente per parte della popolazione aver trovato uno spazio di comunicazione e informazione caratterizzato da una libertà difficile da ritrovare negli altri media nazionali. Una libertà che da una parte lo scorso anno portò il presidente Hu Jintao a esortare a una «purificazione» del Web cinese da sacche di dissenso (e dai siti pornografici), invito culminato con alcuni arresti, ma dall'altra parte ha visto una crescita repentina degli utenti del Web. Perché se in assoluto 221 milioni di cinesi corrispondono a un numero irrisorio rispetto al totale della popolazione (il 16%, contro il 19% della media mondiale dei navigatori per Paese), la percentuale di crescita dell'ultimo anno del 61% — a inizio 2007 i surfers cinesi erano 137 milioni — e quella di registrazione di nuovi domini «.cn» — mezzo milione ogni mese — dà il polso di un vero e proprio boom della Rete.
Sotto l'aspetto del business, però, la Cina è ancora molto indietro rispetto alle grandi aziende che si occupano di Tlc negli Stati Uniti o nella vicina, e superconnessa, Sud Corea. Chi vuole provare a investire in Internet, come detto, deve anche fare i conti con un'insidiosa «censura» di Stato. Il caso dei siti cinesi di videosharing, i figli orientali di YouTube, è emblematico in questo senso. Se da un lato i più frequentati tra questi servizi dicono di avere fino a 100 milioni di visitatori al giorno — una cifra pari all'audience dei principali canali tv di Stato —, dall'altro va registrato come solo nel mese di marzo scorso sono stati chiusi 25 siti di video e altri 32 sono stati pesantemente multati. Perché contenevano contenuti pornografici, violenti oppure genericamente in nome della «difesa della sicurezza nazionale». Una difesa, dal punto di vista ideologico, che con il diffondersi della Rete nelle case cinesi rischia di diventare sempre più difficile.

articolo tratto da www.corriere.it
immagine tratta da www.neuro74.files.wordpress.com

FRASE DEL GIORNO: SVILUPPA L'AMORE E LA COMPASSIONE, GUARIRAI DAL DOLORE INTERIORE

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

giovedì 1 maggio 2008


il sito francese "We have a dream" prova a realizzare i desideri dei navigatori. Dividendo la spese. "Più siamo meno spendiamo", Tutti i sogni a portata di mano
"In tanti, sul web, li realizziamo"

"I SOGNI son desideri di felicità", così cantava Cenerentola pensando al suo principe azzurro. Impossibile per una ragazza povera come lei sposare un ricco erede al trono. Ma con un tocco di magia, dei passerotti sarti e una fatina "carrozziera" il suo desiderio divenne realtà. Era solo un cartone animato, certo, ma se Cenerentola avesse avuto un computer e una connessione internet avrebbe potuto provare a conquistare il suo amato senza ricorrere alle magie. D'altronde lo diceva anche John Lennon: "Puoi chiamarmi sognatore ma non sono mica l'unico". E se a sognare si è in tanti forse anche il desiderio più impossibile può avverarsi.

Proprio a questa celebre frase della canzone Imagine si sono ispirati i realizzatori del sito francese We have a dream per mettere a punto una piccola fabbrica virtuale di sogni. Nella quale al posto dei macchinari ci sono i cuori pulsanti di tanti piccoli sognatori. E così in poco meno di un mese il sito - baciato da successo di pubbico - sta già realizzando i primi sogni proposti dagli utenti.

Il meccanismo è semplice. Basta postare il proprio sogno e sperare che un numero sufficiente di utenti lo condivida. A questo punto, se si raggiunge il numero minimo di sognatori entro una data limite, il gioco è fatto e il sogno può cominciare a diventare realtà. Con un contributo economico quasi sempre minimo.

I progetti attualmente in fase di realizzazione sono due. Il primo riguarda la produzione del film "Largo Winch 2", ed è tutto sommato a buon mercato, il secondo ha a che fare col mondo dell'ippica, molto più costoso.
Volete sapere cosa si prova a mettersi nei panni di un produttore cinematografico? Basta iscriversi gratuitamente al sito per prenotare la propria parte di sogno entro il 31 ottobre. A questo punto, se si sarà raggiunto il numero necessario di sognatori, con il versamento di 35 euro si potrà produrre il film. I produttori virtuali potranno usufruire di tanti benefici e prendere parte attiva al processo di realizzazione: oltre a visionare in anteprima la sceneggiatura e i materiali girati potranno partecipare alle riunioni di produzione, al casting, al montaggio, alla post-produzione fino ad arrivare alla prima proiezione.

L'altro sogno che il team di "We have a dream" sta realizzando è quello dell'acquisto in comproprietà di una squadra di cavalli da corsa. Un sogno che naturalmente può avere anche i suoi risvolti positivi e che ha una scadenza. L'acquisto dei cavalli purosangue dura infatti cinque anni ma i proprietari sognatori potranno poi scegliere l'allevatore, i colori della casacche e i nomi dei cavalli e soprattutto beneficiare dei risultati delle gare. Il tutto per una cifra abbastanza alta ma non impossibile: versando cinque mila euro, bloccati nei cinque anni.

Insomma Cenerentola forse non si sarebbe potuta permettere di entrare nel circolo degli ippodromi ma per il suo vestito e la sua carrozza sarebbe bastato molto meno. "Il concetto del sito è semplice - spiegano i realizzatori - tutti hanno dei sogni ma solo i milionari possono pagare il prezzo di realizzarli. Noi proviamo invece a spostare il ragionamento più in là: se il prezzo da pagare è caro perché non dividerlo fra tanti?". Ecco quindi che "We have a dream" si propone come la prima piattaforma comunitaria che permette a chiunque di sottoscrivere il proprio sogno, di avvicinarsi a chi può aiutare a realizzarlo e di convincere gli altri che è importante farlo. Lo scopo del sito infatti è quello di coinvolgere il maggior numero di sognatori così da abbassare il costo del sogno, sia reale che metaforico naturalmente.
Fra i sogni in fase di realizzazione infatti ce ne sono alcuni che non hanno bisogno di denaro ma solo di tanta forza di volontà. Come quello della "festa intelligente", una festa illuminata, riscaldata e ritmata dall'energia prodotta dalle persone che vi prendono parte. Insomma più sognatori si iscriveranno e più a lungo sarà garantito il divertimento.

Gli amanti della musica invece potranno concentrarsi ad immaginare il concerto della loro vita e, se riusciranno ad organizzarsi, magari potranno anche ascoltarlo. Gli sportivi invece potranno unirsi per riuscire a sfidare i propri eroi almeno per cinque minuti, è questo infatti uno dei sogni in fase di realizzazione, organizzare un grande evento sportivo durante il quale il pubblico sfida i campioni nella loro specialità. Un esempio? Giocare a golf con Tiger Woods, i sognatori necessari devono essere almeno quindicimila e solo i migliori sessanta, individuati tramite un mega torneo, potranno scontrarsi con il campione.

Per far capire meglio che "We have a dream" può veramente realizzare l'impossibile il team ci tiene a ricordare che il presidente della comunità è una persona che nella vita ha ottenuto tutto quello che desiderava: si tratta infatti di Thierry Reboul, prima direttore della comunicazione di Air France, poi capo di un'importante agenzia pubblicitaria che in Francia rappresenta Nike e Ikea ed infine capo spirituale di questa comunità virtuale di sognatori.

articolo tratto da www.repubblica.it
immagine tratta da www.ditoni.it

FRASE DEL GIORNO: SENZA CONTROLLO LA MENTE SI PERDE FACILMENTE IN PENSIERI NEGATIVI

tratto dal libro "visioni di saggezza" scritto da t.y.s. Lama Gagcehen, edito da life solution wisdom e stampato presso mondadori printing s.p.a per l'Italia

Agenda 2010 Voglio Scendere

Pino Corrias
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Dal blog di Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio

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